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giovedì 13 dicembre 2012

FIOM Nazionale: ricorso in giudizio della Fiom-Cgil contro Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm-Uil




(Estratto della Lettera della Segreteria Nazionale Fiom-CGIL alle proprie strutture)

[...] (Vi informiamo) del ricorso ex articolo 702/bis C.P.C. che la Fiom-Cgil ha depositato al Tribunale civile di Roma, il 4/12/2012, contro Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm-Uil, avente ad oggetto la violazione dell’Accordo interconfederale del 28 giugno 2011/21 settembre 2011, tesa ad ottenere il riconoscimento del diritto della Fiom-Cgil ad essere convocata ai tavoli di trattativa per il Ccnl, la nullità/inefficacia dell’Accordo separato sul Ccnl, nel frattempo intervenuto, un risarcimento del danno di immagine subito dalla Fiom-Cgil.

[...]

(entrando nel merito) del ricorso si evince che la decisione della Fiom-Cgil non è contro l’Accordo del 28 giugno bensì per ottenerne l’applicazione rimuovendone così la violazione di Federmeccanica, Fim e Uilm che ha prodotto la discriminazione verso la Fiom-Cgil e la realizzazione di un illegittimo accordo.
Non era mai successo che la Fiom-Cgil fosse deliberatamente oggetto di un tentativo sistematico di esclusione dal tavolo nazionale di trattativa per il Contratto.

E’ un dovere statutario, della Segreteria nazionale della Fiom-Cgil, quello di difendere il ruolo contrattuale generale di tutela dei propri iscritti e dei metalmeccanici che rappresentiamo.

Per la verità dei fatti, nell’incontro tra le due Segreterie Cgil e Fiom-Cgil del 16/11/2012, il Segretario generale della Fiom-Cgil, oltre che a cogliere l’invito di prendere tempo – visto che la trattativa confederale sulla produttività e competitività, in cui si discuteva anche della presenza della Fiom al tavolo della trattativa per il Ccnl, era ancora formalmente aperta – aveva con chiarezza ribadito che in assenza di tale risultato, per la Fiom-Cgil era necessario agire, anche sul piano giuridico, prima che si arrivasse alla firma dell’Accordo separato.

Su tutto ciò è stato coinvolto anche il Comitato Centrale della Fiom-Cgil nella stessa giornata del 16 novembre che ha discusso nel merito delle questioni aperte.

Cari saluti.
La Segreteria nazionale Fiom-Cgil

martedì 20 novembre 2012

CGIL: nota del Segretario Generale su "linee guida per la crescita della produttività"











Roma, 19 novembre 2012

Il testo che le controparti hanno sottoposto al giudizio e alla firma delle organizzazioni sindacali dal titolo "linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia" contiene elementi non condivisibili.
La CGIL considera non esaurito il confronto, in particolare sul salario, sulla democrazia e sulle normative contrattuali. Il lungo confronto ha determinato, rispetto alle prime stesure, e grazie alla determinazione della CGIL, anche elementi d’avanzamento nella difesa della condizione delle persone e, proprio per questo, il negoziato merita la prosecuzione.
Il giudizio della CGIL resta negativo su alcune parti sostanziali del testo proposto, ritenendo che la scelta del Governo e delle controparti di considerare le condizioni di lavoro l'unica variabile della produttività su cui agire, ha fin dall'inizio segnato negativamente il negoziato, rendendo così la produttività da scelta strategica per lo sviluppo del Paese a riduzione del reddito dei lavoratori e delle lavoratrici.

Nel merito del testo.
La CGIL continua a ritenere che il CCNL debba avere la funzione di tutelare il potere d'acquisto delle retribuzioni dell'insieme dei lavoratori e delle lavoratrici di ogni singolo settore, incrementando i minimi tabellari che determinano anche le relative incidenze, mentre il secondo livello (che attualmente riguarda meno del 30% del lavoro dipendente) deve aggiungere risorse legate alla produttività nell'impresa. Per questo abbiamo proposto una formulazione diversa del testo per rendere esplicita la separazione tra i due livelli:
  • la garanzia del potere d'acquisto da attuarsi nei rinnovi contrattuali;
  • l'introduzione di un altro elemento distinto, che scatterebbe laddove non vi sia la contrattazione aziendale.
Invece la soluzione presente nel testo considera l'indicatore IPCA - già non esaustivo del recupero del potere d'acquisto - indicatore onnicomprensivo del primo e secondo livello di contrattazione. In questo modo si andrebbe alla differenziazione dei minimi salariali e alla riduzione della protezione del potere d'acquisto delle retribuzioni. Questa scelta ha un ulteriore effetto recessivo, visto il già presente impoverimento delle retribuzioni e relative contrazioni dei consumi, e perde l'effetto di incentivazione della produttività a fronte di fattori organizzativi e di investimenti che le rendessero disponibili.
La scelta operata dopo l'accordo separato del 2009 con la stagione contrattuale successiva ha recuperato, in parte, una stagione unitaria e, in quei casi, ha determinato nei rinnovi contrattuali, la tutela del potere d'acquisto e l'incentivazione del secondo livello. Nel momento in cui si vuole affrontare un nuovo intervento sul modello contrattuale, non solo è sbagliato non costruirlo unitariamente, ma tutta l'attenzione avrebbe dovuto porsi rispetto alle categorie più deboli, quali ad esempio quelle che operano in regime di appalti, settori nei quali diminuiscono le retribuzioni e si disdicono gli accordi aziendali di secondo livello.
Per questo fin dall'inizio del confronto, per evitare anche gli errori del 2009, abbiamo posto, a premessa del negoziato, il tema della democrazia e della rappresentanza in termini applicativi del 28 giugno 2011 con Confindustria ed estensivi per le altre Associazioni d'impresa.
A distanza di più di un anno della sottoscrizione con Confindustria questa era un'occasione utile per determinare un avanzamento nella sua reale applicazione attraverso l'esplicitazione delle modalità con cui certificare la misurazione del numero degli iscritti ed iscritte ad ogni singola organizzazione sindacale (tramite convenzione con l'INPS) e la modifica nelle modalità di elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie che deve avvenire su base esclusivamente proporzionale ai voti raccolti da ogni organizzazione, al fine di poter determinare - sulla base di questi due elementi - la reale rappresentatività di ogni organizzazione. Tale misurazione ha anche lo scopo - anch'esso previsto dal 28/6 ma non ripreso nel testo attuale - di determinare la titolarità di ogni organizzazione a stare ai tavoli di trattativa contrattuale, laddove un'organizzazione rappresenti più del 5% del totale. Ed è su questa base che la CGIL ha posto il tema di superare il "vulnus democratico" per quanto riguarda il tavolo del negoziato contrattuale dei meccanici. È evidente che la possibilità di partecipare al tavolo della FIOM-CGIL non determina di per sé la possibilità di concludere unitariamente il rinnovo contrattuale, ma ripristina il diritto-dovere di un'organizzazione sindacale di rappresentare tutti e tutte coloro che, tramite iscrizione o voto, l'hanno delegata.
Così come nel 2011 lo spostamento del peso della contrattazione sul secondo livello ha comportato l'introduzione e la definizione di procedure democratiche, anche al fine dell'esigibilità degli accordi, ora che si vuole il ridisegno del modello contrattuale con materie proprie del primo e del secondo livello, è quanto mai necessario definire la cornice di regole democratiche per l'insieme dei lavoratori e delle lavoratrici.

Infine il punto 7 del testo, seppur migliorato rispetto alle iniziali richieste delle controparti, determina la forte preoccupazione che vi sia la volontà di intervenire peggiorando le condizioni dei lavoratori. Un esempio per tutti riguarda la materia del demansionamento, laddove, anche a fronte di modifiche legislative in materia di età pensionabile, si ritiene che nella contrattazione e/o con una legislazione di sostegno si possa intervenire per una riduzione della qualifica professionale, con relativa riduzione della retribuzione. Sostanzialmente da una parte si plaude alla riforma delle pensioni come necessaria per tenere in equilibrio i conti pubblici, dall'altra sulle stesse persone si produce un ulteriore danno non solo nella retribuzione ma anche nel riconoscimento della professionalità.
Sempre nello stesso punto si fa implicito riferimento alla possibilità di modificare l'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori che vieta il controllo a distanza della prestazione lavorativa, in ragione delle nuove tecnologie, che già per lo Statuto è materia propria della contrattazione aziendale.
In materia di bilateralità, pur avendo accolto una richiesta avanzata dalla CGIL che prevede che l'eventuale detassazione del sistema di welfare parta dalla previdenza complementare, in quanto forma che raccoglie una platea più ampia di lavoratori e lavoratrici, resta sostanzialmente invariato il capitolo, laddove si prevede la possibile detassazione anche sui sistemi di welfare aziendale oltre che nazionale, prevedendo per questa via una ulteriore divaricazione tra coloro che godono di un sistema di protezione e coloro che ne sono privi, oltre che rischiare di sancire il principio che prestazioni pubbliche, quali la sanità e il welfare, possano trovare forme complementari a minor costo solo per una parte di popolazione, o sottraendo risorse pubbliche a beneficio di tutti e tutte. Inoltre è del tutto discutibile che la strada scelta dell'incentivazione dei premi di produttività, attraverso la defiscalizzazione, possa essere riprodotta per qualunque materia contrattuale.
Sulla base di queste brevi considerazioni la CGIL ha provato nella giornata di venerdì scorso ad evidenziare alle associazioni imprenditoriali le ragioni di merito del dissenso, auspicando di poter proseguire il confronto ed evitando così di far precipitare la situazione in un accordo sindacale separato, che continuiamo anche oggi a ritenere non sia positivo per nessuno. La decisione di inviare un testo conclusivo del negoziato riteniamo sia un errore e per quel che riguarda la CGIL si ribadisce la volontà di proseguire tenacemente la ricerca e si sottolinea che tutte le materie lì indicate debbono tradursi in accordi nei singoli settori delle categorie.
Ulteriore ragione per determinare regole democratiche, perché tutto ciò non infici i rinnovi contrattuali aperti e perché non si determini, in nome e per conto del Governo, una nuova stagione di divisione.

Susanna Camusso

mercoledì 18 luglio 2012

FIOM: il contratto è dei lavoratori




Il Contratto è dei lavoratori

La scelta di Federmeccanica di aprire lunedì 23 luglio un tavolo separato solo con Fim e Uilm per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è illegittima e discriminatoria.

Esclude la Fiom, il sindacato di gran lunga più rappresentativo della categoria per numero di iscritti e voti nelle elezioni delle Rsu.

Alle lavoratrici e ai lavoratori è negato il diritto alla rappresentanza plurale e democratica.
Federmeccanica sceglie di violare palesemente l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato dalla Cgil, rappresentata nei metalmeccanici dalla Fiom.

È una scelta sbagliata perché il Ccnl è lo strumento di tutela e garanzia generale, con regole democratiche e condivise mentre la decisione di Federmeccanica, continuando nella pratica distruttiva degli accordi separati, impedisce la ricostruzione di un contratto nazionale unitario.

In realtà Federmeccanica per estendere il modello Fiat sceglie di tener fuori i lavoratori dalla trattativa al fine di peggiorare le loro condizioni; infatti Federmeccanica ha presentato la sua piattaforma per il rinnovo del Ccnl e l'accordo si fa solo se:
  • persino i minimi salariali diventano non garantiti a tutti;
  • aumenta l'orario di lavoro fino a far diventare obbligatorie le 250 ore di straordinario;
  • si recepiscono tutte le norme di Legge dall'art. 8 sulla derogabilità di Legge e contratti fino alle recenti norme sul mercato del lavoro;
  • si mette in discussione il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Insomma solo se è utile alle aziende.

Fim e Uilm hanno chiesto a Federmeccanica l'incontro separato secondo una logica opposta alla nostra.

La Fiom vuole un Ccnl per le lavoratrici e i lavoratori e non per legittimare le organizzazioni sindacali e nella contrattazione aziendale costruiamo piattaforme unitarie solo dove si garantisce il voto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Sono indispensabili regole democratiche per l'approvazione degli accordi a tutti i livelli e per la certificazione della rappresentanza.

  • In difesa della democrazia nei luoghi di lavoro
  • In difesa di un vero Ccnl
  • Contro il peggioramento delle condizioni e dei diritti
La Fiom indice per lunedì 23 luglio una giornata di mobilitazione dei metalmeccanici con fermate in sciopero per presidi davanti alle Unioni Industriali, davanti alle aziende e assemblee nei luoghi di lavoro.

Fiom-Cgil nazionale

Roma, 18 luglio 2012

mercoledì 30 maggio 2012

PuntoFiom nr. 6/2012 del 17 maggio 2012




PuntoFiom 6/2012
17 maggio 2012

redazione: Claudio Scarcelli
grafica e impaginazione: Alessandro Geri
Corso Trieste, 36 - 00198 Roma

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inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it


Federazione Impiegati Operai Metallurgici



La Fiom il 20 maggio 2012 è a Firenze, per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. Viva lo Statuto dei lavoratori
Viva lo Statuto dei lavoratori

Il 14 aprile 2012, a Bologna, abbiamo tenuto un’assemblea nazionale delle giovani e dei giovani delegati della Fiom, aperta ai precari, agli studenti, alle categorie della Cgil, agli artisti, ai giornalisti, alle associazioni e ai movimenti, che nonostante sia stata organizzata in pochi giorni ha visto una partecipazione straordinaria.
Dall'assemblea è emerso che non basta essere contrari alla «riforma» del mercato del lavoro, alla cancellazione dell'articolo 18 e che non si può solo raccontare le condizioni individuali e collettive di precarietà derivanti dalle decine di contratti atipici.
È ormai troppo tempo che iniziative e manifestazioni di denuncia della condizione d'invisibilità non sortiscono altri effetti se non «una pacca sulla spalla». Abbiamo la consapevolezza che non sono bastate quelle iniziative e che alla precarietà strutturale del mercato del lavoro si sono andate sommando la crisi finanziaria ed economica e le politiche di austerity che stanno cancellando i diritti del lavoro, privatizzando il welfare e la formazione e, col «fiscal compact» (pareggio di bilancio), svuotando la democrazia in tutta Europa.
Le politiche europee sostenute dal nostro Governo mettono sempre più in contrapposizione e concorrenza «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extracomunitari, rendendo il lavoro una merce come le altre. Questa consapevolezza dell'assemblea ci ha spinti a promuovere un percorso di discussione e azione, in corso in questi giorni, per riconquistare la riunificazione dei diritti delle condizioni di lavoro attraverso il diritto alla coalizione per poter realizzare una vera e autonoma contrattazione collettiva. Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale è l'unico modo per difendere la democrazia.
In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro, dopo anni di dure lotte, con la Legge 300 del 20 maggio del 1970. Oggi una parte importante delle lavoratrici e dei lavoratori non ha più alcun tipo di tutela e dove queste ci sono con l'articolo 8 sono messe in discussione.
È in discussione il diritto ad avere dei diritti per tutti. Per queste ragioni, a 42 anni dalla nascita dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, promuoviamo una

Assemblea/evento a Firenze il 20 maggio 2012, dalle ore 11 
Auditorium del Palazzo dei Congressi 

a cui invitiamo a partecipare tutte e tutti coloro che pensano 
e agiscono per estendere i diritti




Assemblea nazionale Fiom-Cgil 10-11 maggio 2012
Ordine del giorno presentato da Maurizio Landini


La riconquista di veri Ccnl unitari con tutte le controparti (da Federmeccanica a Unionmeccanica, alle Cooperative) e la ricostruzione del diritto alla contrattazione collettiva sulla base della piattaforma predisposta con il consenso della Cgil e approvata nella consultazione referendaria dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici è, e rimane, l’obiettivo prioritario di questa fase.
L’Assemblea impegna tutte le strutture territoriali, le delegate e i delegati della Fiom-Cgil ad affermare i contenuti della piattaforma anche attraverso una diffusa e capillare azione di contrattazione nei luoghi di lavoro e a livello territoriale. 
Le scelte compiute dalla Fiat mettono in discussione l’esistenza stessa del Ccnl, delle libertà sindacali e della stessa dimensione confederale e solidaristicadelle organizzazioni sindacali, a rischio il sistema industriale del nostro Paese. 
In ogni caso, tali scelte stanno condizionando i comportamenti di Federmeccanica e di Fim e Uilm verso l’affermazione di un modello aziendalistico e corporativo fondato sulla più ampia derogabilità delle norme contrattuali nazionali e delle leggi.
Ne è prova di tutto ciò il rifiuto fino ad ora opposto da Fim, Uilm e Federmeccanica a discutere e definire l’applicazione dell’Accordo del 28 giugno 2011 in materia di certificazione della rappresentanza, elezione delle Rsu in modo proporzionale e modalità di validazione democratica del Ccnl, così come da noi proposto. 
Si determina così il paradosso che nella più grande categoria industriale del nostro paese, Fim, Uilm e Federmeccanica stanno rendendo inapplicabile l’Accordo interconfederale unitario del 28 giugno 2011, fino al tentativo, illegittimo e antidemocratico, di escludere dall’1/3 delle Rsu la Fiom, cioè la federazione di categoria della Cgil che, fra l’altro, è il sindacato più rappresentativo tra i metalmeccanici. Tentativo che vìola le norme dell’ultrattività del Ccnl del 20 gennaio 2008 e dell’Accordo interconfederale del giugno 2011. 
L’Assemblea considera tale situazione inaccettabile e pone alla Cgil un problema di credibilità e di esigibilità degli accordi interconfederali proprio in materia di rappresentanza e democrazia nei luoghi di lavoro. Del resto, la definizione di regole democratiche per le elezioni delle Rsu, per la validazione degli accordi e per la gestione di eventuali dissensi è la condizione per superare la pratica degli accordi separati e realizzare un nuovo Ccnl unitario, restituendo alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto all’unità sindacale. Regole la cui cogenza sia garantita anche dal pieno coinvolgimento democratico delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’accordo con le controparti datoriali. 
In tale ambito è per noi, ad esempio, possibile sperimentare l’istituzione di un’Assemblea nazionale di delegate e delegati Fim, Fiom, Uilm, eletta da tutti i metalmeccanici su base proporzionale con il compito di gestire il negoziato per il rinnovo e la riconquista di un vero Ccnl. 
L’Assemblea, tenuto conto del progressivo peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali del nostro sistema industriale, riconferma quale condizione prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà e il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà. 
L’Assemblea, in coerenza con i punti già espressi dal Comitato centrale della Fiom, anche in materia di pensioni e cosiddetti “esodati”, e dalle mobilitazioni fin qui effettuate dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, giudica inaccettabile il Ddl sul mercato del lavoro attualmente in discussione in Parlamento e da respingere le gravi modifiche all’articolo 18. 
L’Assemblea ritiene necessario che la Segreteria nazionale della Cgil fissi la data dello sciopero generale nel rispetto della decisione già assunta dal comitato Direttivo, così come del resto è stata fissata per il 2 giugno a Roma la manifestazione nazionale unitaria. 
In ogni caso, l’Assemblea dà mandato alla Segreteria nazionale della Fiom-Cgil di proclamare le iniziative di mobilitazione necessarie a modificare la controriforma del Mercato del lavoro e delle pensioni in rapporto al percorso parlamentare e per la riconquista del Ccnl e della democrazia nei luoghi di lavoro.
La Fiom è impegnata per la riuscita dell’iniziativa del 20 maggio 2012 a Firenze per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. 
Infine l’Assemblea condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di realizzare una iniziativa di confronto con le forze e i movimenti politici sulle questioni del lavoro, della democrazia, dei diritti e di un nuovo modello sociale e di sviluppo ambientalmente sostenibile. 

***

Al termine dei lavori dell’Assemblea nazionale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione. 
Quello riportato in questa pagina, presentato da Maurizio Landini, è stato approvato con 382 voti a favore, quello presentato da Fabrizio Potetti ha raccolto 99 preferenze, 33 voti sono stati di astensione. 
Il documento respinto e gli ordini del giorno approvati dall’Assemblea possono essere consultati su www.fiom.cgil.it.


Documento respinto: Una Fiom per una Cgil 
Ordine del giorno:
- Contro ogni forma di terrorismo
- Messaggio di solidarietà alla lotta dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane





venerdì 30 settembre 2011

CGIL: Camusso, una patrimoniale per salvare il paese

In una lettera inviata al Direttore del quotidiano 'la Repubblica', il Segretario Generale della CGIL, sottolinea come “le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno”
29/09/2011   
Caro Direttore, l'Europa si affaccia al tema della crescita e pone domande all'Italia dove il Governo ha prodotto manovra su manovra politiche recessive; e anche se adesso lancia annunci, bisogna constatare che piani decennali e decreti sono fuori tempo massimo e privi di risposte efficaci. Il Governo rappresenta gran parte del problema: la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità sui mercati.
Nel frattempo bisogna dare una prospettiva al Paese e noi pensiamo che le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno. La straordinaria partecipazione allo sciopero dello scorso 6 settembre testimonia, l'ampia condivisione di una politica di giustizia fiscale.
Confindustria non può pensare che la crescita della nostra economia possa derivare dall'allungamento dell'età pensionabile. Infatti il fondo lavoratori dipendenti è in equilibrio e non può essere intaccato per fare cassa. Soprattutto, se crescita significa occupazione, non si può allungare l'attesa dei giovani per l'ingresso al lavoro: il teorico risparmio dell'età pensionabile è in realtà un gigantesco costo che produce disoccupazione femminile e giovanile e dispersione all'estero delle intelligenze.
Parlare di crescita non significa parlare solo di Pil, ma di lavoro, di occupazione, di qualità dei servizi, di sostenibilità ambientale. È indispensabile un piano per l'occupazione giovanile e la stabilizzazione del precariato. Lo si può aiutare con la riduzione del carico fiscale sulle aziende e con incentivi all'assunzione e alla stabilizzazione. Lo si può finanziare con il ripristino di una tassa di successione che non escluda i patrimoni societari.
L'obiettivo della crescita e della coesione sociale passa per un riconoscimento alle Regioni ed alle Autonomie Locali della loro funzione: welfare è sviluppo e gli investimenti li produce il territorio.
Per questo con loro occorre ragionare di qualificazione e stabilizzazione del lavoro pubblico e di qualificazione dei servizi pubblici locali. Non in una logica di privatizzazione e smantellamento, come sembra indicare Confindustria, ma di riorganizzazione e concentrazione.
Il potenziamento e la qualificazione del trasporto pubblico locale può rappresentare una filiera con cui modernizzare intere aree, sfruttare le capacità tecnologiche e industriali nazionali, produrre, difendere e favorire l'occupazione e la mobilità dei cittadini. Per fare ciò sono necessarie risorse adeguate, politiche mirate e coinvolgimento delle istituzioni locali, di tutti gli operatori locali e nazionali. In materia di Tpl proponiamo alle Regioni che svolgano una funzione di indirizzo e pianificazione costituendo un'unica società integrata per ogni Regione.
La crescita è possibile solo in una logica unitaria che assuma l'emergenza meridionale come priorità assoluta. La crisi minaccia interi settori produttivi e può produrre la deindustrializzazione di intere Regioni (a partire dalla Campania, dalla Sardegna e dalla Sicilia). La latitanza del Governo su questo tema è stata scandalosa e ha concorso al declino e al degrado del Paese. La responsabilità di una classe dirigente impone che le grandi imprese nazionali si facciano promotrici di un disegno che produca la difesa degli insediamenti e nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Finmeccanica ed Eni sono chiamate a "fare la loro parte" di grandi gruppi a controllo pubblico con responsabilità sociali oltre che interessi aziendali cui rispondere, senza cedere a nessun richiamo di secessione nel Paese.
Quest'idea di Crescita presuppone occupazione stabile e qualificata, nonché un sistema di diritti e regole certe; facendo la nostra parte abbiamo definito l'accordo interconfederale del 28 giugno. Per lo stesso motivo siamo impegnati a cancellare l'articolo 8 della manovra, emblematico della negazione dello sviluppo da parte del Governo che pensa si possa cancellare il Diritto del Lavoro.

Segretario Generale CGIL