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giovedì 2 maggio 2013

Rassegna Stampa: La Repubblica



Pensioni: i giovani rischiano la povertà

Attualmente lo Stato integra più del 40% degli assegni, ma per chi ha cominciato a lavorare dal '96 non è più possibile. Eppure solo il 30% dei giovani si è costruito una previdenza integrativa. Così in tanti rischiano di trovarsi in difficoltà a fine carriera. L'allarme di Alberto Brambilla, che lancia la Giornata nazionale della previdenza

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO - Due milioni di giovani sappiano, già oggi, che rischiano di avere una pensione 'povera'. Il monito è lanciato da Alberto Brambilla, docente dell'Università Cattolica e fino al dicembre 2011 presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro. Con la piena attuazione delle riforme pensionistiche culminate con il testo Fornero - i cui effetti si sentono pienamente da inizio anno - è venuta meno l'integrazione da parte pubblica dei trattamenti per coloro che non raggiungono gli assegni minimi. In sostanza, per chi è entrato nel mondo del lavoro dal 1996, lo Stato non aggiunge più nulla per integrare le pensioni. "Da quella data sono entrate nel mondo del lavoro circa 7 milioni di persone", spiega Brambilla. "Secondo i dati relativi al 2011, 6,9 milioni di pensionati ricevono un'integrazione, su un totale di 16,7 milioni di pensionati". Significa poco più del 40% del totale.

A questo si aggiunge la scarsa incidenza delle forme previdenziali integrative: "I 'lavoratori giovani' iscritti alla previdenza integrativa stentano ad arrivare al 30%", spiega il professore. In pochi - di fatto - hanno iniziato a costruire un tesoretto personale. Se si confermasse una necessità di integrazione intorno al 40% anche per quei 7 milioni di lavoratori che, avendo iniziato dopo il '96, non ne hanno più diritto "si arriva a un totale di 2,8 milioni di bisognosi potenzialmente di integrazione". Ma di questi - tornando invece a indicare il trend di accesso alle forme previdenziali - "meno di un terzo ha provveduto a integrare personalmente il proprio assegno: due milioni rischiano quindi di ritirarsi dal lavoro e scoprire di essere poveri". E' vero - aggiunge Brambilla - "che ora le età di ritiro sono più elevate e molti degli integrati sono andati in pensione molto giovani, ma è altrettanto vero che questo dato non considera tutti quelli che inizieranno a lavorare nei prossimi anni e non è quindi balzano definirlo sottostimato".

Per Brambilla emerge la necessità di informare i giovani di questa situazione: non a caso è tra gli animatori della Giornata nazionale della previdenza, che si terrà in Piazza Affari il 16, 17 e 18 maggio prossimi e che sul proprio sito internet fornisce strumenti di calcolo sulla situazione pensionistica personale (qui) e di comparazione dei fondi previdenza integrativa per ottenere i risultati migliori (qui). Ma il suo sguardo è corroborato dalle statistiche internazionali. E' stata l'Ocse, ricorda Brambilla, "a sottolineare che se si inizia a contribuire da giovani, con il 5% del proprio reddito si avrà il 20% in più di assegno pensionistico. Ma se si comincia a metà della vita lavorativa, cioè dopo vent'anni circa, bisognerà versare fino al 20% del reddito per lo stesso obiettivo". E ormai vent'anni sono quasi passati per quelli che hanno cominciato a lavorare dopo il '96.

(20 aprile 2013)


martedì 13 settembre 2011

Donne FIOM: maxi-emendamento di governo, la ricaduta sulle donne


Previdenza

Per quanto riguarda la previdenza con il maxi - emendamento presentato dal Governo a pagare sono ancora una volta le donne : infatti l'aumento dell'età pensionabile per le lavoratrici dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome e parasubordinate viene anticipato al 2014.
Ricordiamo,inoltre, che nel decreto è stata estesa la finestra mobile per la decorrenza della pensione anche al settore della scuola che prima ne era escluso.

Aumento dell'età pensionabile delle donne dipendenti del settore privato e delle lavoratrici autonome e parasubordinate.

L'aumento dell'età pensionabile delle donne del settore privato e delle lavoratrici autonome e parasubordinate viene anticipato al 2014. La relazione tecnica al provvedimento dice che il raggiungimento dei 65 anni di età ci sarà nel 2026. Non è vero. Infatti, bisogna fare i conti con le altre misure prese da questo Governo: è stata anticipato al 2013 l'aumento dell'età pensionabile per tutti in base alla speranza di vita (aumento di 3 mesi), il secondo aumento scatta nel 2016 ed è pari a 4 mesi (con aumenti di 4 mesi ogni tre anni fino al 2030, per poi prevedere aumenti di tre mesi sempre ogni tre anni dal 2030 al 2050).Inoltre ci sono le finestre mobili previste dalla rovinosa legge 122/2010 (un anno per le lavoratrici dipendenti, 18 mesi per le lavoratrici autonome e parasubordinate).
Per quanto riguarda l'aumento dell'età pensionabile delle donne inutile dire che la misura serve solo a fare cassa. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo. La parità non comincia dalle pensioni: in Italia la percentuale delle donne occupate è pari al 46% contro una media europea del 60 %, i bimbi nei nidi sono pari al 18%, i salari rosa sono inferiori del 30% a parità di mansioni con gli uomini, sono 3 milioni e mezzo le donne inattive perché costrette a svolgere i lavori di cura. Ma di quale parità parliamo? Le donne se vogliono possono continuare a lavorare fino al compimento del 65 esimo anno di età. L'età reale di pensionamento delle donne è già oggi più alta di quella degli uomini. Non è un caso che le lavoratrici siano quasi esclusivamente titolari di pensione di vecchiaia: ciò è dovuto al ritardato accesso al mercato del lavoro, ai lavori saltuari, precari ,stagionali, al part-time, alla frammentazione della vita lavorativa che spesso è piena di buchi contributivi per dedicarsi alla cura dei figli e dei genitori, ai licenziamenti in bianco per maternità ecc. E come la mettiamo con la crisi che non è ancora passata e con tutti i posti di lavoro persi? Come la mettiamo con questo Governo che non ha mai preso un provvedimento in favore delle donne, mentre ne ha presi più di uno contro? Ricordiamo che uno dei primi provvedimenti di questo Governo è stato proprio quello di cancellare la legge 188 del 2006 che vietava i licenziamenti in bianco delle lavoratrici in caso di maternità, ma che dire poi dell'azzeramento del fondo per gli asili nido, dell'azzeramento del fondo per la non autosufficienza, del quasi azzeramento del fondo complessivo sulle politiche sociali? Che dire ancora di questo Governo che nella manovra di luglio ha definanziato totalmente il fondo strategico in cui erano confluite le risorse derivanti dall'aumento dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego? Come CGIL rivendichiamo il diritto al lavoro per tutti, anche per le sessantenni contro i processi di espulsione, rivendichiamo la flessibilità e la volontarietà in uscita, rivendichiamo i servizi: in presenza di tutti questi fattori,infatti, non c'è bisogno di alzare l'età pensionabile perché è certo che le donne da sole scelgono di restare più a lungo.

Se consideriamo insieme tutte le misure prese da questo Governo avremo la situazione, riportata in tabella:

Tab.1 - Aumento dell'età pensionabile e decorrenza della pensione per le lavoratrici dipendenti
Anno Età Pensionabile donne del settore privato Aspettativa di vita calcolata come da relazione tecnica Aumento età manovra Aumento complessivo età Decorrenza
2012 60

60 61
2013 60 3 mesi
60 e 3 mesi 61 e 3 mesi
2014 60 e 3 mesi
1 mese 60 e 4 mesi 61 e 4 mesi
2015 60 e 4 mesi
2 mesi 60 e 6 mesi 61 e 6 mesi
2016 60 e 6 mesi 4 mesi 3 mesi 61 e 1 mese 62 e 1 mesi
2017 61 e 1 mese
4 mesi 61 e 5 mesi 62 e 5 mesi
2018 61 e 5 mesi
5 mesi 61 e 10 mesi 62 e 10 mesi
2019 61 e 10 mesi 4 mesi 6 mesi 62 e 8 mesi 63 e 8 mesi
2020 62 e 8 mesi
6 mesi 63 e 2 mesi 64 e 2 mesi
2021 63 e 2 mesi
6 mesi 63 e 8 mesi 64 e 8 mesi
2022 63 e 8 mesi 4 mesi 6 mesi 64 e 6 mesi 65 e 6 mesi
2023 64 e 6 mesi
6 mesi 65 66
2024 65
6 mesi 65 e 6 mesi 66 e 6 mesi
2025 65 e 6 mesi 4 mesi 6 mesi 66 e 4 mesi 67 e 4 mesi
2026 66 e 4 mesi
3 mesi 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi
2027 66 e 7 mesi

66 e 7 mesi 67 e 7 mesi
2028 66 e 7 mesi 4 mesi
66 e 11 mesi 67 e 11 mesi
2029 66 e 11 mesi

66 e 11 mesi 67 e 11 mesi
2030 66 e 11 mesi

66 e 11 mesi 67 e 11 mesi
2031 66 e 11 mesi 3 mesi
67 e 2 mesi 68 e 2 mesi

Le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 6 mesi nel 2022, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi.

Per le lavoratrici autonome la situazione è riportata nella tabella che segue:

Tab.2 - Aumento dell'età pensionabile e decorrenza della pensione per le lavoratrici autonome
Anno Età Pensionabile lavoratrici autonome e parasubordinate Aspettativa di vita calcolata come da relazione tecnica Aumento età manovra Aumento complessivo età Decorrenza
2012 60

60 61
2013 60 3 mesi
60 e 3 mesi 61 e 9 mesi
2014 60 e 3 mesi
1 mese 60 e 4 mesi 61 e 10 mesi
2015 60 e 4 mesi
2 mesi 60 e 6 mesi 62
2016 60 e 6 mesi 4 mesi 3 mesi 61 e 1 mese 62 e 7 mesi
2017 61 e 1 mese
4 mesi 61 e 5 mesi 62 e 11 mesi
2018 61 e 5 mesi
5 mesi 61 e 10 mesi 63 e 4 mesi
2019 61 e 10 mesi 4 mesi 6 mesi 62 e 8 mesi 64 e 2 mesi
2020 62 e 8 mesi
6 mesi 63 e 2 mesi 64 e 8 mesi
2021 63 e 2 mesi
6 mesi 63 e 8 mesi 65 e 2 mesi
2022 63 e 8 mesi 4 mesi 6 mesi 64 e 6 mesi 66
2023 64 e 6 mesi
6 mesi 65 66 e 6 mesi
2024 65
6 mesi 65 e 6 mesi 67
2025 65 e 6 mesi 4 mesi 6 mesi 66 e 4 mesi 67 e 10 mesi
2026 66 e 4 mesi
3 mesi 66 e 7 mesi 68 e 1 mese
2027 66 e 7 mesi

66 e 7 mesi 68 e 1 mese
2028 66 e 7 mesi 4 mesi
66 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2029 66 e 11 mesi

66 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2030 66 e 11 mesi

66 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2031 66 e 11 mesi 3 mesi
67 e 2 mesi 68 e 8 mesi

Le lavoratrici autonome raggiungeranno 65 anni e 2 mesi nel 2021, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 8 mesi.

Tab.3 - Tabella riassuntiva aumento età pensionabile e decorrenza della pensione per le lavoratrici dipendenti e per le lavoratrici autonome.
Anno Aumento età pensionabile donne (aspettativa di vita e meccanismo di innalzamento previsto nella manovra) Decorrenza per le lavoratrici dipendenti Decorrenza per le lavoratrici autonome e parasubordinate
2013 60 e 3 mesi 61 e 3 mesi 61 e 9 mesi
2014 60 e 4 mesi 61 e 4 mesi 61 e 10 mesi
2015 60 e 6 mesi 61 e 6 mesi 62
2016 61 e 1 mese 62 e 1 mese 62 e 7 mesi
2017 61 e 5 mesi 62 e 5 mesi 62 e 11 mesi
2018 61 e 10 mesi 62 e 10 mesi 63 e 4 mesi
2019 62 e 8 mesi 63 e 8 mesi 64 e 2 mesi
2020 63 e 2 mesi 64 e 2 mesi 64 e 8 mesi
2021 63 e 8 mesi 64 e 8 mesi 65 e 2 mesi
2022 64 e 6 mesi 65 e 6 mesi 66
2023 65 66 66 e 6 mesi
2024 65 e 6 mesi 66 e 6 mesi 67
2025 66 e 4 mesi 67 e 4 mesi 67 e 10 mesi
2026 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi 68 e 1 mese
2027 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi 68 e 1 mese
2028 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2029 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2030 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2031 67 e 2 mesi 68 e 2 mesi 68 e 8 mesi

La tabella che segue esamina l'aumento dell'età pensionabile per le lavoratrici del settore pubblico in base all'aumento della speranza di vita. Lo stesso aumento è previsto anche per gli uomini del settore privato e pubblico e per i lavoratori autonomi.

Tab.4 - Aumento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego e per gli uomini di tutti i settori
Anno Età pensionabile donne del settore pubblico (aumento in base all'aspettativa di vita) e uomini del settore privato e pubblico, autonomi Decorrenza della pensione per le lavoratrici del pubblico impiego ed i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato Decorrenza della pensione per i lavoratori autonomi
2013 65 e 3 mesi 66 e 3 mesi 66 e 9 mesi
2014 65 e 3 mesi 66 e 3 mesi 66 e 9 mesi
2015 65 e 3 mesi 66 e 3 mesi 66 e 9 mesi
2016 65 e 7 mese 66 e 7 mese 67
2017 65 e 7 mese 66 e 7 mese 67
2018 65 e 7 mese 66 e 7 mese 67
2019 65 e 11 mesi 66 e 11 mesi 67 e 4 mesi
2020 65 e 11 mesi 66 e 11 mesi 67 e 4 mesi
2021 65 e 11 mesi 66 e 11 mesi 67 e 4 mesi
2022 66 e 3 mesi 67 e 3 mesi 67 e 9 mesi
2023 66 e 3 mesi 67 e 3 mesi 67 e 9 mesi
2024 66 e 3 mesi 67 e 3 mesi 67 e 9 mesi
2025 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi 68 e 1 mese
2026 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi 68 e 1 mese
2027 66 e 7 mesi 67 e 7 mesi 68 e 1 mese
2028 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2029 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2030 66 e 11 mesi 67 e 11 mesi 68 e 5 mesi
2031 67 e 2 mesi 68 e 2 mesi 68 e 8 mesi

Come si evince chiaramente dalla tabella n.4, nell'anno 2026 ci sarà la parificazione tra l'età pensionabile delle donne del settore pubblico con quelle del settore privato,così come ci sarà la piena parità dei requisiti e delle decorrenze tra uomini e donne sia nel lavoro dipendente sia nel lavoro autonomo.

Le esercitazioni che abbiamo voluto fare con la predisposizione delle tabelle dimostrano a nostro avviso, come ci sia una continua rincorsa al raggiungimento dei requisiti e come sia diventato estremamente difficile calcolare la propria possibilità di andare in pensione. È per questo che diciamo che i giovani sono i più penalizzati proprio perché non hanno più alcuna certezza sul loro futuro previdenziale.

martedì 23 agosto 2011

CGIL Torino: Manovra di Governo, i costi.

 
CHI PAGA?

I SOLITI... NOTI







Altro che Robin Hood, Tremonti è come lo “Sceriffo di Sherwood”:
si toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Questo è il risultato della Manovra Economica decisa dal Governo con il taglio indiscriminato e lineare di tutte le agevolazioni, le deduzioni e le detrazioni fiscali per recuperare 4 Miliardi nel 2013 con il taglio del 5% e 20 Miliardi nel 2014 con un taglio del 20%.
Si tratta di una misura che aumenta le tasse in modo “regressivo”. Siccome le agevolazioni fiscali sono più alte per chi guadagna di meno e si riducono progressivamente con l’aumentare del reddito, le famiglie dei lavoratori dipendenti e i pensionati che hanno redditi più modesti, che pagano le tasse e hanno maggiori carichi familiari, subiranno la stangata più odiosa.
I nuclei familiari con un reddito medio tra 16.000 euro e 27.000 euro nel 2014, con la manovra a regime, perderanno 620 euro di agevolazioni, mentre - al contrario - il 10% più ricco delle famiglie, quelle con un reddito superiore a 54.000 euro, lasceranno allo Stato solo 364 euro.
I Ricchi e quelli che non pagano le tasse, come accade da molto tempo nel nostro Paese, saranno salvi, per tutti gli altri sarà solo “MACELLERIA SOCIALE”

Facciamo qualche esempio di cosa succederà concretamente ad alcune famiglie-tipo:



Ai conti di queste simulazioni, molte famiglie dovranno aggiungere i tagli anche ad altre agevolazioni, come quelle per le attività sportive dei figli oppure, quelle più pesanti legate alle badanti per i genitori anziani, e per quanto riguarda i lavoratori dipendenti bisognerà poi considerare la riduzione degli sgravi fiscali anche sulla Previdenza Integrativa.

Ma la STANGATA non è finita perché i tagli decisi dal Governo anche su altri capitoli di bilancio (Sanità, Scuola, Fondi sociali, ecc.) come l’introduzione di altri balzelli (Casa, Benzina, ecc.) ed i tagli ai trasferimenti agli Enti Locali, peseranno drammaticamente sui bilanci familiari.

Vediamo come:



A questo elenco di tagli mancano ancora altre voci che, se presenti, aggravano ulteriormente la situazione per le famiglie. Si pensi agli interventi del Governo sulla casa, ai quali bisogna poi aggiungere la riduzione del bonus fiscale sugli interventi di ristrutturazione e quelli per il risparmio energetico al 29% e al 44%.
Questi aumenti sono insopportabili anche perché si aggiungeranno agli aumenti dei prezzi e delle tariffe che sono già operativi (benzina, alimenti, trasporti, riscaldamento, servizi bancari ecc.) che nel 2011, secondo le stime della Federconsumatori, ammontano a 1.461 euro medi a famiglia.


BISOGNA CAMBIARE LA MANOVRA
Serve un piano straordinario contro l'evasione fiscale
Bisogna aumentare la tassazione delle rendite finanziarie
Serve un'imposta sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni
Bisogna ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati


CGIL Torino: Manovra di Governo e Previdenza

 
 CHI PAGA?
 I SOLITI... NOTI

QUESTO GOVERNO AVEVA ASSICURATO CHE NON AVREBBE MESSO LE MANI SULLA PREVIDENZA.
INVECE LE HA MESSE, ECCOME LE HA MESSE!!!!






SPOSTANO ANCORA LA DECORRENZA DELLA PENSIONE DI ANZIANITA’ PER COLORO CHE MATURANO I 40 ANNI DI CONTRIBUZIONE
Della possibilità di introdurre questa norma il Governo non ne aveva mai parlato. La legge 122 del 2010 ha introdotto la finestra mobile di un anno per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi, con la conseguenza che coloro che maturano la pensione di anzianità con 40 anni di contribuzione, di dover continuare a lavorare senza alcun beneficio ai fini pensionistici; ora con la nuova norma i lavoratori in questione dovranno posticipare ulteriormente la finestra: 1 mese nel 2012, due mesi nel 2013 e tre mesi nel 2014.
Questa norma è vergognosa, il Governo si accanisce contro coloro che hanno cominciato a lavorare giovanissimi, che hanno passato una vita nel luogo di lavoro e che hanno contribuito per 40 anni al nostro sistema previdenziale.

ANTICIPO AL 2013 DELL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE LEGATO ALL’ASPETTATIVA DI VITA
L’aumento dell’età pensionabile si applica a tutti: lavoratrici, lavoratori e cittadini ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, di anzianità e all’assegno sociale. Viene anticipato al 2013 il primo aumento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita: 3 mesi. Il secondo aumento viene previsto nel 2016: 4 mesi fino al 2030 e dal 2031 al 2050 l’aumento sarà pari a 3 mesi.

GIA’ DAL 2013, DOPO AVER CONSEGUITO IL DIRITTO ALLA PENSIONE, SI LAVORERANNO 15 MESI IN PIU’.

AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE DIPENDENTI DEL SETTORE PRIVATO E DELLE LAVORATRICI AUTONOME
L’aumento dell’età pensionabile delle donne del settore privato e delle lavoratrici autonome decorrerà dal 2020. Non è vero, come affermano molti rappresentanti del Governo, che il raggiungimento dei 65 anni di età ci sarà solo nel 2032, le tabelle allegate dimostrano che le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 4 mesi nel 2027, mentre nel 2032 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi.
La parità non comincia dalle pensioni, ma dalla piena occupazione, dal disporre dei servizi adeguati che consentano alle donne di non essere impegnate a tempo pieno nel lavoro di cura e dal percepire, a parità di mansione, un salario pari a quello degli uomini.
L’aumento dell’età pensionabile delle donne è una misura che serve solo a fare cassa e in realtà aumenta le disparità.

MANCATA INDICIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI
La normativa attuale prevede un meccanismo di rivalutazione delle pensioni che la CGIL ha da sempre giudicato insufficiente, l’attuale meccanismo impoverisce le pensioni, fino a farle scendere per molti sotto la soglia di povertà.
Nonostante ciò, la nuova norma prevede una ulteriore riduzione del sistema di rivalutazione, applicandolo:
  • al 100% per coloro che hanno una pensione con importo inferiore a tre volte il trattamento minimo (1.402€ lordi mensili);
  • al 70% per coloro che hanno una pensione con importo superiore a tre volte il trattamento minimo e fino a 5 volte il trattamento minimo (2.337€ lordi mensili);
  • niente per tutti gli altri.
Nello stesso tempo, si richiede un contributo di solidarietà per i titolari di pensione il cui importo sia superiore ai 90.000€ lordi annui: i parlamentari sono esclusi dall’applicazione di questa norma.

BISOGNA CAMBIARE LA MANOVRA
Serve un piano straordinario contro l'evasione fiscale
Bisogna aumentare la tassazione delle rendite finanziarie
Serve un'imposta sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni
Bisogna ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati



giovedì 17 giugno 2010

Da RSA SCAI: Fondo Est (assistenza sanitaria integrativa commercio e turismo e affini)

Care colleghe cari colleghi,
Alcuni di voi ci hanno chiesto delle modalità di utilizzo FONDO EST (assistenza sanitaria integrativa commercio e turismo servizi e settori affini) a cui abbiamo diritto.
Sinora non ci siamo mossi a reperire e divulgare tali informazioni presi da molte cose , ultima la piattaforma trasferte ..
Ne chiediamo scusa...
Ma bello ora è che cooperando tutti insieme se non ci arriviamo noi per problemi logistici e di tempo, noi/voi tutti colleghi/colleghe contribuiamo nel conoscere sempre più cose ....
Per questo vi forniamo in allegato l'opuscolo di FONDO EST ... esaustivo e chiaro ....e ringraziamo il collega che ha evidenziato tale servizio ...
inoltre il link al sito : http://www.fondoest.it/
e come sempre se avete dubbi scrivete.
Personalmente lo stiamo usando per alcuni esami e tutto inizia con il numero verde 800-016648 (vedete allegato)... un pò di pazienza all'inizio al telefono ma le cose funzionano : se vi rifate a strutture ospedaliere dove andate a prenotare voi, il rimborso (richiesto con modulo apposito scaricabile da internet e che trovate in allegato) è effettuato sul vostro conto esplicitando il vostro iban, in più o meno 30 giorni (tempistica che dobbiamo ancora verificare).
Se avete urgenza per alcune visite e gli ospedali non vi danno risposte celeri, contattate il num.verde chiedete di centri convenzionati con loro e avete risposte più veloci con una franchigia che per gli esami da noi verificati è di 25 euro per esame.
Ma consiglio : verificate sempre personalmente contattando il num. verde, le franchigie potrebbero variare a seconda dell'esame, noi ne abbiamo verificati solo alcuni.
I servizi sono molti: verificate.
Alcuni servizi sono gratis esempio : detartrasi gratis nei centri convenzionati con Fondoest.
Quello che possiamo usare sfruttiamolo ....
Grazie a tutti voi
le RSA SCAI