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giovedì 18 ottobre 2012

FIOM: presentazione referendum abrogativi art.8 e modifiche Fornero ad art.18



Lo scorso 11 settembre sono stati depositati in Corte di Cassazione i quesiti referendari attraverso i quali viene richiesta l'abrogazione dell'art. 8 della Legge 148/2011 (la «Finanziaria/bis» del governo Berlusconi con la quale si distrugge il contratto nazionale, ammettendone deroghe da parte della contrattazione di secondo livello) e delle modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (negando al lavoratore ingiustamente licenziato per motivi «economici» il diritto al reintegro, e quindi cancellandolo nella sua essenza).
All'attacco durissimo portato al contratto nazionale e allo Statuto dei diritti dei lavoratori, la Fiom, come annunciato in piazza nella manifestazione del 9 marzo scorso, risponde con tutti i mezzi possibili a disposizione, compreso il ricorso al referendum abrogativo. Tutto ciò anche all'interno delle proposte avanzate lo scorso 9 giugno nel corso dell’iniziativa dal titolo «Il lavoro prende la parola. È ora di scegliere» organizzata per confrontarsi con i partiti, i movimenti, le associazioni e il mondo intellettuale e della cultura. Alla luce di tutto ciò, la Fiom, nel «Documento conclusivo» approvato dal Comitato centrale del 5-6 settembre scorsi ha deciso che «(...) in coerenza con le iniziative di lotta e di mobilitazione messe in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici in questi mesi, nel prendere atto che si è costituto un comitato promotore ampio e articolato per promuovere la raccolta delle firme per indire un referendum popolare per l’abrogazione dell’articolo 8 e le modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decide di impegnare tutte le proprie strutture nel lavoro di informazione e di raccolta delle necessarie firme (...)».
Dal 12 ottobre, e per tre mesi, quindi, raccoglieremo le firme necessarie per far sì che tali referendum siano validi e possano essere votati dalle cittadine e dai cittadini italiani. Tutti i materiali e le informazioni utili per la raccolta delle firme sono disponibili sul sito della Fiom (www.fiom.cgil.it) e su quello del Comitato promotore dei referendum (www.referendumlavoro.it).



Una raccolta costituzionale 
di Umberto Romagnoli
docente di diritto del lavoro

Quando si promuove un referendum abrogativo ci s’incammina lungo una strada in salita e piena di incognite di svariata natura. Stavolta, però, i promotori della consultazione referendaria sull’art. 8 della legge 2011/148 e sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori riscritto dalla legge 2012/92 un’incoraggiante certezza ce l’hanno in tasca. Il fatto è che l’avvio della campagna referendaria equivale ad un’energica sollecitazione a discutere l’impianto di base del discorso pubblico riguardante il (poco) lavoro che c’è e il (tanto) lavoro che si cerca e non si trova. Innumerevoli sono i miti da sfatare. Dicono che il surplus di rigidità delle tutele dei padri butta i figli in braccio alla «cattiva» flessibilità; che il diritto del lavoro uccide il diritto al lavoro; che il nuovo stenta ad affermarsi perché inciampa negli ostacoli disseminati dal vecchio che vuole sopravvivere a se stesso. Questa invece è soltanto l’infatuazione ideologica di vittime di un’evidenza più onirica che empirica.
La verità è che sotto la violenta pressione di un generalizzato ricatto occupazionale ha ceduto il compromesso politico sul quale si fonda la Repubblica. È il compromesso che, coniugando la dimensione privato-sociale del diritto del lavoro con la dimensione pubblico-statuale in un regime di democrazia costituzionale, gli ha consentito di raggiungere la maturità, perché ha vietato al capitalismo di stare nell’ordinamento giuridico solamente per servirsene.
Impregnato di liberismo, il discorso pubblico ha per oggetto la mercificazione del lavoro, ossia l’annullamento della sua soggettività che non dà spazio all’idea che il lavoratore abbia diritto ad avere diritti. Bisogna riconoscere che un obiettivo del genere, la cui enunciazione risale al Libro bianco del secondo governo Berlusconi, è stato realizzato con la lucidità di un Dottor Stranamore e la coerenza di un dogmatico. Infatti, da molti segni è dato ricavare che le norme nel mirino dei referendum rappresentano più lo sbocco finale di un programma di politica del diritto sindacale e del lavoro che una risposta alla crisi economica in atto.
Ininfluenti sul suo decorso, hanno però lo scopo di rompere il rapporto d’interazione tra economia e democrazia su cui si è costruita la storia dell’Occidente nella seconda metà del ‘900, ridisegnarne gli equilibri e stabilizzarli in una direzione nettamente sfavorevole
al lavoro che mette a rischio la coesione del tessuto sociale.
Che tutto questo ce lo imponesse per fronteggiare una situazione emergenziale la famosa lettera ferragostana della BCE è un’altra leggenda metropolitana. I suoi autori si limitavano a chiederci di valorizzare il decentramento della contrattazione collettiva a livello aziendale, come peraltro era stato previsto dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011; non pretendevano che dei soggetti privati d’incerta rappresentatività potessero negoziare in ambito locale deroghe peggiorative alla normativa contrattuale di livello superiore e alla stessa legislazione.
Viceversa, l’art. 8 della legge del 2011 ha le caratteristiche di un asso pigliatutto. Sovverte la nostra costituzione che fa del contratto nazionale il veicolo privilegiato dell’istanza egualitaria per cui a lavoro uguale devono corrispondere uguali diritti e distrugge il presidio dell’inderogabilità di gran parte delle regole legislative col pretesto che in questo mondo libero l’autonomia contrattuale di chi cerca od ha un lavoro è identica a quella di chi glielo può dare o glielo può togliere, emarginando così anche la tutela giurisdizionale dei diritti.
L’Europa di Draghi e Trichet ci chiedeva di rivedere le regole il tema di assunzioni e di licenziamenti (collettivi) in un’ottica che non poteva discostarsi da quella – che essa medesima aveva sponsorizzato
con insistenza – della flexisecurity, come i suoi esperti hanno chiamato l’insieme delle tutele contro la disoccupazione. Come dire che non raccomandava di smantellare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Pertanto, la motivazione dell’accanimento con cui è stata frantumata la tutela contro il licenziamento illegittimo va ricercata altrove. 
Può darsi che decisivo sia stato il fatto che, senza il consenso del Pdl facente parte della più strana maggioranza parlamentare della storia (non solo) della nostra Repubblica, il governo Monti avrebbe dovuto dimettersi – e il Pdl voleva che fosse legalizzato il furto della normasimbolo di un avanzato provvedimento legislativo pro labour se non altro per vendicarsi dello smacco subito a opera dei tre milioni di cittadini che dieci anni fa avevano risposto alla grande manifestazione del Circo Massimo. Ma può anche darsi che il governo Monti non avrebbe comunque desistito. Anzi, è senz’altro vero. In effetti, la fondatezza della congettura misura soltanto la politicità delle scelte di un governo soi-disant tecnico.
Un buon motivo in più per firmare e far firmare la richiesta dei due referendum che vogliono impedire la devastazione dei diritti di chi lavora e riportarli all’interno di un quadro di regole compatibile col sistema dei valori desumibile dalla costituzione.

mercoledì 30 maggio 2012

PuntoFiom nr. 6/2012 del 17 maggio 2012




PuntoFiom 6/2012
17 maggio 2012

redazione: Claudio Scarcelli
grafica e impaginazione: Alessandro Geri
Corso Trieste, 36 - 00198 Roma

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inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it


Federazione Impiegati Operai Metallurgici



La Fiom il 20 maggio 2012 è a Firenze, per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. Viva lo Statuto dei lavoratori
Viva lo Statuto dei lavoratori

Il 14 aprile 2012, a Bologna, abbiamo tenuto un’assemblea nazionale delle giovani e dei giovani delegati della Fiom, aperta ai precari, agli studenti, alle categorie della Cgil, agli artisti, ai giornalisti, alle associazioni e ai movimenti, che nonostante sia stata organizzata in pochi giorni ha visto una partecipazione straordinaria.
Dall'assemblea è emerso che non basta essere contrari alla «riforma» del mercato del lavoro, alla cancellazione dell'articolo 18 e che non si può solo raccontare le condizioni individuali e collettive di precarietà derivanti dalle decine di contratti atipici.
È ormai troppo tempo che iniziative e manifestazioni di denuncia della condizione d'invisibilità non sortiscono altri effetti se non «una pacca sulla spalla». Abbiamo la consapevolezza che non sono bastate quelle iniziative e che alla precarietà strutturale del mercato del lavoro si sono andate sommando la crisi finanziaria ed economica e le politiche di austerity che stanno cancellando i diritti del lavoro, privatizzando il welfare e la formazione e, col «fiscal compact» (pareggio di bilancio), svuotando la democrazia in tutta Europa.
Le politiche europee sostenute dal nostro Governo mettono sempre più in contrapposizione e concorrenza «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extracomunitari, rendendo il lavoro una merce come le altre. Questa consapevolezza dell'assemblea ci ha spinti a promuovere un percorso di discussione e azione, in corso in questi giorni, per riconquistare la riunificazione dei diritti delle condizioni di lavoro attraverso il diritto alla coalizione per poter realizzare una vera e autonoma contrattazione collettiva. Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale è l'unico modo per difendere la democrazia.
In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro, dopo anni di dure lotte, con la Legge 300 del 20 maggio del 1970. Oggi una parte importante delle lavoratrici e dei lavoratori non ha più alcun tipo di tutela e dove queste ci sono con l'articolo 8 sono messe in discussione.
È in discussione il diritto ad avere dei diritti per tutti. Per queste ragioni, a 42 anni dalla nascita dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, promuoviamo una

Assemblea/evento a Firenze il 20 maggio 2012, dalle ore 11 
Auditorium del Palazzo dei Congressi 

a cui invitiamo a partecipare tutte e tutti coloro che pensano 
e agiscono per estendere i diritti




Assemblea nazionale Fiom-Cgil 10-11 maggio 2012
Ordine del giorno presentato da Maurizio Landini


La riconquista di veri Ccnl unitari con tutte le controparti (da Federmeccanica a Unionmeccanica, alle Cooperative) e la ricostruzione del diritto alla contrattazione collettiva sulla base della piattaforma predisposta con il consenso della Cgil e approvata nella consultazione referendaria dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici è, e rimane, l’obiettivo prioritario di questa fase.
L’Assemblea impegna tutte le strutture territoriali, le delegate e i delegati della Fiom-Cgil ad affermare i contenuti della piattaforma anche attraverso una diffusa e capillare azione di contrattazione nei luoghi di lavoro e a livello territoriale. 
Le scelte compiute dalla Fiat mettono in discussione l’esistenza stessa del Ccnl, delle libertà sindacali e della stessa dimensione confederale e solidaristicadelle organizzazioni sindacali, a rischio il sistema industriale del nostro Paese. 
In ogni caso, tali scelte stanno condizionando i comportamenti di Federmeccanica e di Fim e Uilm verso l’affermazione di un modello aziendalistico e corporativo fondato sulla più ampia derogabilità delle norme contrattuali nazionali e delle leggi.
Ne è prova di tutto ciò il rifiuto fino ad ora opposto da Fim, Uilm e Federmeccanica a discutere e definire l’applicazione dell’Accordo del 28 giugno 2011 in materia di certificazione della rappresentanza, elezione delle Rsu in modo proporzionale e modalità di validazione democratica del Ccnl, così come da noi proposto. 
Si determina così il paradosso che nella più grande categoria industriale del nostro paese, Fim, Uilm e Federmeccanica stanno rendendo inapplicabile l’Accordo interconfederale unitario del 28 giugno 2011, fino al tentativo, illegittimo e antidemocratico, di escludere dall’1/3 delle Rsu la Fiom, cioè la federazione di categoria della Cgil che, fra l’altro, è il sindacato più rappresentativo tra i metalmeccanici. Tentativo che vìola le norme dell’ultrattività del Ccnl del 20 gennaio 2008 e dell’Accordo interconfederale del giugno 2011. 
L’Assemblea considera tale situazione inaccettabile e pone alla Cgil un problema di credibilità e di esigibilità degli accordi interconfederali proprio in materia di rappresentanza e democrazia nei luoghi di lavoro. Del resto, la definizione di regole democratiche per le elezioni delle Rsu, per la validazione degli accordi e per la gestione di eventuali dissensi è la condizione per superare la pratica degli accordi separati e realizzare un nuovo Ccnl unitario, restituendo alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto all’unità sindacale. Regole la cui cogenza sia garantita anche dal pieno coinvolgimento democratico delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’accordo con le controparti datoriali. 
In tale ambito è per noi, ad esempio, possibile sperimentare l’istituzione di un’Assemblea nazionale di delegate e delegati Fim, Fiom, Uilm, eletta da tutti i metalmeccanici su base proporzionale con il compito di gestire il negoziato per il rinnovo e la riconquista di un vero Ccnl. 
L’Assemblea, tenuto conto del progressivo peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali del nostro sistema industriale, riconferma quale condizione prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà e il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà. 
L’Assemblea, in coerenza con i punti già espressi dal Comitato centrale della Fiom, anche in materia di pensioni e cosiddetti “esodati”, e dalle mobilitazioni fin qui effettuate dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, giudica inaccettabile il Ddl sul mercato del lavoro attualmente in discussione in Parlamento e da respingere le gravi modifiche all’articolo 18. 
L’Assemblea ritiene necessario che la Segreteria nazionale della Cgil fissi la data dello sciopero generale nel rispetto della decisione già assunta dal comitato Direttivo, così come del resto è stata fissata per il 2 giugno a Roma la manifestazione nazionale unitaria. 
In ogni caso, l’Assemblea dà mandato alla Segreteria nazionale della Fiom-Cgil di proclamare le iniziative di mobilitazione necessarie a modificare la controriforma del Mercato del lavoro e delle pensioni in rapporto al percorso parlamentare e per la riconquista del Ccnl e della democrazia nei luoghi di lavoro.
La Fiom è impegnata per la riuscita dell’iniziativa del 20 maggio 2012 a Firenze per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. 
Infine l’Assemblea condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di realizzare una iniziativa di confronto con le forze e i movimenti politici sulle questioni del lavoro, della democrazia, dei diritti e di un nuovo modello sociale e di sviluppo ambientalmente sostenibile. 

***

Al termine dei lavori dell’Assemblea nazionale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione. 
Quello riportato in questa pagina, presentato da Maurizio Landini, è stato approvato con 382 voti a favore, quello presentato da Fabrizio Potetti ha raccolto 99 preferenze, 33 voti sono stati di astensione. 
Il documento respinto e gli ordini del giorno approvati dall’Assemblea possono essere consultati su www.fiom.cgil.it.


Documento respinto: Una Fiom per una Cgil 
Ordine del giorno:
- Contro ogni forma di terrorismo
- Messaggio di solidarietà alla lotta dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane





mercoledì 4 aprile 2012

CGIL: raccogliamo le firme per cambiare il ddl sui licenziamenti




La CGIL chiede a tutti i lavoratori e alle lavoratrici, a pensionate e pensionati, ai precari, ai disoccupati, agli studenti e a tutti i cittadini di sottoscrivere un APPELLO per il valore sociale del lavoro, per la buona occupazione, per la tutela dei diritti fondamentali a partire dallo Statuto dei Lavoratori e delle norme contro i licenziamenti illegittimi. 
Contro la crisi e la disoccupazione i lavoratori e le lavoratrici, le donne e i giovani, hanno bisogno di sviluppo, di scelte che creino occupazione, di meno precarietà, di tutele. Questo chiediamo al Governo e al Parlamento a partire dalla riforma del Mercato del Lavoro. 
I primi risultati positivi ottenuti nel confronto con il Governo per combattere la precarietà devono essere confermati e migliorati: è utile combattere gli abusi ma un’intera generazione schiacciata da 10 anni di precarietà e di falso lavoro autonomo chiede certezze ulteriori per il proprio futuro. 
Gli ammortizzatori sociali devono riguardare tutte le imprese, tutti i settori, tutte le forme di lavoro. Universalità e inclusione, questo è il risultato che deve essere raggiunto con la riforma degli ammortizzatori sociali. 
Le norme per contrastare i licenziamenti illegittimi rappresentano un diritto inalienabile per i lavoratori. L'art. 18 è un diritto di civiltà e un deterrente contro gli abusi su altri diritti: impedisce di licenziare il singolo lavoratore senza giusta causa o giustificato motivo. 
Prevedere per il licenziamento economico solo la possibilità di indennizzo è sbagliato e ingiusto: la nuova norma produrrà migliaia di licenziamenti a partire dalle figure più deboli attraverso una falsa motivazione.
L'unico vero modo per evitare una palese ingiustizia, per evitare abusi, è la permanenza del meccanismo del reintegro. 
Questo bisogna che chiediamo e chiedano con forza milioni di lavoratori al Parlamento italiano. 

IL LAVORO NON E' UNA MERCE
IL LAVORO E' UNA PERSONA


La CGIL è impegnata in un’iniziativa straordinaria per i diritti dei precari e dei giovani, per ammortizzatori universali e perché un lavoratore licenziato senza giustificata causa o motivo possa essere reintegrato. Per dare forza a questa iniziativa, per sostenere questi diritti e la mobilitazione della CGIL 
 firma anche tu. 

martedì 17 gennaio 2012

Rassegna: Considerazioni sulla questione dell'art. 18


Quattro dati di fatto sull'articolo 18
 
di Carlo Devillanova* | 6 gennaio 2012 | Linkiesta.it
Sembra oramai certo che la riforma del mercato del lavoro sia una priorità dell’agenda politica, per rispondere alla crisi e promuovere la crescita. Da più parti viene porto l’invito ad affrontare il tema senza pregiudizi. In questo spirito, ritengo che sia utile ribadire quattro dati di fatto, ben noti a chi studia il mercato del lavoro ma che sfuggono spesso al dibattito.
Il primo dato è che la rigidità del mercato del lavoro italiano è ampiamente sopravvalutata. Per l’Italia, l’analisi dei flussi mostra tassi di riallocazione dei lavoratori estremamente elevati, in assoluto e relativamente agli altri paesi. Questo fatto è avvalorato da pressoché tutti gli studi esistenti, a prescindere dai dati e dalla metodologie utilizzati. Analoga la conclusione che si trae dalla lettura attenta degli indici di rigidità dei regimi di protezione dell’impiego (RPI), valutazioni quantitative della facilità di licenziamento. Si prenda, ad esempio, l’indice Ocse, il più accreditato e citato indice di rigidità dei RPI, calcolato per ben quarantasei paesi. L’ultima versione del 2008 evidenzia una relativa facilità di licenziamento dei lavoratori a tempo indeterminato nelle imprese con più di quindici dipendenti (quel segmento del mercato del lavoro italiano tacciato di eccessiva rigidità in uscita cui si applica l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori). Infatti, l’indice Ocse relativo ai lavoratori a tempo indeterminato in imprese con più di quindici dipendenti posiziona l’Italia al 10° posto, al livello di Danimarca e Irlanda.
Il secondo dato di fatto è che gli effetti della flessibilizzazione in uscita su occupazione e disoccupazione sono assai incerti dal punto di vista teorico ed empirico. In particolare, gli studi empirici esistenti non sono ancora riusciti a stabilire con certezza una relazione causale fra rigidità dei RPI ed esiti economici, e le conclusioni di policy si basano spesso su semplici correlazioni o su coincidenze temporali. Per l’Italia non si riscontra neppure una evidente coincidenza temporale fra le due principali riforme in materia (L. 196/1997 e L. 30/2003) e le dinamiche del mercato del lavoro, che registrano un’inversione di tendenza già a partire dal 1995 e che non mostrano alcun apprezzabile discontinuità nel ventennio successivo.
In terzo luogo, la facilità di licenziamento esercita una pressione al ribasso sui salari. Mentre gli effetti sull’occupazione sono, per quanto sopra detto, ancora incerti, è oramai ben documentata la relazione fra RPI e salari, francamente ben prevedibile. E’ interessante notare che gli effetti dei RPI sui salari è stata una sorta di tabù nel dibattito accademico e di policy, che si è concentrato quasi esclusivamente sugli effetti in termini di efficienza del mercato del lavoro (la rigidità, riducendo la riallocazione del lavoro, causerebbe una diminuzione dell’efficienza). Tuttavia, una crescente e convincente evidenza empirica dimostra come le istituzioni del mercato del lavoro, RPI in primis, sortiscano importanti effetti sulla struttura salariale. In Italia questi si sono manifestati anche in una crescita dei differenziali salariali fra coorti, a tutto svantaggio dei giovani, fra i quali è particolarmente alta l’incidenza di lavori a tempo determinato. Si noti che, come hanno sottolineato tanti e illustri economisti, la distribuzione personale e funzionale del reddito può avere importanti effetti sulla domanda aggregata e, da qui, sulla crescita.
In quarto luogo, occorre esser consapevoli cha facilitare i licenziamenti in periodi di crisi comporta dei gravi rischi sull’occupazione. Giova a tal proposito citare un bel documento a firma congiunta del Fondo Monetario Internazionale e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (http://www.osloconference2010.org/discussionpaper.pdf), che facendo riferimento alle riforme strutturali del lavoro tese ad introdurre maggiore flessibilità per alcune tipologie contrattuali (specificamente i lavori a tempo determinato), rileva che quei paesi che hanno attuato tali riforme pagano adesso un prezzo maggiore in termini di aumento della disoccupazione. Al tempo stesso, e in sintonia con quanto affermato in precedenza, nel documento viene espresso un cauto scetticismo sulla presunta capacità di tali riforme strutturali di generare occupazione a crisi conclusa: “In principio, il mercato del lavoro duale dovrebbe portare benefici durante la ripresa, poiché le imprese dovrebbero essere più prone a reimpiegare i lavoratori con contratti temporanei, piuttosto che permanenti. Se ciò si verificherà è ancora da vedere” (pag. 36).
Fin qui i fatti. Le conclusioni che seguono sono chiaramente opinabili. Ritengo che la segmentazione del mercato del lavoro italiano sia un problema grave, che vada affrontato urgentemente e in maniera organica. Certamente occorre perseguire una maggiore uniformità della legislazione lavoristica, ma anche fiscale e contributiva. Tuttavia, la direzione da imprimere alle riforme non appare scontata. In particolare, il luogo comune che vuole il lavoro a tempo indeterminato quale sostanzialmente protetto rispetto ai licenziamenti, e che suggerirebbe di intervenire senza indugi su questo fronte, pare contraddetto dai fatti, anche in un’ottica comparata. L’anomalia italiana sembra essere, piuttosto, la scarsa protezione contro i licenziamenti nelle aziende di piccolissime dimensioni e un livello intollerabile di irregolarità. In questo quadro, una riduzione delle tutele oggi garantite appare discutibile sul piano logico e potenzialmente pericolosa nell’attuale fase congiunturale.

* Docente Associato - Università Bocconi - Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico


martedì 6 dicembre 2011

FIOM: SCIOPERO GENERALE 8 ORE LUNEDì 12 DICEMBRE


Lunedì 12 dicembre 8 ore di sciopero generale
delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici

Per cambiare la manovra del Governo, contro la scelta della Fiat di cancellare il contratto nazionale.

La manovra economica annunciata dal Governo è ingiusta, socialmente insopportabile, fa cassa su chi ha sempre pagato, aumenta i divari fra i ricchi da una parte e lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati dall’altra producendo un impoverimento di massa e sempre maggiore incertezza nella vita delle persone.

Fra i provvedimenti più odiosi:
  • Pensioni. Non saranno più adeguate alla crescita dell’inflazione le pensioni sopra i 900 euro lordi; passaggio immediato al sistema contributivo pro-rata per tutti con abbattimento secco dell’importo per chi è in prossimità della pensione; uscita dal lavoro per le donne dai 62 ai 70 anni, per gli uomini dai 66, nel 2018 uguale per tutti; pensione di anzianità con 42 anni di contributi e riduzione dei rendimenti.
  • Ici/Imu. La tassa sulla prima casa viene reintrodotta per tutti e cambia nome perché servirà per pagare il debito e non andrà più ai comuni per i servizi.
  • Iva. Sale di 2 punti, aumentando così il costo dei beni di consumo.
  • Solo briciole sui lussi ma non c’è nulla che assomigli a una patrimoniale o a una tassazione delle rendite finanziarie.

Questa manovra rende sempre più precarie le condizioni e il reddito da lavoro e non produce quella necessaria discontinuità con le scelte del Governo Berlusconi di cancellare diritti e Stato sociale.

Non è così che si fa equità, non è così che si progetta un diverso modello sostenibile per la vita e per l’ambiente!

È necessario:
  • Rimettere in discussione provvedimenti che allargano l’ingiustizia sociale.
  • Cancellare l’articolo 8 della finanziaria del Governo precedente che annulla contratti nazionali e leggi attraverso le deroghe, compreso l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti discriminatori.
  • Difendere il lavoro e l’occupazione e mettere in campo una nuova politica industriale di qualità, anche attraverso l’intervento pubblico.
  • Respingere le scelte della Fiat di uscita dal Contratto nazionale, resa oggi ancora più grave dalla decisione, presa insieme ai sindacati firmatari degli accordi separati, di estendere l’accordo di Pomigliano a tutti gli 80.000 lavoratori del Gruppo, senza alcun mandato e mettendo in discussione le libertà sindacali in questo Paese.
  • Difendere la Costituzione, le libertà sindacali e la democrazia, il diritto di sciopero, il diritto al lavoro e al Contratto nazionale di lavoro.


lunedì 31 ottobre 2011

FIOM: Europa e licenziamenti


ULTERIORE GRAVISSIMO ATTACCO DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

UN MOTIVO IN PIU' PER PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE DELLA FIOM CGIL

Dopo aver introdotto l’art.8 nella manovra finanziaria, che cancella il diritto del lavoro, il Contratto nazionale e che permette alla Fiat di uscire dal Contratto e di applicare in tutto il Gruppo l’accordo antisindacale di Pomigliano, l'attacco ai lavoratori prosegue con il via libera ai licenziamenti dato dal Governo e approvato dall'Europa ...

Drammaticamente si continua a perseguire la strada di colpire il lavoro e i lavoratori dando la libertà alle imprese di licenziare annullando lo Statuto dei lavoratori e colpendo in modo particolare le donne con l'innalzamento dell'età pensionabile.

La lettera all’Europa invece di individuare misure per la crescita e lo sviluppo, contiene dichiarazioni di intenti. Ma la cosa più grave è che va a colpire coloro che sono più deboli, che più soffrono la crisi, e che da sempre sostengono con il loro lavoro e le loro tasse l'economia di questo Paese.

La Fiom Cgil ha promosso e promuoverà iniziative di lotta e legali contro l’art.8 e contro la manovra del Governo, per affermare la democrazia in tutti i luoghi di lavoro e difendere i diritti e il Contratto nazionale.
La decisione del Governo di dare via libera ai licenziamenti si colloca in questo quadro devastante per la vita delle persone e costituisce una ragione in più per mobilitarsi nei luoghi di lavoro e scioperare.

Nel corso di queste settimane si sono già svolti scioperi e mobilitazioni nazionali come lo sciopero e la manifestazione a Roma del Gruppo Fiat e di Fincantieri del 21 ottobre e scioperi territoriali e regionali. Il 4 novembre tutta la Lombardia sarà in sciopero con manifestazione a Milano.

Bisogna intensificare le iniziative e far sentire la nostra voce per impedire che questo Governo porti al massacro il nostro paese scaricando le sue responsabilità sulle lavoratrici e sui lavoratori.

per cancellare l’art. 8, per impedire i licenziamenti, per la democrazia in tutti i luoghi di lavoro che superi la pratica degli accordi separati, è necessario che la CGIL prosegua la mobilitazione fino a proclamare lo sciopero generale!






30 ottobre 2011

venerdì 30 settembre 2011

CGIL: Assemblea con Gianni Rinaldini



CONTRO LA CRISI COSTRUIAMO
LA VERTENZA GENERALE
E UNIAMO I MOVIMENTI

Contratto Nazionale, Democrazia, Statuto
 dei lavoratori: respingere le deroghe
 e cancellare l'art. 8


ASSEMBLEA
Mercoledì 5 ottobre 2011 ore 17,00
SALONE PIA LAI
Camera del Lavoro di Torino
Via Pedrotti 5

Interverrà il compagno
GIANNI RINALDINI
Coordinatore nazionale
dell'Area programmatica
"LA CGIL CHE VOGLIAMO"


venerdì 2 settembre 2011

FIOM Torino: Adesso Basta!

ADESSO BASTA!


Non era mai successo che, per decreto legge, un governo provasse a cancellare il Contratto nazionale di lavoro e regalasse alle imprese la libertà di licenziare in deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Non era mai successo che un governo facesse una legge “ad aziendam” e contro un sindacato, “la Fiom”, a favore della Fiat violando princìpi costituzionali e la Carta europea dei diritti dell’uomo.
Non era mai successo che un Governo spostasse ad altra data ricorrenze civili (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno) che danno identità al nostro paese, rappresentando tappe fondamentali nella storia per la conquista della democrazia e dei diritti.
Nessun governo aveva mai messo in campo una manovra economica così classista che per decreto colpisce i lavoratori dipendenti – sia privati, sia pubblici – i pensionati, i giovani, attaccando i princìpi democratici del nostro paese e non affrontando i nodi e le ragioni che hanno prodotto il debito pubblico e la crisi del nostro paese.

E' ormai chiaro come questo Governo sia allo sbando e voglia colpire sempre noi!

Lo testimonia la drammatica vicenda sulle pensioni: a Ferragosto avevano deciso l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, poi, a fine agosto, quella di non far valere per il raggiungimento della pensione di anzianità (40 anni) gli anni del servizio militare e il riscatto della laurea. Adesso, accortisi dell'incostituzionalità del provvedimento, l'hanno ritirato, ma è certo che stanno studiando altri interventi sulle pensioni dei lavoratori.

E’ UNA MANOVRA INIQUA E SBAGLIATA:
  • attacca i diritti e il salario di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici dipendenti,
  • taglia i servizi sociali erogati ai cittadini dai Comuni e dalle Regioni,
  • riapre la strada a privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici in contrasto con l’esito del referendum.
E’ una manovra che non colpisce l’evasione fiscale e la corruzione, che non introduce una vera lotta alle speculazioni finanziarie, che non introduce alcuna patrimoniale per colpire le grandi ricchezze, che impone sacrifici solo e sempre ai lavoratori e ai pensionati e non a coloro che hanno di più e che non pagano mai …
E’ una manovra che non introduce nessuna nuova azione di politica industriale, non affronta il problema della difesa dell’occupazione e della lotta alla precarietà e che non mette in discussione l’attuale modello di sviluppo che ha generato questa crisi e che dimostra la sua totale insostenibilità per la vita delle persone e per l’ambiente.
Diciamo no a questa manovra e alla tragica filosofia che la sostiene e cioè che per uscire dalla crisi non si devono affrontare i nodi che l’hanno prodotta ma colpire ulteriormente chi questa crisi la subisce (giovani lavoratori, pensionati), cancellare i diritti, il contratto nazionale e lo Statuto dei Lavoratori.

- Per cambiare radicalmente la manovra,
- per il ritiro dei provvedimenti che permettono di derogare alle leggi, al Contratto nazionale e allo Statuto dei lavoratori,
- per riaffermare l’intangibilità del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno,
- per affermare un modo diverso di affrontare la crisi …


INDIGNARSI NON BASTA !
PRESIDIO IN PIAZZA CARIGNANO LUNEDI’ 5 settembre dalle ore 17.00 tende, musica e parole … NO STOP

con lavoratrici, lavoratori, associazioni, movimenti, giovani, studenti, precari, cittadini,
TUTTE E TUTTI COLORO CHE VOGLIONO DIRE BASTA A QUESTO GOVERNO E CHE
VOGLIONO DIFENDERE LA DEMOCRAZIA, I DIRITTI, LA DIGNITA’, IL LAVORO.


MARTEDI’ 6 SETTEMBRE
SCIOPERO GENERALE CGIL
DI 8 ORE

CORTEO ORE 9 DA PIAZZA VITTORIO
COMIZIO IN PIAZZA S. CARLO
 

mercoledì 31 agosto 2011

FILCAMS: sciopero generale 6 settembre

 
CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO
CHE FA PAGARE LA CRISI A LAVORATORI E PENSIONATI
E DEPRIME CRESCITA E CONSUMI


La manovra del Governo colpisce pesantemente i settori del terziario perché:

  • L’aumento dell’IVA, come i tagli agli enti locali ed alla sanità, si traducono in un peggioramento dei redditi da lavoro e da pensione e, di conseguenza, in un calo dei consumi. Sarà ancora più a rischio l’occupazione nel settore distributivo, nelle attività di servizio in appalto e nel turismo.
  • La completa liberalizzazione degli orari commerciali, delle aperture domenicali e festive, l’abolizione di alcune festività nazionali, consentono alla Grande Distribuzione e al commercio di stare sempre aperti senza più vincoli. Si stravolge così il ruolo della concertazione e della contrattazione, si peggiorano le condizioni di lavoro degli addetti al settore, in prevalenza donne, si tenta di cancellare l’importanza ed il valore di festività come il 25 aprile e il 1 maggio.
  • il Governo insiste sulla cancellazione dell’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, sulla linea della destrutturazione contrattuale, della divisione sindacale.

TUTTO QUESTO NON HA NULLA A CHE FARE CON IL RISANAMENTO
DEI CONTI PUBBLICI E CON LA CRISI DEL PAESE!!!



Le LAVORATRICI ed i LAVORATORI del
COMMERCIO, TURISMO, SERVIZI

SCIOPERANO 8 ore (intero turno di lavoro)
MARTEDÌ 6 SETTEMBRE 2011

PER UNA MANOVRA GIUSTA, EQUA ED EFFICACE CONTRO
L’EVASIONE FISCALE ED IL LAVORO NERO
PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI E LO SVILUPPO
PER L’AUTONOMIA CONTRATTUALE
IN DIFESA DEI DIRITTI E DELLA DEMOCRAZIA SINDACALE


FIOM: Adesso Basta!


ADESSO BASTA!

Non era mai successo che, per decreto legge, un governo provasse a cancellare il Contratto nazionale di lavoro e regalasse alle imprese la libertà di licenziare in deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
 
Non era mai successo che un governo facesse una legge “ad aziendam” e contro un sindacato, “la Fiom”, a favore della Fiat violando princìpi costituzionali e la Carta europea dei diritti dell’uomo.

Non era mai successo che un Governo spostasse ad altra data ricorrenze civili (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno) che danno identità al nostro paese, rappresentando tappe fondamentali nella storia per la conquista della democrazia e dei diritti.

Nessun governo aveva mai messo in campo una manovra economica così classista che per decreto colpisce i lavoratori dipendenti – sia privati, sia pubblici – i pensionati, i giovani, attaccando i princìpi democratici del nostro paese e non affrontando i nodi e le ragioni che hanno prodotto il debito pubblico e la crisi del nostro paese.

E’ una manovra iniqua e sbagliata che:
  • colpisce i diritti e il salario dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti,
  • taglia i servizi sociali erogati dai Comuni e dalle Regioni,
  • riapre la strada alla privatizzazione e alla liberalizzazione dei servizi pubblici in aperto contrasto con il pronunciamento popolare avvenuto nei referendum dello scorso giugno,
  • allunga, nei fatti, il periodo lavorativo, con un provvedimento, anche questo, contro la Costituzione. Infatti gli anni collegati alla laurea e al servizio militare, riscattati fino ad oggi, non varranno più per il raggiungimento della pensione di anzianità a 40 anni. Cosa succederà ai tanti lavoratori e lavoratrici di aziende in crisi che hanno acceduto a un percorso di mobilità per traguardare il pensionamento sulla base di un conteggio contributivo comprendente gli anni collegati al servizio militare e alla laurea? E’ un bel modo per colpire ulteriormente coloro che sono andati a lavorare molto presto e minare le prospettive occupazionali dei giovani.
E’ una manovra che non colpisce l’evasione fiscale e la corruzione, che non introduce una vera lotta alle speculazioni finanziarie, non introduce alcuna patrimoniale per colpire le grandi ricchezze, che impone sacrifici sempre ai lavoratori e ai pensionati e non a coloro che hanno di più e non pagano mai.
E’ una manovra che non introduce nessuna nuova azione di politica industriale, non affronta il problema della difesa dell’occupazione e della lotta alla precarietà e che non mette in discussione l’attuale modello di sviluppo che ha generato questa crisi e che dimostra la sua totale insostenibilità per la vita delle persone e per l’ambiente.
Diciamo no a questa manovra e alla tragica filosofia che la sostiene e cioè che per uscire dalla crisi non si devono affrontare i nodi che l’hanno prodotta ma colpire ulteriormente chi questa crisi la subisce (giovani lavoratori, pensionati), cancellare i diritti, il contratto nazionale e lo Statuto dei Lavoratori.

  • Per cambiare radicalmente la manovra,
  • per il ritiro dei provvedimenti che sanciscono la derogabilità delle leggi, del Contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori,
  • per riaffermare l’intangibilità del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno,
  • per affermare un modo diverso di affrontare la crisi

partecipiamo allo sciopero generale di 8 ore indetto dalla Cgil il 6 settembre

Fin dai prossimi giorni la Fiom metterà in campo una mobilitazione straordinaria in preparazione dello sciopero generale con presìdi nelle principali città italiane e, in concomitanza con la discussione della manovra al Senato, un presidio il 6 settembre dalle ore 18 in piazza Navona a Roma al quale sono invitati a partecipare lavoratrici, lavoratori, associazioni, movimenti, giovani, studenti, precari, cittadine, cittadini,
 
TUTTE E TUTTI COLORO CHE VOGLIONO DIRE BASTA A QUESTO GOVERNO E CHE VOGLIONO DIFENDERE LA DEMOCRAZIA, I DIRITTI, LA DIGNITA’, IL LAVORO 


Roma, 31 agosto 2011

mercoledì 24 novembre 2010

CGIL: collegato al lavoro


CONTINUA L'OPERA DI DEMOLIZIONE
DEL DIRITTO DEL L
AVORO



approvata una legge ingiusta e sbagliata a danno dei lavoratori


Martedì 9 novembre è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge n.183 (collegato lavoro), che opera una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro.
Gli effetti della legge entrano in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione.
Gli aspetti più negativi per i lavoratori riguardano:

  • il nuovo istituto della certificazione;
  • l'introduzione dell'arbitrato di equità, con clausole compromissorie per cui le controversie future saranno demandate ad "arbitri", ossia senza tener conto delle previsioni di leggi e contratti collettivi;
  • la limitazione del ruolo del giudice del lavoro;
  • il nuovo regime delle decadenze in materia di licenziamento con un gravissimo danno ai lavoratori precari ;
  • apprendistato a 15 anni di età.

Il testo approvato dopo sette passaggi parlamentari e un rinvio alle Camere del Presidente della Repubblica il 31 marzo scorso, si compone di 50 articoli e tratta materie molto diverse tra loro.
Dalla lotta al lavoro sommerso e irregolare che sarà più difficile contrastare da parte degli organi di vigilanza, all'ennesima proroga delle deleghe in materia di lavori usuranti, ammortizzatori sociali, servizi all'impiego, fino alla indecente norma che consente l'avviamento al lavoro in apprendistato a partire dal 15° anno di età.
Si tratta di un provvedimento che, pur nella sua "mostruosità giuridica", persegue l'obiettivo della cancellazione dei diritti dei lavoratori.
E' fallito (almeno per adesso) l'assalto all'art. 18 dello "Statuto dei Lavoratori", che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore in caso di licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ed è stato per merito della denuncia della Cgil e di gran parte degli operatori del diritto del lavoro (giuslavoristi, avvocati, giudici del lavoro ecc.).
Tuttavia, il Governo sta proseguendo nella sua opera di demolizione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, con lo stravolgimento del processo del lavoro, e lo smantellamento dei principi fondamentali del diritto del lavoro. Il Ministro del Lavoro non a caso ha presentato lo "Statuto dei Lavori", con l'obbiettivo di smantellare i diritti sanciti dallo Statuto dei Lavoratori, completando in questo modo un disegno avviato nel 2003.
Come raggiungere questo scopo? Il primo passo è depotenziare il diritto del lavoro nato in Italia sul presupposto di considerare il lavoratore come la parte debole del rapporto, e come tale meritevole di tutela, attraverso la legge e la contrattazione collettiva, rispetto all'altro contraente rappresentato dal datore di lavoro. Ora non sarà più così!

Certificazione ed arbitrato

La stipulazione del contratto individuale di lavoro potrà passare attraverso la certificazione del rapporto di lavoro (cioè potranno essere certificate anche le mansioni, i livelli di inquadramento, i
regimi orari, ecc.), abbassando quanto previsto dai CCNL su singole materie. Lo scopo è di vanificare le possibili contestazioni riguardanti l'atto firmato dalle parti contraenti. La legge prevede che ciò' possa essere fatto nei seguenti luoghi: le Direzioni provinciali del Lavoro, le Province, le Università, perfino gli studi dei consulenti del lavoro e, purtroppo, anche gli enti bilaterali costituiti da sindacati ed associazioni imprenditoriali, (ma questo sarà possibile solo se cambieranno i loro statuti). Il che significa, in parole povere, che domani si potranno certificare rapporti con clausole al di fuori delle previsioni contrattuali (e con criteri che potranno legittimare anche atti disciplinari, fino al licenziamento, relativi a quelle norme).
Sarà, inoltre, possibile, con l'introduzione di apposite "clausole compromissorie", rinviare le eventuali future contestazioni sollevate dal lavoratore, anziché al giudice del lavoro, " giudice naturale precostituito per legge" (art. 25 Cost.), ad un collegio arbitrale che potrà decidere, ironia della sorte, "secondo equità", in altre parole con una sentenza inappellabile e potendo non considerare le norme di legge e aggirare i contratti collettivi, ovvero derogando in peius. La cosa più grave è che si sottoscrive un impegno che riguarda controversie che ancora non si sono realizzate, in altre parole si decide al buio e su cose che non si conoscono, ma si sa per certo che si potrà rinunciare all'applicazione di leggi e contratti! NON SUCCEDE COSI' NEPPURE NEI RAPPORTI COMMERCIALI TRA IMPRESE! Ma evidentemente per il governo i rapporti con i lavoratori contano meno.
È prevista un'ulteriore condizione: questa procedura di sottoscrizione della "clausola compromissoria" deve essere stabilita in accordi interconfederali o da contratti collettivi di lavoro, stipulati dalle organizzazioni più rappresentative sul piano nazionale. Tuttavia trascorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della nuova legge, in assenza di accordi collettivi, il Ministro del Lavoro individuerà con proprio decreto le modalità di attuazione delle disposizioni: e allora, come si può negoziare in buona fede, se è già scritto che anche senza accordo il Ministro può procedere comunque?
Potrebbe così essere impossibile rivolgersi al giudice del lavoro per il lavoratore che stipulerà un contratto di lavoro con la previsione della clausola compromissoria dopo il periodo di prova, ovvero dopo 30 giorni dall'inizio del rapporto di lavoro in violazione di un diritto stabilito nella Costituzione, che riconosce a tutti il ricorso "in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi" (art. 24 Cost.). Del resto, la norma approvata e' contraria anche alla giurisprudenza della Corte Costituzionale.


TANTE BUONE RAGIONI PER PARTECIPARE IL 27 NOVEMBRE 2010 A ROMA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA CGIL



Limitazione del controllo giudiziale e regime delle decadenze

L'art. 30 della legge, come se non bastasse, stabilisce che per tutte le norme in tema di instaurazione di un rapporto di lavoro, di esercizio dei poteri datoriali, trasferimento d'azienda e recesso, il controllo del giudice è limitato solamente all'accertamento del presupposto di legittimità, escludendo invece un controllo "di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro".
Il provvedimento prevede anche un nuovo regime di decadenze che non mancherà di mettere in difficoltà i lavoratori e tutti coloro che operano a salvaguardia dei diritti dei lavoratori.
Accanto, infatti, al termine di sessanta giorni, previsto per legge, l'impugnazione del licenziamento sarà inefficace se non è seguita, entro il termine di 270 giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del Tribunale, che diventano sessanta nel caso in cui la conciliazione o l'arbitrato siano rifiutati.
Non solo, la stessa procedura è prevista anche nei casi di:
  • risoluzione dei rapporti di lavoro per questioni legate alla qualificazione;
  • recessi dei committenti nei rapporti di collaborazione a progetto;
  • trasferimenti ai sensi dell'art. 2103 del Codice Civile;
  • contratti a termine.
Per questi ultimi in particolare le conseguenze sono pericolosissime:
  • Non è prevista la possibilità di impugnare l'intera sequenza di contratti a termine, ma solo l'ultimo;
  • Nonostante ciò, nel caso di "vittoria" e di riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il giudice non potrebbe andare oltre l'indicazione di un risarcimento omnicomprensivo tra 2,5 e 12 mensilità (e se il mio processo è durato 5 anni?);
  • QUESTE NORME SI APPLICANO NON SOLO PER IL FUTURO MA ANCHE IN MODO RETROATTIVO A CHI HA AVUTO UN CONTRATTO A TERMINE GIÀ' SCADUTO IN BASE ALLE VECCHIE DISPOSIZIONI!!! A MENO CHE NON AGISCA SUBITO, NEI 60 GIORNI DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE, QUINDI ENTRO LA META' DI GENNAIO!!! Contatta subito la sede più vicina della Cgil per informazioni, altrimenti perderai tutti i tuoi diritti

Questo è in estrema sintesi il quadro altamente preoccupante che si presenterà per i lavoratori, con l'obiettivo esplicitamente dichiarato di diffondere la stipulazione di contratti individuali di lavoro, aggirando in questo modo la contrattazione collettiva.
Non siamo stati gli unici ad esprimere questa forte preoccupazione. Una forte critica è stata espressa dall'AGI, l'associazione degli avvocati giuslavoristi italiani, che riunisce sia legali che docenti universitari, sia da giudici e magistrati, tramite l'Associazione Nazionale Magistrati, sia da costituzionalisti ed esperti del diritto del lavoro.

La CGIL risponderà alla pericolosità di queste norme, che cambiano il diritto del lavoro applicato fino a questo momento, con tutte le forme di iniziativa possibile:

  • attraverso una vasta e capillare informazione ai lavoratori perché siano consapevoli del ruolo delle commissioni di certificazione e siano informati degli effetti della sottoscrizione delle clausole compromissorie; la Cgil conferma che non entrerà nelle commissioni di certificazione ed assisterà tutti i lavoratori che lo richiederanno;
  • attraverso l'attività dei propri Uffici Vertenze e legali saranno messe in atto tutte quelle iniziative capaci, come in altre occasioni, di ostacolare l'applicazione di questa pessima legge; costruendo una memoria ed un appello per arrivare a ricorrere alla Corte Costituzionale, per violazione di alcuni articoli della nostra Carta Costituzionale;
  • attraverso l'impugnativa dei lodi arbitrali secondo equità' che siano emessi in contrasto con le disposizioni di legge e/o di contratto;
  • attraverso una pratica contrattuale che impedisca l'ingresso nella contrattazione collettiva delle procedure di arbitrato secondo equità.

CONTRASTARE GLI EFFETTI DEI QUESTE NORME È POSSIBILE, PER QUESTO È NECESSARIO CONOSCERE I PROPRI DIRITTI E SAPERE COME TUTELARSI E A CHI CHIEDERE AIUTO E COLLABORAZIONE NON RASSEGNANDOSI A SUBIRE QUESTA LEGGE INGIUSTA. PER QUESTO CONTATTALE SEDI DELLA CGIL

Continueremo la nostra battaglia per far fallire queste misure di attacco al diritto del lavoro. La CGIL si batte, infatti, non solo per il diritto al lavoro, ma anche per un lavoro stabile e dignitoso, nel rispetto dei diritti e dei doveri che sono riconosciuti ai lavoratori dalla Costituzione.




domenica 21 novembre 2010

FIOM: no al collegato al lavoro



dal Collegato al Lavoro
allo Statuto dei lavori




ecco come il Governo cancella i diritti e lo
Statuto dei Lavoratori

La legge 183 (Collegato al lavoro) tra le tante norme contiene punti anticostituzionali e che colpiscono le lavoratrici e i lavoratori, eccone alcuni.

Al momento dell’assunzione, e cioè nel momento di maggiore debolezza, la lavoratrice o il lavoratore vengono sottoposti a pesanti ricatti. Infatti:

  • al momento dell’assunzione è previsto che il lavoratore possa firmare un contratto di lavoro individuale peggiorativo del contratto nazionale e, in caso di contenzioso, il giudice non può esprimersi sui contenuti del contratto individuale.
  • al momento dell’assunzione possono far firmare al lavoratore, in caso di contenzioso, la rinuncia a ricorrere al giudice che verrà sostituito da un “arbitro” che giudicherà “secondo equità” anche in deroga alle leggi ed ai contratti.

La sanatoria, a favore delle imprese, contro i lavoratori precari:


  • i lavoratori e le lavoratrici che hanno avuto contratti di lavoro precari (contratti a termine, collaborazioni a progetto, ecc.) hanno tempo solo fino al 23 gennaio per ricorrere e tutelare i propri diritti nel caso in cui siano stati assunti senza rispettare leggi e contratti. Soprattutto i contratti a termine se non ricorrono entro quella data per aver riconosciuto il rapporto di lavoro a tempo indeterminato perdono per sempre qualsiasi diritto! Questo è possibile perché il Collegato al lavoro equipara la fine di un contratto al licenziamento e perché questa norma vale non solo per il futuro, ma anche per il passato in modo retroattivo.

E poi… il Governo ha presentato il suo ultimo capolavoro: “lo statuto dei lavori” che dovrebbe, nelle intenzioni del ministro Sacconi, sostituire lo Statuto dei Lavoratori!

E’ un disegno di legge che delega il Governo a emanare entro 12 mesi dall’approvazione dello stesso uno o più decreti legislativi per cancellare lo Statuto dei lavoratori. Invece di allargare le tutele oggi esistenti per i lavoratori a tempo indeterminato e sopra i 15 dipendenti a tutti i precari, il Governo decide che esse vengano affidate alla contrattazione collettiva che potrà anche andare in deroga alle leggi. Quindi il contratto, da chiunque e comunque siglato, prevale sulla legge!


Di fronte a questo vero e proprio scempio che viene fatto nei confronti dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, metteremo in atto tutte le iniziative legali necessarie e di lotta

contro il Collegato al lavoro e la cancellazione dei diritti e delle tutele


Il Comitato Centrale della Fiom ha proclamato 2 ore di sciopero con assemblea in tutti i luoghi di lavoro la cui organizzazione è affidata alle Rsu e strutture territoriali

giovedì 17 giugno 2010

FIOM: volantino distribuito ai lavoratori di Pomiglliano

IL NO DELLA FIOM PER IL LAVORO,
I DIRITTI E LA DIGNITÀ


Lavoratrici e lavoratori di Pomigliano,

sulle vostre spalle pesa in questi giorni un terribile ricatto. Da un lato la minaccia di chiusura dello stabilimento, dall’altro i diritti fondamentali garantiti dal Contratto nazionale, dallo Statuto dei lavoratori, dalla Costituzione.

L’accordo che la Fiom non ha sottoscritto porta indietro di più di 50 anni le condizioni e i diritti del lavoro. Cambiano i turni, le pause, l’organizzazione del lavoro. Con un aggravio pesantissimo per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
Ma, oltre a questo, per la prima volta in Italia si scrive che per le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano non varrà più il Contratto nazionale sugli orari di lavoro, sul trattamento di malattia, sulle qualifiche. Per le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano non ci saranno più le regole e i diritti scritti sul contratto e validi finora per tutti.

Ma in più, oltre a questo, si toglie ai lavoratori e al sindacato il diritto alla difesa contro i soprusi dell’azienda. Questo è un punto di una gravità senza precedenti, mai sottoscritto in nessun accordo. Infatti al punto 15 dell’accordo separato la Fiat scrive che tutte le parti contenute nell’accordo diventano una sorta di nuovo contratto individuale di lavoro e che il lavoratore che viola questo nuovo contratto è passibile di provvedimenti disciplinari fino al licenziamento. In questo modo i lavoratori di Pomigliano dovrebbero perdere la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e della stessa Costituzione.

La Fiom ha detto di no a un accordo che non solo peggiora le condizioni di lavoro, ma che se applicato impedisce qualsiasi possibilità di migliorarle. La Fiom ha dato la disponibilità a trattare e discutere sulle pesanti condizioni di lavoro chieste dalla Fiat, ma non a rinunciare ai diritti personali e indisponibili delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ora a Pomigliano si dovrebbe scegliere tra il posto di lavoro e i diritti sacrosanti garantiti dalla Costituzione. È una scelta vergognosa che la Fiom respinge.

La Fiom non accetta e non accetterà mai di cancellare i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori. Per questo, comunque vada un referendum che è assolutamente immorale e illegittimo, la Fiom continuerà a dire NO all’accordo e a tutelare in tutte le sedi i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di Pomigliano.

mercoledì 16 giugno 2010

FIOM: senza diritti saremmo solo schiavi



Senza diritti, saremmo solo schiavi




Governo e Confindustria guardano al documento della Fiat su Pomigliano come al modello di riferimento per la contrattazione e i diritti dei lavoratori. Governo e Confindustria pensano di somministrare tale medicina a tutte le lavoratrici e lavoratori.

Il perché siano affascinati da tale proposta è presto detto.

Chiede ai lavoratori di lavorare di più:
  • Lavorare su 18 turni (3 turni giornalieri x 6 giornate lavorative),ossia, impegnare i lavoratori su turni alternati dal lunedì mattina alla domenica mattina; la mezz’ora di mensa viene spostata a fine turno; per far fronte a fermate dovute a qualsiasi motivo (mancati rifornimenti, cause di forza maggiore, assenteismo, ecc.), vuole 120 ore di straordinario obbligatorio; i lavoratori possono essere comandati in straordinario nei giorni previsti di riposi e nella mezz’ora di mensa; l’azienda può derogare dal garantire il riposo di almeno 11 ore previste dalla legge nel passaggio da un turno all’altro per il singolo lavoratore

Bisogna essere sempre a disposizione dell’Azienda
  • Con il nuovo modello organizzativo pretende, senza contrattazione, un aumento della intensità lavorativa; vuole ridurre le pause dei lavoratori addetti alle linee di montaggio dagli attuali 40 minuti a 30 minuti;

Lavorare di più e più velocemente ed avere minor tempo di recupero aumenta i rischi per la salute dei lavoratori, ma neanche questo per lor signori è un problema.
  • Vengono cancellate vecchie voci retributive (disagio linea, paghe di posto relative a lavori in posizioni disagiate, nocive e/o pesanti)

Gli eventuali nuovi assunti dovrebbero lavorare di più per prendere di meno.

  • l’azienda può modificare le mansioni del lavoratore senza rispettare il principio dell’equivalenza professionale
  • Vuole imporre clausole di garanzia affinché il modello non trovi ostacoli. Infatti pretende di essere esentata dagli obblighi di legge e di contratto sul pagamento della malattia se vi sono punte anomale di assenteismo; pretende la Totale Obbedienza da parte dei lavoratori, sino al punto di prefigurare provvedimenti disciplinare, sino al licenziamento nel caso i lavoratori dovessero scioperare per contestare la gravosità ed i carichi di lavoro a loro assegnati, la sospensione delle ore di permesso sindacale per i delegati che dovessero dichiarare lo sciopero, il blocco delle quote tessera per l’organizzazione sindacale che dichiara lo sciopero.

In un sol colpo si cancella il Contratto Nazionale di lavoro, si fa carta straccia della legge 300 (Statuto dei Diritti dei Lavoratori) e si piccona pesantemente la Carta Costituzionale

Per queste ragioni la Fiom chiama tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici a una lunga e difficile fase di mobilitazione per la difesa dei diritti e per conquistare una via di uscita dalla crisi fondata sulla giustizia, sulla democrazia, su un diverso modello di sviluppo.La Fiom, nell’ambito dello sciopero Generale Confederale, per contrastare i provvedimenti del Governo e rivendicare risposte concrete su sviluppo ed occupazione, proclama 8 ore di sciopero per tutta la categoria.

Per il Piemonte lo Sciopero è dichiarato per il 2 di Luglio con Manifestazioni in tutte le Province

Partecipiamo allo sciopero ed alle manifestazioni

To. 15/06/2010