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sabato 10 marzo 2012

CGIL: giovani non + disposti a tutto - Flexsecurity = Fregaturity

Si parla di una riforma del lavoro per i giovani.
Di contratti unici. Di introdurre la flexsecurity.
Ma per adesso all’orizzonte vediamo solo...
F R E G A T U R I T Y !

"IN NOME DEI GIOVANI"
Il Presidente Monti ha più volte detto che i veri interlocutori di questa riforma sono i giovani, ma la verità è che giovani e precari sono uno specchietto per le allodole.
Servono a giustificare l'ideologia della flessibilità, che ancora una volta viene proposta come soluzione a tutti i mali e che aveva bisogno di un bel restyling: infatti è sotto gli occhi di tutti che un trentennio di flessibilizzazione selvaggia ha creato solo nuovadisoccupazione, povertà e depressione.

"TOGLIERE AI PADRI PER DARE AI FIGLI"
E' il principio che hanno sbandierato con la riforma delle pensioni Il risultato è noto:
l'allungamento dell'età pensionabile non solo colpisce chi ha lavorato una vita, ma blocca l'accesso a chi deve ancora entrare nel mondo del lavoro. Non solo. Dietro alla retorica dei Ministri si nasconde un nulla di fatto: non è stato speso 1 euro per garantire pensioni dignitose ai giovani. Che continuano a rischiare un futuro previdenziale a tinte fosche.

"IL GOVERNO COMBATTE LA FLESSIBILITA’ CATTIVA"
Il Governo dice di voler combattere la flessibilità cattiva. Eppure non è affatto chiaro se saranno eliminate o quantomeno ridotte le 46 tipologie contrattuali precarie esistenti.
Anzi! Nel frattempo, nel decreto liberalizzazioni, invece di combattere la precarietà il Governo fa l'esatto contrario: alimenta l’abuso del lavoro interinale e sotto-pagato.
Inoltre elimina l'equo compenso per i praticanti.
Altro che pagare di più il lavoro precario!

"WELFARE PER TUTTI"
Questa è forse la bufala più grossa (e più amara) per chi il welfare se lo sogna la notte e quando scade il contratto rimane senza soldi. Il Ministro del Welfare appena insediata ha annunciato di essere a favore del reddito minimo garantito e ora non passa giorno che non dichiari di voler estendere anche ai precari gli ammortizzatori sociali. Volontà nobilissima. Eppure le risorse non si vogliono trovare, tant'è che il Ministro vorrebbe una riforma a costo sottozero. Come?Ridimensionando la cassa integrazione straordinaria e con una proposta così tecnica da non essere immediatamente chiara a tutti:si riducono i contributi figurativi, ovvero quei contributi pensionistici che vengono versati a coloro che fruiscono degli ammortizzatori sociali e che servono per la continuità dei versamenti e quindi una pensione “piena” a fine carriera.

"L’ARTICOLO 18 FRENA LO SVILUPPO"
Ci dicono che le aziende del nostro paese non crescono per colpa dell'art 18. Ma l'articolo 18 non si applica alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti e il 95% delle aziende italiane ne ha meno di 10 . Pare proprio che il loro problema non sia l'art 18.Ci dicono che l'art 18 prevede che non si possa licenziare. FALSO! In questo paese si licenzia eccome, purtroppo.
L'art 18 è un diritto che prevede la reintegra in caso di licenziamento illegittimo (ingiustificato e discriminatorio). Forse si vuole licenziare i dipendenti “poco graditi” a piacimento? La modifica dell'articolo 18 è quindi un'arma di distrazione di massa per non affrontare i veri problemi (politica industriale, innovazione, investimenti per lo sviluppo).
Ma è anche un'arma ideologica, la stessa scusa con cui ci hanno propinato i contratti precari e il risultato è stato la disoccupazione giovanile ai massimi storici.
Sarà che qualcuno vuole perseverare?

ECCO COSA
BISOGNA
FARE
(SENZA FREGATURE!)

RIDURRE LE TIPOLOGIE CONTRATTUALI
Esistono 46 tipologie contrattuali. Molte di esse sono forme di lavoro usa e getta, nascondono sfruttamento legalizzato e quindi vanno abolite.

UN CONTRATTO VERO DI FORMAZIONE E ACCESSO AL LAVORO
L'apprendistato deve essere privilegiato quale contratto di accesso al lavoro.
La formazione in apprendistato però deve essere reale e certificabile.
La durata del periodo di formazione deve corrispondere al tipo di attività lavorativa, deve essere incentivata fortemente la stabilizzazione ed impedito l'utilizzo continuo di apprendisti senza che vi sia un effettivo inserimento.

IMPEDIRE GLI ABUSI DI CONTRATTI A TERMINI, COLLABORAZIONI, PARTITE IVA, STAGE.
Il lavoro a termine dovrebbe essere un'eccezione per specifiche esigenze e invece è diventato la norma. Questo fenomeno va contrastato e disincentivato attraverso l'aumento del costo per il datore di lavoro. Infatti in molti casi siamo in presenza di contratti sottocosto ottenuto attraverso finto lavoro autonomo (collaborazioni e partite iva). Servono regole chiare che impediscano gli abusi e controlli per verificare la loro corretta applicazione. Il lavoro autonomo, quello genuino, deve costare di più ed essere pagato di più a compensazione del rischio che si assume il collaboratore. Gli stage devono essere occasioni di formazione e non lavoro mascherato. Per questo devono svolgersi esclusivamente durante i percorsi scolastici e universitari o entro 6 mesi dal termine di essi.

GARANTIRE LA CONTINUITA’ DI REDDITO, ESTENDERE LE TUTELE
Le tutele per la maternità/paternità e la malattia devono essere universali e garantite a tutte le tipologie di lavoro. Bisogna estendere l'indennità di disoccupazione a coloro che attualmente ne sono esclusi.

CREARE LAVORO E LIBERARE I GIOVANI
Cancellare la precarietà non basta. Bisogna sconfiggere la recessione con investimenti mirati nei settori ad alto contenuto innovativo e di ecosostenibilità al fine di orientare il nostro modello di sviluppo e creare lavoro, in particolare per i giovani. Bisogna infatti mettere fine allo spreco di una generazione che è costretta a fuggire all'estero per vedere valorizzate le proprie competenze.
Infine tutti devono avere diritto alla formazione e bisogna garantire una rete di servizi all'impiego pubblici in grado di sostenere e orientare chi cerca lavoro e chi lo perde.

lunedì 18 aprile 2011

Rassegna.it: Tutela lavoratori precari


Il sindacato rilancia la proposta di riforma degli ammortizzatori sociali

Ridurre a quattro le forme di lavoro diverse dal tempo indeterminato, aumentare i costi del lavoro precario per diminuirne il potere attrattivo da parte delle imprese, assunzione dei finti part time e dei finti stage, estensione anche a tutti i giovani precari del sistema attuale degli ammortizzatori sociali. Sono alcune delle proposte che la Cgil rilancia in vista dello sciopero generale del 6 maggio e in relazione alla manifestazione dei precari del 9 aprile.

“E' insopportabile il fatto che ormai l'80% delle nuove assunzioni avvenga attraverso forme di lavoro precario - dice Fulvio Fammoni, segretario confederale con delega ai problemi dell'occupazione - è anche questo un indice di una bassa qualità del sistema produttivo, ma soprattutto è la dimostrazione che il lavoro viene ormai considerato solo come un fattore di costo. Meno costa e meglio è e meno costa e più facile diventa liberarsene”.

La Cgil ha una sua proposta specifica, sia in termini di politiche del lavoro sia in termini di nuovi strumenti di welfare. “Bisogna intervenire contemporaneamente su almeno tre piani - dice il sindacalista della Cgil - sul piano legislativo è necessaria una riduzione del numero delle forme di lavoro che vengono scelte sempre di più in base alla convenienza dei costi (dal lavoro a chiamata, ai vaucher, passando per i falsi stage e le false partite Iva)”.

Secondo il sindacato di Corso d’Italia, sarebbe quindi necessario riportare a 4 le forme di lavoro (con causali precise e percentuali di utilizzo), oltre il tempo indeterminato, sapendo che per quanto riguarda i collaboratori, quando prestano più del 50% della loro attività per un unico committente devono essere assunti a tempo indeterminato. E sapendo anche che il part time sotto un numero minimo di ore diventa comunque lavoro precario.

Il secondo piano su cui intervenire è quello dei costi. “Oggi il lavoro precario - spiega ancora Fammoni - costa meno di quello standard. Deve invece costare di più perché scarica sulle persone e sulla collettività rischi e oneri maggiori”. Il terzo piano di intervento riguarda il welfare da estendere per dare certezze di tutela a tutti i lavoratori. E anche su questo la Cgil ha avanzato una proposta specifica (vedi allegato).

Per realizzare tutti questi obiettivi è necessaria una volontà politica e serve un rilancio del ruolo dei contratti e della contrattazione affinché “il lavoro - conclude Fammoni - non sia considerato più un puro fattore di costo, ma un valore sociale. L'esatto contrario cioè di quello che esiste oggi e di quello che propaganda il governo in carica. Intanto vedo con piacere che anche grazie alla manifestazione dei giovani precari l'assordante silenzio sulla precarietà si è rotto e molti ne parlano, ma non può essere che dal prossimo lunedì torni il silenzio”.

08/04/2011

Rassegna.it: Pubblica Amministrazione smantellata dal governo


Sabotaggio del servizio pubblico 
per favorire i privati

Anche per questo è lo sciopero generale del 6 maggio

“In questo paese, in cui la memoria è ridotta al nulla, noi dovremmo dire che i nostri padri costituzionali avevano scritto non casualmente che alcuni diritti andavano garantiti in termini universali. La salute, l’istruzione, l’organizzazione sindacale, il lavoro”. Lo ha dichiarato ai microfoni di RadioArticolo1 Rossana Dettori, segretaria generale della Fp Cgil, ospite della trasmissione Italiaparla. “L’articolo 1 della nostra Costituzione definisce il lavoro come punto di libertà e di dignità del nostro Paese. Il lavoro pubblico garantisce una serie di diritti costituzionalmente sanciti. L’atteggiamento del governo, in questo quadro, è all’opposto. La logica del ministro Sacconi è quella di un welfare caritatevole: garantire il minimo per tutti cosicché solo chi può pagare possa accedere a servizi migliori”.

“Stiamo tornando a un sistema che avevamo ormai cancellato dalla nostra memoria storica, un sistema che in questo paese è stato modificato prima degli anni Ottanta. Il governo attacca i lavoratori del pubblico impiego per attaccare i servizi, con la finalità di raggiungere la parità tra servizi pubblici e servizi privati, formazione pubblica e formazione privata, con investimenti ormai orientati più verso il privato che il pubblico. Queste rivendicazioni, ha concluso la Dettori, sono alla base dello sciopero generale che vedrà in piazza la Fp insieme con la Cgil il prossimo 6 maggio”. 

08/04/2011