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sabato 18 maggio 2013

Rassegna Stampa: La Stampa



17/05/2013

L’azienda ha un fatturato da oltre 80 milioni: ha dichiarato 294 gli esuberi in tutta Italia

di Marina Cassi


Sciopero e presidio in via Pianezza dei lavoratori della DDWay, acquisita dalla Csc Italia. L’azienda dell’Ict con commesse per grandi banche ha un fatturato - secondo il sindacato - di oltre 80 milioni ha dichiarato 294 esuberi «strutturali» (su 974 addetti in totale) ed aperto la procedura di mobilità.    
Gli esuberi dichiarati riguardano tutto il territorio nazionale: ben 119 sulla sola sede di Torino (circa il 40% della forza lavoro). Dice Bruno Ieraci della Fiom : «Ci si attendeva un piano di rilancio che potesse farci uscire da una annosa situazione di crisi, senza che a pagarne i costi fossero solo i dipendenti. Invece non è stato così: si vuole perseguire una politica di recupero di redditività attraverso la sola drastica riduzione del personale». E aggiunge: «L’acquisizione pertanto si sta progressivamente rivelando come un’operazione di natura più che altro finanziaria, tesa all’assorbimento del mercato di CSC Italia e di un paio di asset strategici. L’azienda vuole procedere ai licenziamenti senza ricercare misure alternative ad una così pesante perdita di posti di lavoro». 

venerdì 3 maggio 2013

Fiaccolata CGIL CISL UIL 10 maggio 2013


APPELLO PER
LA FIACCOLATA DEL 10 MAGGIO


Con queste poche righe ci rivolgiamo a tutte/i coloro che pensano sia indispensabile e urgente investire  per creare il lavoro perché senza lavoro non si esce dalla crisi.

Cinque anni di crisi hanno cancellato migliaia di posti di lavoro stabili e precari, migliaia di persone convivono con la paura di perderlo, mentre la cassa integrazione aumenta e coinvolge tutti i settori. I disoccupati sono 100.000 nella sola provincia di Torino.
Centinaia di imprese, cantieri, negozi e servizi hanno chiuso o sono falliti; molti non riapriranno più lasciando un vuoto di lavoro, di saperi, di competenze e di reddito. E' in corso una vera de-industrializzazione del nostro territorio che si accompagna al blocco dei lavori nell'edilizia e alla riduzione di imprese e cooperative per il taglio delle risorse al welfare.

Il reddito da lavoro e da pensione, ridotto dalla mancanza di occupazione e dall'aumento delle tasse, dei tributi e del costo dei servizi non regge più. Migliaia di cittadini non sono più in grado di far fronte alle esigenze primarie: la casa (sono 250 al mese gli sfratti per morosità incolpevole), la salute (circa il 30% rinuncia a cure e prevenzione per sé o per i propri familiari), l'istruzione per i figli.

Le famiglie e le persone sono sempre più fragili.Si riducono risparmi e consumi, creando una spirale perversa che produce cassa integrazione e altra perdita di lavoro nelle imprese che lavorano per il mercato interno e per il welfare.

Dopo 5 anni non c'è alcun segnale di inversione di tendenza,
anzi si peggiora: è tempo di cambiare.

Il lavoro e una  giusta redistribuzione del reddito devono essere la priorità per il nostro paese.

Da Torino, il territorio più colpito dalla crisi, dobbiamo, insieme,
rivendicare a gran voce Il LAVORO.

Il lavoro è la prima richiesta per tutte/ i.

  • E’ una priorità per chi lo ha perso e non riesce più a sostenere la sua famiglia;
  • E’ una priorità per le/i giovani che hanno conosciuto solo contratti precari e oggi sono disoccupate/i;
  • E’ una priorità per i giovani che, finita la scuola, vorrebbero un lavoro per costruire la  loro vita e la loro indipendenza;
  • E’ una priorità per chi ha il contratto di lavoro in scadenza e non sa se verrà rinnovato;
  • E’ una priorità per chi, dopo 20 o 30 anni di lavoro, è stato o sta per essere licenziato, non trova altri lavori e vede la pensione irraggiungibile;
  • E’ una priorità per tante/i anziane/i  che dall'inizio della crisi aiutano figli e nipoti che hanno perso o non hanno trovato lavoro. Vorrebbero un futuro di lavoro per i loro cari;
  • E’ una priorità per tante/i laureate/i che, dopo 20 anni di studio, vorrebbero lavorare nel loro paese e non essere costretti a emigrare;
  • E’ una priorità per tante donne che vogliono parità nel mercato del lavoro e nel lavoro.
Con la fiaccolata del 10 maggio vogliamo dare voce a queste priorità.

Il lavoro non è solo una fonte di reddito, è dignità. 
E’ la condizione per realizzare la propria personalità e la propria vita.

Senza lavoro non c'è libertà e diventa fragile la democrazia.
Di sola austerity muore il lavoro.

Lo avevano sancito i nostri costituenti mettendo a fondamento della nostra Repubblica non il censo o la proprietà, ma il lavoro. Perché non fosse una pura utopia hanno scritto l'articolo 3 della Costituzione.

Chiediamone insieme il rispetto.
           
Tante, troppe persone prive di lavoro sono già state vinte dalla disperazione e dalla solitudine e hanno compiuto su se stessi gesti estremi. Adesso basta, si guardi al Paese reale, alla vera emergenza sociale. Per dare un futuro al nostro Paese.



sabato 16 febbraio 2013

Rassegna Stampa: La Repubblica





Lo studio: oltre cento aziende in cassa integrazione straordinaria, il 30 giugno perderanno la possibilità di ottenere gli ammortizzatori sociali

di STEFANO PAROLA

Ci sono quasi 6.500 lavoratori che hanno altissime probabilità di rimanere disoccupati. 
Sono i lavoratori delle 106 aziende torinesi che oggi sono in cassa integrazione straordinaria e che entro il 30 giugno perderanno la possibilità di accedere all’ammortizzatore sociale. Potranno, in alcuni casi, tentare la strada della “cig” in deroga, sempre che ci siano risorse sufficienti perché “le risorse assegnate al Piemonte bastano per coprire i primi quattro mesi del 2013”.  A lanciare l’allarme è la Cgil di Torino. Il suo dipartimento “Mercato del lavoro” ha messo insieme alcuni dati che mostrano come la crisi non sia affatto terminata. In tutto la provincia di Torino ospita 278 imprese che utilizzano la cassa straordinaria. Tra queste ce ne sono più di cento che l’hanno richiesta perché sono fallite o perché hanno chiuso del tutto o parzialmente. Totale: oltre 5 mila lavoratori che, fa notare il sindacato di via Pedrotti, “solo in pochissimi casi potranno vedere un effettivo rientro”. Poi c’è la marea di persone in mobilità. Che, nota la Cgil, “è in preoccupante crescita”. Nel 2012 ci sono state oltre 14 mila nuove iscrizioni nelle liste, che alla fine dell’anno contavano quasi 25 mila ormai ex lavoratori. Nei prossimi mesi, il numero delle persone in mobilità calerà, dice il sindacato, “a causa della sciagurata scelta del governo di non prorogare nel 2013 la norma che consentiva l’iscrizione ai licenziati individualmente per motivi economici, che in media costituiscono il 60% del totale”.
Che la situazione resti critica lo dimostrano anche i dati diffusi ieri dalla Uil sulla cassa integrazione richiesta dalle aziende piemontesi a gennaio. È aumentata del 66 per cento rispetto allo stesso mese di un anno fa, nonostante la statistica non comprenda buona parte della “cig” in deroga rimasta al palo a causa di incertezze burocratiche. Rispetto a dicembre si parla di un calo complessivo del 5,4 per cento, causato da aumento dell’11 per cento della cassa ordinaria e del 28 di quella straordinaria e da una diminuzione del 71 per cento dell’ammortizzatore in deroga. In tutto, secondo la Uil, i possibili cassintegrati piemontesi sono più di 70 mila. Per il segretario regionale Gianni Cortese, “siamo in presenza di una forte sottovalutazione delle condizioni in cui versano alcuni milioni di persone nel nostro paese. Ci auguriamo che il prossimo governo sia nelle condizioni di mettere al centro il lavoro”
 
(16 febbraio 2013)

mercoledì 26 dicembre 2012

Rassegna Stampa: Lo Spiffero





Scritto da Carlo Manacorda, economista, Università di Torino

Il capoluogo rientra nel Patto di stabilità tra gli osanna del sindaco che però dimentica di riconoscere il peso sobbarcato dai cittadini, i più tartassati d’Italia, e che ora saranno assai più poveri non possedendo più molti dei gioielli di famiglia

Dai e dai, (s)vendi e (s)vendi, Torino rientra (pare) nel patto di stabilità. Sembra, addirittura, con le congratulazioni del Presidente del Consiglio Monti che ha riconosciuto nel sindaco Piero Fassino un suo fedele allievo nella pratica del rigore nella gestione dei conti pubblici. Esultante per questa notizia, ho provato a chiedere ad alcuni conoscenti se condividevano con me la gioia di questo fatto strabiliante (considerato che, fino a qualche giorno fa, tutto sembrava ancora in alto mare). La richiesta li ha lasciati del tutto indifferenti. Da un lato ignoravano (né poteva essere altrimenti non essendo addetti ai lavori) che cosa fosse il patto di stabilità, e che cosa significasse uscirne o rientrarne (e questo la dice lunga sul come i cittadini possano vivere tutte queste vicende che riempiono la bocca ai governanti, che però non si degnano mai di spiegare). Dall’altro, udendo alcuni chiarimenti dati in merito a questo “patto” curioso (che non è un accordo, come direbbe la parola, ma un’imposizione del Governo) ed ai benefici che ne derivano dal suo rispetto (con conseguenti sanzioni per la Città di Torino che non l’ha rispettato nel 2012), le domande sono state immediate: ma allora, se Torino non sarà più multata, pagheremo meno Imu (erano tutti reduci dall’aver versato, da pochi giorni, il saldo dell’imposta)? E quali altri benefici avremo?

Fui costretto a dire loro (in questo caso diventando anch’io seguace di Monti) che le sofferenze (fiscali) sono ben al di là di essere terminate. Che anzi il 2013, da questo punto di vista, sarà un anno ancora più pesante. Ci saranno le conseguenze dell’aumento dell’addizionale IRPEF, stabilita dal Comune di Torino nella misura massima consentita: 0,8%, che graverà sull’intero reddito se superiore a 11.200 euro (fino a questo importo non si paga), ed i lavoratori se ne accorgeranno coi prossimi conguagli fiscali. Il Comune applicherà sulla Tares – che è la nuova imposta sui rifiuti e sui servizi che sostituirà, dal 2013, la tassa raccolta rifiuti – una maggiorazione dello 0,30% per pagare i cosiddetti servizi indivisibili: illuminazione, manutenzione strade, polizia urbana, ecc.. Che, al di là degli annunci vittoriosi dati in merito al rientro nel patto di stabilità (fatto derivante soltanto da alcuni meccanismi matematici fine a se stessi e senza alcuna correlazione con le reali condizioni finanziarie dell’ente), l’indebitamento del Comune era così elevato che anche negli anni e venire avrebbe, comunque, comportato la massima “spremitura” dei cittadini per la sua estinzione.

A questo punto, s’è aperto un mini dibattito. Le obiezioni degli interlocutori non erano prive di fondamento. Ma l’Imu – anche questa applicata a Torino alle massime aliquote consentite – non doveva proprio servire a rientrare in questo misterioso patto di stabilità? Ma perché si chiede una maggiorazione sulla Tares per pagare alcune spese specifiche che prima venivano coperte con le tasse generali? Ed allora queste per quali spese saranno utilizzate? Visto poi che la maggiorazione sulla Tares dovrebbe servire per pagare quegli strani  “servizi indivisibili”, come potremo essere certi che il suo gettito sarà effettivamente devoluto ad essi – potendo così avere migliore illuminazione, meno strade gruviera, più vigili a tutelarci -, e non a tappare quelle voragini di debito presenti a Palazzo di Città? Poi, in fondo, la domanda che corre di necessità è sempre la stessa: ma se il Comune, per rientrare in questo dannato patto, ha dovuto (s)vendere molti dei suoi beni più pregiati, comperati coi soldi dei suoi cittadini - i quali, in tutta questa vicenda, sono stati gli “assoluti ignorati” anche da parte delle opposizioni, anch’esse prestatesi alle artificiose soluzioni -, cosa farà in futuro per trovare quelle risorse aggiuntive necessarie a tappare quei buchi finanziari immensi? E’ vero che il ricambio politico trasferisce ai successori le disinvolte politiche dei predecessori ma, vivaddio, ci saranno sempre degli eredi che dovranno farsi carico del malgoverno dei predecessori.

Terminata la mini discussione, l’indifferenza manifestata inizialmente s’è trasformata in una smorfia di disgusto. Perché dovremmo essere grati a chi ha fatto l’impresa di questo rientro se a noi non ne viene nulla? Forse il Presidente del Consiglio, oltre che a rallegrarsi con il sindaco, poteva anche avere una parola di ringraziamento per i torinesi che si sono sobbarcati il peso di essere tra i cittadini più tartassati di tasse d’Italia e che, d’ora innanzi, saranno assai più poveri non possedendo più molti dei gioielli di famiglia. Forse anche loro hanno dato una mano per raggiungere l’obiettivo.

A conti fatti, se il sindaco s’è preso l’elogio, anche i cittadini l’avrebbero gradito. Se non l’ha fatto Monti, allora lo faccia almeno Fassino. Se non lo farà neppure lui, ai torinesi non resterà che andare in giro dicendo di essere “mazziati e cornuti”.

Pubblicato Domenica 23 Dicembre 2012

venerdì 7 dicembre 2012

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - La FIM Cisl va all'attacco delle altre sigle del sì


dall'archivio de "La Repubblica" del 2 novembre 2012

La Fim Cisl va all'attacco
delle altre sigle del sì

Chiarle: "La nostra diversità? Noi le piattaforme le scriviamo, loro se le fanno scrivere"

di PAOLO GRISERI
 
NON è facile fare sindacato nella Fiat di Marchionne. Non lo è per chi viene escluso, come la Fiom-Cgil, ma non lo è nemmeno per chi ha firmato gli accordi e ora si trova a gestire una situazione complicata avendo alle spalle una solida storia sindacale, come la Fim-Cisl. LUNEDÌ scorso, nel salone Mario Operti della chiesa del Redentore, a Mirafiori Nord, Claudio Chiarle, segretario della Fim torinese, ha letto una dura e franca relazione aprendo l'assemblea nazionale della Cisl sulla Fiat. Lo ha fatto alla presenza del leader nazionale Raffaele Bonanni. Più che una relazione, un grido d'allarme: senza la Fiom in fabbrica, la Fim rischia di finire nel mirino dell'azienda come il sindacato più estremista. A tutto vantaggio di Uilm e Fismic che crescono in modo sospetto.
Chiarle parte dall'esito del voto per i delegati negli stabilimenti Fiat. La Fim è il primo sindacato, perché la Fiom è stata esclusa, anche se, aggiunge subito, "il dato dell'astensione a Torino dice che la roccaforte della Fiom non è stata scalfita, solo graffiata. La Fiom, anche senza i delegati, mantiene intatto il suo livello di consenso". E qui arrivano le prime note dolenti:
"La Fim - dice - ha mantenuto i suoi voti con qualche crescita. La differenza con Fismic e Uilm è che i nostri sono voti 'veri', voti della Fim". Frase pesantissima. Perché i voti del Fismic (il sindacato più vicino alle posizioni della Fiat) e quelli della Uilm non sono 'veri'? Chi ha aiutato e come questi sindacati
ad aumentare i consensi tra le tute blu? Chiarle insiste: "Dobbiamo porre particolare attenzione alla crescita di Fismic e Uilm, negli stabilimenti in cui non c'erano, in particolare il Fismic. Il Fismic ha tutta questa capacità senza 'aiuti'? ". Sembrerebbe, naturalmente è un'interpretazione, che il leader della Cisl torinese sospetti che la Fiat aiuti con voti e iscritti i due sindacati concorrenti. Così si chiede: "Quale modello sindacale propongono Fismic e Uilm? Fismic è un sindacato accondiscendente più che aziendalista ". Il fatto è spiega Chiarle che il Lingotto non vuole "il modello del sindacato partecipativo proposto dalla Fim. La Fiat non è antisindacale ma asindacale. Vuole un sindacato che limiti i conflitti e sostenga il consenso aziendale senza farlo partecipare ai processi decisionali ". Secondo il leader della Cisl torinese la Fiat "non vuole un sindacato che emerga, anzi lavora per il livellamento", il classico dividi et impera.
Ma l'allarme non finisce qui. C'è un nuovo campanello che suona: il rischio di essere vissuti come i nuovi estremisti: "Senza la Fiom - dice con franchezza Chiarle - viene a mancare una parte importante del nostro ruolo, quello di elemento di mediazione tra un sindacato conflittuale e i sindacati moderati/ aziendalisti". E qui viene l'attacco più duro alle altre organizzazioni firmatarie degli accordi con Marchionne: "Fismic e Uilm non hanno più bisogno della Fim che faccia da tramezzo. E neanche la Fiat. Anzi, la nostra capacità di essere sindacato partecipativo comincia a essere vissuta con fastidio perché la diversità tra noi e gli altri sindacati sta nel fatto che noi le piattaforme le scriviamo e loro se le fanno scrivere ".
Chi è l'amanuense che redige le piattaforme di Fismic e Uilm? La tesi della Fim è che i metalmeccanici della Cisl sono finiti nel cono d'ombra, rischiano di precipitare sul lato della lavagna dove il Lingotto mette i cattivi, una sorta di nuova Fiom da chiudere nell'angolo. Il pericolo è che, proprio per questa ragione, "la Fim e la Cisl abbiano perso la leadership della coalizione". Claudio Chiarle si ferma qui. Ma è evidente che la coalizione dei sindacati oggi presenti in Fiat è nata dall'esclusione della Fiom e per questo rischia di perdere per strada gli altri sindacati confederali fino a consegnare la rappresentanza in fabbrica al solo sindacato aziendalista, il Fismic.

(02 novembre 2012)

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - UILM querela FIM


dall'archivio de "La Repubblica" del 24/11/2012

Sindacati contro Peverati (Uilm) querela Chiarle (Fim)

IL SEGRETARIO generale della Uilm di Torino Maurizio Peverati ha depositato un atto di denuncia e querela, al Tribunale Ordinario di Torino, verso il segretario generale della Fim Torino, Claudio Chiarle. La pratica è seguita dall' avvocato Massimo Pozza del foro di Torino. Il motivo della querela sono alcune dichiarazioni rilasciate da Chiarle durante l' assemblea nazionale della Fim Cisl di Torino sul caso Fiat del 29 ottobree riportate da «Repubblica» Torino sotto il titolo «La Fim all' attacco delle altre sigle del sì: filoaziendalisti". «Le frasi di Chiarle - spiega Peverati - oltre a danneggiare la nostra immagine e credibilità ingenerano sospetti sull' operato della mia organizzazione delegittimandola agli occhi dei cittadini e degli associati. La Uilm che rappresento non può accettare tutto questo. Ogni giorno centinaia di nostri delegati si impegnano per rappresentare i lavoratori su tutto il territorio piemontese, quelle frasi hanno sminuito e adombrato il loro impegno. Proprio in tempi così difficili dal punto di vista economico occorrerebbe un maggior senso di responsabilità invece di soffiare sul fuoco della tensione che già cova all' interno di alcune fabbriche».

24 novembre 2012

martedì 11 settembre 2012

Rassegna stampa: La Repubblica


A rischio l'informatica "made in Torino"
Chiusure e esuberi, sos del sindacato

Il settore informatico in difficoltà sotto la Mole: dall'Ibm a Agile Eutelia: una lunga lista di chiusure e trasferimenti in altre città

di STEFANO PAROLA

Richieste di esuberi, trasferimenti in altre città, chiusure, utilizzo della cassa integrazione. Nessuna situazione catastrofica, solo tanti piccoli e grandi scricchiolii che fanno temere per il domani dell'Ict torinese, il secondo settore più importante nel tessuto industriale della provincia dopo l'automotive. L'informatica "made in Torino" vive una fase critica, resa ancora più delicata dalla paura che a crollare sia uno dei suoi giganti: il Csi Piemonte.
Il futuro del consorzio che gestisce l'Ict della pubblica amministrazione piemontese è ancora oscuro. L'unica certezza, per il momento, sono le sforbiciate che hanno subito i suoi incassi, garantiti quasi esclusivamente dagli enti locali, a loro volta messi in difficoltà dalle ristrettezze di bilancio. Ma il Csi non è l'unico. Le aziende in difficoltà o in fuga sono tante, alcune hanno nomi famosi.
Claudio Gonzato e Bruno Ieraci sono i due funzionari della Fiom-Cgil Torino che seguono più da vicino il comparto. Solo una parte delle aziende del settore applica il contratto metalmeccanico, eppure l'elenco stilato dai due sindacalisti è lungo. Si parte dall'Ibm, che ha deciso di trasferire 72 dipendenti su 700 da Torino a Segrate e sta valutando la possibilità di esternalizzarne un altro centinaio (per questo stamattina sono in programma tre ore di sciopero con presidio). Eppure, sottolinea Gonzato, "fino a dieci anni fa il colosso informatico contava 2.500-3.000 lavoratori sotto la Mole". Poi si prosegue con Oracle, 40 dipendenti, e con Solgenia, 80 addetti, che sono intenzionate a dimezzare la quantità di personale. Con la Csc, multinazionale pronta a vendere le sue attività in Italia, compresa la sede torinese che dà lavoro a 350 dipendenti. Si va avanti con la Dianos (gruppo Scai), che conta 50 tra tecnici e impiegati che hanno provato ogni tipo di cassa integrazione negli ultimi quattro anni. Senza scordare la vicenda Agile-Eutelia, che vede ancora coinvolti 250 lavoratori di Torino e Ivrea in un complicato tentativo di risanamento.
"Esiste poi una miriade di piccole aziende legate a quelle più strutturate che chiudono senza fare rumore. Per non parlare della marea di consulenti esterni lasciati a casa da un giorno all'altro", raccontano i due sindacalisti. E aggiungono: "Le istituzioni piemontesi non possono fare finta di nulla. Serve una discussione seria sul futuro del comparto torinese, perché il rischio concreto è che il baricentro di molte realtà si sposti altrove".
Anche Renato Bellavita, vicepresidente del gruppo Ict dell'Unione industriale, conferma che il comparto vive un momento molto difficile: "Da un lato - spiega - risentiamo di un generale problema economico dell'area piemontese, dall'altro patiamo la principale debolezza del nostro comparto, che è poco legato alla ideazione e vendita di prodotti ed è troppo incentrato soprattutto sulla fornitura di servizi alle aziende".
Insomma, l'Ict torinese si occupa più che altro di gestire l'informatica degli altri, più che di creare nuovi software. E negli ultimi anni ha perso alcuni clienti importanti: "La Crt - elenca Bellavita - è confluita in Unicredit, la Rai si è ridimensionata, Telecom pure, Fonsai ha spostato molte attività informatiche della Sai a Fondiaria e la fusione di Intesa e Sanpaolo ha messo a rischio il centro dati di Moncalieri, dove lavorano 700-800 consulenti esterni, cioè dipendenti delle nostre aziende". Adesso la paura delle aziende Ict è di dover fare a meno pure del Csi Piemonte. Per evitarlo, secondo l'esponente dell'Unione industriale occorre trovare "una forma di condivisione tra pubblico e privato, che magari sfoci in una privatizzazione totale e che sia accompagnata da un affidamento al Csi dell'informatica dell'intera sanità piemontese". 

 (11 settembre 2012)

lunedì 10 settembre 2012

FIOM Torino: Comunicato Stampa su sciopero lavoratori IBM



Comunicato Stampa



La Fiom-Cgil rende noto che domani martedì 11 Settembre si terrà la manifestazione con sciopero dei Lavoratori IBM contro i trasferimenti e lo spostamento di commesse verso la sede di Milano Segrate.

La manifestazione ha carattere nazionale e si svolgerà contemporaneamente in tutte le sedi di IBM Italia, per quanto concerne la sede di Torino avrà i seguenti orari 8-12 in corso Orbassano 367 porta 12 di Mirafiori.

Alla manifestazione parteciperanno delegati di tutte le aziende del coordinamento informatico FIOM di Torino.




Torino, 10 settembre 2012 
Ufficio Stampa Fiom-Cgil Torino

lunedì 16 aprile 2012

Fiom: Comunicato sentenza Tribunale Torino



LIBERTA' SINDACALI IN FIAT
LA BATTAGLIA CONTINUA!




Il Tribunale di Torino sabato ha respinto i ricorsi presentati dalla FIOM CGIL per ottenere i diritti sindacali in 21 unità produttive del Gruppo FIAT e FIAT Industrial dell'area torinese.
Nelle scorse settimane sono stati depositati dalla FIOM CGIL nei vari Tribunali circa 60 ricorsi e, in alcuni casi, i giudici hanno già emesso le loro sentenze.
La maggioranza delle sentenze (Pomigliano, Bologna, Napoli) conferma che la Costituzione garantisce il diritto alla libertà sindacale e il diritto - prima di tutto delle lavoratrici e dei lavoratori – di scegliere liberamente i propri rappresentanti sindacali.
Anche il giudice del Tribunale di Torino che ha respinto i ricorsi della FIOM CGIL peraltro riconosce la palese lesione del diritto ma, in modo frettoloso, ha deciso di attenersi al testo letterale della norma senza darne una interpretazione costituzionalmente orientata.

In ogni caso era ampiamente prevedibile che vi fossero differenti pronunce dei vari Tribunali, frutto di diverse valutazioni e orientamenti che si misureranno anche in occasione delle prossime sentenze.

Colpisce però la soddisfazione subito espressa dalle Organizzazioni sindacali "accreditate in Fiat" che non tiene conto che queste sono solo le prime sentenze e che si discute di un diritto democratico che in futuro potrebbe riguardare anche chi oggi è riconosciuto dalla FIAT solo perchè ha accettato un accordo … Nei suoi giudizi invece la FIAT è più prudente perchè sa che la partita è aperta e che alle sentenze di queste settimane seguiranno i giudizi delle Corti d'Appello e della Corte di Cassazione.

Anche per noi il tema resta aperto e faremo tutto quello che serve per garantire i diritti democratici dei lavoratori.
Nei prossimi giorni, intanto, iniziano le udienze per il ripristino delle trattenute sindacali agli iscritti alla FIOM CGIL in tutti gli stabilimenti Fiat.
Si tratta anche qui di difendere il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere il sindacato a cui dare il proprio sostegno e la propria adesione. 

Sappiamo che il sostegno alle nostre battaglie è ampio tra i lavoratori Fiat: infatti nelle elezioni delle RSA, in corso in questi giorni, cala moltissimo la partecipazione dei lavoratori (spesso sotto il 50%), aumentano le schede bianche e nulle, e la FIOM all'esterno degli stabilimenti raccoglie molti più voti delle ultime elezioni RSU …
Forse non basta il riconoscimento dell'azienda per essere rappresentativi!


Torino, 16 aprile 2012
FIOM CGIL TORINO


domenica 15 aprile 2012

FIOM Torino: sciopero generale dei metalmeccanici di Torino - giovedì 19 aprile


IL LAVORO
NON E' UNA MERCE
DIFENDIAMO L’ART. 18 !





LA VERA PRIORITA’ E’ IL LAVORO: QUELLO CHE MANCA O SI RISCHIA DI PERDERE
La disoccupazione è in aumento, le donne e i giovani sono tenuti fuori dal mercato del lavoro o costretti a un lungo e umiliante precariato. Le crisi aziendali fanno perdere lavoro ai cinquantenni che difficilmente potranno ritrovarlo, mentre dopo gli interventi del Governo, la pensione è sempre più lontana e irraggiungibile. Ancora una volta si cerca di far pagare il costo della crisi ai giovani e ai lavoratori.
Il 2012, dopo 4 anni di crisi, rischia di essere un anno ancora più difficile di quelli che abbiamo alle spalle.
Il rischio di migliaia di licenziamenti senza una ipotesi di ripresa produttiva, si fa sempre più concreto.


  
MODIFICARE LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Nonostante le belle parole del Governo la proposta di riforma del mercato del lavoro non riduce la precarietà e le sue forme di lavoro ed non estende davvero a tutti gli ammortizzatori sociali.
Rimane infatti senza soluzione il tema precarietà per centinaia di migliaia di giovani, così come sono ancora senza risposta le decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori in mobilità che a causa della riforma della previdenza rischiano di non agganciare la pensione, rimanendo per lunghi periodi senza alcun reddito.
La tutela oggi garantita dalla cassa integrazione si riduce, si cancella la mobilità e, intanto, si introduce un assegno di disoccupazione ridotto nel valore e nella durata che esclude gran parte dei lavoratori precari.


GARANTIRE IL DIRITTO AL REINTEGRO
La modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che si vorrebbe attuare è inaccettabile.
Lo sbandierato recupero del “reintegro” per i licenziamenti economici non è che un miraggio mentre per noi deve restare un diritto: un licenziamento ingiusto non può essere risarcito.
Se il progetto di riforma venisse approvato così com’è dal Parlamento i tanti limiti posti all’azione del giudice faranno diventare il reintegro un fatto raro ed eccezionale, come conferma anche il Prof. Monti.
Se un licenziamento è ingiustificato il giudice deve reintegrare il lavoratore sul posto di lavoro!


LA FIOM CGIL PARTECIPA ALLE MOBILITAZIONI INDETTE DALLA CGIL

GIOVEDI’ 19 APRILE 2012

SCIOPERO GENERALE DI TORINO
SCIOPERO DI 4 ORE DEI METALMECCANICI
CON LA DURATA E LE MODALITA’ DEFINITE DALLE R.S.U.

CORTEO ORE 9 DA PORTA NUOVA
E MANIFESTAZIONE IN PIAZZA CASTELLO

FIOM Torino: presidio Nazionale Schindler ascensori


Torino, 12 aprile 2012

COMUNICATO STAMPA


 venerdì 13, ore 14
presidio nazionale davanti alla Schindler


La Fiom-Cgil rende noto che domani, venerdì 13 aprile alle ore 14, si svolgerà un presidio nazionale davanti allo stabilimento della Schindler ascensori, in lungodora Colletta, che a Torino occupa circa 50 dipendenti (1000 in tutta Italia).

La mobilitazione fa parte di uno sciopero nazionale di 4 ore di tutto il comparto che coinvolge anche le aziende Otis e Kone. L'iniziativa vuole essere una prima risposta ai licenziamenti messi in atto nelle tre aziende: in particolare, a Torino la Schindler ha  licenziato un lavoratore delegato della Fiom-Cgil.


giovedì 12 aprile 2012

FIOM Torino: comunicato stampa su sciopero FIM



COMUNICATO FIOM CGIL TORINO


Sono 350 mila i lavoratori e le lavoratrici che in seguito ai provvedimenti governativi che allungano l’età pensionabile sono senza lavoro e senza pensione, così come sono molti i pensionati che dovranno pagare ricongiunzioni onerosissime e improponibili.

Per queste ragioni CGIL CISL e UIL, hanno indetto per il giorno 13 aprile a ROMA, una manifestazione nazionale alla cui riuscita partecipa la FIOM CGIL.



Ci giunge notizia che la FIM CISL Piemonte avrebbe indetto improvvisamente uno sciopero con presidio davanti alla Prefettura di Torino in contemporanea con la manifestazione nazionale unitaria di Roma.

IN ALCUNI VOLANTINI IL PRESIDIO È STATO FALSAMENTE DEFINITO UNITARIO!

Questo modo di fare rischia di produrre confusione tra i lavoratori e le lavoratrici, e l’iniziativa, per quanto legittima, deresponsabilizza i metalmeccanici della FIM Piemonte dalla riuscita della mobilitazione del 13 aprile a Roma.



LA FIOM CGIL TORINO È IMPEGNATA AD ORGANIZZARE LA PARTECIPAZIONE DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI METALMECCANICI AGLI SCIOPERI GENERALI TERRITORIALI E ALLE INIZIATIVE PROMOSSE CON LA CGIL PER LA PROSSIMA SETTIMANA, PERCHÉ:

  • SIA RAPIDAMENTE E POSITIVAMENTE RISOLTA LA QUESTIONE DEI LAVORATORI IN MOBILITÀ CHE NON POSSONO PIÙ RAGGIUNGERE LA PENSIONE;
  • IN PARLAMENTO SIA SALVAGUARDATO IL DIRITTO AL REINTEGRO PER TUTTI I LAVORATORI LICENZIATI INGIUSTAMENTE, COME PREVEDE L’ATTUALE ART. 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI, SENZA MODIFICHE PASTICCIATE CHE RENDANO DI FATTO INESIGIBILE IL DIRITTO.



Torino, 11 aprile 2012

CGIL Piemonte: Comunicato Stampa su iniziativa FIM










COMUNICATO STAMPA




Sono 350 mila i lavoratori e le lavoratrici che in seguito ai provvedimenti governativi che allungano l’età pensionabile sono senza lavoro e senza pensione, così come sono molti i pensionati che dovranno pagare ricongiunzioni onerosissime e improponibili.

Queste le ragioni principali per le quali CGIL CISL e UIL, hanno indetto per il giorno 13 aprile a ROMA, una manifestazione nazionale. La nostra organizzazione è impegnata nella piena riuscita di questa mobilitazione con un grande sforzo organizzativo che ha coinvolto tutte le categorie.

Veniamo a conoscenza di una proclamazione di sciopero della FIM CISL Piemonte, che indice in contemporanea, un presidio davanti alla Prefettura di Torino. Ci risulta che in un primo volantino il presidio sia stato falsamente definito unitario, e che sia stato organizzato anche davanti ad altre Prefetture.

La concomitanza di uno sciopero regionale di categoria con la manifestazione nazionale rischia di produrre confusione tra i lavoratori e le lavoratrici, ed è un’iniziativa, per quanto legittima, assolutamente scorretta in quanto contraddice la decisione unitaria nazionale e deresponsabilizza i metalmeccanici della FIM Piemonte dall’organizzazione e dalla riuscita della mobilitazione del 13 aprile.

La CGIL non può che rammaricarsi di una così plateale violazione delle regole di comportamento tra le organizzazioni sindacali e nei confronti dei lavoratori.

 
Segreteria CGIL Piemonte

Torino, 10 aprile 2012

mercoledì 11 aprile 2012

FIOM Torino: "elezioni" RSA NewHolland di San Mauro


LA FIOM CGIL

PRIMO SINDACATO ALLA
NEW HOLLAND KOBELCO




Il 4 aprile si sono svolte le “elezioni” delle R.S.A. alla New Holland Kobelco di San Mauro a cui hanno potuto partecipare solo i sindacati accreditati dalla FIAT …

La lista della FIOM CGIL è stata esclusa dal voto nonostante il sostegno di 106 lavoratori che hanno sottoscritto un appello per elezioni democratiche aperte a tutte le organizzazioni sindacali.

Si è trattato di elezioni non democratiche e poco trasparenti:
  • sono state escluse due liste che all’ultimo rinnovo della RSU (del giugno 2011) hanno ottenuto la metà dei delegati nella RSU
  • la partecipazione dei lavoratori al voto e’ stata molto bassa rispetto al 2011
  • i risultati del voto sono ancora misteriosi ma le RSA sono già state assegnate
  • non si sa il numero delle schede nulle e bianche (forse sono tante?)
  • ai lavoratori che lo hanno chiesto, la FIAT ha negato la possibilita’ di assistere allo scrutinio delle schede (anche fuori orario di lavoro) nonostante il regolamento RSA lo preveda esplicitamente.

Nonostante la pioggia battente, ben 173 lavoratori hanno messo la loro scheda nell'urna che abbiamo messo all’ingresso dello stabilimento, scegliendo la lista della Fiom-Cgil.
E’ un numero tre volte superiore ai voti raccolti dalla nostra lista in occasione dell'ultimo rinnovo delle RSU: é la dimostrazione che i lavoratori vogliono liberamente decidere da chi farsi rappresentare, smascherando il carattere non democratico di queste elezioni.
I voti alla FIOM CGIL sono stati 166, le schede bianche 4 e 2 le schede nulle.




LA FIOM CGIL RINGRAZIA I LAVORATORI PER LA FIDUCIA E CONFERMA IL PROPRIO IMPEGNO PER LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO E A DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTI

mercoledì 8 febbraio 2012

RSU Dianos: sciopero dei metalmeccanici giovedì 16 febbraio 2012


A TUTTI I LAVORATORI DIANOS


GIOVEDì 16 FEBBRAIO 2012
DALLE 9 ALLE 13

SCIOPERO

CON PRESIDIO ALLA “MICROTECNICA”
VIA MADAMA CRISTINA

Questa è la prima di una serie di iniziative sindacali che verranno messe in campo per supportare la piattaforma contrattuale presentata nello scorso autunno e mantenere in ultrattività fino al 31/12/2012 l'impianto normativo del CCNL 2008 e conseguentemente difendere il modello sindacale da esso rappresentato.

Non è una novità che il modello sindacale scelto da FIM e UILM tramite il contratto separato del 2009 (in scadenza il 31/12/2012) e tramite il Contratto Collettivo Specifico del Lavoro (CCSL) FIAT (in scadenza anch'esso il 31/12/2012) sia quello di un sindacato di servizio subalterno all'azienda da cui è legittimato (firma del CCSL) e il cui ruolo sia di puro accompagnamento dei processi decisi dai vertici aziendali, senza possibilità di far sentire la voce dei lavoratori.

La FIOM non intende assolutamente “normalizzarsi” a questo modello di “sindacato”, bensì crede nell'idea di un sindacato indipendente, democratico, partecipativo (tutti gli accordi sindacali votati dai lavoratori interessati e possibilità di richiederne l'abrogazione) e rappresentativo (ogni lavoratore libero di inscriversi al sindacato che preferisce senza imposizioni): l'unico modello in grado di dare veramente voce ai lavoratori, coloro che gli accordi sindacali li vivono tutti i giorni.

E non è una mera coincidenza la data di scadenza dei vari CCNL/CCSL sopra elencati; il piano subdolo di una parte di sindacato complice con federmeccanica e confindustria è palese: integrando alcuni elementi normativi del CCSL FIAT con l'accordo separato del 2009 si avrà la nuova piattaforma che FIM e UILM presenteranno per il rinnovo del CCNL 2013. Ecco quindi che l'impianto FIAT verrà esteso a tutto il mondo metalmeccanico in modo da convincere FIAT a rientrare in Confindustria, il sindacato degli imprenditori: non è un caso che il principale candidato a sostituire Marcegaglia sia Bombassei, presidente della Brembo, membro del CDA FIAT già prima dell'avvento di Marchionne e artefice, nel periodo della sua presidenza di Federmeccanica, di ben due contratti separati – 2001 e 2003 – sulla falsariga di quanto accaduto nel 2009. Quindi a Confindustria le quote FIAT (centinaia di migliaia di Euro) e ai lavoratori metalmeccanici riduzioni dei propri diritti sul posto di lavoro.

Pertanto

SI RICHIEDE LA MASSIMA PARTECIPAZIONE!

La RSU
Torino, 8 febbraio 2012

giovedì 2 febbraio 2012

RSU Dianos: sciopero dei metalmeccanici mercoledì 8 febbraio 2012


A TUTTI I LAVORATORI DIANOS


MERCOLEDì 8 FEBBRAIO 2012
DALLE 9 ALLE 13

SCIOPERO FIOM

CON PRESIDIO ALLA “MICROTECNICA”
VIA MADAMA CRISTINA

Questa è la prima di una serie di iniziative sindacali che verranno messe in campo per supportare la piattaforma contrattuale presentata nello scorso autunno e mantenere in ultrattività fino al 31/12/2012 l'impianto normativo del CCNL 2008 e conseguentemente difendere il modello sindacale da esso rappresentato.

Non è una novità che il modello sindacale scelto da FIM e UILM tramite il contratto separato del 2009 (in scadenza il 31/12/2012) e tramite il Contratto Collettivo Specifico del Lavoro (CCSL) FIAT (in scadenza anch'esso il 31/12/2012) sia quello di un sindacato di servizio subalterno all'azienda da cui è legittimato (firma del CCSL) e il cui ruolo sia di puro accompagnamento dei processi decisi dai vertici aziendali, senza possibilità di far sentire la voce dei lavoratori.

La FIOM non intende assolutamente “normalizzarsi” a questo modello di “sindacato”, bensì crede nell'idea di un sindacato indipendente, democratico, partecipativo (tutti gli accordi sindacali votati dai lavoratori interessati e possibilità di richiederne l'abrogazione) e rappresentativo (ogni lavoratore libero di inscriversi al sindacato che preferisce senza imposizioni): l'unico modello in grado di dare veramente voce ai lavoratori, coloro che gli accordi sindacali li vivono tutti i giorni.

E non è una mera coincidenza la data di scadenza dei vari CCNL/CCSL sopra elencati; il piano subdolo di una parte di sindacato complice con federmeccanica e confindustria è palese: integrando alcuni elementi normativi del CCSL FIAT con l'accordo separato del 2009 si avrà la nuova piattaforma che FIM e UILM presenteranno per il rinnovo del CCNL 2013. Ecco quindi che l'impianto FIAT verrà esteso a tutto il mondo metalmeccanico in modo da convincere FIAT a rientrare in Confindustria, il sindacato degli imprenditori: non è un caso che il principale candidato a sostituire Marcegaglia sia Bombassei, presidente della Brembo, membro del CDA FIAT già prima dell'avvento di Marchionne e artefice, nel periodo della sua presidenza di Federmeccanica, di ben due contratti separati – 2001 e 2003 – sulla falsariga di quanto accaduto nel 2009. Quindi a Confindustria le quote FIAT (centinaia di migliaia di Euro) e ai lavoratori metalmeccanici riduzioni dei propri diritti sul posto di lavoro.

Pertanto

SI RICHIEDE LA MASSIMA PARTECIPAZIONE!

La RSU
Torino, 2 febbraio 2012

mercoledì 7 dicembre 2011

RSU Dianos: Sciopero Generale 12/12/2011


A TUTTI I LAVORATORI DIANOS

LUNEDI' 12 DICEMBRE
SCIOPERO GENERALE DI 8 ORE
delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici
indetto da FIOM-CGIL

La vertenza FIAT sull’applicazione in tutti gli stabilimenti nazionali del contratto aziendale di Pomigliano ha assunto dei contorni grotteschi e assolutamente vergognosi.
Quando Fiat arriva a negare alle RSU l’accesso ai tavoli ufficiali di trattativa (Unione Industriale di Torino) su cui ci si appresta a discutere della disdetta di accordi aziendali che sono stati contrattati dalle RSU stesse, ma si accettano come unici interlocutori i funzionari delle singole Organizzazioni Sindacali significa che siamo di fronte ad una negazione dei diritti democratici fondamentali.
I lavoratori, per mezzo dei rappresentanti che hanno democraticamente eletto, devono avere il pieno diritto di sedersi ai tavoli in cui si discute di accordi che riguardano le loro condizioni di lavoro.
Quando, sugli stessi tavoli ufficiali,  “Organizzazioni Sindacali” come FIM, UIL e FISMIC arrivano a chiedere l’esclusione dalla trattativa di un’altra Organizzazione Sindacale come la FIOM-CGIL che conta 11000 iscritti fra gli 82000 lavoratori del gruppo FIAT (12% dei lavoratori) significa che siamo di fronte ad una sconfitta per l’intero sindacato libero e per tutti i lavoratori d’Italia, senza alcuna distinzione di categoria.
A chi chiede perché la Fiom non cerchi un’unità sindacale con le altre sigle di categoria per dare maggior risalto alle iniziative sindacali rispondiamo di guardare i fatti: sono le altre sigle che vogliono escludere la Fiom e il modello di sindacato libero, democratico e confederale che essa rappresenta. Invece di costruire un grande sindacato europeo in grado di affrontare le sfide che la globalizzazione impone, queste sigle secessioniste intendono dividere il sindacato a tutto vantaggio della controparte padronale.
Per questi motivi e per far sentire la nostra voce di dissenso nei confronti della manovra del Governo Monti che di equità non ha assolutamente nessuna traccia

DOBBIAMO ESSERE NUMEROSI LUNEDì
IN PIAZZA VITTORIO VENETO ALLE ORE 9.00

Vi aspettiamo dietro lo striscione “Lavoratrici e Lavoratori delle Aziende Informatiche di Torino”, non esitate a contattarci nel caso non fossimo facilmente identificabili.

La RSU
Torino, 7 dicembre 2011

mercoledì 23 novembre 2011

CGIL Piemonte: 25 novembre - flashmob organizzato da AlterEva


25 NOVEMBRE FLASH MOB 
“CONTRO L'INQUISIZIONE VOLUTA DAL GOVERNO COTA”
CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA. LIBERE DI SCEGLIERE!

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, davanti al Palazzo della Regione, in piazza castello, alle ore 13:00, ci sarà un manifestazione di donne e di uomini che difendono la libera scelta.
Un fash mob contro tutte le forme di violenza sulle donne, anche quella delle istituzioni, anche quella delle ideologie.
Saremo in Piazza Castello per sensibilizzare e informare la cittadinanza rispetto alla delibera che prevede l'inserimento dei movimenti pro-life all'interno di consultori e ospedali e la proposta di legge n 160 del 14 settembre 2011 di smantellamento del servizio consultoriale.
Il servizio sanitario dovrebbe avere, come primo obiettivo, la tutela della nostra salute fisica e psichica e non il proselitismo o l'intimidazione.
Purtroppo, in questo sistema che sta pian piano regredendo,dobbiamo difenderci dalla violenza di queste riforme mirate ad assecondare le istanze di un “bacino di voti” anche a scapito della distruzione del servizio sanitario, anche a scapito della nostra salute.
Il nostro governo regionale ci considera inadeguate a decidere per noi stesse: donne che hanno bisogno di trovare la retta via con l'aiuto dei militanti pro-life, il nome “cool e d'avanguardia” del movimento anti-abortista.

Non ci lasceremo condannare. 
Spegneremo il rogo della nuova inquisizione.
25 novembre, contro ogni forma di violenza sulle donne: 
noi donne non abbiamo paura!


Collettivo AlterEva
tel. 366 707 89 29


Cosa è successo:
  • A novembre 2010 la giunta Cota ha approvato una delibera che consente l’inserimento del movimento anti-abortista all’interno di ospedali e consultori pubblici
  • La Casa delle Donne di Torino ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale
  •  Il 15 luglio 2011 il TAR ha annullato la delibera
  • Dopo 4 giorni Cota ha emesso una nuova delibera pressoché identica alla precedente.
Cosa succederà :
  • Il 14 settembre  viene presentata la proposta di legge “ norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei servizi consultoriali”
  • Si specifica che la famiglia deve essere fondata sul matrimonio tra uomini e donne…..precisazione superflua oltre che discriminatoria
  • Si specifica che la regione tutela la vita nascente come membro della famiglia ..cosa vuol dire lo sa solo il buon Dio…
  • Si specifica che i consultori hanno la funzione di preparare la coppia al matrimonio e  di rispetto della vita fin dal concepimento …e la salute delle donne?
  • I consultori familiari tutelano la vita umana per evitare che l'aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite. (cit)
  • Per ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza devi firmare un atto ed essere schedato.

Se il medico fa l'impegnativa, in ospedale devono rispedire la donna in  consultorio perché deve obbligatoriamente parlare con loro e  firmare “il foglio di via” per l’interruzione volontaria di gravidanza. 

il personale è autorizzato a mandare via i parenti e gli intimi 

se appoggiano la sua scelta, in modo che i volontari possano fare pressioni indisturbati
Se la donna decide di portare avanti la gravidanza la aiutano economicamente e preparano un “progetto educativo” per il futuro figlio
I consultori  stipulano con i Centri di Aiuto alla maternità e alla Vita nascente accordi che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori