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venerdì 3 maggio 2013

Rassegna Stampa: Il Fatto Quotidiano


Contestazioni a Torino, contestazioni a Napoli. Un concerto alternativo a Taranto. Il concerto ufficiale, a Roma, tra i più brutti e retorici della storia recente. Il Primo maggio non poteva non risentire della condizione di fallimento della sinistra “storica”. Non solo degli errori recenti dei vari Bersani o Veltroni, ma del progressivo scollamento che si è accumulato tra forze auto-collocate a sinistra e bisogni, interessi e ambizioni del mondo del lavoro. La crisi riguarda anche il sindacato che, nei dibattiti riservati e nelle discussioni dei suoi dirigenti, conosce bene questa situazione e se ne preoccupa ma che, allo stesso tempo, non sa come uscire da questa situazione.
Anche per questo Cgil, Cisl e Uil rinsaldano la loro unità attorno a una piattaforma politica che dovrà sostenere la manifestazione unitaria del 22 giugno e decidono di fare un passo avanti sul tema della rappresentanza. Uniti di fronte alla crisi e di fronte al nuovo governo che, sui temi sociali, già annuncia di voler intervenire in profondità. Il neo-ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha infatti già dichiarato la propria volontà di rivedere la legge Fornero per introdurre un po’ più di flessibilità in un mercato del lavoro che, francamente, è già tra i più flessibili d’Europa. L’alleanza con il Pdl, gli errori di Elsa Fornero e le richieste reiterate degli industriali porteranno la nuova maggioranza ad allentare le restrizioni sui contratti a termine. Restrizioni, va detto, adottate da Fornero con l’intenzione, positiva, di porre un freno agli abusi delle aziende e che, invece, si sono trasformate in strumenti a disposizione di quest’ultime per mettere alle strette i lavoratori precari. Ci riferiamo, in particolare, all’intervallo obbligatorio, fino a 60 giorni, per rinnovare un contratto a termine. Si tratta della dimostrazione di quanto le regole astratte vengano predisposte a dispetto della realtà concreta del mercato del lavoro che si fa sempre più differenziato, frantumato, con lavoratori e lavoratrici in balia di sé stessi. 
Questa realtà, però, non la comprende, e non la rappresenta, nemmeno il sindacato che si fa forte di milioni di lavoratori pensionati e di categorie storiche che ne costituiscono il nucleo centrale ma che poco ha da dire a milioni di precari i quali non si sentono rappresentati in nessun modo. La sua ritrovata unità, quindi, sembra più un arroccamento attorno a parole d’ordine poco efficaci e generiche e che non riescono a esprimere un programma generale capace di appassionare e di convincere le nuove generazioni. Che assisteranno svogliate a questa nuova fase, così come assistono a un concerto più o meno riuscito.
Mercoledì scorso la Fiom ha rilanciato la proposta del reddito di cittadinanza con l’idea di offrire ai lavoratori, e al sindacato, una rete di protezione universale che permetta di sottrarsi al ricatto della disoccupazione. Poter beneficiare di un reddito di garanzia dovrebbe servire a “riunificare il mondo del lavoro” e a poter avanzare richieste contrattuali con maggiore forza. Può essere una strada, probabilmente insufficiente e della quale occorre spiegare l’entità e le modalità di finanziamento. Ma è una proposta che parla al tempo presente. Non a caso è il punto centrale della proposta del Movimento Cinque Stelle.
Viviamo una fase di transizione molto particolare. Se nei primi anni 90 l’Italia ha visto lo smottamento dei partiti cardine della Prima Repubblica, Dc e Psi, sostituiti improvvisamente dal messaggio affascinante di Silvio Berlusconi, oggi assistiamo allo sbriciolamento della sinistra moderata – quella radicale è già scomparsa – dietro la quale si intravede lo scricchiolamento della forza sindacale. I due mondi sono talmente collegati che lo stesso Pd pensa di affidare la propria ricostruzione all’ex segretario Cgil, Guglielmo Epifani.
Sarà facile ricondurre le contestazioni di Torino e Napoli a gruppi di centri sociali o di contestatori organizzati. Ma a Torino si è assistito anche alla protesta di militanti Pd e a Taranto c’è stata la presenza di tanti artisti che, negli anni scorsi, non avrebbero esitato a schierarsi con la Cgil. Sono segnali di una crisi strisciante che si riflettono anche nel dibattito interno al sindacato, a tutti i livelli. Il modo in cui è stato allontanato Giorgio Cremaschi, unico intervento critico, dalla riunione degli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil è la dimostrazione di una debolezza reale.
Il crollo non è ancora avvenuto e non è detto che avverrà. Ma i segnali dello smottamento ci sono tutti. Grillo è lì pronto ad approfittarne consapevole che, sic stantibus rebus, il prossimo scontro politico sarà tra il suo movimento e la coalizione di Berlusconi.

02 maggio 2013


martedì 11 dicembre 2012

RSU Dianos: punti raccolta firme per referendum popolare


Domani mercoledì 12 dicembre 2012 saranno attivi i seguenti banchetti di raccolta firme  per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Fiat Mirafiori
dalle ore 13.00 
alla porta 2 - corso Tazzoli
(banchetti su 3 porte distinte)

General Motors
dalle ore 11.30 alle ore 14.30
Corso Castelfidardo
(dietro il Politecnico)

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

lunedì 10 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso CSC


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom CSC
martedì 11 dicembre 2012 
dalle ore 12.00 alle ore 14.00

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Strada Pianezza, 289) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos sarà presente al banchetto di raccolta firme.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

domenica 2 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Sipal


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom Sipal
mercoledì 5 dicembre 2012 
dalle ore 12.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Via Invorio, 24) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo del 5 dicembre presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Sipal.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

sabato 17 novembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Microtecnica


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:

la RSU Fiom Microtecnica
mercoledì 21 novembre 2012 
dalle ore 11.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Piazza Arturo Graf, 147) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci in quanto durante la pausa pranzo del 21 novembre la RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare eventuali firmatari presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Microtecnica.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

sabato 10 novembre 2012

RSU Dianos: sciopero generale CGIL mercoledì 14 novembre


MERCOLEDì 14 NOVEMBRE 2012
DALLE 9 ALLE 13

SCIOPERO GENERALE
CGIL
CON MANIFESTAZIONE E CORTEO
DA PIAZZA VITTORIO A PIAZZA CASTELLO


Si tratta di un'iniziativadella Confederazione Europea dei Sindacati – di cui la CGIL fa parte - chemira a riunire i lavoratori europeiper dire no al clima di austerità che sta investendo il vecchio continente e che sta portando solamente recessione con conseguenti tagli ai salari e crescita della disoccupazione,aumentando le disuguaglianze sociali.

Questa è l'occasione ideale per far sentire la nostra voce
per proporre un modello che rispetti i diritti sociali e sindacali fondamentali e di conseguenza il dialogo sociale e la contrattazione collettiva.

I temi che questa iniziativa mette in campo integrano l'azione della Fiom
nella battaglia per la salvaguardia del contratto nazionale e dei diritti sindacali fondamentali, a partire dalla vicenda Fiat che a Pomigiliano sta cercando di mettere i lavoratori uno contro l'altro, fino ad arrivare alla vertenza con Federmeccanica che prestestuosamente non vuole discutere dell'accordo di transizione per uscire dalla crisi proposto dalla Fiom.

Ma in piazza ci saranno anche importanti
vertenze del comparto informatico per la salvaguardia occupazionale nel nostro territorio, come IBM(licenziamentimascherati da trasferimento ed è notizia di oggi che la direzione ha anche attuato alcuni licenziamenti in base alla riforma del lavoro Fornero), Sun-Oracle (licenziamentiunilaterali), CSC(cessioni di ramo d'azienda che porteranno ad una profonda ristrutturazione aziendale), senza contare le storiche vertenze di Agile-Euteliaed ex-Solgenia, più un'infinità di altre situazioni criticheche interessano aziende più o meno note, come ancheDianos e SCAI.

E' quindi estremamenteimportante che la piazza sia piena e chetutti i lavoratori Dianosportino il loro contributo alla manifestazione. Il ritrovo è in Piazza Vittorio alle ore 9.30.

Torino, 08 novembre 2012
La Rsu Dianos

martedì 23 ottobre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare - Giovedì 25/10/2012


Come già anticipato in precedenti comunicazioni, per contrastare il duro attacco ai diritti dei lavoratori da parte di Governo e Confindustria la FIOM sta mettendo in campo diverse iniziative compreso il ricorso ad un referendum popolare abrogativo.

Gli obiettivi che si intende raggiungere con il referendum sono:

  • la cancellazione dell'art.8 della Finanziaria 2011, articolo di legge "ad aziendam" pro-Fiat, che di fatto ha aperto la strada alle deroghe ai CCNL permettendo agli accordi aziendali di ridimensionare i minimi sindacali garantiti dai contratti nazionali su materie importanti come inquadramento del personale, orario di lavoro, ecc.
  • l'eliminazione delle modifiche apportate all'art.18 dello Statuto dei Lavoratori da parte della "Riforma del Lavoro Fornero" per ristabilire il diritto al reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa.

In questi giorni tutte le strutture territoriali FIOM sono impegnate ad organizzare e agevolare la raccolta firme per l'approvazione dei quesiti referendari.

La RSU Dianos, in accordo con la FIOM territoriale, organizza un 

Banco di raccolta firme
giovedì 25 ottobre 2012
dalle 12.30 alle 14.30
in largo Turati, 49
(esterno sede SCAI-Dianos).


Pertanto invitiamo tutti i lavoratori Dianos, i colleghi di SCAI e i lettori del blog ad aderire alla raccolta firme negli orari sopra indicati avendo l'accortezza di presentarsi al banco con un documento di identità in corso di validità.


Invitiamo tutti ad informare amici e conoscenti dell'iniziativa di raccolta firme per permetterne la buona riuscita

Grazie
La RSU Dianos

Torino, 19 ottobre 2012


Per maggiori informazioni:

http://www.fiom.cgil.it/eventi/2012/12-referendum/default.htm
www.referendumlavoro.it


Referendum: si scrive 'lavoro', si legge 'democrazia'

L'attacco al contratto nazionale e all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori va inserito all'interno di un processo ormai trentennale volto alla completa destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Con le modifiche alla legislazione sul lavoro varate dai Governi Berlusconi-Monti, tra l'altro senza nessun accordo con le parti sociali, si sono andate a smontare le principali difese sia individuali che collettive per chi lavora, alterando irrimediabilmente i rapporti di forza all'interno dei luoghi di lavoro. Tale processo è stato definito, giustamente, una 'lotta di classe al contrario'. Tutto questo sta avvenendo a tappe forzate sotto la direzione e supervisione di tutto l'establishment economico e finanziario europeo. Chi guida tale restaurazione sociale usa politicamente la crisi con il solo obiettivo di salvaguardare i profitti agendo su diritti e salari dei lavoratori e ponendo quindi le basi per una nuova fase di accumulazione del capitale.

All'interno del nuovo ordine, ai rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori viene assegnato un ruolo marginale e subalterno. Le “non-trattative” sulla riforma del sistema contrattuale, sulla riforma delle pensioni e sul mercato del lavoro sono a testimoniarci la svolta verso una nuova pratica autoritaria nelle relazioni sociali.

[...]

Certamente il referendum non è lo strumento più consono ed efficace nella regolamentazione delle relazioni e dei rapporti sociali, ma oggi lo diventa in quanto il lavoro, oltre a non trovare alcuna rappresentanza politica, non è più considerato un soggetto portatore di interessi autonomi all'interno della mediazione sociale.

Siamo altresì consapevoli che la difesa del contratto nazionale e dell'articolo 18 non 'parlano' alla generalità del disperso mondo del lavoro, non parlano ai giovani disoccupati, ai precari, ma questi, essendo tra i più importanti capisaldi della civiltà del lavoro, rappresentano tuttavia la chiave di volta verso la riunificazione del mondo del lavoro, attraverso la conquista di nuovi diritti e per una più sostenibile organizzazione del lavoro.

giovedì 18 ottobre 2012

FIOM: presentazione referendum abrogativi art.8 e modifiche Fornero ad art.18



Lo scorso 11 settembre sono stati depositati in Corte di Cassazione i quesiti referendari attraverso i quali viene richiesta l'abrogazione dell'art. 8 della Legge 148/2011 (la «Finanziaria/bis» del governo Berlusconi con la quale si distrugge il contratto nazionale, ammettendone deroghe da parte della contrattazione di secondo livello) e delle modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (negando al lavoratore ingiustamente licenziato per motivi «economici» il diritto al reintegro, e quindi cancellandolo nella sua essenza).
All'attacco durissimo portato al contratto nazionale e allo Statuto dei diritti dei lavoratori, la Fiom, come annunciato in piazza nella manifestazione del 9 marzo scorso, risponde con tutti i mezzi possibili a disposizione, compreso il ricorso al referendum abrogativo. Tutto ciò anche all'interno delle proposte avanzate lo scorso 9 giugno nel corso dell’iniziativa dal titolo «Il lavoro prende la parola. È ora di scegliere» organizzata per confrontarsi con i partiti, i movimenti, le associazioni e il mondo intellettuale e della cultura. Alla luce di tutto ciò, la Fiom, nel «Documento conclusivo» approvato dal Comitato centrale del 5-6 settembre scorsi ha deciso che «(...) in coerenza con le iniziative di lotta e di mobilitazione messe in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici in questi mesi, nel prendere atto che si è costituto un comitato promotore ampio e articolato per promuovere la raccolta delle firme per indire un referendum popolare per l’abrogazione dell’articolo 8 e le modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decide di impegnare tutte le proprie strutture nel lavoro di informazione e di raccolta delle necessarie firme (...)».
Dal 12 ottobre, e per tre mesi, quindi, raccoglieremo le firme necessarie per far sì che tali referendum siano validi e possano essere votati dalle cittadine e dai cittadini italiani. Tutti i materiali e le informazioni utili per la raccolta delle firme sono disponibili sul sito della Fiom (www.fiom.cgil.it) e su quello del Comitato promotore dei referendum (www.referendumlavoro.it).



Una raccolta costituzionale 
di Umberto Romagnoli
docente di diritto del lavoro

Quando si promuove un referendum abrogativo ci s’incammina lungo una strada in salita e piena di incognite di svariata natura. Stavolta, però, i promotori della consultazione referendaria sull’art. 8 della legge 2011/148 e sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori riscritto dalla legge 2012/92 un’incoraggiante certezza ce l’hanno in tasca. Il fatto è che l’avvio della campagna referendaria equivale ad un’energica sollecitazione a discutere l’impianto di base del discorso pubblico riguardante il (poco) lavoro che c’è e il (tanto) lavoro che si cerca e non si trova. Innumerevoli sono i miti da sfatare. Dicono che il surplus di rigidità delle tutele dei padri butta i figli in braccio alla «cattiva» flessibilità; che il diritto del lavoro uccide il diritto al lavoro; che il nuovo stenta ad affermarsi perché inciampa negli ostacoli disseminati dal vecchio che vuole sopravvivere a se stesso. Questa invece è soltanto l’infatuazione ideologica di vittime di un’evidenza più onirica che empirica.
La verità è che sotto la violenta pressione di un generalizzato ricatto occupazionale ha ceduto il compromesso politico sul quale si fonda la Repubblica. È il compromesso che, coniugando la dimensione privato-sociale del diritto del lavoro con la dimensione pubblico-statuale in un regime di democrazia costituzionale, gli ha consentito di raggiungere la maturità, perché ha vietato al capitalismo di stare nell’ordinamento giuridico solamente per servirsene.
Impregnato di liberismo, il discorso pubblico ha per oggetto la mercificazione del lavoro, ossia l’annullamento della sua soggettività che non dà spazio all’idea che il lavoratore abbia diritto ad avere diritti. Bisogna riconoscere che un obiettivo del genere, la cui enunciazione risale al Libro bianco del secondo governo Berlusconi, è stato realizzato con la lucidità di un Dottor Stranamore e la coerenza di un dogmatico. Infatti, da molti segni è dato ricavare che le norme nel mirino dei referendum rappresentano più lo sbocco finale di un programma di politica del diritto sindacale e del lavoro che una risposta alla crisi economica in atto.
Ininfluenti sul suo decorso, hanno però lo scopo di rompere il rapporto d’interazione tra economia e democrazia su cui si è costruita la storia dell’Occidente nella seconda metà del ‘900, ridisegnarne gli equilibri e stabilizzarli in una direzione nettamente sfavorevole
al lavoro che mette a rischio la coesione del tessuto sociale.
Che tutto questo ce lo imponesse per fronteggiare una situazione emergenziale la famosa lettera ferragostana della BCE è un’altra leggenda metropolitana. I suoi autori si limitavano a chiederci di valorizzare il decentramento della contrattazione collettiva a livello aziendale, come peraltro era stato previsto dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011; non pretendevano che dei soggetti privati d’incerta rappresentatività potessero negoziare in ambito locale deroghe peggiorative alla normativa contrattuale di livello superiore e alla stessa legislazione.
Viceversa, l’art. 8 della legge del 2011 ha le caratteristiche di un asso pigliatutto. Sovverte la nostra costituzione che fa del contratto nazionale il veicolo privilegiato dell’istanza egualitaria per cui a lavoro uguale devono corrispondere uguali diritti e distrugge il presidio dell’inderogabilità di gran parte delle regole legislative col pretesto che in questo mondo libero l’autonomia contrattuale di chi cerca od ha un lavoro è identica a quella di chi glielo può dare o glielo può togliere, emarginando così anche la tutela giurisdizionale dei diritti.
L’Europa di Draghi e Trichet ci chiedeva di rivedere le regole il tema di assunzioni e di licenziamenti (collettivi) in un’ottica che non poteva discostarsi da quella – che essa medesima aveva sponsorizzato
con insistenza – della flexisecurity, come i suoi esperti hanno chiamato l’insieme delle tutele contro la disoccupazione. Come dire che non raccomandava di smantellare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Pertanto, la motivazione dell’accanimento con cui è stata frantumata la tutela contro il licenziamento illegittimo va ricercata altrove. 
Può darsi che decisivo sia stato il fatto che, senza il consenso del Pdl facente parte della più strana maggioranza parlamentare della storia (non solo) della nostra Repubblica, il governo Monti avrebbe dovuto dimettersi – e il Pdl voleva che fosse legalizzato il furto della normasimbolo di un avanzato provvedimento legislativo pro labour se non altro per vendicarsi dello smacco subito a opera dei tre milioni di cittadini che dieci anni fa avevano risposto alla grande manifestazione del Circo Massimo. Ma può anche darsi che il governo Monti non avrebbe comunque desistito. Anzi, è senz’altro vero. In effetti, la fondatezza della congettura misura soltanto la politicità delle scelte di un governo soi-disant tecnico.
Un buon motivo in più per firmare e far firmare la richiesta dei due referendum che vogliono impedire la devastazione dei diritti di chi lavora e riportarli all’interno di un quadro di regole compatibile col sistema dei valori desumibile dalla costituzione.

lunedì 10 settembre 2012

Rassegna stampa: La Repubblica


Sei licenziamenti in tronco 
effetto della legge Fornero 

di STEFANO PAROLA

La riforma Fornero è ormai una legge dello Stato, dunque perché non applicarla? Qualche imprenditore ci ha soltanto pensato, qualcun altro invece non ha perso tempo. E il licenziamento "per motivi economici" ha fatto il suo esordio in Piemonte. A farne le spese sono stati sei lavoratori in tutto, tre di Moncalieri e tre dell'Astigiano. Tutti iscritti, oggi o in passato, alla FiomCgil.

Venerdì alla Lagor di Cerro Tanaro, stabilimento con 100 dipendenti circa che producono trasformatori, i tre operai hanno ricevuto la lettera d'addio dell'azienda attorno alle 12: "Due per motivi oggettivi e uno perché inidoneo al turno notturno", racconta Giuseppe Morabito, segretario della Fiom astigiana. Che attacca: "In casi come questi solitamente si apriva una procedura per riduzione del personale che consentiva di ottenere due anni di mobilità. Invece queste persone, oltre a subire il danno causato dal non avere più un lavoro, riceveranno soltanto otto mesi di sussidio di disoccupazione. Insomma, oltre il danno, la beffa". Comunque, annuncia Morabito, "impugneremo i licenziamenti e dimostreremo davanti al giudice che i motivi non sussistono. Ma i lavoratori rischiano di vedersi riconosciuto soltanto l'indennizzo e non il reintegro in azienda".

Alla Model Master, azienda moncalierese di design con 150 addetti, è successa la stessa cosa: due tesserati Fiom e un ex iscritto sono stati mandati via per "motivi economici". "Pensiamo che sia un modo per colpire il nostro sindacato", dice Edi Lazzi, funzionario della sigla della Cgil. E racconta: "Prima delle vacanze ci avevano proposto di adottare il contratto Fiat, ma abbiamo rifiutato. E al rientro sono arrivate le lettere di licenziamento". Anche in questo caso sarà battaglia legale: "Pensiamo ci sia stata una discriminazione nei confronti di questi lavoratori. In più le aziende in questo modo fanno vedere che licenziare è più semplice, così scatta un effetto psicologico su chi il posto ce l'ha ancora", sottolinea Lazzi.

"Un altro caso analogo è avvenuto con un dipendente di una piccola azienda di Savonera", aggiunge il segretario della FiomCgil Torino, Federico Bellono. E poi commenta: "Si è tanto discusso della manomissione dell'articolo 18 come se si trattasse di una questione di principio. In realtà oggi le aziende hanno maggiori possibilità di licenziare e nella crisi vediamo i primi effetti pratici della riforma. I primi casi emersi sono tutte ragioni in più per non disdegnare alcuna iniziativa che punti a ripristinare nel suo assetto originario l'articolo 18 come strumento di tutela contro i licenziamenti illegittimi".
 
(09 settembre 2012)

venerdì 29 giugno 2012

Rassegna Stampa: Il Manifesto



L'ora della verità
Piergiovanni Alleva*

26.06.2012

In primo luogo. Con l'approvazione del disegno Fornero di riforma del mercato del lavoro, è giunto per tutti - partiti, sindacati, operatori giuridici, sociali e culturali e per lo stesso Governo - il momento della verità. Infatti, con il sostanziale svuotamento dell'art.18 dello Statuto,si chiude una parabola che ha abbracciato quattro decenni all'insegna della garanzia della dignità del lavoro.
Con l'art.18 prevedente, in caso di licenziamento arbitrario, la reintegra nel posto di lavoro, il lavoratore poteva esercitare con tranquillità - durante il rapporto - tutti i suoi diritti, legali e contrattuali, perchè la legge imponeva al datore di giustificare lui, a pena di annullamento, l'eventuale licenziamento che volesse intimargli, indipendentemente dalla possibilità del lavoratore di dare la difficilissima prova di una volontà di rappresaglia contro l'esercizio di quei diritti.
Ora l'art.18 come norma antiricatto è nella sostanza venuta meno e quindi si realizza il disegno di parte datoriale di poter contare su uno strumento sicuro di dominio, costituito dalla minaccia sempre incombente sul lavoratore di licenziamento,giustificato o meno.
Questo è il cuore del problema, che ormai conoscono tutti.
Di fatto il governo, dopo aver messo alla disperazione decine di migliaia di persone con la manomissione del sistema pensionistico, completa ora il lavoro sporco affidatogli «a tempo» dai ceti dominanti. Anche i grandi sindacati, che avrebbero potuto, come in altre occasioni, bloccare questa micidiale controriforma con una estesa e convinta mobilitazione e con un forte sciopero generale, questa volta - invece - non l'hanno promosso.
Anche il maggior partito progressista avrebbe potuto, specie dopo i risultati delle elezioni amministrative,semplicemente alzare un dito per bloccare questo sbilanciato provvedimento. Invece ha preferito diventare la nuova spalla su cui poggia l'arma della diseguaglianza e del ricatto occupazionale.
In secondo luogo. Da parte nostra, però, sarebbe ingiusto emettere così drastici e impietosi giudizi, senza darne una spiegazione scientifica e tecnica, corroborata da una esperienza operativa durata quaranta anni.
Per onorare questo obbligo, esponiamo di seguito uno schema di lettura della riforma Fornero, da cui risulta, anche oltre il suddetto «cuore del problema», una valutazione complessivamente negativa e penalizzante per il lavoro nelle varie forme dipendente.
  1. La riforma è idealmente divisibile in tre parti, di cui quella centrale riguarda appunto la «flessibilità in uscita», ossia la riforma della disciplina dei licenziamenti.
    Essa riduce la possibilità di reintegra nel posto di lavoro a ipotesi del tutto marginali e generalizza invece, quale sanzione per i licenziamenti ingiusti, una semplice indennità economica di importo compreso tra 12 e 24 mensilità.
    Che si tratti di un pauroso salto all'indietro, in definitiva l'ha riconosciuto anche il governo, che - proprio per questo - ha dichiarato di offrire «compensazioni» costituite dalle altre due parti della legge Fornero,dedicate rispettivamente alla riforma della «flessibilità in entrata», ossia alla limitazione e messa sotto controllo del precariato e alla riforma degli «ammortizzatori sociali», quali cassa integrazione, indennità di mobilità e di disoccupazione, che - si è detto - la nuova legge avrebbe migliorato, proprio in considerazione della maggior facilità di licenziamento accordata alle parti datoriali.
    Ebbene, noi affermiamo - sfidando chiunque a sostenere il contrario - che proprio questa della «compensazione» è la menzogna più odiosa; perchè, sia sul versante della «flessibilità in entrata», sia su quello degli «ammortizzatori sociali», la legge Fornero è drasticamente peggiorativa rispetto alla normativa attuale.
    Non temiamo di affermare, anzi,come non ci sia una sola norma che, al di là dell'apparenza, sia davvero «migliorativa». Ed è demoralizzante che la maggior forza politica progressista abbia avvallato l'ingannevole interpretazione della «compensazione».
    Vediamo come stanno veramente le cose.
    Nella «flessibilità in uscita» la riforma Fornero affronta quattro tipi di licenziamenti
    1. Nel licenziamento «discriminatorio» non cambia nulla, perché ben si sa che trattasi di figura solo teorica per l'eccessiva difficoltà della prova.
    2. Nel licenziamento «disciplinare» - vero cuore della tematica - la possibilità di reintegra viene limitata a casi di scuola e ridotta a una sorta di foglia di fico. In sostanza, per aversi reintegra, occorrerebbe o che il datore si fosse inventato tutto o che avesse letto male il contratto collettivo, applicando il licenziamento dove doveva applicarsi una sanzione più lieve.
    3. Nel licenziamento «per motivo oggettivo», la reintegra è limitata all'ipotesi di «manifesta insussistenza» del fatto addotto come motivo del licenziamento, applicandosi altrimenti la sola sanzione economica. Torna alla mente, anche qui, l'immagine ipocritamente pudica della foglia di fico.
    4. Nel licenziamento «per riduzione di personale» si sancisce il gravissimo arretramento che i vizi riguardanti la procedura sindacale di esubero non danno più luogo a reintegra, ma solo a una indennità economica.
  2. Nella «flessibilità in entrata», il vantato giro di vite normativo sull'abuso dei contratti a progetto e sulle false partite iva con monocommittenza si riduce a riprendere risapute interpretazioni già acquisite in via giurisprudenziale, ma con un grosso arretramento con riguardo ai rapporti di consulenza a partita iva, perchè la monocommittenza viene legata a indici empirici facilmente aggirabili. Ad esempio, l'aggiramento può essere realizzato con la previsione delle fatturazioni non a una sola società, ma a più società tra loro in qualche modo collegate.
    Ma è sul contratto a termine e sul contratto di lavoro somministrato che la riforma Fornero ha dato, contrariamente alle promesse, briglia sciolta al precariato, prevedendo che possa essere privo di causale il primo contratto a termine della durata di ben 12 mesi e così anche anche il primo contratto di somministrazione. Contratto che anche in altri casi è stato esentato dall'obbligo della causale.
    Basterà dunque assemblare tra loro in maniera accorta i vari tipi contrattuali previsti, per realizzare quel precariato permanente di persone ultra ricattabili,che è il vero risultato - a parer nostro voluto - della riforma Fornero.
  3. Nella parte relativa agli «ammortizzatori sociali» viene adottato un criterio di malthusianismo sociale. Infatti, al primo soffio di difficoltà le imprese potranno licenziare perchè non ci sarà più quella «cassa integrazione straordinaria» tradizionale che per la classe operaia italiana ha rappresentato sul piano collettivo una garanzia simile a quella dell'art.18 sul piano individuale.
    Fosse stata vigente in passato la legge Fornero, non sarebbero oggi ancora aperte fabbriche come Fiat, Breda, Ansaldo, Finmeccanica, che sono riuscite a ristrutturarsi anche grazie alla cigs.
    Per fortuna questa follia dovrebbe entrare in vigore solo nel 2016.
Infine. Ci permettiamo solo una considerazione finale, ricordando come l'art. 8 del dl 138/2011 fu un «colpo di coda» potenzialmente devastante che il governo Berlusconi riusci a fare passare, disponendo della maggioranza parlamentare.
Le forze di opposizione promisero correttamente l'abrogazione, alla prima occasione possibile, di quella folle previsione che consente di derogare ai contratti collettivi mediante contratti aziendali. Tuttavia la norma è ancora in vigore.
Che dire allora di questa riforma Fornero, tanto grave e pericolosa, che però tra qualche mese non avrà più genitori politici in attività?
Qualcuno adotterà allora come suo figlio il piccolo feroce mostro così rimasto orfano?
Sarebbe il caso già di pensare a una sua abrogazione anche referendaria - magari assieme all'altra mostruosità dell'art.8 - per iniziativa di lavoratori, cittadini, associazioni sociali e culturali ancora consapevoli dell'importanza per il nostro Paese di norme di salvaguardia della dignità del lavoro e di garanzia di civile convivenza.

*www.dirittisocialiecittadinanza.org


martedì 26 giugno 2012

Mobilitazione Nazionale 27 giugno 2012




Mercoledì alla Camera dei Deputati il Governo imporrà il voto di fiducia sulla legge di “riforma” del mercato del lavoro nonostante le lavoratrici e i lavoratori italiani, con la Fiom e la Cgil, giudichino questa legge sbagliata e controproducente perché:
  • NON COMBATTE DAVVERO LA PRECARIETÀ, specie dei giovani, perché mantiene tutte le tipologie precarie care alla politica liberista dei Governi Berlusconi;
  • NON ESTENDE A TUTTI LE TUTELE in caso di perdita del lavoro, anzi riduce la durata dei sussidi (chi andava in mobilità aveva fino a 36 mesi di sostegno, con la nuova legge ne avrà solo 18) e non li estende a chi oggi ne è escluso.
  • L'UNICO EFFETTO E' L'ATTACCO AI DIRITTI delle lavoratrici e di lavoratori, a cominciare dalla modifica dell'art.18, che mira a sostituire il reintegro del lavoratore ingiustamente lincienziato con un mancia economica

CON QUESTA LEGGE LA CRISI PROSEGUE E MINACCIA DI PROVOCARE ULTERIORI DRAMMI PER I GIOVANI, LE DONNE, I LAVORATORI ANZIANI E IL MEZZOGIORNO, A PARTIRE DAI LAVORATORI CHE RISCHIANO DI RIMANERE SENZA MOBILITA’ E SENZA PENSIONE A CAUSA DELLA INGIUSTA E FRETTOLOSA RIFORMA DELLE PENSIONI .

LA FIOM E LA CGIL CONTINUERANNO CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI LA LOTTA
  • PER UN VERO CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ DEL LAVORO
  • PER ESTENDERE A TUTTE E TUTTI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
  • PER UN'OCCUPAZIONE STABILE E TUTELATA
  • PER ESTENDERE LE TUTELE DELL’ART. 18 CONTRO I LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI
  • PER UN PIANO DI CRESCITA DEL PAESE CHE PROMUOVA BUONA OCCUPAZIONE.





lunedì 11 giugno 2012

RSU Dianos: manifestazione nazionale FIOM - giovedì 14 giugno


La Fiom ha organizzato una iniziativa nazionale a Roma per giovedì 14/6 in occasione della discussione alla Camera dei Deputati della riforma del mercato del lavoro.

Da Torino verrà organizzata una comitiva di pullman con ritrovo per la partenza alle ore 22.15 di mercoledì 13/6 davanti la sede della FIOM in Via Sagra di San Michele 31 (TO) e arrivo al mattino a Roma presso la stazione della Metropolitana Anagnina. Da qui si raggiungerà Piazza Esedra per il concentramento previsto alle ore 9.30, quindi in corteo si arriverà di fronte al Parlamento.
 
 
Il rientro è previsto con partenza da Roma alle ore 15,30 (da Anagnina) con arrivo a Torino intorno alla mezzanotte.

Vista l'importanza della manifestazione e l'eccezionalità del momento storico si richiede a tutti i lavoratori Dianos in cassa integrazione la massima disponibilità a partecipare alla manifestazione al nostro fianco, comunicandoci il proprio nominativo per organizzare i pullman.

Anticipiamo anche che nei prossimi giorni verranno organizzate manifestazioni territoriali in Torino a sostegno di questa iniziativa nazionale per cui chiederemo la massima disponibilità a tutti i lavoratori Dianos.

Saluti
La RSU

Torino, 11 giugno 2012

giovedì 7 giugno 2012

FIOM: Perchè è necessario mobilitarsi



Perché è necessario mobilitarsi
il 13, 14 e 15 giugno

Le politiche del Governo mettono in contrapposizione e concorrenza lavoratori «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extra comunitari e riducono il lavoro a una merce. La crisi ha mostrato tutti i limiti del nostro sistema industriale, i limiti e la miopia dei sacrifici chiesti dal sistema finanziario europeo, voluti dal Governo, imposti ai lavoratori e a tutti i cittadini.

L'assenza drammatica di scelte di politiche industriali di sostegno e di indirizzo al sistema produttivo da parte di chi ha responsabilità di Governo non contrasta le ragioni della crisi; il Governo ha scaricato i costi su lavoratrici e lavoratori con gravissimi interventi sul piano sociale, interventi che non sono serviti e non serviranno ad affrontare l'emergenza attuale, anzi l'aggravano.

La vera priorità, economica, sociale e politica, del paese oggi è la riunificazione e l’estensione dei diritti e della tutela universale nel lavoro, la difesa dell’occupazione, il superamento della precarietà e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Non abbiamo più tempo! Il Governo deve dare da subito un forte segnale di discontinuità, il Parlamento deve rispondere ai bisogni e alle richieste del mondo del lavoro.

Cosa vogliamo? Chiediamo al Governo di stanziare urgentemente risorse per la crescita e fare scelte di politica industriale e di intervento pubblico finalizzate alla sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni.
Chiediamo un nuovo modello di sviluppo a partire da un piano straordinario per la mobilità sostenibile, tavoli di confronto nazionali per definire piani nazionali di intervento nei settori dell'auto e dell'indotto, degli elettrodomestici, della siderurgia, delle telecomunicazioni, vogliamo modificare il piano di Finmeccanica perché siamo contrari alla vendita delle attività civili del più grande gruppo industriale pubblico del nostro paese.

Cosa vogliamo? Chiediamo al Parlamento di annullare le leggi che mettono in discussione i diritti e la democrazia nei luoghi di lavoro e il diritto alla contrattazione collettiva a partire dalla richiesta di cancellare l’art. 8 che attacca la democrazia nei luoghi di lavoro. Chiediamo una legge sulla rappresentanza che garantisca, nell'applicazione dell'art. 19 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori, i requisiti del pluralismo sindacale e della rappresentatività previsti dalla nostra Costituzione. Vogliamo salvaguardare l'art. 18 e la dignità nei luoghi di lavoro e chiediamo di modificare il disegno di legge sul mercato del lavoro che lo cancella, vogliamo una riforma del mercato del lavoro che estenda diritti e tutele con misure di contrasto alla precarietà. Vogliamo modificare la controriforma delle pensioni e garantire il diritto alla pensione del lavoro dipendente a partire dai lavoratori esodati, senza lavoro e senza pensione.

Cosa vogliamo? Vogliamo contrastare la scelte di Federmeccanica e la pratica degli accordi separati, vogliamo riconquistare il Contratto nazionale.

Per tutte queste ragioni le metalmeccaniche e i metalmeccanici daranno vita a iniziative diffuse di mobilitazione a livello nazionale e nei singoli territori le cui modalità, anche con iniziative di sciopero, saranno decise dalle Fiom territoriali e dalle Rsu nelle giornate di:
- mercoledì 13 e venerdì 15 giugno 
                                  con iniziative territoriali
- giovedì 14 giugno
               con una iniziativa nazionale a Roma







Roma, 6 giugno 2012













domenica 3 giugno 2012

Fiom: Contro la riforma del Mercato del Lavoro





Contro riforma del Mercato del Lavoro
di male in peggio

Il nuovo testo del Decreto legislativo sulla “riforma del Mercato del Lavoro” presentato dal Governo al Parlamento - che è pure stato sottoposto al voto di fiducia in Senato! - peggiora il già pessimo testo della Ministra Fornero, aggravando quanto era già previsto sul lavoro precario, rendendo ancora più facile licenziare e indebolendo ulteriormente gli ammortizzatori sociali.

Adesso il testo votato al Senato andrà in discussione alla Camera; è necessario mettere in atto, durante l’iter parlamentare, una forte mobilitazione di tutte e tutti chiedere che il Parlamento NON approvi questo disegno di legge. 

Il tanto sbandierato obiettivo del Governo di ridurre la precarietà si è tradotto in un ulteriore peggioramento delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici precarie. 

Per i Contratti di lavoro a termine sono cancellate le causali nelle assunzioni con contratti di lavoro inferiori a 12 mesi ( il testo della Ministra indicava sei mesi) e inoltre con accordi interconfederali, contratti nazionali di categoria, contratti territoriali e aziendali si può derogare alle causali per tutti i contratti a termine, a prescindere dalla loro durata, fino al 6% dei lavoratori occupati. 
Questo significa che il contratto a tempo indeterminato diventa un miraggio! 

Per i Lavoratori interinali con contratto a termine la stabilizzazione avverrà solo dopo 36 mesi, ma il loro rapporto di lavoro sarà a tempo indeterminato con le agenzie interinali e non con l’azienda nella quale lavorano. 

Per gli Apprendisti: si consente alle aziende di assumere nuovi apprendisti anche se non hanno confermato nessuno dei contratti di apprendistato precedenti, in barba alle percentuali di conferma previste dal CCNL dei metalmeccanici , già ridotte dalla ministra Fornero. 

Sui Licenziamenti, non solo si conferma la cancellazione dell’art. 18, per cui di fronte ad un licenziamento illegittimo non è più automatica la reintegrazione nel posto di lavoro, ma sono state date ulteriori possibilità alle aziende per licenziare. 

E sugli Ammortizzatori sociali, oltre ad aver cancellato la cassa integrazione per cessazione di attività, la legge 223 e aver ridotto la durata del trattamento di mobilità, hanno anche deciso che le aziende nei prossimi tre anni non dovranno pagare il contributo previsto dal testo della Fornero per i contratti di lavoro a termine. Il che significa che le mancate entrate pari a 7 milioni di euro per ogni anno vengono compensate esclusivamente dai fondi per il sostegno all'occupazione giovanile e delle donne.
Hanno spiegato che la riforma serviva per estendere a tutti gli ammortizzatori sociali, in realtà hanno deciso di non far pagare le imprese, non estendono gli ammortizzatori e scaricano i costi sui giovani e sulle donne. 
Una contro-riforma che riduce le tutele e i diritti, conferma la precarietà, non favorisce l’occupazione. 

Facciamo sentire al Governo e al Parlamento il nostro dissenso e la nostra determinazione a: 

  • estendere i diritti a chi non li ha,
  • superare la precarietà,
  • contrastare e impedire la manomissione dell’art. 18,
  • annullare gli ultimi interventi sulle pensioni e garantire la pensione a chi ha perso il posto di lavoro e oggi non raggiunge più i requisiti a causa della riforma. 

scendiamo in piazza!









Fiom nazionale - www.fiom.cgil.it 








lunedì 28 maggio 2012

Rassegna Stampa: "Non ci ha convinto ma è stata tra noi" da "La Repubblica" del 24/04/2012


da "La Repubblica" del 24 aprile 2012:

Prima critiche poi applausi. Il ministro:confronto vero.

TORINO - «Allora ho pensato: adesso vado lì e faccio la parte di quello della comunità di recupero. Sai, gli alcolisti anonimi. Ho preso in mano il microfono, ho guardato la signora Fornero e ho detto: "Mi chiamo Michele, ho 32 anni e sono in cerca di un futuro"». Michele è un giovane elettricista dell' Alenia, racconta così il suo incontro con il ministro del Lavoro. Nell' hangar numero 7, quello che dà sulla pista dell' aeroporto di Caselle, mette in fila alcune delle tante domande dei 1.300 tra operai e tecnici che hanno il privilegio di poter spiegare direttamente al governo le loro critiche alla riforma del lavoro. E quel rapporto diretto, quel contatto senza mediazioni tra il governo e le tute blu, ha spaventato più di un sindacalista. Claudio Chiarle, segretario torinese della Fim, uno che ha dovuto ingoiare tutti gli accordi con Marchionne, questa assemblea con il ministro che parla direttamente in fabbrica non la manda giù. La Fornero lo fa arrabbiare al punto da spedirlo sulle barricate. Orgogliosamente non partecipa all' incontro e presidia la strada per protesta: «Se i ministri parlano direttamente ai lavoratori - sintetizza mentre sventola la sua bandiera bianca e verde - noi del sindacato che cosa ci stiamo a fare?».
Nell' hangar si sta tutti in piedi. Elsa Fornero spunta da dietro il tendone che nasconde un caccia in costruzione. L' attenzione è tutta per lei. Ne fa le spese Claudio Frascolla, storico delegato della Fiom, che introduce l' incontro e va un po' per le lunghe. E' comprensibile: Claudio andrà in pensionea fine settimana, è la sua ultima occasione. Ma i compagni di lavoro mugugnano senza pietà, vogliono sentire lei. Così quando lui dice: «Ora la parola al ministro Fornero», scoppia un grande applauso. Ma non sai se è la liberazione per la fine dell' attesa o l' apprezzamento per il ministro. Che comincia mettendo le mani avanti: «Non sono quia cercare applausi, o a tenere comizi. Non sono un politico, non sarei capace. Penso però che sia importante che il governo parli con i lavoratori. Ma, guardate, non è una cosa straordinaria: voi mi avete invitata e io ho detto sì. Un fatto semplice, mi pare». Finiscono così in cenere, in pochi minuti, due settimane di polemiche alimentate da una compagnia trasversale di sindacalisti di varia sfumatura e specie: da Susanna Camusso a Raffaele Bonanni a Giorgio Cremaschi, tutti a dire che così non si fa o addirittura che «la scelta di Fornero è un atto di supponenza». Nell' hangar, l' assemblea dello scandalo va invece in scena in modo ordinato, senza acquiescenze e senza isterie. C' è il numero due della Fiom nazionale, Giorgio Airaudo, il sindacalista che ha lanciato l' idea dell' assemblea sulle pagine di Repubblica e c' è il rappresentante della Uilm perché Angeletti, a differenza degli altri due colleghi, ha detto che «se un ministro va in fabbrica a spiegare il suo punto di vista e ad ascoltare, questo è un fatto democratico».
Della democrazia fa parte, naturalmente, il diritto di dissentire. Quando Fornero spiega che si doveva «abbattere il debito per evitare il rischio del default», dall' hangar si alza una voce: «Perché per abbattere il debito, avete cominciato proprio da noi?». C' è chi grida dalla platea: «Mettete la patrimoniale se volete trovare i soldi». I sindacalisti intervengono a placare gli animi. Fornero parla di «una riforma che ha un equilibrio generale, che costa sacrifici ma cheè fatta per dare speranza e futuro all' Italia». Poi confessa: «Sono venuta a spiegare il mio punto di vista e ad ascoltare il vostro. Anche se non ci dovessimo convincere, sarà stato utile».
Al microfono vanno le tute blu. Chiedono «perché non riducete i costi della politica». O anche «perché lei non ha rinunciato al sistema retributivo per la sua pensione personale?». Molti protestano perché «con i problemi del debito e degli investimenti la modifica dell' articolo 18 non c' entra nulla». E i delegati più anziani raccontano quando «le battaglie per migliorare la sicurezza sul lavoro erano possibili proprio grazie alla tutela dell' articolo 18». Non sempre nelle risposte il ministro soddisfa il popolo dell' hangar: «La riduzione delle spese della politica è allo studio. Ma è un argomento complesso...». «Però la riforma delle pensioni l' avete fatta in due settimane e adesso qui abbiamo 1.500 esodati. Quello non era un argomento complesso?». Il nodo degli esodati è uno degli argomenti caldi del confronto: «Perché sulle pensioni ci avete cambiato le carte in tavola?«. «Perché il sistema non reggeva».
Al termine, l' assemblea applaude. All' uscita molti operai si dicono «non convinti» dagli argomenti del ministro: «Però lei ha avuto il merito di venirci a parlare». Airaudo sintetizza: «Confronto rispettoso e duro sui contenuti. Noi siamo usciti più convinti che sia necessario cambiare la riforma». Michele mantiene il suo dissenso: «Sono convinto che sia sbagliato cambiare l' articolo 18 e modificare le pensioni. Quando ho visto il ministro Fornero piangere in tv le ho dato fiducia. Adesso non vorrei dovermi ricredere. Alla fine dell' assemblea lei mi ha fatto cercare per ringraziarmi. Speriamo». E Elsa Fornero? Che impressione ha tratto da questa giornata? Lei stupisce ancora tutti: «L' assemblea all' Alenia? Un confronto autentico e perfino costruttivo».
PAOLO GRISERI

Rassegna Stampa: "Fornero va all'Alenia" da "Il Corriere della Sera" del 24 aprile 2012


da "Il Corriere della Sera" del 24 aprile 2012

La crescita I temi La mossa Confronto in un hangar: i rappresentanti di Fim, Ugl e Fismic cercano di sbarrare la strada alla titolare del Welfare
Il ministro: confronto, ma potremmo non cambiare idea. Il caso del turnista Michele

DAL NOSTRO INVIATO CASELLE (Torino) - In un Paese normale questa sarebbe una giornata normale. All' ingresso dell' Alenia invece c' è un affollato picchetto dei sindacati Fim, Ugl e Fismic che cercano di sbarrare l' ingresso a Elsa Fornero, schierando cartelli e un paio di sobri cappi al collo. I militanti contestano l' incontro del ministro del Lavoro con i dipendenti dell' azienda che le hanno chiesto di spiegare la riforma. Considerano la sua visita come una specie di lesa maestà, che cancella il loro diritto di rappresentanza dei lavoratori. Tendono però a svicolare quando viene fatto presente che si trattava di un invito e che in passato era già successo altrove. Comunque l' opera di sbarramento non va a buon fine, l' auto del ministro passa attraverso l' aeroporto di Caselle e si ferma davanti all' hangar 7, nella zona del campo volo.
L' ambiente era di quelli spartani, un capannone spoglio e abbastanza buio, con pareti e finestre ricoperte da spessi teli blu che preservano il segreto industriale dei C-27J, gli aerei militari da trasporto tattico assemblati in quest' area. Nessuna sedia in platea, tutti in piedi. Un piccolo palco e un tavolo con quattro sedie. L' assemblea è stata accesa ma in buona sostanza corretta. Il ministro è stato interrotto un paio di volte, aveva 20 minuti di tempo per esporre i contenuti della riforma del lavoro, ha preso appunti su nove domande che le sono state rivolte dal pubblico e le ha condensate in una sola risposta. «Guardate che non è una cosa straordinaria, voi mi avete invitata e io ho detto sì. So che abbiamo punti di vista diversi e che ci sono delle critiche, io sono venuto a spiegare il mio punto di vista e ascolterò il vostro, anche se questo potrebbe non farci cambiare idea».
L' esordio, al netto del rimbombo che ha condizionato la resa di ogni registrazione, è stato più o meno questo. Non ha replicato quando Pierpaolo Calcagno, delegato Fiom, una certa notorietà acquisita tramite la trasmissione di Michele Santoro, ha sventolato sopra la testa un libretto dal titolo impegnativo, «Ricerche del Comitato ambiente sulle resine epossidiche adottate dalle nuove tecnologie aeronautiche». L' opera risale al 1982, ormai si tratta di un esemplare unico. «Ma vede ministro, con questa ricerca noi mettemmo a rischio molte commesse. Oggi non potremmo più farlo, oggi ci avrebbero licenziato per ragioni economiche». Secondo i resoconti di Calcagno e dei suoi colleghi, Fornero ha mostrato una faccia comprensiva. Ma solo quella. «Sulla flessibilità in uscita la soluzione che abbiamo dato è quella che riteniamo più equilibrata. Lavorerò da subito con le Camere perché la riforma venga approvata in tempi brevi».
Non è stata una passeggiata, e il sentiero più scosceso era quello delle disuguaglianze. «Volete abbattere il debito pubblico e guarda caso cominciate sempre da noi», è il grido che arriva dalla platea, seguito da un invito a pareggiare i conti con la patrimoniale. Fornero replica con frasi piuttosto studiate. «La nostra riforma magari non è perfetta ma ha un equilibrio generale ed è fatta per ridare speranza all' Italia». Quando il microfono passa agli operai, diventa evidente qual è il vero nodo, non solo di questa assemblea. «Dovete ridurre i costi della politica», «dovete colpire anche gli altri, i ricchi». Le risposte, c' era da prevederlo, rendono l' hangar ancora più freddo di quel che già non sia. «Premesso che abbiamo studiato le carte...» «Un conto è studiarle, un conto è viverle...» urla un altro operaio, che fa il pieno di applausi. Il ministro risponde, senza lasciare troppi spiragli alle riforme invocate dalla platea. «La riduzione delle spese politiche è una delle cose allo studio, ma è un argomento molto complesso...».
Eppure arriva un momento in cui questi due mondi così distanti generano una piccola empatia. «Mi chiamo Michele, ho 32 anni e sono in cerca di un futuro. Quando l' ho vista piangere alla televisione mi sembrava sincera, e ho pensato che di lei potevo fidarmi. Adesso non vorrei dovermi ricredere». Fornero incassa il colpo, quando finisce l' assemblea chiede di poter scambiare due parole con Michele, che ha 32 anni, 1.200 euro di stipendio, una fidanzata insegnante precaria, un bilancio mensile che lo costringe a vivere ancora con i genitori a Mappano di Borgaro, pochi chilometri da Caselle. «Sono costretto a recitare da bamboccione» scherza all' uscita del turno delle 14. «Il ministro mi ha ringraziato. "Vi capisco" ha detto. Resto della mia opinione, ma ho apprezzato il fatto che ci abbia messo la faccia».
Alla fine non è successo niente. Le reciproche opinioni sono rimaste distanti. Il ministro ha incassato un attestato di rispetto e stima. La Fiom, che ha 12 delegati sindacali su 21, e la Uilm, entrambe favorevoli all' incontro, hanno capitalizzato una inaspettata rendita di immagine giunta da una settimana di incomprensibili polemiche sulla scelta della Fornero di accettare l' invito, che ha unito Susanna Camusso a Giorgio Cremaschi passando per Raffaele Bonanni. L' avamposto di questa lotta era all' ingresso dell' Alenia. «Non deleghiamo a nessuno la rappresentanza dei lavoratori» ha detto Claudio Chiarle, segretario della Fim torinese. «Altrimenti i sindacati vengono meno alla loro funzione principale, di aiutare i lavoratori a capire». Salvo improbabili casi di omonimia, deve trattarsi della stessa persona che nel gennaio 2011, ai tempi del referendum di Mirafiori, fece spiegare in fabbrica i contenuti del nuovo contratto Fiat dai capi reparto dell' azienda. Altri tempi.

Imarisio Marco

mercoledì 25 aprile 2012

FIOM: PuntoFiom 5/2012 del 23 aprile 2012




Un provvedimento che rende ancora più precario il mercato del lavoro, non estende ma riduce le tutele dei lavoratori, rende più facili i licenziamenti

Riforma de che?!?


Analizziamo e motiviamo di seguito le ragioni contrarie al disegno di legge del Governo in materia di riforma del lavoro.

• Disposizioni generali.

Qui si prevede, tra le altre cose, l’estensione della normativa ai dipendenti della pubblica amministrazione attraverso un successivo intervento normativo che dovrà definire ambiti, modalità e tempi.

MODIFICHE AL MERCATO DEL LAVORO

• Tempo determinato
Peggiorano le condizioni sia per i lavoratori assunti direttamente dall’azienda che per i lavoratori assunti in contratto di somministrazione:
  1. sono cancellate le causali per contratti inferiori a sei mesi.
  2. Aumenta il periodo entro il quale un contratto a termine si trasforma in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro prosegue dopo la scadenza del termine.
  3. È introdotta un’ulteriore flessibilità a favore delle agenzie di lavoro interinale.
  4. È ridotto il periodo entro il quale si deve depositare il ricorso in Tribunale.
  5. Il risarcimento del danno (tra 2,5 e 12 mensilità) nella conversione del contratto a tempo indeterminato è comprensivo di ogni richiesta retributiva e contributiva.
• Apprendistato
Introduce ulteriore flessibilità per le imprese:
  1. è introdotta la durata minima del contratto di apprendistato non inferiore a sei mesi.
  2. Viene estesa l’applicazione della disciplina del contratto di apprendistato al periodo di preavviso per risoluzione del rapporto di lavoro.
  3. Aumenta il rapporto percentuale tra i dipendenti specializzati e qualificati dell’azienda e la possibilità per la stessa di assunzione con contratto di apprendistato.
  4. Fino al 2015 le aziende potranno effettuare assunzioni di nuovi apprendisti a fronte della conferma del 30% dei contratti di apprendistato nei tre anni precedenti, dopo il 2015 il vincolo si alza al 50%, (il Ccnl Federmeccanica, Confapi e Cooperative prevede il vincolo del 70% nei 24 mesi precedenti).

MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI

• Licenziamenti individuali
  1. La modifica introdotta sulla comunicazione del licenziamento e le modifiche all’art.18, che assegnano al lavoratore l’onere della prova in caso di licenziamento discriminatorio o disciplinare comminato senza motivazioni, rendono impraticabile l’inefficacia del licenziamento non motivato (e di conseguenza la prosecuzione del rapporto di lavoro, la retribuzione e la contribuzione dovute a seguito della inefficacia; al lavoratore); in caso di licenziamento illegittimo resta solo la corresponsione dell’indennità risarcitoria di 6/12 mensilità.
  2. Sono ridotti i termini (da 270 a 180 giorni) oltre i quali - se non si è depositato il ricorso in tribunale o non si è richiesta la conciliazione o l’arbitrato - decade l’impugnazione del licenziamento.
  3. Le imprese con più di 15 dipendenti devono far precedere la comunicazione del licenziamento da un tentativo di conciliazione, al termine del quale, se negativo, e comunque entro 20 giorni dalla convocazione in Commissione di Conciliazione, l’azienda può procedere al licenziamento. Inoltre, in caso di ricorso giudiziario il giudice, nel determinare il risarcimento a favore del lavoratore, valuterà il comportamento tenuto dalle parti nel tentativo di conciliazione anche in base al verbale e alla proposta conciliativa avanzata dalla commissione. Sono caratteristiche molto diverse dalla legislazione tedesca - a cui si dice di fare riferimento - dove, tra le altre diversità, ad esempio, il licenziamento non è efficace fino alla pronuncia del giudice.

• Licenziamenti illegittimi
Le tutele sostituiscono il reintegro:
  1. la «tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo» sostituisce la dicitura «reintegrazione nel posto di lavoro» dell’art.18.
  2. È ridotto il risarcimento a favore del lavoratore in caso di licenziamento discriminatorio, licenziamento disciplinare illegittimo, licenziamento illegittimo per difetto di giustificazione, per inidoneità fisica e psichica, in infortunio, malattia, maternità, e per manifesta insussistenza in caso di licenziamento per motivi economici.
  3. Il reintegro non è più previsto in caso di licenziamento illegittimo per motivi economici ed è sostituito dal risarcimento di un importo omnicomprensivo tra 12 e 24 mensilità, a meno che non venga dimostrata la «manifesta insussistenza», evento eccezionale, un vero e proprio miraggio per il lavoratore.
  4. Il reintegro non è più previsto in caso di licenziamento inefficace per vizi formali (mancanza di motivazioni nei licenziamenti individuali, vizi di procedura nei provvedimenti disciplinari, mancato rispetto dei requisiti di legge nei licenziamenti collettivi) ed è sostituito dal risarcimento di un importo omnicomprensivo tra 6 e 12 mensilità.

• Licenziamenti collettivi
  1. L’obbligo di comunicare l’elenco dei lavoratori collocati in mobilità non è più contestuale alla lettera di licenziamento del lavoratore (il sindacato riceve quindi i dati utili a verificare il rispetto dei criteri di legge quando il licenziamento è già comunicato al lavoratore).
  2. I vizi di procedura nei licenziamenti collettivi possono essere sanati con accordo sindacale che toglie al lavoratore il diritto di rivolgersi al giudice; in caso di mancato accordo sindacale ai licenziamenti collettivi inefficaci si applicano le tutele previste per i licenziamenti individuali.

• Tempi del processo
È istituito un «rito speciale» per l’impugnazione dei licenziamenti e la qualificazione dei rapporti di lavoro:
  1. udienza di comparizione, entro 30 giorni dal deposito del ricorso, nella quale il giudice emette un’ordinanza immediatamente esecutiva accogliendo o rigettando il ricorso; l’ordinanza rimane esecutiva fino alla pronuncia della sentenza.
  2. L’opposizione all’ordinanza del giudice, inoltrata entro 30 giorni, deve essere discussa entro 60 giorni.
  3. La sentenza, provvisoriamente esecutiva, deve essere emessa entro 10 giorni dall’udienza di discussione.
  4. Entro 30 giorni è possibile proporre ricorso in Corte d’Appello, l’udienza si svolge entro i successivi 60 giorni (udienza nella quale può essere sospesa la sentenza provvisoriamente esecutiva), entro i successivi 10 giorni la Corte d’Appello deve emettere la sentenza (la sospensione dell’efficacia della sentenza deve essere chiesta sempre alla Corte d’Appello che svolge l’udienza entro 60 giorni e si pronuncia entro i successivi 10 giorni).
  5. Il ricorso in Cassazione, entro i successivi 60 giorni, e l’udienza di discussione deve svolgersi entro i sei mesi successivi.

MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

• Aspi – per gli eventi di disoccupazione è istituita l’Assicurazione sociale per l’impiego
  1. Dal 1° gennaio 2013 eroga l’indennità mensile di disoccupazione a tutti i lavoratori dipendenti in disoccupazione involontaria con almeno due anni di contribuzione di cui almeno 52 settimane versate nell’ultimo biennio (sono esclusi i dipendenti a tempo indeterminato della pubblica amministrazione e gli operai agricoli).
  2. L’importo dell’indennità è pari al 75% della retribuzione mensile fino a 1.180 euro e al 25% della retribuzione percepita oltre il tetto di 1.180 euro, con il riconoscimento dei contributi figurativa; l’indennità dopo sei mesi è ridotta del 15%, dopo 12 mesi di un’ulteriore 15%.
  3. Dal 1° gennaio 2016, per gli eventi di disoccupazione che si verificano, l’ Aspi è erogata per un massimo di 12 mesi ai lavoratori fino a 55 anni di età anagrafica, per un massimo di 18 mesi con età anagrafica pari o superiore a 55 anni.
  4. L’indennità decorre dall’8° giorno di disoccupazione o dal giorno successivo alla domanda che va presentata entro 68 giorni dal licenziamento, è sospesa fino a sei mesi se il lavoratore trova lavoro e, per il periodo residuo, riprende in caso di nuova disoccupazione.
  5. Dal 1° gennaio 2013, in caso di requisiti ridotti pari a 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi, è liquidata l’ Aspi per un numero di settimane pari al 50% delle settimane di contribuzione versate nell’ultimo anno.
  6. L’indennità erogata con il requisito ridotto è sospesa fino a un massimo di 5 giorni se il lavoratore trova lavoro e, per il periodo residuo, riprende in caso di nuova disoccupazione.
  7. Dal 1° gennaio 2013 ai rapporti di lavoro a termine è applicato un contributo addizionale dell’1,4% a carico dell’azienda (sono esclusi i lavoratori assunti in sostituzione, per svolgere attività stagionali, gli apprendisti e i dipendenti delle pubbliche amministrazioni).
  8. In caso di trasformazione a tempo indeterminato è restituito il contributo relativo alle ultime sei mensilità.
  9. In caso di licenziamento le aziende devono versare un importo pari al 50% della indennità per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni (in caso di 36 mesi di anzianità le aziende versano un importo pari a una mensilità e mezzo percepita dal lavoratore). L’indennità decade con la perdita dello stato di disoccupazione, in caso di avvio di attività autonoma, con la maturazione dei requisiti pensionistici.

• Periodo transitorio disoccupazione
Disoccupati dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2015. Periodo massimo del diritto all’indennità di disoccupazione.

Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2013
- 8 mesi fino a 50 anni di età
- 12 mesi dai 50 anni
Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2014
- 8 mesi fino a 50 anni
- 12 mesi oltre 50 anni e fino a 55 anni
- 16 mesi dai 55 anni
Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2015
- 10 mesi fino a 50 anni
- 12 mesi oltre 50 anni e fino a 55 anni
- 16 mesi dai 55 anni

• Periodo transitorio mobilità
In mobilità dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2016. Periodo massimo del diritto all’indennità di mobilità.

Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2013
- 12 mesi fino a 40 anni di età (24 mesi per regioni del Sud)
- 24 mesi oltre i 40 e fino a 50 anni (36 mesi)
- 36 mesi dai 50 anni (48 mesi)
Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2014
- 12 mesi fino a 40 anni (18 mesi)
- 24 mesi oltre i 40 e fino a 50 anni (30 mesi)
- 30 mesi dai 50 anni (42 mesi)
Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2015
- 12 mesi fino a 40 anni (12 mesi)
- 18 mesi oltre i 40 e fino a 50 anni (24 mesi)
- 24 mesi dai 50 anni (36 mesi)
Dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2016
- 12 mesi fino a 50 anni (12 mesi elevato a 18 da 40 anni)
- 18 mesi dai 50 anni (24 mesi)

• Una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi.
Dal 1° gennaio 2013 è istituita una indennità di disoccupazione una tantum per i collaboratori coordinati e continuativi che lavorano per un unico committente, i cui requisiti e modalità sono:
  1. reddito non superiore a 20mila euro, periodo di disoccupazione di almeno due mesi e versamento contributivo di almeno quattro mesi nell’anno precedente.
  2. Almeno 1 mese di contributi versati nell’anno di riferimento.
  3. L’importo, liquidato in un'unica soluzione se inferiore a 1.000 euro o in importi mensili se superiore, è pari al 5% del valore della Cig moltiplicato per il numero minore tra quello delle mensilità per le quali nell’anno precedente sono stati versati i contributi e quello delle mensilità non coperte dalla contribuzione (p.e. se nell’anno precedenti ci sono stati 8 mesi di lavoro e 4 mesi di disoccupazione si utilizza come moltiplicatore il 4; se ci sono stati 7 mesi di disoccupazione e 5 mesi di lavoro si utilizza il 5).

• Dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2016 il Ministero dell’economia può disporre la concessione della Cig e della mobilità in deroga.

• Dal 1° gennaio 2016 è abrogata la cassa integrazione straordinaria in caso di fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria e dal 1° gennaio 2017 è abrogato l’obbligo di versamento delle mensilità Inps previste per l’azienda che intende fare licenziamenti collettivi (il trattamento di Cigs è esteso alle imprese del trasporto aereo e al sistema aeroportuale, alle imprese commerciali e di viaggi e turismo con più di 50 dipendenti, alle imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti).

• Sono istituiti i fondi di solidarietà obbligatori per le imprese con più di 15 dipendenti nei settori non coperti dal trattamento di cassa integrazione, la cui gestione è affidata all’Inps, e per i quali è necessaria la definizione di accordi sindacali da stipulare entro il 31 marzo 2013:
  1. contribuzione minima del 1,5% ripartita per due terzi alle imprese e per un terzo al lavoratore.
  2. Obbligo di pareggio di bilancio, in assenza di copertura finanziaria la prestazione non è erogata.
  3. Copertura massima pari a un ottavo delle ore lavorabili calcolate in un biennio mobile (8% delle ore lavorabili) con le stesse modalità e per gli stessi importi dell’Aspi.
  4. Definire ulteriori tutele integrative in caso di disoccupazione, incentivazioni all’esodo, contribuzioni ai programmi formativi finalizzati alla riconversione e alla riqualificazione.
  5. Con le stesse finalità possono essere istituiti fondi anche nei settori coperti dalla cassa integrazione.
  6. Nei settori, per imprese con più di 15 dipendenti, nei quali non si stipulano entro il 31 marzo gli accordi sindacali istitutivi, è attivato un fondo residuale presso l’Inps a cui contribuiscono le imprese e i lavoratori interessati.
  7. Il fondo residuale Inps garantisce la copertura massima pari a un ottavo delle ore lavorabili calcolate in un biennio mobile (8% delle ore lavorabili), è finanziato con un contributo straordinario da definire in corrispondenza al fabbisogno.

• Interventi per i lavoratori anziani e per le donne nelle regioni del meridione.
  1. Le aziende con più di 15 dipendenti possono incentivare l’esodo di lavoratori che maturano i requisiti pensionistici entro 4 anni dal licenziamento corrispondendo al lavoratore il trattamento di pensione e all’Inps la contribuzione fino al raggiungimento dei requisiti.
  2. Alle aziende spetta uno sgravio contributivo del 50% (fino a 18 mesi in caso di conferma) per le assunzioni a tempo determinato di lavoratori con 50 anni di età anagrafica e disoccupati da oltre 12 mesi.

• Ulteriori disposizioni nel mercato del lavoro
  1. Le dimissioni durante il periodo di gravidanza e nei primi tre anni di vita del bambino devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro.
  2. Il lavoratore padre ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di tre giorni entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, di cui due in sostituzione della madre, con il riconoscimento di un’indennità a carico dell’Inps pari al 100% della retribuzione; alla lavoratrice madre - al termine del congedo di maternità, fino agli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale – è riconosciuta la corresponsione di voucher per il servizio di baby-sitting.
  3. Il permesso di soggiorno del lavoratore immigrato disoccupato è confermato per tutto il periodo di durata della prestazione di sostegno al reddito e comunque non inferiore a un anno.

• Copertura finanziaria
Sono stimati i costi fino al 2021 per un importo complessivo di 20 mld e 368 mil - di cui 9 miliardi e 623 milioni entro il 2016, anno in cui sono a regime i nuovi ammortizzatori - (1.719 milioni nel 2013 - 2.921 nel 2014 – 2.500 nel 2015 – 2.482 nel 2016).
Solo per gli anni 2013-2014-2015 è definita la copertura finanziaria in carico - per un valore che oscilla tra il 66% e il 69% a seconda degli anni - a risparmi di spesa e alle maggiori entrate.
Il restante 31-34% degli importi di spesa previsti per gli anni 2013-2014-2015 e importi già definiti – che rispettano le stesse % degli anni precedenti - per gli anni successivi dal 2016 sino a tutto il 2021 sono coperti attraverso la riduzione delle dotazioni destinate alle restituzioni e ai rimborsi di imposta.
Nella legge non è prevista la copertura finanziaria, per il 66%-69% dei costi, dopo il 2016.


Le metalmeccaniche e i metalmeccanici si mobilitano
Le metalmeccaniche e i metalmeccanici non approvano le ipotesi di modifica al mercato del lavoro, alla disciplina dei licenziamenti e degli ammortizzatori sociali inseriti nel disegno di legge varato dal Governo nei primi giorni di aprile. E il loro dissenso lo hanno fatto capire mobilitandosi quotidianamente, in tutti i territori, da un mese a questa parte.
Alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici non piace un provvedimento che non riduce assolutamente la precarietà, non rende universali per tutte le forme di lavoro e per tutte le imprese gli ammortizzatori sociali e il sostegno al reddito e, per di più, svuota di valore l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
La mobilitazione delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici non si ferma, e continuerà fino allo sciopero generale, affinché il Parlamento cambi il disegno di legge del Governo.
Su www.fiom.cgil.it aggiornamento continuo delle iniziative, degli scioperi e delle mobilitazioni di cui giungono notizie dai territori e dai luoghi di lavoro