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sabato 31 marzo 2012

Punto Fiom nr. 3 - 20 marzo 2012



Il Comitato centrale della Fiom-Cgil proclama due ore di sciopero in tutti i luoghi di lavoro contro ogni manomissione dell’art. 18 
Giù le mani dall’articolo 18

Riportiamo di seguito il Documento finale, approvato all’unanimità, del Comitato centrale della Fiom-Cgil del 19 marzo 2012

La riuscita dello sciopero generale e la straordinaria partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici alla manifestazione nazionale del 9 marzo 2012, conferma la richiesta di un cambiamento delle politiche economiche e sociali fin qui perseguite dal Governo e dalla Confindustria e rappresenta le ragioni per proseguire nel contrasto delle scelte della Fiat e di Federmeccanica al fine di affermare la libertà e la democrazia nei luoghi di lavoro e riconquistare un vero Contratto nazionale.
 
La vera priorità del paese, economica, sociale e politica, è la riunificazione e l'estensione dei diritti e della tutela universale nel lavoro, la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà e la costituzione di nuovi posti di lavoro.
 
Il Comitato centrale giudica negativamente le proposte avanzate dal Governo in materia di mercato del lavoro perché:
  • non cancella le tante forme di lavoro precario che hanno svuotato di significato il Contratto a tempo indeterminato e fatto dell'Italia il paese più precario d'Europa;
  • cancella la Cig per cessazione di attività e la mobilità proponendo un modello di ammortizzatori che nei fatti riduce complessivamente le tutele, non determina una reale universalità nel sostegno al reddito, si fonda su un sistema puramente assicurativo e non prevede alcun intervento a carico della fiscalità generale;
  • smantella, in modo inaccettabile, il diritto al reintegro previsto dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori in caso di licenziamento senza giusta causa e apre, quindi, alla libertà di licenziamento.
Il Comitato centrale giudica le proposte finora avanzate dal Governo sul mercato del lavoro, conseguenza della logica che ha ispirato l'intervento sbagliato e inaccettabile effettuato sulle pensioni, che indica un obiettivo di superamento di un modello sociale solidaristico.

Il Comitato centrale riafferma la necessità di un'intesa che riduca realmente la precarietà, cancellando forme di lavoro indecenti quali ad esempio il lavoro a chiamata e le finte collaborazioni, che estenda realmente e universalmente gli ammortizzatori sociali a tutte le forma di lavoro e a tutte le tipologie d'impresa e che sperimenti forme di reddito di cittadinanza.
 
Occorre garantire l'accesso alla pensione per tutte le persone coinvolte in accordi di ristrutturazione e di crisi e ripristinare la legge che impedisce le dimissioni in bianco.
 
Il Comitato centrale respinge ogni manomissione all'articolo 18, del resto affermato anche dal documento del Direttivo nazionale della Cgil del 27 febbraio e riconferma quale unica disponibilità al confronto la proposta per una riduzione dei tempi dei processi.
 
A sostegno di tutto ciò, in coerenza e in continuità con le ragioni dello sciopero generale del 9 marzo e della mobilitazione già in corso in queste ore, il Comitato centrale proclama a partire da martedì 20 marzo almeno 2 ore di sciopero da effettuarsi in tutti i luoghi di lavoro, con modalità decise dalle Rsu e dalle strutture territoriali.
 
Il Comitato centrale ritiene necessario che qualsiasi ipotesi di accordo dovesse essere raggiunta, sia approvata e sia sottoposta al voto referendario, vincolante, di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti, con modalità che consentano una precisa informazione e una trasparente e democratica certificazione della volontà delle persone coinvolte, compreso i giovani e i precari.
 
Il Comitato centrale considera inaccettabile il tentativo della Fim, della Uilm e di Federmeccanica di escludere la Fiom dall'1/3 nelle elezioni delle Rsu, in quanto in violazione delle norme di ultrattività del Ccnl 2008, dell'Accordo interconfederale del giugno 2011 e delle più normali regole di democrazia e di rappresentanza.

Il Comitato centrale dà mandato alla Segreteria nazionale di convocare nel mese di aprile l'Assemblea nazionale per definire le iniziative più opportune per la riconquista del Ccnl sulla base della Piattaforma votata e presentata alle nostre controparti.



Comportamento lesivo della libertà sindacale.
Condannata dal Tribunale di Torino la Sicme Motori srl

Il 15 marzo, il Tribunale di Torino, accogliendo il ricorso della Fiom, ha condannato per attività antisindacale la Sicme Motori srl, che da gennaio rifiuta di trattenere le quote sindacali ai lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil.
Il Giudice ha riconosciuto il comportamento aziendale come lesivo della libertà sindacale, riconoscendo la piena validità dello strumento della cessione del credito per sostenere il proprio sindacato e ordinando all’azienda di operare le trattenute richieste dai lavoratori.
Il Giudice ha inoltre sottolineato che la Costituzione non ammette un trattamento discriminatorio verso una Organizzazione sindacale e i suoi iscritti.
 
La sentenza del Tribunale di Torino è pubblicata sul sito della Fiom nell’area www.fiom.cgil.it/sindacale/leggi



Ordine del giorno assunto dalla presidenza del Comitato centrale della Fiom-Cgil

Medio Oriente. No alla guerra, no alla repressione, basta con le occupazioni! Libertà, diritti, democrazia per tutti i popoli

Le violazioni dei diritti umani continuano da anni in molti paesi del vicino e medio Oriente nella quasi totale acquiescenza dei loro alleati occidentali e orientali.
Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Libano, Kuwait, Iran, Iraq, Oman, Qatar, Siria, Turchia, Yemen....
La pratica della repressione, con il carcere e con le armi, di chi chiede l'affermazione dei propri diritti, è ampiamente diffusa.
I paesi occidentali non difendono i diritti umani violati, ma solo i loro interessi geopolitici. Esempio lampante è il caso di Israele, che, come si è visto ancora recentemente con gli attacchi contro Gaza che hanno fatto decine di vittime, reprime e uccide, estende la colonizzazione e l'esproprio di terre palestinesi nel silenzio internazionale.
Gli orrori e la follia della guerra e delle occupazioni hanno avuto un'ennesima prova con la strage di donne e bambini in Afghanistan da parte di militari statunitensi. Come è avvenuto in Iraq e poi in Libia, la Siria è sempre più il campo di battaglia di diversi interessi geopolitici.
Il governo siriano da mesi fa la guerra ai suoi cittadini/e che rivendicano libertà. Gruppi armati cercano di affrontare l’esercito. Sempre più si sentono richieste e minacce di interventi militari esterni e di fornitura di armi all’opposizione, da parte di governi ostili al Governo siriano. Sull'orlo di una guerra civile, le opposizioni laiche e democratiche si trovano paralizzate dal confronto armato. La ribellione pacifica popolare, cominciata un anno fa, è solo un ricordo.
Tutti i potenti, e tra loro i peggiori regimi del Medio Oriente, hanno finora ostacolato, mettendo condizioni insormontabili, qualsiasi tentativo di mediazione, e di cessate il fuoco, condizioni per aprire un negoziato che metta fine alle sofferenze della popolazione inerme.
Migliaia di profughi e sfollati lasciano in fuga le zone di guerra cercando scampo. La repressione brutale del governo siriano si deve fermare e anche tutti i gruppi armati devono accettare un cessate il fuoco.
Condanniamo tutte le azioni militari e le violazioni dei diritti umani in Siria, da qualsiasi parte provengano.
Ci opponiamo a qualsiasi intervento militare esterno, cosiddetto «umanitario», che non farebbe altro che sostenere il conflitto armato e aumentare le sofferenze della popolazione civile, senza risolvere alcun problema. Come ampiamente dimostrato dal recente caso della Libia.
Auspichiamo, e ci impegniamo a contribuire, affinché tutto il movimento per la pace riprenda unitariamente l'iniziativa.
Chiediamo che il governo italiano, come quelli europei, facciano valere una politica estera di relazioni con il Medio Oriente fondata sulla comprensione delle cause dei conflitti, sull'impegno a bloccare le forniture di armi ai paesi che violano i diritti umani, e a ricercare la mediazione con azioni diplomatiche, creando le condizioni affinché ciascun popolo possa decidere liberamente e pacificamente del proprio futuro, condizione essenziale per l'affermazione e l'estensione della democrazia, nei paesi orientali come in quelli occidentali.


venerdì 16 marzo 2012

CGIL Torino: manifestazione su mobilità e pensioni - 21 marzo 2012




 






MOBILITA’, “ESODATI” E PENSIONI
Lo scempio del diritto alla pensione

In Provincia di Torino vi sono circa 10.000 persone che per effetto della crisi sono uscite dal lavoro con la prospettiva di agganciarsi alla pensione. Le modifiche introdotte dal Governo Monti sul sistema pensionistico mettono a rischio questa aspettativa.
Il problema doveva essere affrontato utilizzando il Decreto Milleproroghe, dando certezze di diritto alla pensione alle persone in queste condizioni.
Tutto ciò non è avvenuto e si è affermata da parte del Governo una generica disponibilità ad affrontare il problema con altri strumenti legislativi.
CGIL – CISL – UIL di Torino ritengono grave il protrarsi di una situazione di incertezza per migliaia di persone. Risulta incomprensibile il dilungarsi in un estenuante rinvio di norme che potrebbero essere attuate in poco tempo.
CGIL-CISL-UIL di Torino ribadiscono la contrarietà al criterio seguito sia nella manovra Tremonti sia nella manovra Monti-Fornero in base al quale si è intervenuti pesantemente sui requisiti per il diritto e per la decorrenza della pensione anche per categorie di lavoratori e lavoratrici che avrebbero dovuto essere totalmente salvaguardati. Questi lavoratori avrebbero dovuto mantenere il regime vigente al momento in cui è stato intrapreso il percorso di fuoriuscita dal lavoro.

Con questa premessa chiediamo:
  • L'immediata apertura di un tavolo che affronti e risolva il problema.
  • L'esenzione dal legame alle aspettative di vita con il conseguente incremento dei requisiti pensionistici.
  • La certezza che tutti coloro che rientrano tra gli “esodati” e che hanno firmato accordi individuali e collettivi, per i quali hanno lasciato il posto di lavoro a causa della crisi, abbiano il diritto alla pensione.
  • L'immediato pagamento delle indennità di mobilità per coloro che a causa delle finestre introdotte da Tremonti oggi sono scoperti sia dalla pensione che dalla mobilità.
Sulla base di queste richieste si indice una

MANIFESTAZIONE E CORTEO
MERCOLEDI’ 21 MARZO 2012ORE 9.30
PARTENZA DA INPS
Via XX Settembre 34
ARRIVO IN PREFETTURA
Piazza Castello