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sabato 18 maggio 2013

Rassegna Stampa: La Stampa



17/05/2013

L’azienda ha un fatturato da oltre 80 milioni: ha dichiarato 294 gli esuberi in tutta Italia

di Marina Cassi


Sciopero e presidio in via Pianezza dei lavoratori della DDWay, acquisita dalla Csc Italia. L’azienda dell’Ict con commesse per grandi banche ha un fatturato - secondo il sindacato - di oltre 80 milioni ha dichiarato 294 esuberi «strutturali» (su 974 addetti in totale) ed aperto la procedura di mobilità.    
Gli esuberi dichiarati riguardano tutto il territorio nazionale: ben 119 sulla sola sede di Torino (circa il 40% della forza lavoro). Dice Bruno Ieraci della Fiom : «Ci si attendeva un piano di rilancio che potesse farci uscire da una annosa situazione di crisi, senza che a pagarne i costi fossero solo i dipendenti. Invece non è stato così: si vuole perseguire una politica di recupero di redditività attraverso la sola drastica riduzione del personale». E aggiunge: «L’acquisizione pertanto si sta progressivamente rivelando come un’operazione di natura più che altro finanziaria, tesa all’assorbimento del mercato di CSC Italia e di un paio di asset strategici. L’azienda vuole procedere ai licenziamenti senza ricercare misure alternative ad una così pesante perdita di posti di lavoro». 

mercoledì 10 ottobre 2012

La Stampa: Storie di Crisi




Cassa senza rotazione: chi resta 
al lavoro si tassa per i colleghi



Il Sindacato: «Non possono pagare sempre gli stessi»


MARINA CASSI


No, non è un tuffo nelle pratiche del Novecento quando i lavoratori si difendevano con le casse di resistenza e mutuo soccorso. Non lo è, ma lo spirito ci assomiglia molto. Adesso corre in rete, ma il fondo che i lavoratori della Scai hanno deciso di far partire esprime allo stato puro l’idea stessa di solidarietà tra chi è più debole perchè servirà integrare il reddito di chi è in cassa integrazione. 

L’aiuto
In sostanza: chi lavora si tassa per aiutare chi ha un reddito inchiodato a 700 euro al mese. I soldi raccolti saranno ripartiti equamente in base alle ore di cassa sopportate dai singoli senza stare a vedere - proprio per mantenere il carattere egualitario dell’iniziativa - chi è madre single chi ha il mutuo che scade. 

È la prima iniziativa di questo tipo da quando la crisi, nell’ormai lontano 2008, è esplosa travolgendo redditi e destini individuali. E non si tratta di lavoratori «ricchi». Malgrado moltissimi siano laureati e tutti svolgano un lavoro molto professionalizzato gli stipendi - secondo il sindacato - si attestano secondo una media spannometrica intorno ai 1300 euro al mese. Nell’azienda informatica di largo Turati lavorano 350 persone stabilmente più 150 collaboratori mentre almeno altrettante sono occupate nelle sedi di Milano, Roma, Bologna, Padova. I clienti sono di tutto rispetto: Csi, Reale, Sai, Rai. Racconta Luca Sanna della Filcams-Cgil: «Fino a giugno la crisi è passata senza particolari problemi. Poi sono state annunciate tredici settimane di cassa ordinaria per 13 persone. Dopo una lunga trattativa siamo riusciti a far scrivere nell’accordo che si sarebbe stata una eventuale rotazione». Ma la rotazione - aggiunge Sanna - non c’è stata e per tredici settimane sono rimasti a casa sempre gli stessi «tra cui due monoreddito e delle madri single». 


L’accordo saltato
A ottobre nuovo annuncio di cassa .Ma questa volta, dice Sanna, senza accordo «perché l’azienda non vuole scrivere neppure quell’eventuale davanti alla parola rotazione». E in cassa finiscono undici delle tredici persone che già sono state a casa per oltre tre mesi. Per il sindacalista si tratta «di un accanimento contro gli stessi lavoratori colpevoli forse di essere anche quelli sindacalmente più dinamici». 

Nell'assemblea dell’altro giorno i lavoratori decidono di fare un presidio e varano il fondo di solidarietà. Giuseppe Garziano, delegato della Cgil, racconta con semplicità: «Siamo tra noi molto solidali, non possono pagare sempre gli stessi quattro gatti. Non è giusto. Per questo ci tasseremo». 


I timori
E pensa al futuro: «Cerchiamo il dialogo con l’azienda perchè si sta ventilando la cessione di un ramo d’azienda. Chiediamo che se questo accadrà ci siano garanzie precise sull’occupazione». E vive il fondo come una sfida all’azienda: «Vogliamo dire che deve contare sui suoi lavoratori non buttarli a mare».

STORIE DI CRISI
Torino 04/10/2012 

mercoledì 4 maggio 2011

Rassegna stampa: La Stampa - Gli aumenti si pagano a tutti



CRONACA
27/04/2011 -
"Gli aumenti si pagano a tutti"
Il giudice ordina di versarli anche agli iscritti Fiom
Marina Cassi

TORINO
La Fiom ha vinto la nona causa contro il contratto nazionale del 2009, rinnovato da Fim e Uilm con Federmeccanica anche se quello unitario del 2008 non era scaduto. Il giudice del Tribunale di Torino, Vincenzo Ciocchetti, ha dato ragione ai meccanici Cgil nella causa intentata alla Tayco Electronics, una multinazionale di componentistica di Collegno con 500 addetti.

E ha aggiunto un particolare di nodale importanza: l’aumento salariale corrisposto finora in base al contratto del 2009 deve continuare a essere pagato. L’azienda non può nè chiedere indietro i soldi nè smettere la corresponsione altrimenti eserciterebbe una attività antisindacale.

La sentenza arriva, del tutto casualmente, il giorno successivo alla minaccia della Federmeccanica di non pagare più agli iscritti Fiom gli aumenti previsti dal contratto del 2009. Il dispositivo del giudice è molto chiaro: quella ipotesi è antisindacale e esporrebbe, quindi, l’azienda a una ulteriore causa.

Soddisfatto il segretario Fiom, Giorgio Airaudo: «Mi sembra evidente che in Federmeccanica sono in campo apprendisti stregoni che poco conoscono leggi e Costituzione e rischiano di fare danno ai propri associati. Il contratto del 2009 è stato una forzatura alle norme, è inutile proseguire con logiche di rappresaglia».

Polemizza: «Non vorremmo che dopo i teoremi delle toghe rosse, Federmeccanica si associ inventando quello delle toghe in tuta blu. Si rispettino sentenze e contratti».

L’avvocato Elena Poli - dello studio Poli-Ingegneri - spiega: «La sentenza è molto simile alle altre e dice che è possibile, in un quadro di rottura dell’unità sindacale, che ci si trovi con due contratti applicabili nella stessa azienda. Però dice anche che è obbligo dell’impresa illustrare ai dipendenti le due possibilità e che non può scegliere quale applicare».

Aggiunge: «Inoltre, e questa è la vera novità, vieta di sospendere gli aumenti salariali già fatti in base al contratto del 2009. In sostanza: ai lavoratori iscritti Fiom o a quelli che decideranno di scegliere quel contratto - e la sentenza obbliga l’azienda a esporre in bacheca l’informazione sui due diversi contratti - si applicherà l’intesa del 2008, ma con gli aumenti derivanti dall’intesa del 2009».

Anche il segretario torinese della Fiom, Federico Bellono, commenta: «Alla luce di queste decisioni del Tribunale spero che Federmeccanica lasci perdere le ritorsioni sui lavoratori ventilate in questi giorni e rilanciate anche a Torino dal presidente dell’Amma. A Ilotte vorrei anche dire che condivido l’idea secondo cui a livello sindacale debba valere il principio di maggioranza, dove per maggioranza si intende ovviamente quella dei lavoratori che va verificata e certificata attraverso il voto».

Critico il segretario Fim, Claudio Chiarle: «Continuo a pensare che quei ricorsi siano un autogol. La Fiom ritiene gli aumenti elargizioni unilaterali; potrebbe accadere, quando verrà rinnovato un altro contratto, che le aziende li considerino assorbibili nei nuovi aumenti».