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Federazione Impiegati Operai Metallurgici
Verso la manifestazione del 16 ottobre. «Sì ai diritti, no ai ricatti. Il lavoro è un bene comune»
Manifestiamo per il lavoroIn questi ultimi anni il lavoro è stato reso precario, è s

tato svalorizzato sul piano del salario – redistribuendo la ricchezza prodotta da chi lavora verso i profitti e le imprese – e oggi siamo in presenza di un attacco ai diritti sul lavoro che non ha precedenti. Basta pensare alla discussione in Parlamento sulle proposte del ministro Sacconi, che riguardano il collegato al lavoro, la sostituzione dei giudici e dei tribunali con arbitri, l’attacco allo Statuto dei lavoratori e la messa in discussione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di poter liberamente contrattare la propria
prestazione lavorativa in azienda.
Le imprese pensano che il lavoro come soggetto portatore di diritti non deve più esserci, pensano a un sistema in cui chi lavora deve aderire e sostenere le posizioni dell’azienda e non invece avere l’ambizione di poterle contrattare. Si riduce cioè il lavoro a pura merce e ad appendice dell’impresa.
Tutto questo è

sbagliato, perché anche alle imprese servono l’intelligenza e la responsabilità delle persone. La storia del nostro paese insegna che proprio laddove ci sono stati accordi, contrattazione, valorizzazione delle professionalità delle persone, ci sono stati processi di innovazione, di sviluppo e di crescita anche delle imprese.
Tutto ciò determina inoltre un arretramento delle condizioni democratiche perché si fonda anche sul fatto che le imprese possono avere mano libera nelle decisioni e scegliersi i sindacati secondo la propria convenienza.
Difendere il lavoro vuol dire anche superare la precarietà. Non è più accettabile avere migliaia di rapporti di lavoro diversi, è utile ricondurre tutto ad alcune tipologie contrattuali:
il tempo indeterminato deve rimanere il rapporto di lavoro normale e di riferimento, vanno regolati i contratti a termine, il part time e l’apprendistato, e con queste tipologie nelle imprese si può tranquillamente rispondere alle esigenze del mercato.
Anche questo è un problema aperto, importante, perché vuol dire dare una prospettiva ai giovani.
Non ci sono persone che pensano che il loro mestiere è quello di essere precari sempre, e allo stesso tempo persone con la sicurezza del proprio lavoro e del proprio futuro possono far funzionare meglio anche le imprese.

Per queste ragioni, dire, come noi facciamo per la manifestazione, che «il lavoro è un bene comune», vuole anche dire che il lavoro deve tornare a essere interesse generale di questo paese e che quindi occorre che le imprese e le istituzioni investano sul lavoro, sulla formazione e sulla crescita.
Fare questo vuol dire anche porsi il problema di un diverso modello di sviluppo, perché è possibile puntare sulla qualità e sull’innovazione dei prodotti se c’è la qualità del lavoro, se c’è un investimento sulla formazione, se si sperimentano modelli organizzativi meno gerarchici, dove le persone possono realizzarsi nel lavoro che fanno. Ed è evidente che difendere il lavoro significa anche ribadire un ruolo di direzione di politica industriale dei contratti e della contrattazione collettiva così come è sempre stato nella storia del nostro paese.
Di seguito e nella pagina a seguire, i messaggi di solidarietà inviatici da Fism e Uaw. Adesioni e Solidarietà su www.fiom.cgil.it
Federazione internazionale sindacati metalmeccanici - FismA nome dei 25 milioni di metalmeccanici rappresentati dalla Federazione internazionale dei metalmeccanici in oltre 100 paesi nel mondo, voglio esprimere incondizionata solidarietà con i nostri fratelli e sorelle per la manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma il 16 ottobre.
La Fism è con voi nella lotta contro gli attacchi del Governo, di Confindustria e della Fiat al contratto nazionale, allo Statuto dei lavoratori e alla stessa Costituzione.
Sosteniamo inoltre la vostra campagna di denuncia della attuale legislazione relativa all'immigrazione che viola diritti fondamentali dei migranti come cittadini e come lavoratori.
La Fism e i suoi affiliati nel mondo sono con voi nella lotta per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici ad organizzarsi, contrattare collettivamente, avere lavori di qualità e vivere in una democrazia effettiva.
In solidarietà
Jyrki Raina, Segretario generale FismInternational Union, United Automobile, Aerospace & Agricultural implement workers of America - Uaw 
Scriviamo per esprimere, a nome del milione di lavoratori e pensionati Uaw, il nostro sostegno e solidarietà con il vostro sindacato e la resistenza agli attacchi ispirati dal Governo ai fondamentali diritti del lavoro di tutti i metalmeccanici italiani.
L'attuale crisi economica ha messo in luce la necessità di rafforzare la solidarietà internazionale del movimento sindacale. La vostra lotta in Italia, per difendere i posti di lavoro, condizioni di lavoro dignitose, legalità e democrazia, è la stessa lotta che abbiamo di fronte anche qui negli Stati Uniti.
E, data la recente alleanza Fiat-Chrysler, è più importante che mai che la Uaw e la Fiom-Cgil lavorino in modo solidale. Uaw e i lavoratori americani guarderanno a voi quando, il 16 ottobre 2010, esprimerete la vostra protesta nelle strade di Roma. Auguriamo buona fortuna alla vostra manifestazione pubblica e per la vostra vittoria finale per la giustizia economica e sociale.
In solidarietà,
Bob King, Presidente, General Holiefield, Vice presidente, Dipartimento Uaw Chrysler+ Fatica - Libertà! La crisi ha mangiato posti di lavoro per tutti, specialmente nell’industria, ma come sempre le donne pagano il prezzo più alto.
Oltre 104.000 donne sono scomparse dall’industria negli ultimi 24 mesi co

n un calo impressionante proprio tra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, dove rappresentano circa il 46% del calo dell’occupazione totale e oltre il 92% del calo industriale del Nord.
Una crisi feroce, in cui le disparità tra i generi sono ancora più drammatiche.
Le donne sono più presenti nei settori marginali e obsoleti dell’industria, dove le crisi aziendali sono più drammatiche e senza soluzioni, così come nelle microimprese dove il padrone può licenziare senza giusta causa.
Ciò avviene perché gli ammortizzatori sociali e lo Statuto dei lavoratori non sono ancora estesi alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti, come la Fiom ha denunciato dall’inizio della crisi, chiedendone l’estensione e la generalizzazione.
Le donne sono le prime ad andar via quando le aziende aprono i processi di ristrutturazione, proponendo gli «esodi incentivati», magari accettando anche piccole somme, che gli uomini rifiutano.
La fatica sta diventando insopportabile.
Ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro al sabato e nei festivi, pressione sullo straordinario, il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più ossessivo. La maternità e il lavoro di cura, considerate solo come un costo aziendale e un impedimento alla produttività, sono fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale.
Manca qualsiasi intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura, il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro viene scaricato sulle spalle delle donne, sulla loro fatica e ingegnosità, sulla capacità di tirare avanti.
Questo sforzo quotidiano (calcolato in almeno due ore di lavoro in più al giorno) porta non solo fatica e stres

s, ma fa sì che le donne si ammalino di malattie professionali più degli uomini, perché le postazioni e i ritmi di lavoro non sono a misura del corpo delle donne, ma anche perché la doppia fatica le logora prima e più a fondo.
Il governo Berlusconi però ha aumentato l’età pensionabile delle donne nel pubblico e si propone di farlo anche per i settori privati, penalizzando le donne perché vivono più degli uomini e quindi costano troppo alla collettività.
Federmeccanica, insieme a Fim e Uilm, vuole distruggere il contratto nazionale, contrattando le deroghe.
Questa scelta sciagurata porterà a peggiorare le condizioni di lavoro e di salario ogni qualvolta i
padroni ne faranno richiesta.
Con le deroghe, le discriminazioni contro le donne diventeranno più diffuse e pesanti: Fim e Uilm potrebbero concordare più bassi salari per le donne «per favorirne l’assunzione », come potrebbero fare accordi che scambiano occupazione con tutele e diritti acquisiti, nonostante i princìpi di parità di trattamento che sono costati anni di lotte alle donne e che dovrebbero rappresentare una frontiera di civiltà non più valicabile.
Il ministro Sacconi e il governo Berlusconi vogliono cancellare i contratti nazionali e lo Statuto dei lavoratori, in particolar modo l’articolo 18, emanando una legge che introduce il contratto individuale e l’arbitrato al posto del ricorso ai giudice del lavoro.
Senza contratti e senza diritti, il nostro paese diventerà una giungla sociale dove il padrone avrà sempre ragione, perché la forza è dalla sua parte e i lavoratori e le lavoratrici diventeranno solo merce, senza dignità.

(la versione stampabile di PuntoFiom 8/2010 la puoi scaricare cliccando qui)