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mercoledì 29 febbraio 2012

FIOM: ProntoFIOM informa Fiat - 800.658.166



QUELLO CHE LA FIAT NON DICE SUL...
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NUOVO CONTRATTO

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IO VOGLIO LA FIOM IN FIAT. ADESSO.




INTRODUZIONE

Nel 2011 Fiat e Fiat Industrial hanno deciso unilateralmente di cancellare il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e tutta la contrattazione aziendale senza alcuna vera negoziazione con le Organizzazioni Sindacali. L'obiettivo è demolire i diritti e le libertà conquistate negli anni. Attraverso la sola adesione delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori alle disposizioni dell'azienda, infatti nonostante la richiesta di 20.000 lavoratrici e lavoratori di tenere un referendum abrogativo del Ccsl ad oggi non c'è stata risposta. Sembra che in Fiat si possa votare solo quando decide l’azienda.
 
 

A chi si rivolge
Ci rivolgiamo a tutte le lavoratrici e i lavoratori di Fiat e Fiat Industrial al fine di rendere chiari i peggioramenti introdotti col Ccsl dal 1° gennaio 2012:


Rappresentanza sindacale negata
Dal primo gennaio 2012 i lavoratori non possono più scegliersi liberamente il sindacato: sono negati alla Fiom-Cgil, perché non ha aderito al Ccsl, i diritti di assemblea, permessi e la saletta.
  • Rsu cancellate e sostituite dalle Rsa (che possono essere nominate anche senza il voto dei lavoratori).
  • Cancellazione di fatto della contrattazione e della negoziazione con l'istituzione delle commissioni in cui in ultima istanza decide la Direzione aziendale.

Clausola di responsabilità solo per i lavoratori
Fiat impone con le sanzioni previste dal Ccsl alle organizzazioni sindacali (cancellazione dei permessi, delle trattenute) e ai lavoratori (provvedimenti disciplinari fino al licenziamento) l'adesione a tutte le norme, mentre la Direzione aziendale non assume alcun impegno sul futuro industriale.


Inquadramento e anzianità
Si passa dagli 8 livelli precedenti a 5 gruppi professionali con 2 fasce per ciascun gruppo dal 3° al 5°. Per chi è in forza dal 31 dicembre 2011 ed ha già maturato il 5° scatto da almeno 4 anni si passa da un massimo di 5 a 6 scatti. È eliminato il passaggio automatico dal 2° al 3°.



Orari, turni e lavoro straordinario
La durata giornaliera e settimanale dell'orario di lavoro è decisa dalla Direzione Aziendale (10, 17, 18 turni).
  • Coi 18 turni sono compresi sabato e domenica.
  • È previsto il taglio di 10 minuti della pausa turno (con l'entrata in vigore dell'ergo Uas).
  • Per esigenze aziendali la mezz'ora di pausa pranzo può essere monetizzata.
  • La Direzione può comandare 120 ore di straordinario, aumentando così l'orario di lavoro settimanale che potrà essere fino a 6 giorni consecutivi. Tutto questo mentre nel settore auto prevale un uso massiccio della Cassa Integrazione Guadagni.

La retribuzione: tutto cambia affinché nulla cambi
La retribuzione rimane sostanzialmente invariata (si guardino le comparazioni delle buste paga) solo lavorando di più e in turni disagiati si hanno incrementi della retribuzione. E ci mancherebbe altro!


Quello che Fiat non ti dice...


Malattia
Nel 1° semestre 2012 il primo giorno di mutua non è retribuito:
  • se ti ammali 2 volte per almeno 5 giorni a ridosso di ferie o riposi.
Da gennaio 2013 i primi 2 giorni non saranno retribuiti se:
  • si ammalano più del 4% ed in seguito il 3,5% dei dipendenti.

Premio (fedeltà) 2012
I 600 euro del premio saranno erogati a luglio solo a chi avrà effettivamente lavorato almeno 870 ore da gennaio a giugno, quindi il numero massimo di assenze possibili (comprese le pause, la malattia,la Legge 104, l’allattamento, la maternità, i permessi, gli infortuni) sono circa 9 giorni.



numero verde PRONTOFIOM: 800.658.166
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17
www.fiom.cgil.it | www.fiomnetwork.it
email: prontofiom@fiom.cgil.it


martedì 6 dicembre 2011

FIOM: SCIOPERO GENERALE 8 ORE LUNEDì 12 DICEMBRE


Lunedì 12 dicembre 8 ore di sciopero generale
delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici

Per cambiare la manovra del Governo, contro la scelta della Fiat di cancellare il contratto nazionale.

La manovra economica annunciata dal Governo è ingiusta, socialmente insopportabile, fa cassa su chi ha sempre pagato, aumenta i divari fra i ricchi da una parte e lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati dall’altra producendo un impoverimento di massa e sempre maggiore incertezza nella vita delle persone.

Fra i provvedimenti più odiosi:
  • Pensioni. Non saranno più adeguate alla crescita dell’inflazione le pensioni sopra i 900 euro lordi; passaggio immediato al sistema contributivo pro-rata per tutti con abbattimento secco dell’importo per chi è in prossimità della pensione; uscita dal lavoro per le donne dai 62 ai 70 anni, per gli uomini dai 66, nel 2018 uguale per tutti; pensione di anzianità con 42 anni di contributi e riduzione dei rendimenti.
  • Ici/Imu. La tassa sulla prima casa viene reintrodotta per tutti e cambia nome perché servirà per pagare il debito e non andrà più ai comuni per i servizi.
  • Iva. Sale di 2 punti, aumentando così il costo dei beni di consumo.
  • Solo briciole sui lussi ma non c’è nulla che assomigli a una patrimoniale o a una tassazione delle rendite finanziarie.

Questa manovra rende sempre più precarie le condizioni e il reddito da lavoro e non produce quella necessaria discontinuità con le scelte del Governo Berlusconi di cancellare diritti e Stato sociale.

Non è così che si fa equità, non è così che si progetta un diverso modello sostenibile per la vita e per l’ambiente!

È necessario:
  • Rimettere in discussione provvedimenti che allargano l’ingiustizia sociale.
  • Cancellare l’articolo 8 della finanziaria del Governo precedente che annulla contratti nazionali e leggi attraverso le deroghe, compreso l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti discriminatori.
  • Difendere il lavoro e l’occupazione e mettere in campo una nuova politica industriale di qualità, anche attraverso l’intervento pubblico.
  • Respingere le scelte della Fiat di uscita dal Contratto nazionale, resa oggi ancora più grave dalla decisione, presa insieme ai sindacati firmatari degli accordi separati, di estendere l’accordo di Pomigliano a tutti gli 80.000 lavoratori del Gruppo, senza alcun mandato e mettendo in discussione le libertà sindacali in questo Paese.
  • Difendere la Costituzione, le libertà sindacali e la democrazia, il diritto di sciopero, il diritto al lavoro e al Contratto nazionale di lavoro.


lunedì 12 settembre 2011

FIOM Torino: Libertà e Giustizia raccoglie firme per il referendum



REFERENDUM ELETTORALE
CONTRO IL PORCELLUM
 


Scheda tecnica:
Contenuto e finalità dei quesiti.



I quesiti referendari: contenuto, finalità
(a cura di Andrea Morrone)
 

Il comitato referendario per i collegi uninominali l’11 luglio 2011 ha presentato in Corte di Cassazione due richieste di referendum abrogativo, aventi ad oggetto la disciplina vigente per l’elezione dei due rami del Parlamento, come modificata dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante “Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”. In breve: tendono ad abrogare la “legge Calderoli”, dal nome del Ministro proponente, conosciuta universalmente col nome di “porcellum” o di “legge porcata”, come la definì lo stesso Roberto Calderoli poco dopo l’approvazione parlamentare.
 
Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in un Seminario organizzato dall’Associazione politico‐culturale “Astrid”, diretta da Franco Bassanini.


Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli” ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica).
 
Com’è noto, queste due leggi, scritte “sotto dettatura” (come pretese il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) della volontà popolare espressasi nel referendum del 18 aprile 1993 (il referendum Segni), introducevano, al posto della disciplina precedente (di tipo proporzionale), un sistema misto, in base al quale i seggi di Camera e Senato erano assegnati per il 75% mediante l’elezione di candidati in altrettanti collegi uninominali, e per il restante 25% con metodo proporzionale (legge giornalisticamente definita il “Mattarellum”, dal nome del deputato Sergio Mattarella, relatore del testo).
 
Questo secondo quesito costituisce una variante del primo ma ha il medesimo obiettivo: nel senso che, con una tecnica abrogativa mirata, disposizione per disposizione, elimina comunque la disciplina introdotta dalla “legge Calderoli” al fine di ripristinare la “legge Mattarella”. L’idea di ricorrere a questa tecnica di abrogazione dei singoli disposti legislativi che ordinano la sostituzione normativa è stata avanzata da un costituzionalista, Massimo Luciani, nel Seminario di Astrid del 2007, ed è stata fatta propria da numerosi costituzionalisti. Questa idea, poi, si è tradotta nel secondo quesito che, Andrea Morrone, col concorso di altri colleghi costituzionalisti e esperti di referendum abrogativi, ha materialmente confezionato, per essere depositato in Cassazione.

Con due tecniche diverse di incisione sulle disposizioni di modifica introdotte dalla legge n. 270 del 2005 alla disciplina previgente (integralmente abrogativa nel quesito n. 1 di colore blu; parzialmente abrogativa nel quesito n. 2 di coloro rosso), si mira a eliminare tutta la disciplina introdotta con la “legge Calderoli”, con la quale si è votato il Parlamento nel 2006 e nel 2008. Il risultato sarà lo stesso: abrogare in maniera totale la “legge porcata”, eliminando tutti i suoi principali contenuti: liste bloccate, premio di maggioranza, distribuzione proporzionale dei seggi, soglie di sbarramento assai esigue.

I due quesiti, però, non si limitano solamente ad abrogare la disciplina elettorale introdotta con legge n. 270/2005, obiettivo che la Corte costituzionale non accetterebbe: attraverso l’abrogazione della “legge Calderoli”, come legge che sostituisce singole disposizioni della disciplina previgente (il c.d. Mattarellum), si vuole produrre la reviviscenza di quest’ultima.

L’effetto di entrambi i quesiti è eliminare, come detto, la disciplina sostitutiva, con l’effetto di ripristinare quella sostituita. Attraverso la reviviscenza delle norme precedenti, dopo l’esito positivo dei referendum per i collegi uninominali, si permetterà alle due Camere di essere elette attraverso le regole introdotte nel 1993 dal c.d. Mattarellum.

Con questa legge l’Italia ha conosciuto, per la prima volta nella sua storia politica, l’alternanza degli schieramenti di governo nel 1996 e nel 2001. Il “Mattarellum”, attraverso i collegi uninominali, ha permesso all’elettore di scegliere direttamente il candidato del proprio territorio, rendendo effettivo il diritto di voto che la lista bloccata invece svilisce, costringendo l’elettore a ratificare scelte fatte da pochi, trasformando il Parlamento in un consesso di nominati e non di eletti. Pur prevedendo una quota di seggi attribuiti con metodo proporzionale, assicurando così una legittima rappresentanza anche alle forze politiche più piccole, la “legge Mattarella” conteneva una soglia di sbarramento implicita del 4%, e non quella ben più piccola, causa di frammentazione e divisione, pari all’1 o al 2% previste dalla “legge Calderoli” per le forze politiche che partecipano ad una coalizione.



Da martedì 13 settembre, dalle 15 alle 19, in piazza San Carlo a Torino (lato Banca Intesa) Libertà e Giustizia organizza un banchetto per la raccolta delle firme per l’abrogazione della legge elettorale “porcellum” ed il ripristino del cosiddetto “Mattarellum”.

mercoledì 23 marzo 2011

FIOM: Libia - fermare i bombardamenti e intraprendere le iniziative per arrivare alla pace.

 
 Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale 





NOTA STAMPA

Libia. Fiom: “Fermare i bombardamenti e intraprendere le iniziative diplomatiche per arrivare alla pace. L’Italia e l’Europa svolgano il loro ruolo e garantiscano la protezione dei profughi”


La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil ha diffuso oggi la seguente nota.

“La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil valuta con grande preoccupazione la drammatica situazione che si è determinata in Libia.”
“È necessario fermare i bombardamenti, arrivare immediatamente ad un cessate il fuoco e che l’Onu intraprenda le iniziative politiche diplomatiche utili ad una soluzione negoziata del conflitto.”
“È necessario che l’Onu, attraverso l’invio di osservatori e di mezzi, garantisca effettivamente le condizioni per difendere i diritti umani della popolazione e impedisca che la risoluzione 1973 venga usata per scatenare una guerra, superando ogni lettura ambigua. La pace, infatti, non può essere difesa con atti di guerra.”
“La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil, nel condannare il carattere dispotico e autoritario del regime di Gheddafi, è convinta che la difesa dei diritti umani e il sostegno a chi si batte per la libertà e la democrazia si realizzano fermando la violenza e favorendo il negoziato politico ad ogni livello.”
“È su questo terreno che l’Italia e l’Europa devono e possono svolgere un ruolo decisivo per la pace e la sicurezza nel Mediterraneo, superando le ambiguità e i ritardi accumulati.”
“La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil, in quanto parte del movimento per la pace, considera utile che per tali obiettivi si sviluppi una discussione e mobilitazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dell’opinione pubblica, che chieda anche di garantire misure di protezione dei profughi e di predisporre in Italia e in Europa una dignitosa accoglienza dei migranti.”

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

Roma, 21 marzo 2011

domenica 17 ottobre 2010

FIOM: comunicato stampa - Caso Capozzi



COMUNICATO STAMPA


Decreto sul caso Capozzi: condotta anti-sindacale e reintegro

La Fiom-Cgil rende noto che oggi, giovedì 14 ottobre, è stato pubblicato il decreto con cui il Tribunale di Torino, ieri, aveva deciso il reintegro di Pino Capozzi, il lavoratore licenziato a luglio dalla Fiat per aver diffuso, tramite la posta elettronica aziendale, un volantino sindacale.

Nel decreto si dichiara «antisindacale la condotta tenuta dalla società convenuta e consistita nel licenziamento» intimato a Pino Capozzi il 13 luglio di quest'anno; e si ordina all'azienda di «dar corso alla reintegrazione di detto lavoratore nel suo posto di lavoro».

Nel decreto si legge altresì, rispetto all'utilizzo della posta elettronica, che «tale profilo è residuale rispetto ai fini della decisione avendo l'azienda applicato la sanzione espulsiva in ragione del contenuto dell'email inviata dal dipendente e non tanto per l'uso abusivo della posta elettronica». Rispetto poi ai contenuti del testo il tribunale afferma che «la terminologia utilizzata nell'email in esame non risulta di per sé lesiva della reputazione» aziendale ma rappresenta «una forte critica sindacale».

Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «Ci aspettiamo che Fiat reintegri Pino Capozzi e già nella giornata di oggi abbiamo provveduto, attraverso i nostri legali, a chiedere formalmente all'azienda di dar corso a quanto deciso dal tribunale, reintegrando il lavoratore al suo effettivo posto di lavoro. Auspichiamo che avendo la sentenza disinnescato un altro dei fronti aperti con Fiat, sanando un'ingiustizia e riaffermando la libertà di opinione e i diritti dei lavoratori, ci siano le condizioni perché il confronto con l'azienda ritorni su binari normali, e si possa tornare a discutere delle prospettive industriali del gruppo in Italia e a Torino in particolare».

Silvia Ingegneri e Elena Poli, avvocati della Fiom-Cgil, dichiarano: «Il provvedimento emesso dal Giudice di Torino ribadisce, in ossequio alle disposizioni normative, il diritto dei lavoratori di esprimere liberamente il loro pensiero anche in modo fortemente critico rispetto alle posizioni aziendali e lo fa chiarendo che questa manifestazione di pensiero costituisce esercizio della libertà sindacale. Del resto il diritto di critica è costituzionalmente garantito e trova il suo limite nella lesione di altri diritti di pari livello, quali il decoro e la reputazione dell'azienda che nel caso di specie non sono stati ritenuti violati, oltre a costituire uno dei fondamenti stessi dell'attività sindacale anch'essa garantita dalla Costituzione».

Torino, 14 ottobre 2010 Ufficio stampa Fiom




mercoledì 13 ottobre 2010

FIOM: più FATICA meno LIBERTA'

La Crisi ha mangiato posti di lavoro per tutti, specialmente nell’industria, ma come sempre le donne pagano il prezzo più alto.
Oltre 104.000 donne sono scomparse dall’industria negli ultimi 24 mesi con un calo impressionante proprio tra i lavoratori con contratto a tempo indeterminato dove rappresentano circa il 46% del calo dell’occupazione totale e oltre il 92% del calo industriale del NORD.
Una crisi feroce, in cui le disparità tra i generi sono ancora più drammatiche. Per le donne l’espulsione dal lavoro produttivo oltre a quelle con contratti temporanei e precari ha già colpito il cosiddetto “ nucleo forte” dell’occupazione andando a ridurre i posti di lavoro stabili.
Le donne sono più presenti nei settori marginali e obsoleti dell’ industria, dove le crisi aziendali sono più drammatiche e senza soluzioni, così come nelle microimprese dove il padrone può licenziare senza giusta causa.
Ciò avviene perché gli ammortizzatori sociali non sono ancora estesi alle piccolissime aziende, e lo Statuto dei lavoratori non si applica al di sotto dei15 dipendenti, come la Fiom ha denunciato dall’inizio della crisi, chiedendone invece l’estensione e generalizzazione.
Ma le donne sono anche le prime ad andar via quando le aziende grandi aprono i processi di ristrutturazione, proponendo gli “ esodi incentivati”, magari accettando anche piccole somme, che gli uomini rifiutano.
Perché la fatica sta diventando insopportabile: ritmi e carichi di lavoro crescono, turni di notte, lavoro al sabato e nei festivi, pressione sullo straordinario, il controllo e il regime di comando nei reparti produttivi diventa sempre più ossessivo. La maternità e il lavoro di cura mal tollerate, sono considerate solo come costo aziendale e impedimento alla produttività, fatte vivere alle lavoratrici come colpa e frustrazione professionale.
Manca qualsiasi intervento pubblico a sostegno del lavoro di cura,il peso del vivere quotidiano tra casa e lavoro viene scaricato sulle spalle delle donne, sulla loro fatica e ingegnosità, sulla capacità di tirare avanti e tenere insieme quello che non si riuscirebbe a tenere.
Questo sforzo quotidiano(calcolato in almeno due ore di lavoro in più al giorno) porta non solo fatica e stress, ma fa sì che le donne si ammalino di malattie professionali più degli uomini, perché le postazioni e i ritmi di lavoro non sono a misura del corpo delle donne, ma anche perché la doppia fatica le logora prima e più a fondo.
Il governo Berlusconi però ha aumentato l’età pensionabile delle donne nel pubblico e si propone di farlo anche per i settori privati, penalizzando le donne perché vivono più degli uomini e quindi costano troppo alla collettività.
Federmeccanica insieme a FIM e UIM, vuole distruggere il contratto nazionale, contrattando le deroghe.
Questa scelta sciagurata porterà a peggiorare condizioni di lavoro e di salario ogni qualvolta i padroni ne faranno richiesta.
Con le deroghe le discriminazioni contro le donne diventeranno più diffuse e pesanti: i Fim e Uilm potrebbero concordare più bassi salari per le donne “per favorirne l’assunzione”; potrebbero anche fare accordi che scambiano occupazione con tutele e diritti acquisiti, non ostante i principi di parità di trattamento che sono costati anni di lotte alle donne e che dovrebbero rappresentare una frontiera di civiltà non più valicabile.
Il Ministro Sacconi e il governo Berlusconi vogliono cancellare i contratti nazionali e lo Statuto dei lavoratori, in particolar modo l’articolo 18, con una legge che introduce il contratto individuale e l’arbitrato al posto del ricorso ai giudice del lavoro, quando un lavoratore vede negati i propri diritti.
Senza contratti e senza diritti: una giungla sociale dove il padrone avrà sempre ragione, perché la forza è dalla sua parte e i lavoratori e le lavoratrici diventeranno solo merce, senza dignità.

Le metalmeccaniche e i metalmeccanici
scendono in piazza con la FIOM il 16 ottobre 2010

Senza lotta contro la disuguaglianza,
il razzismo e le discriminazioni
non c’è libertà delle D
ONNE

SENZA LIBERTÀ DELLE DONNE NON C’È LIBERTÀ


martedì 25 maggio 2010

CGIL: appello per il 2 giugno

Appello per il 2 giugno

La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza, che, come ha ricordato il Presidente Giorgio Napolitano, non ha soltanto liberato il Paese dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista, ma ha riunificato l’Italia.
Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale.
La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani.
Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra i partiti Ora siamo vieppiù italiani ed europei. Ma siamo tanto più europei, se ogni cittadino, a Nord e a Sud, sente di appartenere alla stessa comunità, che ha fondamento nella Costituzione.
La Costituzione è base della nostra libertà.
In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
  • i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
  • la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo;
  • l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.

Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire.
Le riforme per rinnovare l’Italia vanno realizzate seguendo i principi della Carta Costituzionale.
Per queste ragioni invitiamo tutti coloro i quali si riconoscono in questi fondamentali principi ed obiettivi a partecipare alla manifestazione che si svolgerà a Milano il 2 giugno. Facciamo del 2 giugno la ricorrenza civile e popolare per imparare, ridestare e tenere svegli i valori fondanti della Repubblica e della Costituzione.

Comitato promotore:
ACLI Lombardia
ANPI Nazionale
ARCI
Associazione Adesso Basta
Associazione Culturale Punto Rosso
Casa della Carità
Casa della Cultura
CGIL
Il Popolo Viola Milano
Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Libertà e Giustizia