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martedì 28 maggio 2013
domenica 1 aprile 2012
CGIL Torino: petizione su riforma pensionistica per le donne
Cara amica,
alla fine dello scorso anno è stata varata una radicale trasformazione dei compiti e del funzionamento del sistema previdenziale pubblico del nostro Paese.
Si è trattato di una manovra che ha reso più ingiusto e iniquo il trattamento pensionistico pubblico nei confronti della maggioranza delle donne.
Ti proponiamo di diffondere e sottoscrivere questa petizione frutto del pensiero e del lavoro di un gruppo di donne di Torino.
Le pensioni delle donne: perché punire chi lavora di più?
Per cominciare a sottoscrivere la petizione, puoi mandare una mail a:
casadelledonne@tin.it
almainfo@almaterratorino.org
oppure, da lunedì 12 marzo, potrai accedere al sito della Cgil di Torino www.cgiltorino.it dove troverai il banner “Le pensioni delle donne”.
Prime firmatarie:
Donata Canta
Vanna Lorenzoni
Cinzia Maiolini
Elisabetta Mesturino
Annamaria Olivetti
Enrica Valfrè
Mercedes Caceres
Patrizia Celotto
Elisabetta Donini
Valentina Donvito
Margherita Granero
Marcia Hadad
Sara Hanna
Carla Quaglino
(Testo della petizione:)
Al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti
Alla Ministra del Lavoro, Politiche sociali e Pari opportunità Elsa Fornero
e p.c. Al Presidente della Repubblica Giorgio NapolitanoLe pensioni delle donne: perché punire chi lavora di più?Alla fine dello scorso anno è stata varata una radicale trasformazione dei compiti e del funzionamento del sistema previdenziale pubblico del nostro Paese.Siamo consapevoli e concordi che si debba attuare un sistema pensionistico sostenibile. Proprio perché crediamo nella sostenibilità (e su questo abbiamo molto da dire anche al di là del tema delle pensioni), vogliamo che sia chiaro alla società intera che non può esistere sostenibilità ed equità in provvedimenti che non tengono in alcun conto le nette disparità nei lavori e nelle opportunità di lavoro fuori casa tra donne e uomini, le forti disuguaglianze di trattamento economico e di condizioni di lavoro tra lavoratrici e lavoratori.Il sistema pensionistico non può essere utilizzato per fare cassa.Siamo convinte che le disparità di genere non possano essere prese in considerazione solamente dal trattamento pensionistico alla fine della vita lavorativa, ma che la loro attenuazione richieda anche un approccio più globale.Siamo altrettanto sicure, però, che un sistema previdenziale pubblico, per essere tale, non possa solo operare alla stessa stregua di una assicurazione individuale e privata anche perché questo penalizza la maggioranza delle donne.Se la pensione pubblica è il risultato di un percorso lavorativo, non c’è giustizia nel considerare i “contribuenti” tutti uguali: non c’è giustizia perché non tutte e tutti svolgono gli stessi lavori e non a tutte e a tutti sono date le stesse opportunità di presenza sul mercato del lavoro.E’ inoltre necessario confrontarsi con le trasformazioni già avvenute e che avverranno nella composizione dei nuclei familiari e tenere in conto che il reddito pensionabile delle donne sempre meno sarà la conseguenza dei legami che le uniscono ai loro mariti.Quello che vogliamo evidenziare per richiederne il cambiamento è che la trasformazione del sistema previdenziale pubblico attuata dalla manovra di fine 2011 determina già oggi, e ancor più determinerà in futuro, diritti pensionistici inferiori (in certi casi addirittura l’esclusione) per la stragrande maggioranza delle donne native e migranti che vivono e lavorano (dentro e fuori casa) in questo Paese.Vogliamo sottolineare inoltre che, quando si interviene per definire un sistema previdenziale pubblico, non si possono cancellare i fatti, ampiamente dimostrati dai dati statistici, che mettono in luce le forti iniquità esistenti nella suddivisione dei lavori, nel posizionamento sulla scala professionale, nelle importanti differenze retributive a parità di inquadramento tra donne e uomini, nelle differenze dei tempi e della qualità del lavoro e dei lavori che le donne svolgono.
Non basta fotografare queste differenze e poi accettarle come ineludibili!
Per queste ragioni chiediamo con forza che:
- Sia tenuto in conto il valore sociale (ed economico) dei lavori che le donne svolgono e che sono la garanzia della sostenibilità umana anche di questo Paese: questi lavori spesso si “aggiungono” al lavoro fuori casa e sono causa di esclusione dal mercato del lavoro. Devono essere riconosciuti da una efficace contribuzione figurativa. Per questa ragione devono essere rivisti i criteri di calcolo dei coefficienti di rivalutazione e di trasformazione per far sì che la pensione non diventi fonte di povertà per tante donne anziane.
- Si rimuova la penalizzazione introdotta dallo scorso governo nei confronti delle pubbliche dipendenti e sia attuata anche per loro la gradualità (già insufficiente) prevista per tutte/i coloro che lavorano nel privato.
- Sia tenuta in conto la faticosità dei lavori di molte operaie e operai perché in un Paese “civile” non può essere consentito che donne e uomini svolgano quei lavori sino a 67 anni e oltre. Nessun sistema economico degno di questo nome può essere interessato ad una forza lavoro manuale di questa età.
- Sia tenuto in conto che non si può ipotizzare un Paese dove a lavorare negli asili nido, nelle scuole materne ed elementari siano educatrici e educatori (in maggioranza donne) che sono obbligati a prestare il loro lavoro sino a 67 anni e oltre.E neppure un Paese dove a svolgere i lavori di infermiera/e, di operatrici/tori sociosanitari e ausiliari negli ospedali, nelle strutture per anziani e per portatori di handicap, nell’assistenza domiciliare siano delle donne (in maggioranza) e degli uomini sino a 67 anni e oltre.
lunedì 5 marzo 2012
FIOM: 205 lavoratrici Fiat scrivono a Fornero
205 lavoratrici scrivono a Fornero
L'accordo Fiat discrimina le donne
- Nega il premio di 600 euro alle donne in maternità, allattamento e a chi prende congedi parentali e permessi per la legge 104
- Questo è contro la Costituzione e le leggi italiane ed europee
- Nuova metrica e orari di lavoro possono recare danno alla salute riproduttiva delle lavoratrici, c’è necessità di una commissione scientifica indipendente
Fornero ha risposto che il diritto alla maternità è un principio di civiltà e un diritto inalienabile , ma non ha detto cosa intende fare se Fiat metterà in pratica i suoi i criteri discriminatori
Le lavoratrici vogliono dalla Ministra garanzie di diritti non semplice solidarietà per questo chiedono di incontrarla con urgenza
- le Consigliere di Parita’ di Piemonte, Napoli e Avellino hanno già incontrato delegazioni di lavotrici e sono disponibili ad intervenire contro le discriminazioni di genere contenute nell’accordo separato
- In Senato è stata presentata un’interpellanza urgente a sostegno della richiesta delle donne Fiat
La Fiom ha condiviso le iniziative delle lavoratrici Fiat e le sosterrà fino alla completa realizzazione
Contro le discriminazioni riprendiamoci i diritti
democrazia al lavoro
Sciopero generale di 8 ore delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici
9 marzo manifestazione nazionale a Roma martedì 28 febbraio 2012
FIOM: rapporto epistolare tra lavoratrici Fiat e Ministra Fornero su "Contratto" Fiat
Pubblichiamo la “Lettera Aperta” (Allegato 1) che nei giorni scorsi 205 lavoratrici del Gruppo Fiat/Fiat Industrial hanno indirizzato alla Ministra Fornero a cui è seguita una risposta della Ministra (Allegato 2).
Le lavoratrici a loro volta hanno risposto alla Fornero ribadendo la loro volontà ad essere ascoltate su tutte le questioni sollevate nella loro lettera aperta. (Allegato 3)
(Allegato 1)
LETTERA APERTAalla Ministra del Lavoro e delle Pari opportunitàELSA FORNEROealla Rete delle Consigliere di Parità
Cara prof. Fornero,ci rivolgiamo a lei nel doppio ruolo istituzionale di Ministra del Lavoro e delegata dal Presidente del Consiglio a coordinare le politiche di Pari Opportunità, siamo lavoratrici di varie aziende del gruppo Fiat e Fiat industrial a cui da gennaio 2012 viene applicato il cosiddetto “Contratto collettivo specifico di Lavoro di primo livello del 29 dicembre 2010” che pretende di sostituire ogni precedente accordo e contratto previgente nelle aziende Fiat ivi compreso il CCNL lavoratori Industria metalmeccanica privata.
“Contratto” che, come lei sa, è stato stipulato con associazioni sindacali rappresentative di una minoranza di lavoratori e lavoratrici del gruppo e contro il parere della Fiom Cgil, associazione sindacale di maggioranza in Fiat e a cui molte di noi aderiscono e nelle cui posizioni tutte ci riconosciamo.
Ci teniamo a farle presente che ad oggi nessun sindacalista delle associazioni firmatarie ha mai chiesto il nostro parere sulle materie che andava a sottoscrivere e che nessuno ha inteso sottoporre al voto di lavoratrici e lavoratori le intese realizzate.
Per questo abbiamo condiviso la scelta di nostre compagne e compagni di lavoro di promuovere il Referendum abrogativo del cosiddetto “Contratto” perché quest’accordo ci toglie diritti e libertà fondamentali in un paese democratico e peggiora drammaticamente le condizioni di lavoro e di fatica per ciascuna/o di noi.
Ma noi donne abbiamo una ragione in più per voler cancellare quell’accordo, perché in esso sono contenute norme gravemente discriminatorie nei confronti di madri e padri, lesive della legislazione vigente e dei principi di parità, sanciti dalla Costituzione Italiana e riaffermati dalle normative europee.
Infatti il “Premio straordinario 2012” pari a 600 euro lordi verrà erogato esclusivamente a chi avrà effettuato “nel periodo gennaio- giugno 2012 un numero di ore di effettiva prestazione lavorativa non inferiore a 870”.
Nel testo dell’accordo è chiaro che è esclusa dal computo delle ore di effettiva prestazione lavorativa ogni assenza/mancata prestazione lavorativa retribuita e non retribuita a qualsiasi titolo ivi comprese “le assenze la cui copertura è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa”.
Detto in parole semplici ciò vuol dire che in Fiat qualsiasi assenza dovuta a maternità(ivi compreso il periodo di congedo obbligatorio e quello cosiddetto sotto ispettorato), le due ore di riposo per allattamento, congedi parentali, assenze per malattia figlio, permessi per legge 104, faranno perdere il diritto a percepire il premio 2012.( Sic!)
Sul Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, (che contiene il recepimento italiano della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e parità di trattamento tra donne e uomini) è scritto che in Italia è considerato discriminatorio “ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti” riteniamo quindi palesemente discriminatorio un accordo che nega l’erogazione del premio in ragione dell’esercizio da parte di lavoratrici e lavoratori dei diritti a tutela della maternità e a favore della conciliazione.
Inoltre queste somme saranno detassate, secondo le normative introdotte dal suo predecessore Ministro Sacconi, contribuendo in tal modo ad allargare ulteriormente il differenziale salariale tra uomini e donne nelle nostre aziende.
Chiediamo a lei, per il doppio ruolo istituzionale di cui è investita, e alle Consigliere di Parità regionali e provinciali competenti per i territori in cui sono dislocate le sedi di aziende del gruppo Fiat, di intervenire ad impedire che tale trattamento discriminatorio abbia luogo.
Lo riteniamo un atto dovuto non solo per noi e tutte le lavoratrici ( e qualche lavoratore) del gruppo Fiat e Fiat Industrial, ma anche perché un accordo così palesemente discriminatorio applicato nel maggiore gruppo industriale d’Italia non potrà che produrre un effetto negativo su tutta la contrattazione aziendale indicando che la produttività aziendale viene prima di tutto, contro e sopra ogni diritto di lavoratrici e lavoratori, facendo arretrare condizioni minime di civiltà, che già oggi vengono considerate come insufficienti per garantire nel nostro paese reale parità e pari dignità nel lavoro.
Le segnaliamo inoltre che il nuovo sistema degli orari, la metrica e la turnistica che viene adottata con il nuovo “Contratto “ determina un notevole peggioramento dei carichi di lavoro e dell’affaticamento sulle linee di produzione.
Nessuno - né della gerarchia aziendale, né dei sindacati che hanno sottoscritto quell’accordo - ci ha dimostrato che tali aggravi non avranno conseguenze negative sulla salute riproduttiva delle donne inserite nelle linee di montaggio.
Non ci risulta, infatti , che siano state condotte indagini con rilevanza scientifica sui riflessi dei nuovi ritmi e organizzazione del lavoro sulla fertilità femminile, sulla possibilità di portare a termine in modo regolare e sano le gravidanze e l’allattamento o sulle alterazioni , disfunzioni e patologie del ciclo mestruale e della menopausa, derivanti da tale sovraccarico di lavoro.
Le chiediamo quindi che in quanto delegata dal Presidente del Consiglio a coordinare le politiche di Pari Opportunità, si faccia promotrice di una commissione d’inchiesta indipendente che approfondisca sul piano scientifico i possibili rischi per la salute riproduttiva delle lavoratrici nel nuovo sistema degli orari e dei turni previsto dal “Contratto” Fiat e imposto a tutte/i noi.
Infine, per quanto sopra espresso, le chiediamo di poterla incontrare al fine di poterle illustrare in forma più articolata e documentata la nostra situazione e farle conoscere la Fiat a partire dalle concrete condizioni di lavoro e di vita delle operaie e delle impiegate che vi lavorano.Le lavoratrici del gruppo Fiat / Fiat IndustrialSEGUONO 205 FIRME DI LAVORATRICI DEGLI STABILIMENTI:
FIAT CARROZZERIE MIRAFIORI - PRESSE MIRAFIORI - MECCANICHE MIRAFIORI (FIAT POWERTRAIN) - FIAT SERVICES
FIAT RICAMBI NONE VOLVERA - FIAT FGA (ENTI CENTRALI) - AUTOMOTIVE LIGHT VENARIA – FGA OAG -EX
BERTONE- di Torino
MAGNETI MARELLI di Corbetta , Milano
OFFICINE BRENNERO (IVECO) di Verona
MAGNETI MARELLI POWERTRAIN di Bologna e Crevalcore ( Bo)- CENTRO RICERCHE FIAT-Bologna
CNH ITALIA SPA – Stabilimenti di Jesi( AN) e Modena
FIAT AUTOMOBILES Spa di Cassino ( FR)
FIAT SEVEL di Atessa (CH)
FMA di Pratola Serra e IRISBUS di Flumeri (Av)
FIAT GROUP AUTOMOBILES POMIGLIANO - FIAT GROUP AUTOMOBILES - EX ELASIS - FIAT CENTER ITALIA - FIAT
POWERTRAIN TECHNOLOGIES S.P.A. POMIGLIANO di Napoli
FIAT POWERTRAIN di Termoli
FIAT SATA di Melfi
(Allegato 2)
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche SocialiRoma 14 febbraio 2012Care lavoratrici,
ho letto con attenzione la vostra Lettera Aperta del 7 febbraio 2012. L’ho fatto non solo per dovere derivante dal mio ruolo istituzionale (che non considero "doppio" giacché la delega per le politiche di Pari Opportunità è elemento essenziale e integrante delle mie responsabilità quale Ministro del Lavoro), ma anche per una mia personale sensibilità al tema.
Per questa ragionne, ho preso contatto con l’azienda che mi ha rappresentato i criteri in base ai quali il "Premio Straordinario" è attribuito.
Ho peraltro manifestato loro il mio fermo convincimento che, al netto di ogni considerazione economica, non si possa non considerare la maternità obbligatoria come un diritto irrinunciabile, un principio di civiltà.
Posso oggi garantirvi che sarà mia cura far sì che gli uffici del Ministero seguano la vicenda che vi tocca direttamente.
Infine la mia disponibilità a incontrarvi l’avete e troveremo presto un’occasione per farlo.
Cordiali salutiElsa Fornero
(Allegato 3)
c. a. Prof.ssa Elsa Fornero
Ministra del lavoro e delle politiche sociali
Con delega alle Pari OpportunitàGentile Ministra Elsa Fornero,
riteniamo importante l’attenzione da Lei prestata a quanto denunciato nella nostra lettera aperta e la condivisione della nostra preoccupazione per gli elementi discriminatori contenuti nell’accordo separato del gruppo Fiat/Fiat Industrial del 13 dicembre 2011.
Anche noi riteniamo le leggi che tutelano la maternità/paternità e la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari diritti e principi di civiltà irrinunciabili, così come lo è il diritto all’integrità psicofisica e a non ammalarci a causa delle condizioni di lavoro.
Purtroppo, come crediamo abbia avuto modo di verificare Lei stessa, nei suoi approfondimenti con FIAT, il rispetto di questi diritti e della dignità del lavoro non sono i principi ispiratori della gestione del personale e dell’organizzazione del lavoro dei nostri stabilimenti.
Per questo riteniamo necessario insistere perché, nonostante i suoi numerosi e pressanti impegni, fissi un incontro con noi su tutte le questioni sollevate nella lettera aperta.
Sicure della sua attenzione e disponibilità, restiamo in attesa di una sua convocazione.Seguono firme
venerdì 20 gennaio 2012
Appello delle Donne di Torino per l'Autodeterminazione
COTA IMPAZZA?
LE DONNE RILANCIANO!
Gli interessi e i diritti delle donne sono calpestati e travolti dalle leggi e dalle decisioni di spesa che la Giunta regionale sta portando avanti, ormai da oltre un anno e mezzo, con un pesante attacco alla libera scelta delle donne e con la negazione della loro consapevole maturità.
| La Giunta Cota vuole a tutti i costi che i volontari del movimento per la vita entrino nei consultori |
Ricapitoliamo brevemente la situazione:
- nell’autunno del 2010 la Casa delle Donne di Torino insieme con altre associazioni e il sostegno di tante donne ha presentato ricorso al TAR contro la prima delibera della Giunta Regionale che ammetteva esclusivamente associazioni che avessero nel loro statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento” e in questo modo inseriva nei consultori i volontari del movimento per la vita
- a luglio 2011 il TAR ha emesso una sentenza che accoglieva il ricorso
- Dopo solo 4 giorni la Giunta regionale emetteva una nuova delibera "rettificata", ma la sostanza non cambiava, poiché si limitava graziosamente ad aggiungere: “in assenza del [ ] requisito soggettivo [“difesa della vita fin dal concepimento”] è sufficiente il possesso di un'esperienza almeno biennale nell'ambito del sostegno alle donne e alla famiglia”
- nell’autunno del 2011 è stato presentato un nuovo ricorso contro la delibera così sfacciatamente riproposta
- mercoledì 25 gennaio ci sarà l’udienza al Tar sul nuovo ricorso
| Proposta di Legge 160 sui Consultori presentata dalla Giunta Cota |
Con questa proposta di legge del settembre 2011, la Giunta vuole cancellare l’attuale Legge regionale sui Consultori e stravolgere la loro funzione: da luoghi specifici a tutela della salute delle donne diventerebbero luoghi di preparazione della coppia al matrimonio e di tutela della vita sin dal concepimento. Si incoraggiano “sinergie” con i centri di aiuto alla vita (Cav) sempre gestiti dai cosiddetti volontari; si inseriscono figure come l’esperto in bioetica (?), il consulente etico e il mediatore familiare. Il tutto in una visione ideologica della vita e delle istituzioni che si ritrova anche in analoghe proposte di legge che altri Governatori stanno preparando in Veneto e nel Lazio. Per favorire questa mossa scellerata è previsto lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore del “Fondo di aiuto alla vita”. Invece, per altre emergenze, i soldi non si trovano!
| Legge regionale 16 del 2009 sui Centri antiviolenza con case rifugio |
La legge giace senza essere finanziata: a parole ci si indigna contro le violenze subite dalle donne, ma si evidenziano solo quelle che avvengono fuori casa. Le violenze che si continuano a perpetrare fra le mura domestiche (un numero impressionante, vedi dati Istat) rischiano di continuare ad essere un problema personale e non una piaga sociale da combattere e per la quale spendere risorse pubbliche per costruire la rete regionale di case protette. Questa è infatti la finalità principale della legge regionale per la quale le donne piemontesi si sono battute e che potrebbe essere esemplare non solo per noi ma per le donne di tutte le regioni italiane. Dopo le manifestazioni delle donne di Torino dello scorso autunno, eccoci nel nuovo anno a rilanciare alla grande una serie di iniziative che si terranno a Torino e in tutto il Piemonte. Con tante associazioni e tante donne siamo fermamente decise a far sì che i consultori continuino ad essere luoghi in cui le donne possano trovare assistenza medica, informazione, rispetto per le decisioni e sostegno nelle loro scelte.
| TUTTE IN PIAZZA SABATO 21 GENNAIO 2012 in PIAZZA CASTELLO dalle ore 15.00 alle ore 17.30 |
DONNE di TORINO per l’AUTODETERMINAZIONE
giovedì 1 dicembre 2011
Rassegna stampa: L’Unità del 28 Novembre 2011
Il vergognoso ritorno delle dimissioni in bianco
di Maria Grazia Gatti
Nonostante la crisi aumenta il numero delle donne italiane che abbandonano “volontariamente” il lavoro a seguito della nascita di un figlio. I dati ufficiali sono inequivocabili: nel 2009 le dimissioni per maternità erano state 17.878, nel 2010 sono arrivate a 19.017. Quindi, negli anni più pesanti di una crisi epocale dagli esiti imprevedibili, 36.895 donne «decidono» di abbandonare il lavoro alla nascita del figlio, ufficialmente per carenze dei servizi all’infanzia o per il loro costo elevato.
Quante di queste donne avevano firmato una lettera di dimissioni in bianco all’atto dell’assunzione? Uno dei primi atti del precedente governo fu la cancellazione della legge sul divieto delle “dimissioni in bianco”.
L’Italia avrebbe proprio bisogno che nascessero più bambini, invece, è in costante aumento il fenomeno della povertà femminile e infantile e si prospetta un futuro demografico drammatico. Gli ultimi dati dello Svimez parlano di uno tsunami demografico soprattutto nel Meridione: nei prossimi 20 anni il Sud perderà circa un giovane su quattro e al Nord un giovane su cinque sarà straniero.
L’esperienza del Nord Europa ci dice che le donne che lavorano fanno più figli e li allevano meglio. L’Istat, nel rapporto 2010, descrive così: «Tra le giovani generazioni sono in crescita le interruzioni più o meno velatamente imposte dal datore di lavoro, le “dimissioni in bianco” che quasi si sovrappongono sul totale delle dimissioni. Per le nate tra il ’44 e ’53, il fenomeno riguardava meno della metà delle interruzioni per nascita di un figlio. Situazione particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove pressoché la totalità delle interruzioni legate alla nascita di un figlio può ricondursi alle dimissioni forzate».
Anche gli altri dati forniti dal governo sono sconfortanti per le donne che lavorano: nel 2010 sono state accertate 1280 violazioni relative alla tutela economica delle lavoratrici madri, 215% in più del 2009, mentre le infrazioni concernenti la loro tutela fisica sono state 973, con un aumento del 45%. Per uscire dalla crisi va riattivata la crescita, continuare con la politica di soli tagli significa rischiare un avvitamento recessivo per il Paese.
La Banca d’Italia ci dice che raggiungere il 60% di occupazione femminile garantirebbe un aumento del Pil di 7 punti. Il Pd ha chiesto l’esame urgente della proposta di legge cambia prima firma, e sostenuta da molti parlamentari, che ripristina il divieto delle “dimissioni in bianco”. Nonostante le difficoltà, spero in un lavoro parlamentare condiviso e trasversale.
Servono misure specifiche, che possano offrire piene garanzie e tutele sia sotto forma di specifiche politiche attive sia attraverso l’esercizio di adeguate forme di controllo che siano in grado di prevenire gli abusi nei confronti delle donne.
mercoledì 23 novembre 2011
CGIL Piemonte: 25 novembre - flashmob organizzato da AlterEva
25 NOVEMBRE FLASH MOB
“CONTRO L'INQUISIZIONE VOLUTA DAL GOVERNO COTA”
“CONTRO L'INQUISIZIONE VOLUTA DAL GOVERNO COTA”
CONTRO OGNI FORMA DI VIOLENZA. LIBERE DI SCEGLIERE!
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, davanti al Palazzo della Regione, in piazza castello, alle ore 13:00, ci sarà un manifestazione di donne e di uomini che difendono la libera scelta.
Un fash mob contro tutte le forme di violenza sulle donne, anche quella delle istituzioni, anche quella delle ideologie.
Saremo in Piazza Castello per sensibilizzare e informare la cittadinanza rispetto alla delibera che prevede l'inserimento dei movimenti pro-life all'interno di consultori e ospedali e la proposta di legge n 160 del 14 settembre 2011 di smantellamento del servizio consultoriale.
Il servizio sanitario dovrebbe avere, come primo obiettivo, la tutela della nostra salute fisica e psichica e non il proselitismo o l'intimidazione.
Purtroppo, in questo sistema che sta pian piano regredendo,dobbiamo difenderci dalla violenza di queste riforme mirate ad assecondare le istanze di un “bacino di voti” anche a scapito della distruzione del servizio sanitario, anche a scapito della nostra salute.
Il nostro governo regionale ci considera inadeguate a decidere per noi stesse: donne che hanno bisogno di trovare la retta via con l'aiuto dei militanti pro-life, il nome “cool e d'avanguardia” del movimento anti-abortista.
Non ci lasceremo condannare.
Spegneremo il rogo della nuova inquisizione.
Spegneremo il rogo della nuova inquisizione.
25 novembre, contro ogni forma di violenza sulle donne:
noi donne non abbiamo paura!
noi donne non abbiamo paura!
Collettivo AlterEva
tel. 366 707 89 29
Cosa è successo:
- A novembre 2010 la giunta Cota ha approvato una delibera che consente l’inserimento del movimento anti-abortista all’interno di ospedali e consultori pubblici
- La Casa delle Donne di Torino ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale
- Il 15 luglio 2011 il TAR ha annullato la delibera
- Dopo 4 giorni Cota ha emesso una nuova delibera pressoché identica alla precedente.
Cosa succederà :
- Il 14 settembre viene presentata la proposta di legge “ norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei servizi consultoriali”
- Si specifica che la famiglia deve essere fondata sul matrimonio tra uomini e donne…..precisazione superflua oltre che discriminatoria
- Si specifica che la regione tutela la vita nascente come membro della famiglia ..cosa vuol dire lo sa solo il buon Dio…
- Si specifica che i consultori hanno la funzione di preparare la coppia al matrimonio e di rispetto della vita fin dal concepimento …e la salute delle donne?
- I consultori familiari tutelano la vita umana per evitare che l'aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite. (cit)
- Per ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza devi firmare un atto ed essere schedato.
Se il medico fa l'impegnativa, in ospedale devono rispedire la donna in consultorio perché deve obbligatoriamente parlare con loro e firmare “il foglio di via” per l’interruzione volontaria di gravidanza.
se appoggiano la sua scelta, in modo che i volontari possano fare pressioni indisturbati
il personale è autorizzato a mandare via i parenti e gli intimi
se appoggiano la sua scelta, in modo che i volontari possano fare pressioni indisturbati
Se la donna decide di portare avanti la gravidanza la aiutano economicamente e preparano un “progetto educativo” per il futuro figlio
I consultori stipulano con i Centri di Aiuto alla maternità e alla Vita nascente accordi che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori
martedì 22 novembre 2011
Rassegna Stampa: Saraceno su LaVoce.info
MENO TASSE PER LE DONNE:
INEFFICACE E INGIUSTO
Per favorire l’occupazione femminile il governo Monti starebbe valutando una differenziazione nella imposizione fiscale sul reddito da lavoro di donne e uomini. L’idea è inefficace e ingiusta. Inefficace perché non c’è abbassamento di aliquota che compensi una domanda di lavoro debole o nulla rivolta a donne a bassa qualifica. Ingiusta perché rischia di rivelarsi una redistribuzione da famiglie a reddito basso verso quelle a reddito alto. Più utile investire nella formazione e destinare tutte le risorse possibili all’allargamento dell’offerta di servizi di cura.
di Chiara Saraceno*, Lavoce.info
Tra le possibili proposte di intervento a favore dell’occupazione femminile che verrebbero prese in considerazione del governo Monti ci sarebbe anche quella di introdurre una differenziazione a vantaggio delle donne nella imposizione fiscale sul reddito da lavoro. Verrebbe compensata, per mantenere una parità di gettito, da un aumento della imposizione sul reddito da lavoro maschile.
Una proposta inefficace
La proposta riprende quella avanzata quattro anni fa da Alberto Alesina e Andrea Ichino. (1) A mio parere si tratta di una ipotesi insieme inefficace e foriera di ulteriori iniquità. Inefficace perché il motivo per cui molte donne non lavorano per il mercato (regolare) non è il peso del fisco, ma la mancanza di domanda di lavoro unita alla scarsità dei servizi di cura. Queste due condizioni negative sono presenti soprattutto nel Mezzogiorno, dove sono concentrate le cosiddette “inattive”, ovvero coloro che non si presentano neppure nel mercato del lavoro. Anche nel Mezzogiorno, inoltre, le due circostanze riguardano soprattutto le donne a bassa istruzione, con o senza carichi familiari. Non dimentichiamo, infatti, che le giovani donne sono la stragrande maggioranza dei Neet, ovvero dei giovani tra i 15 e i 24 anni che né studiano né lavorano. Non c’è abbassamento di aliquota che compensi una domanda di lavoro debole o nulla rivolta a donne a bassa qualifica. Si aggiunga che l’eventuale risparmio prodotto dall’abbassamento della aliquota fiscale per coloro che hanno un lavoro non riuscirebbe a compensare i costi di sostituzione del lavoro domestico e di cura, soprattutto, di nuovo, tra chi ha redditi da lavoro più bassi.
E ingiusta
Ma c’è anche una questione di equità. Stante che l’occupazione non è distribuita né distribuibile omogeneamente tra le coppie, e stante il peso delle scelte omogamiche nella formazione delle coppie, l’incidenza della occupazione femminile è molto più alta tra le donne ad alta istruzione, di norma con un compagno con istruzione pari. Ovvero, è prevalente tra le donne e nelle coppie che hanno ancora oggi, pur in un contesto di diffusa vulnerabilità sul mercato del lavoro, un reddito da lavoro individuale e familiare più alto. Viceversa, nelle coppie a bassa istruzione l’incidenza delle situazioni monoreddito (maschile) è più elevata. Ridurre l’aliquota per le donne lavoratrici aumentando quella degli uomini, rischierebbe così di configurarsi come una redistribuzione dalle famiglie con meno risorse a quelle con più risorse.
Se l’intenzione è quella di compensare le donne con carichi familiari per i costi aggiuntivi che sostengono quando lavorano per il mercato ci sono altre vie, più efficaci. Ad esempio, l’introduzione di contributi figurativi a fini pensionistici per le attività di cura, o di un credito di imposta (rimborsabile anche agli incapienti) per il costo dei servizi di cura più consistente di quello previsto attualmente. Anche se temo che i vincoli con cui il governo Berlusconi ha blindato la delega fiscale non consentano molti margini in questa direzione. Se l’intenzione è quella di sostenere l’occupazione femminile, molto più efficace ed equo sarebbe da un lato investire nella formazione delle donne a bassa istruzione, dall’altro destinare tutte le risorse possibili in un contesto di ristrettezze di bilancio all’allargamento della offerta di servizi di cura, per l’infanzia e per la non autosufficienza, e all’ampliamento del tempo scolastico. Ciò non solo renderebbe meno difficile la conciliazione, ma aumenterebbe la domanda di lavoro, prevalentemente femminile, con ciò anche contribuendo ad allargare la base imponibile.
(1) Alesina, A. e Ichino, A. (2007) “Due economisti propongono: meno tasse sul lavoro delle donne senza perdere gettito”, Il Sole 24Ore, 27 marzo 2007.
* Chiara Saraceno è stata professore ordinario di sociologia della famiglia presso la facoltà di scienze politiche di Torino, e attualmente è professore di ricerca al Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. E’ stata presidente della Commissione di indagine sull’esclusione sociale dal 1999 al 2001. Dal 2000 al 2001 ha rappresentato l’Italia nel Social Protection Committee della UE. Si occupa di temi che riguardano la famiglia, i rapporti tra le generazioni, i rapporti e le disuguaglianze di genere, la povertà e sistemi di welfare.
lunedì 31 ottobre 2011
FIOM: Europa e licenziamenti
ULTERIORE GRAVISSIMO ATTACCO DEL GOVERNO AI DIRITTI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI
UN MOTIVO IN PIU' PER PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE DELLA FIOM CGIL
Dopo aver introdotto l’art.8 nella manovra finanziaria, che cancella il diritto del lavoro, il Contratto nazionale e che permette alla Fiat di uscire dal Contratto e di applicare in tutto il Gruppo l’accordo antisindacale di Pomigliano, l'attacco ai lavoratori prosegue con il via libera ai licenziamenti dato dal Governo e approvato dall'Europa ...
Drammaticamente si continua a perseguire la strada di colpire il lavoro e i lavoratori dando la libertà alle imprese di licenziare annullando lo Statuto dei lavoratori e colpendo in modo particolare le donne con l'innalzamento dell'età pensionabile.
La lettera all’Europa invece di individuare misure per la crescita e lo sviluppo, contiene dichiarazioni di intenti. Ma la cosa più grave è che va a colpire coloro che sono più deboli, che più soffrono la crisi, e che da sempre sostengono con il loro lavoro e le loro tasse l'economia di questo Paese.
La Fiom Cgil ha promosso e promuoverà iniziative di lotta e legali contro l’art.8 e contro la manovra del Governo, per affermare la democrazia in tutti i luoghi di lavoro e difendere i diritti e il Contratto nazionale.
La decisione del Governo di dare via libera ai licenziamenti si colloca in questo quadro devastante per la vita delle persone e costituisce una ragione in più per mobilitarsi nei luoghi di lavoro e scioperare.
Nel corso di queste settimane si sono già svolti scioperi e mobilitazioni nazionali come lo sciopero e la manifestazione a Roma del Gruppo Fiat e di Fincantieri del 21 ottobre e scioperi territoriali e regionali. Il 4 novembre tutta la Lombardia sarà in sciopero con manifestazione a Milano.
Bisogna intensificare le iniziative e far sentire la nostra voce per impedire che questo Governo porti al massacro il nostro paese scaricando le sue responsabilità sulle lavoratrici e sui lavoratori.
per cancellare l’art. 8, per impedire i licenziamenti, per la democrazia in tutti i luoghi di lavoro che superi la pratica degli accordi separati, è necessario che la CGIL prosegua la mobilitazione fino a proclamare lo sciopero generale!

30 ottobre 2011
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mercoledì 26 ottobre 2011
Donne di Torino: Presidio in Piazza Castello
COTA IMPAZZA???
LE DONNE IN PIAZZA!!!
Il TAR ci aveva dato ragione... ma Cota non demorde
Dopo il successo del nostro ricorso contro la delibera che ammetteva nei consultori solo i volontari di associazioni che tutelano la vita fin dal concepimento, ecco che la Regione è stata prontissima a presentare una nuova delibera, in cui le associazioni “di aiuto alla vita” sono sempre in pole position.
Seguono, ad incollature di distanza, associazioni di tutela della maternità, della famiglia e della prima infanzia.
Di associazioni di donne a difesa di se stesse non si fa parola.
Torneremo ad essere considerate povere donne incaute, vigilate “a fin di bene” da pie dame e da pii cavalieri?
Intanto i nostri avvocati hanno già presentato un nuovo ricorso.
MA IN REALTÀ DIETRO A TUTTE LE PAROLE DELLA REGIONE E DI FEDERVITA
(CON MOLTI POCHI FATTI E RISORSE) C’È:
- il controllo della maternità -
- la demolizione del sistema sanitario nazionale a partire dai consultori -
E per raggiungere questo obiettivo la maggioranza ha già depositato una proposta di legge regionale (nota come legge 160).
Più si diventa poveri, più noi donne dobbiamo tirare la carretta, e non come diciamo noi, ma come vogliono gli altri !!!!
LE DONNE DI TORINO E DI TUTTO IL PIEMONTE ESIGONO RISPETTO E VOGLIONO ESSERE
* l i b e r e d i s c e g l i e r e *
* l i b e r e d i d e c i d e r e *
* l i b e r e d i a v e r e: *
- Consultori pubblici e non confessionali privati -
- Assistenza e non beneficenza -
- Servizi pubblici e non convenzioni -
- Diritti e non mance -
- - - - DONNE IN PIAZZA: DOVE E QUANDO? - - - -
| S A B A T O 29 O T T O B R E 2011 PRESIDIO in PIAZZA CASTELLO dalle 15.00 alle 18.00 |
- Per incontrarci con donne delle altre regioni che hanno le nostre stesse disgrazie:
Veneto, Lazio e Lombardia - Sarà rappresentata una azione scenica dal titolo “Salute, donne!” tratta dallo spettacolo teatrale del Coordinamento Donne SPI Torino
- Aperitivo: brinderemo alla “salute” delle donne con uno spritz di rabbia
L’AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE È SALUTE PUBBLICA
Donne di Torino per l’autodeterminazione
Informazioni e contatti: Casa delle Donne via Vanchiglia 3
Tel. 011 8122519 - casadelledonne@tin.it
scrivici per essere inserita nella lista di posta!
giovedì 29 settembre 2011
CGIL Torino: precarietà del lavoro delle donne
Martedì 4 ottobre 2011
ore 20,45
ore 20,45
Salone dell'Antico Macello da Po, via M. Pescatore n° 7
PRECARIETA’ DEL LAVORO DELLE DONNE E POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA
Gli impieghi atipici hanno visto un trend costantemente in crescita in Europa negli ultimi 15 anni.
La sovra rappresentazione delle donne nei lavori precari costituisce un fattore chiave che concorre al “gender gap”, nella retribuzione, nelle disuguaglianze rispetto ai diritti di sicurezza sociale, nella carriera e nella pensione, ostacola le scelte di maternità, mette a rischio l’indipendenza economica e la stessa occupazione femminile.
La sovra rappresentazione delle donne nei lavori precari costituisce un fattore chiave che concorre al “gender gap”, nella retribuzione, nelle disuguaglianze rispetto ai diritti di sicurezza sociale, nella carriera e nella pensione, ostacola le scelte di maternità, mette a rischio l’indipendenza economica e la stessa occupazione femminile.
Spesso questi impieghi atipici non costituiscono un passaggio verso l’assunzione a tempo indeterminato, ma rappresentano una trappola attraverso cui si rimane costretti in una catena di lavori precari con l’alto rischio, specie per le donne, di essere definitivamente esclusi dal mercato del lavoro.
La grande prevalenza di donne tra i lavoratori atipici e precari si è determinata ad onta della legislazione antidiscriminatoria e del rilevante impegno delle Istituzioni europee nelle politiche di pari opportunità in ambito occupazionale.
Come si presenta l’attuale situazione nei vari paesi UE? Quali le politiche comunitarie per delineare una controtendenza? Quali le prospettive per il futuro?
L’incontro costituisce un’occasione per discuterne con MARIAGRAZIA ROSSILLI, esperta di diritto e politiche comunitarie concernenti l’uguaglianza di genere - Università Roma Tre.
Ne discutono:
Roberta DHO, Giornalista
Adriana LUCIANO, Dipartimento di Scienze Sociali – Università di Torino (da confermare )
Amelia ANDREASI, Presidente rete C.O.R.A.
Laura SEIDITA, Segretaria CGIL PIEMONTE
INFO: 011 83 95 402 segreteria@gramscitorino.it 011 81 20 375 udi-terzomillennio@libero.it
venerdì 16 settembre 2011
Invito delle Donne di Torino per l’Autodeterminazione
Inoltriamo l'invito che abbiamo ricevuto:
ASSEMBLEA PUBBLICA REGIONALE
per discutere delle iniziative contro la delibera con la quale la Giunta Regionale del Piemonte
introduce i volontari del movimento per la vita nei consultori pubblici
SABATO 24 SETTEMBRE 2011, ORE 15-18
Aula Magna
Istituto “Amedeo Avogadro”, via Rossini 18, Torino
Riassunto delle puntate precedenti
A metà novembre 2010 il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato il Protocollo per il miglioramento del percorso assistenziale per la donna che richiede l’interruzione volontaria di gravidanza, con il quale viene consentito l’ingresso nei consultori familiari pubblici esclusivamente alle associazioni cosiddette “pro-vita”.
Dopo l’Assemblea del 30 novembre nell’Aula Magna dell’Istituto Avogadro, la Casa delle Donne di Torino, il 14 dicembre 2010, ha presentato ricorso al TAR contro il Protocollo.
Il TAR, con sentenza del 15 luglio 2011, ha annullato il Protocollo della Giunta nella parte in cui ammetteva alle convenzioni con le ASL soltanto le associazioni che possiedono nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
Dopo l’Assemblea del 30 novembre nell’Aula Magna dell’Istituto Avogadro, la Casa delle Donne di Torino, il 14 dicembre 2010, ha presentato ricorso al TAR contro il Protocollo.
Il TAR, con sentenza del 15 luglio 2011, ha annullato il Protocollo della Giunta nella parte in cui ammetteva alle convenzioni con le ASL soltanto le associazioni che possiedono nel proprio statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento”.
Dopo soli 4 (!!!) giorni dalla pubblicazione della sentenza, la Giunta Regionale ha emesso il 19 luglio una nuova delibera “rettificata”, ma la sostanza non è cambiata. La Giunta si è ben guardata infatti dall’eliminare questa condizione di favore, limitandosi ad aggiungere: “in assenza del presente requisito soggettivo è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne e alla famiglia”.
La partita che si gioca e le iniziative da prendereA discutere il ricorso è venuto in persona l’avvocato Carlo Casini, presidente della Federazione che riunisce i movimenti e i centri di aiuto alla vita di tutta Italia.
Nella nuova delibera si dispone che le Asl procedano alla redazione degli elenchi delle associazioni ammesse e alla stipula delle convenzioni.
Piemonte, Lombardia e Lazio costituiscono una sorta di terreno di prova per lo smantellamento dall’interno della Legge 194 e dei servizi consultoriali, per procedere alla privatizzazione della salute.
Si tratta quindi di avere respiro lungo e di pensare molte iniziative su fronti diversi, dalla battaglia legale alle mobilitazioni contro l’applicazione della delibera.
Pensiamo che sia giusto e necessario:
Nella nuova delibera si dispone che le Asl procedano alla redazione degli elenchi delle associazioni ammesse e alla stipula delle convenzioni.
Piemonte, Lombardia e Lazio costituiscono una sorta di terreno di prova per lo smantellamento dall’interno della Legge 194 e dei servizi consultoriali, per procedere alla privatizzazione della salute.
Si tratta quindi di avere respiro lungo e di pensare molte iniziative su fronti diversi, dalla battaglia legale alle mobilitazioni contro l’applicazione della delibera.
Pensiamo che sia giusto e necessario:
- proseguire nell’azione legale coinvolgendo anche altri soggetti
- vigilare sui provvedimenti di applicazione della delibera
- mobilitarci per manifestare il nostro dissenso in tutta la regione con iniziative pubbliche.
Le donne compiono già le loro libere scelte non secondo appartenenze, vincoli, idee predeterminate ma secondo i legami che nascono da vite scelte, puntuali, individuali a cui nessuno si può sovrapporre.
La posta in gioco è l’autodeterminazione, ed è fondamentale!
La posta in gioco è l’autodeterminazione, ed è fondamentale!
Donne di Torino per l’Autodeterminazione
martedì 13 settembre 2011
Donne FIOM: maxi-emendamento di governo, la ricaduta sulle donne
Previdenza
Per quanto riguarda la previdenza con il maxi - emendamento presentato dal Governo a pagare sono ancora una volta le donne : infatti l'aumento dell'età pensionabile per le lavoratrici dipendenti del settore privato e per le lavoratrici autonome e parasubordinate viene anticipato al 2014.
Ricordiamo,inoltre, che nel decreto è stata estesa la finestra mobile per la decorrenza della pensione anche al settore della scuola che prima ne era escluso.
Aumento dell'età pensionabile delle donne dipendenti del settore privato e delle lavoratrici autonome e parasubordinate.
L'aumento dell'età pensionabile delle donne del settore privato e delle lavoratrici autonome e parasubordinate viene anticipato al 2014. La relazione tecnica al provvedimento dice che il raggiungimento dei 65 anni di età ci sarà nel 2026. Non è vero. Infatti, bisogna fare i conti con le altre misure prese da questo Governo: è stata anticipato al 2013 l'aumento dell'età pensionabile per tutti in base alla speranza di vita (aumento di 3 mesi), il secondo aumento scatta nel 2016 ed è pari a 4 mesi (con aumenti di 4 mesi ogni tre anni fino al 2030, per poi prevedere aumenti di tre mesi sempre ogni tre anni dal 2030 al 2050).Inoltre ci sono le finestre mobili previste dalla rovinosa legge 122/2010 (un anno per le lavoratrici dipendenti, 18 mesi per le lavoratrici autonome e parasubordinate).
Per quanto riguarda l'aumento dell'età pensionabile delle donne inutile dire che la misura serve solo a fare cassa. Lo abbiamo già detto e lo ripetiamo. La parità non comincia dalle pensioni: in Italia la percentuale delle donne occupate è pari al 46% contro una media europea del 60 %, i bimbi nei nidi sono pari al 18%, i salari rosa sono inferiori del 30% a parità di mansioni con gli uomini, sono 3 milioni e mezzo le donne inattive perché costrette a svolgere i lavori di cura. Ma di quale parità parliamo? Le donne se vogliono possono continuare a lavorare fino al compimento del 65 esimo anno di età. L'età reale di pensionamento delle donne è già oggi più alta di quella degli uomini. Non è un caso che le lavoratrici siano quasi esclusivamente titolari di pensione di vecchiaia: ciò è dovuto al ritardato accesso al mercato del lavoro, ai lavori saltuari, precari ,stagionali, al part-time, alla frammentazione della vita lavorativa che spesso è piena di buchi contributivi per dedicarsi alla cura dei figli e dei genitori, ai licenziamenti in bianco per maternità ecc. E come la mettiamo con la crisi che non è ancora passata e con tutti i posti di lavoro persi? Come la mettiamo con questo Governo che non ha mai preso un provvedimento in favore delle donne, mentre ne ha presi più di uno contro? Ricordiamo che uno dei primi provvedimenti di questo Governo è stato proprio quello di cancellare la legge 188 del 2006 che vietava i licenziamenti in bianco delle lavoratrici in caso di maternità, ma che dire poi dell'azzeramento del fondo per gli asili nido, dell'azzeramento del fondo per la non autosufficienza, del quasi azzeramento del fondo complessivo sulle politiche sociali? Che dire ancora di questo Governo che nella manovra di luglio ha definanziato totalmente il fondo strategico in cui erano confluite le risorse derivanti dall'aumento dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego? Come CGIL rivendichiamo il diritto al lavoro per tutti, anche per le sessantenni contro i processi di espulsione, rivendichiamo la flessibilità e la volontarietà in uscita, rivendichiamo i servizi: in presenza di tutti questi fattori,infatti, non c'è bisogno di alzare l'età pensionabile perché è certo che le donne da sole scelgono di restare più a lungo.
Se consideriamo insieme tutte le misure prese da questo Governo avremo la situazione, riportata in tabella:
Tab.1 - Aumento dell'età pensionabile e decorrenza della pensione per le lavoratrici dipendenti
| Anno | Età Pensionabile donne del settore privato | Aspettativa di vita calcolata come da relazione tecnica | Aumento età manovra | Aumento complessivo età | Decorrenza |
| 2012 | 60 | 60 | 61 | ||
| 2013 | 60 | 3 mesi | 60 e 3 mesi | 61 e 3 mesi | |
| 2014 | 60 e 3 mesi | 1 mese | 60 e 4 mesi | 61 e 4 mesi | |
| 2015 | 60 e 4 mesi | 2 mesi | 60 e 6 mesi | 61 e 6 mesi | |
| 2016 | 60 e 6 mesi | 4 mesi | 3 mesi | 61 e 1 mese | 62 e 1 mesi |
| 2017 | 61 e 1 mese | 4 mesi | 61 e 5 mesi | 62 e 5 mesi | |
| 2018 | 61 e 5 mesi | 5 mesi | 61 e 10 mesi | 62 e 10 mesi | |
| 2019 | 61 e 10 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 62 e 8 mesi | 63 e 8 mesi |
| 2020 | 62 e 8 mesi | 6 mesi | 63 e 2 mesi | 64 e 2 mesi | |
| 2021 | 63 e 2 mesi | 6 mesi | 63 e 8 mesi | 64 e 8 mesi | |
| 2022 | 63 e 8 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 64 e 6 mesi | 65 e 6 mesi |
| 2023 | 64 e 6 mesi | 6 mesi | 65 | 66 | |
| 2024 | 65 | 6 mesi | 65 e 6 mesi | 66 e 6 mesi | |
| 2025 | 65 e 6 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 66 e 4 mesi | 67 e 4 mesi |
| 2026 | 66 e 4 mesi | 3 mesi | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | |
| 2027 | 66 e 7 mesi | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | ||
| 2028 | 66 e 7 mesi | 4 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | |
| 2029 | 66 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | ||
| 2030 | 66 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | ||
| 2031 | 66 e 11 mesi | 3 mesi | 67 e 2 mesi | 68 e 2 mesi |
Le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 6 mesi nel 2022, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi.
Per le lavoratrici autonome la situazione è riportata nella tabella che segue:
| Anno | Età Pensionabile lavoratrici autonome e parasubordinate | Aspettativa di vita calcolata come da relazione tecnica | Aumento età manovra | Aumento complessivo età | Decorrenza |
| 2012 | 60 | 60 | 61 | ||
| 2013 | 60 | 3 mesi | 60 e 3 mesi | 61 e 9 mesi | |
| 2014 | 60 e 3 mesi | 1 mese | 60 e 4 mesi | 61 e 10 mesi | |
| 2015 | 60 e 4 mesi | 2 mesi | 60 e 6 mesi | 62 | |
| 2016 | 60 e 6 mesi | 4 mesi | 3 mesi | 61 e 1 mese | 62 e 7 mesi |
| 2017 | 61 e 1 mese | 4 mesi | 61 e 5 mesi | 62 e 11 mesi | |
| 2018 | 61 e 5 mesi | 5 mesi | 61 e 10 mesi | 63 e 4 mesi | |
| 2019 | 61 e 10 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 62 e 8 mesi | 64 e 2 mesi |
| 2020 | 62 e 8 mesi | 6 mesi | 63 e 2 mesi | 64 e 8 mesi | |
| 2021 | 63 e 2 mesi | 6 mesi | 63 e 8 mesi | 65 e 2 mesi | |
| 2022 | 63 e 8 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 64 e 6 mesi | 66 |
| 2023 | 64 e 6 mesi | 6 mesi | 65 | 66 e 6 mesi | |
| 2024 | 65 | 6 mesi | 65 e 6 mesi | 67 | |
| 2025 | 65 e 6 mesi | 4 mesi | 6 mesi | 66 e 4 mesi | 67 e 10 mesi |
| 2026 | 66 e 4 mesi | 3 mesi | 66 e 7 mesi | 68 e 1 mese | |
| 2027 | 66 e 7 mesi | 66 e 7 mesi | 68 e 1 mese | ||
| 2028 | 66 e 7 mesi | 4 mesi | 66 e 11 mesi | 68 e 5 mesi | |
| 2029 | 66 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 68 e 5 mesi | ||
| 2030 | 66 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 68 e 5 mesi | ||
| 2031 | 66 e 11 mesi | 3 mesi | 67 e 2 mesi | 68 e 8 mesi |
Le lavoratrici autonome raggiungeranno 65 anni e 2 mesi nel 2021, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 8 mesi.
| Anno | Aumento età pensionabile donne (aspettativa di vita e meccanismo di innalzamento previsto nella manovra) | Decorrenza per le lavoratrici dipendenti | Decorrenza per le lavoratrici autonome e parasubordinate |
| 2013 | 60 e 3 mesi | 61 e 3 mesi | 61 e 9 mesi |
| 2014 | 60 e 4 mesi | 61 e 4 mesi | 61 e 10 mesi |
| 2015 | 60 e 6 mesi | 61 e 6 mesi | 62 |
| 2016 | 61 e 1 mese | 62 e 1 mese | 62 e 7 mesi |
| 2017 | 61 e 5 mesi | 62 e 5 mesi | 62 e 11 mesi |
| 2018 | 61 e 10 mesi | 62 e 10 mesi | 63 e 4 mesi |
| 2019 | 62 e 8 mesi | 63 e 8 mesi | 64 e 2 mesi |
| 2020 | 63 e 2 mesi | 64 e 2 mesi | 64 e 8 mesi |
| 2021 | 63 e 8 mesi | 64 e 8 mesi | 65 e 2 mesi |
| 2022 | 64 e 6 mesi | 65 e 6 mesi | 66 |
| 2023 | 65 | 66 | 66 e 6 mesi |
| 2024 | 65 e 6 mesi | 66 e 6 mesi | 67 |
| 2025 | 66 e 4 mesi | 67 e 4 mesi | 67 e 10 mesi |
| 2026 | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | 68 e 1 mese |
| 2027 | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | 68 e 1 mese |
| 2028 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2029 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2030 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2031 | 67 e 2 mesi | 68 e 2 mesi | 68 e 8 mesi |
La tabella che segue esamina l'aumento dell'età pensionabile per le lavoratrici del settore pubblico in base all'aumento della speranza di vita. Lo stesso aumento è previsto anche per gli uomini del settore privato e pubblico e per i lavoratori autonomi.
| Anno | Età pensionabile donne del settore pubblico (aumento in base all'aspettativa di vita) e uomini del settore privato e pubblico, autonomi | Decorrenza della pensione per le lavoratrici del pubblico impiego ed i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato | Decorrenza della pensione per i lavoratori autonomi |
| 2013 | 65 e 3 mesi | 66 e 3 mesi | 66 e 9 mesi |
| 2014 | 65 e 3 mesi | 66 e 3 mesi | 66 e 9 mesi |
| 2015 | 65 e 3 mesi | 66 e 3 mesi | 66 e 9 mesi |
| 2016 | 65 e 7 mese | 66 e 7 mese | 67 |
| 2017 | 65 e 7 mese | 66 e 7 mese | 67 |
| 2018 | 65 e 7 mese | 66 e 7 mese | 67 |
| 2019 | 65 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 4 mesi |
| 2020 | 65 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 4 mesi |
| 2021 | 65 e 11 mesi | 66 e 11 mesi | 67 e 4 mesi |
| 2022 | 66 e 3 mesi | 67 e 3 mesi | 67 e 9 mesi |
| 2023 | 66 e 3 mesi | 67 e 3 mesi | 67 e 9 mesi |
| 2024 | 66 e 3 mesi | 67 e 3 mesi | 67 e 9 mesi |
| 2025 | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | 68 e 1 mese |
| 2026 | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | 68 e 1 mese |
| 2027 | 66 e 7 mesi | 67 e 7 mesi | 68 e 1 mese |
| 2028 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2029 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2030 | 66 e 11 mesi | 67 e 11 mesi | 68 e 5 mesi |
| 2031 | 67 e 2 mesi | 68 e 2 mesi | 68 e 8 mesi |
Come si evince chiaramente dalla tabella n.4, nell'anno 2026 ci sarà la parificazione tra l'età pensionabile delle donne del settore pubblico con quelle del settore privato,così come ci sarà la piena parità dei requisiti e delle decorrenze tra uomini e donne sia nel lavoro dipendente sia nel lavoro autonomo.
Le esercitazioni che abbiamo voluto fare con la predisposizione delle tabelle dimostrano a nostro avviso, come ci sia una continua rincorsa al raggiungimento dei requisiti e come sia diventato estremamente difficile calcolare la propria possibilità di andare in pensione. È per questo che diciamo che i giovani sono i più penalizzati proprio perché non hanno più alcuna certezza sul loro futuro previdenziale.
lunedì 12 settembre 2011
Rassegna Stampa - Chiara Saraceno su Repubblica
Il prezzo maggiore pagato dalle donne
Articolo di Chiara Saraceno pubblicato su la Repubblica, il 08/09/11
Tra i tanti difetti e ingiustizie della manovra varata dal governo una sta passando sotto silenzio: i costi della manovra saranno pagati direttamente e indirettamente in modo sproporzionato dalle donne, come lavoratrici e come principali responsabili del lavoro famigliare.
Le donne costituiscono infatti una grossa fetta dei dipendenti pubblici, che, dopo lo svillaneggiamento sistematico cui sono stati sottoposti come nullafacenti dal "loro" ministro, si sono visti bloccare i rinnovi del contratto, i trattamenti economici integrativi per il 2011-2013 e, nel caso degli insegnanti di ogni ordine e grado, gli scatti di anzianità. All'ultimo momento sembra che abbiano salvato tredicesima e Tfr; ma rimangono gli unici a dover pagare il contributo di solidarietà se superano i 90 mila curo di reddito annuo. Il fatto che siano poche le donne che raggiungono quel reddito è una scarsa consolazione. Sempre nel pubblico impiego, le lavoratrici hanno subito la beffa di vedere sparire il fondo costituito dai risparmi prodotti dall'innalzamento dell'età alla pensione. Esso avrebbe dovuto essere destinato al rafforzamento dei servizi, necessari per poter conciliare lavoro remunerato e lavoro famigliare.
Il governo, tuttavia, non è stato ai patti e si è appropriato del fondo per altri scopi. Un precedente di cattivo auspicio per l'estensione dell'età pensionistica anche alle lavoratrici nel privato, che costituisce uno dei piatti forti dell'ultima versione della manovra. Consapevole, forse, del tradimento di quell'impegno, questa volta il governo non offre nessuno scambio tra equiparazione dell'età pensionistica tra uomini e donne e politiche di conciliazione famiglia lavoro. Oramai si tratta solo di fare cassa. Sono del tutto scomparse dal dibattito pubblico le questioni su cui si è dibattuto e ci si è scontrati finora rispetto alla equiparazione dell'età alla pensione tra uomini e donne: il doppio carico di lavoro, remunerato e non, che sopportano le lavoratrici con responsabilità famigliari, la necessità di servizi di conciliazione per sostenere l'occupazione femminile e così via.
Anzi, la forte riduzione dei trasferimenti agli enti locali produrrà una ulteriore riduzione della offerta di servizi. Ciò a sua volta avrà il duplice effetto di rendere più difficile alle donne con responsabilità famigliari stare sul mercato del lavoro e di ridurre una domanda di lavoro - appunto nei servizi - che si rivolge prevalentemente alle donne. Saranno colpite soprattutto coloro che non hanno un reddito individuale e famigliare abbastanza alto da potersi permettere di acquistare servizi sul mercato c/o che non possono contare su una rete famigliare di sostegno e più precisamente su mamme, suocere, sorelle, cognate, che possano sostituire servizi mancanti o insufficienti e accettino di farlo.
Non stupisce che nessuna voce nel governo, pur nella generale cacofonia che ha accompagnato questa manovra, non abbia sollevato queste questioni. Da notare in particolare il silenzio tombale della ministra delle Pari Opportunità, la cui utilità appare sempre più dubbia. Stupisce un po' di più che non le abbia sollevate nessuno/ a nell'opposizione, ove al più si è sentito parlare della famiglia come soggetto da difendere dai tagli. Come se, anche e soprattutto nella famiglia, la divisione del lavoro non avesse effetti differenti e disuguali sulle opportunità e i vincoli sperimentati dalle donne rispetto agli uomini. Non si tratta di difendere ad oltranza un a più bassa età alla pensione delle donne, come fa la Cisl. Al contrario, si tratta di affrontare la questione di come sostenere efficacemente l'occupazione femminile, al tempo stesso riconoscendo i bisogni di cura e la necessità che qualcuno la presti.
A febbraio sembrava che la presenza massiccia di donne in tutte le piazze d'Italia avesse posto le premesse perché non ci si potesse più dimenticare di loro nel formulare l'agenda politica e le scelte economiche e sociali. A qualche mese di distanza, ancora una volta, e nel silenzio del movimento, le donne appaiono nell'agenda politica solo come lavoro gratuito dato per scontato (e se possibile intensificato) e come responsabili di una spesa pubblica fuori controllo. Cittadine diseguali cui si chiede di pagare costi aggiuntivi perla propria disuguaglianza.
giovedì 14 luglio 2011
CGIL Torino: Presidio contro Manovra Finanziaria
MANOVRA SBAGLIATA, INGIUSTA E INEFFICACE
Il Paese è nella tempesta finanziaria, economica, politica.
Se c’è un’emergenza, occorre correre ai ripari, ma questa manovra è inefficace, iniqua e depressiva.
Il Paese è sotto attacco della speculazione finanziaria. Il Governo scarica le sue responsabilità. Dopo 3 anni di scelte sbagliate, di misure inique e incapaci di affrontare la crisi, si arriva con l’acqua alla gola e si vara in emergenza una manovra che continua sulla strada precedente.
Ancora una volta solo tagli per i pensionati e i lavoratori, e lo smantellamento di tante protezioni sociali che ricadranno sulla vita dei soliti noti. Si continua a ridurre il salario dei lavoratori pubblici che in quattro anni perdono dai 6 agli 8 mila euro. Si tagliano ulteriori posti di lavoro: i precari diventano disoccupati e i servizi, la scuola e la sanità collassano.
- Dal 2012 si allunga l’età pensionabile per tutti. Niente per combattere la disoccupazione, in particolare dei giovani, anzi, i lavoratori dovranno pagare per far valere i loro diritti quando ricorrono al giudice (233 euro medi per iniziare una causa).
- Ulteriori tagli agli Enti Locali, che sono costretti già dalle manovre precedenti a ridurre i servizi, alzare le tasse locali.
- Tagli alla sanità e reintroduzione dei tickets. Questi nuovi interventi mettono in discussione i diritti universali e la garanzia di prestazioni e servizi.
- Paga il lavoro, ma in particolare pagano le donne: più disoccupate, meno servizi, in pensione più tardi, per loro la prospettiva sarà di 65 – 66 …. anni per andare in pensione, più disparità.
Come se non bastasse il Governo prevede ulteriori tagli che dovrebbero venire dall’approvazione di una delega fiscale e assistenziale, 14,7 miliardi da recuperare o tagliando ancora l’assistenza (assegno di accompagnamento, reversibilità, ecc…) o aumentando le tasse. Se la delega non passasse, si farà il taglio del 15% delle agevolazioni fiscali, i soldi si recupereranno intervenendo sulle detrazioni per la produzione del reddito, sulle agevolazioni per la casa e la famiglia.
Se c’è una situazione straordinaria si intervenga subito aumentando la tassazione sulle rendite finanziarie, mettendo una tassa sui grandi patrimoni, le grandi ricchezze e i redditi più alti. A loro in tre anni non si è chiesto niente. Hanno pagato sempre e solo i lavoratori.
Così ci sarebbero risorse per sostenere lo sviluppo, l’occupazione, il lavoro. Se non c’è ripresa e crescita rincorreremo il debito con ulteriori tagli.
PER DIRE BASTA A QUESTO GOVERNO E ALLE SUE POLITICHE!
PRESIDIO A TORINO IN PIAZZA CASTELLO
davanti alla Prefettura
VENERDI 15 LUGLIO 2011 alle ore 17:30
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