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martedì 11 dicembre 2012

RSU Dianos: punti raccolta firme per referendum popolare


Domani mercoledì 12 dicembre 2012 saranno attivi i seguenti banchetti di raccolta firme  per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Fiat Mirafiori
dalle ore 13.00 
alla porta 2 - corso Tazzoli
(banchetti su 3 porte distinte)

General Motors
dalle ore 11.30 alle ore 14.30
Corso Castelfidardo
(dietro il Politecnico)

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

lunedì 10 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso CSC


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom CSC
martedì 11 dicembre 2012 
dalle ore 12.00 alle ore 14.00

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Strada Pianezza, 289) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos sarà presente al banchetto di raccolta firme.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

domenica 2 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Sipal


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom Sipal
mercoledì 5 dicembre 2012 
dalle ore 12.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Via Invorio, 24) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo del 5 dicembre presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Sipal.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

sabato 17 novembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Microtecnica


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:

la RSU Fiom Microtecnica
mercoledì 21 novembre 2012 
dalle ore 11.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Piazza Arturo Graf, 147) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci in quanto durante la pausa pranzo del 21 novembre la RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare eventuali firmatari presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Microtecnica.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

martedì 23 ottobre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare - Giovedì 25/10/2012


Come già anticipato in precedenti comunicazioni, per contrastare il duro attacco ai diritti dei lavoratori da parte di Governo e Confindustria la FIOM sta mettendo in campo diverse iniziative compreso il ricorso ad un referendum popolare abrogativo.

Gli obiettivi che si intende raggiungere con il referendum sono:

  • la cancellazione dell'art.8 della Finanziaria 2011, articolo di legge "ad aziendam" pro-Fiat, che di fatto ha aperto la strada alle deroghe ai CCNL permettendo agli accordi aziendali di ridimensionare i minimi sindacali garantiti dai contratti nazionali su materie importanti come inquadramento del personale, orario di lavoro, ecc.
  • l'eliminazione delle modifiche apportate all'art.18 dello Statuto dei Lavoratori da parte della "Riforma del Lavoro Fornero" per ristabilire il diritto al reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa.

In questi giorni tutte le strutture territoriali FIOM sono impegnate ad organizzare e agevolare la raccolta firme per l'approvazione dei quesiti referendari.

La RSU Dianos, in accordo con la FIOM territoriale, organizza un 

Banco di raccolta firme
giovedì 25 ottobre 2012
dalle 12.30 alle 14.30
in largo Turati, 49
(esterno sede SCAI-Dianos).


Pertanto invitiamo tutti i lavoratori Dianos, i colleghi di SCAI e i lettori del blog ad aderire alla raccolta firme negli orari sopra indicati avendo l'accortezza di presentarsi al banco con un documento di identità in corso di validità.


Invitiamo tutti ad informare amici e conoscenti dell'iniziativa di raccolta firme per permetterne la buona riuscita

Grazie
La RSU Dianos

Torino, 19 ottobre 2012


Per maggiori informazioni:

http://www.fiom.cgil.it/eventi/2012/12-referendum/default.htm
www.referendumlavoro.it


Referendum: si scrive 'lavoro', si legge 'democrazia'

L'attacco al contratto nazionale e all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori va inserito all'interno di un processo ormai trentennale volto alla completa destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Con le modifiche alla legislazione sul lavoro varate dai Governi Berlusconi-Monti, tra l'altro senza nessun accordo con le parti sociali, si sono andate a smontare le principali difese sia individuali che collettive per chi lavora, alterando irrimediabilmente i rapporti di forza all'interno dei luoghi di lavoro. Tale processo è stato definito, giustamente, una 'lotta di classe al contrario'. Tutto questo sta avvenendo a tappe forzate sotto la direzione e supervisione di tutto l'establishment economico e finanziario europeo. Chi guida tale restaurazione sociale usa politicamente la crisi con il solo obiettivo di salvaguardare i profitti agendo su diritti e salari dei lavoratori e ponendo quindi le basi per una nuova fase di accumulazione del capitale.

All'interno del nuovo ordine, ai rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori viene assegnato un ruolo marginale e subalterno. Le “non-trattative” sulla riforma del sistema contrattuale, sulla riforma delle pensioni e sul mercato del lavoro sono a testimoniarci la svolta verso una nuova pratica autoritaria nelle relazioni sociali.

[...]

Certamente il referendum non è lo strumento più consono ed efficace nella regolamentazione delle relazioni e dei rapporti sociali, ma oggi lo diventa in quanto il lavoro, oltre a non trovare alcuna rappresentanza politica, non è più considerato un soggetto portatore di interessi autonomi all'interno della mediazione sociale.

Siamo altresì consapevoli che la difesa del contratto nazionale e dell'articolo 18 non 'parlano' alla generalità del disperso mondo del lavoro, non parlano ai giovani disoccupati, ai precari, ma questi, essendo tra i più importanti capisaldi della civiltà del lavoro, rappresentano tuttavia la chiave di volta verso la riunificazione del mondo del lavoro, attraverso la conquista di nuovi diritti e per una più sostenibile organizzazione del lavoro.

venerdì 19 ottobre 2012

RSU Dianos: assemblea sindacale martedì 23/10/2012

La RSU informa che
martedì 23 ottobre 2012
dalle ore 14.00 alle ore 15.00
in sala blu - 2° piano

è stata indetta una

Assemblea Sindacale.

L'ordine del giorno sarà il seguente:

  • Aggiornamento Situazione Rinnovo CCNL
  • Presentazione Referendum abrogativo art. 8 della Legge 148/2011 
  • Presentazione Referendum abrogativo modifiche "riforma Fornero" all'art.18 Legge 300/70
  • Sciopero Generale dei Metalmeccanici FIOM venerdì 16 novembre 2011
  • Implicazioni delle vertenze nazionali sul futuro aziendale
  • varie ed eventuali
 
Sarà presente il funzionario territoriale FIOM-CGIL Bruno Ieraci.


Siete tutti invitati a partecipare!


Il comunicato ufficiale è affisso in bacheca.

Saluti

La RSU

giovedì 18 ottobre 2012

FIOM: presentazione referendum abrogativi art.8 e modifiche Fornero ad art.18



Lo scorso 11 settembre sono stati depositati in Corte di Cassazione i quesiti referendari attraverso i quali viene richiesta l'abrogazione dell'art. 8 della Legge 148/2011 (la «Finanziaria/bis» del governo Berlusconi con la quale si distrugge il contratto nazionale, ammettendone deroghe da parte della contrattazione di secondo livello) e delle modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (negando al lavoratore ingiustamente licenziato per motivi «economici» il diritto al reintegro, e quindi cancellandolo nella sua essenza).
All'attacco durissimo portato al contratto nazionale e allo Statuto dei diritti dei lavoratori, la Fiom, come annunciato in piazza nella manifestazione del 9 marzo scorso, risponde con tutti i mezzi possibili a disposizione, compreso il ricorso al referendum abrogativo. Tutto ciò anche all'interno delle proposte avanzate lo scorso 9 giugno nel corso dell’iniziativa dal titolo «Il lavoro prende la parola. È ora di scegliere» organizzata per confrontarsi con i partiti, i movimenti, le associazioni e il mondo intellettuale e della cultura. Alla luce di tutto ciò, la Fiom, nel «Documento conclusivo» approvato dal Comitato centrale del 5-6 settembre scorsi ha deciso che «(...) in coerenza con le iniziative di lotta e di mobilitazione messe in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici in questi mesi, nel prendere atto che si è costituto un comitato promotore ampio e articolato per promuovere la raccolta delle firme per indire un referendum popolare per l’abrogazione dell’articolo 8 e le modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decide di impegnare tutte le proprie strutture nel lavoro di informazione e di raccolta delle necessarie firme (...)».
Dal 12 ottobre, e per tre mesi, quindi, raccoglieremo le firme necessarie per far sì che tali referendum siano validi e possano essere votati dalle cittadine e dai cittadini italiani. Tutti i materiali e le informazioni utili per la raccolta delle firme sono disponibili sul sito della Fiom (www.fiom.cgil.it) e su quello del Comitato promotore dei referendum (www.referendumlavoro.it).



Una raccolta costituzionale 
di Umberto Romagnoli
docente di diritto del lavoro

Quando si promuove un referendum abrogativo ci s’incammina lungo una strada in salita e piena di incognite di svariata natura. Stavolta, però, i promotori della consultazione referendaria sull’art. 8 della legge 2011/148 e sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori riscritto dalla legge 2012/92 un’incoraggiante certezza ce l’hanno in tasca. Il fatto è che l’avvio della campagna referendaria equivale ad un’energica sollecitazione a discutere l’impianto di base del discorso pubblico riguardante il (poco) lavoro che c’è e il (tanto) lavoro che si cerca e non si trova. Innumerevoli sono i miti da sfatare. Dicono che il surplus di rigidità delle tutele dei padri butta i figli in braccio alla «cattiva» flessibilità; che il diritto del lavoro uccide il diritto al lavoro; che il nuovo stenta ad affermarsi perché inciampa negli ostacoli disseminati dal vecchio che vuole sopravvivere a se stesso. Questa invece è soltanto l’infatuazione ideologica di vittime di un’evidenza più onirica che empirica.
La verità è che sotto la violenta pressione di un generalizzato ricatto occupazionale ha ceduto il compromesso politico sul quale si fonda la Repubblica. È il compromesso che, coniugando la dimensione privato-sociale del diritto del lavoro con la dimensione pubblico-statuale in un regime di democrazia costituzionale, gli ha consentito di raggiungere la maturità, perché ha vietato al capitalismo di stare nell’ordinamento giuridico solamente per servirsene.
Impregnato di liberismo, il discorso pubblico ha per oggetto la mercificazione del lavoro, ossia l’annullamento della sua soggettività che non dà spazio all’idea che il lavoratore abbia diritto ad avere diritti. Bisogna riconoscere che un obiettivo del genere, la cui enunciazione risale al Libro bianco del secondo governo Berlusconi, è stato realizzato con la lucidità di un Dottor Stranamore e la coerenza di un dogmatico. Infatti, da molti segni è dato ricavare che le norme nel mirino dei referendum rappresentano più lo sbocco finale di un programma di politica del diritto sindacale e del lavoro che una risposta alla crisi economica in atto.
Ininfluenti sul suo decorso, hanno però lo scopo di rompere il rapporto d’interazione tra economia e democrazia su cui si è costruita la storia dell’Occidente nella seconda metà del ‘900, ridisegnarne gli equilibri e stabilizzarli in una direzione nettamente sfavorevole
al lavoro che mette a rischio la coesione del tessuto sociale.
Che tutto questo ce lo imponesse per fronteggiare una situazione emergenziale la famosa lettera ferragostana della BCE è un’altra leggenda metropolitana. I suoi autori si limitavano a chiederci di valorizzare il decentramento della contrattazione collettiva a livello aziendale, come peraltro era stato previsto dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011; non pretendevano che dei soggetti privati d’incerta rappresentatività potessero negoziare in ambito locale deroghe peggiorative alla normativa contrattuale di livello superiore e alla stessa legislazione.
Viceversa, l’art. 8 della legge del 2011 ha le caratteristiche di un asso pigliatutto. Sovverte la nostra costituzione che fa del contratto nazionale il veicolo privilegiato dell’istanza egualitaria per cui a lavoro uguale devono corrispondere uguali diritti e distrugge il presidio dell’inderogabilità di gran parte delle regole legislative col pretesto che in questo mondo libero l’autonomia contrattuale di chi cerca od ha un lavoro è identica a quella di chi glielo può dare o glielo può togliere, emarginando così anche la tutela giurisdizionale dei diritti.
L’Europa di Draghi e Trichet ci chiedeva di rivedere le regole il tema di assunzioni e di licenziamenti (collettivi) in un’ottica che non poteva discostarsi da quella – che essa medesima aveva sponsorizzato
con insistenza – della flexisecurity, come i suoi esperti hanno chiamato l’insieme delle tutele contro la disoccupazione. Come dire che non raccomandava di smantellare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Pertanto, la motivazione dell’accanimento con cui è stata frantumata la tutela contro il licenziamento illegittimo va ricercata altrove. 
Può darsi che decisivo sia stato il fatto che, senza il consenso del Pdl facente parte della più strana maggioranza parlamentare della storia (non solo) della nostra Repubblica, il governo Monti avrebbe dovuto dimettersi – e il Pdl voleva che fosse legalizzato il furto della normasimbolo di un avanzato provvedimento legislativo pro labour se non altro per vendicarsi dello smacco subito a opera dei tre milioni di cittadini che dieci anni fa avevano risposto alla grande manifestazione del Circo Massimo. Ma può anche darsi che il governo Monti non avrebbe comunque desistito. Anzi, è senz’altro vero. In effetti, la fondatezza della congettura misura soltanto la politicità delle scelte di un governo soi-disant tecnico.
Un buon motivo in più per firmare e far firmare la richiesta dei due referendum che vogliono impedire la devastazione dei diritti di chi lavora e riportarli all’interno di un quadro di regole compatibile col sistema dei valori desumibile dalla costituzione.

giovedì 4 ottobre 2012

Manifestazione 10 Ottobre 2012 a Savigliano



Dobbiamo reagire all'offensiva in atto contro la FIOM CGIL
le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici
Assemblea pubblica 10 Ottobre 2012 - ore 20,30 
presso
Salone Crusa Neira (Piazza Misericordia) Savigliano

Coordina, Barbara Tibaldi, Segretaria Provinciale Fiom Cgil, Cuneo.
Presenta, Luciano Pregnolato, Coordinamento Regionale “Amici e Amiche della Fiom”
Intervengono, Prof. Gustavo Zagrebelsky e il Segretario Generale della Fiom Cgil Maurizio Landini,

“ L’esclusione della Fiom-Cgil dagli stabilimenti Fiat è la negazione della democrazia, del pluralismo sindacale, della libertà che riguarda tutta la società, delle norme costituzionali del nostro paese. 

La negazione delle agibilità sindacali, del diritto di assemblea, delle Rsu fino al rifiuto delle trattenute sindacali per chi si iscrive alla Fiom, rappresentano un esplicito tentativo di annullare qualsiasi spazio democratico nei luoghi di lavoro e affermare un assetto antidemocratico del paese.

Quello che succede riguarda solo la Fiat? No! Con l’art. 8, del Governo Berlusconi permettendo ad ogni azienda la derogabilità al contratto collettivo nazionale di lavoro, cioè ogni azienda può farsi un contratto in proprio come la Fiat, il padronato tenta di estendere il modello Fiat in altre realtà aziendali e tipologie contrattuali. A questo va aggiunto lo svuotamento dell’articolo 18 attuato dal Governo Monti, permettendo il licenziamento per motivi economici (cosa avvenuta in settembre nella nostra regione per 6 lavoratori), rendendo quasi impossibile ottenere la possibilità di reintegro.

Va aperta una discussione per approfondire e confrontare su un tema centrale per le sorti dei lavoratori e delle i lavoratrici e della democrazia: c’è un futuro per il sindacato? Quale Futuro?

Occorre costruire, dalla realtà concreta, una consapevolezza, una coscienza politica nella opinione pubblica, nel paese e nelle istituzioni. In discussione ci sono i pilastri della democrazia nel nostro paese, quello che il lavoro ha significato per la conquista delle libertà democratiche”.

PER QUESTE RAGIONI INVITIAMO TUTTI ALL'ASSEMBLEA  PUBBLICA DEL 10 OTTOBRE 2012 A SAVIGLIANO



venerdì 29 giugno 2012

Rassegna Stampa: Il Manifesto



L'ora della verità
Piergiovanni Alleva*

26.06.2012

In primo luogo. Con l'approvazione del disegno Fornero di riforma del mercato del lavoro, è giunto per tutti - partiti, sindacati, operatori giuridici, sociali e culturali e per lo stesso Governo - il momento della verità. Infatti, con il sostanziale svuotamento dell'art.18 dello Statuto,si chiude una parabola che ha abbracciato quattro decenni all'insegna della garanzia della dignità del lavoro.
Con l'art.18 prevedente, in caso di licenziamento arbitrario, la reintegra nel posto di lavoro, il lavoratore poteva esercitare con tranquillità - durante il rapporto - tutti i suoi diritti, legali e contrattuali, perchè la legge imponeva al datore di giustificare lui, a pena di annullamento, l'eventuale licenziamento che volesse intimargli, indipendentemente dalla possibilità del lavoratore di dare la difficilissima prova di una volontà di rappresaglia contro l'esercizio di quei diritti.
Ora l'art.18 come norma antiricatto è nella sostanza venuta meno e quindi si realizza il disegno di parte datoriale di poter contare su uno strumento sicuro di dominio, costituito dalla minaccia sempre incombente sul lavoratore di licenziamento,giustificato o meno.
Questo è il cuore del problema, che ormai conoscono tutti.
Di fatto il governo, dopo aver messo alla disperazione decine di migliaia di persone con la manomissione del sistema pensionistico, completa ora il lavoro sporco affidatogli «a tempo» dai ceti dominanti. Anche i grandi sindacati, che avrebbero potuto, come in altre occasioni, bloccare questa micidiale controriforma con una estesa e convinta mobilitazione e con un forte sciopero generale, questa volta - invece - non l'hanno promosso.
Anche il maggior partito progressista avrebbe potuto, specie dopo i risultati delle elezioni amministrative,semplicemente alzare un dito per bloccare questo sbilanciato provvedimento. Invece ha preferito diventare la nuova spalla su cui poggia l'arma della diseguaglianza e del ricatto occupazionale.
In secondo luogo. Da parte nostra, però, sarebbe ingiusto emettere così drastici e impietosi giudizi, senza darne una spiegazione scientifica e tecnica, corroborata da una esperienza operativa durata quaranta anni.
Per onorare questo obbligo, esponiamo di seguito uno schema di lettura della riforma Fornero, da cui risulta, anche oltre il suddetto «cuore del problema», una valutazione complessivamente negativa e penalizzante per il lavoro nelle varie forme dipendente.
  1. La riforma è idealmente divisibile in tre parti, di cui quella centrale riguarda appunto la «flessibilità in uscita», ossia la riforma della disciplina dei licenziamenti.
    Essa riduce la possibilità di reintegra nel posto di lavoro a ipotesi del tutto marginali e generalizza invece, quale sanzione per i licenziamenti ingiusti, una semplice indennità economica di importo compreso tra 12 e 24 mensilità.
    Che si tratti di un pauroso salto all'indietro, in definitiva l'ha riconosciuto anche il governo, che - proprio per questo - ha dichiarato di offrire «compensazioni» costituite dalle altre due parti della legge Fornero,dedicate rispettivamente alla riforma della «flessibilità in entrata», ossia alla limitazione e messa sotto controllo del precariato e alla riforma degli «ammortizzatori sociali», quali cassa integrazione, indennità di mobilità e di disoccupazione, che - si è detto - la nuova legge avrebbe migliorato, proprio in considerazione della maggior facilità di licenziamento accordata alle parti datoriali.
    Ebbene, noi affermiamo - sfidando chiunque a sostenere il contrario - che proprio questa della «compensazione» è la menzogna più odiosa; perchè, sia sul versante della «flessibilità in entrata», sia su quello degli «ammortizzatori sociali», la legge Fornero è drasticamente peggiorativa rispetto alla normativa attuale.
    Non temiamo di affermare, anzi,come non ci sia una sola norma che, al di là dell'apparenza, sia davvero «migliorativa». Ed è demoralizzante che la maggior forza politica progressista abbia avvallato l'ingannevole interpretazione della «compensazione».
    Vediamo come stanno veramente le cose.
    Nella «flessibilità in uscita» la riforma Fornero affronta quattro tipi di licenziamenti
    1. Nel licenziamento «discriminatorio» non cambia nulla, perché ben si sa che trattasi di figura solo teorica per l'eccessiva difficoltà della prova.
    2. Nel licenziamento «disciplinare» - vero cuore della tematica - la possibilità di reintegra viene limitata a casi di scuola e ridotta a una sorta di foglia di fico. In sostanza, per aversi reintegra, occorrerebbe o che il datore si fosse inventato tutto o che avesse letto male il contratto collettivo, applicando il licenziamento dove doveva applicarsi una sanzione più lieve.
    3. Nel licenziamento «per motivo oggettivo», la reintegra è limitata all'ipotesi di «manifesta insussistenza» del fatto addotto come motivo del licenziamento, applicandosi altrimenti la sola sanzione economica. Torna alla mente, anche qui, l'immagine ipocritamente pudica della foglia di fico.
    4. Nel licenziamento «per riduzione di personale» si sancisce il gravissimo arretramento che i vizi riguardanti la procedura sindacale di esubero non danno più luogo a reintegra, ma solo a una indennità economica.
  2. Nella «flessibilità in entrata», il vantato giro di vite normativo sull'abuso dei contratti a progetto e sulle false partite iva con monocommittenza si riduce a riprendere risapute interpretazioni già acquisite in via giurisprudenziale, ma con un grosso arretramento con riguardo ai rapporti di consulenza a partita iva, perchè la monocommittenza viene legata a indici empirici facilmente aggirabili. Ad esempio, l'aggiramento può essere realizzato con la previsione delle fatturazioni non a una sola società, ma a più società tra loro in qualche modo collegate.
    Ma è sul contratto a termine e sul contratto di lavoro somministrato che la riforma Fornero ha dato, contrariamente alle promesse, briglia sciolta al precariato, prevedendo che possa essere privo di causale il primo contratto a termine della durata di ben 12 mesi e così anche anche il primo contratto di somministrazione. Contratto che anche in altri casi è stato esentato dall'obbligo della causale.
    Basterà dunque assemblare tra loro in maniera accorta i vari tipi contrattuali previsti, per realizzare quel precariato permanente di persone ultra ricattabili,che è il vero risultato - a parer nostro voluto - della riforma Fornero.
  3. Nella parte relativa agli «ammortizzatori sociali» viene adottato un criterio di malthusianismo sociale. Infatti, al primo soffio di difficoltà le imprese potranno licenziare perchè non ci sarà più quella «cassa integrazione straordinaria» tradizionale che per la classe operaia italiana ha rappresentato sul piano collettivo una garanzia simile a quella dell'art.18 sul piano individuale.
    Fosse stata vigente in passato la legge Fornero, non sarebbero oggi ancora aperte fabbriche come Fiat, Breda, Ansaldo, Finmeccanica, che sono riuscite a ristrutturarsi anche grazie alla cigs.
    Per fortuna questa follia dovrebbe entrare in vigore solo nel 2016.
Infine. Ci permettiamo solo una considerazione finale, ricordando come l'art. 8 del dl 138/2011 fu un «colpo di coda» potenzialmente devastante che il governo Berlusconi riusci a fare passare, disponendo della maggioranza parlamentare.
Le forze di opposizione promisero correttamente l'abrogazione, alla prima occasione possibile, di quella folle previsione che consente di derogare ai contratti collettivi mediante contratti aziendali. Tuttavia la norma è ancora in vigore.
Che dire allora di questa riforma Fornero, tanto grave e pericolosa, che però tra qualche mese non avrà più genitori politici in attività?
Qualcuno adotterà allora come suo figlio il piccolo feroce mostro così rimasto orfano?
Sarebbe il caso già di pensare a una sua abrogazione anche referendaria - magari assieme all'altra mostruosità dell'art.8 - per iniziativa di lavoratori, cittadini, associazioni sociali e culturali ancora consapevoli dell'importanza per il nostro Paese di norme di salvaguardia della dignità del lavoro e di garanzia di civile convivenza.

*www.dirittisocialiecittadinanza.org


martedì 6 dicembre 2011

FIOM: SCIOPERO GENERALE 8 ORE LUNEDì 12 DICEMBRE


Lunedì 12 dicembre 8 ore di sciopero generale
delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici

Per cambiare la manovra del Governo, contro la scelta della Fiat di cancellare il contratto nazionale.

La manovra economica annunciata dal Governo è ingiusta, socialmente insopportabile, fa cassa su chi ha sempre pagato, aumenta i divari fra i ricchi da una parte e lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati dall’altra producendo un impoverimento di massa e sempre maggiore incertezza nella vita delle persone.

Fra i provvedimenti più odiosi:
  • Pensioni. Non saranno più adeguate alla crescita dell’inflazione le pensioni sopra i 900 euro lordi; passaggio immediato al sistema contributivo pro-rata per tutti con abbattimento secco dell’importo per chi è in prossimità della pensione; uscita dal lavoro per le donne dai 62 ai 70 anni, per gli uomini dai 66, nel 2018 uguale per tutti; pensione di anzianità con 42 anni di contributi e riduzione dei rendimenti.
  • Ici/Imu. La tassa sulla prima casa viene reintrodotta per tutti e cambia nome perché servirà per pagare il debito e non andrà più ai comuni per i servizi.
  • Iva. Sale di 2 punti, aumentando così il costo dei beni di consumo.
  • Solo briciole sui lussi ma non c’è nulla che assomigli a una patrimoniale o a una tassazione delle rendite finanziarie.

Questa manovra rende sempre più precarie le condizioni e il reddito da lavoro e non produce quella necessaria discontinuità con le scelte del Governo Berlusconi di cancellare diritti e Stato sociale.

Non è così che si fa equità, non è così che si progetta un diverso modello sostenibile per la vita e per l’ambiente!

È necessario:
  • Rimettere in discussione provvedimenti che allargano l’ingiustizia sociale.
  • Cancellare l’articolo 8 della finanziaria del Governo precedente che annulla contratti nazionali e leggi attraverso le deroghe, compreso l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti discriminatori.
  • Difendere il lavoro e l’occupazione e mettere in campo una nuova politica industriale di qualità, anche attraverso l’intervento pubblico.
  • Respingere le scelte della Fiat di uscita dal Contratto nazionale, resa oggi ancora più grave dalla decisione, presa insieme ai sindacati firmatari degli accordi separati, di estendere l’accordo di Pomigliano a tutti gli 80.000 lavoratori del Gruppo, senza alcun mandato e mettendo in discussione le libertà sindacali in questo Paese.
  • Difendere la Costituzione, le libertà sindacali e la democrazia, il diritto di sciopero, il diritto al lavoro e al Contratto nazionale di lavoro.


martedì 29 novembre 2011

FIOM: Documento finale Comitato Centrale del 28/11/2011

 
 Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale 




Comitato centrale Fiom-Cgil
Roma, 28 novembre 2011


Documento finale

Il Comitato centrale della Fiom-Cgil giudica grave e inaccettabile la decisione della Fiat di disdire tutti gli accordi aziendali, di uscire dall'applicazione del Ccnl e di estendere a tutti i dipendenti del Gruppo i contenuti dell'intesa separata del 29 dicembre 2010, già applicata per la Newco di Pomigliano.

Con tale scelta la Fiat, anche applicando l'articolo 8 della Manovra economica realizzata dal Governo Berlusconi, punta a cancellare l'esistenza del Ccnl e quarant'anni di contrattazione collettiva, peggiora sensibilmente le condizioni di lavoro e di salute, interviene su diritti indisponibili quali la redistribuzione dei periodi di malattia e il diritto di sciopero, elimina il diritto dei lavoratori a eleggere i propri delegati e ne limita le libertà sindacali cercando di impedire l'agibilità sindacale alla Fiom-Cgil, ai suoi iscritti e ai suoi delegati.

Pertanto il Comitato centrale, anche in coerenza con la piattaforma per la riconquista del Ccnl inviata alle nostre controparti, approvata con referendum dalla maggioranza dei metalmeccanici coinvolti, conferma la contrarietà e l'indisponibilità a sottoscrivere l'estensione dell'accordo di Pomigliano a tutto il Gruppo Fiat. Inoltre la Segreteria avanzerà formale richiesta alle controparti e a Fim e Uilm di apertura di un tavolo sulle regole di rappresentanza e democrazia, così come definito in piattaforma.

La Fiom denuncia l'assenza di un reale piano industriale e di investimento, e quindi del rischio di un disimpegno verso l'Italia, da parte del Gruppo Fiat e conferma la disponibilità a una vera trattativa che nell'ambito e nel rispetto del Ccnl ricerchi soluzioni rispettose delle condizioni di lavoro e delle libertà sindacali.

Il Comitato centrale considera importante l'inchiesta che la Magistratura sta svolgendo su Finmeccanica. Le persone coinvolte devono farsi da parte e collaborare con gli inquirenti.

La Fiom è contraria a ogni idea di smembramento o di riduzione delle capacità industriali di Finmeccanica e richiede al Governo, che è azionista di maggioranza, scelte adeguate per difendere e rilanciare le produzioni.

Il Comitato centrale contro le scelte della Fiat, per impedirne l'estensione in altre fabbriche, per la riconquista del Ccnl, contro l'articolo 8, per il blocco dei licenziamenti, la difesa del lavoro, per la democrazia e per una nuova politica industriale, decide le seguenti iniziative:
  • la proclamazione dello sciopero generale della categoria di almeno 4 ore per il giorno 16 dicembre con manifestazioni territoriali.
  • Il sostegno alle iniziative per la cancellazione dell'articolo 8 compresa la possibile raccolta di firme per effettuare un referendum abrogativo.
  • Una campagna nazionale di sottoscrizione straordinaria “Io voglio la Fiom in Fiat” per sostenere le lotte e le iniziative per i diritti e le libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori in Fiat.
  • Di praticare i contenuti della piattaforma per la riconquista del Ccnl, quale azione rivendicativa in tutti i luoghi di lavoro.
Il Comitato centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di decidere un momento specifico di discussione per il mese di gennaio 2012 anche al fine di organizzare una grande manifestazione nazionale per il lavoro, la democrazia, il Contratto nazionale e un nuovo modello di sviluppo.


Approvato all'unanimità

lunedì 31 ottobre 2011

FIOM: Europa e licenziamenti


ULTERIORE GRAVISSIMO ATTACCO DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

UN MOTIVO IN PIU' PER PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE DELLA FIOM CGIL

Dopo aver introdotto l’art.8 nella manovra finanziaria, che cancella il diritto del lavoro, il Contratto nazionale e che permette alla Fiat di uscire dal Contratto e di applicare in tutto il Gruppo l’accordo antisindacale di Pomigliano, l'attacco ai lavoratori prosegue con il via libera ai licenziamenti dato dal Governo e approvato dall'Europa ...

Drammaticamente si continua a perseguire la strada di colpire il lavoro e i lavoratori dando la libertà alle imprese di licenziare annullando lo Statuto dei lavoratori e colpendo in modo particolare le donne con l'innalzamento dell'età pensionabile.

La lettera all’Europa invece di individuare misure per la crescita e lo sviluppo, contiene dichiarazioni di intenti. Ma la cosa più grave è che va a colpire coloro che sono più deboli, che più soffrono la crisi, e che da sempre sostengono con il loro lavoro e le loro tasse l'economia di questo Paese.

La Fiom Cgil ha promosso e promuoverà iniziative di lotta e legali contro l’art.8 e contro la manovra del Governo, per affermare la democrazia in tutti i luoghi di lavoro e difendere i diritti e il Contratto nazionale.
La decisione del Governo di dare via libera ai licenziamenti si colloca in questo quadro devastante per la vita delle persone e costituisce una ragione in più per mobilitarsi nei luoghi di lavoro e scioperare.

Nel corso di queste settimane si sono già svolti scioperi e mobilitazioni nazionali come lo sciopero e la manifestazione a Roma del Gruppo Fiat e di Fincantieri del 21 ottobre e scioperi territoriali e regionali. Il 4 novembre tutta la Lombardia sarà in sciopero con manifestazione a Milano.

Bisogna intensificare le iniziative e far sentire la nostra voce per impedire che questo Governo porti al massacro il nostro paese scaricando le sue responsabilità sulle lavoratrici e sui lavoratori.

per cancellare l’art. 8, per impedire i licenziamenti, per la democrazia in tutti i luoghi di lavoro che superi la pratica degli accordi separati, è necessario che la CGIL prosegua la mobilitazione fino a proclamare lo sciopero generale!






30 ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

FIOM: via ai licenziamenti


Ulteriore gravissimo attacco
del Governo ai diritti dei lavoratori
e delle lavoratrici

 
Una ragione in più per partecipare
alle iniziative di sciopero
decise dalla Fiom
 

 
 
Dopo aver introdotto l’art.8 nella manovra finanziaria, che cancella il diritto del lavoro e il Contratto nazionale, che permette alla Fiat di uscire dal Contratto nazionale e di applicare in tutto il Gruppo l’accordo antisindacale di Pomigliano, l’attacco ai lavoratori continua con il via libera ai licenziamenti dato dal Governo e approvato dall’Europa.

Drammaticamente si continua a perseguire la strada di colpire il lavoro e i lavoratori e le lavoratrici dando la libertà alle imprese di licenziare annullando lo statuto dei lavoratori, e colpendo in modo particolare le donne con l’innalzamento dell’età pensionabile.

La lettera all’Europa invece di individuare misure per la crescita e lo sviluppo, contiene dichiarazioni di intenti, ma la cosa più grave è che va a colpire coloro che sono più deboli, che più soffrono la crisi e che da sempre sostengono l’economia di questo paese.

La Fiom all’assemblea di Cervia ha proclamato 8 ore di sciopero contro l’art.8, contro la manovra del Governo per affermare la democrazia nei luoghi di lavoro e difendere i diritti.
La decisione del Governo di dare via libera ai licenziamenti si colloca in questo quadro devastante per la vita delle persone e costituisce una ragione in più per scioperare.

Nel corso di queste settimane si sono già svolti scioperi e mobilitazioni nazionali come lo sciopero e la manifestazione a Roma del Gruppo Fiat e di Fincantieri del 21 ottobre e scioperi territoriali e regionali. Venerdì 4 novembre tutta la Lombardia sarà in sciopero con manifestazione a Milano.

Bisogna intensificare le iniziative e far sentire la nostra voce per impedire che questo Governo porti al massacro il nostro paese e scarichi le sue responsabilità sui lavoratori e sulle lavoratrici.

E sull’insieme di queste questioni, per la cancellazione dell’art. 8, per impedire i licenziamenti, per una democrazia esigibile nei luoghi di lavoro che superi la pratica degli accordi separati,
è necessario che la Cgil prosegua la mobilitazione fino a proclamare lo sciopero generale.

venerdì 30 settembre 2011

CGIL: Camusso, una patrimoniale per salvare il paese

In una lettera inviata al Direttore del quotidiano 'la Repubblica', il Segretario Generale della CGIL, sottolinea come “le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno”
29/09/2011   
Caro Direttore, l'Europa si affaccia al tema della crescita e pone domande all'Italia dove il Governo ha prodotto manovra su manovra politiche recessive; e anche se adesso lancia annunci, bisogna constatare che piani decennali e decreti sono fuori tempo massimo e privi di risposte efficaci. Il Governo rappresenta gran parte del problema: la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità sui mercati.
Nel frattempo bisogna dare una prospettiva al Paese e noi pensiamo che le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno. La straordinaria partecipazione allo sciopero dello scorso 6 settembre testimonia, l'ampia condivisione di una politica di giustizia fiscale.
Confindustria non può pensare che la crescita della nostra economia possa derivare dall'allungamento dell'età pensionabile. Infatti il fondo lavoratori dipendenti è in equilibrio e non può essere intaccato per fare cassa. Soprattutto, se crescita significa occupazione, non si può allungare l'attesa dei giovani per l'ingresso al lavoro: il teorico risparmio dell'età pensionabile è in realtà un gigantesco costo che produce disoccupazione femminile e giovanile e dispersione all'estero delle intelligenze.
Parlare di crescita non significa parlare solo di Pil, ma di lavoro, di occupazione, di qualità dei servizi, di sostenibilità ambientale. È indispensabile un piano per l'occupazione giovanile e la stabilizzazione del precariato. Lo si può aiutare con la riduzione del carico fiscale sulle aziende e con incentivi all'assunzione e alla stabilizzazione. Lo si può finanziare con il ripristino di una tassa di successione che non escluda i patrimoni societari.
L'obiettivo della crescita e della coesione sociale passa per un riconoscimento alle Regioni ed alle Autonomie Locali della loro funzione: welfare è sviluppo e gli investimenti li produce il territorio.
Per questo con loro occorre ragionare di qualificazione e stabilizzazione del lavoro pubblico e di qualificazione dei servizi pubblici locali. Non in una logica di privatizzazione e smantellamento, come sembra indicare Confindustria, ma di riorganizzazione e concentrazione.
Il potenziamento e la qualificazione del trasporto pubblico locale può rappresentare una filiera con cui modernizzare intere aree, sfruttare le capacità tecnologiche e industriali nazionali, produrre, difendere e favorire l'occupazione e la mobilità dei cittadini. Per fare ciò sono necessarie risorse adeguate, politiche mirate e coinvolgimento delle istituzioni locali, di tutti gli operatori locali e nazionali. In materia di Tpl proponiamo alle Regioni che svolgano una funzione di indirizzo e pianificazione costituendo un'unica società integrata per ogni Regione.
La crescita è possibile solo in una logica unitaria che assuma l'emergenza meridionale come priorità assoluta. La crisi minaccia interi settori produttivi e può produrre la deindustrializzazione di intere Regioni (a partire dalla Campania, dalla Sardegna e dalla Sicilia). La latitanza del Governo su questo tema è stata scandalosa e ha concorso al declino e al degrado del Paese. La responsabilità di una classe dirigente impone che le grandi imprese nazionali si facciano promotrici di un disegno che produca la difesa degli insediamenti e nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Finmeccanica ed Eni sono chiamate a "fare la loro parte" di grandi gruppi a controllo pubblico con responsabilità sociali oltre che interessi aziendali cui rispondere, senza cedere a nessun richiamo di secessione nel Paese.
Quest'idea di Crescita presuppone occupazione stabile e qualificata, nonché un sistema di diritti e regole certe; facendo la nostra parte abbiamo definito l'accordo interconfederale del 28 giugno. Per lo stesso motivo siamo impegnati a cancellare l'articolo 8 della manovra, emblematico della negazione dello sviluppo da parte del Governo che pensa si possa cancellare il Diritto del Lavoro.

Segretario Generale CGIL

CGIL: Assemblea con Gianni Rinaldini



CONTRO LA CRISI COSTRUIAMO
LA VERTENZA GENERALE
E UNIAMO I MOVIMENTI

Contratto Nazionale, Democrazia, Statuto
 dei lavoratori: respingere le deroghe
 e cancellare l'art. 8


ASSEMBLEA
Mercoledì 5 ottobre 2011 ore 17,00
SALONE PIA LAI
Camera del Lavoro di Torino
Via Pedrotti 5

Interverrà il compagno
GIANNI RINALDINI
Coordinatore nazionale
dell'Area programmatica
"LA CGIL CHE VOGLIAMO"


giovedì 29 settembre 2011

Rassegna Stampa: Maurizio Landini su Il Manifesto


MAURIZIO LANDINI - I rapporti con la Cgil e con i movimenti. Parla il leader dei metalmeccanici
«Diritti, riunifichiamo le lotte»
di Loris Campetti



La Fiom non cambia linea. Chi ha letto nella conclusione unitaria dell'assemblea nazionale dei delegati e nella buona accoglienza riservata a Susanna Camusso un cambiamento di rotta dei metalmeccanici Cgil, un rientro «nei ranghi», ha preso un abbaglio. Parola di Maurizio Landini. Il segretario generale della Fiom ci rilascia questa intervista a conclusione dell'assemblea degli «indignati», in preparazione della giornata europea del 15 ottobre. Segno anche questo che la linea non cambia, e non cambiano le alleanze: con gli studenti, i precari, l'ambientalismo, i movimenti nati sul territorio contro le politiche liberiste e antipopolari. L'obiettivo è «la riunificazione delle lotte che hanno al centro diritti, dignità, un modello di sviluppo alternativo a quello che cancella ogni vincolo sociale e ambientale».

A pochi giorni dalia ratifica della firma di Susanna Camusso con Cisl, Uil e Confindustria, in calce all'accordo del 28 giugno che voi contestate, improvvisamente la Fiom ritrova l'unità e si riapre positivamente il confronto con la Cgil? Chi è andato a Canossa, tu o la Camusso?
Nessuno dei due. Io sono un sindacalista e sto al merito delle questioni: sulle politiche contrattuali, sia l'opposizione agli accordi separati che la rottura con la Fiat di Marchionne non hanno visto forti divisioni tra Fiom e Cgil. Comune è il giudizio negativo sull'articolo 8 della manovra. Noi abbiamo costruito una proposta convincente e condivisa sulla piattaforma contrattuale con un lavoro determinato nel territorio nell'ultimo anno e mezzo segnato da difficoltà e conflitti. Un'esperienza che ha unito l'organizzazione e rafforzato il rapporto con i lavoratori, ma anche posto le condizioni per una ripresa di un confronto più sereno con la nostra confederazione, che ha assunto la piattaforma votata quasi all'unanimità. Ciò non toglie che sull'accordo del 28 giugno e sulla decisione di ratificare la firma della Cgil senza consultare i lavoratori restano due giudizi diversi, esplicitati nella mia relazione, nell'intervento di Camusso e nel dibattito. La dialettica è molto forte, ma è possibile uscirne positivamente.

Veniamo alia piattaforma contrattuale. Quali sono gli aspetti caratterizzanti?
Al primo punto metterei la definizione di un accordo con tutte le controparti sulle regole democratiche, per evitare nuovi accordi separati. Come? Innanzitutto garantendo sempre il voto dei lavoratori. Questa condizione non è garantita dall'accordo del 28 giugno, e tantomento dall'articolo 8 della manovra. Chiediamo a tutti, sindacati e organizzazioni imprenditoriali, un atto di responsabilità per chiudere una stagione orribile, segnata da idee e contratti diversi: c'è chi come noi riconosce quello del 2008 oggi in scandenza e chi invece si rifà a quello separato del 2009. La Fiom vuole riconquistare il contratto unitario, sottoscritto da tutti, questo è l'asse portante della nostra piattaforma assunta dalla Cgil.

Fa discutere la disponibilità delia Fiom a raffreddare il conflitto. Non sarà un modo sotterraneo per accettare la sospensione del diritto di sciopero?
Noi difendiamo il contratto nazionale, il suo primato all'interno del sistema contrattuale, la sua non derogabilità. In qualche caso, penso all'informatica o alle istallazioni telefoniche, è possibile che il contratto nazionale che resta uguale per tutti e ovunque, demandi al contratto aziendale la definizione di normative congrue con la specificità dei singoli settori, in materia di orari, trasferte e quant'altro. Vogliamo anche noi qualificare la contrattazione nelle aziende e il ruolo delle Rsu, e a questo scopo chiediamo alle controparti informazioni preventive sulle eventuali modifiche dell'organizzazione del lavoro, sulle ristrutturazioni, sui progetti, sui trasferimenti, per farla finita con l'unilateralità delle imprese. Se si accetta questo principio, se dentro la crisi si riconosce il ruolo del sindacato e si smette di attaccare i diritti dei lavoratori, allora anche noi siamo disponibili ad evitare azioni unilaterali. Oggi non abbiamo né informazioni né confronto sindacale ma solo aggressioni ai diritti sindacali e del lavoro. Senza un accordo chiaro, controfirmato e rispettato è impensabile qualsiasi raffreddamento del conflitto.

Che cosa ha prodotto in piattaforma il rapporto costruito con il mondo giovanile e il precariato?
Ci diciamo disponibili a un maggior utilizzo degli impianti previa contrattazione, ma se ci si chiede di andare oltre la situazione attuale, si pone il problema della riduzione degli orari e l'aumento dell'occupazione. E alle controparti chiediamo di sviluppare un'azione comune nei confronti del governo per favorire la stabilizzazione dei precari. Ribadiamo, a parità di prestazione parità di diritti e condizioni lavorative. Le forme di lavoro temporaneo devono costare di più, proprio per stabilizzare i lavoratori, infine, accettiamo la trimestralizzazione del contratto e per questo chiediamo un aumento salariale di 208 euro tra il 3° e il 5° livello. Questo aumento dovrebbe essere detassato.


Come pensate di continuare la battaglia contro l'articolo 8 della manovra?
Andremo avanti fino al ripristino del diritto del lavoro, la nostra piattaforma è alternativa all'articolo 8. Qui c'è un punto di unità con la Cgil e con il paese, come testimonia lo straordinario successo dello sciopero del 6 settembre che ha convinto tante persone anche esteme alla Cgil, magari iscritte ad altre organizzazioni. Condividiamo la scelta della confederazione di ricorrere alla Corte costituzionale, ma se ciò non bastasse dovremmo continuare con le lotte, fino a organizzare un referendum popolare abrogativo dell'articolo 8. Non sarà soltanto questa battaglia a caratterizzare l'iniziativa della Fiom. Abbiamo deciso 8 ore di sciopero per proseguire nel territorio la mobilitazione avviata con lo sciopero generale. Poi terremo un'assemblea generale dei delegati Fiat per decidere insieme iniziative, così come avverrà in altri gruppi come la Finmeccanica. L'obiettivo resta la riunificazione delle lotte, a cui non è estraneo l'impegno sociale per la caduta del governo Berlusconi.


La battaglia contro Berlusconi legittima l'alleanza con la Confìndustria che chiede più privatizzazioni e liberalizzazioni, mentre pratica l'attacco ai diritti?
Certo che no. Ho letto il manifesto di Confindustria, teso a peggiorare le politiche sociali ed economiche del governo. Noi ci battiamo contro la filosofia che ha prodotto la crisi e contro una risposta che si fonda sulla stessa filosofia e sulle stesse persone.

Hai faticato a spiegare agli indignati che la Fiom non cambia la sua linea in nome di esigenze superiori?
Nessuna fatica, e per altro nessun sospetto all'assemblea sul 15 ottobre. La Fiom è un sindacato, le sue posizioni e le sue battaglie sono note e se queste incontrano la condivisione della Cgil credo che ciò faccia bene alla Fiom, alla Cgil, ai lavoratori e ai movimenti.

mercoledì 28 settembre 2011

FIOM: Ipotesi di piattaforma per il rinnovo del CCNL metalmeccanici 2012-2014

 
 Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale 






Assemblea nazionale Fiom-Cgil
Cervia 22/23 settembre 2011



DOCUMENTO PER L'APPROVAZIONE DELL'IPOTESI DI PIATTAFORMA
PER IL RINNOVO DEL CCNL METALMECCANICI 2012-2014



L'Assemblea nazionale della Fiom-Cgil decide di presentare la Piattaforma per il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali di lavoro Federmeccanica, Unionmeccanica, Cooperative, per tutta la categoria occupata nelle imprese industriali nel rispetto dei tempi, delle procedure e dell'ultrattività previste dai Ccnl stipulati unitariamente nel 2008.

Tale Piattaforma sarà sottoposta, per la sua approvazione, al voto referendario delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, che si svolgerà nelle giornate di 26/27/28 ottobre 2011.

L'obiettivo che ci proponiamo è la riconquista di un Contratto nazionale condiviso dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, sottoscritto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali.


PREMESSA DI CONTESTO

La gravissima crisi finanziaria economica e sociale che sta investendo il nostro paese, l'Europa e il sistema a livello globale, è utilizzata dal Governo, con il consenso della Confindustria, per un attacco senza precedenti ai diritti sociali e di cittadinanza, al lavoro e all'esistenza stessa della contrattazione collettiva e delle leggi a tutela del lavoro. Del resto, la pratica degli accordi separati, le scelte della Fiat e da ultimo l'articolo 8 inserito dal Governo nella manovra finanziaria, sono i concreti atti contro cui ci siamo mobilitati e dovremmo continuare a farlo con tutti gli strumenti, anche giuridici,e di mobilitazione democratica a disposizione, per poter conquistare un vero contratto nazionale non derogabile, affermare la democrazia nei luoghi di lavoro fino all'approvazione di una legge sulla rappresentanza, che sancisca il diritto di voto delle lavoratrici e dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi, ripristinare il diritto del lavoro e la piena attuazione dei princìpi della nostra Costituzione.

In questo quadro, stante la peculiare caratteristica duale dell'economia del Paese, il Mezzogiorno rischia di pagare un prezzo doppio: perché si stanno allargando velocemente i divari territoriali, anche in conseguenza delle scelte politiche compiute dal Governo in questi anni; e perché gli stessi divari, in assenza di politiche di sviluppo dedicate, rischiano di perpetuarsi anche in una fase di ripresa dell'economia.

In tale ambito, è prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà, il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro Paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà.

E' necessario un nuovo intervento pubblico nell'economia, anche per valorizzare i beni comuni, una redistribuzione della ricchezza verso il lavoro, un nuovo patto fiscale che riduca il peso fiscale sul lavoro, che tassi la rendita, le transazioni finanziarie e istituisca un'imposta sui patrimoni e la lotta all'evasione fiscale.

E' l'esatto contrario di quanto fatto dalla manovra inaccettabile e sbagliata del Governo contro cui il 6 settembre, in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil, la maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati ha riempito le piazze di tutta Italia.

Emergono tutti i limiti di una Europa costruita solo sulla moneta segnata da una politica liberista delle istituzioni Europee e della Banca centrale europea, volte ad eliminare attraverso i pacchetti di austerità il modello sociale europeo.

Serve un'azione politica e sindacale di sostegno alle lotte sociali in Europa in difesa dei diritti e del modello sociale europeo che include storicamente la contrattazione collettiva.

La riconquista del Contratto, per queste ragioni, assume il valore di difesa del lavoro e l'occupazione in contrasto con il disegno secondo cui per investire in Italia bisogna cancellare diritti, contratti e leggi di cui la Fiat è stata apripista. La riorganizzazione del nostro sistema industriale e manifatturiero deve avvenire affermando il valore del Contratto nazionale e rilanciando gli investimenti pubblici e privati, le azioni di ricerca e sviluppo, piani straordinari di formazione finalizzati a una conversione ecologica del prodotto e del sistema sociale.

Democrazia, rappresentanza, validità ed effettività del Ccnl e dei Contratti aziendali
A partire dalla reale situazione in essere nella nostra categoria, ad integrazione dell'attuale regolamentazione definita nel Ccnl in materia di elezione della Rsu e di titolarità contrattuale, al fine di superare la pratica degli accordi separati, tramite la definizione di regole condivise e vincolanti per tutte le parti si propone in via prioritaria di giungere ad una intesa tra Fim, Fiom, Uilm e parti datoriali allo scopo di:
  • confermare le Rsu quale soggetto titolare con le organizzazioni sindacali della contrattazione aziendale;
  • procedere, tramite una tornata elettorale generalizzata, alla rielezione nei luoghi di lavoro delle Rsu anche ai fini di misurare la reale rappresentanza di ogni singola organizzazione e di definire un sistema di certificazione degli iscritti;
  • prevedere che la validità e l'efficacia del Contratto nazionale sia sancita, oltreché dalla sottoscrizione di organizzazioni sindacali che rappresentino per numero di voti e iscritti la maggioranza della rappresentanza certificata nella categoria, dal pronunciamento vincolante - tramite voto referendario - della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori;
  • prevedere che tale diritto di espressione di voto, in caso di diverse valutazioni, sia realizzabile su richiesta di una delle organizzazioni sindacali e/o se richiesto con raccolta di firme certificate dal 5% delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti;
  • prevedere che tale procedura, per la l'intera durata del Ccnl, sia valida e vincolante anche per gli accordi aziendali;


PARTE NORMATIVA


Si richiede che nel rispetto di un modello contrattuale fondato su due livelli venga sancito che le normative e i minimi salariali del Contratto collettivo nazionale di lavoro non sono derogabili né a livello aziendale né a livello territoriale.

Il secondo livello - aziendale, di sito produttivo, territoriale, di filiera - ha carattere integrativo anche su materie rinviate dal Contratto nazionale.

Come previsto nel Contratto nazionale del 2008, viene data la disponibilità a definire discipline specifiche per i settori dell’informatica e delle installazioni che rispondano alle particolari modalità della prestazione di lavoro anche attraverso una norma di rinvio alla contrattazione aziendale.

Procedure di informazione e confronto preventivo
Prevedere diritti di informazione e confronto preventivo, fin dalla fase di ideazione in materia di politiche industriali, investimenti, nei processi di modifica delle modalità lavorative, dei modelli organizzativi, di ristrutturazione e trasformazione dell’impresa. Su tali materie è previsto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e le rsu, che potranno esercitare il diritto di proposta, anche avvalendosi di competenze professionali esterne. Tale confronto potrà essere attivato sia da parte aziendale che sindacale.
A fronte dell’attivazione di un tale sistema di partecipazione negoziata a livello aziendale, potrà essere concordato, con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercate le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali.

Diritti di informazione
Prevedere informazioni su misure e progetti finalizzati a piani di risparmio, efficienza e uso razionale di tutte le risorse e fonti energetiche, per una maggiore sostenibilità ambientale nei cicli produttivi e nell’intero ciclo di vita dei prodotti.

Mercato del lavoro e precarietà
Oltre a confermare che “il rapporto di lavoro normale nell’industria metalmeccanica è il Contratto di lavoro a tempo indeterminato”, alle normative e ai rinvii negoziali previsti dal Ccnl 20 gennaio 2008 relative ai lavori atipici, vanno introdotte le seguenti integrazioni e modifiche:
  • i rapporti di lavoro atipici utilizzati nell’industria metalmeccanica sono il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione a tempo determinato, il contratto di lavoro part-time;
  • in ogni caso per tutti i rapporti di lavoro attivati deve essere erogata la medesima retribuzione oraria globale di fatto, a parità di mansione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale applicata;
  • a livello aziendale e/o di gruppo, per i lavoratori con rapporti di lavoro atipici, viene definito un bacino con regole certe finalizzate alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
  • in relazione alla stabilizzazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, come prevista dal Ccnl 2008, si richiede una riduzione a 24 mesi per i contratti a termine, per i contratti di somministrazione e anche nel caso di un utilizzo in tale periodo nella stessa azienda delle due tipologie contrattuali.
  • ai lavoratori atipici, al termine del rapporto di lavoro, va erogata una indennità pari al 25% del monte retributivo percepito dal lavoratore per il periodo di permanenza in azienda.

Appalto e subappalto
Si rivendica la responsabilizzazione diretta dell’azienda appaltante su tutta la filiera dell’appalto e del subappalto, per tutti gli aspetti normativi, di trattamento retributivo, di tutela della salute e della sicurezza.
Nel caso di cambio dell’azienda appaltatrice i lavoratori interessati avranno diritto all'assunzione nell’impresa appaltante senza periodo di prova, alle stesse condizioni economiche e normative.

Difesa dell’occupazione
Si richiede il blocco dei licenziamenti ed il conseguente ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a partire dall'estensione dei contratti di solidarietà finalizzati anche alla stabilizzazione di giovani precari/e.

Contrattazione degli orari di lavoro
Si richiede:
  • la riduzione dell’orario di lavoro a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e l’istituzione di squadre aggiuntive oltre i 15 turni o, nel caso di lavori più disagiati, attraverso l’aumento delle pause;
  • la cancellazione dei requisiti di anzianità aziendale e anagrafica per il riconoscimento del giorno aggiuntivo di ferie previsto dall’articolo 10 della sezione quarta titolo III del Ccnl 2008 e relativa norma transitoria;
  • ferme restando le quantità previste dal Ccnl 2008 sugli orari plurisettimanali e sulle quote esenti del lavoro straordinario, la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, ne potrà definire diverse modalità di utilizzo e distribuzione.

Inquadramento
In relazione a quanto previsto dalla “dichiarazione allegata al Ccnl 2008 sul sistema di inquadramento”, si prevede la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, potrà intervenire a implementare il sistema di inquadramento in rapporto alla formazione e alle professionalità.

Diritti
Va previsto l’impegno di tutte le aziende a definire un programma di formazione e aggiornamento professionale, universale e obbligatorio per tutti i dipendenti, che garantisca la non discriminazione nei percorsi di sviluppo professionale da realizzare con modalità da definire a livello aziendale.
In questo ambito vanno implementati i corsi di lingua italiana per stranieri, prevedendo anche che le parti si attivino presso il ministero della Pubblica Istruzione per l’utilizzo di strutture e fondi pubblici per la loro realizzazione e attraverso il pieno utilizzo di tutti gli strumenti contrattualmente previsti.
Prevedere che a livello aziendale, per eliminare iniziative e/o pratiche aziendali che determinano i differenziali e le discriminazioni indirette, possano essere negoziati piani per la parità salariale e professionale tra uomini e donne con obiettivi da verificare annualmente attraverso un bilancio di parità di genere.


Salute e sicurezza
L’apposita commissione prevista nel Ccnl 2008 deve operare la piena applicazione dell’articolo 36 del Testo Unico e specifici impegni di formazione e informazione nelle lingue meglio conosciute dai lavoratori.
Nella valutazione dei rischi e delle politiche di prevenzione va inserita l’analisi dei rischi per la salute riproduttiva con particolare attenzione alle sostanze, ai ritmi, alle posture e al lavoro notturno e l'analisi dei rischi per lo stress da lavoro correlato.
Va prevista un’ora aggiuntiva di assemblea retribuita sui temi della salute e della sicurezza.

Fondo nazionale per la sicurezza del lavoro e le tutele sociali.
Va istituito un fondo nazionale, anche a integrazione delle risorse pubbliche, per interventi e iniziative, da definire anche a livello aziendale e/o territoriale, a favore della qualità e sicurezza del lavoro e a sostegno delle cosiddette politiche del welfare (congedi parentali e assistenza dei non autosufficienti).

Salario
Nel riaffermare il ruolo del contratto nazionale per la difesa e l’incremento del valore reale dei salari va rivalutato il valore del punto previsto dal ccnl del 2008.
Si richiede per il rinnovo del Ccnl nel triennio 2012-2014 un aumento dei minimi tabellari contrattuali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro retribuzione di fatto, nella misura di 206 euro mensili, al 5° livello, parametrati come da tabella, a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto delle retribuzioni a decorrere da 1/1/2012.

liv.parametroaumento mensile
1°100174
2°100174
3°118206
4°118206
5°118206
5s131228
6°140244
7°154268


Vanno definiti meccanismi annui certi di recupero nel corso della vigenza contrattuale.
Tale aumento va erogato anche nel caso in cui le lavoratrici e i lavoratori siano coinvolti dalla cassa integrazione.

Va concordata la possibilità di detassazione per il lavoratore e per l’impresa richiedendo congiuntamente al Governo un apposito provvedimento.

Si richiede di elevare il valore dell’elemento perequativo a 600 euro annui. Tale elemento deve essere soggetto a completa detassazione e deve essere erogato anche nel caso di periodi di cassa integrazione.

Si richiede l’incremento dell’indennità quadri del 10,4%.

Si richiede la rivalutazione del contributo a carico delle imprese in relazione alla previdenza integrativa da definire nel corso della durata del Ccnl.

Si richiede di prevedere una quota volontaria di contribuzione contrattuale per le lavoratrici e i lavoratori non iscritti ad alcun sindacato attraverso le modalità della delega positiva.


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L'Assemblea nazionale approva la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di proclamare 8 ore di sciopero da effettuare in forma articolata nei vari territori e Gruppi industriali a sostegno della battaglia contro l'articolo 8, la manovra del Governo e per l'affermazione della democrazia nei luoghi di lavoro.

Approvato con 506 voti favorevoli, 1 voto contrario, 7 astenuti.

venerdì 16 settembre 2011

Rassegna Stampa: Gallino su Repubblica




La minaccia dell’articolo 8


di Luciano Gallino, la Repubblica, 15 settembre 2011 


I commenti all'articolo 8 del decreto sulla manovra finanziaria hanno insistito per lo più sul rischio che esso faciliti i licenziamenti, rendendo di fatto inefficace l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori allorché si realizzino "specifiche intese" tra sindacati e azienda. È stato sicuramente utile richiamare l'attenzione prima di tutto su tale rischio, di importanza cruciale per i lavoratori. Tuttavia un'attenzione non minore dovrebbe essere rivolta ad altre parti dell'articolo 8 che lasciano intravvedere un grave peggioramento delle condizioni di lavoro di chiunque abbia o voglia avere un'occupazione alle dipendenze di un'azienda.

Vediamo dunque che cosa potrebbe succedere ad un lavoratore (o lavoratrice) che già è occupato in un'azienda, oppure stia trattando la propria assunzione, laddove associazioni dei lavoratori rappresentative sul piano nazionale o territoriale abbiano sottoscritto con quell'azienda le "specifiche intese" previste dall'articolo 8. Sappia in primo luogo l'interessato che – se ci sono state delle intese in merito – ogni suo movimento sul lavoro sarà controllato istante per istante da un impianto audiovisivo. L'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori lo vieterebbe, ma l'articolo 8 del decreto permette di derogarvi. Gradirebbe forse, quel lavoratore, un orario intorno alle 40 ore? Se lo tolga dalla testa. In forza di un'altra "specifica intesa", entro quell'azienda l'orario normale è di 60 ore, il limite massimo posto da una direttiva della Commissione europea, limite che per particolari mansioni può salire a 65; però, in forza della stessa intesa, può in qualche mese scendere a 20. Vorrebbe essere classificato come operaio specializzato, come lo è da tanti anni? Gli viene fatta presente un'altra intesa, stando alla quale quell'azienda può attribuire a uno specializzato la qualifica di operaio generico: prendere o lasciare. Può anche accadergli, dopo qualche tempo, che l'azienda gli proponga di convertire il contratto di lavoro a tempo indeterminato in un contratto da collaboratore a progetto rinnovabile, se garba all'azienda, di tre mesi in tre mesi. Un contratto grazie al quale si ritroverebbe a lavorare nella veste di un autonomo - tali essendo i collaboratori a progetto - che deve effettuare la sua prestazione con tutti i vincoli del lavoratore subordinato, a partire dall'orario e dai controlli audiovisivi, ma senza fruire dei benefici che questi hanno, tipo avere per contratto le ferie retribuite.

Le situazioni lavorative sopra indicate non sono illazioni gratuite. Se le parole del decreto hanno un senso, sono tutte situazioni rese materialmente e immediatamente possibili, nel caso in cui l'articolo 8 diventi legge, dai punti che vanno da a) (concernente gli audiovisivi) fino ad e) (riguardanti le modalità del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni) del comma 2 dell'articolo in questione. Con un minimo impegno se ne possono individuare innumerevoli altre; quale, per dire, un'organizzazione del lavoro che abolisca del tutto le pause sulle catene di produzione, o introduca operazioni di dieci secondi da ripetere seicento volte l'ora.

La giungla di situazioni lavorative in cui qualsiasi lavoratore o lavoratrice potrebbe trovarsi sommerso è resa possibile dal comma 2-bis (o 3 che sia, nell'ultima versione). Tale comma costituisce un mostro giuridico quale la Repubblica italiana non aveva mai visto concepire dai suoi legislatori. Infatti esso permette nientemeno che di derogare, ove si siano stipulate le suddette intese tra associazioni dei lavoratori o le loro rappresentanze sindacali operanti in azienda, dalle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2. Non qualcuna: tutte. Al riguardo la formulazione dell'articolo 8 non lascia dubbi: esso mira a stabilire per legge che è realmente possibile derogare da tutte le leggi che hanno finora disciplinato le materie sopra elencate. Dette leggi comprendono non soltanto lo Statuto dei Lavoratori del 1970, il pacchetto Treu del 1997, la legge 30 del 2003 con il successivo decreto attuativo (emanati dalla stessa maggioranza di governo), ma pure le centinaia di disposizioni legislative introdotte dagli anni 60 in poi che si trovano citate in calce a ogni manuale di diritto del lavoro (si veda ad esempio quello del compianto Massimo Roccella). Oltre che ignorare, ma per il governo attuale son piccolezze, gli articoli 3 e 39 della Costituzione.

Di fronte a una simile mostruosità, eventuali accordi tra i sindacati confederali che si impegnassero a rifiutare ogni deroga di quella parte dell'articolo 8 riguardante i licenziamenti senza giusta causa del comma 2 sarebbero evidentemente scritti sull'acqua (a parte l'amenità di sottoscrivere di corsa una deroga a un decreto millederoghe). Per un verso perché rappezzare il vulnus dell'articolo 18 dello Statuto sarebbe certamente utile; ma al prezzo di accettare il gravissimo stravolgimento di tutte le regole concernenti l'organizzazione del lavoro e della produzione che il decreto pretende di introdurre. Per un altro verso, l'ambiguo comma 1 spalanca palesemente la porta a ogni genere di degrado dell'attività dei sindacati: dalla contrattazione sindacale al ribasso (nota fattispecie del diritto del lavoro), alla formazione di mille sigle locali, alla concreta possibilità che anche rappresentanze sindacali delle maggiori confederazioni cedano sul piano locale a pressioni, lusinghe, o calcoli di convenienza. A sommesso avviso di chi scrive, l'articolo 8 del decreto sulla manovra economica non è in alcun modo emendabile o assoggettabile a pattuizioni. Se non si vuole far fare un salto indietro di mezzo secolo alla nostra civiltà del lavoro, va semplicemente cancellato.

(15 settembre 2011)