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mercoledì 18 luglio 2012

FIOM: linee guida di Federmeccanica per rinnovo CCNL2009





LINEE GUIDA PER IL RINNOVO DEL CCNL 15 OTTOBRE 2009



L’industria metalmeccanica sta attraversando la crisi più grave e prolungata della sua storia. La sopravvivenza stessa di una larga parte delle sue imprese è messa a repentaglio. 

Dal 2007 al 2011 il valore aggiunto settoriale è diminuito di oltre 10miliardi di euro con un minor impiego di lavoro equivalente a circa 260mila occupati. Nel quadriennio le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 12,7% rispetto all’8,5% del costo-vita e al 3,9% dei prezzi alla produzione; la quota dei redditi da lavoro sul valore aggiunto è aumentata di oltre cinque punti percentuali e il costo del lavoro per unità di prodotto si è incrementato del 9,6% ampliando così il già pesante gap competitivo con i nostri principali concorrenti. 

Dopo un breve periodo di ripresa, dalla metà dello scorso anno si è riavviata la spirale recessiva che non accenna a rallentare. Nel primo quadrimestre di quest’anno la produzione industriale del settore metalmeccanico è diminuita del 2,3% sul quadrimestre precedente, del 5,6% sullo stesso periodo del 2011 e del 27,6% sul primo quadrimestre del 2008; le ore di Cassa Integrazione autorizzate corrispondono a 186 mila lavoratori a tempo pieno. 

Le previsioni relative a produzione ed occupazione per l’anno in corso segnalano attese di ulteriori diminuzioni. 


Pesano sulla crisi nuove emergenze (dal credit crunch al ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione) che si sommano agli handicap storici del Paese (fisco oppressivo su imprese e lavoro, burocrazia asfissiante e inefficiente, carenza di infrastrutture materiali e immateriali, etc.). 

In questa situazione, già di per sé drammatica, si è ora aggiunto il gravissimo sisma che ha colpito un’area che rappresenta, per quantità e qualità, uno dei principali gangli vitali dell’industria metalmeccanica italiana. 

Da questo inedito e drammatico contesto non può prescindere la imminente trattativa per il rinnovo del CCNL 15 ottobre 2009 al cui proposito la Giunta di Federmeccanica, nella sua riunione odierna, ha approvato il presente documento elaborato a partire dalle indicazioni emerse dall’Incontro Nazionale dei Direttivi Metalmeccanici del febbraio scorso. 

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Le relazioni industriali, il cui principale strumento è la contrattazione, rivestono un ruolo essenziale per il miglioramento dei livelli di produttività e competitività aziendale e di sistema. 

Da qualche anno è in atto un processo di cambiamento nei sistemi contrattuali di tutti i paesi europei che rafforza il ruolo della contrattazione aziendale e modifica quello della contrattazione nazionale. 

Anche l’Italia si è mossa in questa direzione sia in termini di regole contrattuali che di stabilizzazione dei rapporti tra organizzazioni di rappresentanza (Accordi Interconfederali del 15 aprile 2009 e del 28 giugno 2011). Tuttavia si tratta di un processo in divenire che deve essere monitorato nei risultati che produce e, laddove necessario, completato. 

Nel settore metalmeccanico, il CCNL 15 ottobre 2009 e le successive intese ad esso collegate hanno introdotto innovazioni importanti che consentono e favoriscono il desiderato accrescimento di ruolo del livello aziendale (Derogabilità del Ccnl, Linee Guida per il salario variabile nelle aziende di minori dimensioni, Norme specifiche per il comparto auto). 

In un’ottica di Relazioni Industriali cooperative e non conflittuali sono stati valorizzati gli strumenti di welfare contrattuale rafforzando la previdenza complementare (Cometa) e avviando il fondo di categoria per l’assistenza sanitaria (MétaSalute).

Il CCNL 2009, tuttavia, non ha trovato la condivisione della Fiom che non lo ha firmato. 

Ora siamo alla vigilia della scadenza del contratto che, alla luce della situazione precedentemente descritta, si colloca in un contesto di estrema difficoltà per le imprese e per l’occupazione. 

Mai come in questo momento è valido il principio secondo cui la contrattazione collettiva, e nella fattispecie il contratto nazionale di lavoro, è utile se è funzionale all’accrescimento della produttività e della competitività delle imprese; per questo motivo il contratto non deve essere rinnovato a tutti i costi ma solo qualora in grado di dare risposte positive alle necessità delle imprese senza mai dimenticare che è dal successo delle imprese che dipende l’occupazione e il benessere dei lavoratori. 

Per quanto concerne gli aspetti salariali del contratto si deve perseguire un obiettivo di coerenza tra oneri economici a carico delle imprese e le loro condizioni produttive e di mercato definendo criteri di flessibilità nell’applicazione delle regole vigenti e innovando rispetto a prassi consolidate ma non più attuali. Occorre anche perseguire il superamento di tutti i residui automatismi salariali, con particolare riferimento agli aumenti periodici di anzianità, ampliando così gli spazi per politiche di valorizzazione del merito individuale. 

Per quanto concerne il regime degli orari l’obbiettivo è quello di aumentare e rendere più flessibili sia le ore di effettiva prestazione individuale che degli impianti. Si tratta, da un lato, di avvicinare, fino a far coincidere, le ore effettivamente lavorate con quelle contrattualmente dovute, anche sfrondando e razionalizzando tutto ciò che incide sulla prestazione effettiva, e, dall’altro, di rendere di semplice applicazione ed esigibilità la flessibilità dell’orario nell’ambito delle previsioni di legge. Il contratto nazionale deve anche favorire l’adozione a livello aziendale di schemi di orario che consentano il massimo utilizzo degli impianti permettendo, ferme restando le ore di lavoro dei singoli lavoratori, il funzionamento degli stessi fino a 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. 

La modalità principale per avvicinare le ore di prestazione effettiva a quelle contrattuali consiste nella drastica riduzione dell’assenteismo, in particolare quello determinato da assenze per malattia di breve durata, che comporta costi diretti a carico delle imprese per la parte della retribuzione non indennizzata dall’Inps e gravi diseconomie organizzative soprattutto nelle imprese di minori dimensioni. Mantenendo le tutele per le malattie gravi, occorre rivedere il trattamento relativo ai primi tre giorni di malattia (carenza) che, come noto, è oggi di esclusiva disciplina contrattuale e non di legge. 

Anche le ore di straordinario attualmente previste dal contratto (200/250 annue) debbono essere rese effettivamente disponibili per le aziende, senza defatiganti trattative, anche nella giornata del sabato. 

Le innovazioni in termini di prestazione individuale e di flessibilità gestionale degli orari dovranno affermare un principio di stretta corrispondenza tra prestazione di lavoro e relativo trattamento retributivo. 

Con il prossimo contratto dovranno essere semplificate le già previste procedure di derogabilità tenendo anche conto delle innovazioni, introdotte successivamente al nostro accordo del 29 settembre 2010 sia dall’Accordo Interconfederale che dalla legge, che hanno riguardato sia le regole di definizione degli accordi aziendali che la loro efficacia soggettiva. 

Più in generale, occorre definire soluzioni che rendano la contrattazione aziendale sempre meno subordinata a quella nazionale seppur con essa coordinata. Così come dovrà essere mantenuta al contratto nazionale la prerogativa di strumento esaustivo per il governo delle relazioni di lavoro in azienda in tutte quelle imprese che non hanno né contrattazione aziendale né rappresentanze sindacali e che quindi necessitano di norme contrattuali direttamente applicabili. 

Il testo del prossimo contratto dovrà essere ulteriormente semplificato e adeguato alle innovazioni legislative in tema di lavoro, recenti (riforma delle pensioni) e di prossima emanazione (mercato del lavoro); a cominciare dal demando relativo alla definizione delle ulteriori ipotesi di ricorso ai contratti di somministrazione. 

La competizione globale è fortissima e debbono essere usati tutti gli strumenti utili (tarati sugli standard europei) per non rimanerne schiacciati. 

Produttività, flessibilità, qualità, controllo dei costi ed equità distributiva costituiscono i principi fondanti della prossima stagione contrattuale e Federmeccanica intende perseguirli insieme alle organizzazioni sindacali che questi ineludibili principi condividono. 

Nelle condizioni date, o questi principi troveranno adeguata realizzazione oppure Federmeccanica non riterrà utile concludere alcun accordo di rinnovo del contratto nazionale. 

Con Fim e Uilm in questi anni è stato compiuto un percorso comune che ha consentito innovazioni importanti per le imprese e per i lavoratori. La Fiom si è trincerata in una posizione di contestazione a tutto campo incapace di produrre il minimo frutto in termini di concreta pratica negoziale. Tuttavia Federmeccanica non intende rinunciare a priori ad un Ccnl sottoscritto da tutti i sindacati più rappresentativi della categoria. Certamente, però, non potremo accettare di aprire il confronto su piattaforme che disconoscono il vigente 
Ccnl 15 ottobre 2009 che è quello che ci accingiamo a rinnovare. 

Quale che sia il contenuto del contratto, resta aperto il “drammatico” problema della sua esigibilità; su tale questione, in assenza di una disciplina di legge relativa all’applicazione erga omnes del contratto nazionale, sarà compito delle parti definire una disciplina pattizia che individui principi, regole e sanzioni a carico della parte eventualmente inadempiente. 

Bergamo, 22 giugno 2012

mercoledì 27 giugno 2012

Nota alle Strutture:Rinnovo CCNL




NOTA ALLE STRUTTURE

Per difendere le condizioni di vita e di lavoro dei metalmeccanici e
superare la pratica degli accordi separati a Fim e Uilm proponiamo regole 
democratiche riconsegnando ai lavoratori il diritto di decidere sugli accordi 
Fim e Uilm il 13 giugno 2012 hanno definito la piattaforma per un rinnovo separato del Contratto Nazionale che non verrà illustrata e sottoposta al voto di tutti i metalmeccanici ma solo agli iscritti di Fim e Uilm, la minoranza in categoria. 

Una piattaforma che riconferma il sistema di regole per i rinnovi contrattuali del 2009, non condiviso dalla Fiom e dalla Cgil, e che ha portato, dal 2009 ad oggi, agli accordi separati nei rinnovi contrattuali dei metalmeccanici, del pubblico impiego e del commercio; praticamente l'insieme del lavoro dipendente in Italia. 

Una piattaforma che, prima ancora del merito delle richieste, non rispetta e non si pone il problema di dare applicazione condivisa all'accordo interconfederale del 28 giugno 2011, nega il diritto democratico dei lavoratori metalmeccanici di poter decidere sui contratti che li riguardano, conferma la scelta degli accordi separati e non si pone l'obiettivo della riconquista di un Contratto nazionale unitario per tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici. 

L'assemblea nazionale dei delegati della Fiom, lo scorso 22 e 23 settembre 2011 a Cervia, ha approvato la piattaforma per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro di Federmeccanica, Unionmeccanica, Cooperative, per tutta la categoria occupata nelle imprese industriali e ha esplicitato da subito e chiaramente nella premessa i punti fondamentali: un contratto nazionale è tale se è il contratto di tutte le lavoratrici e i lavoratori che operano nel settore e ai quali deve garantire condizioni salariali e normative uguali a parità di mansione e di lavoro; il contratto nazionale è valido se è approvato dalla maggioranza dei lavoratori metalmeccanici.

La piattaforma della Fiom è stata successivamente approvata con il voto referendario della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici il 26, il 27 e il 28 ottobre 2011; l'obiettivo che ci siamo proposti e che ci proponiamo è la riconquista di un Contratto Nazionale condiviso dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, sottoscritto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali e dalle associazioni delle imprese. 

Dopo la valutazione e l'approvazione certificata della piattaforma da parte della maggioranza dei lavoratori, tramite le assemblee e il referendum, il 12 dicembre 2011 la Fiom con una lettera inviata a Federmeccanica e a Fim e Uilm, ha chiesto di affrontare in modo nuovo la grave situazione che investe i lavoratori e le imprese. 

Abbiamo chiarito di essere consapevoli che l'attuale contesto economico, sociale e politico non ha precedenti sia sul piano nazionale che europeo a causa di una crisi che non ha precedenti e che investe tutto il mondo del lavoro e delle imprese; abbiamo anche riconosciuto e riconfermato le valutazioni e i giudizi diversi rappresentati dalle scelte precise e dai fatti conseguenti nelle relazioni industriali. 

Per chiarezza nella nostra lettera a Federmeccanica e a Fim e Uilm abbiamo anche riassunto questi fatti: 
  • l'accordo sul CCNL separato del 15.10.2010 nel corso della vigenza del CCNL unitario del 2008 con il quale hanno scelto di dare applicazione all'intesa separata sugli assetti contrattuali non firmata dalla Cgil, 
  • la volontà esplicita di Federmeccanica di riconoscere, dal 1.1.2012, come unico CCNL in vigore l'accordo separato non sottoscritto dalla Fiom, 
  • l'accordo interconfederale unitario del 28.6.2011 sulla certificazione della rappresentanza, ruolo e funzione del CCNL, contenuti della contrattazione collettiva e validità dei contratti aziendali, 
  • la scelta di Fiat di uscire dal sistema di rappresentanza generale e dal CCNL, con la conseguente divisione del mondo del lavoro e l'attacco alle libertà sindacali. 

Proprio per affrontare in modo nuovo la gravità della situazione e senza chiedere a nessuno di rinunciare alla diversità delle posizioni espresse abbiamo proposto di verificare la volontà e le condizioni per raggiungere un contratto nazionale condiviso da tutti a partire dalla democrazia e dalla rappresentanza, cioè dalla richiesta di definire sia un sistema di rappresentanza dei lavoratori metalmeccanici che di regole condivise per la validazione democratica dei contratti nazionali e aziendali. 

La risposta è stata chiara, prima la Fiom firmi gli accordi separati di Federmeccanica  con Fim e Uilm e poi diamo la disponibilità a discutere; tradotto: prima accettate di peggiorare, per accordo e con noi, le condizioni di lavoro e le libertà sindacali e democratiche dei lavoratori, poi siamo disponibili a discutere di rappresentanza. 

Quello che non è chiaro e che non è scritto nella piattaforma di Fim e Uilm, ma su cui è necessaria la più ampia informazione ai lavoratori metalmeccanici è che, senza alcun livello di informazione e di mandato, è già stato definito con Federmeccanica l'oggetto della trattativa che vogliono svolgere. 

Fim e Uilm, senza alcun mandato e in assenza di informazione e consultazione dei lavoratori: 
  • il 29 settembre 2010, quindi dopo la firma separata del CCNL del 15.9.2009, hanno sottoscritto l'art.4-bis del CCNL che prevede la possibilità di derogare in azienda sull'insieme delle norme del Contratto Nazionale ( sono esclusi solo i minimi tabellari e gli scatti di anzianità) con l'impegno a recepire questa norma con il rinnovo del contratto che si apprestano a discutere; 
  • il 12 dicembre 2012 hanno sottoscritto il Contratto Collettivo Specifico di primo livello in Fiat che estende l'accordo di Pomigliano e cancella il contratto nazionale dei metalmeccanici negli stabilimenti Fiat, peggiorando le condizioni di lavoro, con l'introduzione dei 18 turni, lo spostamento della ½ ora di mensa a fine turno e 120 ore annue di straordinario obbligatorio, l'utilizzo da parte dell'azienda dei Par del lavoratore a copertura del 18° turno eventualmente non lavorato e la penalizzazione della malattia, con la limitazione delle libertà sindacali individuali e collettive dei lavoratori che non hanno più la libertà di scegliere a quale sindacato aderire e introducendo la clausola di responsabilità che prevede sanzioni a carico dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che scioperano; 
  • il 22 dicembre 2011 Fim e Uilm hanno sottoscritto con Federmeccanica, in deroga al CCNL separato del 15.10.2009, il protocollo d'intesa sulla disciplina specifica per il comparto auto che può essere applicato in tutte le aziende del settore solo con una comunicazione resa dall'azienda alla RSU 20 giorni prima della sua applicazione e che introduce: un orario di lavoro di 40 ore calcolato sulla media dei 12 mesi, 18 turni di lavoro settimanali dal lunedì al sabato senza contrattazione con la RSU, lo spostamento della ½ ora di mensa a fine turno e 120 ore annue di straordinario obbligatorio per il lavoro a 18 turni, ridotte a 80 ore in caso di lavoro su 10/15 turni, l'utilizzo da parte dell'azienda dei Par del lavoratore a copertura del 18° turno eventualmente non lavorato e la penalizzazione della malattia; 
  • sempre il 22 dicembre 2012 Fim e Uilm hanno sottoscritto con Federmeccanica una dichiarazione comune con la quale si danno reciprocamente atto che, in occasione degli incontri per il rinnovo contrattuale del CCNL separato del 15.10.2009, costituirà oggetto di confronto sia il fenomeno dell'assenteismo che la clausola di esigibilità firmata con l'accordo Fiat: questo vuole dire che, senza informare i lavoratori né esplicitarlo in piattaforma, Fim e Uilm sono già impegnate con Federmeccanica a introdurre nel contratto un peggioramento della attuale normativa della malattia e la clausola che prevede sanzioni anche a carico dei lavoratori in caso di scioperi. 

La risposta data da Fim e Uilm alla richiesta della Fiom, con questi fatti, ora è ancora più chiara: la firma della Fiom sugli accordi separati e sulle dichiarazioni comuni firmate con Federmeccanica da Fim e Uilm significa garantire che il peggioramento delle condizioni di lavoro e delle libertà sindacali e democratiche dei lavoratori diventino esigibili per le imprese a prescindere dalla reale rappresentanza di chi sino ad oggi ha sottoscritto quegli accordi senza informare i lavoratori e senza il loro mandato. 

Inoltre, l'approvazione del Dlgs sul mercato del lavoro, in discussione e in approvazione in Parlamento, peggiora considerevolmente e ulteriormente le condizioni dei lavoratori: 
  • toglie le tutele oggi previste in caso di licenziamento individuale e collettivo, e in particolare interviene e cancella l'art.18 della legge 300 
  • riduce l'attuale copertura degli ammortizzatori sociali – sia temporale che economica della cassa integrazione e della mobilità - con gravi conseguenze per i lavoratori in una crisi che non solo continua ma si aggrava, 
  • non contrasta e allarga ulteriormente le forme di lavoro precarie che interessano i giovani, le donne, e tutti quelli che perdono il lavoro nei processi di riorganizzazione delle imprese e dei servizi. 

Su questo argomento, invece di contrastare sul piano contrattuale una riforma contro i lavoratori, la piattaforma di Fim e Uilm si propone di armonizzare quanto previsto dal CCNL sui contratti a termine con quanto previsto dalle nuove norme che stanno per essere varate dal Parlamento, si propone quindi di eliminare la causale oggi prevista dal contratto per le assunzioni a termine, sia di lavoratori interinali che di lavoratori assunti direttamente dall'azienda. 

Inoltre nelle fabbriche, in questi mesi, in modo illegittimo, Federmeccanica Fim e Uilm unilateralmente stanno mettendo in discussione le agibilità e i diritti sindacali del sindacato più rappresentativo della categoria, la Fiom, nella elezione dei delegati e nell'esercizio del diritto di assemblea. Ciò non è accettabile sia per il CCNL del 2008 e la clausola dell'ultrattività del contratto nazionale, sia per l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011. 

La piattaforma della Fiom 
  • nella sua premessa considera prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura dei siti produttivi, per la difesa dell'occupazione e il superamento della precarietà, contro una logica che contrappone il diritto al lavoro ai diritti del lavoro, 
  • nei capitoli relativi al mercato del lavoro si propone di limitare le tipologie dei contratti di lavoro atipici – contratto a tempo determinato, interinale a tempo determinato, contratto a part-time – con l'introduzione di un periodo massimo di 24 mesi di permanenza per la stabilizzazione, una maggiorazione oraria del 
  • 25% del monte ore retributivo al termine del rapporto di lavoro e il vincolo di parità retributiva e normativa a parità di mansione. 

In questi mesi la segreteria nazionale della Fiom in più occasioni: 
  • ha avanzato la proposta di individuare regole democratiche condivise per la validazione degli accordi, 
  • ha chiesto l'applicazione anche tra i metalmeccanici dell'accordo interconfederale del 28.6.2012 che prevede la certificazione della rappresentatività delle Organizzazioni Sindacali attraverso la certificazione degli iscritti e del voto raccolto nei rinnovi delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, 
  • ha ribadito la volontà e la richiesta di stipulare, con il consenso e il concorso di tutti i soggetti che hanno sottoscritto il CCNL del 2008, un nuovo CCNL valido e applicabile a tutte le lavoratrici e i lavoratori addetti nelle imprese metalmeccaniche. 

La Fim e la Uilm hanno fatto una scelta diversa: 
  • quella di continuare sulla strada degli accordi separati, 
  • negare ai metalmeccanici il diritto di voto sulle piattaforme e sugli accordi, 
  • impedire la certificazione della loro reale rappresentatività; Fim e Uilm hanno scelto di derogare il contratto nazionale e discutere senza mandato con Federmeccanica di: straordinario, malattia, orari di lavoro, diritto di sciopero, diritti e libertà sindacali. 


19 giugno 2012 

Fiom Nazionale