È tempo di elezioni, ecco il nostro programma: una legge per il diritto divoto in fabbriche e uffici, una politica industriale per l’occupazione e ireferendum sui diritti da garantire
Lo scorso 5 dicembre, mentre migliaia di metalmeccanici scioperavano e manifestavano - insieme alla Fiom - per il lavoro, i diritti, un reddito dignitoso e la democrazia, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Federmeccanica hanno firmato un'intesa che stravolge il senso del contratto nazionale di lavoro, finendo per cancellarlo nei fatti.
È l'ultimo episodio di un attacco iniziato con l’accordo separato interconfederale del 2009, praticato costantemente dalla Fiat, perseguito con provvedimenti legislativi prima del governo Berlusconi e poi del governo Monti e, infine, con un altro accordo separato su produttività e competitività, nuovamente senza la Cgil. In una situazione di drammatica crisi economica che impoverisce i salari e aumenta la disoccupazione, si sta perseguendo e praticando l'aziendalizzazione delle relazioni sindacali, riducendo a una dimensione privatistica il contratto di lavoro, modificando la natura e la forma della contrattazione, eliminandone il senso collettivo.Il 5 dicembre Federmeccanica ha così dettato i contenuti di un’intesa frutto di una logica regressiva che persegue la produttività e la competitività aumentando tutte le precarietà: dalla riduzione di tutele e salari alla cancellazione dei vincoli contrattuali sull’orario e sulle prestazioni lavorative.
Illudendosi che scaricando sui lavoratori l’assenza di politiche industriali e di investimenti pubblici e privati si eviti il declino che sta mettendo a rischio l’esistenza stessa del nostro sistema industriale e in pericolo migliaia di posti di lavoro.
Per la Fiom l’intesa del 5 dicembre è illegittima: per i suoi contenuti, che cancellano l’esistenza del contratto nazionale e perché toglie a lavoratrici e lavoratori il diritto di poter contrattare collettivamente tutti gli aspetti della prestazione lavorativa. Ma la partita non è chiusa, anzi.
La Fiom è già impegnata a contrastare – con gli strumenti della democrazia e la partecipazione dei lavoratori – l'applicazione di quest’intesa, rendendola inapplicabile in ogni fabbrica, ufficio, territorio, non rassegnandosi al furto di democrazia che impedisce a lavoratrici e lavoratori di poter decidere sulla propria vita.
L’accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl va combattuto perché conviene solo alle imprese, estende a tutta la categoria il metodo-Fiat escludendo dal negoziato l’organizzazione più rappresentativa e accoglie i contenuti imposti da Federmeccanica. Accetta la riduzione del potere d’acquisto dei salari; prevede la possibilità che a parità di lavoro e mansioni esistano minimi salariali diversi; aumenta l’orario di lavoro individuale fino a 150 ore annue e offre alle imprese la possibilità di comandare gli straordinari cancellando il potere contrattuale delle Rsu; non garantisce più il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Di fronte al rifiuto di Fim e Uilm di far votare tutti i metalmeccanici sul proprio contratto, la Fiom organizzerà le assemblee in tutti i luoghi di lavoro, per poi sottoporre al voto, con un referendum certificato, la proposta di rendere inapplicabile l’intesa separata e di aprire nelle aziende e nel territorio vertenze per negoziare collettivamente i contenuti normativi e salariali di miglior favore da applicare a tutti i lavoratori metalmeccanici, considerando gli aumenti decisi dall'accordo separato un semplice anticipo di un contratto nazionale ancora tutto da fare.
Ora, nonostante la crisi economica pesi sempre più su salari e occupazione, annunciando un 2013 nerissimo, con l’approssimarsi delle elezioni c’è il rischio che i problemi del lavoro vengano sottovalutati o diventino una voce tra le tante della propaganda dei partiti. Per evitarlo e rimettere al centro dell’attenzione politica la condizione di lavoratori, precari e disoccupati la Fiom parteciperà a modo suo a questa campagna elettorale, da sindacato, con due obiettivi: una legge sulla rappresentanza e per il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori su accordi e contratti; una nuova politica industriale in cui il «pubblico» si faccia interprete e garante di scelte che mirino alla piena occupazione e che siano ambientalmente sostenibili. Per la Fiom queste sono la questioni politiche prioritarie per la vita del paese: il voto dei metalmeccanici andrà a chi se ne farà carico e le sosterrà nel ruolo di rappresentanza istituzionale che, candidandosi al Parlamento, intende assumere.
Questo è il progetto Fiom: democrazia e diritto di voto in fabbriche e uffici, rilancio del ruolo pubblico in economia per la piena occupazione, un lavoro sicuro e un’industria pulita.
L’accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl va combattuto perché conviene solo alle imprese, estende a tutta la categoria il metodo-Fiat escludendo dal negoziato l’organizzazione più rappresentativa e accoglie i contenuti imposti da Federmeccanica. Accetta la riduzione del potere d’acquisto dei salari; prevede la possibilità che a parità di lavoro e mansioni esistano minimi salariali diversi; aumenta l’orario di lavoro individuale fino a 150 ore annue e offre alle imprese la possibilità di comandare gli straordinari cancellando il potere contrattuale delle Rsu; non garantisce più il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Di fronte al rifiuto di Fim e Uilm di far votare tutti i metalmeccanici sul proprio contratto, la Fiom organizzerà le assemblee in tutti i luoghi di lavoro, per poi sottoporre al voto, con un referendum certificato, la proposta di rendere inapplicabile l’intesa separata e di aprire nelle aziende e nel territorio vertenze per negoziare collettivamente i contenuti normativi e salariali di miglior favore da applicare a tutti i lavoratori metalmeccanici, considerando gli aumenti decisi dall'accordo separato un semplice anticipo di un contratto nazionale ancora tutto da fare.
Ora, nonostante la crisi economica pesi sempre più su salari e occupazione, annunciando un 2013 nerissimo, con l’approssimarsi delle elezioni c’è il rischio che i problemi del lavoro vengano sottovalutati o diventino una voce tra le tante della propaganda dei partiti. Per evitarlo e rimettere al centro dell’attenzione politica la condizione di lavoratori, precari e disoccupati la Fiom parteciperà a modo suo a questa campagna elettorale, da sindacato, con due obiettivi: una legge sulla rappresentanza e per il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori su accordi e contratti; una nuova politica industriale in cui il «pubblico» si faccia interprete e garante di scelte che mirino alla piena occupazione e che siano ambientalmente sostenibili. Per la Fiom queste sono la questioni politiche prioritarie per la vita del paese: il voto dei metalmeccanici andrà a chi se ne farà carico e le sosterrà nel ruolo di rappresentanza istituzionale che, candidandosi al Parlamento, intende assumere.
Questo è il progetto Fiom: democrazia e diritto di voto in fabbriche e uffici, rilancio del ruolo pubblico in economia per la piena occupazione, un lavoro sicuro e un’industria pulita.
La Carta rivendicativa
Il peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali e la crescita dei livelli di disoccupazione ci indicano un processo di deindustrializzazione in atto nel nostro paese che in modo ancora più drammatico colpisce il Mezzogiorno. La recessione economica in atto è usata per un attacco al sistema dei diritti del lavoro senza precedenti, mettendo a rischio la tenuta democratica e la coesione sociale dell’Italia; le scelte economiche e sociali non intervengono sulle ragioni che hanno determinato la grave crisi che viviamo. Condizioni indispensabili per salvaguardare, riconvertire e rinnovare il nostro sistema produttivo, per affermare un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, per coniugare lavoro e diritti sono la definizione di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici e privati. Le scelte del governo, al contrario, ricercano l’aumento di produttività e competitività del nostro sistema industriale attraverso l’aumento della durata dello sfruttamento della prestazione lavorativa.L’intesa raggiunta il 5 dicembre sul Ccnl tra Federmeccanica, Fim e Uilm è figlia degli accordi interconfederali separati, non firmati dalla Cgil, del 2009 sul modello contrattuale e del 2012 sulla produttività, che nei fatti cambiano la natura confederale e generale del sindacato e minano l’esistenza della contrattazione collettiva.
L’intesa imposta da Federmeccanica è illegittima, può impegnare solo le organizzazioni sindacali che l'hanno firmata, viola le regole sulla democrazia e la rappresentanza contenute nell'Accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e, per gli iscritti alla Fiom e per tutti i metalmeccanici non iscritti a nessun sindacato, è in contrasto con la norma dell'ultrattività del Ccnl unitario siglato il 20 gennaio 2008.
La vertenza per la riconquista di un vero contratto nazionale è ancora aperta. Per rendere inapplicabile l’intesa nelle aziende e nei gruppi industriali e per difendere il lavoro e l'occupazione va negoziata a livello aziendale e territoriale la seguente Carta rivendicativa nazionale comune per tutti i lavoratori metalmeccanici.
Riconferma dei diritti e delle agibilità sindacali compreso il rispetto della totale proporzionalità nel voto per la elezione della Rsu. Affermare il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori per la validazione delle piattaforme e degli accordi.
Le erogazioni salariali definite con l’accordo separato sono da considerarsi un anticipo degli aumenti salariali necessari e non sono derogabili né modificabili a livello aziendale nelle scadenze previste. La cancellazione del valore punto operata dagli accordi separati del 2009 e del 2012 non
ha garantito il potere d’acquisto del salario sottraendo 60 euro mensili pari a circa 800 euro all'anno; questo è il riferimento per una reale difesa del potere d'acquisto dei salari.
ha garantito il potere d’acquisto del salario sottraendo 60 euro mensili pari a circa 800 euro all'anno; questo è il riferimento per una reale difesa del potere d'acquisto dei salari.
Sugli orari di lavoro si riconferma la disciplina vigente. Le modalità di utilizzo e di distribuzione degli orari devono essere oggetto di accordo con la Rsu. Al fine di mantenere e allargare i livelli occupazionali è necessario attuare riduzioni dell’orario a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e nelle situazioni di crisi estendere l’utilizzo dei contratti di solidarietà e della cassa integrazione a ore.
A parità di lavoro va affermata, indipendentemente dalla tipologia di lavoro applicata, la parità di trattamento economico e normativo e confermati i percorsi di stabilizzazione come previsti dal Ccnl del 2008 e dagli accordi aziendali in essere. Nelle aziende metalmeccaniche l'obiettivo è limitare l’utilizzo delle forme di lavoro atipico al contratto di lavoro a tempo determinato, al contratto di somministrazione a tempo determinato, al contratto di lavoro part time.
Va confermato il diritto contrattuale dei metalmeccanici al pagamento al 100% dei primi tre giorni di malattia. Affinché finalità e prestazioni sanitarie non siano sostitutive alla sanità pubblica sono anche da riconfermare i fondi sanitari aziendali, salvaguardandoli dall’assorbimento in Metasalute, al fine di realizzare un maggior controllo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori sul carattere integrativo delle prestazioni e di sperimentare l'istituzione di fondi territoriali anche intercategoriali.
Piano d’azione per il Contratto,
la Democrazia e il Lavoro
In base alla decisione del Comitato centrale, la carta rivendicativa definita dall'Assemblea nazionale della Fiom sarà sottoposta, in tutte le aziende, al voto referendario certificato delle lavoratrici e dei lavoratori per aprire vertenze aziendali e territoriali al fine di rendere inapplicabile l'intesa illegittima di Federmeccanica a cui Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito.
L’Assemblea considera positiva la disponibilità espressa da Unionmeccanica-Confapi e dalle Associazioni delle Cooperative di avviare i tavoli unitari di trattativa per il rinnovo del Ccnl per le piccole e medie imprese metalmeccaniche e per le imprese Cooperative.
La Fiom parteciperà a quelle trattative a partire dal mandato ricevuto sulla piattaforma nazionale approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori interessati.
L’Assemblea nazionale della Fiom impegna tutte le strutture regionali a svolgere assemblee di tutti i direttivi territoriali in forma congiunta.
Per garantire lo svolgimento delle assemblee nei luoghi di lavoro e mettere in atto le iniziative necessarie a unificare le tante vertenze a difesa dell’occupazione e a contrasto della chiusura delle aziende saranno utilizzate le quattro ore di sciopero decise dal Comitato centrale del 12 dicembre 2012 con modalità di gestione territoriale. L'Assemblea condivide la proposta della Segreteria di decidere ulteriori iniziative fino alla proclamazione di una manifestazione nazionale.
L'Assemblea nazionale ritiene necessario l'avvio di una fase di nuove politiche industriali e sociali per contrastare la gravissima crisi industriale che assume un carattere di vera e propria emergenza nel Mezzogiorno e nel paese, dove la deindustrializzazione e la desertificazione sono ormai un dato di fatto con conseguenze drammatiche sul piano occupazionale.
L’Assemblea conferma il giudizio negativo sugli interventi realizzati dal governo Monti in materia di pensioni, ammortizzatori sociali e mercato del lavoro.
Ritiene necessario che già nei prossimimesi nuove scelte su tali materie si impongano, al fine di estendere gli ammortizzatori sociali, impedire i licenziamenti collettivi e realizzare una reale riforma delle pensioni a partire dalla soluzione per tutti i lavoratori esodati.L’Assemblea considera positiva la disponibilità espressa da Unionmeccanica-Confapi e dalle Associazioni delle Cooperative di avviare i tavoli unitari di trattativa per il rinnovo del Ccnl per le piccole e medie imprese metalmeccaniche e per le imprese Cooperative.
La Fiom parteciperà a quelle trattative a partire dal mandato ricevuto sulla piattaforma nazionale approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori interessati.
L’Assemblea nazionale della Fiom impegna tutte le strutture regionali a svolgere assemblee di tutti i direttivi territoriali in forma congiunta.
Per garantire lo svolgimento delle assemblee nei luoghi di lavoro e mettere in atto le iniziative necessarie a unificare le tante vertenze a difesa dell’occupazione e a contrasto della chiusura delle aziende saranno utilizzate le quattro ore di sciopero decise dal Comitato centrale del 12 dicembre 2012 con modalità di gestione territoriale. L'Assemblea condivide la proposta della Segreteria di decidere ulteriori iniziative fino alla proclamazione di una manifestazione nazionale.
L'Assemblea nazionale ritiene necessario l'avvio di una fase di nuove politiche industriali e sociali per contrastare la gravissima crisi industriale che assume un carattere di vera e propria emergenza nel Mezzogiorno e nel paese, dove la deindustrializzazione e la desertificazione sono ormai un dato di fatto con conseguenze drammatiche sul piano occupazionale.
L’Assemblea conferma il giudizio negativo sugli interventi realizzati dal governo Monti in materia di pensioni, ammortizzatori sociali e mercato del lavoro.
L'intesa illegittima di Federmeccanica a cui Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito, oltre a ridurre i diritti, programmare la riduzione dei salari e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro, prevede l'aumento degli orari di lavoro individuali, l'aumento dei livelli di precarietà e mina alla radice la possibilità di tutelare e sviluppare l'occupazione. Per queste ragioni l'Assemblea nazionale della Fiom ritiene necessario e indispensabile rendere esplicito nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori che la difesa del Ccnl è inscindibile dalla difesa dell'occupazione.L’Assemblea condivide la proposta della Segreteria di convocare il coordinamento del Gruppo Fiat e una riunione delle Rsu dei grandi Gruppi industriali italiani.
L'Assemblea nazionale della Fiom valuta positivamente il grande impegno profuso dalle strutture e dai delegati nella raccolta delle firme per il referendum sull’art. 18 e sull'art. 8 che ha permesso di raggiungere nei soli luoghi di lavoro metalmeccanici oltre 120.000 firme, contribuendo in modo determinante a superare la quantità di firme necessarie per poter svolgere il referendum. Impegno che rischia di essere vanificato dallo scioglimento anticipato delle Camere. L'Assemblea nazionale della Fiom ritiene che questa democratica domanda di partecipazione e di estensione dei diritti debba ottenere una risposta dalla politica e dal governo che uscirà dalle elezioni.
L'Assemblea nazionale della Fiom decide sulla base delle ragioni fin qui esposte di promuovere «le giornate del lavoro e della democrazia» con iniziative diffuse nei territori e a livello nazionale, con il coinvolgimento di associazioni, movimenti, soggettività sociali, e delle forze politiche che si candidano al governo del paese. È nostro obiettivo far vivere nella campagna elettorale le nostre proposte per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro, per la valorizzazione del lavoro con diritti, la creazione di nuovi posti di lavoro e un nuovo modello di sviluppo.
A fronte dei processi in atto l’Assemblea nazionale condivide la proposta della Segreteria nazionale di organizzare iniziative di confronto e discussione che impegnino tutto il gruppo dirigente al fine di offrire un contributo a tutta la Confederazione per definire una nuova e adeguata strategia sindacale capace di affermare la democrazia e un’autonoma azione di contrattazione collettiva nei luoghi di lavoro e nella società.
Referendum art. 8 e art. 18.
Le firme ci sono e attendono una risposta
Il 9 gennaio scorso, dopo tre mesi passati a raccogliere le firme e a mettere insieme i migliaia di timbri che la legge richiede per rendere efficace la richiesta di un referendum abrogativo, sono state depositate in Corte diCassazione 180 scatole piene della volontà di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani di cancellare l'articolo 8 della Legge 138/2011 (con la quale a colpi di deroghe si distrugge il contratto nazionale) e le modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (in pratica, cancellandolo).
Il contributo delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici della Fiom alla raccolta delle firme per i referendum è stato molto rilevante. Un grande impegno delle strutture, delle delegate e dei delegati che ha permesso di raggiungere nei soli luoghi di lavoro metalmeccanici oltre 120.000 firme, contribuendo in modo determinante a superare la quantità di firme necessarie per poter svolgere il referendum.
Impegno che però rischia di essere vanificato poiché la legislazione che regola l'istituto della democrazia diretta non prevede la possibilità di consegnare le firme a Camere sciolte, cosa avvenuta il 22 dicembre scorso.
A questo punto le strade possibili per garantire alle centinaia di migliaia di cittadini di non vedere calpestato un loro diritto costituzionale (articolo 75 della Costituzione italiana) sono varie. Può, ad esempio, essere emanato un decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri che recuperi le firme depositate, da parte tanto del governo uscente – anche a Camere sciolte – quanto di quello che si insedierà nei prossimi mesi. E da questo punto di vista c'è un precedente, con i 13 referendum proposti nel '94. Ma può essere presa una decisione in tal senso anche dalla Corte costituzionale alla quale, in mancanza di altri provvedimenti, il Comitato promotore inoltrerà ricorso quando, presumibilmente a ottobre prossimo, la Corte si sprimerà in maniera negativa sulla richiesta dei referendum. Si tratta di un vulnus, un «difetto» legislativo che può e deve essere recuperato per ripristinare un diritto fondamentale della nostra democrazia.
Ma il prossimo Parlamento, di sua iniziativa, potrebbe intervenire su queste leggi e ripristinare i diritti del lavoro sottratti dai governi Berlusconi e Monti con questi provvedimenti sciagurati, quindi noi chiediamo: chi si candida a governare il paese, cosa intende fare rispetto all'articolo 8 e all'articolo 18? Come risponde al significato di partecipazione e alla richiesta democratica rappresentate da queste firme?
Le foto usate in questo numero sono di Gianni Capaldi (pag. 4) e Lucia Gardin (pagg. 1, 2 e 3) e sono state tratte dal libro «Le mani al lavoro» Meta Edizioni 2006















