11 giugno 2012
redazione: Claudio Scarcelli
grafica e impaginazione: Alessandro Geri
Corso Trieste, 36 - 00198 Roma
e-mail: puntofiom@fiom.cgil.it
Per iscriversi alla mailing list e ricevere la newsletter
inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it
Federazione Impiegati Operai Metallurgici
Lavoro sotto le macerie
Le vittime del terremoto che, in due momenti diversi, ha colpito l’Emilia-Romagna sono state nella maggior parte dei casi operai
di Bruno Papignani, Segretario generale Fiom Emilia-Romagna
L’Emilia-Romagna vive un’emergenza, per i danni riportati e conseguenti alle scosse di terremoto; vittime e feriti, distruzione di abitazioni e d’interi distretti industriali. Per i lavoratori e le lavoratrici le conseguenze sono pesantissime.Il rischio è concreto, quel territorio così evoluto e industrializzato potrebbe subire un impoverimento. In particolare, le provincie di Ferrara, Modena e, seppur meno, Bologna, sono devastate,
ma danni alle strutture industriali ci sono anche a Reggio Emilia, mentre Ravenna, pur interessata da una scossa non lieve, per fortuna non ha subito danni.
Il sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna è un’emergenza nazionale. La terra non sta ferma, ogni giorno nel mondo ci sono migliaia di scosse, misurabili ma ancora non prevedibili. Comprendo chi tende a collocare l’evento, nella fatalità, nella disgrazia, nel destino o come meglio crede, visto che mancano strumenti di previsione efficaci, ma è indubbio che le conseguenze provocate su quanto fatto dall’uomo, non possono essere attribuite alla natura. In discussione è anche il modello di sviluppo, la cultura del profitto rapido e della finanza come priorità di azione. Dire queste cose può dare fastidio, perché oggi c’è bisogno di tanta solidarietà, di ripartire, ma è necessario, perché la ricostruzione assuma forme nuove.
La Fiom cerca di fare la propria parte, con la sottoscrizione di due ore di lavoro dei lavoratori promossa da Cgil, Cisl, e Uil, che saranno eguagliate dalle aziende, l’impegno di portare a conoscenza dei lavoratori le cifre raccolte fabbrica per fabbrica, indicare i progetti, poi, cosa sarà realizzato. La Fiom è presente, per ora, nelle province di Modena e Ferrara con due camper con operatori sindacali al seguito, per rispondere ai bisogni d’informazione e per essere riferimento dei lavoratori metalmeccanici nel raccogliere le necessità dei lavoratori e delle lavoratrici tutte.
Tuttavia sarebbe un errore non riflettere e non denunciare ciò che ormai appaiono inadeguatezze, inadempienze, sottovalutazioni solo per la necessità di ripartire al più presto.
Mi sono recato più volte in quelle zone; dopo la scossa del 20 maggio, i danni erano già consistenti, mi ha colpito che i crolli avessero interessato particolarmente le strutture industriali e in particolare capannoni di recente costruzione. Era evidente che qualcosa non aveva funzionato.
Ho partecipato alla riunione convocata dalla Regione Emilia-Romagna il 25 maggio, registrando determinazione e volontà di intervenire, assistendo le persone, predisponendo i necessari ammortizzatori sociali, giustamente si chiusero le scuole, imprudentemente questo non è avvenuto per le fabbriche. Se ricordo bene il capo della protezione civile, sottolineò che non si trattava di scosse di assestamento, ma di sciame sismico.
Pertanto nessuno poteva escludere nuove scosse anche di elevata intensità. Quello che è successo il 29 maggio ma anche in seguito, gli esperti hanno detto che non era nemmeno riferibile allo sciame sismico, ma si è trattato di una nuova sequenza sismica non originata dalla faglia del 20 maggio. Non mi sfugge che, all’Emilia Romagna era attribuito un livello di pericolosità media e che simili terremoti, nella stessa zona risalgono al 1570 e al 1639. In ogni caso, i fatti ci dicono che tutta l’Italia è sismica. Si è costruito pensando che quegli eventi non potevano ripetersi. Con l’ultima faglia i danni hanno riguardato anche case e negozi, ma ancora una volta sono le fabbriche a essere crollate con i lavoratori sotto.
Avevamo subito consigliato che prima di riprendere il lavoro fosse certificata non solo l’agibilità, ma la sicurezza delle strutture, cioè se erano strutture in grado di reggere scosse simili o maggiori a quelle già avvenute, solo dopo è stato accolto in termini di disposizione nell’apposito decreto emanato. Troppa fretta e troppa leggerezza o fatalità?
E che dire di alcuni tentativi tesi a esercitare forzature, come denunciato dai lavoratori. Se la magistratura accerterà delle responsabilità, la Fiom non può escludere di costituirsi parte civile. Il bel paese è ormai un ricordo, si muore per mancanza di lavoro o per insicurezza sul lavoro.
Se è vero che si è speso negli ultimi cento anni più di 60 miliardi di euro per i danni dovuti agli eventi sismici, è bene che questa sia l’occasione, per quanto dolorosa, per ripensare al modello di sviluppo mettendo al sicuro il nostro paese, che vuol dire anche crescita e lavoro.
Anche questo sarà necessario affrontare, quando terremo in quelle zone un attivo Regionale della Fiom con il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.
La ripresa del lavoro avvenga solo dopo le necessarie e opportune verifiche.
Profondo cordoglio per le vittime del nuovo sisma in Emilia-Romagna
Il comunicato della Segreteria nazionale della Fiom del 29 maggio 2012La Segreteria nazionale della Fiom esprime profondo cordoglio per le vittime del gravissimo terremoto in Emilia-Romagna.
La Fiom è vicina ai cittadini, alle lavoratrici e ai lavoratori colpiti dal sisma e si stringe intorno alle famiglie delle vittime.
La Fiom intende evidenziare le gravi responsabilità rispetto alla inadeguatezza delle strutture industriali che si sono dimostrate non adatte a resistere in casi di terremoti di tali dimensioni e il cui crollo sta determinando tante vittime.
È gravissimo che si sia ripreso a lavorare dopo il primo evento sismico senza aver verificato le condizioni di sicurezza degli edifici industriali ben sapendo che le scosse sarebbero continuate.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile che la ripresa del lavoro avvenga solo quando dopo le necessarie
e opportune verifiche si sia certi che i capannoni industriali siano in sicurezza. A tal fine chiediamo alle Istituzioni e alle imprese di garantire che la ripresa avvenga solo dopo accurati controlli di sicurezza.
La Fiom valuterà in rapporto con i delegati e i territori coinvolti dall'evento le opportune iniziative per aiutare e sostenere i lavoratori, le lavoratrici e le popolazioni colpite.
Ferrara. Dimenticare, individuare le priorità, ripartire
di Mario Nardini, segretario generale Fiom Ferrara
Accade sempre più spesso in questo paese che ci si svegli all’improvviso e si scopra che le cose in cui si è creduto per lungo tempo non siano vere.
In provincia di Ferrara questo è accaduto domenica 20 maggio 2012 alle ore 4,04.
Abbiamo dovuto prendere atto che la vulgata, reiterata per lunghi anni, che il territorio non eraa rischio sismico era una stupidaggine.
Non è, a dire il vero, che mancassero i precedenti, anche se distanti nel tempo. Le cronache riportano documentazione del terremoto del 1570 che causò danni a persone e cose, mentre lo sciame sismico durò per i quattro anni successivi.
Sul territorio ferrarese il sisma ha colpito i comuni di S. Agostino, Mirabello, Bondeno, Cento, Poggio Renatico, danneggiando e distruggendo persone, abitazioni, fabbriche, monumenti storici.
In questa distruzione hanno perso la vita sette persone di cui quattro lavoratori dei turni notturni nelle fabbriche, uno di questi lavorava alla Tecopress, fabbrica metalmeccanica andata quasi completamente distrutta.
La successiva scossa, del 29 maggio 2012, ha causato una ulteriore vittima, accentuando i danni alle strutture sia industriali che civili, oltre che allargare a dismisura la paura della gente e conseguentemente gli sfollati in cerca di ripari sicuri.
Al momento, stime ancora non definitive contano oltre 50 aziende colpite, fra industriali e artigianali, anche se la verifica delle attività artigianali danneggiate non è ancora completata, i lavoratori metalmeccanici complessivamente coinvolti sono più di 3.000.
Credo che per «dimenticare» i lutti, la distruzione, il disagio di non sentirsi più sicuri in casa propria, servirà molto tempo.
Tempo che non abbiamo. Se vogliamo attivare tempestivamente la ricostruzione, vanno celermente individuate le priorità, prima la produzione e il lavoro, poi le case, successivamente i monumenti.
Ricostruire significa dal mio punto di vista:
- la messa in sicurezza dei capannoni rimasti in piedi;
- la concessione di agibilità certificate alle strutture industriali per poter riprendere celermente e in sicurezza le lavorazioni;
- l’erogazione di risorse per la ricostruzione a partire dalle fabbriche danneggiate o distrutte, pena il rischio di deindustrializzazione o delocalizzazione;
- l’aggiornamento e l’applicazione di norme di costruzione antisismiche per le strutture sia industriali che civili;
- la concessione di ammortizzatori sociali, in quantità adeguata al problema, aggiuntivi a quelli messi a disposizione per la crisi economico-produttiva mondiale.
A Ferrara, lunedì 4 giugno 2012, in applicazione del «Protocollo Regionale sullo stato di crisi per evento sismico» è stata realizzata l’intesa fra Istituzioni locali e Rappresentanze sociali per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Nello specifico sono stati individuati tre diversi strumenti: la cigo e la cigs per le aziende dell'industria, la cig in deroga per le aziende artigiane. Gli esami congiunti si svolgeranno in ambito di Tavolo tecnico provinciale. Il rischio di un esautoramento della categoria dal confronto diretto con le imprese è reale, solo parzialmente scongiurato dalla facoltà concessa alle organizzazioni sindacali di richiedere un incontro per un confronto ex post a livello aziendale.
Restano inoltre incertezze interpretative: sul riconoscimento degli ammortizzatori ai lavoratori occupati in aziende non colpite dal sisma, che sono committenti o svolgono manutenzioni in aziende che hanno sospeso l'attività;
- sulla copertura con ammortizzatori ai lavoratori dipendenti di aziendein produzione, soggettivamente impossibilitati a recarsi al lavoro perché sfollati, senza casa, senza mezzi di trasporto, in preda al panico ecc.;
- sugli obblighi di certificazione di agibilità sismica ai sensi delle norme tecniche vigenti.
E’ inaccettabile che sulla questione “agibilità” le aziende possano anche solo pensare di chiedere ai lavoratori di sottoscrivere una liberatoria da responsabilità civili e penali per la proprietà.
Contrasteremo con ogni mezzo quanti pensano di poter scaricare sui dipendenti la scelta tra il lavoro e la sicurezza.
Modena. La paura quotidiana, la voglia di ripartire
di Cesare Pizzolla, segretario generale Fiom ModenaIl terremoto del 20 maggio che ha colpito l'Emilia, e le sue repliche, hanno lasciato sul campo numeri drammatici. Il tributo di vite umane, la devastazione in termini di crolli, la disperazione degli sfollati e la preoccupazione di chi sta rischiando fortemente di non avere piu un posto di lavoro descrivono la dimensione sconvolgente del sisma ma mettono anche in evidenza la sottovalutazione dei rischi sismici a cui questa zona era ed è sottoposta, da cui si sono fatte discendere logiche di costruzione non all'altezza.
La voglia di ripartire e di tornare alla normalità è tanta ma questa si scontra con la quotidianità delle scosse che purtroppo indica che i tempi saranno lunghi, se non lunghissimi.
Questa zona, prima del sisma, produceva circa l’1% del Pil nazionale attraverso grandi aziende multinazionali e miriadi di aziende piccole e piccolissime in una logica di distretto per il biomedicale e di filiera nella meccanica.
Noi dobbiamo essere attenti a gestire la fase immediata dell'emergenza sul lavoro cominciando da subito a ragionare di come evitare il rischio di delocalizzazioni, chiedendo anche alle istituzioni di intervenire investendo in risorse, per evitare che ciò avvenga.
I tempi della ricostruzione in sicurezza non collimano con i tempi e le logiche del mercato, perciò dovremo trovare modalità che ottemperano all'esigenza di sicurezza dei lavoratori, elemento per noi imprescindibile, e anche la permanenza sul territorio di aziende e quindi di lavoro.
Colgo l'occasione per ringraziare i tanti che dal primo momento si sono messi a disposizione per contribuire ad affrontare la fase dell'emergenza e quella della ricostruzione perché per risollevarci oltre alla determinazione e alla forza d'animo delle popolazioni colpite c'è bisogno del contributo di tutti.



