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sabato 29 dicembre 2012

Rassegna Stampa: Il Sole 24 Ore





Anche per il 2013, come tutti gli inizi d’anno, si fanno i conti con la programmazione delle spese familiari, le scadenze, gli adempimenti di gennaio (canone tv, tassa ciclomotore e, per chi se li può permettere, contributi colf e badanti del trimestre precedente). 
Per il prossimo anno si prevedono incrementi significativi di molte voci (alcune, come le Poste, le abbiamo già accennate sul Sole 24 Ore di ieri) che andranno a pesare sui bilanci dei vari nuclei familiari. Forse, almeno secondo lo “Scenario macroeconomico” di IntesaSanpaolo, ci sarà però anche qualche risparmio sul versante dei prestiti e nel rimborso dei mutui (ovviamente per quelli a tasso variabile), dal momento che la riduzione dello spread – che come noto misura la differenza di rendimento tra i nostri Btp e i Bund statali tedeschi – permetterà un risparmio di 280 milioni per i minori interessi sulle rate pagate dai privati. 
Si spera inoltre che, dopo l’impennata di quest’estate, anche la benzina ritorni su livelli più accettabili, o comunque non vengano più aumentate accise e altre tasse. Anche se è un esercizio sempre difficile quello di stimare le maggiori spese che un padre di famiglia deve mettere in bilancio per riuscire ad arrivare a fine mese senza troppi patemi d’animo, a fare i conti “medi” sulle spese “aggiuntive” che le famiglie dovranno sostenere nel 2013 in seguito ai rincari già decisi, annunciati o programmati ci hanno provato le organizzazioni dei consumatori. Arrivando alla conclusione che il prossimo anno le famiglie dovranno in media – ma siamo sempre nel campo delle famose statistiche “di Trilussa” – sborsare quasi 1.500 euro in più. 
Ecco i dettagli, secondo le stime di Adusbef e Federconsumatori. Tra alimentari, biglietti dei treni, Rc auto, bollette, bolli, servizi postali e bancari, pedaggi, tariffa rifiuti (Tares) e ricadute dell’Imu gli aumenti saranno pari a 1.490 euro. Alla sbarra troviamo – ancora una volta – i comuni, realmente “affamati” di quattrini. In particolare, infatti, un vero e proprio balzo, stimano le associazioni dei consumatori, sarà quello della tariffa rifiuti che aumenterà da aprile 2013 del 25%, pari a 64 euro in più a famiglia. A crescere saranno però anche i prezzi degli alimentari (+5%, 299 euro in più legati all’incremento dei prezzi internazionali delle derrate), l’assicurazione auto (+5%, 61 euro in più), le tariffe professionali e artigianali (114 euro in più), le tariffe aeroportuali (dopo il rinnovo dei contratti di programma di Sea a Milano e Adr a Roma) oltre alle bollette di luce e gas, anche se in modo più contenuto rispetto al 2012, e dell’acqua, la cui tariffa sarà presto aggiornata dall’Autorità per l’energia. Su quest’ultimo fronte, si tratta di una manovra che dispiegherà i suoi effetti in una paio d’anni, dal momento che il primo anno sarà un periodo transitorio (si veda anche Il Sole 24 Ore del 4 dicembre 2012). Ci sarà infine un piccolo rincaro (1,5 euro in più) per il canone Rai, a cui si aggiungono però anche i rincari di bancoposta, francobolli e raccomandate. «Pesanti ricadute su prezzi e tariffe deriveranno dall’Imu applicata sui settori produttivi a cui si aggiungerà – concludono Adusbef e Federconsumatori – anche il malaugurato aumento dell’Iva da luglio». 

 
Questo articolo è stato pubblicato il 28 dicembre 2012

mercoledì 26 dicembre 2012

Rassegna Stampa: Lo Spiffero





Scritto da Carlo Manacorda, economista, Università di Torino

Il capoluogo rientra nel Patto di stabilità tra gli osanna del sindaco che però dimentica di riconoscere il peso sobbarcato dai cittadini, i più tartassati d’Italia, e che ora saranno assai più poveri non possedendo più molti dei gioielli di famiglia

Dai e dai, (s)vendi e (s)vendi, Torino rientra (pare) nel patto di stabilità. Sembra, addirittura, con le congratulazioni del Presidente del Consiglio Monti che ha riconosciuto nel sindaco Piero Fassino un suo fedele allievo nella pratica del rigore nella gestione dei conti pubblici. Esultante per questa notizia, ho provato a chiedere ad alcuni conoscenti se condividevano con me la gioia di questo fatto strabiliante (considerato che, fino a qualche giorno fa, tutto sembrava ancora in alto mare). La richiesta li ha lasciati del tutto indifferenti. Da un lato ignoravano (né poteva essere altrimenti non essendo addetti ai lavori) che cosa fosse il patto di stabilità, e che cosa significasse uscirne o rientrarne (e questo la dice lunga sul come i cittadini possano vivere tutte queste vicende che riempiono la bocca ai governanti, che però non si degnano mai di spiegare). Dall’altro, udendo alcuni chiarimenti dati in merito a questo “patto” curioso (che non è un accordo, come direbbe la parola, ma un’imposizione del Governo) ed ai benefici che ne derivano dal suo rispetto (con conseguenti sanzioni per la Città di Torino che non l’ha rispettato nel 2012), le domande sono state immediate: ma allora, se Torino non sarà più multata, pagheremo meno Imu (erano tutti reduci dall’aver versato, da pochi giorni, il saldo dell’imposta)? E quali altri benefici avremo?

Fui costretto a dire loro (in questo caso diventando anch’io seguace di Monti) che le sofferenze (fiscali) sono ben al di là di essere terminate. Che anzi il 2013, da questo punto di vista, sarà un anno ancora più pesante. Ci saranno le conseguenze dell’aumento dell’addizionale IRPEF, stabilita dal Comune di Torino nella misura massima consentita: 0,8%, che graverà sull’intero reddito se superiore a 11.200 euro (fino a questo importo non si paga), ed i lavoratori se ne accorgeranno coi prossimi conguagli fiscali. Il Comune applicherà sulla Tares – che è la nuova imposta sui rifiuti e sui servizi che sostituirà, dal 2013, la tassa raccolta rifiuti – una maggiorazione dello 0,30% per pagare i cosiddetti servizi indivisibili: illuminazione, manutenzione strade, polizia urbana, ecc.. Che, al di là degli annunci vittoriosi dati in merito al rientro nel patto di stabilità (fatto derivante soltanto da alcuni meccanismi matematici fine a se stessi e senza alcuna correlazione con le reali condizioni finanziarie dell’ente), l’indebitamento del Comune era così elevato che anche negli anni e venire avrebbe, comunque, comportato la massima “spremitura” dei cittadini per la sua estinzione.

A questo punto, s’è aperto un mini dibattito. Le obiezioni degli interlocutori non erano prive di fondamento. Ma l’Imu – anche questa applicata a Torino alle massime aliquote consentite – non doveva proprio servire a rientrare in questo misterioso patto di stabilità? Ma perché si chiede una maggiorazione sulla Tares per pagare alcune spese specifiche che prima venivano coperte con le tasse generali? Ed allora queste per quali spese saranno utilizzate? Visto poi che la maggiorazione sulla Tares dovrebbe servire per pagare quegli strani  “servizi indivisibili”, come potremo essere certi che il suo gettito sarà effettivamente devoluto ad essi – potendo così avere migliore illuminazione, meno strade gruviera, più vigili a tutelarci -, e non a tappare quelle voragini di debito presenti a Palazzo di Città? Poi, in fondo, la domanda che corre di necessità è sempre la stessa: ma se il Comune, per rientrare in questo dannato patto, ha dovuto (s)vendere molti dei suoi beni più pregiati, comperati coi soldi dei suoi cittadini - i quali, in tutta questa vicenda, sono stati gli “assoluti ignorati” anche da parte delle opposizioni, anch’esse prestatesi alle artificiose soluzioni -, cosa farà in futuro per trovare quelle risorse aggiuntive necessarie a tappare quei buchi finanziari immensi? E’ vero che il ricambio politico trasferisce ai successori le disinvolte politiche dei predecessori ma, vivaddio, ci saranno sempre degli eredi che dovranno farsi carico del malgoverno dei predecessori.

Terminata la mini discussione, l’indifferenza manifestata inizialmente s’è trasformata in una smorfia di disgusto. Perché dovremmo essere grati a chi ha fatto l’impresa di questo rientro se a noi non ne viene nulla? Forse il Presidente del Consiglio, oltre che a rallegrarsi con il sindaco, poteva anche avere una parola di ringraziamento per i torinesi che si sono sobbarcati il peso di essere tra i cittadini più tartassati di tasse d’Italia e che, d’ora innanzi, saranno assai più poveri non possedendo più molti dei gioielli di famiglia. Forse anche loro hanno dato una mano per raggiungere l’obiettivo.

A conti fatti, se il sindaco s’è preso l’elogio, anche i cittadini l’avrebbero gradito. Se non l’ha fatto Monti, allora lo faccia almeno Fassino. Se non lo farà neppure lui, ai torinesi non resterà che andare in giro dicendo di essere “mazziati e cornuti”.

Pubblicato Domenica 23 Dicembre 2012