Visualizzazione post con etichetta no-tav. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta no-tav. Mostra tutti i post

martedì 20 marzo 2012

CGIL - La CGIL che vogliamo: No alla TAV





Governo: per la Tav, come per l'articolo 18, ricorre all'indennizzo.

Dopo, la militarizzazione del territorio, l'ingloriosa trovata della risposta in 14 punti del governo, dove tra le altre cose hanno evidenziato che la priorità assoluta è bucare la montagna ed il resto si vedrà (con la così detta fasizzazione), con l'invenzione di un treno che nonostante una galleria di oltre 50 km ci porterebbe a Parigi a 400 km l'ora (la fantasia al potere), adesso tentano la strada delle compensazioni, “dell'indennizzo”. Il governo autorizza la regione Piemonte ad anticipare 80 milioni dei fondi per lo sviluppo.

Quando non si riesce con le argomentazioni, ci si prova con i soldi.

Questo mentre sulle spalle dei piemontesi precipita l'aumento dell'addizionale Irpef, il taglio dei servizi, la messa in discussione delle prestazioni sanitarie e mentre cresce il peso della crisi a partire dal comparto dell'auto.

E' del tutto evidente, a partire dalle argomentazioni usate dal governo, che sempre di più quell'opera serve alle banche ed alle imprese che dovranno realizzarla.
Tant'è che, ad oggi, non viene presentato nessun rapporto sui costi benefici, come altrettanto si guardano bene dall'aprire un confronto sulle vere priorità da affrontare, a partire dal sistema della mobilità e dello sviluppo sostenibile.

Leggendo il documento del governo non abbiamo trovato una sola ragione per cambiare opinione.
Come ribadiamo la nostra contrarietà alla manomissione dell'articolo 18, non c'è indennizzo che possa risarcire la perdita di un diritto, altrettanto lo sosteniamo per la vicenda in questione.

L'area programmatica “La Cgil che vogliamo” del Piemonte conferma la sua netta contrarietà alla realizzazione di quest'opera inutile e costosissima.

Rivendica la necessità di orientare quelle risorse per il rilancio, innovandola, della struttura industriale e dell'occupazione, come altrettanto per garantire politiche sociali e servizi pubblici.

La Cgil che vogliamo, conferma con convinzione, il pieno sostegno alle rivendicazioni sostenute dalla popolazione Valsusina.

To. 16/03/2012

martedì 6 marzo 2012

NO-TAV: Rasegna Stampa - Roberto Saviano su "La Repubblica"

Tav, da Napoli alla Val di Susa le mani della mafia sui cantieri

I clan si presentano con imprese che vincono perché fanno i prezzi più vantaggiosi e sbaragliano il mercato. Il tracciato della Torino-Lione si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento

di ROBERTO SAVIANO

TUTTI parlano di Tav, ma prima di ogni cosa bisognerebbe partire da un dato di fatto: negli ultimi trent'anni l'Alta velocità è diventata uno strumento per la diffusione della corruzione e della criminalità organizzata, un modello vincente di business perfezionatosi dai tempi dalla costruzione dell'Autostrada del Sole e della ricostruzione post-terremoto in Irpinia. Questa è una certezza giudiziaria e storica più solida delle valutazioni ambientali e politiche (a favore o contro), più solida di ogni altra analisi sulla necessità o sull'inutilità di quest'opera. In questo momento ci si divide tra chi considera la Tav in Val di Susa come un balzo in avanti per l'economia, come un ponte per l'Europa, e chi invece un'aberrazione dello spreco e una violenza sulla natura. Su un punto però ci si deve trovare uniti: bisogna avere il coraggio di comprendere che l'Italia al momento non è in grado di garantire che questo cantiere non diventi la più grande miniera per le mafie. Il governo Monti deve comprendere che nascondere il problema è pericoloso. Prima dei veleni, delle polveri, della fine del turismo, della spesa esorbitante, prima di tutte le analisi che in questi giorni vengono discusse bisognerebbe porsi un problema di sicurezza del sistema economico. Che è un problema di democrazia.

Ci si può difendere dall'infiltrazione mafiosa solo fiaccando le imprese prima che entrino nel mercato, quando cioè è ancora possibile
farlo. Ma ormai l'economia mafiosa è assai aggressiva e l'Italia, invece, è disarmata. Il Paese non può permettersi di tenere in vita con i fiumi di danaro della Tav le imprese illegali. Se non vuole arrendersi alle cosche, e bloccare ogni grande opera, deve dotarsi di armi nuove, efficaci e appropriate. La priorità non può che essere la "messa in sicurezza dell'economia", per sottrarla all'infiltrazione e al dominio mafioso, dotandola di anticorpi che individuino e premino la liceità degli attori coinvolti e creino le condizioni per una concorrenzialità, vera, non inquinata dai fondi neri. Oggi questa messa in sicurezza non è ancora stata fatta e il Paese, per ora, non ha gli strumenti preventivi per sorvegliare l'enorme giro degli appalti e subappalti, i cantieri, la manodopera, le materie prime, i trasporti, e lo smaltimento dei rifiuti, settori tradizionali in cui le mafie lavorano (inutile negarlo o usare toni prudenti) in regime di quasi monopolio. Quando i cantieri sono giganti con fabbriche di movimenti umani e di pale non ci sono controlli che tengano.

IL BUSINESS CRIMINALE
Le mafie si presentano con imprese che vincono perché fanno prezzi vantaggiosi che sbaragliano il mercato, hanno sedi al nord e curricula puliti, e il flusso di denaro destinato alla Tav rischia di diventare linfa per il loro potenziamento, aumentandone la capacità di investimento, di controllo del territorio, accrescendone il potere economico e, di conseguenza, politico. Non vincono puntando il fucile. Vincono perché grazie ai soldi illeciti il loro agire lecito è più economico, migliore e veloce. Lo schema finanziario utilizzato sino ad ora negli appalti Tav è il meccanismo noto per la ricostruzione post-terremoto del 1980: il meccanismo della concessione, che sostituisce la normale gara d'appalto in virtù della presunta urgenza dell'opera, e fa sì che la spesa finale sia determinata sulla base della fatturazione complessiva prodotta in corso d'opera, permettendo di fatto di gonfiare i costi e creare fondi neri per migliaia di miliardi. La storia dell'alta velocità in Italia è storia di accumulazione di capitali da parte dei cartelli mafiosi dell'edilizia e del cemento. Il tracciato della Lione-Torino si può sovrapporre alla mappa delle famiglie mafiose e dei loro affari nel ciclo del cemento. Sono tutte pronte e già si sono organizzate in questi anni.

Esagerazioni? La Direzione nazionale Antimafia nella sua relazione annuale (2011) ha dato al Piemonte il terzo posto sul podio della penetrazione della criminalità organizzata calabrese: "In Piemonte la 'ndrangheta ha una sua consolidata roccaforte, che è seconda, dopo la Calabria, solo alla Lombardia". Così come dimostra la sentenza n. 362 del 2009 della Corte di Cassazione che ha riconosciuto definitivamente "un'emanazione della 'ndrangheta nel territorio della Val di Susa e del Comune di Bardonecchia". L'infiltrazione a Bardonecchia (che arrivò a portare lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa nel 1995 primo caso nel Nord-Italia) è avvenuta nel periodo in cui si stava costruendo una nuova autostrada e il traforo del Frejus verso la Francia. Gli appalti del traforo portarono le imprese mafiose a vincere per la prima volta in Piemonte.

I LEGAMI CON IL NORD
Credere che basti mettere sotto osservazione le imprese edili del sud per evitare l'infiltrazione è una ingenuità colpevole. Le aziende criminali non vengono dalle terre di mafie. Nascono, crescono e vivono al Nord, si presentano in regola e tutte con perfetto certificato antimafia (di cui è imperativa una modifica dei parametri). È sempre dopo anni dall'appalto che le indagini si accorgono che il loro Dna era mafioso. Qualche esempio. La Guardia di Finanza individuò sui cantieri della Torino-Milano la Edilcostruzioni di Milano che era legata a Santo Maviglia narcotrafficante di Africo. La sua ditta lavorava in subappalto alla Tav. La Ls Strade, azienda milanese leader assoluta nel movimento terre era di Maurizio Luraghi imprenditore lombardo. Secondo le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Luraghi era il prestanome dei Barbaro e dei Papalia, famiglie 'ndranghetiste. Nel marzo 2009 l'indagine, denominata "Isola", dimostrò la presenza a Cologno Monzese delle famiglie Nicoscia e Arena della 'ndrangheta calabrese che riciclavano capitali e aggiravano la normativa antimafia usando il sistema della chiamata diretta per entrare nei cantieri Tav di Cassano d'Adda. Partivano dagli appalti poi arrivavano ai subappalti e successivamente - e in netta violazione delle leggi - ad ulteriori subappalti gestendo tutto in nero.

Dagli appalti si approdava prima ai subappalti e successivamente - e in contrasto con le norme antimafia - ad ulteriori subappalti con affidamento dei lavori del tutto in nero. Nell'ottobre 2009 l'Operazione Pioneer arrestò 14 affiliati del clan di Antonio Spagnolo di Ciminà (Reggio Calabria), proprietario della Ediltava sas di Rivoli, con la quale si aggiudicò subappalti sulla linea Tav. Dalla Lombardia al Piemonte il meccanismo è sempre lo stesso: "Le proiezioni della criminalità calabrese, attraverso prestanome, - scrive l'Antimafia - hanno orientato i propri interessi nel settore edile e del movimento terra, finanziando, con i proventi del traffico di droga e dell'usura, iniziative anche di rilevante entità. In tale settore le imprese mafiose sono clamorosamente favorite dal non dover rispettare alcuna regola, ed anzi dal poter fare dell'assenza delle regole il punto di forza per accaparrarsi commesse".

A Reggio Emilia l'alta velocità è stata il volano per far arrivare una sessantina di cosche che hanno iniziato a egemonizzare i subappalti nell'edilizia in Emilia Romagna. Sulla Tav Torino-Milano si creò un business mafioso inusuale che generò molti profitti e che fu scoperto nel 2008. Fu scoperta una montagna di rifiuti sotterrati illegalmente nei cantieri dell'Alta Velocità: centinaia di tonnellate di materiale non bonificato, cemento armato, plastica, mattoni, asfalto, gomme, ferro, intombato nel cuore del Parco lombardo del Ticino. La Tav diventa ricchezza non solo per gli appalti ma anche perché puoi nascondere sottoterra quel che vuoi. Una buca di trenta metri di larghezza e dieci di profondità è in grado accogliere 20mila metri cubi dì materiale. Ci si arricchisce scavando e si arricchisce riempiendo: il business è doppio.

IL SISTEMA DEI SUBAPPALTI
I cantieri Tav sulla Napoli-Roma, raccontano bene quello che potrebbe essere il futuro della Tav in Val di Susa. Il clan dei Casalesi partecipa ai lavori con ditte proprie in subappalto e soltanto fino al 1995 la camorra intasca secondo la Criminalpol 10mila miliardi di lire. Fin dall'inizio gli esponenti del clan dei Casalesi esercitarono una costante pressione per conseguire e conservare il controllo camorristico sulla Tav in due modi: o infiltrando le proprie imprese o imponendo tangenti alle ditte che concorrevano nella realizzazione della linea ferroviaria. I cantieri aperti dal 1994 per oltre dieci anni, avevano un costo iniziale previsto di 26.000 miliardi, arrivato nel 2011 a 150.000 miliardi di lire per 204 chilometri di tratta; il costo per chilometro è stato di circa 44 milioni di euro, con punte che superano i 60 milioni. Le indagini della Dda spiegarono alcuni di questi meccanismi scoprendo che molte delle società appaltatrici erano legate a boss-imprenditori come Pasquale Zagaria, coinvolto nel processo Spartacus a carico del clan dei Casalesi (e fratello del boss Michele, il quale, ancora latitante, riceveva nella sua villa imprenditori edili dell'alta velocità). Il clan dei Casalesi partecipò ai lavori con ditte proprie, accaparrandosi inizialmente il monopolio del movimento terra attraverso la Edil Moter. Nel novembre del 2008 le indagini della procura di Caltanissetta ruotarono intorno alla Calcestruzzi spa, società bergamasca del Gruppo Italcementi (quinto produttore a livello mondiale), che forniva il cemento per realizzare importanti opere pubbliche tra cui alcune linee della Tav Milano-Bologna e Roma-Napoli (terzo e quarto lotto), metrobus di Brescia, metropolitana di Genova e A4-Passante autostradale di Mestre. Le indagini (che aveva iniziato Paolo Borsellino) mostrarono: "Significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento con quelli effettivamente impiegati nella produzione dei conglomerati forniti all'impresa appaltante". L'indagine voleva accertare se la Calcestruzzi avesse proceduto "a una illecita creazione di fondi neri da destinare in parte ai clan mafiosi dell'isola, nonché l'eventuale esistenza di una strategia aziendale volta a tali fini".

Ecco: questa è l'Italia che si appresta ad aprire i cantieri in Val di Susa. Che la mafia non riguardi solo il sud ormai è accertato. Di più: le organizzazioni criminali non solo in Italia, ma anche in Usa e in tutto il mondo, stanno approfittando enormemente della crisi, che è diventata per loro un'enorme occasione da sfruttare. Bisogna mettere in sicurezza l'economia del paese e siamo, su questo terreno, in grande ritardo. La giurisprudenza antimafia è declinata sulla caccia ai boss mafiosi. Giusto, ma non basta: serve un balzo in avanti, serve una giurisprudenza che dia la caccia agli enormi capitali, alle casseforti criminali che agiscono indisturbate nel mondo della finanza internazionale. O ci si muove in questa direzione o l'alternativa è che ogni forma di ripresa economica sarà a capitale di maggioranza mafioso.
 
(06 marzo 2012)

 

NO-TAV: Mercalli su "E - il mensile" - violazione della democrazia

Tav, una violazione della democrazia: parla Luca Mercalli

27 febbraio 2012
Gabriele Battaglia

“Sto anche io seguendo le agenzie, adesso Luca Abbà sembra fuori pericolo. Credo che abbia un terreno nei pressi del cantiere, forse quello che è successo servirà a gettare nuova luce sul problema della Valsusa. Anche se non dovrebbe esserci bisogno di ‘martiri’ per affrontare questo problema”

A parlare è Luca Mercalli, climatologo, volto televisivo e soprattutto abitante della Val di Susa, da sempre schierato contro il progetto Tav. O meglio, solidale con le comunità della valle.

“Da 21 anni, le autorità si rifiutano di affrontare il problema fondamentale, ovvero l’effettiva valutazione della necessità dell’opera data per strategica a priori, e questo non fa che esacerbare il conflitto. Ma non c’è solo la protesta di piazza, comunità montana e sindaci della Valsusa le hanno provate tutte e, di fronte al muro di gomma, c’è molta frustrazione”

Vogliamo ripetere i termini del problema?
Io sono uno ricercatore e non mi piacciono le prese di posizione ideologiche. Se mi dimostrassero che la Tav Torino-Lione serve, con dati oggettivi, la accetterei. Facciamo l’esempio di un acquedotto: bisogna scavare per portare acqua alla gente, e allora ben venga. Infatti è in costruzione l’acquedotto di valle da Bardonecchia a Torino, e nessuno ha fatto opposizione. Ma qui una ferrovia internazionale c’è già, il Tgv che ti porta da Torino a Parigi in 5 ore e mezza c’è già, le merci possono viaggiare sulla ferrovia esistente. Il modello che ti propongono è completamente immaginario, basato sull’idea che da qui al 2035 un’enorme quantità di merci viaggerà su quella direttrice e ciò in un’epoca di contrazione piuttosto che di espansione economica. Inoltre sul piano energetico e ambientale quel progetto non sta in piedi, consuma più energia costruirlo di quanta promette di farne risparmiare in esercizio.

Imporlo senza discutere è una violazione della democrazia, è come se qualcuno mi entrasse in casa e mi dicesse che deve tirarmi giù un muro. Perché? Perché è stato deciso, punto. Ma io gli dimostro che quel muro non serve abbatterlo, perchè c’è già un’altra porta. Fa niente, è stato deciso e basta.

Adesso c’è una nuova petizione firmata da centinaia di docenti di atenei italiani e inoltrata al governo Monti. Muro di gomma, rifiutano il confronto. L’atteggiamento è: “Siete liberi di protestare, ma noi andiamo avanti”.

C’è poi un altro problema: io, come cittadino di un comune della Valsusa, non posso tollerare di essere presentato come abitante di una valle definita “habitat neoterrorista” semplicemente perché qui si vuole ridiscutere di questo problema, che è poi una questione nazionale, sull’uso del pubblico denaro e sulla visione di futuro. Esiste già un osservatorio sulla Tav, ma si occupa di come fare la Tav, non discute “se” farla. E quindi siamo da capo.

Ci vuole un arbitro imparziale. A Che tempo che fa, ho già proposto che questa figura super partes fosse il procuratore Caselli.

NO-TAV: Luca Mercalli su "E - il mensile"

Tav, Mercalli: “L’opera è inutile, le violenze coprono questo fatto”

1 marzo 2012versione stampabile
“La linea tra Torino e Lione c’è già, trasporta il 20 percento delle merci, dunque non va  a pieno carico, e oltretutto il traffico è in calo”. Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società metereologica italiana, difende le ragioni dei No Tav e si schiera apertamente contro la nuova tratta tra Italia e Francia. La situazione in Val di Susa, per lui, nasce da “vent’anni di non ascolto, e il governo, tutti i governi in questi anni, non intendono ascoltare le ragioni scientifiche che portano a dire no al Tav. Anzi, adesso si cerca l’escalation per coprire l’inutilità dell’opera, che è pari a quella del ponte di Messina”.

Oggi l’attenzione è rivolta ai blocchi, alle proteste, alle cariche e agli scontri: “E’ solo schiuma -afferma convinto Mercalli -, il punto vero è che autorità e istituzioni centrali non vogliono dialogare ma fanno finta di farlo. Cancellieri dice che il dialogo c’è stato? Non è vero, loro hanno fatto parlare ma non hanno ascoltato affatto”.

“Eravamo in 75.000 a marciare – prosegue il climatologo -, io ero lì in giacca e papillon insieme ai miei colleghi universitari, non andavamo certo in giro con le pietre in tasca. Poi, in una vicenda come questa trovi sempre il facinoroso e il cretino: e servono solo per sviare l’attenzione dal problema vero: l’opera è inutile e si fa solo per motivi economici. Ma buttare venti miliardi ora è da pazzi”.

Come se ne esce? Mercalli sostiene che esista un solo modo “decente: fermare i giochi e convocare gli scienziati a palazzo Chigi. Monti ascolti le ragioni delle due parti, basate su dati non su emozioni o dogmi, e decisa solo dopo. Tanto la montagna è lì, non si muove: che fretta c’è?”.

Mercalli ne ha per tutti, anche sul fatto che in Francia non si sono registrate proteste No Tav: “Anche qui menzogne – spiega -, i francesi non hanno costruito niente finora: solo tre cunicoli esplorativi, ora tappati. E poi andate ad osservare i giornali francesi: non dicono una parola sulle proteste, se ci fossero davvero interessati e preoccupati gli articoli sarebbero decine. Se invece la Francia sentisse di subire un danno dallo stop ai lavori in Italia manderebbe la portaerei De Gaulle a bombardarci”.

Le ragioni scientifiche che dicono no al Treno Alta Velocità “sono state recentemente scritte in una lettera firmata da 360 tra scienziati e ricercatori, tra cui chi parla, e inviata a Monti. Poi, se si dimostra che la linea Tav è davvero utile e il gioco vale la candela, e non invece solo una nuova piramide di Cheope, io sarò il primo a riconoscerlo. E andrò anche all’inaugurazione”.


lunedì 5 marzo 2012

NO-TAV: link ad articolo di Marco Revelli de "Il Manifesto"


 
(NOTA: la scorsa settimana ci è giunta una richiesta via email circa la possibilità di pubblicare il link a questo articolo sul nostro blog. Al di là dell'opinione personale di ognuno circa la costruzione della TAV crediamo che l'articolo di Revelli sia una lettura utile per riflettere sulla situazione nazionale in senso generale e per questo abbiamo deciso di pubblicarlo appena ci è stato possibile. Abbiamo inserito anche il link al sito del movimento NO-TAV da cui è possibile accedere ad altro materiale molto interessante sulle vicende della Val di Susa che in ogni caso ci riguardano molto molto da vicino.)

Come se niente fosse – Marco Revelli

EDITORIALE da Il Manifesto – di Marco Revelli

La verità su quanto sta accadendo in Val di Susa, e sul suo significato generale, sta tutta in una quarantina di ore. Nel breve spazio che va dal sabato pomeriggio al lunedì mattina. Sabato, una valle intera – un popolo – molte decine di migliaia di persone, anziani, giovani, donne, bambini, contadini, operai, piccoli imprenditori, commercianti, “popolazione”, riempiono le strade, i campi circostanti, le rotatorie e i borghi, per dire no al Tav. Pacificamente, con volti sorridenti e idee chiare in testa. Lunedì mattina – come se niente fosse – una colonna di uomini armati marcia, secondo programma, sull’area-simbolo di Clarea, sui terreni di proprietà comune risparmiati dal primo blitz del 27 giugno 2011 e diventati il simbolo della resistenza, per occuparli. Indifferenti a tutto, muovono per spianare la Baita che ha ospitato in questi mesi l’anima della valle, come se con le ruspe potessero cancellare le ragioni di tutti. In mezzo, un uomo che cade da un traliccio, folgorato, e solo per miracolo non perde la vita.
Non servono molti discorsi per cogliere l’intreccio di arroganza, di stupidità, di sordità burocratica e di sostanziale disinteresse per i fondamenti della democrazia che muove un potere insensibile a qualunque argomentazione razionale e a ogni criterio di prudenza. Persino a ogni calcolo di costi e benefici. Incapace di leggere i numeri (anche se composto da fior di professori di economia) come di ascoltare le voci dei territori (anche se sensibilissimo ai sussurri dei mercati globali). Chiuso in un’assolutistica fedeltà ai soli interessi dei forti e ai progetti (insensati) degli apparati tecnocratici, a tal punto da non soprassedere neppure una settimana, neppure un giorno, nell’esecuzione di una decisione con tutta evidenza improvvida.
Ho sempre cercato di resistere alla seduzione delle teorie “catastrofiche” che annunciano l’ “azzeramento della democrazia” di fronte all’onnipotenza delle tecnocrazie trans-nazionali e all’impersonalità dei mercati. Mi sembravano una diagnosi paralizzante. E tuttavia è difficile non cogliere l’evidenza empirica della forbice sempre più larga – un abisso – che si va creando tra le pratiche autoreferenziali e burocraticamente formali delle istituzioni nazionali e continentali (di quella che con drammatica ironia si chiama “politica”) e le domande sempre più esasperate di partecipazione (o anche solo di ascolto) che salgono dai territori. Tra la “democrazia dell’indifferenza” che domina in alto, e la “democrazia della partecipazione” che abita in basso.
Non si tratta solo della pressione repressiva, che d’altra parte in Val di Susa si è fatta soffocante, ai limiti della tollerabilità costituzionale e anche oltre. Si tratta di una cosa più complessa che riguarda il delicato rapporto tra rappresentanti e rappresentati, giunto davvero – per lo meno sul piano nazionale – al punto di rottura, forse irreversibile. Si tratta di quell’organo essenziale in ogni democrazia (e che manca in ogni dittatura) che è l’udito: la capacità di ascoltare le voci della società, dei suoi diversi “pezzi”, e di dar loro il giusto peso, come condizione per mantenere “coeso” un Paese, ed evitare l’esodo delle sue parti vitali.
In assenza di quel canale uditivo, un Paese si “slega”. Se ignorata troppo a lungo nelle sue ragioni vitali, una popolazione esce dal patto civile che determina il grado e la forma della legittimazione. L’immagine della Grecia è esemplare: un popolo, una nazione, una società condannata alla morte civile in nome di dogmi fideistici coltivati e celebrati nel cuore istituzionale d’Europa, sulla base di ricette rivelatesi mortali agli occhi di tutti, tranne che a quelli dei decisori istituzionali. Come esemplare è l’immagine di quei poliziotti-scalatori che alla baita di Clarea, armati di corde scalano, implacabili, il traliccio indifferenti al rischio e alle parole di Luca Abbà, finché la tragedia non si compie.
Se non riempiremo quell’abisso di senso e di silenzio, se non sapremo riportare a terra il luogo della decisione sul destino dei beni di tutti ora evaporata nell’alto dei cieli finanziari e tecnocratici – ricominciando in primo luogo ad “ascoltare” – quelle di Atene e di Chiomonte non saranno le sole tragedie a cui assisteremo.



FIOM: Comunicato Stampa su ferimento militante NO-TAV









COMUNICATO

In relazione ai fatti di questa mattina in Valle di Susa il Segretario nazionale Fiom Cgil Giorgio Airaudo e il Segretario generale della Fiom Cgil di Torino Federico Bellono hanno dichiarato:

“a fronte dei gravi fatti di queste ore, e soprattutto del ferimento del militante NO TAV, chiediamo, innanzitutto per ragioni umanitarie, l’immediata sospensione dei lavori di ampliamento del cantiere e del relativo intervento delle forze dell’ordine”.

Torino 27 febbraio 2012
FIOM CGIL TORINO

venerdì 30 settembre 2011

Incontro Pubblico: TAV e SALUTE

POLITECNICO DI TORINO
AULA MAGNA
corso Duca Degli Abruzzi 24
 
6 OTTOBRE 2011
Ore 9.00-13.00
INCONTRO PUBBLICO: 

TAV E SALUTE
 
QUALI RISCHI PER L’AMBIENTE,
I LAVORATORI DEI CANTIERI,
I CITTADINI  DELLA VALLE DI SUSA
E DELL’AREA TORINESE?
 

La realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione in Val di Susa è da tempo contornata da aspre polemiche, che non lasciano emergere gli aspetti più significativi e tecnici dell’opera stessa. Al di là degli slogan e delle posizioni favorevoli o contrarie alla sua realizzazione, l’incontro si pone l’obiettivo di far luce su tematiche relative alla salute pubblica, ai possibili disagi psicosociali e all’infortunistica, che un progetto di queste dimensioni potrebbe comportare.
Sono però temi che vanno contestualizzati, osservati con la cognizione dei dati relativi all’intera opera: per questo è imprescindibile la conoscenza degli obiettivi che l’opera stessa si prefigge, in termini economici e di politica dei trasporti, alla luce di un bilancio tra costi-benefici – economici ed energetici – e del possibile impatto ambientale.
Del resto sono tematiche la cui osservazione può poggiare non soltanto su analisi, dati di studio e proiezioni, ma anche sull’esperienza ormai maturata e consolidata attraverso la realizzazione di altre tratte di linea. Un’esperienza alla quale pure far riferimento, come quella dell’area fiorentina e del Mugello da cui si possono trarre testimonianza e vantaggio, per calare la singola questione della Alta Velocità in Val di Susa nel più ampio ambito della rete ad Alta Velocità a livello nazionale.
Le tematiche trattate nel convegno verteranno prevalentemente su aspetti scientifici della salute pubblica e di impatto ambientale: si è scelta la sede del Politecnico di Torino per permettere a chiunque di parteciparvi.


PROGRAMMA


Mario CAVARGNA – Pronatura, Torino
Analisi delle caratteristiche del progetto TAV in Val di Susa
Una grande opera o è fortemenete utile o è fortemente dannosa. L'utilità diventa quindi il primo parametro da affrontare e in questo senso le richieste di analisi esaurienti e leali, sia in termini di impatto fisico che di salute, da parte dei cittadini interessati sono legittime.
Per quanto attiene la ferrovia ad alta velocità manca il traffico: il traffico merci nei trafori autostradali italo-francesi è sceso del 31% nel decennio 2000-2009. Il livello attuale è tornato a essere quello di 18 anni addietro con tendenza negativa, poiché gli scambi reciproci sono stati sostituiti da importazioni d'oltremare.
L’insieme dei problemi legati al trasporto, alla sicurezza e alle modalità d’esercizio conducono l’iniziale progetto ad alta velocità ad una paradossale penalizzazione della capacità di traffico a fronte di una spesa equiparabile a quella sostenibile per tre ponti sullo stretto di Messina.


Angelo TARTAGLIA – Politecnico di Torino
Quali dovrebbero essere i vantaggi del nuovo collegamento tra Torino e Lione?
Analizzando sinteticamente i costi dell'opera e l'andamento attuale e futuro probabile dei lussi di passeggeri e merci si dimostra che il nuovo collegamento non avrebbe alcuna possibilità di raggiungere il pareggio economico nemmeno sul lungo periodo, sommando così gli svantaggi economici a quelli ambientali.
 

Pietro SALIZZONI - Università di Lione
Impatto acustico delle linee AV/AC
Descrizione dei fenomeni di generazione di rumore ferroviario della sua propagazione in prossimità di una linea AV/AC, con particolare attenzione al caso delle valli alpine. Analisi di un caso studio: l'impatto della linea Torino-Lione nella bassa Val di Susa.
 

Massimo ZUCCHETTI - Politecnico di Torino
Impatto ambientale e sulla salute del TAV: uranio, amianto, altri materiali pericolosi
La presenza di uranio, amianto e altri materiali pericolosi in Val di Susa viene esaminata sulla base della letteratura storica e recente, illustrando i risultati degli studi dell'autore, consulente della Comunità Montana Valsusa da quasi un decennio. verranno illustrati due case studies sugli effetti: radon e lavoratori, polveri di smarino e popolazione.


Luca MERCALLI - Società Meteorologica Italiana
La cura del ferro per inquinare meno? Dipende, c’è ferro e ferro…

Il principale postulato su cui si basa la scelta di trasferire merci e passeggeri dalla strada alla rotaia è la riduzione di emissioni climalteranti e inquinanti associata al risparmio energetico ottenibile dal mezzo ferroviario rispetto a quello su gomma azionato da motore termico. Ciò non è tuttavia sempre vero, e dipende fortemente dall'investimento di "energia grigia" utilizzata per la costruzione di una nuova infrastruttura, comprensiva di quella inglobata nei materiali e di quella necessaria alla gestione e manutenzione. Nel caso di un progetto pervaso da gigantismo infrastrutturale come la linea Torino-Lione, si rischia che la cura sia peggiore del male, e si richiede comunque un'accurata analisi del ciclo di vita dell'opera prima di avviare qualsivoglia realizzazione. Inoltre la rapida evoluzione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, nonché del trasporto su gomma alimentato elettricamente, consigliano ulteriore prudenza rispetto agli scenari che giustificano un'opera assolutamente rigida e non modulabile.
 

Girolamo DELL’OLIO - presidente Associazione di volontariato “Idra”, Firenze
Impatti, prevenzione, controlli e sicurezza nella TAV appenninica e nel Nodo di Firenze
La documentazione raccolta in 17 anni di monitoraggio rivela il tipo di approccio col quale sono stati affrontati in Toscana i temi della prevenzione nei cantieri, della salute pubblica e della sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri della linea TAV. Di particolare interesse la persistente sottovalutazione del diritto alla salute e alla qualità della vita anche nella dimensione urbana della cantierizzazione per la stazione e i tunnel per il Nodo AV di Firenze.
 
Luigi CARPENTIERO - Medico del Lavoro, ASL 10 Firenze
Problematiche infortunistiche, di salute e disagio psicosociale  nei lavoratori della TAV e delle grandi opere infrastrutturali dell'area fiorentina
Le ricerche effettuate dalla ASL 10 di Firenze, con il supporto universitario e della cooperazione sociale,  nell'ultimo decennio di lavori nelle grandi opere infrastrutturali dell'area fiorentina, tra cui la TAV, hanno evidenziato un impatto importante dell'organizzazione del lavoro sia nell'amplificazione dei rischi classici propri di tali opere (polveri, fumi, rumore ecc.) sia sull'usura psicofisica e sul disagio psicosociale dei lavoratori. Fatica fisica,  turni di lavoro a ciclo continuo, isolamento nei campi base dormitorio e  lontananza dalla famiglia sono stati gli aspetti più indagati. Si è rilevata anche una connessione tra gli infortuni più gravi e la tipologia di turno adottato. Un'aggravante per alcuni cantieri è costituito dal fenomeno del “mobbing" determinato dal "caporalato" che vige nel reclutamento dei lavoratori, provenienti quasi tutti da determinate aree geografiche del paese.

Marco TOMALINO - Coordinamento operatori sanitari Val di Susa
TAV e salute pubblica. I rischi emergenti dall’analisi dei progetti
L'esame dei progetti preliminari della nuova linea Torino-Lione rivela numerosi aspetti critici per la salute pubblica, legati alla presenza di materiali pericolosi, amianto e uranio, e alle attività di cantiere, con possibile coinvolgimento di strutture assistenziali e sanitarie. Vengono esaminati in dettaglio gli aspetti carenti e contraddittori dei progetti. Viene presentata l'iniziativa di informazione degli operatori sanitari della Valle.


Fulvio AURORA - Medicina Democratica, Milano
Il rischio zero. Un diritto per la popolazione della Val di Susa
La realizzazione di grandi opere in un momento di grave crisi sembra sempre più motivarsi per l’investimento, lo spostamento di ingenti capitali ancora prima che per la presunta utilità delle opere stesse. Di fatto assistiamo a una subordinazione del lavoro da parte del mondo della Finanza: tanto più distante è l’investitore dal mondo del lavoro, tanto maggiore è la possibilità che problemi quali l’impatto ambientale e la salvaguardia della salute per lavoratori e cittadini passino in secondo piano o vengano minimizzati. Questo lede un diritto fondamentale dei cittadini e dei lavoratori medesimi, quello di vivere e di lavorare a rischio zero. Definito attraverso le lotte operaie, e recuperato nei processi che hanno avuto per soggetti lavoratori morti per infortunio e per malattie professionali, sottolineato e teorizzato da Medicina Democratica a partire da Giulio Maccaccaro, il “rischio zero” è l'idea base della partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ai processi decisionali.
 
Enrico MORICONI, Presidente AVDA (Associazione Veterinari per i diritti degli animali)
Non solo gli uomini, anche gli animali soffrono
Nella progettazione delle grandi opere spesso – quasi sempre – non si considera quello che può accadere agli animali, o sono genericamente considerati far parte dell'ambiente. Riconoscendo l'importanza fondamentale dell'ambiente, non si deve dimenticare che gli animali però sono esseri viventi che soffrono e si ammalano come le persone e sono diversi dal mondo vegetale. L'intervento presenta il risultato di un primo documento di valutazione dei possibili danni per gli animali, quelli che vivono in famiglia, quelli allevati per interesse e quelli liberi. Si tratta di un lavoro in corso in quanto sono attesi interventi di altri professionisti e valutazioni non solo generali ma anche specifiche.


Moderano:
Giulietto CHIESA, giornalista, europarlamentare
Rossana BECARELLI, Ospedale S. Giovanni Antica Sede, Torino


ORGANIZZAZIONE
RSU Politecnico di Torino - rsu@polito.it
Rossana Becarelli, +39.347.27.37.181 - r.becarelli@tiscali.it
Isabella Ramassa - saidaelena91@gmail.com

UFFICIO STAMPA
Massimo Bonato, +39.328.26.85.087 - max.bonato@gmail.com

giovedì 7 luglio 2011

FIOM: appello - No TAV bene comune


NO TAV BENE COMUNE

I sottoscritti, cittadini ed esponenti indipendenti di quell’area politico-culturale che ancora si indica come sinistra, sentono il bisogno di esprimere il loro sconcerto rispetto al livello del dibattito apertosi, sopratutto tra le forze che dovrebbero costruire l'alternativa, all’indomani della manifestazione No Tav di Chiomonte.
La maggior parte dell’opinione pubblica italiana ad oggi ignora che domenica in Val di Susa si è svolta la più grande manifestazione popolare di opposizione ad un opera pubblica nella storia della nostra Repubblica. Decine di migliaia di donne e uomini, abitanti della Valle e proveniente da tutto il paese, si sono ritrovate unite, pur nella diversità di ideologia, per dire un no deciso all’esecuzione “con pilota automatico” di un’opera pubblica concepita in un momento storico-politico quanto mai lontano da quello attuale. Un’opera faraonica, figlia di un modello di sviluppo energivoro e superato, per la quale non ci sono i fondi, e che certamente infliggerebbe un’inaudita sofferenza alla popolazione della Val di Susa.
La grande crisi economica del 2008 e la campagna referendaria contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua costituiscono cambiamenti “al contorno” che indicano la necessità di invertire la rotta rispetto a un consenso bipartisan (quel famigerato Washington Consensus) che non è più in grado di proporre un modello di sviluppo sostenibile ed accettabile. La vertenza della Valle di Susa contro la TAV e il grande consenso popolare che è stata capace di raggiungere in tutto il paese mostrano come la sensibilità per i beni comuni, categoria politico-giuridica feconda e di grande significato, sia stata capace di conquistare l’egemonia del Paese come dimostra l’esito referendario. Esiste oggi un discrimine fra chi sostiene che un diverso mondo, basato sul pieno riconoscimento dei beni comuni, è possibile e chi, per incapacità culturale di interpretare il cambiamento della società, si trincera dietro un decisionismo autoritario che, lungi dall’essere realista, appare, nell’attuale situazione economica ed ecologica, sempre più velleitario.
Chi si candida a guidare l’Italia del dopo Berlusconi cercando i voti del popolo della sinistra deve farsi una ragione di questo cambio di sensibilità del popolo sovrano e saperlo interpretare politicamente. Al di là ed oltre importanza di accertare ogni responsabilità per gli atti violenti in tutte le sedi istituzionali a ciò deputate, Interpretare i fatti della Val di Susa nella mera logica dell’ordine pubblico, per isolare le forze politiche più sensibili alla necessità di affrontare radicalmente la crisi e l'alternativa con un grande piano di ecologia del territorio, costituisce un errore politico gravissimo che fa soltanto il gioco della destra e rischia di contribuire a ridurre gli spazi di libertà e di protesta di cui deve nutrirsi ogni democrazia sopratutto nell’incertezza della crisi.
 
Questo nostro appello invita le forze politiche che vorranno accoglierlo ad organizzare per Venerdì 8 luglio alle ore 21 una grande fiaccolata per rappresentare il movimento del bene comune da Piazza Arbarello a Piazza Vittorio.

Giorgio Airaudo (Segr. Naz. Fiom) , Ugo Mattei (Giurista Ord Univ To), Livio Pepino (Magistrato), Marco Revelli (Storico Ord Piermonte Orientale), Alfio Mastropaolo (Politologo Ord. Unv To), Elisabetta Grande (Giurista Ord. Piemonte Orientale), Guido Viale (Economista), Guido Ortona (Economista Ord Unv Piemonte Orientale), Michele Curto (Capogruppo Sel Città Torino) Paolo Hutter (giornalista) Federico Bellono (Segr.Fiom Torino), Massimo Zuchetti (Fisico Nucleare, Ord. Politecnico), Tony Manigrasso (Segr.Naz.le Partito Umanista), Angelo Tartaglia (Ingegnere, Ord. Politecnico), Monica Frassoni (Pres.Verdi Europei), Luca Mercalli (Pres. società metereologica italiana), Luciano Pregnolato (Lavoro e Libertà)

lunedì 27 giugno 2011

FIOM: Fermatevi! Un appello alle istituzioni e alla politica


FERMATEVI !
Un appello alle istituzioni e alla politica



I referendum del 12 e 13 giugno hanno cambiato lo scenario politico ponendo al centro dell’attenzione pubblica i beni comuni e il bene comune. Di fronte a noi – ai milioni di donne e uomini che hanno contribuito al successo referendario – sta ora l’obiettivo di costruire una agenda politica in grado di mettere in campo un nuovo progetto di società, di sviluppo e di partecipazione democratica.
Di questa prospettiva c’è oggi un banco di prova non eludibile: lo scontro tra istituzioni e popolazione locale sull’inizio dei lavori di costruzione, in Val Susa, di un cunicolo esplorativo in funzione preparatoria del tunnel di 54 km per la progettata linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione. Per superare la situazione di stallo determinata da tale scontro si prospetta un intervento di polizia (o addirittura militare) che rimuova le resistenze in atto. Sarebbe una soluzione sbagliata e controproducente.
Ci possono essere opinioni diverse sulla necessità di potenziare il trasporto ferroviario nell’area e sulle relative modalità ma una cosa è certa. La costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione (e delle opere ad essa funzionali) non è una questione (solo) locale e l’opposizione delle popolazioni interessate non è un semplice problema di ordine pubblico. Si tratta, al contrario, di questioni fondamentali che riguardano il nostro modello di sviluppo e la partecipazione democratica ai processi decisionali.
Per questo, unendoci ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese, chiediamo alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità: si sospenda l’inizio dei lavori e si apra un ampio confronto nazionale (sino ad oggi eluso) su opportunità, praticabilità e costi dell’opera e sulle eventuali alternative. In un momento di grave crisi economica e di rinnovata attenzione ai beni comuni riesaminare senza preconcetti decisioni assunte venti anni fa è segno non di debolezza ma di responsabilità e di intelligenza politica.

26 giugno 2011


Paolo Beni, Marcello Cini, Luigi Ciotti, Beppe Giulietti, Maurizio Landini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Valentino Parlato, Livio Pepino, Carlo Petrini, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi, Alex Zanotelli

FIOM: Comunicato Stampa - Fermare l'intervento delle Forze dell'ordine in Val di Susa

 
 Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale 





COMUNICATO  STAMPA

No Tav. Fiom: “Fermare l'intervento delle Forze dell'ordine in Val di Susa”


Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Bisogna che si fermi l'intervento delle Forze dell'ordine che da stamattina è in corso contro il movimento No Tav in Val di Susa.
“I temi posti dai movimenti popolari e partecipati che difendono i beni comuni sul proprio territorio non possono essere risolti in questo modo.”
“Nei sistemi democratici ciò che la politica non riesce ad affrontare non può essere affidata alle Forze dell'ordine, anche perché si rischia di umiliarle e di distrarle dai difficili compiti che devono svolgere.”
“Invitiamo tutte le strutture a prendere posizione su quanto sta accadendo e a informare le lavoratrici e i lavoratori.”


Fiom-Cgil/Ufficio Stampa


Roma, 27 giugno 2011