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sabato 21 luglio 2012

Fiat condannata per attività antisindacale



FIAT DI NUOVO CONDANNATA
PER ATTIVITA’ ANTISINDACALE

QUESTA VOLTA E’ TOCCATO ALLE OFFICINE  AUTOMOBILISTICHE GRUGLIASCO 
(EX BERTONE) 

Il Tribunale di Torino ha dichiarato che non trattenere le quote sindacali ai dipendenti iscritti alla FIOM CGIL è un illecito civilistico ma anche una evidente attività antisindacale . 

Questa volta è stata condannata per attività antisindacale la OFFICINE AUTOMOBILISTICHE GRUGLIASCO (EX BERTONE) che da gennaio 2012 rifiuta di eseguire le trattenute sindacali, richieste dalle lavoratrici e dai lavoratori, a favore della FIOM CGIL di Torino.Il Giudice ha ordinato alla O.A.G. di dare corso alla volonta’ dei lavoratori iscritti e di riprendere subito le trattenute sindacali mensili ai dipendenti iscritti alla Fiom Cgil.

Come nelle precedenti occasioni la Fiom Cgil di Torino ha rinunciato alle quote mensili non trattenute fino ad aprile per non gravare sul reddito degli iscritti, quasi tutti in cassa integrazione da molto tempo.

Nonostante le ormai numerose condanne, la FIAT insiste nel negare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di iscriversi e sostenere il sindacato da cui vogliono essere rappresentati …




martedì 19 luglio 2011

FIOM: Rassegna Stampa - Intervista a Giorgio Airaudo (La Repubblica)

(da La Repubblica)

Airaudo: "Il Lingotto deve adeguarsianche senza sindacato modello Usa"

Il segretario regionale della Fiom: "Non usciamo sconfitti dalla battaglia, anzi. In tribunale perde chi è condannato"

di MARCO TRABUCCO
GIORGIO Airaudo, partiamo dalla domanda più semplice che forse è anche la più stupida. Secondo lei chi ha vinto tra la Fiom e la Fiat?
"Penso sia palese che ha perso chi è stato condannato. In Tribunale funziona così e qui la Fiat è stata condannata per attività antisindacale: il che vuol dire che Fiat ha messo in moto azioni tali da limitare la rappresentanza sindacale dei lavoratori. A conferma di questo mio parere c'è il fatto che il giudice ha ordinato la rimozione delle cause di questa limitazione e ha ordinato alla Fiat di portare dentro la newco di Pomigliano la rappresentanza sindacale della Fiom senza i vincoli delle clausole di governabilità che Fiat ha invece imposto alle altre sigle sindacali".

Però il giudice ha anche riconosciuto come legittimi gli accordi per Pomigliano, quelli contro cui la Fiom ha combattuto la madre di tutte le battaglie. Non le sembra una sconfitta?"In realtà il giudice dice che respinge la nostra richiesta di illegittimità. Non che quegli accordi sono legittimi. È molto diverso nel diritto del lavoro. Per cui io sarei più cauto e direi a tutti di aspettare 60 giorni per leggere le motivazioni della sentenza. Potrebbero esserci delle sorprese".

Che effetti avrà comunque questa sentenza sugli stabilimenti Fiat a Torino?
"Su Pomigliano è stato costruito un modello di accordo riproposto poi nella quasi totalità a Mirafiori. E totalmente alla Bertone di Grugliasco. Quindi, per la proprietà transitiva noi avremo diritto di essere rappresentati anche in quelle due newco, quando verranno costituite. Nell'immediato non succede nulla".

Le prime reazioni dal Lingotto non sono sembrate entusiaste. Cosa può fare Fiat adesso?"Dovrebbe rispettare la sentenza e chiedersi se valeva la pena fare tutto questo. La Fiat produce automobili in un Paese, l'Italia, e in impianti che lo hanno sempre fatto e, come ha riconosciuto Marchionne, con lavoratori che lo sanno fare bene. Continui a farlo tenendo conto della storia culturale e legislativa del nostro Paese. Io credo si possano produrre auto in Italia senza importare per forza il modello americano del sindacato aziendalista".

Non c'è il rischio che tornino in discussione gli investimenti di Fabbrica Italia?"Basta con questi ricatti: la Fiat deve dire la verità, e cioè se è interessata a rimanere in questo paese o no. E glielo deve chiedere il governo. Possono fare questo gioco, qui, perché non sono stati impegnati davvero dalla politica: in Usa al tavolo a trattare per Chrysler c'era Obama, in Germania nel tentativo fallito, purtroppo, per l'acquisizione di Opel c'erano la Merkel e i presidenti dei Land. Qui non c'era nemmeno un post it del governo. La Fiat può sottoporre l'Italia a questo dubbio amletico solo perché nessun governo le ha chiesto un impegno. E così questa vicenda ha sempre lo stesso tono: o fate così o non investo! È iniziata a Pomigliano e adesso riguarda l'intero paese.

Forse, anzi senza forse, perché Marchionne punta a tradurre quegli accordi in una legge nazionale?"Lo ha sempre fatto capire in modo esplicito. Punta a una legge al cui centro ci sia l'aziendalismo al posto del contratto nazionale e il sindacato aziendale al posto di quello confederale. Molti però fanno finta di non vedere. Di non capire. Ma governo e opposizione dovrebbe aver la forza di dire che non si possono costruire le relazioni industriali di un Paese come un abito su misura attorno alle esigenze di un'unica impresa. Devono avere il coraggio di dire a Marchionne che deve tenere conto di dove opera. Ripeto, se la Fiat vuole costruire auto in Italia, noi siamo felici: le facciamo qui, ma rispettando le leggi e facendo accordi senza estremismi".

Questa sentenza cambia anche i vostri rapporti con gli altri sindacati?"Continuiamo ad avere opinioni differenti. Però ora si dimostra che gli altri sindacati hanno sbagliato a inseguire la Fiat al limite delle leggi. L'azienda ha potuto approfittare di un terreno molto franoso, di una divisione sindacale che insieme potevamo evitare. Adesso poi è più chiaro che la Fiom, che in questa vicenda rappresenta tutti coloro che dissentono da come la Fiat vuole organizzare il lavoro, e non solo i nostri iscritti, certo non siamo né nostalgici, nè visionari, né estremisti: abbiamo solo chiesto che si applicassero le leggi. E avremmo preferito farlo senza dover ricorrere al tribunale".
 
(18 luglio 2011)

mercoledì 4 maggio 2011

FIOM: rassegna stampa - intervista ad Airaudo su Il Fatto Quotidiano

INTERVISTA: Giorgio Airaudo, responsabile auto Fiom


" Non è una resa, gli operai ci capiscono "



Dal punto di vista formale Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom dice : " Sosteniamo la scelta della Rsu". E aggiunge. "non ci pieghiamo ai ricatti". Questo, nel momento in cui tutti restano spiazzati e arrivano attacchi da destra e da sinistra.
Airaudo, i critici di sinistra vi dicono che oggi sventolate "bandiera bianca"...
(Ride) Siamo di fronte a un geniale scatto di ingegno operaio.
Votate sì ad un accordo che disprezzate!
Non c'è stato nessun accordo. E nessuna trattativa, perchè la Fiat si è rifiutata di sedere al tavolo.
Cos'è, allora, questo voto?
Il tentativo di farci aderire a un plebiscito, contratto fotocopia, annessione a un'altra azienda.
In che senso?
La Bertone è una eccellenza italiana.
Ovvero?
Che senso ha una battaglia della Fiat contro di noi per tagliare i tempi in una catena in cui ci sono operazioni da 6 minuti e mezzo, invece che da uno? Che senso ha il "contratto-Mirafiori" alla Bertone?
C'è un secondo fine?
Certo. E' come chiedere a un orafo miniaturista di lavorare con pala e piccone. L'unico obiettivo è piegarci.
E non ci sono riusciti?
Nemmeno per sogno. Abbiamo dato battaglia dove il terreno era sfavorevole e siamo andati oltre ogni pronostico. A Pomigliano e Mirafiori hanno vinto solo coi voti dei capi.
E ora?
Il loro tentativo è dire: si può votare su investimenti e licenziamenti. Si può ricattare. Bene, le Rsu smontano il ricatto.
Cosa ne pensano gli operai che a Mirafiori hanno rischiato per votare "No"?
Che i loro compagni hanno fatto bene, perchè non ci facciamo piegare da nessuno.
Non è una mossa tattica?
Per nulla.
Però così anche però voi uscite dalle regole tradizionali...
Certo. Non si può dire agli operai "Rispettate le regole del galateo" quando la controparte le viola tutte.
I vostri delegati quanto dissenso hanno incontrato?
In fabbrica'' Nemmeno uno. Ci sono stati solo applausi, e lacrime di commozione. Fischi per altri sindacati.
Una responsabilità enorme, in una fabbrica in cui la Fiom è maggioranza.
Cosi i delegati disinnescano la pistola puntata alla tempia dei loro compagni.
Era un ricatto?
Doppio: il no all'investimento, e la possibilità di far licenziare tutti i lavoratori che derivava dalla procedura concorsuale.
I delegati hanno deciso da soli?
Hanno questo brutto difetto : essere stati eletti dai lavoratori, cosa che, nelle altre fabbriche, con il metodo Fiat non è più possibile.
Però voi fate anche le cause in tribunale.
E le vinciamo.

Credete di avere consenso anche t ra i lavoratori non iscritti?
Stiamo parlando di una fabbrica eroica: gente che ha girato tre impianti, che è andata in Abruzzo pur di non prendere la cassa integrazione. Lavoratori con gli impianti fermi da 6 anni per colpe non loro. Di fronte a questa aristocrazia operaia mi tolgo il cappello.
E se vince il sì?
I delegati Fiom si dimetteranno tutti. Cosi, quando rieleggeranno la rappresentanza, scopriremo se siamo tanto impopolari...
Cambiare strategia a seconda della battaglia può disorientare.
No. Restiamo coerenti alla nostra unica ragione sociale. Difendere la dignità del lavoro e i diritti, sempre e ovunque. Sottoporci al voto e al giudizio, sempre e ovunque.
Lo sta dicendo con un ruggitodi orgoglio...
Certo! A Mirafiori aumentiamo gli iscritti, qui aumenteremo i consensi.
Siete populisti?
Durante l'assemblea, è arrivata la moglie di Francesco, operaio di 50 anni, che ha tentato il suicidio stremato da angosce e cassa integrazione. Quando faccio queste battaglie, penso a questi lavoratori. Rispondiamo a loro e a nessun altro.

giovedì 28 aprile 2011

Fiom: Comunicato Stampa Referendum Ex-Bertone

Torino, 27 aprile 2011

 COMUNICATO STAMPA 

 Referendum alla ex-Bertone: 
 la Fiat convoca i lavoratori per “orientarli” 

La Fiom-Cgil rende noto oggi, mercoledì 27 aprile, si è svolta la riunione degli iscritti alla Fiom-Cgil della ex-Bertone, nella sede della Fiom-Cgil di Torino, a cui hanno partecipato oltre 200 lavoratrici e lavoratori. 

Inoltre, con l'approssimarsi del referendum di lunedì alla ex-Bertone, indetto dalle Rsu, la Fiat, come già a Pomigliano e Mirafiori, sta intervenendo direttamente nei confronti dei lavoratori, convocandoli a gruppi, per "informarli" e "orientarli". 

Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «Anche questa volta la Fiat non si accontenta della pressione esercitata quotidianamente attraverso i media: è curioso che questa campagna elettorale, improntata alla libera scelta del "se vuoi lavorare vota sì", venga lanciata proprio alla vigilia dell'assemblea e del referendum». 

 Ufficio stampa Fiom