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venerdì 20 luglio 2012

Rassegna stampa: Phastidio.net


Il buonsenso in ferie

Wednesday, 18 July, 2012

Puntualmente, come l’estate scorsa di questi tempi, torna il “dibattito” sulla riduzione delle festività, che il governo di turno starebbe per approvare “per far crescere il Pil”, come dice qualcuno che padroneggia in modo assai approssimativo la materia. Eppure, basterebbe guardare i dati (che comunque servono a poco), per confutare le motivazioni da bar.
Ad esempio, l’Ocse (utilizzando le statistiche nazionali) accredita il lavoratore italiano nel 2011 di un totale di 1774 ore effettivamente lavorate, contro le 1413 del tedesco e (ohibò!) le 2032 di un greco. Quindi il problema non pare essere la scarsa presenza sul lavoro. Forse qualcuno potrebbe anche arrivare alla conclusione che il punto non sta nella quantità bensì nella qualità, cioè (ad esempio) nel modo in cui queste ore si combinano con la dotazione di capitale dell’economia e con altre variabili (come la qualità della pubblica amministrazione), per giungere all’output finale.
Quindi il punto (pare) non essere quello del semplice numero di ore lavorate per singolo lavoratore. Si potrebbe, ad esempio, discutere sulle modalità per innalzare il tasso di partecipazione della popolazione alla forza lavoro, contando il totale delle ore lavorate da una collettività nazionale. Da quel dato emergerebbe, con tutta probabilità, che il nostro paese può certamente fare meglio, avendo un tasso di partecipazione alla forza lavoro tra i più bassi d’Occidente (e non parliamo ovviamente del sommerso). Ma se le cose stessero in questi termini, sopprimere festività servirebbe a nulla.
Si può certamente discutere di flessibilizzazione delle modalità d’impiego della manodopera, ad esempio rimuovendo dai contratti collettivi le maggiori onerosità legate al lavoro festivo o in condizioni di giorni ed orari “non canonici”, ma pure quello sta lentamente ma inesorabilmente avvenendo. E quindi, di che parliamo? Come abbiamo già scritto, l’ipotesi è quella di far passare un taglio del costo del lavoro attraverso la soppressione di uno o più giorni di festività, che non dovrebbero essere monetizzate. In questo modo si spingerebbe al ribasso il costo del lavoro, a parità di ogni altra condizione (prescindendo ovviamente dalla esistenza di una domanda per i beni prodotti dalle imprese), recuperando competitività in un paese che non dispone di una propria moneta. Sarebbe un modo surrettizio per tentare di raggiungere lo stesso risultato di un taglio delle retribuzioni nominali imposto per legge. Una struttura retributiva resa flessibile verso il basso servirebbe (anche qui, rigorosamente ceteris paribus) ad evitare che domanda e offerta di lavoro si aggiustino sulla quantità, cioè con un aumento di disoccupazione.
Ecco, se queste sono le motivazioni, basta presentarle, serenamente e pacatamente. Ma ogni altro tentativo di imporre soluzioni con argomentazioni del tutto inesistenti, come quella sugli italiani che “lavorano poco” (forse è vero, ma non emerge dal numero di ore bensì forse da contesti aziendali disfunzionali e demotivanti, chissà), sembra partire dal presupposto di aver di fronte una massa di tonti da raggirare col gioco delle tre carte. Che a ben pensare, soprattutto osservando gli orientamenti elettorali negli ultimi lustri, potrebbe essere una strategia vincente.

“Work smart, not hard. It’s my philosophy, boss” – Gregory House, M.D.

mercoledì 16 febbraio 2011

CGIL: tagli alla sanità a Torino e in Piemonte

Una breve sintesi per comprendere come la Giunta regionale attraverso piccoli provvedimenti sta  demolendo il nostro sistema sanitario e socio assistenziale.

Ad un anno dalle elezioni, la giunta Cota ha adottato una serie di provvedimenti unilaterali atti alla demolizione del nostro sistema socio/sanitario pubblico e che, in seguito, le consentiranno di giustificare un massiccio ingresso del privato sul ns. territorio.

A pochi mesi dall'insediamento ha effettuato un taglio della spesa sanitaria del 5% e stabilito il blocco delle assunzioni in attesa di definire con le ASL dei piani di rientro.
Per meglio agire ha rimosso, a due mesi dalla scadenza naturale del loro incarico, due Direttori Generali che non rispondevano ai loro criteri di appartenenza politica, sostituendoli con due commissari: alla TO4, un medico consigliere comunale della Lega a Novara ed alla To2 un ex dirigente della UIL; questa operazione è stata contrabbandata come indispensabile per ripianare i bilanci delle due ASL. E' innegabile, tuttavia, che la manovra non ha avuto niente a che vedere con il lodevole intento di risanare il bilancio e che ha risposto a mere logiche di appartenenza politica.

Successivamente,  il presidente Cota ha sottoscritto con il governo un accordo di rientro del deficit causato dalla giunta di centrodestra (Ghigo), senza minimamente contrattarlo, a differenza di quello che hanno fatto altri governatori, a partire da Formigoni che è riuscito a spuntare condizioni molto più vantaggiose rispetto a quelle della nostra regione.

Non paghi di tutto ciò, per dimostrare la loro sudditanza al governo nazionale, hanno anticipato i tagli stabiliti dalla manovra estiva sui precari, licenziandoli già dal 2010 anziché dal 2011 e in sede di finanziaria regionale hanno previsto un ulteriore taglio delle risorse.  A queste condizioni sarà impossibile garantire la qualità e la quantità delle prestazioni attualmente erogate.
 
Alcuni mesi fa, in una “Kermesse” stile spot pubblicitario, la regione ha presentato alcune Slide  per le linee di indirizzo della riorganizzazione del ns. sistema sanitario, naturalmente senza alcun confronto con i tecnici che in sanità lavorano: università, medici,collegio infermieri, OO.SS. e rappresentanze delle forze sociali, ma neanche con le rappresentanze istituzionali delle province, dei comuni e delle comunità montane.
In questa rappresentazione non si faceva più riferimento ad un piano socio – sanitario, ma solo più ad un piano sanitario e di lì è cominciato il percorso di destrutturazione di quel sistema integrato tra sanità e assistenza che ha portato il Piemonte ad occupare il  4° posto tra i migliori sistemi sanitari  del nostro paese.

Dopo questa operazione  è partito il lavoro di picconaggio sul socio – assistenziale: con una prima delibera hanno modificato i criteri di ripartizione delle risorse economiche che dalla Regione vengono erogate agli Enti gestori ( consorzi socio/assistenziali e Comuni ); questi nuovi criteri non tengono più conto dei servizi effettivamente attivati ne degli investimenti  fatti dagli enti stessi con  proprie risorse economiche, ma vanno a premiare unicamente quelle realtà territoriali governate da amministrazioni di centrodestra. Con questa operazione la città di Torino ed i consorzi della provincia hanno grosse difficoltà nel redigere i bilanci previsionali e, di conseguenza, sono obbligati a ridimensionare le prestazioni.

Per non farci mancare niente, hanno deliberato la riorganizzazione della rete ospedaliera prevedendo un ulteriore accorpamento delle ASL con lo scorporo degli ospedali dal territorio e la creazione di 6 nuove Aziende Ospedaliere.
 
Anche questo provvedimento è stato assunto senza la necessaria consultazione, sollevando le proteste che leggiamo sugli organi di stampa, non solo delle forze politiche di opposizione e non, ma anche dell' università, delle OO.SS. dei medici e delle rappresentanze dei Sindaci.

La CGIL ha espresso tutta la propria contrarietà a questo tipo di operazioni che ancora una volta penalizzano in particolar modo il territorio torinese; la creazione di un ASO come quella prospettata: Molinette, S.Anna, CTO, Maria Adelaide, Oftalmico, Valdese e ospedali di: Chieri, Moncalieri e Carmagnola mette in un unico contenitore realtà con problemi cronici  mai risolti, con il rischio di vanificare le virtuosità delle altre strutture, a partire dalle alte specializzazioni che verrebbero indebolite con l'inserimento dei piccoli ospedali. In questo modo si creano strutture elefantiache difficilmente governabili e di conseguenza poco efficienti. Le difficoltà incontrate nella gestione dell'ASO Molinette dovrebbero aver insegnato alla Giunta quello che le persone di buon senso hanno capito: l'impossibilità nel gestire una struttura sanitaria come quella prospettata, senza creare disastri.
 
Lo scorporo degli ospedali dal territorio vanifica tutto il lavoro che negli anni è stato fatto rispetto alla continuità assistenziale che sino ad oggi ha consentito a chi esce dall'ospedale di trovare sul territorio l'adeguata assistenza. ANCHE IN QUESTO CASO A FARNE LE SPESE SARANNO I PIU' DEBOLI  (malati cronici, non autosufficienti ).
 
Con questa operazione riducono la tutela della salute ad un mero mercato: c'è chi produce (ospedale) e chi compra (territorio), senza dimenticarci che chi produce può essere un ospedale pubblico, ma anche privato.
Si vuole mettere in competizione il pubblico con il privato, facendo correre il pubblico con una grossa palla al piede, perchè questi provvedimenti hanno l'obiettivo di non farlo funzionare più.
Il successivo passo nella demolizione è una bozza di delibera che ha come obiettivo un'accelerazione sullo scioglimento dei Consorzi socio/assistenziali a favore di un passaggio, forse transitorio, della gestione dei servizi socio- assistenziali alle ASL.
Anche in questo caso il provvedimento è stato predisposto senza la necessaria consultazione ed ha sollevato la rabbia di tanti: CGIL, Associazioni delle AA.LL., Assemblee dei Sindaci, C.d.A. dei Consorzi, Associazioni degli utenti ecc..

La CGIL di Torino ha espresso tutta la sua contrarietà ad un operazione calata dall'alto, che non solo non tiene conto di quello che di positivo è stato fatto, ma che lo demolisce con giudizi negativi, riportati nella premessa della delibera.

Si vuole sanitarizzare il socio assistenziale collocandolo in un fantomatico dipartimento delle fragilità inserito nell'ASL, azzerando tutto il percorso di integrazione tra Sanità e sociale, di programmazione territoriale con i piani di zona ed i PePs e di partecipazione attraverso l'intervento dei sindaci.
Tutte queste operazioni vengono fatte in perfetta sintonia con il Governo nazionale che con tagli ripetuti sta azzerando i fondi dedicati, a partire da quello della non autosufficienza.

Dulcis in fundo, martedì scorso, in un incontro sindacale con la categoria della FP, è stata presentata una delibera, adottata senza la preventiva concertazione, che prevede un ulteriore drastico taglio del personale, anche di quello tecnico e sanitario e delle risorse economiche legate alle prestazioni aggiuntive:risorse che in questi anni hanno permesso di tenere aperti reparti di eccellenza come quello dei trapianti di fegato, risorse che hanno consentito il pagamento del personale sanitario che viene chiamato in urgenza, ma anche di quello che si fa carico attraverso ore di straordinario di garantire l'assistenza nei reparti di degenza. Queste lavoratrici/ori sono allo stremo ed è palese che lavorando in queste condizioni diventa sempre più difficile garantire l'assistenza senza incorrere in  errori .

Questa manovra ricadrà su tutti i cittadini, ma da subito ne pagano le conseguenze le lavoratrici/ori e gli anziani non autosufficienti (15.000 in lista di attesa nella città di Torino e provincia)che non vengono più inseriti nei percorsi assistenziali perchè, attualmente, solo su di loro si stanno scaricando i risultati del risparmio immediato.

A COTA VOGLIAMO FAR SAPERE CHE SIAMO STUFI/E DI SENTIRCI DIRE CHE TUTTO E' STATO CONCORDATO CON LE OO.SS..
CON NOI NON HA CONCORDATO ASSOLUTAMENTE NULLA, LA CGIL NON POTRA' MAI ESSERE COMPLICE DI QUESTE AZIONI SCELLERATE.
ED E' PER QUESTO CHE PARTECIPEREMO IN MASSA AL PRESIDIO CHE LA NOSTRA STRUTTURA REGIONALE STA PREDISPONENDO E LI' CON FORZA RIAFFERMEREMO TUTTO IL NOSTRO DISSENSO.






Torino, febbraio 2011    

martedì 15 febbraio 2011

CGIL Piemonte: Tagli alla Sanità piemontese - Manifestazione 15 febbraio 2011



TAGLI, TAGLI E ANCORA TAGLI ALLA SANITA' PIEMONTESE

Dopo che il governo, cambiando i precedenti criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale, ha ridotto di 100 milioni di euro il finanziamento del nostro servizio sanitario, l'Amministrazione Regionale ha sottoscritto con i ministeri interessati, a luglio 2010, un piano di rientro di 50 milioni annui per i prossimi quattro anni.

Per il 2011 la Giunta Regionale ha deciso un ulteriore taglio di 100 milioni di euro, riducendo ancora di più le già esigue risorse destinate alla Sanità Piemontese.

Il servizio sanitario regionale è posizionato, secondo il giudizio di numerosi istituti, tra i migliori in Italia per efficacia, anche se non mancano punti di crisi da affrontare. Non abbisogna cioè di misure finanziarie così drastiche che incidono duramente sulla qualità e sulla quantità dei servizi. Né servono misure organizzative strutturali, come per esempio, lo scorporo degli ospedali dalle ASL che, con ogni probabilità, provocheranno un aumento dei costi e interromperanno la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

Anche ai fini di un maggiore efficienza non serve una “rivoluzione” organizzativa, come quella proposta dalla Giunta Regionale, ma una manutenzione attenta del vigente piano socio-sanitario regionale.

Intanto i tagli già deliberati sono connessi a misure esclusivamente destinate a “fare cassa”: misure che hanno prodotto direttamente o indirettamente solo il blocco delle assunzioni del personale, la mancata conferma di centinaia di lavoratori precari, il mancato inserimento nelle RSA delle persone non autosufficienti e l'aumento delle liste di attesa.

LA CGIL NON È CONTRARIA AD INTERVENTI CHE CONSEGUANO UNA MAGGIORE EFFICIENZA DEL SISTEMA, MA CHIEDE DI INSERIRLI IN UN QUADRO CHE TENGA CONTO DI QUESTE PRIORITÀ:

-         il potenziamento della medicina territoriale per assicurare la continuità assistenziale e ridurre i ricoveri impropri negli ospedali;
-         lo sviluppo delle attività di prevenzione;
-         il coinvolgimento degli operatori e dei professionisti per la gestione partecipata del cambiamento organizzativo e il perseguimento degli obiettivi di efficienza;
-         un’attenzione più marcata al problema delle persone non autosufficienti in una regione come la nostra in cui la popolazione anziana è particolarmente numerosa;
-         il governo dell'offerta e della domanda di servizi, funzione nella quale, per il ruolo che rivestono, i medici di medicina generale hanno responsabilità determinanti.

Per questi motivi la CGIL del Piemonte indice una manifestazione con

 

PRESIDIO MARTEDI' 15 FEBBRAIO - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 -
davanti al CONSIGLIO REGIONALE - via Alfieri, 15 – Torino


Torino, 14 febbraio 2011                                                                                                                                    CGIL PIEMONTE

lunedì 26 luglio 2010

FIOM: i tagli della Regione Piemonte

I TAGLI DELLA REGIONE COLPISCONO
ANZIANI, PORTATORI DI HANDICAP, GIOVANI,
MINORI E FAMIGLIE


La Giunta Regionale ha presentato un pacchetto di misure restrittive sul bilancio che peserebbero gravemente sull’assistenza sociale e sanitaria di tutti i cittadini ma soprattutto su disabili anziani e minori.

In un incontro con l’Assessorato alle politiche sociali del Comune di Torino, il sindacato ha chiesto conferma degli impegni presi dalla Città per quanto riguarda la garanzia della spesa sociale a tutela di famiglie, persone in difficoltà economica, disabili e anziani non autosufficienti.

L’assessore ha rimarcato le difficoltà sul mantenimento di tale obbiettivo se si confermano i pesanti tagli alla spesa sociale previsti nella manovra “correttiva” in discussione in Consiglio Regionale.

Dai calcoli fatti si tratta di 47 milioni in meno stanziati per il 2010, quindi da togliere dai bilanci di Comuni e Consorzi nei soli cinque mesi rimanenti nell’anno.

Nella sanità la Giunta Regionale ha imposto un altro taglio di 50 milioni annui alle ASL i cui progetti di rientro vengono presentati questa settimana senza alcuna consultazione delle parti sociali.

Se mancheranno queste risorse si rischia un vero dramma sociale per tutte le persone in difficoltà economica o di salute che per la loro debolezza non hanno possibilità alternative all'assistenza.

Nella sola Città di Torino vi sono oltre 13.000 progetti di assistenza domiciliare, servono per dare un sostegno alle persone non autosufficienti restando a casa propria, evitando il ricovero in istituto. È un modo più civile e meno costoso di assistere chi è in difficoltà.

Circa 9.500 tutelano anziani non più autosufficienti, altri 1.500 i disabili e 2.000 i minori.

Il taglio si abbatterebbe inevitabilmente su questi progetti con due effetti:
  • aumento della lista di attesa che già oggi assomma a 3.000 richieste in attesa di risposta, se non addirittura la cessazione di servizi in atto;
  • mette in discussione progetti costruiti insieme alle parti sociali che non possono essere tolti o sospesi per un mero calcolo di bilancio.

A sostegno delle nostre richieste PRESIDIO con volantinaggio
VENERDI 23 LUGLIO 2010 ORE 9:00 IN PIAZZA CASTELLO.

CHIEDIAMO ALLA REGIONE UN ATTO DI CORAGGIO E RESPONSABILITA'