Una breve sintesi per comprendere come la Giunta regionale attraverso piccoli provvedimenti sta demolendo il nostro sistema sanitario e socio assistenziale.
Ad un anno dalle elezioni, la giunta Cota ha adottato una serie di provvedimenti unilaterali atti alla demolizione del nostro sistema socio/sanitario pubblico e che, in seguito, le consentiranno di giustificare un massiccio ingresso del privato sul ns. territorio.
A pochi mesi dall'insediamento ha effettuato un taglio della spesa sanitaria del 5% e stabilito il blocco delle assunzioni in attesa di definire con le ASL dei piani di rientro.
Per meglio agire ha rimosso, a due mesi dalla scadenza naturale del loro incarico, due Direttori Generali che non rispondevano ai loro criteri di appartenenza politica, sostituendoli con due commissari: alla TO4, un medico consigliere comunale della Lega a Novara ed alla To2 un ex dirigente della UIL; questa operazione è stata contrabbandata come indispensabile per ripianare i bilanci delle due ASL. E' innegabile, tuttavia, che la manovra non ha avuto niente a che vedere con il lodevole intento di risanare il bilancio e che ha risposto a mere logiche di appartenenza politica.
Successivamente, il presidente Cota ha sottoscritto con il governo un accordo di rientro del deficit causato dalla giunta di centrodestra (Ghigo), senza minimamente contrattarlo, a differenza di quello che hanno fatto altri governatori, a partire da Formigoni che è riuscito a spuntare condizioni molto più vantaggiose rispetto a quelle della nostra regione.
Non paghi di tutto ciò, per dimostrare la loro sudditanza al governo nazionale, hanno anticipato i tagli stabiliti dalla manovra estiva sui precari, licenziandoli già dal 2010 anziché dal 2011 e in sede di finanziaria regionale hanno previsto un ulteriore taglio delle risorse. A queste condizioni sarà impossibile garantire la qualità e la quantità delle prestazioni attualmente erogate.
Alcuni mesi fa, in una “Kermesse” stile spot pubblicitario, la regione ha presentato alcune Slide per le linee di indirizzo della riorganizzazione del ns. sistema sanitario, naturalmente senza alcun confronto con i tecnici che in sanità lavorano: università, medici,collegio infermieri, OO.SS. e rappresentanze delle forze sociali, ma neanche con le rappresentanze istituzionali delle province, dei comuni e delle comunità montane.
In questa rappresentazione non si faceva più riferimento ad un piano socio – sanitario, ma solo più ad un piano sanitario e di lì è cominciato il percorso di destrutturazione di quel sistema integrato tra sanità e assistenza che ha portato il Piemonte ad occupare il 4° posto tra i migliori sistemi sanitari del nostro paese.
Dopo questa operazione è partito il lavoro di picconaggio sul socio – assistenziale: con una prima delibera hanno modificato i criteri di ripartizione delle risorse economiche che dalla Regione vengono erogate agli Enti gestori ( consorzi socio/assistenziali e Comuni ); questi nuovi criteri non tengono più conto dei servizi effettivamente attivati ne degli investimenti fatti dagli enti stessi con proprie risorse economiche, ma vanno a premiare unicamente quelle realtà territoriali governate da amministrazioni di centrodestra. Con questa operazione la città di Torino ed i consorzi della provincia hanno grosse difficoltà nel redigere i bilanci previsionali e, di conseguenza, sono obbligati a ridimensionare le prestazioni.
Per non farci mancare niente, hanno deliberato la riorganizzazione della rete ospedaliera prevedendo un ulteriore accorpamento delle ASL con lo scorporo degli ospedali dal territorio e la creazione di 6 nuove Aziende Ospedaliere.
Anche questo provvedimento è stato assunto senza la necessaria consultazione, sollevando le proteste che leggiamo sugli organi di stampa, non solo delle forze politiche di opposizione e non, ma anche dell' università, delle OO.SS. dei medici e delle rappresentanze dei Sindaci.
La CGIL ha espresso tutta la propria contrarietà a questo tipo di operazioni che ancora una volta penalizzano in particolar modo il territorio torinese; la creazione di un ASO come quella prospettata: Molinette, S.Anna, CTO, Maria Adelaide, Oftalmico, Valdese e ospedali di: Chieri, Moncalieri e Carmagnola mette in un unico contenitore realtà con problemi cronici mai risolti, con il rischio di vanificare le virtuosità delle altre strutture, a partire dalle alte specializzazioni che verrebbero indebolite con l'inserimento dei piccoli ospedali. In questo modo si creano strutture elefantiache difficilmente governabili e di conseguenza poco efficienti. Le difficoltà incontrate nella gestione dell'ASO Molinette dovrebbero aver insegnato alla Giunta quello che le persone di buon senso hanno capito: l'impossibilità nel gestire una struttura sanitaria come quella prospettata, senza creare disastri.
Lo scorporo degli ospedali dal territorio vanifica tutto il lavoro che negli anni è stato fatto rispetto alla continuità assistenziale che sino ad oggi ha consentito a chi esce dall'ospedale di trovare sul territorio l'adeguata assistenza. ANCHE IN QUESTO CASO A FARNE LE SPESE SARANNO I PIU' DEBOLI (malati cronici, non autosufficienti ).
Con questa operazione riducono la tutela della salute ad un mero mercato: c'è chi produce (ospedale) e chi compra (territorio), senza dimenticarci che chi produce può essere un ospedale pubblico, ma anche privato.
Si vuole mettere in competizione il pubblico con il privato, facendo correre il pubblico con una grossa palla al piede, perchè questi provvedimenti hanno l'obiettivo di non farlo funzionare più.
Il successivo passo nella demolizione è una bozza di delibera che ha come obiettivo un'accelerazione sullo scioglimento dei Consorzi socio/assistenziali a favore di un passaggio, forse transitorio, della gestione dei servizi socio- assistenziali alle ASL.
Anche in questo caso il provvedimento è stato predisposto senza la necessaria consultazione ed ha sollevato la rabbia di tanti: CGIL, Associazioni delle AA.LL., Assemblee dei Sindaci, C.d.A. dei Consorzi, Associazioni degli utenti ecc..
La CGIL di Torino ha espresso tutta la sua contrarietà ad un operazione calata dall'alto, che non solo non tiene conto di quello che di positivo è stato fatto, ma che lo demolisce con giudizi negativi, riportati nella premessa della delibera.
Si vuole sanitarizzare il socio assistenziale collocandolo in un fantomatico dipartimento delle fragilità inserito nell'ASL, azzerando tutto il percorso di integrazione tra Sanità e sociale, di programmazione territoriale con i piani di zona ed i PePs e di partecipazione attraverso l'intervento dei sindaci.
Tutte queste operazioni vengono fatte in perfetta sintonia con il Governo nazionale che con tagli ripetuti sta azzerando i fondi dedicati, a partire da quello della non autosufficienza.
Dulcis in fundo, martedì scorso, in un incontro sindacale con la categoria della FP, è stata presentata una delibera, adottata senza la preventiva concertazione, che prevede un ulteriore drastico taglio del personale, anche di quello tecnico e sanitario e delle risorse economiche legate alle prestazioni aggiuntive:risorse che in questi anni hanno permesso di tenere aperti reparti di eccellenza come quello dei trapianti di fegato, risorse che hanno consentito il pagamento del personale sanitario che viene chiamato in urgenza, ma anche di quello che si fa carico attraverso ore di straordinario di garantire l'assistenza nei reparti di degenza. Queste lavoratrici/ori sono allo stremo ed è palese che lavorando in queste condizioni diventa sempre più difficile garantire l'assistenza senza incorrere in errori .
Questa manovra ricadrà su tutti i cittadini, ma da subito ne pagano le conseguenze le lavoratrici/ori e gli anziani non autosufficienti (15.000 in lista di attesa nella città di Torino e provincia)che non vengono più inseriti nei percorsi assistenziali perchè, attualmente, solo su di loro si stanno scaricando i risultati del risparmio immediato.
A COTA VOGLIAMO FAR SAPERE CHE SIAMO STUFI/E DI SENTIRCI DIRE CHE TUTTO E' STATO CONCORDATO CON LE OO.SS..
CON NOI NON HA CONCORDATO ASSOLUTAMENTE NULLA, LA CGIL NON POTRA' MAI ESSERE COMPLICE DI QUESTE AZIONI SCELLERATE.
ED E' PER QUESTO CHE PARTECIPEREMO IN MASSA AL PRESIDIO CHE LA NOSTRA STRUTTURA REGIONALE STA PREDISPONENDO E LI' CON FORZA RIAFFERMEREMO TUTTO IL NOSTRO DISSENSO.
Torino, febbraio 2011