Visualizzazione post con etichetta sanità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sanità. Mostra tutti i post

venerdì 9 novembre 2012

FIOM: MetaSalute



DICONO DI VOLER TUTELARE 
LA SALUTE
poi non vogliono pagare i primi tre giorni di malattia,
propongono la sanità integrativa e non ne spiegano i rischi


In queste settimane, mentre Fim e Uilm si presentano in alcune aziende per propagandare Metasalute, molte aziende si fanno carico di distribuire a tutti i lavoratori, con la busta paga di ottobre, il foglio informativo e i moduli di iscrizione: si tratta di un Fondo sanitario integrativo su base nazionale a cui Fim, Uilm e Federmeccanica chiamano a concorrere sia le imprese aderenti che i singoli lavoratori. 

I propagandisti delle altre Organizzazioni sindacali, muniti di materiale illustrativo patinato, presentano Metasalute come una opportunità e nascondono le conseguenze e i pericoli che comporta aderire a un Fondo nazionale di categoria in assenza di una discussione trasparente e con quelle caratteristiche. 

Fim e Uilm non spiegano ai lavoratori che:
  • un fondo sanitario di dimensione nazionale rende difficile, se non impossibile, forme di controllo dirette dei lavoratori sulle finalità e sulle prestazioni; sarebbe invece necessario sostenere i fondi sanitari territoriali e aziendali già attivi o che si potrebbero istituire;
  • le imprese hanno la possibilità di aderire anche in presenza di accordi per la sanità integrativa già sottoscritti a livello aziendale, con la conseguenza che le imprese chiederanno a sindacato e lavoratori di rinunciare ai loro fondi aziendali, più trasparenti nella gestione della risorse e più soddisfacenti per la qualità delle prestazioni sanitarie integrative garantite, con il rischio concreto della loro cancellazione;
  • oggi non sono chiari né l'equilibrio fra contribuzione e prestazioni né, in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scaricheranno sui lavoratori che aderiscono;
  • Metasalute è un costo contrattuale che pagano i lavoratori perché Federmeccanica e le aziende hanno già decurtato dagli irrisori aumenti contrattuali del 2009 il costo dell'avvio del fondo e decurteranno i prossimi costi dagli aumenti contrattuali futuri. 
Fim e Uilm, incentivando la tendenza in atto a smantellare il sistema sanitario pubblico a favore della sanità privata, si propongono di sostituire le prestazioni sanitarie pubbliche con una prestazione privata tutta da verificare e nello stesso tempo sono disponibili a mettere in discussione un diritto contrattuale certo e in vigore come il pagamento dei primi tre giorni di malattia, oltre ad aumentare gli orari di lavoro e a non erogare a tutti i lavoratori i minimi salariali definiti dal Ccnl.

La Fiom non accetterà l’applicazione di un Contratto svuotato di ogni valore; invita le lavoratrici e i lavoratori a non aderire a Metasalute e a esigere, anche sul tema, chiarezza, trasparenza e confronto in assemblee unitarie sui luoghi di lavoro.

La Fiom ritiene necessario aprire vertenze per raggiungere intese aziendali e/o territoriali, sviluppando e generalizzando esperienze e accordi esistenti, dove risultino evidenti:

  • la difesa del sistema sanitario pubblico e la richiesta di prestazioni sanitarie integrative,
  • la definizione e l'integrazione delle prestazioni integrative con i sistemi sanitari regionali che sono tra loro diversi,
  • le forme di partecipazione e di controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.






Roma, 31 ottobre 2012 

venerdì 16 settembre 2011

Invito delle Donne di Torino per l’Autodeterminazione


Inoltriamo l'invito che abbiamo ricevuto:

ASSEMBLEA PUBBLICA REGIONALE
per discutere delle iniziative contro la delibera con la quale la Giunta Regionale del Piemonte
introduce i volontari del movimento per la vita nei consultori pubblici
SABATO 24 SETTEMBRE 2011, ORE 15-18
 Aula Magna
Istituto “Amedeo Avogadro”, via Rossini 18, Torino
Riassunto delle puntate precedenti
A metà novembre 2010 il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato il Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza, con il quale viene consentito l’ingresso nei consultori familiari pubblici esclusivamente alle associazioni cosiddette “pro-vita”.


Dopo l’Assemblea del 30 novembre nell’Aula Magna dell’Istituto Avogadro, la Casa delle Donne di Torino, il 14 dicembre 2010, ha  presentato  ricorso al TAR contro il Protocollo.

Il TAR, con sentenza del 15 luglio 2011, ha annullato il Protocollo della Giunta nella parte in cui ammetteva alle convenzioni con le ASL soltanto le associazioni che possiedono nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
Dopo soli 4 (!!!) giorni  dalla pubblicazione della sentenza, la Giunta Regionale ha emesso il 19 luglio una nuova delibera “rettificata”, ma la sostanza non è cambiata. La Giunta si è ben guardata infatti dall’eliminare questa condizione di favore, limitandosi ad aggiungere: “in assenza del presente requisito soggettivo è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne e alla famiglia”.
La partita che si gioca e le iniziative da prendere
A discutere il ricorso è venuto in persona l’avvocato Carlo Casini, presidente della Federazione che riunisce i movimenti e i centri di aiuto alla vita di tutta Italia.

Nella nuova delibera si dispone che le Asl procedano alla redazione degli elenchi delle associazioni ammesse e alla stipula delle convenzioni.


Piemonte, Lombardia e Lazio costituiscono una sorta di terreno di prova per lo smantellamento dall’interno della Legge 194 e dei servizi consultoriali, per procedere alla privatizzazione della salute.

Si tratta quindi di avere respiro lungo e di pensare molte iniziative su fronti diversi, dalla battaglia legale alle mobilitazioni contro l’applicazione della delibera.

Pensiamo che sia giusto e necessario:
  • proseguire nell’azione legale coinvolgendo anche altri soggetti
  • vigilare sui provvedimenti di applicazione della delibera
  • mobilitarci per manifestare il nostro dissenso in tutta la regione con iniziative pubbliche.
Le donne compiono già le loro libere scelte non secondo appartenenze, vincoli, idee predeterminate ma secondo i legami che nascono da vite scelte, puntuali, individuali a cui nessuno si può sovrapporre.

 


La posta in gioco è l’autodeterminazione, ed è fondamentale!

Donne di Torino per l’Autodeterminazione

mercoledì 31 agosto 2011

FILCAMS: sciopero generale 6 settembre

 
CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO
CHE FA PAGARE LA CRISI A LAVORATORI E PENSIONATI
E DEPRIME CRESCITA E CONSUMI


La manovra del Governo colpisce pesantemente i settori del terziario perché:

  • L’aumento dell’IVA, come i tagli agli enti locali ed alla sanità, si traducono in un peggioramento dei redditi da lavoro e da pensione e, di conseguenza, in un calo dei consumi. Sarà ancora più a rischio l’occupazione nel settore distributivo, nelle attività di servizio in appalto e nel turismo.
  • La completa liberalizzazione degli orari commerciali, delle aperture domenicali e festive, l’abolizione di alcune festività nazionali, consentono alla Grande Distribuzione e al commercio di stare sempre aperti senza più vincoli. Si stravolge così il ruolo della concertazione e della contrattazione, si peggiorano le condizioni di lavoro degli addetti al settore, in prevalenza donne, si tenta di cancellare l’importanza ed il valore di festività come il 25 aprile e il 1 maggio.
  • il Governo insiste sulla cancellazione dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, sulla linea della destrutturazione contrattuale, della divisione sindacale.

TUTTO QUESTO NON HA NULLA A CHE FARE CON IL RISANAMENTO
DEI CONTI PUBBLICI E CON LA CRISI DEL PAESE!!!



Le LAVORATRICI ed i LAVORATORI del
COMMERCIO, TURISMO, SERVIZI

SCIOPERANO 8 ore (intero turno di lavoro)
MARTEDÌ 6 SETTEMBRE 2011

PER UNA MANOVRA GIUSTA, EQUA ED EFFICACE CONTRO
L’EVASIONE FISCALE ED IL LAVORO NERO
PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI E LO SVILUPPO
PER L’AUTONOMIA CONTRATTUALE
IN DIFESA DEI DIRITTI E DELLA DEMOCRAZIA SINDACALE


martedì 23 agosto 2011

CGIL Piemonte: No ai ticket sulla sanità




COMUNICATO STAMPA

TICKET SANITA', INCONTRO REGIONE-SINDACATI, CGIL PIEMONTE: “SIAMO NETTAMENTE CONTRARI ALL'IMPOSIZIONE DI NUOVI TICKET. A PAGARE I COSTI DELLA CRISI SARANNO ANCORA UNA VOLTA I PENSIONATI E I LAVORATORI”.

Si è svolto questo pomeriggio l'incontro tra regione e Cgil, Cisl, Uil per discutere dei ticket introdotti dalla manovra finanziaria del Governo.

La Cgil Piemonte era presente con il segretario generale Alberto Tomasso, la segretaria regionale Laura Seidita e il segretario generale dello Spi-Cgil, Sergio Perino.

La Cgil ha ribadito la sua netta contrarietà all'imposizione dell'ulteriore ticket sulla sanità che si aggiunge a quelli già esistenti, poiché l'inasprimento economico non può che portare ad un utilizzo progressivo del sistema privato, creando un danno ai cittadini e alla qualità del servizio sanitario pubblico.

A pagare i costi della crisi vengono chiamati ancora una volta i cittadini più deboli, e sempre più persone saranno spinte così verso la sanità privata a pagamento, mentre molte saranno costrette a rinunciare alle cure mediche.

Sarebbe stato possibile agire diversamente, intervenendo sulle larghe sacche di evasione fiscale e riducendo i costi della politica.

In tante regioni si è trovato il modo di non penalizzare ulteriormente pensionati e lavoratori dipendenti: con rammarico registriamo che la Regione Piemonte non ha voluto intraprendere questa strada.


Torino, 20 luglio 2011

lunedì 22 agosto 2011

CGIL Torino: Manovra di Governo e Sanità



CHI PAGA?

I SOLITI... NOTI





Con l'ultima manovra finanziaria il Governo ha deciso:

OTTO MILIARDI DI TAGLI ALLA SANITA'
SUPER TICKET SULLE RICETTE

Tagli in due anni:


  • 2 miliardi sui farmaci, anche ospedalieri
  • 1,5 miliardi sui dispositivi medici e protesici (strumenti, apparecchi, ecc.)
  • 1,5 miliardi su prestazioni sanitarie, beni e servizi di maggior impatto
  • 2 miliardi di nuovi ticket in aggiunta a quelli esistenti
  • 1 miliardo sul personale: blocco assunzione e contratti

Super ticket da subito:


  • 10 euro a ricetta per esami e visite specialistiche oltre ai ticket esistenti
  • 25 euro per pronto soccorso su codici bianchi
  • una vergognosa tassa sui malati che favorisce il mercato della sanità privata

I TAGLI SI AGGIUNGONO a quelli decisi l'anno scorso sulla sanità, oltre 3 miliardi nel 2011/2012, e a quelli che hanno colpito le POLITICHE SOCIALI: dalla cancellazione del Fondo Non Autosufficienza, alla drastica riduzione dei Fondi per le Politiche Sociali, Giovani, Famiglie e ora ai tagli su tutte le agevolazioni fiscali a favore delle singole persone e delle famiglie. Sono previste pesanti misure persino sulle indennità di accompagnamento.

CAMBIARE LA MANOVRA


ABOLIRE I SUPER TICKET
INVESTIRE NEL DIRITTO ALLA SALUTE E ALL'ASSISTENZA
LOTTA A EVASIONE FISCALE, SPRECHI E PRIVILEGI

mercoledì 3 agosto 2011

CGIL Torino: Ticket aggiuntivo in Piemonte



TICKET, UN’ALTRA TASSA 
SULLA SALUTE

La manovra di luglio, varata dal Governo, per “salvare l’economia” del Paese, incide pesantemente sul diritto alla cura e alla salute.
Con questo provvedimento il Governo ha tagliato il fondo sanitario nazionale di diversi miliardi ed ha deciso di istituire un nuovo balzello:
  • Ticket di 10 € per ogni prestazione diagnostica e visita specialistica, in aggiunta a quelli già esistenti,
  • Ticket di 25 € per il pronto soccorso (codice bianco).
Mentre alcune regioni hanno bloccato il provvedimento, la Giunta Cota ha deciso di applicarlo in modo fantasioso, distribuendo il ticket AGGIUNTIVO di 10 € in proporzione al costo della prestazione. In questo modo, le prestazioni costeranno all’utente l'attuale ticket più la quota modulata che avrà un valore che va da 1,5 euro a 30 euro. Ad esempio, per un esame diagnostico a costo sanitario elevato come la TAC, costerà all'utente di 36,12, di ticket, più quello appena introdotto di 30 €, per un totale di 66,12 €.
E’ una scelta sbagliata, iniqua e dannosa perché in questo modo si colpiscono le persone più malate che hanno bisogno di esami più specifici e costosi. In questo modo si incentiva il ricorso al Pronto soccorso.
Se il Presidente Cota non avesse peccato di solerzia proponendo, nell’accordo di rientro con il Governo, un ulteriore taglio di 100 mln oltre quello di 50 richiesto dal Ministero, non saremmo in queste condizioni e il Piemonte, come hanno fatto altre regioni, avrebbe potuto coprirne il costo.
I “super ticket” vanno aboliti perché sono una vergognosa tassa sui malati e un vero regalo al mercato privato della sanità, a danno del servizio pubblico.
La miscela esplosiva ticket più tagli al Fondo Sanitario Nazionale (otto miliardi in due anni) mette a rischio i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria e spinge al disavanzo tutte le regioni, stroncando il risanamento di quelle impegnate nei piani di rientro.


BISOGNA CAMBIARE LA MANOVRA 
Serve un piano straordinario contro l'evasione fiscale 
Bisogna aumentare la tassazione delle rendite finanziarie 
Serve un'imposta sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni 
Bisogna ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati 


Torino, 29 Luglio 2011

giovedì 14 luglio 2011

CGIL Torino: Presidio contro Manovra Finanziaria






MANOVRA SBAGLIATA, INGIUSTA E INEFFICACE





Il Paese è nella tempesta finanziaria, economica, politica.

Se c’è un’emergenza, occorre correre ai ripari, ma questa manovra è inefficace, iniqua e depressiva.

Il Paese è sotto attacco della speculazione finanziaria. Il Governo scarica le sue responsabilità. Dopo 3 anni di scelte sbagliate, di misure inique e incapaci di affrontare la crisi, si arriva con l’acqua alla gola e si vara in emergenza una manovra che continua sulla strada precedente.

Ancora una volta solo tagli per i pensionati e i lavoratori, e lo smantellamento di tante protezioni sociali che ricadranno sulla vita dei soliti noti. Si continua a ridurre il salario dei lavoratori pubblici che in quattro anni perdono dai 6 agli 8 mila euro. Si tagliano ulteriori posti di lavoro: i precari diventano disoccupati e i servizi, la scuola e la sanità collassano.

  • Dal 2012 si allunga l’età pensionabile per tutti. Niente per combattere la disoccupazione, in particolare dei giovani, anzi, i lavoratori dovranno pagare per far valere i loro diritti quando ricorrono al giudice (233 euro medi per iniziare una causa).

  • Ulteriori tagli agli Enti Locali, che sono costretti già dalle manovre precedenti a ridurre i servizi, alzare le tasse locali.

  • Tagli alla sanità e reintroduzione dei tickets. Questi nuovi interventi mettono in discussione i diritti universali e la garanzia di prestazioni e servizi.

  • Paga il lavoro, ma in particolare pagano le donne: più disoccupate, meno servizi, in pensione più tardi, per loro la prospettiva sarà di 65 – 66 …. anni  per andare in pensione, più disparità.

Come se non bastasse il Governo prevede ulteriori tagli che dovrebbero venire dall’approvazione di una delega fiscale e assistenziale, 14,7 miliardi da recuperare o tagliando ancora l’assistenza (assegno di accompagnamento, reversibilità, ecc…) o aumentando le tasse. Se la delega non passasse, si farà il taglio del 15% delle agevolazioni fiscali, i soldi si recupereranno intervenendo sulle detrazioni per la produzione del reddito, sulle agevolazioni per la casa e la famiglia.

Se c’è una situazione straordinaria si intervenga subito aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie, mettendo una tassa sui grandi patrimoni, le grandi ricchezze e i redditi più alti.  A loro in tre anni non si è chiesto niente. Hanno pagato sempre e solo i lavoratori.

Così ci sarebbero risorse per sostenere lo sviluppo, l’occupazione, il lavoro. Se non c’è ripresa e crescita rincorreremo il debito con ulteriori tagli.


PER DIRE BASTA A QUESTO GOVERNO E ALLE SUE POLITICHE!
PRESIDIO A TORINO IN PIAZZA CASTELLO
davanti alla Prefettura
VENERDI 15 LUGLIO 2011 alle ore 17:30

mercoledì 16 febbraio 2011

CGIL: tagli alla sanità a Torino e in Piemonte

Una breve sintesi per comprendere come la Giunta regionale attraverso piccoli provvedimenti sta  demolendo il nostro sistema sanitario e socio assistenziale.

Ad un anno dalle elezioni, la giunta Cota ha adottato una serie di provvedimenti unilaterali atti alla demolizione del nostro sistema socio/sanitario pubblico e che, in seguito, le consentiranno di giustificare un massiccio ingresso del privato sul ns. territorio.

A pochi mesi dall'insediamento ha effettuato un taglio della spesa sanitaria del 5% e stabilito il blocco delle assunzioni in attesa di definire con le ASL dei piani di rientro.
Per meglio agire ha rimosso, a due mesi dalla scadenza naturale del loro incarico, due Direttori Generali che non rispondevano ai loro criteri di appartenenza politica, sostituendoli con due commissari: alla TO4, un medico consigliere comunale della Lega a Novara ed alla To2 un ex dirigente della UIL; questa operazione è stata contrabbandata come indispensabile per ripianare i bilanci delle due ASL. E' innegabile, tuttavia, che la manovra non ha avuto niente a che vedere con il lodevole intento di risanare il bilancio e che ha risposto a mere logiche di appartenenza politica.

Successivamente,  il presidente Cota ha sottoscritto con il governo un accordo di rientro del deficit causato dalla giunta di centrodestra (Ghigo), senza minimamente contrattarlo, a differenza di quello che hanno fatto altri governatori, a partire da Formigoni che è riuscito a spuntare condizioni molto più vantaggiose rispetto a quelle della nostra regione.

Non paghi di tutto ciò, per dimostrare la loro sudditanza al governo nazionale, hanno anticipato i tagli stabiliti dalla manovra estiva sui precari, licenziandoli già dal 2010 anziché dal 2011 e in sede di finanziaria regionale hanno previsto un ulteriore taglio delle risorse.  A queste condizioni sarà impossibile garantire la qualità e la quantità delle prestazioni attualmente erogate.
 
Alcuni mesi fa, in una “Kermesse” stile spot pubblicitario, la regione ha presentato alcune Slide  per le linee di indirizzo della riorganizzazione del ns. sistema sanitario, naturalmente senza alcun confronto con i tecnici che in sanità lavorano: università, medici,collegio infermieri, OO.SS. e rappresentanze delle forze sociali, ma neanche con le rappresentanze istituzionali delle province, dei comuni e delle comunità montane.
In questa rappresentazione non si faceva più riferimento ad un piano socio – sanitario, ma solo più ad un piano sanitario e di lì è cominciato il percorso di destrutturazione di quel sistema integrato tra sanità e assistenza che ha portato il Piemonte ad occupare il  4° posto tra i migliori sistemi sanitari  del nostro paese.

Dopo questa operazione  è partito il lavoro di picconaggio sul socio – assistenziale: con una prima delibera hanno modificato i criteri di ripartizione delle risorse economiche che dalla Regione vengono erogate agli Enti gestori ( consorzi socio/assistenziali e Comuni ); questi nuovi criteri non tengono più conto dei servizi effettivamente attivati ne degli investimenti  fatti dagli enti stessi con  proprie risorse economiche, ma vanno a premiare unicamente quelle realtà territoriali governate da amministrazioni di centrodestra. Con questa operazione la città di Torino ed i consorzi della provincia hanno grosse difficoltà nel redigere i bilanci previsionali e, di conseguenza, sono obbligati a ridimensionare le prestazioni.

Per non farci mancare niente, hanno deliberato la riorganizzazione della rete ospedaliera prevedendo un ulteriore accorpamento delle ASL con lo scorporo degli ospedali dal territorio e la creazione di 6 nuove Aziende Ospedaliere.
 
Anche questo provvedimento è stato assunto senza la necessaria consultazione, sollevando le proteste che leggiamo sugli organi di stampa, non solo delle forze politiche di opposizione e non, ma anche dell' università, delle OO.SS. dei medici e delle rappresentanze dei Sindaci.

La CGIL ha espresso tutta la propria contrarietà a questo tipo di operazioni che ancora una volta penalizzano in particolar modo il territorio torinese; la creazione di un ASO come quella prospettata: Molinette, S.Anna, CTO, Maria Adelaide, Oftalmico, Valdese e ospedali di: Chieri, Moncalieri e Carmagnola mette in un unico contenitore realtà con problemi cronici  mai risolti, con il rischio di vanificare le virtuosità delle altre strutture, a partire dalle alte specializzazioni che verrebbero indebolite con l'inserimento dei piccoli ospedali. In questo modo si creano strutture elefantiache difficilmente governabili e di conseguenza poco efficienti. Le difficoltà incontrate nella gestione dell'ASO Molinette dovrebbero aver insegnato alla Giunta quello che le persone di buon senso hanno capito: l'impossibilità nel gestire una struttura sanitaria come quella prospettata, senza creare disastri.
 
Lo scorporo degli ospedali dal territorio vanifica tutto il lavoro che negli anni è stato fatto rispetto alla continuità assistenziale che sino ad oggi ha consentito a chi esce dall'ospedale di trovare sul territorio l'adeguata assistenza. ANCHE IN QUESTO CASO A FARNE LE SPESE SARANNO I PIU' DEBOLI  (malati cronici, non autosufficienti ).
 
Con questa operazione riducono la tutela della salute ad un mero mercato: c'è chi produce (ospedale) e chi compra (territorio), senza dimenticarci che chi produce può essere un ospedale pubblico, ma anche privato.
Si vuole mettere in competizione il pubblico con il privato, facendo correre il pubblico con una grossa palla al piede, perchè questi provvedimenti hanno l'obiettivo di non farlo funzionare più.
Il successivo passo nella demolizione è una bozza di delibera che ha come obiettivo un'accelerazione sullo scioglimento dei Consorzi socio/assistenziali a favore di un passaggio, forse transitorio, della gestione dei servizi socio- assistenziali alle ASL.
Anche in questo caso il provvedimento è stato predisposto senza la necessaria consultazione ed ha sollevato la rabbia di tanti: CGIL, Associazioni delle AA.LL., Assemblee dei Sindaci, C.d.A. dei Consorzi, Associazioni degli utenti ecc..

La CGIL di Torino ha espresso tutta la sua contrarietà ad un operazione calata dall'alto, che non solo non tiene conto di quello che di positivo è stato fatto, ma che lo demolisce con giudizi negativi, riportati nella premessa della delibera.

Si vuole sanitarizzare il socio assistenziale collocandolo in un fantomatico dipartimento delle fragilità inserito nell'ASL, azzerando tutto il percorso di integrazione tra Sanità e sociale, di programmazione territoriale con i piani di zona ed i PePs e di partecipazione attraverso l'intervento dei sindaci.
Tutte queste operazioni vengono fatte in perfetta sintonia con il Governo nazionale che con tagli ripetuti sta azzerando i fondi dedicati, a partire da quello della non autosufficienza.

Dulcis in fundo, martedì scorso, in un incontro sindacale con la categoria della FP, è stata presentata una delibera, adottata senza la preventiva concertazione, che prevede un ulteriore drastico taglio del personale, anche di quello tecnico e sanitario e delle risorse economiche legate alle prestazioni aggiuntive:risorse che in questi anni hanno permesso di tenere aperti reparti di eccellenza come quello dei trapianti di fegato, risorse che hanno consentito il pagamento del personale sanitario che viene chiamato in urgenza, ma anche di quello che si fa carico attraverso ore di straordinario di garantire l'assistenza nei reparti di degenza. Queste lavoratrici/ori sono allo stremo ed è palese che lavorando in queste condizioni diventa sempre più difficile garantire l'assistenza senza incorrere in  errori .

Questa manovra ricadrà su tutti i cittadini, ma da subito ne pagano le conseguenze le lavoratrici/ori e gli anziani non autosufficienti (15.000 in lista di attesa nella città di Torino e provincia)che non vengono più inseriti nei percorsi assistenziali perchè, attualmente, solo su di loro si stanno scaricando i risultati del risparmio immediato.

A COTA VOGLIAMO FAR SAPERE CHE SIAMO STUFI/E DI SENTIRCI DIRE CHE TUTTO E' STATO CONCORDATO CON LE OO.SS..
CON NOI NON HA CONCORDATO ASSOLUTAMENTE NULLA, LA CGIL NON POTRA' MAI ESSERE COMPLICE DI QUESTE AZIONI SCELLERATE.
ED E' PER QUESTO CHE PARTECIPEREMO IN MASSA AL PRESIDIO CHE LA NOSTRA STRUTTURA REGIONALE STA PREDISPONENDO E LI' CON FORZA RIAFFERMEREMO TUTTO IL NOSTRO DISSENSO.






Torino, febbraio 2011    

martedì 15 febbraio 2011

CGIL Piemonte: Tagli alla Sanità piemontese - Manifestazione 15 febbraio 2011



TAGLI, TAGLI E ANCORA TAGLI ALLA SANITA' PIEMONTESE

Dopo che il governo, cambiando i precedenti criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, ha ridotto di 100 milioni di euro il finanziamento del nostro servizio sanitario, l'Amministrazione Regionale ha sottoscritto con i ministeri interessati, a luglio 2010, un piano di rientro di 50 milioni annui per i prossimi quattro anni.

Per il 2011 la Giunta Regionale ha deciso un ulteriore taglio di 100 milioni di euro, riducendo ancora di più le già esigue risorse destinate alla Sanità Piemontese.

Il servizio sanitario regionale è posizionato, secondo il giudizio di numerosi istituti, tra i migliori in Italia per efficacia, anche se non mancano punti di crisi da affrontare. Non abbisogna cioè di misure finanziarie così drastiche che incidono duramente sulla qualità e sulla quantità dei servizi. Né servono misure organizzative strutturali, come per esempio, lo scorporo degli ospedali dalle ASL che, con ogni probabilità, provocheranno un aumento dei costi e interromperanno la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

Anche ai fini di un maggiore efficienza non serve una “rivoluzione” organizzativa, come quella proposta dalla Giunta Regionale, ma una manutenzione attenta del vigente piano socio-sanitario regionale.

Intanto i tagli già deliberati sono connessi a misure esclusivamente destinate a “fare cassa”: misure che hanno prodotto direttamente o indirettamente solo il blocco delle assunzioni del personale, la mancata conferma di centinaia di lavoratori precari, il mancato inserimento nelle RSA delle persone non autosufficienti e l'aumento delle liste di attesa.

LA CGIL NON È CONTRARIA AD INTERVENTI CHE CONSEGUANO UNA MAGGIORE EFFICIENZA DEL SISTEMA, MA CHIEDE DI INSERIRLI IN UN QUADRO CHE TENGA CONTO DI QUESTE PRIORITÀ:

-         il potenziamento della medicina territoriale per assicurare la continuità assistenziale e ridurre i ricoveri impropri negli ospedali;
-         lo sviluppo delle attività di prevenzione;
-         il coinvolgimento degli operatori e dei professionisti per la gestione partecipata del cambiamento organizzativo e il perseguimento degli obiettivi di efficienza;
-         un’attenzione più marcata al problema delle persone non autosufficienti in una regione come la nostra in cui la popolazione anziana è particolarmente numerosa;
-         il governo dell'offerta e della domanda di servizi, funzione nella quale, per il ruolo che rivestono, i medici di medicina generale hanno responsabilità determinanti.

Per questi motivi la CGIL del Piemonte indice una manifestazione con

 

PRESIDIO MARTEDI' 15 FEBBRAIO - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 -
davanti al CONSIGLIO REGIONALE - via Alfieri, 15 – Torino


Torino, 14 febbraio 2011                                                                                                                                    CGIL PIEMONTE