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venerdì 15 marzo 2013

Comunicato Stampa


Dichiarazioni di Marchionne 
Bellono: «Scuse per nascondere i ritardi»

Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, a proposito delle dichiarazioni di oggi dell'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne, che ha minacciato di bloccare gli investimenti qualora l'Italia uscisse dall'euro, commenta: «Ancora una volta si ha l'impressione che l'amministratore delegato della Fiat sia alla ricerca di scuse per nascondere i ritardi e le difficoltà dell'azienda sia sul versante industriale, in quanto proprio a Torino ad oggi viviamo l'assoluta mancanza di prospettive concrete per lo stabilimento di Mirafiori, sia sul versante contrattuale, in quanto non è ancora stato rinnovato il contratto con cui la Fiat è uscita dal contratto nazionale e ha escluso la rappresentanza della Fiom-Cgil dai suoi stabilimenti. È paradossale questo ritardo se si pensa che in discussione ci sono comunque aumenti salariali lontanissimi dalle esigenze dei lavoratori, molti dei quali in ogni caso, soprattutto a Torino, non ne beneficeranno in quanto continuano a essere in cassa integrazione. 

Queste dichiarazioni rafforzano l'assoluta necessità che, nonostante le incertezze del quadro politico, un eventuale nuovo governo segni una forte discontinuità con quelli precedenti, chiamando la Fiat ad un confronto vincolante per mettere in chiaro le proprie intenzioni».

Torino 07 Marzo 2013
Ufficio stampa Fiom-Cgil

mercoledì 28 novembre 2012

Rassegna Stampa: Il Fatto Quotidiano


La Germania costruisce le auto, 
l’Italia le autostrade

Paolo Pinzuti

“Attacca il nemico quando è debole” questo è uno dei grandi insegnamenti di Sun Tzu e sembra essere la migliore chiave di lettura per interpretare l’annuncio di Volkswagen di voler varare un piano di investimenti triennale da ben 50 miliardi di euro per lo sviluppo di nuovi modelli e l’apertura di nuovi impianti produttivi principalmente al di fuori dell’Europa.
I vertici della casa di Wolfsburg con questo colossale investimento hanno compiuto una mossa decisiva per sopravvivere alla crisi in corso, cercando di erodere quote di mercato dei diretti competitor che, così, rischiano di ritrovarsi fuori dai giochi.
In Italia invece le decisioni dei vertici Fiat vanno nell’esatta opposta direzione, non solo per la scelta di ridurre gli investimenti, ma addirittura di eliminare o ridurre lo storico e glorioso marchio “Lancia”.
Nonostante la crisi sempre più nera dell’industria automobilistica nazionale, però, nel nostro paese si continua a investire con decisione nella rete autostradale, al punto che il viceministro alle infrastrutture, Mario Caccia, ha annunciato che “si sta dando avvio a qualcosa come 900 chilometri di nuove autostrade, pari al 15% dell’intera rete“ con un costo a carico dello stato di circa 50 miliardi di euro.
Il Ministero delle Infrastrutture sembra quindi perseguire la stessa strategia della Volkswagen, con la semplice differenza che le autostrade, contrariamente alle automobili, non posso essere esportate e rimarranno a disposizione di una popolazione che solamente negli ultimi 2 anni ha ridotto del 6,2% i propri transiti in autostrada, di oltre il 15% la propria percorrenza media in automobile e che compie il 70% dei propri spostamenti su percorsi inferiori ai 10 km (quindi non in autostrada).
Visto che non possiamo credere che al ministero delle infrastrutture siano sfuggiti questi dati, è possibile che la nuova rete autostradale sia stata costruita unicamente per permettere agli operai del Baden-Württemberg di continuare per i prossimi anni a visitare il bel paese a bordo della loro VW Passat nuova di pacca?
Certamente no, ma allora resta da capire perché continuare a finanziare grandi opere che, oltre a non portare valore aggiunto al paese (se non a poche, gigantesche aziende), devastano il paesaggio e creano terreno fertile per il proliferare di infiltrazioni mafiose.
Giusto per fare un esempio, esattamente la metà della cifra prevista per l’ampliamento della rete autostradale in programma garantirebbe alle 28 principali aree urbane italiane di godere di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome, ovvero intervenire a supporto di quelle zone in cui viene prodotto l’80% del Pil nazionale e in cui, al momento, la vita dei pendolari è ridotta a un vero incubo.
Ancora una volta l’Italia continua a investire nell’automobile e nel trasporto su gomma, come se gli anni ’60 non fossero ancora finiti e la Fiat fosse ancora una promettente speranza dell’industria italiana, mentre l’Irisbus di Flumeri, unica azienda produttrice di autobus in Italia e chiusa ormai da quasi un anno, fosse solo un’inutile palla al piede di cui liberarsi senza remore.

27/11/2012




giovedì 20 settembre 2012

Rassegna Stampa: La Repubblica



Fiat stoppa il car sharing elettrico offerto da Mercedes e Renault
Le due case automobilistiche hanno proposto un servizio chiavi in mano. 
Il Lingotto si è opposto. 

di DIEGO LONGHIN

"La Fiat dovrebbe essere fonte di opportunità, come avviene in tutte le aree dove hanno sede importanti aziende automobilistiche. A Torino invece il Lingotto rischia di trasformarsi in un tappo". L'assessore all'Ambiente della giunta Fassino, Enzo Lavolta, alla vigilia della settimana dedicata alla mobilità sostenibile ragiona sulle "resistenze" prodotte da Fiat nella città. Ultimo esempio? Il car sharing elettrico.
(...)
Qui entrano in gioco le "resistenze" di Fiat che vorrebbe mantenere un controllo diretto e indiretto sulla città: di fronte alla possibilità di auto marchiate Renault o Mercedes storce il naso. Insomma, meglio di no per via Nizza. In cambio mette sul piatto le 500 elettriche, prodotte in Michigan, tecnologia su cui Fiat è indietro rispetto alle altre case e soprattutto non ha un sistema "chiavi in mano".
Il Comune, di fronte alle obiezioni del Lingotto, va con i piedi di piombo. E lascia in standby le opportunità presentate dalle altre marche. "Le città che ospitano le sedi delle principali case automobilistiche - sostiene Lavolta - trovano in queste un partner per lo studio e la realizzazione di sistemi di mobilità intelligente. Per tutti la mobilità sostenibile è un impegno e un fiore all'occhiello, che fa crescere anche il sistema dell'indotto. A Torino tra l'altro si concentrano grandi capacità competitive. Le auto che vengono utilizzate a Parigi sono prodotte dalla Cecomp di La Loggia. Volkswagen per cercare innovazione non è andata in America, India e Cina, ma è venuta ad incontrare 30 aziende piemontesi. La Fiat su questo particolare filone però non investe".
Non è la prima volta che il Lingotto frena su iniziative e collaborazioni. Il caso più eclatante riguarda la sponsorizzazione di Italia 150. Si era fatta avanti Volkswagen
(...)
 
(16 settembre 2012)

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venerdì 17 dicembre 2010

FIOM: Per tenere aperti i cancelli di Mirafiori

AI CANCELLI DI MIRAFIORI
PER MANTENERE LA PRODUZIONE IN ITALIA E A TORINO

I Lavoratori e le Lavoratrici stanno affrontando un passaggio determinante per il futuro occupazionale e di condizioni materiali di lavoro PER TUTTO IL SISTEMA PRODUTTIVO E OCCUPAZIONALE.
La FIAT sta impostando la sua strategia in modo tale da imporre un modello fondato sull’abbassamento generalizzato di diritti fondamentali, come la preservazione della salute e di non avere un Contratto Nazionale che tuteli integralmente i lavoratori.
Si vuole far passare un’idea che per mantenere le produzioni alla FIAT e in tutte le aziende legate all’auto (e non solo) le persone debbano rinunciare a far valer le proprie istanze dentro i luoghi di lavoro limitando le proprie libertà personali.

I Lavoratori e Lavoratrici di Mirafiori hanno proposto alla FIAT la possibilità di coniugare il maggior utilizzo degli impianti e l’aumento della produttività nel rispetto totale della persona.

I Lavoratori e Lavoratrici
vogliono l’investimento annunciato dalla FIAT,
vogliono le produzioni e vogliono lavorare
mantenendo i propri diritti.



Al momento questa voce è rimasta inascoltata.


Per questa ragione, per salvaguardare un intero sistema produttivo e occupazionale,
per parlare alla città, per parlare alle istituzioni,
per far sentire la voce di persone che dedicano la loro vita
per produrre ricchezza per il Paese,
per far presente che un accordo che tenga in considerazione il punto di vista dei lavoratori
è possibile


SI TERRA’ UN PRESIDIO
ALLA PORTA 5 DI MIRAFIORI
C.so Agnelli 200
SABATO 18 DICEMBRE 2010

A PARTIRE DALLE 9:30




Torino, 15 dicembre 2010

venerdì 11 giugno 2010

FIOM Torino: No alle chiusure, No ai licenziamenti

No alle Chiusure, No ai Licenziamenti


L’anno 2009 si è concluso con oltre 2000 imprese metalmeccaniche piemontesi interessate dal ricorso alla cassa integrazione (cigo,cigs e cig in deroga), e coinvolto, a vario titolo e per tempi diversi, circa il 40% dei 270.000 Lavoratori della categoria.

Il Governo molto impegnato nel propugnare provvedimenti che scaricano sui lavoratori e sulle fasce più deboli il costo della crisi (quella che sta per essere deliberata è la manovra correttiva, a cui si aggiungeranno i provvedimenti relativi alla nuova Finanziaria), nulla sta facendo per invertire la tendenza. Non ci sono all’orizzonte investimenti nella ricerca, ne politiche industriali indirizzate verso l’innovazione dei prodotti ed il rilancio dei settori strategici.

Questo mentre va in pezzi quel che rimane del settore Informatico e delle Telecomunicazioni e in cui il settore dell’autoveicolo vive la crisi più drammatica della sua storia.

Non si mette mano, neanche, a provvedimenti che attenuino l’impatto della crisi. Si potrebbero utilizzare gli oltre 13 miliardi € di attivo del fondo cassa integrazione gestito dall’Inps per garantire a tutti i lavoratori, a prescindere dal settore, dalle dimensioni dell’impresa in cui operano e tipologia di contratto di assunzione, di essere coperti dalla cassa ordinaria e di garantire l’80% reale dell’indennizzo, e di incentivare l’utilizzo dei contratti di solidarietà. Sarebbe un segnale importantissimo, in quanto, indicherebbe che si vuole affrontare la crisi senza ricorrere a chiusure e licenziamenti e dall’altra sostenendo il reddito di migliaia di famiglie ed evitando una più grave caduta dei consumi.

Invece, Governo e Confindustria si apprestano a sferrare un pesantissimo attacco alla condizione ed ai diritti dei lavoratori per competere sulle ragioni di costo.

La Giunta Regionale da poco insediatasi, mentre vanno avanti processi di delocalizzazione, processi di riorganizzazione che sempre più rischiano di cancellare pezzi importanti della struttura industriale della nostra regione, anziché di intervenire, per ciò che gli compete, per contrastare questi fenomeni, limita il suo impegno solo sul fronte degli ammortizzatori sociali. Ma, anche su questo fronte, ad oggi:

  • È ancora in forse la cassa in deroga per il prossimo anno. Se ciò si verificasse, in assenza di strumenti alternativi, si rischia di dare la stura ai licenziamenti.

  • Non sono state impegnate risorse da destinare al sostegno al reddito.

Governo, Imprese e Regione: tutti d’accordo su chi deve pagare il conto.

E noi………Riprendiamoci la parola,

impegniamoci per la riuscita dello sciopero generale, che per il Piemonte è dichiarato per il 2 luglio, contro i provvedimenti del governo e l’assenza di risposte sulla crisi.

Partecipiamo, mercoledì 23 giugno, al Presidio dei lavoratori delle fabbriche in crisi sotto la Regione Piemonte per rivendicare interventi atti a salvaguardare l’occupazione e la struttura industriale del nostro territorio.

To. 10/06/2010