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lunedì 2 aprile 2012

FIOM: Appello dei giuristi italiani su art.18



Gli organi di informazione riportano oggi che il Governo Monti, per far digerire la pillola delle modifiche peggiorative a tutele esistenti per il lavoratori, avrebbe prospettato l’esistenza di due interventi nell’opposta direzione:
  1. l’estensione alle imprese sotto i 16 dipendenti dell’istituto della reintegra in ipotesi di licenziamento discriminatorio;
  2. la previsione secondo cui i contratti a tempo determinato non potranno essere reiterati per più di 36 mesi, convertendosi, oltre tale limite temporale, in contratti a tempo indeterminato.
Entrambe le affermazioni sono false in quanto tali disposizioni già esistono nel nostro ordinamento.

La prima infatti, è contenuta nell’art. 3 della legge 108/90, che testualmente dispone: “Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie (…) è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300”.

La seconda è disciplinata dall’art. 5 comma 4 bis del Dlgs. 368/01, il quale recita: “qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto ed un altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato”

A prescindere dalle valutazioni che ciascuno vorrà dare dei nuovi provvedimenti che il Governo Monti si accinge ad adottare, è veramente sconcertante il livello di disinformazione (se c’è buona fede) o di spregiudicatezza (se c’è mala fede) di chi vuol fare apparire a milioni di cittadini come concessioni alle organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori quelle che sono tutele già acquisite da anni dalla legge.


Bologna 21 marzo 2012


Prof. Umberto Romagnoli; Prof. Luciano Gallino; Prof. Luigi Mariucci; Prof. Piergiovanni Alleva; Prof. Giovanni Orlandini; Prof. Vincenzo Bavaro; Prof. Franco Focareta; Prof. Antonio Loffredo; Dott. Sergio Mattone; Avv. Valerio Speziale; Avv. Enrica Mangia, Milano; Avv. Gabriella Del Rosso, Firenze; Avv. Yara Serafini, Firenze; Avv. Lorenzo Messeri, Firenze; Avv. Giampaolo Barone, Firenze; Avv. Michela Valenti, Firenze; Avv. Francesco Rusconi, Firenze; Avv. Alessia Betti, Firenze; Avv. Alessandro Giovannelli, Firenze; Avv. Francesca Bassetti, Firenze; Avv. Sergio Vacirca, Roma; Avv. Giorgio Pirani, Roma; Avv. Filippo Distasio, Torino; Avv. Silvana Lamacchia, Torino; Avv. Davide Barillaro, Torino; Avv. Luca Zamagni, Rimini; Avv. Federico Gambini, Rimini; Avv. Jessica Valentini, Rimini; Avv. Daniele Marino, Rimini; Avv. Lucia Morri, Rimini; Avv. Alberto Guariso, Bologna; Avv. Valentina D’Oronzo, Bologna; Avv. Antonio Andricciola, Bologna; Avv. Lea Leo, Bologna; Avv. Andrea Stramaccia, Firenze; Avv. Lorenzo Calvani, Firenze; Avv. Andrea Danilo Conte, Firenze; Avv. Letizia Martini, Firenze; Avv. Andrea Ranfagni, Firenze; Avv. Giovanni Ventura, Trieste; Avv. Stefano Chiusolo, Milano; Avv. Gian Andrea Ronchi, Bologna; Avv. Caterina Burgisano, Bologna; Avv. Assunta Cestaro, Roma; Avv. Alberto Piccinini, Bologna; Avv. Antonella Gavaudan, Bologna; Avv. Bruno Laudi, Bologna; Avv. Giovanna Buttazzo, Bologna; Avv. Francesca Ferretti, Bologna; Avv. Giorgio Sacco, Bologna; Avv. Massimo Vaggi, Bologna; Avv. Antonio Mumolo, Bologna; Avv. Sara Passante, Bologna; Avv. Stefania Mangione, Bologna; Avv. Guido Reni, Bologna; Avv. Rosa Tarantini, Bologna; Avv. Raffaella Ballatori, Bologna; Avv. Sabrina Pittarello, Bologna; Avv. Francesca Stangherlin, Bologna; Avv. Claudia Tibolla, Bologna; Avv. Antonio Monachetti, Bologna; Avv. Federico Martelloni, Bologna; Avv. Manuela Del Monaco, Bologna; Avv. Matteo Acciari, Bologna; Avv. Nazzarena Zorzella, Bologna; Avv. Nino Raffone, Torino; Avv. Enzo Martino, Torino; Avv. Nyranne Moshi, Milano; Avv. Ettore Sbarra, Avv. Mario Fezzi, Milano; Avv. Bruno Cossu, Roma; Avv. Fabio Rusconi, Firenze; Avv. Savina Bomboi, Roma; Avv. Alvise Moro, Milano; Avv. Cosimo Francioso, Milano; Avv. Gloria Pieri,

venerdì 2 marzo 2012

Rsu Dianos: Appello Fiom




Roma, 1 marzo 2012



MANIFESTAZIONE FIOM‐CGIL 

ROMA 9 MARZO 2012 

APPELLO AL MONDO DELLA CULTURA E ALLA SOCIETÀ CIVILE


La Fiom‐Cgil ha proclamato per venerdì 9 marzo lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici con una manifestazione a Roma che si concluderà in piazza San Giovanni.

La democrazia ed il lavoro sono i nodi centrali del nostro tempo in Italia e in Europa.

Perché oggi il lavoro manca, è sempre più precario, è sempre meno pagato, al punto che pur lavorando si è poveri. Perché oggi nei luoghi di lavoro, a partire dalla Fiat, si rischia l’autoritarismo con la messa in discussione del Contratto nazionale, dei diritti individuali e collettivi.

Perché la democrazia è negata. Alle donne e agli uomini che lavorano è impedito di votare liberamente gli accordi che li riguardano e di potersi scegliere chi li rappresenta, fino alla messa al bando di un’intera organizzazione sindacale e all’esplicita discriminazione verso gli iscritti della Fiom‐Cgil.

È in questo contesto che Governo e Confindustria vogliono far passare l’idea, sbagliata e inaccettabile, che per uscire dalla crisi bisogna cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dopo aver manomesso il sistema pensionistico pubblico.

All’opposto devono essere universali, e quindi estesi a tutti, la cassa integrazione quale alternativa ai licenziamenti collettivi e la tutela del reddito come diritto di cittadinanza.

In una “Repubblica democratica fondata sul lavoro” quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato ed il superamento della precarietà è la sicurezza di tutti, un’economia ambientalmente sostenibile e un piano straordinario di investimenti pubblici e privati sono le condizioni per difendere i beni comuni e costruire nuovi posti di lavoro.

Lo sciopero generale e la manifestazione nazionale del 9 marzo diventano un appuntamento essenziale non solo per i metalmeccanici ma per tutti coloro che credono nella democrazia, nella giustizia sociale, nella libertà, nell’informazione libera e in un lavoro stabile con diritti. E in questo senso sono fondamentali il diritto allo studio, l’accesso alla cultura, la valorizzazione del patrimonio artistico e delle competenze.

Nel nome della nostra Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista invitiamo ogni cittadino non solo ad aderire alla manifestazione, ma a farsi promotore e protagonista di questa giornata di mobilitazione partecipando attivamente.

Sono convinto che la nostra lotta difenda oggi gli interessi di tutto il paese mettendo al centro le lavoratrici e i lavoratori e proprio per questo sarebbe per noi importante avere la tua firma e la tua presenza in piazza San Giovanni il 9 marzo a Roma.

Segretario generale Fiom‐Cgil






martedì 13 settembre 2011

RSU Fiom: APPELLO donne per il NO



LA LIBERTA’ 
NON E’ PIU’ NELLE NOSTRE MANI !

Siamo lavoratrici, delegate, sindacaliste metal meccaniche iscritte alla Fiom Cgil che, a partire dal seminario “ Fatica e Libertà” del 17 e 18 aprile 2008, insieme ad altre compagne, hanno dato vita a una rete di donne dentro il sindacato per allargare la rappresentanza e la democrazia in tutti i posti di lavoro, per far valere e contare nella politica sindacale e nella contrattazione la voce e il pensiero femminile.
Oggi sui posti di lavoro ancora troppo piccola e insufficiente è la presenza delle donne nelle rappresentanze elette, ancora minore in quelle nominate e negli organismi dirigenti dei sindacati.
A questa democrazia imperfetta abbiamo sempre opposto la pratica della democrazia della partecipazione e rivendicato il diritto a scegliere in ogni occasione e a far valere le ragioni per cui condividere o no un accordo, un contratto, una proposta sindacale.
Le assemblee, le riunioni, anche di sole donne , ci sono servite per far valere nelle sedi sindacali le nostre idee, anche quando i numeri e i criteri della rappresentanza non erano dalla nostra parte.
Il referendum, la possibilità di votare tutti, donne e uomini, è stato lo strumento attraverso cui esprimere liberamente il nostro giudizio conclusivo su richieste e intese che riguardavano le condizioni di lavoro e di vita.
L’accordo del 28 giugno tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil ci sollecita diverse obiezioni, in particolare non lo condividiamo su tre questioni fondamentali :

LA DEMOCRAZIA

Una RSU, magari composta di soli uomini, non può togliere alle lavoratrici il diritto di poter decidere su accordi che riguardano le loro condizioni di lavoro e che potrebbero peggiorarne la fatica, magari penalizzare la maternità o aumentare i differenziali di genere nei salari e nelle professioni.
Secondo le nuove regole del 28 giugno anche nei casi in cui le sole delegate in una RSU si opponessero ad un accordo contro le donne e discriminatorio, se non fossero la maggioranza, sarebbero poi costrette a far applicare tali accordi ( che in casi estremi potrebbero persino spingere le donne alle dimissioni) e neppure potrebbero promuovere azioni di lotta in seguito, per cambiarli.
L’accordo del 28 giugno quindi ci toglie uno spazio fondamentale di espressione e limita la possibilità di segnare con il nostro impegno il nostro presente e il nostro futuro.
Avremmo voluto, al contrario, un accordo interconfederale che difendesse e facesse avanzare forme di democrazia in cui le donne potessero riconoscersi e agire una pratica collettiva dal basso, alternativa e radicale com’è nel pensiero e nella tradizione delle donne.
Invece per effetto dell’accordo del 28 giugno per poter contare direttamente con un voto e il referendum, bisognerà “sperare” di avere nella propria fabbrica le RSA nominate dai sindacati e non elette dai lavoratori. Un ritorno indietro paradossale, che non favorirà certo il protagonismo delle donne.
Sappiamo bene, infatti, che dove prevalgono logiche di potere e legittimazione dall’alto ( le nomine) gli spazi per la presenza femminile si restringono e anche le scarse donne presenti rimangono più spesso condizionate da fedeltà di schieramento che sorrette e legittimate da relazioni femminili.

INDEBOLIMENTO DEL CONTRATTO NAZIONALE E DEROGHE

“ I contratti collettivi aziendali - si legge nel testo dell’accordo- possono definire specifiche intese modificative con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l’organizzazione del lavoro”
L’intesa del 28 giugno così sancisce la supremazia della contrattazione di secondo livello, a scapito del contratto nazionale, che può essere modificato in peggio, quindi derogato .
I contratti nazionali sono ispirati a principi di solidarietà e fanno prevalere elementi di garanzia generale dei rapporti di lavoro, rispetto alla valutazione delle prestazioni individuali in funzione della produttività e competitività, che sono da sempre elementi penalizzanti per il lavoro delle donne ( basta pensare ai tanti “premi presenza” aziendali che già oggi penalizzano maternità e lavoro di cura ).
Derogare al contratto nazionale porterà ad ampliare le differenze e a mettere in difficoltà i più deboli o quelli che la logica della competizione globale e del massimo profitto, considera tali.
Questa scelta avviene inoltre in un momento storico in cui lo stato sociale viene brutalmente attaccato, i servizi diventano inesistenti, cancellato qualsiasi supporto sociale al lavoro di cura e familiare.
Gli effetti della deregolazione del sistema contrattuale sulla già precaria occupazione femminile in Italia, saranno devastanti.

SALARIO DI PRODUTTIVITA’

L’intesa enfatizza la detassazione del “ salario di produttività”, chiedendone l’ulteriore ampliamento ed estensione.
Non ci risulta che tale scelta discenda da una decisione congressuale e/o di un qualsiasi organismo dirigente della CGIL, né che sia uno strumento di equità fiscale.
Si sa, al contrario, che proprio nel cosiddetto salario di produttività nasce e si alimenta gran parte del differenziale salariale tra uomini e donne, a parità di mansione.
Come metal meccaniche abbiamo più volte denunciato ( nel 2008 anche insieme alle donne della FIM) gli effetti perversi della detassazione di queste voci della retribuzione sull’aumento delle discriminazioni salariali tra donne e uomini.
L’accordo del 28 giugno invece “santifica” questa pratica.
Nessuno ha sentito la necessità di confrontarsi con le lavoratrici, le iscritte, le delegate, le sindacaliste del settore industriale per valutare con loro gli effetti di quanto si andava a sottoscrivere.
Questo è un’ulteriore dimostrazione del vuoto di democrazia e dell’assenza di pratiche di relazione e riconoscimento fra donne oggi all’interno della CGIL, anche quando la segretaria generale è una donna.
Nella asfittica democrazia di organizzazione invece l’unico spazio che ci viene concesso oggi è quello di una consultazione ex post : prendere o lasciare, quella ex ante non va più di moda…
Anche in questa occasione in cui dobbiamo esprimerci su scelte che non hanno visto il nostro coinvolgimento scegliamo libertà e responsabilità che hanno sempre accompagnato la nostra esperienza e militanza sindacale

Per questo diciamo NO a questo accordo sbagliato e dannoso,
per riconquistare parola e democrazia nel lavoro
e dentro il nostro sindacato.

Per firmare:
http://www.firmiamo.it/la-liberta-non-e-piu-nelle-nostre-mani

venerdì 2 settembre 2011

RSU Dianos: appello incostituzionalità della manovra finanziaria


Abbiamo ricevuto l'invito, che riportiamo di seguito, a firmare l'appello promosso da Ugo Mattei contro la manovra finanziaria. E` sufficiente andare sul sito www.siacquapubblica.it  e lasciare il proprio nome e indirizzo di e-mail. 
[Mattei e` stato, con altri, il promotore del referendum contro la privatizzazione dell'acqua, e abbiamo visto come e` andata a finire!]

Saluti
La RSU Dianos

giovedì 7 luglio 2011

FIOM: appello - No TAV bene comune


NO TAV BENE COMUNE

I sottoscritti, cittadini ed esponenti indipendenti di quell’area politico-culturale che ancora si indica come sinistra, sentono il bisogno di esprimere il loro sconcerto rispetto al livello del dibattito apertosi, sopratutto tra le forze che dovrebbero costruire l'alternativa, all’indomani della manifestazione No Tav di Chiomonte.
La maggior parte dell’opinione pubblica italiana ad oggi ignora che domenica in Val di Susa si è svolta la più grande manifestazione popolare di opposizione ad un opera pubblica nella storia della nostra Repubblica. Decine di migliaia di donne e uomini, abitanti della Valle e proveniente da tutto il paese, si sono ritrovate unite, pur nella diversità di ideologia, per dire un no deciso all’esecuzione “con pilota automatico” di un’opera pubblica concepita in un momento storico-politico quanto mai lontano da quello attuale. Un’opera faraonica, figlia di un modello di sviluppo energivoro e superato, per la quale non ci sono i fondi, e che certamente infliggerebbe un’inaudita sofferenza alla popolazione della Val di Susa.
La grande crisi economica del 2008 e la campagna referendaria contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua costituiscono cambiamenti “al contorno” che indicano la necessità di invertire la rotta rispetto a un consenso bipartisan (quel famigerato Washington Consensus) che non è più in grado di proporre un modello di sviluppo sostenibile ed accettabile. La vertenza della Valle di Susa contro la TAV e il grande consenso popolare che è stata capace di raggiungere in tutto il paese mostrano come la sensibilità per i beni comuni, categoria politico-giuridica feconda e di grande significato, sia stata capace di conquistare l’egemonia del Paese come dimostra l’esito referendario. Esiste oggi un discrimine fra chi sostiene che un diverso mondo, basato sul pieno riconoscimento dei beni comuni, è possibile e chi, per incapacità culturale di interpretare il cambiamento della società, si trincera dietro un decisionismo autoritario che, lungi dall’essere realista, appare, nell’attuale situazione economica ed ecologica, sempre più velleitario.
Chi si candida a guidare l’Italia del dopo Berlusconi cercando i voti del popolo della sinistra deve farsi una ragione di questo cambio di sensibilità del popolo sovrano e saperlo interpretare politicamente. Al di là ed oltre importanza di accertare ogni responsabilità per gli atti violenti in tutte le sedi istituzionali a ciò deputate, Interpretare i fatti della Val di Susa nella mera logica dell’ordine pubblico, per isolare le forze politiche più sensibili alla necessità di affrontare radicalmente la crisi e l'alternativa con un grande piano di ecologia del territorio, costituisce un errore politico gravissimo che fa soltanto il gioco della destra e rischia di contribuire a ridurre gli spazi di libertà e di protesta di cui deve nutrirsi ogni democrazia sopratutto nell’incertezza della crisi.
 
Questo nostro appello invita le forze politiche che vorranno accoglierlo ad organizzare per Venerdì 8 luglio alle ore 21 una grande fiaccolata per rappresentare il movimento del bene comune da Piazza Arbarello a Piazza Vittorio.

Giorgio Airaudo (Segr. Naz. Fiom) , Ugo Mattei (Giurista Ord Univ To), Livio Pepino (Magistrato), Marco Revelli (Storico Ord Piermonte Orientale), Alfio Mastropaolo (Politologo Ord. Unv To), Elisabetta Grande (Giurista Ord. Piemonte Orientale), Guido Viale (Economista), Guido Ortona (Economista Ord Unv Piemonte Orientale), Michele Curto (Capogruppo Sel Città Torino) Paolo Hutter (giornalista) Federico Bellono (Segr.Fiom Torino), Massimo Zuchetti (Fisico Nucleare, Ord. Politecnico), Tony Manigrasso (Segr.Naz.le Partito Umanista), Angelo Tartaglia (Ingegnere, Ord. Politecnico), Monica Frassoni (Pres.Verdi Europei), Luca Mercalli (Pres. società metereologica italiana), Luciano Pregnolato (Lavoro e Libertà)

lunedì 27 giugno 2011

FIOM: Fermatevi! Un appello alle istituzioni e alla politica


FERMATEVI !
Un appello alle istituzioni e alla politica



I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.
Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.
Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.

26 giugno 2011


Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli

martedì 19 aprile 2011

GLI ALLIEVI DI DON MILANI A NAPOLITANO


Lettera aperta al Presidente della Repubblica on.Giorgio Napolitano

17/4/11

Questo è il testo della lettera che gli allievi di don Lorenzo Milani hanno indirizzato all'attenzione del Presidente della Repubblica. Il testo è pubblicato sul sito www.altreconomia.it attraverso il quale è possibile aderire all'appello dell'11 aprile.

Signor Presidente, lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta. Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: "In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all´ attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata. Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo.Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione.
Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia.
Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti.

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini .

Per informazioni e interviste: Francesco Gesualdi, coord@cnms.it - tel. 050.82.63.54


Chi era don Lorenzo Milani - brevissima scheda: Don Lorenzo Milani, morto nel giugno 1967, è salito alla ribalta della scena italiana per essersi dedicato, corpo e anima, all'elevazione culturale di operai e contadini affinché potessero affrancarsi dall'oppressione e dall'ingiustizia. Persona tutta d'un pezzo, appena nominato cappellano a Calenzano (Firernze), scosse l'Italia per la sua costante denuncia di tutte le situazioni che provocano ingiustizia e violazione dei diritti, indipendentemente da chi le provocasse o avallasse. Ciò gli procurò molti nemici anche all'interno della sua stessa Chiesa, che per neutralizzarlo lo confinò a Barbiana, un villaggio sperduto sugli Appenini toscani. Ma la sua notorietà crebbe ulteriormente perché creò una scuola del tutto innovativa, per contenuti, finalità e metodi. L'atto finale fu la stesura di Lettera a una professoressa, un testo collettivo scritto assieme agli allievi per denunciare il carattere classista e discriminatorio della scuola italiana. Don Milani è famoso anche per la Lettera ai Giudici, nella quale sostiene il primato della coscienza sulle leggi dell'uomo proponendo la disobbedienza come via estrema per evitare all'umanità il ripetersi delle atrocità che ha conosciuto.

giovedì 31 marzo 2011

Coordinamento 2 Aprile: Appello


APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE


Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità, attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce



  • CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA 


  • PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI 

  • PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI 

  • CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO, 

  • PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE 


  • CHIEDONO 

    LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA 

    per fermare la guerra, la repressione

    ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica. 

    IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA
    A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA. 

    A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio 
    di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, 
    incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi. 

    per adesioni: coordinamento2aprile@gmail.com 

    Prime adesioni: 

    Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione Mediterranea, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, Associazione Senzaconfine, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per, Forum Ambientalista, Altraagricoltura, IPRI, ASCIA, Comunità Somala Lazio, Amig@s Sem Terra, Associazione Obiettori Nonviolenti, Punto Rosso, Senzaconfine, Rete Antirazzista Firenze, Gruppo Sconfinate, Terre del Fuoco, Iniziativa Femminista Europea 
    FedS, FGCI, GC, PCL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL 

    Altre adesioni: 

    Rete Nazionale Radiè Resh, Associazione Donne Brasiliane in Italia, Associazione Sopra i ponti Bologna, WILPF, associazione Ecoinformazioni, Donne in nero, perUnaltracittà-Firenze, Centro ligure di documentazione per la pace, Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti, comitato intercomunale per la Pace nel Magentino, Movimento Nuovi Profili, Unione Inquilini Federazione di Bari, Collettivo Byzantium Onlus, associazione Spirit Romanesc, Coordinamento Donne contro il razzismo - Casa Internazionale delle Donne di Roma, Rete Internazionale delle Donne per la Pace, Associazione Casa Rossa – Spoleto, Convergenza delle Culture – Milano, Rete delle donne Anti Violenza onlus – Perugia, comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus, Comitato Internazionale di Educazione per la Pace – Ciep, Servizio Civile Internazionale, Consorzio Città dell'Altraeconomia, Reorient Onlus, Associazione Trama di terre – Imola, Centro di Solidarietà Internazionalista Alta Maremma, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Associazione "Periferie al Centro" - Fuori Binario, Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, Associazione Convergenze, Il Cavatappi - Rivista Online, Comunità in Resistenza – Empoli, comitato "Lo sbarco della nave dei diritti di Genova", Freedom Flotilla Italia, Rete Nazionale Radié Resh 

    Adesioni individuali: 

    Grazia Scuccimarra, Luciano Muhlbauer, Lido Giampaoli, Barbara Ferrazzo, Tiberio Tanzini, Gian Carlo Bandinelli, Renata Lovati, Simone Lepore, Franco Russo, Agostino Giordano