Ecco cosa prevede l'intesa siglata da sindacati e Confindustria: stabilite le norme per 'pesare' le parti sociali, basate sulle deleghe sindacali e sui voti nell'elezione dell'Rsu. Nel settore privato stesse regole che nel pubblico. E i contratti saranno immediatamente esigibili
ROMA - La disoccupazione vola, il lavoro non c'è, ma le parti sociali trovano finalmente l'intesa sulle rappresentanza e la democrazia sindacale. Un accordo che arriva dopo anni di discussioni e di intese separate e che il premier Letta saluta, con un tweet, come una bella notizia perché ora "è il momento di unire e non dividere" e di mettere in piedi un piano serio sull'occupazione.
Dopo settimane di incontri tecnici, una riunione fiume ha sciolto gli ultimi nodi e ora Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno trovato regole comuni per misurare il peso delle organizzazioni sindacali e dare certezza all'applicazione dei contratti firmati.
Per misurare il "peso" dei sindacati e capire quindi quanta "valga" la loro firma e la loro trattativa ai tavoli, si dovrà tenere conto - fissano le nuove regole - delle deleghe sindacali (ovvero della trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratore) comunicate dal datore di lavoro all'Inps e certificate dall'Inps stesso. Contano anche i voti raccolti da ogni singola organizzazione sindacale nell'elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (Rsu). Le due voci (numero degli iscritti e voto) peseranno il 50 per cento ciascuna nella determinazione della rappresentanza, introducendo così, anche nel settore privato, lo stesso "mix" di valutazione utilizzato nel pubblico.
Il conteggio così effettuato sarà fondamentale, perché al tavolo delle trattative saranno ammessi solo i sindacati che rappresenteranno almeno il 5 per cento dei lavoratori. Il contratto collettivo nazionale stesso sarà poi valido ed "esigibile" solo se sottoscritto da almeno il 50 per cento più 1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare. Ciò darà quindi stabilità e certezzezza ai patti siglati e metterà fine ad anni di liti fra le parti sociali.
"E' un accordo storico" commentano Susanna Camusso e Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. "Un accordo che mette fine ad una lunga stagione di divisioni" aggiunge il leader della Cgil. "Dopo 60 anni definiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili", sottolinea il presidente dell'associazione delle imprese. Si prevedono infatti regole per "l'esercizio del diritto di sciopero e sanzioni per mancato rispetto e le conseguenti violazioni".
Per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, questo patto "cambierà la faccia del mondo del lavoro". Per Luigi Angeletti della Uil "ora le relazione industriali saranno più chiare e trasparenti: questo è il segnale che le parti sanno autoregolarsi". Anche Guglielmo Epifani, leader del Pd, commenta che questo è un bel segnale" perché "chiude in modo positivo il problema della certificazione della rappresentanza e della rappresentatività dei sindacati e apre una prospettiva di lavoro unitario sulle regole democratiche mentre in Parlamento si è aperta una stagione di riforme".
31 maggio 2013