Visualizzazione post con etichetta uaw. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta uaw. Mostra tutti i post

mercoledì 12 dicembre 2012

Rassegna Stampa: Il Post


Il Michigan ha approvato 
la legge contro i sindacati 

Vieta che l'iscrizione dei lavoratori sia di fatto obbligatoria: secondo i repubblicani creerà nuovi posti di lavoro, 12 mila persone hanno protestato sotto la neve  nella capitale Lansing 


La Camera del Michigan ha approvato la cosiddetta “legge sul diritto al lavoro”, che vieterà ai sindacati di chiedere il pagamento di una tariffa anche ai non iscritti, come condizione per ottenere un lavoro. La legge, che era stata approvata al senato venerdì scorso, è stata proposta dai repubblicani – che hanno la maggioranza al Congresso del paese – sostenendo che favorirà la libertà di scelta dei cittadini e che garantirà nuovi posti di lavoro. Secondo i democratici invece è una misura che punta soltanto a indebolire i sindacati.
Più di 12 mila persone da tutto il paese si sono radunate nella capitale Lansing per protestare. Circa duemila sono entrate all’interno del Campidoglio, dov’era in discussine la legge, mentre diecimila hanno manifestato fuori dall’edificio, sotto la neve. Le manifestazioni erano iniziate già la scorsa settimana dopo l’approvazione del senato: la polizia aveva arrestato otto persone. Il governatore repubblicano Rick Snyder, che negli ultimi due anni ha criticato la legge ritenendola troppo divisiva e controversa, si è ora detto disposto a firmarla, nonostante le richieste dei democratici di porre il veto o sottoporla a referendum popolare. I sindacati sperano comunque di raccogliere le firme necessarie per chiedere il referendum nel 2014.

La legge riguarda i sindacati del settore privato e pubblico, fatta eccezione per i pompieri e i poliziotti. Secondo alcuni esperti non produrrà cambiamenti immediati nella vita dei lavoratori, perché verranno comunque mantenuti i contratti stipulati più di recente. L’effetto principale sarà molto probabilmente quello di indebolire i sindacati, che in Michigan sono piuttosto potenti e organizzati, soprattutto nel settore automobilistico. In particolare verrà colpito lo United Auto Workers, il sindacato più ricco degli Stati Uniti (nonostante gli accordi sottoscritti da UAW per abbassare il costo del lavoro durante la crisi e l'impiego del fondo pensione UAW siano stati determinanti nel salvataggio di Chrisler - NdB).  
Un eventuale indebolimento delle unioni sindacali potrà però avere ripercussioni future sugli stipendi degli operai, perché i sindacati avranno meno peso contrattuale e saranno costretti ad accettare condizioni di lavoro più sfavorevoli. Anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è intervenuto sulla questione e dopo una visita a una fabbrica di Redford, in Michigan, ha detto che «queste cosiddette leggi sul diritto al lavoro non hanno niente a che fare con l’economia. Hanno a che fare con la politica. Hanno a che fare con farvi lavorare per meno soldi».

11/12/2012







domenica 18 settembre 2011

Rassegna Stampa: La Repubblica




Il no del sindacato Usa al teorema Marchionne

Articolo di Roberto Mania su La Repubblica del 16/09/2011

Bob King ha detto no.
Il capo del potente sindacato americano dell’auto (Uaw) non ha alcuna intenzione di firmare in automatico il rinnovo del contratto dei 26 mila metalmeccanici della Chrysler. 
Bob King vuole trattare: chiede due dollari di aumento l’ora per i nuovi assunti (che, finora, per via della ristrutturazione, sono stati pagati 14 dollari l’ora contro i 28 dei lavoratori anziani) e propone una partecipazione agli utili dei lavoratori. 
Così Bob King non si è presentato due giorni fa all’appuntamento con Sergio Marchionne, ad della Fiat-Chrysler. Perché se riuscirà a strappare di più dai due grandi di Detroit, General Motors e Ford, King alzerà il prezzo. Tattica sindacale. 
Con possibili ricadute nell’head quarter della multinazionale dell’auto, cioè Torino. 
Perché il no di Bob King finisce per smontare un po’ il “teorema Marchionne” secondo cui per far andare bene le cose basta mettersi tutti dalla stessa parte, che poi è la sua. 
In Italia - nonostante il crollo continuo delle vendite (a luglio il gruppo ha perso quasi il 10 per cento in Europa ed ad agosto un altro 7,6 per cento) - a Marchionne hanno detto quasi tutti sempre sì. 
Ha detto sì il governo che, con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, gli ha fatto approvare una legge “ad aziendam” ; ha detto sì la Confindustria a tutti i capricci del manager italo-canadese che ancora non ha deciso se resterà iscritto alla confederazione; hanno detto sì la Cisl, la Uil, la Fismic e l’Ugl. È vero, ha sempre detto no la Fiom, nonostante i nì della Cgil, ma quelli di Landini e compagni sono ormai no quasi scontati. Invece il no di Bob King fa pensare a un classico della psicologia infantile, a quel “I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips in cui, proprio nelle prime pagine, c’è scritto tra l’altro: «Un no non è necessariamente un rifiuto dell’altro o una prevaricazione, ma può invece dimostrare la fiducia nella sua forza e nelle sue capacità. È il necessario corollario del dire sì: entrambi sono importantissimi». 
Potrebbe essere tardi ma se i ministri Sacconi e Romani cominciassero a dire qualche no alla chiusura delle fabbriche (da  Termini Imerese alla Irisbus) aiuterebbero chi rischia il posto, la Fiat e anche Marchionne. 
O no?


(16 settembre 2011)

lunedì 4 aprile 2011

Rassegna stampa: Federico Rampini su UAW


Il sindacato metalmeccanici Usa cede ancora sui salari

Il sindacato metalmeccanici Usa è pronto a nuove concessioni: lo United Auto Workers accetterebbe di estendere ulteriormente la quota dei lavoratori “a salario dimezzato”, se questo serve a rilanciare le assunzioni alla General Motors. Quello che era stato accettato come un sacrificio temporaneo quando GM e Chrysler rischiavano la bancarotta, diventa un sistema permanente di “classe operaia a due velocità”, la vecchia aristocrazia dei colletti blu pagati a salario pieno (in via di estinzione), e tutti i nuovi assunti a metà salario.

La Repubblica - mercoledì, 30 marzo 2011 

martedì 5 ottobre 2010

FIOM: Punto Fiom 8/2010



Per iscriversi alla mailing list e ricevere la newsletter inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it







Federazione Impiegati Operai Metallurgici



Verso la manifestazio
ne del 16 ottobre. «Sì ai diritti, no ai ricatti. Il lavoro è un bene comune»

Manifestiamo per il lavoro


In questi ultimi anni il lavoro è stato reso precario, è stato svalorizzato sul piano del salario – redistribuendo la ricchezza prodotta da chi lavora verso i profitti e le imprese – e oggi siamo in presenza di un attacco ai diritti sul lavoro che non ha precedenti. Basta pensare alla discussione in Parlamento sulle proposte del ministro Sacconi, che riguardano il collegato al lavoro, la sostituzione dei giudici e dei tribunali con arbitri, l’attacco allo Statuto dei lavoratori e la messa in discussione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di poter liberamente contrattare la propria
prestazione lavorativa in azienda.
Le imprese pensano che il lavoro come soggetto portatore di diritti non deve più esserci, pensano a un sistema in cui chi lavora deve aderire e sostenere le posizioni dell’azienda e non invece avere l’ambizione di poterle contrattare. Si riduce cioè il lavoro a pura merce e ad appendice dell’impresa.
Tutto questo è sbagliato, perché anche alle imprese servono l’intelligenza e la responsabilità delle persone. La storia del nostro paese insegna che proprio laddove ci sono stati accordi, contrattazione, valorizzazione delle professionalità delle persone, ci sono stati processi di innovazione, di sviluppo e di crescita anche delle imprese.
Tutto ciò determina inoltre un arretramento delle condizioni democratiche perché si fonda anche sul fatto che le imprese possono avere mano libera nelle decisioni e scegliersi i sindacati secondo la propria convenienza.
Difendere il lavoro vuol dire anche superare la precarietà. Non è più accettabile avere migliaia di rapporti di lavoro diversi, è utile ricondurre tutto ad alcune tipologie contrattuali:
il tempo indeterminato deve rimanere il rapporto di lavoro normale e di riferimento, vanno regolati i contratti a termine, il part time e l’apprendistato, e con queste tipologie nelle imprese si può tranquillamente rispondere alle esigenze del mercato.
Anche questo è un problema aperto, importante, perché vuol dire dare una prospettiva ai giovani.
Non ci sono persone che pensano che il loro mestiere è quello di essere precari sempre, e allo stesso tempo persone con la sicurezza del proprio lavoro e del proprio futuro possono far funzionare meglio anche le imprese.
Per queste ragioni, dire, come noi facciamo per la manifestazione, che «il lavoro è un bene comune», vuole anche dire che il lavoro deve tornare a essere interesse generale di questo paese e che quindi occorre che le imprese e le istituzioni investano sul lavoro, sulla formazione e sulla crescita.
Fare questo vuol dire anche porsi il problema di un diverso modello di sviluppo, perché è possibile puntare sulla qualità e sull’innovazione dei prodotti se c’è la qualità del lavoro, se c’è un investimento sulla formazione, se si sperimentano modelli organizzativi meno gerarchici, dove le persone possono realizzarsi nel lavoro che fanno. Ed è evidente che difendere il lavoro significa anche ribadire un ruolo di direzione di politica industriale dei contratti e della contrattazione collettiva così come è sempre stato nella storia del nostro paese.



Di seguito e nella pagina a seguire, i messaggi di solidarietà inviatici da Fism e Uaw. Adesioni e Solidarietà su www.fiom.cgil.it

Federazione internazionale sindacati metalmeccanici - Fism

A nome dei 25 milioni di metalmeccanici rappresentati dalla Federazione internazionale dei metalmeccanici in oltre 100 paesi nel mondo, voglio esprimere incondizionata solidarietà con i nostri fratelli e sorelle per la manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma il 16 ottobre.
La Fism è con voi nella lotta contro gli attacchi del Governo, di Confindustria e della Fiat al contratto nazionale, allo Statuto dei lavoratori e alla stessa Costituzione.
Sosteniamo inoltre la vostra campagna di denuncia della attuale legislazione relativa all'immigrazione che viola diritti fondamentali dei migranti come cittadini e come lavoratori.
La Fism e i suoi affiliati nel mondo sono con voi nella lotta per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici ad organizzarsi, contrattare collettivamente, avere lavori di qualità e vivere in una democrazia effettiva.
In solidarietà

Jyrki Raina, Segretario generale Fism


International Union, United Automobile, Aerospace & Agricultural implement workers of America - Uaw

Scriviamo per esprimere, a nome del milione di lavoratori e pensionati Uaw, il nostro sostegno e solidarietà con il vostro sindacato e la resistenza agli attacchi ispirati dal Governo ai fondamentali diritti del lavoro di tutti i metalmeccanici italiani.
L'attuale crisi economica ha messo in luce la necessità di rafforzare la solidarietà internazionale del movimento sindacale. La vostra lotta in Italia, per difendere i posti di lavoro, condizioni di lavoro dignitose, legalità e democrazia, è la stessa lotta che abbiamo di fronte anche qui negli Stati Uniti.
E, data la recente alleanza Fiat-Chrysler, è più importante che mai che la Uaw e la Fiom-Cgil lavorino in modo solidale. Uaw e i lavoratori americani guarderanno a voi quando, il 16 ottobre 2010, esprimerete la vostra protesta nelle strade di Roma. Auguriamo buona fortuna alla vostra manifestazione pubblica e per la vostra vittoria finale per la giustizia economica e sociale.
In solidarietà,

Bob King, Presidente, General Holiefield, Vice presidente, Dipartimento Uaw Chrysler



+ Fatica - Libertà!

La crisi ha mangiato posti di lavoro per tutti, specialmente nell’industria, ma come sempre le donne pagano il prezzo più alto.
Oltre 104.000 donne sono scomparse dall’industria negli ultimi 24 mesi con un calo impressionante proprio tra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, dove rappresentano circa il 46% del calo dell’occupazione totale e oltre il 92% del calo industriale del Nord.
Una crisi feroce, in cui le disparità tra i generi sono ancora più drammatiche.
Le donne sono più presenti nei settori marginali e obsoleti dell’industria, dove le crisi aziendali sono più drammatiche e senza soluzioni, così come nelle microimprese dove il padrone può licenziare senza giusta causa.
Ciò avviene perché gli ammortizzatori sociali e lo Statuto dei lavoratori non sono ancora estesi alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti, come la Fiom ha denunciato dall’inizio della crisi, chiedendone l’estensione e la generalizzazione.
Le donne sono le prime ad andar via quando le aziende aprono i processi di ristrutturazione, proponendo gli «esodi incentivati», magari accettando anche piccole somme, che gli uomini rifiutano.
La fatica sta diventando insopportabile.
Ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro al sabato e nei festivi, pressione sullo straordinario, il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più ossessivo. La maternità e il lavoro di cura, considerate solo come un costo aziendale e un impedimento alla produttività, sono fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale.
Manca qualsiasi intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura, il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro viene scaricato sulle spalle delle donne, sulla loro fatica e ingegnosità, sulla capacità di tirare avanti.
Questo sforzo quotidiano (calcolato in almeno due ore di lavoro in più al giorno) porta non solo fatica e stress, ma fa sì che le donne si ammalino di malattie professionali più degli uomini, perché le postazioni e i ritmi di lavoro non sono a misura del corpo delle donne, ma anche perché la doppia fatica le logora prima e più a fondo.
Il governo Berlusconi però ha aumentato l’età pensionabile delle donne nel pubblico e si propone di farlo anche per i settori privati, penalizzando le donne perché vivono più degli uomini e quindi costano troppo alla collettività.
Federmeccanica, insieme a Fim e Uilm, vuole distruggere il contratto nazionale, contrattando le deroghe.
Questa scelta sciagurata porterà a peggiorare le condizioni di lavoro e di salario ogni qualvolta i
padroni ne faranno richiesta.
Con le deroghe, le discriminazioni contro le donne diventeranno più diffuse e pesanti: Fim e Uilm potrebbero concordare più bassi salari per le donne «per favorirne l’assunzione », come potrebbero fare accordi che scambiano occupazione con tutele e diritti acquisiti, nonostante i princìpi di parità di trattamento che sono costati anni di lotte alle donne e che dovrebbero rappresentare una frontiera di civiltà non più valicabile.
Il ministro Sacconi e il governo Berlusconi vogliono cancellare i contratti nazionali e lo Statuto dei lavoratori, in particolar modo l’articolo 18, emanando una legge che introduce il contratto individuale e l’arbitrato al posto del ricorso ai giudice del lavoro.
Senza contratti e senza diritti, il nostro paese diventerà una giungla sociale dove il padrone avrà sempre ragione, perché la forza è dalla sua parte e i lavoratori e le lavoratrici diventeranno solo merce, senza dignità.









(la versione stampabile di PuntoFiom 8/2010 la puoi scaricare cliccando qui)