Dopo i colpi da campagna elettorale, sull'Imu arriva una bordata ancora più pesante: a renderla tale è il mittente, la stessa Unione europea nel cui nome sono state compiute le difficili scelte fiscali del 2012 che proprio nell'imposta sul mattone trovano il loro pilastro centrale. Anche se, come precisa in serata il portavoce del commissario Ue agli Affari sociali Laszlo Andor, l'Imu non è sul banco degli imputati per il «rischio povertà» evocato dal Rapporto, che in quel punto si riferiva alla vecchia Ici per riferire che nel 2006 il suo impatto «è stato molto lieve e molto minore della tassa sulla proprietà del Regno Unito».
Che cosa dice il rapporto Ue
«L'Imu deve essere modificata per renderla più equa e per conferirle un effetto redistributivo», scrive il Rapporto Ue 2012 su Occupazione e sviluppi sociali. La nascita dell'Imu, ricorda il rapporto, è avvenuta «a seguito di raccomandazioni sulla riduzione di un trattamento fiscale favorevole per le abitazioni», anche in considerazione del fatto che le tasse sulla proprietà presentano «un effetto distorsivo relativamente basso e un basso tasso di evasione».