Perché la FIOM-CGIL ha presentato
ricorso in magistratura sul
"modello" Pomigliano
Il 18 di giugno si terrà presso il tribunale di Torino la prima udienza sul ricorso presentato dalla FIOM-CGIL nazionale. Il ricorso ha lo scopo di accertare che la costituzione della nuova società di Pomigliano è un trasferimento di ramo d'impresa e che quindi non può essere utilizzata per cambiare contratti, condizioni di lavoro, diritti e libertà individuali e collettive o per scegliersi i sindacati più disponibili alle intenzioni dell’impresa.
La Fiom mantiene le promesse
La FIOM-CGIL presentando il ricorso ha mantenuto l'impegno preso negli scorsi mesi con i lavoratori e le lavoratrici di Pomigliano, Mirafiori e della ex Bertone. Avevamo detto che saremmo intervenuti anche per via legale e lo stiamo facendo, avevamo detto che non lasciavamo soli le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti Fiat che hanno dovuto subire il "ricatto" di referendum non liberi.
La causa ci riguarda tutti
Questa causa riguarda tutte le lavoratrici e tutti lavoratori del gruppo Fiat perché, come dimostra la volontà della Fiat di uscire da Confindustria, si vuole estendere a tutte le società Fiat l'accordo di Pomigliano: disdire i contratti nazionali, lasciare ogni lavoratore da solo di fronte all’impresa con un contratto individuale, limitare le libertà di sciopero, con 120 ore di straordinario obbligatorio, diminuire le pause e spostare la mensa a fine turno.
Rispettare le leggi e i diritti
La crisi non deve essere usata per ridurre le libertà dei lavoratori e delle lavoratrici. Va salvaguardata e rilanciata sull’innovazione ecocompatibile, l'industria dell’autoveicolo italiana con l'impegno del governo che non deve lasciare, come sta facendo, da soli i lavoratori. La Fiat deve rispettare le leggi italiane e le norme europee prendendo impegni in Italia per tutti gli stabilimenti a partire da Termini Imerese di cui respingiamo la chiusura in assenza di soluzioni industriali effettive che tutelino tutta l'occupazione, indotto compreso.