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sabato 1 giugno 2013

Rassegna Stampa: La Repubblica





Ecco cosa prevede l'intesa siglata da sindacati e Confindustria: stabilite le norme per 'pesare' le parti sociali, basate sulle deleghe sindacali e sui voti nell'elezione dell'Rsu. Nel settore privato stesse regole che nel pubblico. E i contratti saranno immediatamente esigibili 


ROMA - La disoccupazione vola, il lavoro non c'è, ma le parti sociali trovano finalmente l'intesa sulle rappresentanza e la democrazia sindacale. Un accordo che arriva dopo anni di discussioni e di intese separate e che il premier Letta saluta, con un tweet, come una bella notizia perché ora "è il momento di unire e non dividere" e di mettere in piedi un piano serio sull'occupazione.

Dopo settimane di incontri tecnici, una riunione fiume ha sciolto gli ultimi nodi e ora Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno trovato regole comuni per misurare il peso delle organizzazioni sindacali e dare certezza all'applicazione dei contratti firmati.

Per misurare il "peso" dei sindacati e capire quindi quanta "valga" la loro firma e la loro trattativa ai tavoli, si dovrà tenere conto - fissano le nuove regole - delle deleghe sindacali (ovvero della trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratore) comunicate dal datore di lavoro all'Inps e certificate dall'Inps stesso. Contano anche i voti raccolti da ogni singola organizzazione sindacale nell'elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (Rsu). Le due voci (numero degli iscritti e voto) peseranno il 50 per cento ciascuna nella determinazione della rappresentanza, introducendo così, anche nel settore privato, lo stesso "mix" di valutazione utilizzato nel pubblico.

Il conteggio così effettuato sarà fondamentale, perché al tavolo delle trattative saranno ammessi solo i sindacati che rappresenteranno almeno il 5 per cento dei lavoratori. Il contratto collettivo nazionale stesso sarà poi valido ed "esigibile" solo se sottoscritto da almeno il 50 per cento più 1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare. Ciò darà quindi stabilità e certezzezza ai patti siglati e metterà fine ad anni di liti fra le parti sociali.

"E' un accordo storico" commentano Susanna Camusso e Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. "Un accordo che mette fine ad una lunga stagione di divisioni" aggiunge il leader della Cgil. "Dopo 60 anni definiamo le regole per la rappresentanza, che ci permette di avere contratti nazionali pienamente esigibili", sottolinea il presidente dell'associazione delle imprese. Si prevedono infatti regole per "l'esercizio del diritto di sciopero e sanzioni per mancato rispetto e le conseguenti violazioni".

Per Raffaele Bonanni, leader della Cisl, questo patto "cambierà la faccia del mondo del lavoro". Per Luigi Angeletti della Uil "ora le relazione industriali saranno più chiare e trasparenti: questo è il segnale che le parti sanno autoregolarsi". Anche Guglielmo Epifani, leader del Pd, commenta che questo è un bel segnale" perché "chiude in modo positivo il problema della certificazione della rappresentanza e della rappresentatività dei sindacati e apre una prospettiva di lavoro unitario sulle regole democratiche mentre in Parlamento si è aperta una stagione di riforme".

31 maggio 2013

sabato 18 maggio 2013

Rassegna Stampa: La Stampa



17/05/2013

L’azienda ha un fatturato da oltre 80 milioni: ha dichiarato 294 gli esuberi in tutta Italia

di Marina Cassi


Sciopero e presidio in via Pianezza dei lavoratori della DDWay, acquisita dalla Csc Italia. L’azienda dell’Ict con commesse per grandi banche ha un fatturato - secondo il sindacato - di oltre 80 milioni ha dichiarato 294 esuberi «strutturali» (su 974 addetti in totale) ed aperto la procedura di mobilità.    
Gli esuberi dichiarati riguardano tutto il territorio nazionale: ben 119 sulla sola sede di Torino (circa il 40% della forza lavoro). Dice Bruno Ieraci della Fiom : «Ci si attendeva un piano di rilancio che potesse farci uscire da una annosa situazione di crisi, senza che a pagarne i costi fossero solo i dipendenti. Invece non è stato così: si vuole perseguire una politica di recupero di redditività attraverso la sola drastica riduzione del personale». E aggiunge: «L’acquisizione pertanto si sta progressivamente rivelando come un’operazione di natura più che altro finanziaria, tesa all’assorbimento del mercato di CSC Italia e di un paio di asset strategici. L’azienda vuole procedere ai licenziamenti senza ricercare misure alternative ad una così pesante perdita di posti di lavoro». 

venerdì 3 maggio 2013

Fiaccolata CGIL CISL UIL 10 maggio 2013


APPELLO PER
LA FIACCOLATA DEL 10 MAGGIO


Con queste poche righe ci rivolgiamo a tutte/i coloro che pensano sia indispensabile e urgente investire  per creare il lavoro perché senza lavoro non si esce dalla crisi.

Cinque anni di crisi hanno cancellato migliaia di posti di lavoro stabili e precari, migliaia di persone convivono con la paura di perderlo, mentre la cassa integrazione aumenta e coinvolge tutti i settori. I disoccupati sono 100.000 nella sola provincia di Torino.
Centinaia di imprese, cantieri, negozi e servizi hanno chiuso o sono falliti; molti non riapriranno più lasciando un vuoto di lavoro, di saperi, di competenze e di reddito. E' in corso una vera de-industrializzazione del nostro territorio che si accompagna al blocco dei lavori nell'edilizia e alla riduzione di imprese e cooperative per il taglio delle risorse al welfare.

Il reddito da lavoro e da pensione, ridotto dalla mancanza di occupazione e dall'aumento delle tasse, dei tributi e del costo dei servizi non regge più. Migliaia di cittadini non sono più in grado di far fronte alle esigenze primarie: la casa (sono 250 al mese gli sfratti per morosità incolpevole), la salute (circa il 30% rinuncia a cure e prevenzione per sé o per i propri familiari), l'istruzione per i figli.

Le famiglie e le persone sono sempre più fragili.Si riducono risparmi e consumi, creando una spirale perversa che produce cassa integrazione e altra perdita di lavoro nelle imprese che lavorano per il mercato interno e per il welfare.

Dopo 5 anni non c'è alcun segnale di inversione di tendenza,
anzi si peggiora: è tempo di cambiare.

Il lavoro e una  giusta redistribuzione del reddito devono essere la priorità per il nostro paese.

Da Torino, il territorio più colpito dalla crisi, dobbiamo, insieme,
rivendicare a gran voce Il LAVORO.

Il lavoro è la prima richiesta per tutte/ i.

  • E’ una priorità per chi lo ha perso e non riesce più a sostenere la sua famiglia;
  • E’ una priorità per le/i giovani che hanno conosciuto solo contratti precari e oggi sono disoccupate/i;
  • E’ una priorità per i giovani che, finita la scuola, vorrebbero un lavoro per costruire la  loro vita e la loro indipendenza;
  • E’ una priorità per chi ha il contratto di lavoro in scadenza e non sa se verrà rinnovato;
  • E’ una priorità per chi, dopo 20 o 30 anni di lavoro, è stato o sta per essere licenziato, non trova altri lavori e vede la pensione irraggiungibile;
  • E’ una priorità per tante/i anziane/i  che dall'inizio della crisi aiutano figli e nipoti che hanno perso o non hanno trovato lavoro. Vorrebbero un futuro di lavoro per i loro cari;
  • E’ una priorità per tante/i laureate/i che, dopo 20 anni di studio, vorrebbero lavorare nel loro paese e non essere costretti a emigrare;
  • E’ una priorità per tante donne che vogliono parità nel mercato del lavoro e nel lavoro.
Con la fiaccolata del 10 maggio vogliamo dare voce a queste priorità.

Il lavoro non è solo una fonte di reddito, è dignità. 
E’ la condizione per realizzare la propria personalità e la propria vita.

Senza lavoro non c'è libertà e diventa fragile la democrazia.
Di sola austerity muore il lavoro.

Lo avevano sancito i nostri costituenti mettendo a fondamento della nostra Repubblica non il censo o la proprietà, ma il lavoro. Perché non fosse una pura utopia hanno scritto l'articolo 3 della Costituzione.

Chiediamone insieme il rispetto.
           
Tante, troppe persone prive di lavoro sono già state vinte dalla disperazione e dalla solitudine e hanno compiuto su se stessi gesti estremi. Adesso basta, si guardi al Paese reale, alla vera emergenza sociale. Per dare un futuro al nostro Paese.



venerdì 22 febbraio 2013

Rassegna Stampa: Il Fatto Quotidiano



di econoNuestra 21 febbraio 2013

Le ultime statistiche sulla disoccupazione hanno occupato, purtroppo, la scena mediatica sia a livello nazionale, che internazionale, e ad acquistare un triste protagonismo è stata la questione dei giovani (secondo i dati dell’Epa – istituto nazionale di statistica spagnolo – il 91% del lavoro distrutto negli ultimi quattro anni riguarda gli under 35). L’alto tasso di disoccupazione giovanile mostra un panorama desolante per l’economia spagnola. Nelle sue ultime dichiarazioni, Angela Merkel lamentava l’aumento della disoccupazione per colpa della crisi in Spagna e metteva la problematica al centro delle future politiche di azione comunitaria. Pochi giorni dopo, si approvavano i bilanci 2014-2020 dell’Ue nei quali si destinava lo 0,05% degli stessi alla lotta contro questa piaga. Inoltre, lo scorso 14 febbraio, il governo spagnolo e le parti sociali si sono accordate nel destinare 3.500 milioni di euro per combattere la disoccupazione giovanile attraverso il Piano strategico per l’apprendimento e il lavoro composto da 100 misure.
E’ evidente che il problema inizia ad inquietare tanto la Spagna come l’Europa. L’insostenibilità di questa situazione nel breve termine ha obbligato i dirigenti politici a riflettere e a mettere al centro misure per la riduzione dei livelli di disoccupazione giovanile, che, secondo Eurostat, è arrivata nel 2012 al 23,7% in Europa e il 57% in Spagna.
Ma, disgraziatamente, né con le ultime riforme del lavoro, né con il pacchetto di misure che ora si vogliono attuare si raggiungerà la tanto desiderata pietra filosofale. Se è certo che il tasso di disoccupazione è esploso man mano che si è sviluppata la crisi, la situazione lavorativa che presenta la Spagna è lontana dall’essere un problema congiunturale. L’insieme di fattori politici, sociali, storici e economico-produttivi che hanno determinato l’attuale mercato del lavoro, mostrano la complessità e il carattere strutturale della suddetta problematica, il che a sua volta obbliga a visualizzarla in uno spazio temporale che va oltre la crisi.
Se torniamo agli anni ’90, la disoccupazione totale, giovanile e non, raggiungeva allora un tasso esorbitante e molto superiore alla media Ue (tabella).
Col modello di crescita che iniziò a nascere durante gli anni ’90, la Spagna raggiunse il successo di un tasso di crescita economica e assorbì gran parte della popolazione senza lavoro. Nonostante questo, l’ubriacatura di queste esemplari statistiche sembrava ovviare al fatto che la realtà lavorativa si stesse configurando sulla base di una debole struttura economica e sociale, con alti tassi di disoccupazione addirittura negli anni di maggiore crescita e politiche di lavoro che hanno deteriorato le condizioni di lavoro e di vita.
La deregulation lavorativa permanente è sfociata in una precarizzazione e peggioramento della qualità del lavoro. La temporaneità si è stabilita come forma contrattuale abituale molto al di sopra della promessa europea. Sono cresciuti anche i contratti part-time che, descritti allora come una relazione lavorativa volontaria per favorire la conciliazione della vita professionale con quella familiare, ha dato luogo a soluzioni non volontarie e è diventata fonte di segregazione lavorativa tra uomini e donne, visto che sono state queste ultime le uniche ad usufruire della maggior parte di contratti di questo tipo.
Allo stesso modo, si sono estese altre forme di precarizzazione attraverso i contratti a turno, a ore, socialmente sfavorevoli e l’incremento di ore extra, che hanno presupposto un deterioramento della vita professionale e personale della popolazione.
Le politiche e le strategie promosse hanno seguito una tendenza globale fino alla flessibilizzazione del mercato del lavoro e hanno creato un importante cambiamento nella correlazione tra forze nella negoziazione tra capitale e lavoro, che si è riflesso a sua volta nel crollo dei redditi da salario sul Pil. Politiche ispirate a “rigorosi” modelli che difendono matematicamente il fatto che la riduzione della disoccupazione si ottiene soltanto con la riduzione de: 1) la negoziazione collettiva; 2) la protezione del lavoro; 3) i salari minimi e 4) la prestazione di disoccupazione, o altrimenti, raggiungendo un equilibrio rivedendo al ribasso i salari.
Partendo da questi presupposti si sono avallate le numerose riforme e decreti sul lavoro come verità inconfutabili, quando non esistono fondamenti che provino una relazione diretta tra minori salari e diritti del lavoro con maggiore creazione di lavoro. In questo senso alcuni studi mostrano che non esiste correlazione alcuna tra disoccupazione e rigidità/flessibilità lavorativa.
Aggrappati alla necessità di “modernizzare” e far convergere la struttura del mercato del lavoro verso quella dei nostri vicini europei, le distinte riforme della legislazione del lavoro hanno ripetuto sistematicamente misure collettive, la precarizzazione delle forme contrattuali e l’instabilità dei sussidi per disoccupazione. Un aggregato di politiche che né sono isolate né nascono alla luce delle ultime riforme del lavoro, ma che formano parte di un largo processo di ristrutturazione in cui il consumo ha potuto mantenersi con l’indebitamento, che ha supplito alle insufficienti retribuzioni salariali.
Le conseguenze di questo piano mostrano un panorama desolante per la popolazione giovane. Più di una generazione, con un alto livello di specializzazione, si sta vedendo toccata dalla disoccupazione di lunga durata (40% dei giovani disoccupati nel 2012) e dall’incapacità di raggiungere l’indipendenza economica a causa dell’instabilità contrattuale e i bassi salari. Una situazione che ha reso più profonda la disuguaglianza e la povertà (più del 32% dei giovani nel 2012) oltre ad obbligare quasi 400mila giovani ad emigrare davanti alla mancanza di opportunità (e non per spirito d’avventura).
Davanti ad una situazione così complessa, i meccanismi programmati per combattere la disoccupazione, e specialmente la disoccupazione giovanile, non sono nient’altro che toppe. La gravità della situazione, oltre a toccare la vita di questo gruppo, avrà conseguenze presenti e future sull’economia del paese (sostenibilità del sistema di pensioni, fuga dei cervelli, povertà, disuguaglianza…).
Continuare su questa strada, senza considerare il fatto che la disoccupazione strutturale in Spagna è strettamente relazionata con il modello di crescita, il sistema produttivo e d’impresa, renderà solo più profonda la ferita al posto di curarla. Nonostante tutto, ai giovani non resta che crearsi il futuro, nonostante i saggi cialtroni del presente.
di Mariu Ruiz-Gálvez Juzgado: Ricercatrice del Gruppo Economia Politica della Mondializzazione e membro di Econonuestra
(Traduzione dallo spagnolo di Alessia Grossi)

mercoledì 16 gennaio 2013

Rassegna Stampa: La Repubblica



Fondata sul lavoro

di Conchita De Gregorio
 
A chi non ha lavoro non importa assolutamente niente se la sinistra, una volta al governo, aumenterà o meno le tasse a chi guadagna più di un milione di euro. E’ un argomento che serve solo ad alimentare le paure di pancia dell’elettorato di destra, quello che quando gli dici: ‘i comunisti odiano i ricchi’ annuiscono e si sentono a posto nel loro posto. E’ un argomento che non interessa molto neppure chi guadagna più di un milione di euro, una davvero risicatissima minoranza di italiani: costoro, infatti, sono in genere molto avvertiti, assistiti da staff di consulenti e professionisti del ramo contabile, evitano di dichiarare quando possono, evadono se credono, portano i loro capitali all’estero da anni e per consuetudine familiare, un’abitudine domestica. Con qualche meritoria eccezione, naturalmente, che assai applaudita rammenta la regola.
Gli italiani guadagnano in media 20 mila euro l’anno, ricordava ieri il ministro Barca nel corso della trasmissione Piazza Pulita, in cui si parlava appunto di tasse. Non un milione, è più che ovvio. Nemmeno la decima parte di un milione, centomila euro, un lusso. Nemmeno la ventesima parte di un milione, la cinquantesima: la media degli italiani guadagna ventimila euro lordi all’anno, dividete per tredici togliete le imposte e guardate quanti sono, netti, in tasca, al mese. Eppure anche l’esercito di chi prende 1000-1200 euro al mese gode di un grande privilegio, quello che oggi chiamiamo privilegio e che è un diritto invece: il lavoro è un diritto garantito dalla Costituzione, che si fonda, articolo 1, su questo. Il diritto al lavoro viene prima di ogni altro argomento e li esaurisce tutti, perché senza libertà dal bisogno e senza dignità personale non ci possono essere discussioni politiche, economiche, sociali. Senza libertà materiale non c’è altra libertà accessoria possibile. Una diminuzione delle aliquote che riporti in busta paga al ceto medio e medio basso 30 o 40 euro al mese, anche 100 non cambierà le condizioni di vita di una famiglia i cui figli non hanno prospettiva di lavoro, una famiglia in cui le donne sono costrette a stare a casa per bisogno o per mancanza di alternativa. Non cambierà la loro capacità di spesa, avere cento euro in più, consentirà al massimo di erodere il debito familiare, e di poco. Quello che sì cambierebbe la vita di una famiglia sarebbe che le donne tornassero al lavoro in condizioni dignitose e paritarie, che i giovani avessero una prospettiva che non sia solo quella di nascondere il titolo di studio e prendere 30 euro al nero, al giorno, in un bar o 5 in un call centre. E per creare lavoro c’è bisogno di legalità, nessuno investe in un paese controllato dalle mafie e corrotto. Perché gli imprenditori tornino a fare profitto e creare lavoro bisogna che non debbano pagare il pizzo, sia quello del crimine o quello dell’usura bancaria. Che sia favorita la trasparenza, non aggirata, che assumere sia conveniente per chi lo fa.
La Fiat mette in cassa integrazione gli operai di Melfi. In quest’ultimo anno ho girato l’Italia andando ad ascoltare le storie di rabbia di chi ha perso il lavoro o non lo trova. Di chi è stato ingannato, o ha dovuto cedere al ricatto. Ho sentito Emanuela, figlia di un operaio di Pomigliano, l’ho vista scrivere a Marchionne. Emanuela dice che suo padre ha votato sì al referendum piangendo, e che lo ha fatto per mantenere il posto e poter pagare i libri ai suoi figli. Dice che lei avrebbe anche smesso di studiare, se suo padre l’avesse lasciata, perché tanto studiare non serve a niente. Tanto lavoro non lo trovi lo stesso. Ci avevo parlato alcuni mesi fa, l’ho risentita oggi. Mi ha detto: hai visto, avevo ragione io. Non c’era nessun piano di sviluppo, c’era solo un piano di tagli e quello che avanza, quello che è da scartare siamo noi. Le ho chiesto di questa campagna elettorale, se non spera che le cose possano cambiare. Mi ha detto no, non m’interessa, tanto noi siamo maledetti. Pieni di rabbia inutile, invisibili. Serviamo solo quando c’è da chiederci il voto, e allora io non lo do più a nessuno il mio voto. Ho cercato di convincerla a pensarci meglio, ad avere fiducia ancora ma mi ha congedata con gentilezza triste. Lascia stare, mi ha detto, che si è anche fatto tardi e alle quattro attacco al ristorante: faccio le pulizie quando mi chiamano, un lavoretto, sì, due soldi proprio. Magari ne parliamo a voce quando scendi, se passi sei ospite, vieni a pranzo da noi.

15/01/2013

mercoledì 21 novembre 2012

Rassegna Stampa: Federico Rampini su La Repubblica


Obama:
“Non possiamo conquistarci il benessere a colpi di tagli”

Obama ha appena finito di parlare, il suo messaggio è rivolto agli americani e al Congresso, ma è anche valido come “dottrina Obama” verso il resto del mondo.
Una solida alternativa all’austerity.
Priorità il lavoro
: “Il mio secondo mandato sarà anzitutto dedicato ai disoccupati”.
Secco rifiuto di un rigore “sbilanciato”, cioè che pesi sui lavoratori.
Lancia un grande confronto coinvolgendo oltre al Congresso i sindacati e il mondo delle imprese.
Ricostruzione delle infrastrutture, energie rinnovabili, istruzione e formazione professionale i capisaldi di questo New New Deal.
“Gli americani si sono pronunciati martedì sera, hanno parlato chiaro e forte”.

09/nov/2012 20:28

giovedì 21 giugno 2012

Rassegna Stampa: Marcelli su Il Fatto Quotidiano


I diritti del lavoro e il doppio tuffo nella miseria 



Secondo i più avvertiti esponenti del pensiero economico, tra le cause di fondo dell’attuale devastante crisi che stiamo vivendo c’è proprio la compressione dei livelli di vita della maggioranza della società a livello mondiale, la cosiddetta deflazione salariale. Ciò comporta tra l’altro che le sciagurate ricette applicate dal potere finanziario e dalle sue istituzioni rappresentative (Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Banca centrale europea), lungi dal delineare una qualche praticabile soluzione alla crisi, mediante la cosiddetta mitica “crescita”, stanno portando al suo aggravamento, con l’infilarsi di tutti i Paesi nel tunnel senza uscita della recessione e del double dip (il “doppio tuffo” nel vortice senza fondo della disoccupazione e della miseria).
Nel mio piccolo, pur non essendo un esponente del pensiero economico, avevo indicato tale problematica come decisiva, unitamente a quella della perdita di controllo sui mercati finanziari, nel corso XVII Congresso dell’Associazione internazionale dei giuristi democratici svoltosi ad Hanoi dal 6 al 10 giugno 2009 e in particolare nella mia introduzione ai lavori della IV Commissione sulla globalizzazione e i diritti economici, sociali e culturali, che presiedevo.
Ciò è confermato dalla drammatica situazione che stiamo vivendo. L’impossibilità della gente, anche negli “avanzati” Paesi europei, di condurre una vita degna e di soddisfare i più elementari diritti fondamentali di ordine economico, sociale e culturale, ma anche civile e politico, strettamente connessi con i primi come rilevato dalla Conferenza di Vienna sui diritti umani del 1993, produce una spirale deflattiva e precipita l’insieme dell’economia nella crisi.
Diritti umani e rilancio economico, come affermato da studiosi come Vandana Shiva e Amartya Sen, non sono affatto antitetici, ma assolutamente complementari e sinergici.


mercoledì 4 aprile 2012

CGIL: il lavoro non è una merce


IL LAVORO NON E' UNA MERCE


Nel lavoro le persone esprimono le loro capacità individuali. Lavorando insieme le persone costruiscono le proprie relazioni sociali. Nel lavoro le persone imparano a conoscere i propri diritti e i propri doveri.
 
IN ITALIA C'E' POCO LAVORO

La disoccupazione é in aumento, le donne e i giovani sono tenuti fuori dal mercato del lavoro o costretti a un lungo e umiliante precariato. Le crisi aziendali fanno perdere lavoro ai cinquantenni che difficilmente potranno ritrovarlo. E necessarlo un nuovo Piano del Lavoro.
 
E' NECESSARIO CHE IL PAESE TORNI A CRESCERE

L'ItaIia è in recessione, il Pil si riduce, le retribuzioni reali calano, le buste paga si assottigliano per lavoratori e pensionati. II Paese ha bisogno di crescere. Il rigore è necessario ma senza crescita il rigore non salverà l'equilibrio dei conti pubblici. L'Europa e l'Italia devono cambiare politica economica e tornare a crescere e
produrre lavoro.
 
LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO VA MIGLIORATA

II Governo ha proposto una riforma del mercato del lavoro che va nella direzione giusta di ridurre la precarietà ed estendere gli ammortizzatori ma fa solo primi timidi passi. Il Parlamento ha il diritto dovere di migliorarla e consolidarla. I giovani, le donne, coloro che perderanno lavoro, vanno sostenuti da politiche esplicite di avviamento e riqualificazione.
 
IL LAVORO NON PUO' ESSERE USA E GETTA

ll Governo propone una riforma inaccettabile dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Secondo la riforma un lavoratore licenziato ingiustamente dall'lmpresa per motivi economici infondati non ha diritto di tornare a lavorare. Questa norma aprirà un'ondata di licenziamenti ingiusti nelle imprese. E' necessario che il giudice possa reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente. E' necessario che il Parlamento reintroduca il dirltto al reintegro nella legge come forma deterrente per scongiurare licenziamenti ingiusti.


SALVIAMO LA DIGNITA' DEL LAVORO
E DELLE PERSONE CHE LAVORANO



CGIL: Il lavoro non è una merce


IL LAVORO NON E' UNA MERCE


E’ NECESSARIO CHE IL PAESE TORNI A CRESCERE

L’Italia è in recessione, il PIL si riduce, le retribuzioni reali calano, le buste paga si assottigliano per lavoratori e pensionati. Il Paese ha bisogno di crescere. Il rigore è necessario ma senza crescita il rigore non salverà l’equilibrio dei conti pubblici. Intanto i consumi calano, le tasse schiacciano il reddito dei lavoratori e pensionati e i tagli agli Enti Locali mettono in discussione i servizi e il welfare scaricando disagi e costi sulle famiglie e i più deboli. Le diseguaglianze aumentano mentre i grandi redditi e i grandi patrimoni non vengono toccati.
L’Europa e l’Italia devono cambiare politica economica e tornare a crescere e produrre lavoro.

LA VERA PRIORITA’ E’ IL LAVORO: QUELLO CHE MANCA O SI RISCHIA DI PERDERE

La disoccupazione è in aumento, le donne e i giovani sono tenuti fuori dal mercato del lavoro o costretti a un lungo e umiliante precariato. Le crisi aziendali fanno perdere lavoro ai cinquantenni che difficilmente potranno ritrovarlo, mentre dopo gli interventi del Governo, la pensione è sempre più lontana e irraggiungibile. Anche per questo per la CGIL il problema delle pensioni non è chiuso. Il 2012, dopo 4 anni di crisi, rischia di essere un anno ancora più difficile di quelli che abbiamo alle spalle. Il rischio di migliaia di licenziamenti senza una ipotesi di ripresa produttiva, si fa sempre più concreto.


LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO VA MIGLIORATA

Il governo ha proposto una riforma del mercato del lavoro che va nella direzione giusta di ridurre la precarietà ed estendere gli ammortizzatori ma fa solo primi timidi passi.
Vanno consolidate e migliorate le norme sulla precarietà, a partire dalle norme sui CO.CO.PRO., sul contratto a termine, sul lavoro a chiamata. Rimane senza soluzione il tema precarietà di centinaia di precari nel pubblico impiego e nella scuola.
Gli ammortizzatori devono riguardare tutti i settori e tutte le forme di lavoro, senza ridurre le coperture delle lavoratrici e dei lavoratori ultracinquantenni.
Deve essere data subito una soluzione a coloro che sono senza lavoro e senza pensione.
Il Parlamento ha il diritto-dovere di migliorarla e consolidarla. I giovani, le donne, coloro che perderanno lavoro, vanno sostenuti da politiche esplicite di avviamento e riqualificazione.

IL LAVORO NON PUO’ ESSERE USA E GETTA

Il Governo propone una riforma inaccettabile dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Secondo la riforma un lavoratore licenziato ingiustamente dall’impresa per motivi economici infondati non ha diritto di tornare a lavorare. Questa norma aprirà un’ondata di licenziamenti ingiusti nelle imprese. E’ necessario che il giudice possa reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente. E’ necessario che il Parlamento reintroduca il diritto al reintegro nella legge come elemento di civiltà e forma deterrente per scongiurare licenziamenti ingiusti.

aprile 2012


venerdì 2 marzo 2012

Rsu Dianos: Appello Fiom




Roma, 1 marzo 2012



MANIFESTAZIONE FIOM‐CGIL 

ROMA 9 MARZO 2012 

APPELLO AL MONDO DELLA CULTURA E ALLA SOCIETÀ CIVILE


La Fiom‐Cgil ha proclamato per venerdì 9 marzo lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici con una manifestazione a Roma che si concluderà in piazza San Giovanni.

La democrazia ed il lavoro sono i nodi centrali del nostro tempo in Italia e in Europa.

Perché oggi il lavoro manca, è sempre più precario, è sempre meno pagato, al punto che pur lavorando si è poveri. Perché oggi nei luoghi di lavoro, a partire dalla Fiat, si rischia l’autoritarismo con la messa in discussione del Contratto nazionale, dei diritti individuali e collettivi.

Perché la democrazia è negata. Alle donne e agli uomini che lavorano è impedito di votare liberamente gli accordi che li riguardano e di potersi scegliere chi li rappresenta, fino alla messa al bando di un’intera organizzazione sindacale e all’esplicita discriminazione verso gli iscritti della Fiom‐Cgil.

È in questo contesto che Governo e Confindustria vogliono far passare l’idea, sbagliata e inaccettabile, che per uscire dalla crisi bisogna cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo aver manomesso il sistema pensionistico pubblico.

All’opposto devono essere universali, e quindi estesi a tutti, la cassa integrazione quale alternativa ai licenziamenti collettivi e la tutela del reddito come diritto di cittadinanza.

In una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato ed il superamento della precarietà è la sicurezza di tutti, un’economia ambientalmente sostenibile e un piano straordinario di investimenti pubblici e privati sono le condizioni per difendere i beni comuni e costruire nuovi posti di lavoro.

Lo sciopero generale e la manifestazione nazionale del 9 marzo diventano un appuntamento essenziale non solo per i metalmeccanici ma per tutti coloro che credono nella democrazia, nella giustizia sociale, nella libertà, nell’informazione libera e in un lavoro stabile con diritti. E in questo senso sono fondamentali il diritto allo studio, l’accesso alla cultura, la valorizzazione del patrimonio artistico e delle competenze.

Nel nome della nostra Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista invitiamo ogni cittadino non solo ad aderire alla manifestazione, ma a farsi promotore e protagonista di questa giornata di mobilitazione partecipando attivamente.

Sono convinto che la nostra lotta difenda oggi gli interessi di tutto il paese mettendo al centro le lavoratrici e i lavoratori e proprio per questo sarebbe per noi importante avere la tua firma e la tua presenza in piazza San Giovanni il 9 marzo a Roma.

Segretario generale Fiom‐Cgil






mercoledì 8 febbraio 2012

RSU Dianos: manifestazione nazionale FIOM del 18 febbraio 2012


A TUTTI I LAVORATORI DIANOS

SABATO 18 FEBBRAIO 2012

MANIFESTAZIONE
NAZIONALE FIOM

a ROMA

Questa è la prima iniziativa a livello nazionale che viene messa in campo dalla FIOM-CGIL per supportare la piattaforma contrattuale presentata nello scorso autunno e difendere il modello sindacale da esso rappresentato.

Crediamo che l'unico modello di sindacato in grado di dare veramente voce ai lavoratori, coloro che gli accordi sindacali li vivono tutti i giorni, sia quello di un sindacato indipendente, democratico, partecipativo e realmente rappresentativo di chi lavora!

Ecco perchè non accettiamo assolutamente il modello sindacale imposto da FIAT e Confindustria con l'appoggio di FIM e UILM: il sindacato aziendale di servizio che si sta delineando non ha nessuna possibilità di far sentire la voce dei lavoratori.

Sbaglia chi continua a credere che l'impianto contrattuale FIAT e il modello sindacale che preconfigura rimarranno casi isolati perchè già ora all'interno del gruppo Fiat il CCSL contrattato dalle sigle metalmeccaniche è stato esteso anche ad altre categorie di aziende presenti nel gruppo (per es: gruppo Ergom - chimici) senza nulla chiedere alle sigle di categoria, alle RSU che gli accordi disdettati li avevano firmati e soprattutto senza l'assenso dei lavoratori: ad oggi a 86000 lavoratori del gruppo FIAT appartenenti a varie categorie viene esteso un accordo votato da 10000 lavoratori di un'unica categoria: i metalmeccanici.

E' ora di far sentire la nostra voce di protesta come lavoratori che rivendicano l'applicazione pratica del concetto di democrazia (far votare gli accordi ai diretti interessati – i lavoratori) e l'esigibilità dei propri diritti: perchè se attivamente non ci impegnamo per richiedere il rispetto dei nostri diritti “prima o poi” qualcuno penserà che a noi non interessino più e cercherà di toglierceli!

Come lavoratori che credono nella pratica della democrazia, oltre che come delegati della FIOM-CGIL, chiediamo a tutti i lavoratori Dianos di unirsi a noi e di partecipare alla manifestazione a Roma.

Il costo del viaggio in pullman sarà sostenuto interamente dalla FIOM-CGIL senza spese per i partecipanti.

Adesioni entro lunedì 13 febbraio.

La RSU
Torino, 8 febbraio 2012

giovedì 14 luglio 2011

FIOM: Punto Fiom 9/2011





 
Nei luoghi di lavoro al via le assemblee e le iniziative per definire le piattaforme per i Ccnl e illustrare i contenuti dell’Accordo interconfederale

Tutti al voto!

Il Comitato centrale del 12 luglio 2011 ha approvato le modalità per predisporre le piattaforme per i rinnovi dei Ccnl e per illustrare i contenuti dell’Accordo interconfederale da sottoporre al voto.



Documento approvato dal Comitato centrale della Fiom
«Il Comitato centrale Fiom-Cgil impegna le proprie strutture a convocare assemblee e iniziative in tutti i luoghi di lavoro al fine di predisporre le piattaforme per i rinnovi dei Ccnl e per illustrare i contenuti dell’ipotesi di accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil del 28 giugno 2011.
Nel rispetto della discussione svolta e delle decisioni assunte nel Comitato direttivo della Cgil nazionale, in merito all’Accordo interconfederale, il Comitato centrale della Fiom è impegnato a far pronunciare tutti gli iscritti e le iscritte tramite voto referendario certificato, in quanto afferenti al sistema contrattuale Confindustria.
Nel rispetto dello Statuto della Fiom e tenuto conto della necessità di coinvolgere tutta la categoria nel percorso della predisposizione della piattaforma per il rinnovo del Ccnl, il Comitato centrale della Fiom decide di estendere il diritto e la possibilità di pronunciarsi sull’ipotesi di Accordo interconfederale a tutti i metalmeccanici tramite il voto referendario.
Le modalità di voto dovranno consentire la massima partecipazione e la certificazione sia dell’esito del pronunciamento degli iscritti, sia dell’esito del pronunciamento di tutti i metalmeccanici.
Le strutture regionali della Fiom-Cgil dovranno coordinare e raccogliere i risultati della consultazione di ogni singolo territorio e inviarli alla Fiom nazionale.
Il Comitato centrale della Fiom dà mandato alla Segreteria nazionale di valutare l’opportunità di definire una diversa data di convocazione dell’Assemblea nazionale della Fiom, prevista per il mese di settembre, per la predisposizione della piattaforma per il rinnovo dei Ccnl Federmeccanica, Unionmeccanica e Cooperative.»

Approvato con 83 voti a favore


Documento respinto dal Comitato centrale della Fiom del 12 luglio
«Il Comitato centrale della Fiom-Cgil decide di avviare, nel rispetto delle decisioni e delle deliberazioni assunte dal Comitato direttivo nazionale della Cgil, la consultazione degli iscritti sull'ipotesi di accordo interconfederale del 28 giugno 2011.
Pertanto, saranno consultati gli iscritti alla Cgil nelle aziende metalmeccaniche che applicano il Contratto Federmeccanica; tali iscritti rappresentano, per la Fiom, la platea di riferimento per la consultazione.
Nell'ambito di tale consultazione, verrà avviata con l'insieme dei lavoratori la discussione sulla piattaforma per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, in scadenza al 31 dicembre 2011. Gli elementi e le indicazioni che emergeranno in questa discussione costituiranno oggetto di valutazione da parte dell'Assemblea nazionale Fiom-Cgil, da mantenere nei tempi indicati del 22 e 23 settembre 2011, anche per definire la piattaforma sulla base dell'esito della consultazione.»

Respinto con 22 voti a favore




AL REFERENDUM: VOTANDO SÌ, APPROVI L’ACCORDO. VOTANDO NO, LO RESPINGI

Accordo interconfederale Confindustria, Cgil, Cisl, Uil del 28 giugno 2011

Premessa
Le parti, premesso che
  • è interesse comune definire pattiziamente le regole in materia di rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori;
  • è obiettivo comune l'impegno per realizzare un sistema di relazioni industriali che crei condizioni di competitività e produttività tali da rafforzare il sistema produttivo, l'occupazione e le retribuzioni;
  • la contrattazione deve esaltare la centralità del valore del lavoro anche considerando che sempre più è la conoscenza, patrimonio del lavoratore, a favorire la diversità della qualità del prodotto e quindi la competitività dell'impresa;
  • la contrattazione collettiva rappresenta un valore e deve raggiungere risultati funzionali all'attività delle imprese ed alla crescita di un'occupazione stabile e tutelata e deve essere orientata ad una politica di sviluppo adeguata alle differenti necessità produttive da conciliare con il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone;
  • è essenziale un sistema di relazioni sindacali e contrattuali regolato e quindi in grado di dare certezze non solo riguardo ai soggetti, ai livelli, ai tempi e ai contenuti della contrattazione collettiva ma anche sull'affidabilità ed il rispetto delle regole stabilite;
  • fermo restando il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro, è comune l'obiettivo di favorire lo sviluppo e la diffusione della contrattazione collettiva di secondo livello per cui vi è la necessità di promuoverne l'effettività e di garantire una maggiore certezza alle scelte operate d'intesa fra aziende e rappresentanze sindacali dei lavoratori,

TUTTO CIÒ PREMESSO LE PARTI CONVENGONO CHE:

  1. ai fini della certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, si assumono come base i dati associativi riferiti alle deleghe relative ai contributi sindacali conferite dai lavoratori. Il numero delle deleghe viene certificato dall'Inps tramite un'apposita sezione nelle dichiarazioni aziendali (Uniemens) che verrà predisposta a seguito di convenzione fra Inps e le parti stipulanti il presente accordo interconfederale. I dati così raccolti e certificati, trasmessi complessivamente al Cnel, saranno da ponderare con i consensi ottenuti nelle elezioni periodiche delle rappresentanze sindacali unitarie da rinnovare ogni tre anni, e trasmessi dalle Confederazioni sindacali al Cnel. Per la legittimazione a negoziare è necessario che il dato di rappresentatività così realizzato per ciascuna organizzazione sindacale superi il 5% del totale dei lavoratori della categoria cui si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro;
  2. il contratto collettivo nazionale di lavoro ha la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale;
  3. la contrattazione collettiva aziendale si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria o dalla legge;
  4. i contratti collettivi aziendali per le parti economiche e normative sono efficaci per tutto il personale in forza e vincolano tutte le associazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale operanti all'interno dell'azienda se approvati dalla maggioranza dei componenti delle rappresentanze sindacali unitarie elette secondo le regole interconfederali vigenti;
  5. in caso di presenza delle rappresentanze sindacali aziendali costituite ex art. 19 della legge n. 300/70, i suddetti contratti collettivi aziendali esplicano pari efficacia se approvati dalle rappresentanze sindacali aziendali costituite nell'ambito delle associazioni sindacali che, singolarmente o insieme ad altre, risultino destinatarie della maggioranza delle deleghe relative ai contributi sindacali conferite dai lavoratori all'azienda nell'anno precedente a quello in cui avviene la stipulazione, rilevati e comunicati direttamente dall'azienda. Ai fini di garantire analoga funzionalità alle forme di rappresentanza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, come previsto per le rappresentanze sindacali unitarie anche le rappresentanze sindacali aziendali di cui all'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, quando presenti, durano in carica tre anni. Inoltre, i contratti collettivi aziendali approvati dalle rappresentanze sindacali aziendali con le modalità sopra indicate devono essere sottoposti al voto dei lavoratori promosso dalle rappresentanze sindacali aziendali a seguito di una richiesta avanzata, entro 10 giorni dalla conclusione del contratto, da almeno una organizzazione firmataria del presente accordo o almeno dal 30% dei lavoratori dell'impresa. Per la validità della consultazione è necessaria la partecipazione del 50% più uno degli aventi diritto al voto. L'intesa è respinta con il voto espresso dalla maggioranza semplice dei votanti;
  6. i contratti collettivi aziendali, approvati alle condizioni di cui sopra, che definiscono clausole di tregua sindacale finalizzate a garantire l'esigibilità degli impegni assunti con la contrattazione collettiva, hanno effetto vincolante esclusivamente per tutte le rappresentanze sindacali dei lavoratori ed associazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale operanti all'interno dell'azienda e non per i singoli lavoratori;
  7. i contratti collettivi aziendali possono attivare strumenti di articolazione contrattuale mirati ad assicurare la capacità di aderire alle esigenze degli specifici contesti produttivi. I contratti collettivi aziendali possono pertanto definire, anche in via sperimentale e temporanea, specifiche intese modificative delle regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro nei limiti e con le procedure previste dagli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro. Ove non previste ed in attesa che i rinnovi definiscano la materia nel contratto collettivo nazionale di lavoro applicato nell'azienda, i contratti collettivi aziendali conclusi con le rappresentanze sindacali operanti in azienda d'intesa con le organizzazioni sindacali territoriali firmatarie del presente accordo interconfederale, al fine di gestire situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale dell'impresa, possono definire intese modificative con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro. Le intese modificative così definite esplicano l'efficacia generale come disciplinata nel presente accordo;
  8. le parti con il presente accordo intendono dare ulteriore sostegno allo sviluppo della contrattazione collettiva aziendale per cui confermano la necessità che il Governo decida di incrementare, rendere strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure – che già hanno dimostrato reale efficacia – volte ad incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo livelo che collega aumenti di retribuzione al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività nonché ai risultati legati all'andamento economico delle imprese, concordati fra le parti in sede aziendale.

Intesa Cgil-Cisl-Uil
su accordi sindacali con valenza generale
Le piattaforme sindacali vengono proposte unitariamente dalle Segreterie e dibattute negli organismi direttivi interessati, i quali approvano le piattaforme da sottoporre successivamente alla consultazione dell'insieme dei lavoratori e dei pensionati.
Tutto il percorso negoziale dalla piattaforma alla firma è accompagnato da un costante coinvolgimento degli organismi delle confederazioni, prevedendo momenti di verifica con gli iscritti e assemblee di tutti i lavoratori e i pensionati.
Le Segreterie assumono le ipotesi di accordo e le sottopongono alla valutazione e approvazione dei rispettivi organismi direttivi per la firma da parte delle stesse, previa consultazione certificata tra tutti i lavoratori, le lavoratrici, le pensionate e i pensionati, come già avvenuto nel 1993 e nel 2007.

Accordi di categoria
Le Federazioni di categoria nel quadro delle scelte di questo documento, definiranno specifici regolamenti sulle procedure per i loro rinnovi contrattuali, al fine di coinvolgere sia gli iscritti che tutti i lavoratori e le lavoratrici. Tali regolamenti dovranno prevedere sia il percorso per la costruzione delle piattaforme che per l'approvazione delle ipotesi di accordo.
Queste intese potranno prevedere momenti di verifica per l'approvazione degli accordi mediante il  coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori in caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti.
Le categorie definiranno, inoltre, regole e criteri per le elezioni delle Rsu e per la consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici per gli accordi di II livello.




Documento presentato dalla Segreteria nazionale Cgil e approvato dal Comitato direttivo della Confederazione

Il Comitato direttivo nazionale della Cgil condivide e approva l’ipotesi di Accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil siglato il 28 giugno 2011 (dalla Cgil sulla base del mandato ricevuto dal Direttivo del 27 giugno).
L’ipotesi di Accordo giunge dopo anni di contrapposizione fra i sindacati e la conseguente disgregazione del sistema contrattuale e delle regole di rappresentanza e democrazia.
L’ipotesi di Accordo blocca la deriva dei contratti separati e ristabilisce una griglia minima di regole unitarie sulla rappresentanza e la contrattazione.
L’ipotesi di Accordo cancella l’idea dei due livelli contrattuali separati e alternativi fra loro e ricolloca al centro del sistema contrattuale il Contratto nazionale di lavoro come regolatore generale e fonte normativa del secondo livello di contrattazione.
L’ipotesi di accordo valorizza il ruolo delle Oo.Ss. di categoria poiché affida loro il compito di innovare il sistema contrattuale e rafforza il ruolo delle Rsu quali rappresentanti contrattuali dei lavoratori in azienda.
L’intesa endosindacale che integra l’ipotesi di Accordo con Confindustria, riprendendo il documento unitario del 2008, conferma la necessità di coinvolgere gli iscritti e i lavoratori durante l’intero iter negoziale (piattaforme, trattative, ipotesi di accordo da convalidare).
L’intesa endosindacale prevede, per la prima volta, che si coinvolgano i lavoratori in caso di rilevanti divergenze interne alle delegazioni trattanti, come aveva proposto la Cgil con il direttivo del 15 gennaio 2011, allo scopo di prevenire conclusioni separate della trattativa.
L’ipotesi di Accordo siglata con Confindustria ha validità pro futuro per tutte le aziende rappresentate da Confindustria: non influisce sui contenziosi in corso e non accredita accordi precedentemente sottoscritti in forma separata.
La misurazione della rappresentanza sindacale nel settore privato rappresenta una innovazione che cambierà in profondità i comportamenti delle parti sociali e il modo in cui si esercitano i diritti sindacali e di contrattazione.
Saranno gli iscritti e i voti dei lavoratori a stabilire il peso sindacale e contrattuale di ciascuna organizzazione. La campagna di affiliazione al sindacato non sarà più un fatto meramente organizzativo, separato dalla sua forza negoziale, ma l’occasione per accrescere il consenso all’azione contrattuale del sindacato.
Le Oo.Ss. nazionali, le Rsu e persino le Rsa eserciteranno le loro funzioni e il loro potere sulla base del loro peso effettivo in termini di numero di iscritti e di voti ricevuti e non più in forma convenzionalmente paritetica.
Per la prima volta un accordo tra le parti norma l’azione delle Rsa e la sottopone alla verifica del voto dei lavoratori.
Eventuali clausole di tregua sindacale a livello aziendale hanno effetto vincolante esclusivamente per le organizzazioni firmatarie dell’ipotesi di Accordo del 28 giugno e, come esplicitato, non riguardano i diritti in capo ai singoli lavoratori.
L’ipotesi di Accordo supera la pratica delle deroghe ai Ccnl e introduce un criterio di articolazione della contrattazione aziendale per aderire maggiormente alle esigenze dei diversi contesti produttivi. La prossima stagione di rinnovo dei Ccnl potrà prevedere materie e procedure per rendere la contrattazione di secondo livello più aderente alle singole realtà aziendali entro i limiti definiti dal contratto nazionale stesso.
In attesa dei rinnovi dei Ccnl le rappresentanze sindacali in azienda potranno, in situazioni di crisi o in presenza di investimenti significativi, d’intesa con le segreterie territoriali dei sindacati di categoria, definire accordi modificativi dei Ccnl in materia di prestazione lavorativa, orari e organizzazione del lavoro.
In questa situazione transitoria, non sono sufficienti le normali regole di definizione dell’ipotesi di accordo da parte della maggioranza delle Rsu. Se non c’è intesa tra le Rsu e le Oo.Ss. territoriali di categoria l’accordo modificativo transitorio non può essere concluso.
Sull’ipotesi di Accordo del 28 giugno 2011 la Cgil, ai sensi dell’art. 6, titolo I, lettera “b” del proprio Statuto, attiverà il pronunciamento di tutti gli iscritti dipendenti dalle aziende afferenti al sistema contrattuale di Confindustria. L’esito del pronunciamento sarà vincolante per la Cgil e per le sue articolazioni confederali, territoriali e di categoria a tutti i livelli.

Il pronunciamento si articolerà nel modo seguente:
  1. tutte le categorie territoriali interessate consegneranno alle rispettive Ccdl entro l’11 luglio 2011 gli elenchi delle aziende afferenti al sistema contrattuale di Confindustria e il numero degli iscritti corrispondenti alle stesse;
  2. le assemblee degli iscritti si svolgeranno a partire dal 12 luglio e termineranno entro il 16 settembre;
  3. l’esito finale del pronunciamento degli iscritti sarà comunicato entro il 19 settembre dalle Oo.Ss. nazionali di categoria alla Confederazione che lo renderà pubblico martedì 20 settembre 2011.
Approvato con 117 voti a favore


Documento presentato dall’area programmatica «la Cgil che vogliamo»

L'area programmatica «La Cgil che vogliamo» esprime un giudizio negativo sull'accordo interconfederale tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil del 28 giugno 2011 per le seguenti ragioni: tutto l'impianto di validazione degli accordi nazionali e aziendali non prevede l'espressione del voto dei lavoratori. Ed è la prima volta che la Cgil accetta che possa essere negata la libera espressione della volontà dei lavoratori.
La validazione a maggioranza semplice delle organizzazioni esclude l'agibilità dell'organizzazione dissenziente, avalla la pratica degli accordi separati, rischia di determinare una balcanizzazione delle relazioni sindacali, condizionando la stessa libertà di iscrizione al sindacato.
Si afferma la coesistenza di rappresentanze sindacali elette da tutti i lavoratori (Rsu) e rappresentanze sindacali designate dalle organizzazioni (Rsa), di fatto abbandonando l'obiettivo della generalizzazione delle Rsu, come previsto nella legge del Pubblico impiego e nell'accordo interconfederale del 23 luglio 1993.
Nella fase transitoria le contrattazioni aziendali possono derogare dalle norme del contratto nazionale, prefigurando nei fatti la modifica del contratto nazionale come fonte del diritto su materie fondamentali quali la prestazione lavorativa, gli orari, l'organizzazione del lavoro. In sintesi, questo accordo conferma e rafforza quanto contenuto nell'accordo separato del 2009. Inoltre, per la prima volta, l'accordo afferma che i contenuti della contrattazione aziendale possano essere definiti per legge.
Si prevedono inaccettabili tregue sindacali vincolanti e dunque sanzionabili anche nel caso di accordi separati.
Un'organizzazione non firmataria di accordo non può chiedere il voto dei lavoratori e non può nemmeno chiamarli allo sciopero, pena sanzioni.
L'allegato accordo endosindacale non solo non è risolutivo delle questioni aperte sulla democrazia e partecipazione dei lavoratori ma non ha nessuna validità davanti alle controparti, come dimostra l'accordo del commercio che non ha impedito due contratti separati.
La gestione della trattativa che ha condotto a questo accordo non ha previsto nessun coinvolgimento delle strutture pure direttamente interessate, aprendo un'ulteriore ferita nel tasso di democrazia della vita interna dell'Organizzazione.
«La Cgil che vogliamo» rivendica la necessità di una consultazione degli iscritti Cgil con regole chiare, trasparenti, uniformi, in una campagna di assemblee nelle quali siano esplicite le differenti posizioni.

Respinto con 21 voti a favore




Piattaforme in allestimento
Riportiamo di seguito uno stralcio del Documento finale prodotto dall’Assemblea nazionale della Fiom, svolta a Cervia lo scorso febbraio, e ribadito dal Documento finale del Comitato centrale del 30 maggio scorso, che riporta la griglia sulla quale predisporre le piattaforme per il rinnovo dei Ccnl Federmeccanica, Unionmeccanica e Cooperative

Le piattaforme per il rinnovo dei Ccnl saranno costruite «... sulla base di una griglia fondata sui seguenti punti:

RIAFFERMARE una pari dignità tra lavoro e impresa fondata sulla democrazia e i diritti nel lavoro, anche sulla base della proposta della Cgil sulla democrazia e la rappresentanza;


AFFERMARE un modello contrattuale fondato su 2 livelli contrattuali:
  • il Contratto nazionale di lavoro, puntando alla riunificazione dei diritti e delle condizioni di lavoro (tenendo aperto l'orizzonte per il Contratto dell'industria e una dimensione europea per i diritti comuni);
  • un secondo livello a carattere integrativo, che può svolgersi a livello aziendale, di sito produttivo, territoriale e di filiera;
AFFERMARE un nuovo modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale delle produzioni, sulla qualità del lavoro, la ricerca, l'innovazione e sulla responsabilità sociale delle imprese;


AVVIARE una riflessione sul rapporto tra la contrattazione di secondo livello e la contrattazione sociale, confederale e di categoria nel territorio e nel rapporto con le istituzioni.

In particolare, la riconquista di un Contratto nazionale condiviso dalle lavoratrici e dai lavoratori, sottoscritto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali, deve essere fondato sulla seguente griglia di contenuti e su una coerente azione di contrattazione collettiva nei luoghi di lavoro:

NON DEROGABILITÀ delle norme contrattuali nazionali;

DIRITTI di informazione e confronto preventivo in materia di politiche industriali, investimenti e modelli organizzativi, acquisendo il diritto di proposta per le organizzazioni sindacali e le Rsu preventivo alle decisioni aziendali;

DIFESA delle libertà dei lavoratori e delle libertà sindacali, rafforzamento del ruolo contrattuale delle Rsu;

AFFERMARE il ruolo del Ccnl per la difesa e l'incremento del valore reale dei salari e a tal fine confermare e rivalutare il valore del punto e prevedere meccanismi di recupero certi su base annua;

INTERVENTO a difesa e miglioramento delle condizioni di lavoro sulla salute e la sicurezza;

A PARTIRE da quanto previsto dal Ccnl del 2008 in vigore, la durata dello stesso sarà oggetto, senza pregiudiziali, della trattativa;

ESTENSIONE del diritto alla formazione continua per tutte le lavoratrici e i lavoratori e ridefinizione del sistema di inquadramento professionale;

TUTELA del diritto alla maternità e alla salute riproduttiva delle donne anche in relazione alle condizioni e all'organizzazione del lavoro nelle imprese;

DIFESA dell'occupazione tramite il blocco dei licenziamenti e l'estensione degli ammortizzatori sociali e una politica di contrattazione degli orari di lavoro, che estenda il ricorso ai contratti di solidarietà in caso di crisi e che a fronte di un aumento dell'utilizzo degli impianti riduca gli orari di lavoro, a partire dai lavori più disagiati;

DEFINIZIONE delle regole sulla rappresentanza e la democrazia, estendendo l'elezione delle Rsu e prevedendo la validazione delle piattaforme e degli accordi tramite referendum anche nel caso di diverse posizioni tra le organizzazioni sindacali, così come del resto già definito unitariamente per la realizzazione del Ccnl 2008, al fine di prevenire ed escludere la pratica degli accordi separati.»

Al termine delle assemblee e delle iniziative nei luoghi di lavoro, nel mese di settembre - nei giorni che stabilirà la Segreteria nazionale Fiom su mandato del Comitato centrale - si riunirà l’Assemblea nazionale della Fiom con il compito di varare le piattaforme definitive - da sottoporre alla consultazione e al voto referendario delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici - le quali saranno presentate alle controparti entro la fine dello stesso mese, vale a dire tre mesi prima della scadenza dei contratti, stabilita per il 31 dicembre 2011.

venerdì 20 maggio 2011

Rassegna Stampa: I giovani diminuiscono, la disoccupazione aumenta


(Da Presseurop)

Italia

I giovani diminuiscono, la disoccupazione aumenta

18 maggio 2011
I giovani italiani sono "in via di estinzione", scrive il Corriere della Sera citando l'allarme lanciato dal direttore del Censis Giuseppe Roma durante un'audizione davanti alla Commissione lavoro della Camera dei deputati. Rispetto a dieci anni fa la fascia di popolazione compresa tra 15 e 34 anni si è ridotta di due milioni di unità, a causa del calo della natalità e dell'aumento dell'emigrazione dovuto alle scarse opportunità professionali. "Uno strappo nel tessuto connettivo del mercato del lavoro dove i ragazzi sono 'merce sempre più rara'", commenta il quotidiano milanese, secondo cui questo non si traduce però in un aumento della domanda di giovani lavoratori.
Al contrario, sottolinea La Stampa, i giovani "neet" (not in education, employment or training) hanno raggiunto un preoccupante 11,2 per cento, rispetto a una media europea del 3,4. La mancanza di opportunità non è una spiegazione sufficiente, dato che in Spagna, dove la disoccupazione giovanile ha superato il 40 per cento, i giovani che hanno smesso di cercare lavoro sono solo lo 0,5 per cento. In Italia "molti giovani guardano all’inattività come a un’alternativa possibile di vita", spiega il Censis, e "la funzione di ammortizzatore sociale che le famiglie si sono ormai abituate a svolgere" non li aiuta a superare l'apatia. I laureati hanno ancora più difficoltà a trovare lavoro rispetto ai diplomati, quindi non sorprende che solo il 20,7 per cento degli italiani termini l'università (la media europea è 33). In questo contesto la riduzione della popolazione giovanile potrebbe rivelarsi positiva per l'occupazione: "entro il 2020 8 milioni di anziani usciranno dal mercato del lavoro, e non ci sono abbastanza ragazzi per sostituirli".

giovedì 17 febbraio 2011

RSU FIOM Dianos - sabato 19 febbraio: manifestazione "Tutti per il lavoro un lavoro per tutti"


Le RSU FIOM Dianos invitano tutti i lavoratori a partecipare alla manifestazione "Tutti per il lavoro, un lavoro per tutti" organizzata da CGIL per sabato 19 febbraio, con ritrovo alla stazione di Torino Porta Susa per le ore 14.00.



Inutile segnalare l'importanza di avere una massiccia adesione a questa manifestazione e una folta presenza alle spalle dello striscione  "Lavoratrici e Lavoratori Aziende Informatiche FIOM-CGIL Torino"


Facciamo valere i diritti e il lavoro, 
facciamo sentire la voce degli informatici!



mercoledì 16 febbraio 2011

CGIL: Tutti per il lavoro, un lavoro per tutti - Manifestazione sabato 19 febbraio


LA CGIL DEL PIEMONTE, COME SI FARÀ IN ALTRE REGIONI ITALIANE, HA INDETTO PER SABATO 19 FEBBRAIO LA MARCIA PER IL LAVORO, I DIRITTI E LA DEMOCRAZIA.
UNA MANIFESTAZIONE DI LAVORATORI, PENSIONATI, STUDENTI, CITTADINI PERSALVARE IL LAVORO, DIFENDERE I DIRITTI E IL FUTURO DI NOI TUTTI.

SIAMO QUI PER IL LAVORO CHE SI PERDE In Piemonte nel solo 2010 ci sono state 186 milioni di ore di Cassa Integrazione, circa 50 mila persone in mobilità, più di un migliaio di aziende in crisi

SIAMO QUI PER IL LAVORO CHE NON C’È La Regione vive una crisi economica gravissima di tutto il suo sistema produttivo, in particolare di quello industriale, dalla Fiat al tessuto delle piccole medie imprese; tutto questo nel quasi disinteresse delle istituzioni regionali, appena mascherato da abili campagne pubblicitarie

SIAMO QUI PER IL LAVORO INVISIBILE Tantissimi precari, tempi determinati, internali, soci di cooperative, finte partite IVA, spesso in nero, hanno perso il lavoro senza che le statistiche ne tengano conto. Sono migliaia e migliaia di persone, soprattutto donne e giovani, senza lavoro e senza diritti, in molti casi sfruttati da finti mediatori, un caporalato di vecchia memoria

SIAMO QUI PER IL LAVORO CHE NON SI TROVA E’ sempre più difficile per i giovani e per chi, in età più avanzata, ha perso il lavoro, cercare un’occupazione che dia stabilità e un reddito sufficiente per costruirsi una vita autonoma

SIAMO QUI PER IL LAVORO CHE NON HA VALORE I tagli a scuola, università e ricerca, l’assenza di una politica industriale compromettono la possibilità di una ripresa produttiva forte e duratura, basata sull’innovazione e sulla competizione di qualità

SIAMO QUI PER DIFENDERE I LAVORATORI E LE LAVORATRICI MIGRANTI Contro le leggi discriminatorie del Governo e il razzismo strisciante occorre tutelare diritti, condizioni di vita e di lavoro dei migranti e la loro piena integrazione nella società 

SIAMO QUI PER I DIRITTI DI CITTADINANZA Le differenze economiche si acuiscono e la povertà cresce in vasti strati di popolazione piemontese. I tagli indiscriminati di Governo e Regione al sistema di protezione sociale e ai livelli essenziali della sanità piemontese mettono a grave rischio la coesione sociale e la stessa democrazia

SIAMO QUI PER DIFENDERE Il DIRITTO ALLA SALUTE Perché la Giunta Cota ha ridotto indiscriminatamente risorse economiche e personale in tutti i comparti della Sanità piemontese, compromettendone i livelli essenziali. La penalizzazione del servizio pubblico, con l’obiettivo di favorire la privatizzazione del settore, rischia di danneggiare gravemente tutti i cittadini
 
SIAMO QUI PER LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO Perché la libertà di tutti è a rischio, se chi lavora non può eleggere i propri delegati e votare in autonomia su accordi e contratti e senza la conquista di un nuovo modello contrattuale che tuteli efficacemente i diritti e il reddito del lavoro dipendente
 
SIAMO QUI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO La battaglia di studenti e ricercatori è una battaglia di tutta la società civile perché è un Paese del privilegio e delle caste quello che lascia senza fondi e nell’abbandono la scuola pubblica
 
SIAMO QUI PER IL FUTURO DEI GIOVANI E DI NOI TUTTI Per un Paese in cui il lavoro ci sia, sia sicuro ed umano e nel quale i giovani possano costruirsi una vita, senza essere costretti ad emigrare o essere un peso per la propria famiglia


IL 19 FEBBRAIO MANIFESTIAMO INSIEME:
LAVORATORI E LAVORATRICI, PENSIONATI, STUDENTI, CITTADINI


ABBIAMO IL DIRITTO DI PRETENDERE UNA VITA DIGNITOSA perché si possa lottare per una società diversa e migliore contro il degrado morale, politico e sociale dell’Italia.

ABBIAMO IL DIRITTO DI VOLERE UN FUTURO DIVERSO e di difendere un domani migliore per noi e per i più giovani



Torino, febbraio 2011

giovedì 27 gennaio 2011

FIOM: DEMOCRAZIA! Lavoro, diritti, legalità, informazione

DEMOCRAZIA!
LAVORO | DIRITTI | LEGALITÀ | INFORMAZIONE


sabato 29 GENNAIO 2011 | ore 10.00-16,30

«FABBRICA DELLE E»

Corso Trapani, 95 | TORINO



Fiom-Cgil & MicroMega


in collaborazione con
Fondazione Claudio Sabattini & Rete a Sinistra


RELATORI:

Maurizio LANDINI, Fiom-Cgil
Paolo FLORES D'ARCAIS, Micromega
Luciano GALLINO, Sociologo



INTERVENTI di:

Giorgio AIRAUDO, Fiom-Cgil | Andrea BAGNI, Rete a sinistra | Marco BERSANI, Forum Acqua | Sandra BONSANTI, Libertà e Giustizia | Emiliano BRANCACCIO, Economista | Francesco GARIBALDO, Sociologo | Alice Eugenia GRAZIANO, Studentessa | Antonio INGROIA, Magistrato | Roberto IOVINO, Studente | Antonio LETTIERI, Eguaglianza e Libertà | Gad LERNER, Giornalista | Moni OVADIA, Attore teatrale/Scrittore/Musicista | Tonino PERNA, Economista/Sociologo | Carlin PETRINI, Slow Food | Mario PIANTA, Economista | Francesco RAPARELLI, Studente | Marco REVELLI, Storico | Tiziano RINALDINI, Fondazione Sabattini | Gianni RINALDINI, Uniti contro la Crisi | Guido VIALE, Economista | Gustavo ZAGREBELSKY, Costituzionalista