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giovedì 24 gennaio 2013

IMac: Giornale dei Metalmeccanici 22 Gennaio 2013






È tempo di elezioni, ecco il nostro programma: una legge per il diritto divoto in fabbriche e uffici, una politica industriale per l’occupazione e ireferendum sui diritti da garantire

Votare operaio
Lo scorso 5 dicembre, mentre migliaia di metalmeccanici scioperavano e manifestavano - insieme alla Fiom - per il lavoro, i diritti, un reddito dignitoso e la democrazia, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Federmeccanica hanno firmato un'intesa che stravolge il senso del contratto nazionale di lavoro, finendo per cancellarlo nei fatti. 
È l'ultimo episodio di un attacco iniziato con l’accordo separato interconfederale del 2009, praticato costantemente dalla Fiat, perseguito con provvedimenti legislativi prima del governo Berlusconi e poi del governo Monti e, infine, con un altro accordo separato su produttività e competitività, nuovamente senza la Cgil. In una situazione di drammatica crisi economica che impoverisce i salari e aumenta la disoccupazione, si sta perseguendo e praticando l'aziendalizzazione delle relazioni sindacali, riducendo a una dimensione privatistica il contratto di lavoro, modificando la natura e la forma della contrattazione, eliminandone il senso collettivo.
Il 5 dicembre Federmeccanica ha così dettato i contenuti di un’intesa frutto di una logica regressiva che persegue la produttività e la competitività aumentando tutte le precarietà: dalla riduzione di tutele e salari alla cancellazione dei vincoli contrattuali sull’orario e sulle prestazioni lavorative.
Illudendosi che scaricando sui lavoratori l’assenza di politiche industriali e di investimenti pubblici e privati si eviti il declino che sta mettendo a rischio l’esistenza stessa del nostro sistema industriale e in pericolo migliaia di posti di lavoro.
Per la Fiom l’intesa del 5 dicembre è illegittima: per i suoi contenuti, che cancellano l’esistenza del contratto nazionale e perché toglie a lavoratrici e lavoratori il diritto di poter contrattare collettivamente tutti gli aspetti della prestazione lavorativa. Ma la partita non è chiusa, anzi.
La Fiom è già impegnata a contrastare – con gli strumenti della democrazia e la partecipazione dei lavoratori – l'applicazione di quest’intesa, rendendola inapplicabile in ogni fabbrica, ufficio, territorio, non rassegnandosi al furto di democrazia che impedisce a lavoratrici e lavoratori di poter decidere sulla propria vita.
L’accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl va combattuto perché conviene solo alle imprese, estende a tutta la categoria il metodo-Fiat escludendo dal negoziato l’organizzazione più rappresentativa e accoglie i contenuti imposti da Federmeccanica. Accetta la riduzione del potere d’acquisto dei salari; prevede la possibilità che a parità di lavoro e mansioni esistano minimi salariali diversi; aumenta l’orario di lavoro individuale fino a 150 ore annue e offre alle imprese la possibilità di comandare gli straordinari cancellando il potere contrattuale delle Rsu; non garantisce più il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Di fronte al rifiuto di Fim e Uilm di far votare tutti i metalmeccanici sul proprio contratto, la Fiom organizzerà le assemblee in tutti i luoghi di lavoro, per poi sottoporre al voto, con un referendum certificato, la proposta di rendere inapplicabile l’intesa separata e di aprire nelle aziende e nel territorio vertenze per negoziare collettivamente i contenuti normativi e salariali di miglior favore da applicare a tutti i lavoratori metalmeccanici, considerando gli aumenti decisi dall'accordo separato un semplice anticipo di un contratto nazionale ancora tutto da fare.
Ora, nonostante la crisi economica pesi sempre più su salari e occupazione, annunciando un 2013 nerissimo, con l’approssimarsi delle elezioni c’è il rischio che i problemi del lavoro vengano sottovalutati o diventino una voce tra le tante della propaganda dei partiti. Per evitarlo e rimettere al centro dell’attenzione politica la condizione di lavoratori, precari e disoccupati la Fiom parteciperà a modo suo a questa campagna elettorale, da sindacato, con due obiettivi: una legge sulla rappresentanza e per il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori su accordi e contratti; una nuova politica industriale in cui il «pubblico» si faccia interprete e garante di scelte che mirino alla piena occupazione e che siano ambientalmente sostenibili. Per la Fiom queste sono la questioni politiche prioritarie per la vita del paese: il voto dei metalmeccanici andrà a chi se ne farà carico e le sosterrà nel ruolo di rappresentanza istituzionale che, candidandosi al Parlamento, intende assumere.
Questo è il progetto Fiom: democrazia e diritto di voto in fabbriche e uffici, rilancio del ruolo pubblico in economia per la piena occupazione, un lavoro sicuro e un’industria pulita.



La Carta rivendicativa
Il peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali e la crescita dei livelli di disoccupazione ci indicano un processo di deindustrializzazione in atto nel nostro paese che in modo ancora più drammatico colpisce il Mezzogiorno. La recessione economica in atto è usata per un attacco al sistema dei diritti del lavoro senza precedenti, mettendo a rischio la tenuta democratica e la coesione sociale dell’Italia; le scelte economiche e sociali non intervengono sulle ragioni che hanno determinato la grave crisi che viviamo. Condizioni indispensabili per salvaguardare, riconvertire e rinnovare il nostro sistema produttivo, per affermare un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, per coniugare lavoro e diritti sono la definizione di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici e privati. Le scelte del governo, al contrario, ricercano l’aumento di produttività e competitività del nostro sistema industriale attraverso l’aumento della durata dello sfruttamento della prestazione lavorativa.
L’intesa raggiunta il 5 dicembre sul Ccnl tra Federmeccanica, Fim e Uilm è figlia degli accordi interconfederali separati, non firmati dalla Cgil, del 2009 sul modello contrattuale e del 2012 sulla produttività, che nei fatti cambiano la natura confederale e generale del sindacato e minano l’esistenza della contrattazione collettiva.
L’intesa imposta da Federmeccanica è illegittima, può impegnare solo le organizzazioni sindacali che l'hanno firmata, viola le regole sulla democrazia e la rappresentanza contenute nell'Accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e, per gli iscritti alla Fiom e per tutti i metalmeccanici non iscritti a nessun sindacato, è in contrasto con la norma dell'ultrattività del Ccnl unitario siglato il 20 gennaio 2008.
La vertenza per la riconquista di un vero contratto nazionale è ancora aperta. Per rendere inapplicabile l’intesa nelle aziende e nei gruppi industriali e per difendere il lavoro e l'occupazione va negoziata a livello aziendale e territoriale la seguente Carta rivendicativa nazionale comune per tutti i lavoratori metalmeccanici.

Riconferma dei diritti e delle agibilità sindacali compreso il rispetto della totale proporzionalità nel voto per la elezione della Rsu. Affermare il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori per la validazione delle piattaforme e degli accordi.
Le erogazioni salariali definite con l’accordo separato sono da considerarsi un anticipo degli aumenti salariali necessari e non sono derogabili né modificabili a livello aziendale nelle scadenze previste. La cancellazione del valore punto operata dagli accordi separati del 2009 e del 2012 non
ha garantito il potere d’acquisto del salario sottraendo 60 euro mensili pari a circa 800 euro all'anno; questo è il riferimento per una reale difesa del potere d'acquisto dei salari.

Sugli orari di lavoro si riconferma la disciplina vigente. Le modalità di utilizzo e di distribuzione degli orari devono essere oggetto di accordo con la Rsu. Al fine di mantenere e allargare i livelli occupazionali è necessario attuare riduzioni dell’orario a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e nelle situazioni di crisi estendere l’utilizzo dei contratti di solidarietà e della cassa integrazione a ore.

A parità di lavoro va affermata, indipendentemente dalla tipologia di lavoro applicata, la parità di trattamento economico e normativo e confermati i percorsi di stabilizzazione come previsti dal Ccnl del 2008 e dagli accordi aziendali in essere. Nelle aziende metalmeccaniche l'obiettivo è limitare l’utilizzo delle forme di lavoro atipico al contratto di lavoro a tempo determinato, al contratto di somministrazione a tempo determinato, al contratto di lavoro part time.

Va confermato il diritto contrattuale dei metalmeccanici al pagamento al 100% dei primi tre giorni di malattia. Affinché finalità e prestazioni sanitarie non siano sostitutive alla sanità pubblica sono anche da riconfermare i fondi sanitari aziendali, salvaguardandoli dall’assorbimento in Metasalute, al fine di realizzare un maggior controllo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori sul carattere integrativo delle prestazioni e di sperimentare l'istituzione di fondi territoriali anche intercategoriali.




Piano d’azione per il Contratto, 
la Democrazia e il Lavoro
In base alla decisione del Comitato centrale, la carta rivendicativa definita dall'Assemblea nazionale della Fiom sarà sottoposta, in tutte le aziende, al voto referendario certificato delle lavoratrici e dei lavoratori per aprire vertenze aziendali e territoriali al fine di rendere inapplicabile l'intesa illegittima di Federmeccanica a cui Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito.
L’Assemblea considera positiva la disponibilità espressa da Unionmeccanica-Confapi e dalle Associazioni delle Cooperative di avviare i tavoli unitari di trattativa per il rinnovo del Ccnl per le piccole e medie imprese metalmeccaniche e per le imprese Cooperative.
La Fiom parteciperà a quelle trattative a partire dal mandato ricevuto sulla piattaforma nazionale approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori interessati.
L’Assemblea nazionale della Fiom impegna tutte le strutture regionali a svolgere assemblee di tutti i direttivi territoriali in forma congiunta.
Per garantire lo svolgimento delle assemblee nei luoghi di lavoro e mettere in atto le iniziative necessarie a unificare le tante vertenze a difesa dell’occupazione e a contrasto della chiusura delle aziende saranno utilizzate le quattro ore di sciopero decise dal Comitato centrale del 12 dicembre 2012 con modalità di gestione territoriale. L'Assemblea condivide la proposta della Segreteria di decidere ulteriori iniziative fino alla proclamazione di una manifestazione nazionale.
L'Assemblea nazionale ritiene necessario l'avvio di una fase di nuove politiche industriali e sociali per contrastare la gravissima crisi industriale che assume un carattere di vera e propria emergenza nel Mezzogiorno e nel paese, dove la deindustrializzazione e la desertificazione sono ormai un dato di fatto con conseguenze drammatiche sul piano occupazionale.
L’Assemblea conferma il giudizio negativo sugli interventi realizzati dal governo Monti in materia di pensioni, ammortizzatori sociali e mercato del lavoro.
Ritiene necessario che già nei prossimimesi nuove scelte su tali materie si impongano, al fine di estendere gli ammortizzatori sociali, impedire i licenziamenti collettivi e realizzare una reale riforma delle pensioni a partire dalla soluzione per tutti i lavoratori esodati.
L'intesa illegittima di Federmeccanica a cui Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito, oltre a ridurre i diritti, programmare la riduzione dei salari e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro, prevede l'aumento degli orari di lavoro individuali, l'aumento dei livelli di precarietà e mina alla radice la possibilità di tutelare e sviluppare l'occupazione. Per queste ragioni l'Assemblea nazionale della Fiom ritiene necessario e indispensabile rendere esplicito nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori che la difesa del Ccnl è inscindibile dalla difesa dell'occupazione.
L’Assemblea condivide la proposta della Segreteria di convocare il coordinamento del Gruppo Fiat e una riunione delle Rsu dei grandi Gruppi industriali italiani.
L'Assemblea nazionale della Fiom valuta positivamente il grande impegno profuso dalle strutture e dai delegati nella raccolta delle firme per il referendum sull’art. 18 e sull'art. 8 che ha permesso di raggiungere nei soli luoghi di lavoro metalmeccanici oltre 120.000 firme, contribuendo in modo determinante a superare la quantità di firme necessarie per poter svolgere il referendum. Impegno che rischia di essere vanificato dallo scioglimento anticipato delle Camere. L'Assemblea nazionale della Fiom ritiene che questa democratica domanda di partecipazione e di estensione dei diritti debba ottenere una risposta dalla politica e dal governo che uscirà dalle elezioni.
L'Assemblea nazionale della Fiom decide sulla base delle ragioni fin qui esposte di promuovere «le giornate del lavoro e della democrazia» con iniziative diffuse nei territori e a livello nazionale, con il coinvolgimento di associazioni, movimenti, soggettività sociali, e delle forze politiche che si candidano al governo del paese. È nostro obiettivo far vivere nella campagna elettorale le nostre proposte per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro, per la valorizzazione del lavoro con diritti, la creazione di nuovi posti di lavoro e un nuovo modello di sviluppo.
A fronte dei processi in atto l’Assemblea nazionale condivide la proposta della Segreteria nazionale di organizzare iniziative di confronto e discussione che impegnino tutto il gruppo dirigente al fine di offrire un contributo a tutta la Confederazione per definire una nuova e adeguata strategia sindacale capace di affermare la democrazia e un’autonoma azione di contrattazione collettiva nei luoghi di lavoro e nella società.



Referendum art. 8 e art. 18. 
Le firme ci sono e attendono una risposta
Il 9 gennaio scorso, dopo tre mesi passati a raccogliere le firme e a mettere insieme i migliaia di timbri che la legge richiede per rendere efficace la richiesta di un referendum abrogativo, sono state depositate in Corte di
Cassazione 180 scatole piene della volontà di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani di cancellare l'articolo 8 della Legge 138/2011 (con la quale a colpi di deroghe si distrugge il contratto nazionale) e le modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (in pratica, cancellandolo).
Il contributo delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici della Fiom alla raccolta delle firme per i referendum è stato molto rilevante. Un grande impegno delle strutture, delle delegate e dei delegati che ha permesso di raggiungere nei soli luoghi di lavoro metalmeccanici oltre 120.000 firme, contribuendo in modo determinante a superare la quantità di firme necessarie per poter svolgere il referendum.
Impegno che però rischia di essere vanificato poiché la legislazione che regola l'istituto della democrazia diretta non prevede la possibilità di consegnare le firme a Camere sciolte, cosa avvenuta il 22 dicembre scorso.
A questo punto le strade possibili per garantire alle centinaia di migliaia di cittadini di non vedere calpestato un loro diritto costituzionale (articolo 75 della Costituzione italiana) sono varie. Può, ad esempio, essere emanato un decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri che recuperi le firme depositate, da parte tanto del governo uscente – anche a Camere sciolte – quanto di quello che si insedierà nei prossimi mesi. E da questo punto di vista c'è un precedente, con i 13 referendum proposti nel '94. Ma può essere presa una decisione in tal senso anche dalla Corte costituzionale alla quale, in mancanza di altri provvedimenti, il Comitato promotore inoltrerà ricorso quando, presumibilmente a ottobre prossimo, la Corte si sprimerà in maniera negativa sulla richiesta dei referendum. Si tratta di un vulnus, un «difetto» legislativo che può e deve essere recuperato per ripristinare un diritto fondamentale della nostra democrazia.
Ma il prossimo Parlamento, di sua iniziativa, potrebbe intervenire su queste leggi e ripristinare i diritti del lavoro sottratti dai governi Berlusconi e Monti con questi provvedimenti sciagurati, quindi noi chiediamo: chi si candida a governare il paese, cosa intende fare rispetto all'articolo 8 e all'articolo 18? Come risponde al significato di partecipazione e alla richiesta democratica rappresentate da queste firme?

Le foto usate in questo numero sono di Gianni Capaldi (pag. 4) e Lucia Gardin (pagg. 1, 2 e 3) e sono state tratte dal libro «Le mani al lavoro» Meta Edizioni 2006






mercoledì 23 gennaio 2013

FIOM NAZIONALE: Intesa Separata









Intesa separata sottoscritta il 5 dicembre 2012

Punto per punto
come cancellano il Contratto nazionale

L’accordo separato del 5 dicembre 2012 accetta la riduzione del potere d’acquisto dei salari e introduce la flessibilità sui minimi contrattuali, aumenta l’orario di lavoro, penalizza il pagamento dei primi tre giorni di malattia, peggiora norme e diritti e rinvia ulteriori peggioramenti alla stesura definitiva di quello che chiamano «nuovo testo contrattuale». 
La Fiom effettua una campagna informativa di assemblee in tutti i luoghi di lavoro e sottopone a voto referendario certificato la proposta di rendere inapplicabile l’intesa Federmeccanica, Fim, Uilm, Fismic e Ugl.

dicembre 2012


SALARIO
L'accordo separato interviene sulle seguenti voci della retribuzione:
  1. Minimi contrattuali;
  2. Elemento distinto della retribuzione;
  3. Elemento perequativo;
  4. Trasferta;
  5. Reperibilità;
  6. Maggiorazioni;
  7. Premio di risultato. 
1. Minimi contrattuali
Per la prima volta i minimi salariali, a parità di mansione, non sono più uguali per tutti i lavoratori perché sono messi a disposizione della contrattazione aziendale – e quindi diversi da fabbrica a fabbrica – sia in caso di crisi che di nuovi insediamenti produttivi o per usufruire di sgravi fiscali e contributivi, e potranno essere differiti di 12 mesi. 
Se manca la rappresentanza sindacale in azienda, comunque le imprese potranno chiamare i sindacati provinciali e definire con loro lo spostamento degli aumenti previsti. Gli aumenti del triennio 2013-2015 sono definiti in tre tranche a partire dal 1° gennaio 2013, ma le aziende possono erogare gli aumenti dell’1/1/2014 e dell’1/1/2015 12 mesi dopo. Ad esempio la seconda al 1° gennaio del 2015 e la terza al 1° gennaio del 2016 oppure la scadenza della seconda tranche e far slittare la terza al 1/1/2016.
La differenza sui salari nei quattro anni è consistente e si calcola sul montante retributivo: un lavoratore di terzo livello con lo spostamento della seconda tranche percepisce 1.065 euro in meno; con lo spostamento della terza tranche percepisce 560 euro in meno. 
L'intesa separata del 5 dicembre 2012 non tutela il potere d'acquisto del salario: gli importi economici definiti per incrementare i minimi contrattuali non considerano i valori dell'inflazione e, in caso di differimento del salario a livello aziendale, non viene considerato il quarto anno di allungamento del contratto.
Per tutelare il potere d'acquisto del salario è necessario:
  • rispettare le scadenze previste per gli aumenti senza differimenti a livello aziendale,
  • rivalutare i minimi contrattuali facendo riferimento all'inflazione reale e aggiornando il valore punto (18,82) fissato con il rinnovo del Ccnl nel 2008.
Gli incrementi definiti con l'accordo separato sui minimi non solo non tutelano il potere d'acquisto delle retribuzioni ma favoriscono le categorie più alte e penalizzano quelle più basse. La piattaforma della Fiom, votata dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, prevede per gli anni 2012/2014 un aumento uguale per i livelli 3, 4 e 5 di 206 euro a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto della retribuzione. 

2. Elemento distinto della retribuzione
Dal 1° gennaio 2013 l'importo di 10,33 euro, erogato in busta paga sotto la voce Edr e definito con l'Accordo interconfederale del 31 luglio 1992, è conglobato nei minimi tabellari.

3. Elemento perequativo
Dal 1° gennaio 2014 è incrementato di 30 euro annui - pari a 2,5 euro al mese - l'importo dell'elementoperequativo corrisposto ai lavoratori che non effettuano contrattazione aziendale.

4. Trasferta
Dal 1° gennaio 2014 sono incrementati come segue i trattamenti economici di trasferta:
  • la trasferta intera di 2,80 euro - 0,35 euro ora;
  • la quota per il pasto meridiano o serale di 0,42 euro;
  • la quota per il pernottamento di 1,96 euro.
5. Reperibilità
Dal 1° gennaio 2014 è incrementata la reperibilità. Nella tabella riportiamo gli aumenti previsti.


6. Maggiorazioni
Maggiorazioni per flessibilità per necessità improvvise. Le ore prestate in flessibilità per necessità improvvisa sono retribuite con la maggiorazione al 20% per le ore prestate dal lunedì al venerdì (in luogo della maggiorazione del 15% riconosciuta per le ore di flessibilità «ordinaria») e al 30% per le ore prestate al sabato (in luogo del 25%).
Maggiorazioni per lavoro notturno. Dal 1° giugno 2013 le maggiorazioni - per lavoro notturno fino alle ore 22, per lavoro notturno festivo e per lavoro notturno festivo con riposo compensativo - dei lavoratori turnisti sono equiparate a quelle dei lavoratori normalisti (5%) e incrementate del 5% (incremento totale pari al 10%); l'accordo separato prevede l'assorbimento dei trattamenti di miglior favore già definiti in azienda.
Maggiorazioni per lavoro straordinario. Le maggiorazioni per le ore di straordinario aggiuntive definite con l'intesa separata del 5 dicembre 2012 sono incrementate dell'8% con l'assorbimento dei trattamenti di miglior favore già definiti in azienda.

7. Premio di risultato
Viene introdotta la clausola di «esigibilità» con il collegamento tra il PdR contrattato in azienda e le flessibilità dell'orario di lavoro introdotte con l'accordo separato o con gli accordi in azienda. È previsto, tra i criteri definiti a livello aziendale, l'attribuzione individuale del PdR solo a fronte «dell'effettivo» svolgimento – da parte della lavoratrice e del lavoratore – delle 150 ore di flessibilità e straordinario o altro ancora definito a livello aziendale; la conseguenza è che il lavoratore ammalato o in sciopero delle ore di flessibilità e del lavoro straordinario definite dal Ccnl o in azienda non percepisce il PdR.


ORARIO DI LAVORO
L'accordo separato interviene sulle seguenti voci legate all’orario di lavoro:
  1. Entrata e uscita in azienda (art. 1 Ccnl 2008);
  2. Contrazione temporanea dell’orario di lavoro (art. 2 Ccnl 2008);
  3. Recuperi (art. 4 Ccnl 2008);
  4. Orario di lavoro (art. 5 Ccnl 2008);
  5. Riposo settimanale (art. 8 Ccnl 2008).

1. Entrata e uscita in azienda
Viene aggiunto che in azienda potrà essere definita la flessibilità in entrata e uscita se non ci sono impedimenti di carattere tecnico, organizzativo e produttivo.

2. Contrazione temporanea dell'orario di lavoro
Si introduce l'utilizzo unilaterale da parte aziendale delle ferie e dell'accantonamento della banca ore residue per necessità di sospensioni; non è prevista la contrattazione che è sostituita con la convocazione della Rsu per «l'esame» che si esaurisce decorsi 10 giorni. L'azienda può disporre in modo individuale e collettivo delle ferie e del conto ore dei lavoratori.

3. Recuperi
Si introduce l'«interruzione delle forniture» tra le cause che prevedono il recupero delle ore perse e, poiché il recupero è obbligatorio e retribuito senza maggiorazioni, si introduce una forma di flessibilità ulteriore dell'orario di lavoro a costo zero per le imprese e alternativo al ricorso alla cassa integrazione guadagni.

4. Orario di lavoro
Subisce, con l'intesa separata del 5 dicembre 2012, le modifiche più radicali che peggiorano in modo sostanziale le condizioni di lavoro per tutte le lavoratrici e lavoratori. L'orario di lavoro non è più oggetto di contrattazione in azienda con la Rsu ma alla contrattazione si sostituisce una procedura di «esame» delle richieste aziendali della durata di 10 giorni trascorsi i quali la procedura è conclusa e l'azienda può procedere.
Aumenta strutturalmente l'orario individuale attraverso l'aumento dello straordinario obbligatorio e delle flessibilità – fino a 120/128 ore complessive a seconda se si tratta di aziende con più o meno di 200 dipendenti – la monetizzazione di tre Par – con ulteriori 24 ore annue di lavoro - e lo slittamento della 1/2 ora di mensa. 
Le modifiche sono le seguenti.
  • Aumento di 40 ore di straordinario obbligatorio a disposizione delle imprese; da 40 a 80 ore nelle aziende con più di 200 dipendenti e da 48 a 88 ore nelle aziende fino a 200 dipendenti; 
  • aumento delle ore di flessibilità a disposizione delle aziende; le attuali 64 sono elevate fino a 80 ore annue, con il limite di 120 ore tra utilizzo di flessibilità e straordinario, e sono riconosciute le «necessità improvvise» che riducono i giorni di procedura per il ricorso alla flessibilità da 10 a 5;
  • sono superate sia tutte le causali definite dal Ccnl 2008 sulle ragioni di ricorso alla flessibilità (stagionalità, picchi produttivi, attività di istallazione e montaggio) che i limiti di 8 ore sul primo turno del sabato, di 6 ore su due turni al sabato, di 32 ore di prestazione minima settimanale;
  • utilizzo di ferie, Par e ore accantonate in banca ore a compensazione dei recuperi quando il lavoratore non ha effettuato le ore di flessibilità definite e la squadra, il reparto o la fabbrica, recupera le ore lavorate;
  • monetizzazione di tre Par annui, a meno che non sia il lavoratore stesso che chiede l'accantonamento dei tre Par entro il mese di novembre di ciascun anno;
  • eliminazione di 8 ore di riduzione di orario aggiuntiva, prevista dal Ccnl 1979, per i nuovi assunti nel settore siderurgico e nelle fonderie di seconda fusione; rimane solo per i lavoratori in forza al 31/12/2012;
  • possibilità di concordare in azienda modalità diverse di regolazione per la mezz'ora di mensa, con l'estensione a tutte le imprese metalmeccaniche della mezz'ora a fine turno introdotta con l'accordo separato a Pomigliano e in tutti gli stabilimenti Fiat;
  • dalla normativa contrattuale è eliminato ogni riferimento alle norme di legge sugli orari di lavoro.
5. Riposo settimanale
Introduzione del concetto che il riposo coincide, di regola e secondo i criteri e le modalità di legge, con la domenica;
  • cancellazione del concetto che i lavoratori che lavorano la domenica lo fanno nei casi consentiti dalla legge.
    NEL CCNL 2008 ERA PREVISTO IL DIRITTO AL RIPOSO SETTIMANALE ED ERA ESPLICITATO CHE I DIPENDENTI CHE LAVORANO LA DOMENICA LO FANNO NEI CASI PREVISTI DALLA LEGGE, AFFERMANDO COSÌ IMPLICITAMENTE CHE NON SI LAVORA LA DOMENICA SE NON IN CASI PARTICOLARI, LE MODIFICHE INTRODOTTE CAPOVOLGONO IL SENSO E LA DICITURA DEL CCNL 2008; L'EFFETTO È QUELLO DI MAGGIOR DISPONIBILITÀ AL LAVORO DOMENICALE CON MENO VINCOLI DEL CCNL E DELLA CONTRATTAZIONE IN FABBRICA.

TIPOLOGIE CONTRATTUALI
Le modifiche interessano le seguenti tipologie contrattuali:
  1. Contratti a termine;
  2. Lavoro in somministrazione (interinale);
  3. Apprendistato;
  4. Appalti;
  5. Part time.
Le modifiche sono state in parte introdotte con l'intesa separata del 5 dicembre 2012, altre con l'intesa separata del 15 ottobre 2009.
È definito l'impegno a ridefinire, in sede di stesura del testo contrattuale, la clausola di stabilizzazione prevista dal Ccnl 2008 con le modifiche normative introdotte.
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE, FERMO RESTANDO GLI ACCORDI AZIENDALI IN MATERIA, IL CONTRATTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO E LA SOMMINISTRAZIONE DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO SONO REGOLATI DALLA LEGGE SALVO QUANTO PREVISTO ALLA «STABILIZZAZIONE»: LA STABILIZZAZIONE A TEMPO INDETERMINATO È DEFINITA DOPO 44 MESI COMPLESSIVI ANCHE NON CONSECUTIVI DI PERIODI DI LAVORO A TERMINE E/O CON CONTRATTO DI SOMMINISTRAZIONE); 
(LA NORMATIVA LEGGE PREVEDE - PER I CONTRATTI A TERMINE - IL TETTO DI 36 MESI, COMPRENSIVI DI PROROGHE E RINNOVI, OLTRE IL QUALE SI HA LA TRASFORMAZIONE A TEMPO INDETERMINATO CON LA POSSIBILITÀ DI STIPULARE UN'ULTERIORE CONTRATTO IN DEROGA CON L'ASSISTENZA SINDACALE E C/O LA DPL.

1. Contratti a termine
L'intesa separata del 5 dicembre 2012, confermando le disposizione di legge peggiorate con la riforma Fornero,  introduce:
  • i contratti a termine senza casuali (per il primo contratto) fino a 12 mesi;
  • la possibilità, con la contrattazione in azienda, di definire ulteriori deroghe 
  • per le assunzioni riconducibili a nuove attività, nuovi prodotti, modifiche impiantistiche, progetti di ricerca, rinnovo e/o proroghe di commesse consistenti: in questi casi l'obbligo della causale è superato a prescindere dalla durata e dal rinnovo del contratto e le aziende hanno possibilità di assunzioni a termine senza causali fino al 6% del totale dei lavoratori occupati;
  • la riduzione dei termini di intervallo tra un contratto e il successivo per la sostituzione di lavoratori assenti, per lavoratori assunti dalla Cigs o dalla mobilità, in ogni altro caso definito con accordo aziendale; 
  • l'intesa separata del 15 ottobre 2009 introduce nelle aziende metalmeccaniche le assunzioni per attività stagionali fino a sei mesi anno; prevede poi «diritti di precedenza nelle assunzioni» non esigibili nella prassi;
2. Lavoro in somministrazione (interinale)
Sono recepite le modifiche legislative; si prevede la possibilità di attivare il lavoro interinale senza causali: 
  • nei casi previsti dalla legge e negli accordi aziendali;
  • fino a un numero di lavoratori corrispondente ai lavoratori interinali stabilizzati nei tre anni solari precedenti e sono utili le proposte di assunzione anche se rifiutate, quindi anche ai non assunti;
  • comunque per almeno tre lavoratori in ciascun anno;
  • per chi è iscritto al collocamento obbligatorio o con una invalidità certificata di almeno il 20 percento, per i lavoratori condannati ammessi al regime di semilibertà o in via di dimissione o dimessi dal carcere; 
  • inoltre gli accordi aziendali stabiliscono modalità e criteri per la determinazione e corresponsione del PdR, in caso contrario ai lavoratori interinali il PdR è riconosciuto in proporzione diretta al lavoro complessivamente prestato.
3. Apprendistato
Il contratto di apprendistato sostituisce quello stipulato nel 2006 e ripreso dal Ccnl 2008; interviene e modifica i seguenti punti:
  1. numero di contratti di apprendistato instaurabili;
  2. durata del contratto;
  3. valorizzazione/cumulo dei periodi di apprendistato;
  4. formazione;
  5. inquadramento e retribuzione;
  6. previdenza integrativa e sanitaria;
  7. attribuzione della qualifica.
Art. 1: con la stesura del testo verrà recepita la norma legislativa che prevede che un'azienda può assumere con contratto di apprendistato, direttamente o tramite agenzia di somministrazione, fino al numero di dipendenti qualificati già in forza;
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE L’ASSUNZIONE MEDIANTE CONTRATTO DI APPRENDISTATO NON È ESERCITABILE DALLE AZIENDE CHE RISULTINO NON AVERE ASSUNTO CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO ALMENO IL 70% DEI LAVORATORI IL CUI CONTRATTO SIA GIÀ VENUTO A SCADERE NEI 24 MESI PRECEDENTI. IL RIFERIMENTO ALLA NORMA LEGISLATIVA, MODIFICATA IN PEGGIO DALLA RIFORMA FORNERO,SIGNIFICA:
  • INTRODURRE LA DURATA MINIMA DI SEI MESI DEL CONTRATTO DI APPRENDISTATO ED ESTENDERE L'APPLICAZIONE DEL CONTRATTO DI APPRENDISTATO AL PREAVVISO,
  • AUMENTARE IL RAPPORTO TRA I DIPENDENTI QUALIFICATI IN AZIENDA E LA POSSIBILITÀ PER LA STESSA DI ASSUMERE APPRENDISTI – DA UN RAPPORTO CHE PREVEDE L'ASSUNZIONE DI 1 APPRENDISTA PER OGNI OPERAIO QUALIFICATO A UN RAPPORTO CHE PERMETTE L'ASSUNZIONE DI TRE APPRENDISTI OGNI DUE OPERAI QUALIFICATI;
  • RIDURRE LA % DI STABILIZZAZIONE DEGLI APPRENDISTI A CUI È CONDIZIONATA L'ISTAURAZIONE DI NUOVI CONTRATTI DI APPRENDISTATO – DAL 70% NEI 24 MESI PRECEDENTI LA NUOVA ASSUNZIONE PREVISTA NEL CCNL 2008 RIDOTTA AL 30% NEI 36 MESI PRECEDENTI PER GLI ANNI DAL 2013 AL 2015, PERCENTUALE DI STABILIZZAZIONE CHE PER GLI ANNI SUCCESSIVI AL 2015 È PARI AL 50%
Art. 2: l’accordo separato prevede un durata minima di 6 mesi ed una massima di 36 mesi indipendentemente dal livello da acquisire alla fine del contratto di apprendistato;
IL CCNL 2008 PREVEDE UNA DURATA MASSIMA DEL CONTRATTO VARIABILE, A SECONDA DEL LIVELLO DA ACQUISIRE AL TERMINE DEL PERIODO DI APPRENDISTATO E DEL TITOLO DI STUDIO CONSEGUITO DA 34 A 60 MESI).

Art. 3: i periodi di apprendistato svolti precedentemente in altre aziende sono «valorizzati» - se pari almeno a 12 mesi - e riducono la durata complessiva del periodo di apprendistato di 6 mesi.
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE I PERIODI DI APPRENDISTATO SVOLTI PRESSO DIVERSI DATORI DI LAVORO SI POSSANO SOMMARE AI FINI DEL COMPUTO DELLE DURATE MASSIME DEL PERIODO DI APPRENDISTATO.

Art. 4: la formazione è ridotta a 80 ore medie annue; potrà essere svolta anche on the job e in affiancamento e non c’è alcun riferimento alla formazione teorica in aula.
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE LE ORE DI FORMAZIONE FORMALE MEDIE ANNUE SIANO PARI A 120, CON UN MINIMO DI ALMENO 60 ALL’ANNO, DI CUI 40, ALL’ANNO, SICURAMENTE IN MODALITÀ TEORICA

Art. 8: è confermata la scansione temporale dell'inquadramento e della retribuzione ma «fatte salve diverse intese fra le parti contraenti»; di conseguenza potrebbe essere definito un contratto della durata di 36 mesi con sbocco al 3° livello nel quale i primi 34 mesi sono di 1° livello il 35° mese di 2° livello e il 36° di 3° livello.
IL CCNL 2008 PREVEDE, SENZA ECCEZIONE ALCUNA, PER IL PRIMO TERZO DELLA DURATA COMPLESSIVA DEL CONTRATTO DI APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE UNA RETRIBUZIONE PARI A 2 LIVELLI INFERIORI QUELLO DI SBOCCO PREVISTO DAL CONTRATTO STESSO, IL SECONDO TERZO DI UN LIVELLO INFERIORE E L’ULTIMO TERZO NEL LIVELLO DI ARRIVO.

Artt. 12 e 13: previdenza integrativa e sanitaria - la contribuzione a carico dell'azienda per la previdenza integrativa è pari al 1,5% o, da gennaio 2013, al 1,6% se anche il lavoratore alza la propria contribuzione; gli apprendisti possono iscriversi a Metasalute alle stesse condizioni dei lavoratori assunti a tempo indeterminato (il Ccnl 2008 non prevede Metasalute).

Art. 14: durante il periodo di preavviso, della durata di 15 giorni e che può essere intimato alla fine del periodo di apprendistato, continua a trovare applicazione il contratto di apprendistato e non è più prevista la prova di idoneità.
IL CCNL 2008 PREVEDE IL RICONOSCIMENTO, DURANTE IL PERIODO DI PREAVVISO, DELLA RETRIBUZIONE DOVUTA AL LAVORATORE OPERAIO E L'ATTRIBUZIONE DELLA QUALIFICA AL TERMINE DEL PERIODO DI TIROCINIO SE L'APPRENDISTA NO È AMMESSO - ENTRO UN MESE DALLA FINE DEL TIROCINIO STESSO E PER MOTIVI A LUI NON IMPUTABILI - ALLA PROVA DI IDONEITÀ - CHE DEVE RIFERIRSI ESCLUSIVAMENTE ALLA SPECIFICA FORMAZIONE RICEVUTA.

4. Appalti
È definita una commissione con poteri negoziali sugli appalti con il compito di modificare la normativa contrattuale e recepire le modifiche di legge.
LA RIFORMA FORNERO RIDUCE LE TUTELE NORMATIVE E LE TUTELE PER I TRATTAMENTI RETRIBUTIVI E PREVIDENZIALI ATTRAVERSO LA POSSIBILITÀ DI DEROGARE, CON LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA, ALLA RESPONSABILITÀ SOLIDALE TRA COMMITTENTE, APPALTATORE ED EVENTUALE SUBAPPALTATORE; LA CONTRATTAZIONE PUÒ DEFINIRE L'INTRODUZIONE DI UN REGIME MENO EFFICACE E SOSTITUTIVO CHE È QUELLO DELLA «INDIVIDUAZIONE DI METODI E PROCEDURE DI CONTROLLO E VERIFICA DELLA REGOLARITÀ COMPLESSIVA».

5. Part time
Le modifiche apportate sono le seguenti. Sono fissate le percentuali di part time in due dimensioni d'impresa, il 3% nelle imprese fino a 100 dipendenti, il 4% nelle imprese con più di 100 dipendenti ed è definita una casistica di precedenza tra le richieste;
  • una dichiarazione comune individua il part time come strumento per accompagnare i lavoratori prossimi alla pensione e per la contestuale assunzione di giovani;
  • l'intesa separata del 15 ottobre 2009 introduce clausole flessibili ed elastiche: l'azienda può aumentare l'orario fino al 25% delle ore previste dal contratto di part time - con la maggiorazione della retribuzione del 15% - e utilizzare il lavoro supplementare fino alle 40 ore settimanali - retribuito con la maggiorazione del 10%.
 
PREMESSA, 
REGOLE CONTRATTUALI E 
SISTEMA DI RELAZIONI SINDACALI
L’accordo modificha le regole contrattuali e il sistema delle relazioni sindacali
  1. Premessa e regole contrattuali;
  2. Inscindibilità delle disposizioni contrattuali;
  3. Formazione professionale e pari opportunità (ex artt. 4 e 5 Ccnl 2008);
  4. Informazione e consultazione in sede aziendale (ex art. 8 Ccnl 2009 e art. 7 Ccnl 2008);
  5. Informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese di dimensione comunitaria (ex art. 9 Ccnl 2009 e art. 8 Ccnl 2008).
1. Premessa e regole contrattuali
Attraverso l'impegno delle parti firmatarie ad armonizzare e integrare regole contrattuali e premessa agli Accordi interconfederali del 28 giugno 2011 e del 21 novembre 2012 (accordo separato sulla produttività) e a fare una ricognizione sugli accordi interconfederali sulla rappresentanza.
LA PREMESSA DEL CCNL METALMECCANICI È STATA DEFINITA PER LA PRIMA VOLTA NEL 1963 E MODIFICATA SOSTANZIALMENTE SOLO NEL 1994: NEL 1963 È STABILITO CHE IL CCNL È FONTE PRIMARIA DI CONTRATTAZIONE E CON LA PREMESSA INTRODUCE PER LA PRIMA VOLTA, NEL SISTEMA CONTRATTUALE, LA CONTRATTAZIONE AZIENDALE; DAL 1994 IL CCNL È IN ATTUAZIONE DELL'ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 1993 SUL SISTEMA CONTRATTUALE. 
IL CCNL 2008 – PREMESSA – DEFINISCE I DUE LIVELLI CONTRATTUALI E LA TITOLARITÀ DI RSU E STRUTTURE TERRITORIALI NELL'ESERCIZIO DELLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE. L'ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 28 GIUGNO 2011 INTERVIENE SU: RAPPRESENTATIVITÀ DELLE OO.SS., RUOLO DEL CCNL, TITOLARITÀ CONTRATTUALE E VALIDITÀ DEI CONTRATTI COLLETTIVI AZIENDALI, INTESE AZIENDALI MODIFICATIVE DEL CCNL. 
L'ACCORDO INTERCONFEDERALE SEPARATO DEL 21 NOVEMBRE 2012 INTERVIENE SU: FLESSIBILITÀ DEI MINIMI CONTRATTUALI, DEROGHE AZIENDALI ALLE NORME CONTRATTUALI CHE REGOLANO LA PRESTAZIONE, GLI ORARI E L'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, DEROGHE ALLE LEGGI IN MATERIA DI ORARI DI LAVORO E LORO DISTRIBUZIONE, CONTROLLO A DISTANZA DEI LAVORATORI, DEMANSIONAMENTO E RIDUZIONE CONSEGUENTE DEL SALARIO.

2. Inscindibilità delle disposizioni contrattuali
Alle disposizioni del Ccnl viene aggiunto che quanto previsto sulla flessibilità della prestazione – orario plurisettimanale e straordinario – è parte essenziale del Ccnl e impegna tutti i soggetti coinvolti (azienda, lavoratori, Oo.Ss.).
IL CCNL 2008 – REGOLE CONTRATTUALI – DEFINISCE L'INSCINDIBILITÀ DELLE DISPOSIZIONI DEL CCNL, LA DECORRENZA E LA DURATA, LE PROCEDURE DI RINNOVO DEL CCNL E DEGLI ACCORDI AZIENDALI «TUTTI I CAPITOLI SONO ATTUALMENTE MATERIA DI CONTENZIOSO LEGALE».

3. Formazione professionale e pari opportunità
Le commissioni aziendali per la formazione professionale e le commissioni aziendali per le pari opportunità si costituiscono nelle aziende con più di 1.000 dipendenti, di cui almeno 300 nella stessa unità produttiva.
IL CCNL 2008 DEFINISCE LA SOGLIA DI 2.000 DIPENDENTI DI CUI ALMENO 350 NELLA STESSA UNITÀ PRODUTTIVA; L'ACCORDO SEPARATO DEL 2009 ALZA DA 3 A 6 IL NUMERO DI COMPONENTI DELLA DIREZIONE AZIENDALE E DELLA RSU NELLA COMMISSIONE PER LA FORMAZIONE; VIENE ELIMINA LA PRESENZA DELLE OO.SS. NAZIONALI E TERRITORIALI NELLE COMMISSIONI AZIENDALI PER LA FORMAZIONE E PER LE PARI OPPORTUNITÀ.

4. Informazione e consultazione in sede aziendale
È concordato di istituire una Commissione con poteri negoziali con il compito di realizzare una normativa contrattuale coerente con le preannunciate modifiche legislative in materia di informazione consultazione e partecipazione.
LA LEGGE N.92 - FORNERO - PREVEDE LA DELEGA AL GOVERNO AD ADOTTARE, ENTRO NOVE MESI-APRILE 2013 - SU PROPOSTA DEL MINISTRO DEL LAVORO, UNO O PIÙ DECRETI LEGISLATIVI PER «DEFINIRE NORME DI COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI NELL'IMPRESA, ATTIVATE ATTRAVERSO LA STIPULAZIONE DI UN CONTRATTO COLLETTIVO AZIENDALE». LA LEGGE INDIVIDUA ANCHE I CRITERI A CUI DEVE ATTENERSI IL/I DECRETO/I: INDIVIDUARE GLI OBBLIGHI DI INFORMAZIONE, CONSULTAZIONE O NEGOZIAZIONE A CARICO DELL'IMPRESA; PROCEDURE DI VERIFICA DI PIANI O DECISIONI CONCORDATE; ISTITUZIONE DI ORGANISMI CONGIUNTI DI CONTROLLO E PARTECIPAZIONE SU TUTTI GLI ASPETTI DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA; PARTECIPAZIONE DI RAPPRESENTANTI SINDACALI IN ORGANISMI DI SORVEGLIANZA; PREVISIONE DI PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI AGLI UTILI, AL CAPITALE E ALLE AZIONI DELL'IMPRESA.

5. Informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese di dimensione comunitaria.
Recepisce l'avviso comune Interconfederale e la recente legislazione in materia relativa all'istituzione del Cae e delle procedure di informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese con almeno 1.000 addetti e almeno 150 addetti in due Stati membri; l'informazione e la consultazione del Cae è coordinato dalle strutture nazionali e limitata alle questioni trasnazionali mentre i comitati aziendali sono limitati a una funzione di coordinamento delle informazioni e e delle consultazioni.


INQUADRAMENTO
Le modifiche sono rinviate a gennaio 2014 ma sono già introdotti alcuni punti fermi e le parti sono impegnate, in fase di stesura del testo contrattuale, a definire tutte le modifiche sopra citate. 
  • Istituzione di un nuovo livello di inquadramento intermedio tra la 3a e la 4a categoria denominato 3a Super con parametro 124,6; questo livello recepisce la declaratoria della 3a Erp; 
  • istituzione di un nuovo 8° livello che assorbe e sostituisce l’attuale 7° livello con indennità specifica;
  • revisione della normativa dei quadri;
  • istituzione di un livello intermedio tra il 4° e il 5°;
  • revisione dei profili professionali con eliminazioni e inserimenti;
  • al fine di «semplificare» c'è l'impegno a ridefinire le modalità di passaggio automatico dal 1° al 2° e dal 2° al 3° livello; (la Fiat ha abolito il passaggio automatico dal 2 al 3°livello; le linee guida di Federmeccanica chiedono di abolire gli automatismi);

DIRITTI 
  1. Diritto allo studio;
  2. Preavviso di licenziamento e di dimissioni;
  3. Infortuni sul lavoro e malattie professionali;
  4. Malattia e infortunio non sul lavoro.

1. Diritto allo studio
Impegno delle parti a rivedere le norme contrattuali in fase di stesura del testo contrattuale con una commissione con poteri negoziali.

2. Preavviso di licenziamento e di dimissioni
Il testo dell'accordo separato interviene e rende più «agevoli» per le aziende le norme per il contrasto delle dimissioni in bianco. La Rsu può sostituire le Direzioni provinciali del Lavoro nel dare «assistenza» alla lavoratrice e al lavoratore in azienda per la «convalida» delle dimissioni nel periodo di gravidanza e fino ai tre anni di vita del bambino.
LA LEGGE PREVEDE – PER IL PERIODO DI GRAVIDANZA E FINO AI TRE ANNI DI VITA DEL BAMBINO – LA CONVALIDA DELLE DIMISSIONI DA PARTE DEL SERVIZIO ISPETTIVO DEL MINISTERO DEL LAVORO, LE DIREZIONI PROVINCIALI DEL LAVORO; FINO ALLA CONVALIDA SONO SOSPESE L'EFFICACIA DELLE DIMISSIONI E DELLA RISOLUZIONE CONSENSUALE. L'ACCORDO INTERCONFEDERALE DEL 3 AGOSTO 2012 AVEVA GIÀ INTRODOTTO LA POSSIBILITÀ PER LE IMPRESE DI «CONVALIDARE» LE DIMISSIONI C/O LE SEDI SINDACALI, CON L'INTESA SEPARATA IL CONTROLLO È ANCORA PIÙ LABILE.
I termini di preavviso e l'indennità di mancato preavviso del 5° livello superiore sono definiti nelle tabelle contrattuali con le stesse condizioni normative e di indennità definite per la quarta e la quinta categoria professionale.

3. Infortuni sul lavoro e malattie professionali
È prevista, per la sola parte economica, l’armonizzazione a quanto previsto dalla normativa sulla parte economica della malattia.
IL CCNL 2008 PREVEDE IL MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO FINO ALLA GUARIGIONE CLINICA, SENZA NESSUN PERIODO DI COMPORTO O SOMMATORIA. IL TRATTAMENTO ECONOMICO È RAGGUAGLIATO A QUELLO IN ESSERE PER LE MALATTIE -VARIABILE A SECONDA DELL’ANZIANITÀ LAVORATIVA- SENZA LA SOMMATORIA DELL’ULTIMO TRIENNIO.

4. Malattia e infortunio non sul lavoro

4.1) Conservazione del posto
Comporto breve: i mesi sono trasformati in giorni:
- 6 mesi fino a 3 anni di anzianità diventano 183 giorni (365,25/2= 182,625);
- 9 mesi da 3 a 6 anni di anzianità diventano 274 giorni (365,25/12*9= 274,025);
- 12 mesi per anzianità di servizio oltre i 6 anni diventano 365 giorni.
Comporto prolungato - modalità di attivazione: i mesi sono trasformati in giorni:
- un'unica malattia continuativa con assenza ininterrotta o interrotta da un’unica ripresa al lavoro per un periodo non superiore a 2 mesi diventano 61 giorni (365,25/12*2= 60,875);
- 2 malattie di durata pari o superiori a 3 mesi durante il comporto breve per far scattare il
comporto prolungato e trasformati in 91 giorni (3 mesi = 365,25/12*3= 91,3125);
- il superamento del comporto è determinato da una malattia con prognosi pari o superiore a 3 mesi, che diventano 91 giorni.
Comporto prolungato - durata: i mesi sono trasformati in giorni
- 9 (6+3) mesi fino a 3 anni di anzianità diventano 274 giorni (365,25/12*9= 274,025);
- 13,5 (9+4,5) mesi da 3 a 6 anni di anzianità diventano 411 giorni (365,25/12*13,5= 410,90625);
- 18 (12+6) mesi per anzianità di servizio oltre i 6 anni diventano 548 giorni (365,25/12*18=547,875).

4.2) Malattia e periodo di preavviso
Rispetto al Ccnl 2008 l’assenza per malattia o infortunio non sul lavoro non interrompe il
periodo di preavviso; quindi, in caso di malattia insorta durante il periodo di preavviso lo stesso
decorre fino alla prevista risoluzione del rapporto di lavoro:
- se si dimette il lavoratore l’azienda potrà far valere il principio che il periodo di preavviso si
intende di «lavoro»;
- se il lavoratore è licenziato, l’azienda potrà considerare concluso il rapporto di lavoro al termine
del periodo di preavviso, indipendentemente dall’eventuale malattia intervenuta.

4.3) Malattia e ferie
Restano le stesse le causali che determinano la sospensione della malattia insorta durante le ferie

4.4) Aspettativa
La durata massima dell’aspettativa è fissata in 24 mesi, una sola volta nel triennio, e, rispetto al Ccnl 2008, è prevista l’anticipazione del Tfr per il lavoratore che abbia maturato un’anzianità di servizio di almeno 8 anni.

4.5) Trattamento economico
Il trattamento economico definito dall’accordo separato spetta «al lavoratore non in prova»; per deduzione al lavoratore in prova non spetterà nessuna integrazione a carico dell’azienda in caso di assenza per malattia.
I periodi che l’azienda è tenuta a integrare al 100% (interamente a suo carico per quanto riguarda gli impiegati) sono determinati in giorni e comprendono tutto quanto previsto dal comporto breve, comporto prolungato e «malattie superiori ai 21 giorni, ricoveri ospedalieri» del Ccnl 2008:
  • Per anzianità di servizio fino a 3 anni - prevede 122 giorni al 100%; ulteriori 61 giorni al 100% sono previsti per i soli ricoveri ospedalieri superiori a 10 giorni. Il calcolo inizia da zero ogni volta che tra una malattia e l’altra c’è una ripresa del lavoro di almeno 61 giorni di calendario.
    IL CCNL 2008 (DA CALCOLARE NEL TRIENNIO) PREVEDE 2 MESI AL 100% COMPORTO BREVE, 1 MESE AL 100% COMPORTO PROLUNGATO, AGGIUNTA DI 60 GIORNI AL 100% PER MALATTIE SUPERIORI A 21 GIORNI E/O RICOVERI OSPEDALIERI SUPERIORI A 10 GIORNI PER UN MASSIMO DI 120 GIORNI COME SOMMA RISULTANTE DI ENTRAMBI GLI EVENTI (2+1=3 365,25/12*3= 91.31+60=151.31 GIORNI DI CALENDARIO AL 100%.
  • Per anzianità di servizio fino da 3 anni a 6 anni - prevede 153 giorni al 100%, ulteriori 61 giorni al 100% sono previsti per i soli ricoveri ospedalieri superiori a 10 giorni. Il calcolo inizia da zero ogni volta che tra una malattia e l’altra c’è una ripresa del lavoro di almeno 61 giorni di calendario.
    IL CCNL 2008 «DA CALCOLARE NEL TRIENNIO» PREVEDE 3 MESI AL 100% COMPORTO BREVE, 1,5 MESI AL 100% COMPORTO PROLUNGATO, AGGIUNTA DI 75 GIORNI AL 100% PER MALATTIE SUPERIORI A 21 GIORNI. E/O RICOVERI OSPEDALIERI SUPERIORI A 10 GIORNI PER UN MASSIMO DI 120 GIORNI COME SOMMA RISULTANTE DI ENTRAMBI GLI EVENTI (3+1,5=4,5 365,25/12*4,5 = 136,97+75 = 211,97 GIORNI DI CALENDARIO AL 100%.
  • Per anzianità di servizio fino da oltre i 6 anni - prevede 214 giorni al 100%, ulteriori 61 giorni al 100% sono previsti per i soli ricoveri ospedalieri superiori a 10 giorni.Il calcolo inizia da zero ogni volta che tra una malattia e l’altra c’è una ripresa del lavoro di almeno 61 giorni di calendario.
    IL CCNL 2008 «DA CALCOLARE NEL TRIENNIO» PREVEDE 4 MESI AL 100% COMPORTO BREVE, 12 MESI AL 100% COMPORTO PROLUNGATO, AGGIUNTA DI 90 GIORNI AL 100% PER MALATTIE SUPERIORI A 21 GIORNI E/O RICOVERI OSPEDALIERI SUPERIORI A 10 GIORNI PER UN MASSIMO DI 120 GIORNI COME SOMMA RISULTANTE DI ENTRAMBI GLI EVENTI (4+6=6 365,25/2= 183+90 = 273 GIORNI DI CALENDARIO AL 100%.
  • I periodi restanti e fino al raggiungimento del comporto previsto per il mantenimento del posto sono indennizzati all'80%; come già specificato il calcolo del 100% riparte di nuovo ogni volta che si lavora per almeno 61 giorni di calendario.
    IL CCNL DEL 2008 PREVEDE CHE, PER I PERIODI RESTANTI NEL TRIENNIO DOPO QUELLI INDENNIZZATI AL 100% E, FINO AL RAGGIUNGIMENTO DEL COMPORTO PREVISTO PER IL MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO, SIANO INDENNIZZATI AL 50%; QUESTO VALE, IN PARTICOLARE PER GLI IMPIEGATI MENTRE GLI OPERAI, AL SUPERAMENTO DEL 20° GIORNO E FINO AL 180° GIORNO DI MALATTIA, SENZA INTERRUZIONE, NELL’ANNO SOLARE SONO INDENNIZZATI CON IL 66% A CARICO DELL’INP
4.6) Acconti
Non sono previsti.
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE, OVE RICHIESTI, VERRANNO EROGATI ACCONTI.

4.7) Penalizzazione malattie brevi
L’accordo separato introduce una penalizzazione, calcolata nell’anno solare che scatta alla quarta assenza per malattia di durata pari o inferiore a 5 giorni. La penalizzazione opera sui primi 3 giorni di calendario di assenza per malattia (sia per gli operai che per gli impiegati interamente a carico dell’azienda). Per il quarto evento è previsto il pagamento del 66% in luogo del 100%, mentre per il quinto evento e tutti quelli successivi è previsto il pagamento del 50% in luogo del 100%. La penalizzazione, in aggiunta alle casistiche di esclusione già previste dal Ccnl 2008, prevede anche l’esclusione delle malattie insorte durante la gravidanza, successivamente alla certificazione della stessa.
IL CCNL 2008 PREVEDE CHE AL SUPERAMENTO NEL TRIENNIO DELLA SETTIMA MALATTIA DI DURATA PARI O INFERIORE A 5 GIORNI NEL TRIENNIO, L’OTTAVO EVENTO MORBOSO DI DURATA PARI O INFERIORE A 5 GIORNI SIA CONTEGGIATO IL DOPPIO AI FINI DEL COMPORTO ECONOMICO. QUESTO CONTEGGIO PUÒ DETERMINARE UN ACCORCIAMENTO DEL LIMITE DI INTEGRAZIONE AL 100%, MA ANCHE CONSUMARE PRIMA DELLA FINE DEL PERIODO DI COMPORTO «CALCOLATO NEL TRIENNIO» IL PERIODO INDENNIZZATO.


ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA
È definita la contribuzione a carico delle imprese e del lavoratore per gli anni 2013/2016:
- 1/1/2013 - 2 euro a carico azienda; 1 euro a carico del lavoratore;
- 1/1/2015 - 4 euro a carico azienda; 2 euro a carico del lavoratore;
- 1/1/2016 - 6 euro a carico azienda; 3 euro a carico del lavoratore.
- un'intesa tra le parti definisce lo spostamento dal 1/1/2013 al 1/1/2014 del versamento per l'avvio del fondo (era stato definito con accordo il 30/11/2011) e pari a 24 euro per ogni lavoratore in forza al 31/12/2012.
IL FONDO DI ASSISTENZA SANITARIA È STATO DEFINITO ATTRAVERSO UNA SERIE DI INTESE SEPARATE DI CUI L'ACCORDO SEPARATO DEL 5 DICEMBRE 2012 È SOLO L'ULTIMO ATTO; L'ACCORDO SEPARATO DEL 15 OTTOBRE 2009 AVEVA DEFINITO:
- IL PROTOCOLLO DI AVVIO DEL FONDO;
- L'OBIETTIVO DI RENDERLO OPERATIVO DAL 1/1/2012;
- ASSICURARE LE PRESTAZIONI AI LAVORATORI ADERENTI DAL 1/1/2013;
- IL VERSAMENTO A CARICO DELL'AZIENDA DI 24 EURO ANNO PER OGNI DIPENDENTE IN FORZA AL 31 DICEMBRE PER GLI ANNI 2011 E 2012;
- IL VERSAMENTO DI 1 EURO A CARICO DEL LAVORATORE E DI 2 EURO A CARICO DELL'AZIENDA DAL 1/1/2013.

Torino 14 gennaio 2013

venerdì 28 dicembre 2012

Il Giornale dei Metalmeccanici: Dicembre 2012




Non nel nostro nome
Fim, Uilm e Fismic aboliscono il contratto nazionale. Ma la partita è aperta


Accordo a perdere
L'accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic conviene solo alle imprese. Escluso dal negoziato il sindacato più rappresentativo, senza mandato di lavoratrici e lavoratori, l'intesa accoglie i contenuti voluti da Federmeccanica, in coerenza con l'accordo sulla produttività non firmato dalla Cgil. Gli aumenti previsti non tutelano il potere d'acquisto. L’orario aumenta - con il raddoppio dello straordinario obbligatorio - e le Rsu perdono il loro ruolo contrattuale perché alle imprese basterà un rapido esame congiunto per applicare i turni che vogliono. Il pagamento dei primi tre giorni di malattia non sarà più garantito. Fim, Uilm e Fismic pensano di varare questo contratto senza farlo votare dai lavoratori. Per noi l’accordo è illegittimo, non rappresentativo e manomette diritti essenziali. Perciò non lo accetteremo in silenzio, rassegnandoci al furto di democrazia che impedisce a lavoratrici e lavoratori di decidere sul loro contratto e sulle loro condizioni di lavoro.
l'analisi dell'intesa a pagina 4 e 5

La democrazia dimenticata
di Loris Campetti
In fondo sono appena 1 milione e 600 mila elettori che, si sa, ora votano e ora no, ora, magari al nord, votano Lega e al sud Berlusconi o il primo populista in circolazione. Operai metalmeccanici, schede poco affidabili che riesumano un mondo del lavoro in via di estinzione o in transumanza verso il sud e l'est del mondo. Operai per di più pretenziosi, che se non vogliono tutto come negli anni Settanta poco ci manca. Pretendono, pensate, di eleggere loro chi dovrà rappresentarli e non il padrone, e di votare i contratti e gli accordi che riguardano le loro condizioni. E dicono che se la sinistra li abbandona loro abbandoneranno la sinistra. Ma non l'avevano già fatto? C'è altro di cui occuparsi che non della democrazia nelle fabbriche: una testa un voto va bene, ma mica ovunque. Il centrosinistra deve pescare al centro, nei ceti emergenti.
Soprattutto non può schierarsi da una parte, con un sindacato, sia pure maggioritario, se le altre organizzazioni dei lavoratori stanno da un'altra parte. Magari con i padroni, ma lo dicono tutti, compreso il presidente Napolitano, che serve la pace sociale e non la lotta di classe. Se la politica, quella parte che una volta si chiamava di sinistra, ha smarrito il lavoro o lo pospone al capitale o lo impasta con esso, i media dal canto loro non scherzano. Così, forse per la prima volta nella storia italiana, lo sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom in difesa dei diritti e del contratto nazionale, non ha trovato spazio nelle prime pagine dei grandi giornali, troppo occupati dalle resurrezioni annunciate dell'Uomo Nero. 
Per non lasciare spazio al dubbio, Fim, Uilm e Federmeccanica hanno firmato l'ennesimo contratto separato poche ora prima dello sciopero generale della Fiom. Un contratto separato che cancella il contratto nazionale, sulla scia di Marchionne illuminata prima dal governo Berlusconi e poi da Monti. Se ci fate caso, i capisaldi del bidone rappresentano il rovesciamento delle parole d'ordine portate in fabbrica e in piazza dalla Fiom: su salari, orari, condizioni di lavoro, contrattazione, democrazia. Prima si diceva che Pomigliano era un caso isolato, poi il caso isolato è entrato in tutte le officine e gli uffici della Fiat, ora con il contratto separato esonda in tutte le aziende metalmeccaniche italiane. Non serve una memoria da elefante per ricordare come nella storia italiana, la Fiat ha sempre fatto da battistrada per l'intero capitalismo che, a sua volta, ha modellato a sua immagine e somiglianza l'insieme delle relazioni sociali. E il contratto separato di
oggi cancella l'aspetto fondamentale del con contratto nazionale: la solidarietà generale. Per governare, in officina e in Parlamento, si sta scegliendo la strada classista della divisione, del conflitto orizzontale, della contrapposizione tra le vittime delle ingiustizie sociali, per trasferire tutto il potere nelle mani di pochi.
Se la battaglia di Pomigliano ha imposto il ripristino di un embrione di legalità in fabbrica, ora l'obiettivo è ancora impegnativo e, al tempo stesso, ineludibile: riportare la democrazia nel lavoro, prima che l'infezione autoritaria nelle fabbriche infetti l'intera società. Gli operai metalmeccanici non possono farcela da soli, anche se dalla loro hanno ancora la legge, quella parte almeno che non è stata ancora revisionata con il consenso di gran parte della politica. Non basta scrivere sull'agenda del centrosinistra «lavoro», dopo che si sono sostutuiti negli statuti dei partiti i lavoratori e i cittadini con i consumatori. La campagna elettorale che si è aperta nel modo peggiore è una delle ultime occasioni per ricordare con la mobilitazione generale che se si perde il lavoro, se lo si spoglia dei diritti, se gli si nega la rappresentanza sindacale e politica, è la democrazia che si sta uccidendo. Che ne pensa chi dice di voler voltare pagina e si presenta alle elezioni in discontinuità con gli ultimi due governi? 






5 e 6 dicembre: le piazze metalmeccaniche

 Quelle del 5 e del 6 dicembre sono state, in tutta Italia, due grandi giornate di lotta dei metalmeccanici, in tante parti affiancati dagli studenti e dai precari. Non è servito a fermare la firma di un accordo separato regalato alle imprese ma è stata una risposta immediata a un atto illegittimo che la Fiom, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, si prepara a contrastare. 
Valle d’Aosta. Presidio regionale ad Aosta, in piazza Chanoux. Buona partecipazione allo sciopero, in particolare nelle installazioni telefoniche, con il 100% alla Alpitel e il 65% alla Acc. Alla Cogne, la principale azienda della regione, dove sono presenti in misura significativa anche i sindacati firmatari dell’accordo separato, le adesioni allo sciopero si collocano tra il 40 e il 50%. 
Piemonte. Otto ore di sciopero in tutta la regione e manifestazione a Torino. Il corteo si è mosso dal piazzale antistante la stazione ferroviaria di Porta Susa per arrivare a piazza Castello, dove si è svolto il comizio conclusivo. Alte le percentuali di adesione allo sciopero. Tra le altre ricordiamo l’Ilva di Alessandria e la Marcegaglia di Asti all’80%, l’Ilva e la Oerlikon di Cuneo al 90%, la Meritor e la Isringhausen di Novara rispettivamente al 95 e all’80%, la Lagostina di Verbania Cusio Ossola al 75%. A Torino, la Federal Mogul di Cuorgnè e l’Avio di Rivalta al 90%, come la Microtecnica. 
Lombardia. A Milano la manifestazione regionale, con un corteo partito da piazza Venezia e arrivato a piazza Duomo. Alte le adesioni allo sciopero, il 100%, tra gli altri, alla Stefàna Ospitaletto (Bs), Lucchini di Lecco, Garavaglia di Varese, il 98% alla Marcegaglia di Lodi, il 95% alla Comer di Mantova, Lanfranconi di Lecco e Whirlpool di Varese, il 90% alla Belleli e Bondioli&Pavesi di Mantova, Abb di Lodi, Magneti Marelli di Legnano, Ocrim (operai) di Cremona, tra l'80 e l'85% alla Ansaldo Sistemi Industriali, Kone, Alstom Power, Nacco e Ugitek di Milano, Somaschini di Trescore e Bianchi Vending di Zingonia (Lc), Isa Passirano e Tassara della Vallecamonica, Hydro Alluminio e Brucola della Brianza. 
Liguria. A Savona 8 ore di sciopero. A Genova e La Spezia si è tenuto un attivo provinciale dei delegati; iniziative di sciopero e manifestazioni si terranno martedì 11 dicembre. 
Veneto. Manifestazione regionale a Padova, dove un lungo corteo di lavoratori e studenti ha percorso le vie principali dalla Stazione ferroviaria fino a piazza dei Signori. In questa occasione, ai metalmeccanici del Veneto si sono aggiunti lavoratori provenienti dal Trentino-Alto Adige. Tra le adesioni più alte allo sciopero nel Veneto si segnalano la Fincantieri e le imprese di appalto del Petrolchimico di Marghera (Ve) e la Electrolux di Susegana (Tv) al 90%. 
Friuli-Venezia Giulia. Manifestazione regionale a Pordenone. Un corteo partito da largo San Giovanni ha attraversato il centro riempiendo piazza del Municipio, dove si è svolto il comizio. 
Emilia-Romagna. Manifestazione regionale a Bologna. Un lungo e fitto corteo ha attraversato le vie del centro da piazza Saragozza fino a piazza Ravegnana. Qui, sotto le Due Torri, si è svolto il comizio conclusivo nel corso del quale hanno parlato anche alcuni studenti medi, il cui corteo autonomo si era congiunto con quello degli scioperanti. 
Toscana. Manifestazione regionale a Firenze, con corteo partito da piazza dell'Indipendenza e arrivo davanti a palazzo Strozzi, passando per piazza del Duomo. Per quanto riguarda lo sciopero, percentuali particolarmente significative sono state rilevate, in mattinata, alla Lucchini-Severstal (85%) e alla Magona ArcelorMittal (75%) di Piombino, alla Trw di Livorno (95%), alla Continental (90%) e alla Asso Werke (80%) di Pisa e alla Barsanti (85%) di Massa Carrara.  
Umbria. Nella regione sciopero di 4 ore. In provincia di Perugia comizi a staffetta nelle tre zone industriali di Marsciano, Umbertide e Spoleto. A Terni presidi davanti alle fabbriche della zona. L’alto livello di adesioni all’iniziativa di lotta (90%) ha completamente bloccato l'Ast. Ferme anche le imprese minori dell’indotto.  
Lazio. Roma, corteo partito dalla Bocca della Verità e concluso, con il comizio, a piazza Farnese. 
Marche. Ad Ancona, un corteo affollato è partito dal porto (zona Mandracchio) e ha attraversato buona parte del centro cittadino fino a raggiungere il piazzale della Libertà, dove si è tenuto il comizio conclusivo. 
Tra gli stabilimenti dove sono state toccate le percentuali più alte di adesione allo sciopero, la Fincantieri (90%) e i cantieri Isa e Crn di Ancona (rispettivamente al 90 e all'85%). La Meccanica Adriatica di Ascoli Piceno (90%), la Comelit di Senigallia-Osimo (80%), nonché la Caterpillar e la Cnh (Fiat Industrial) di Jesi, rispettivamente all'80% e al 70%.  
Abruzzo. Iniziative articolate a livello provinciale. Per quanto riguarda lo sciopero, 70% di adesioni alla Technolabs de L’Aquila e 65% alla Siapra (gruppo Fiamm) di Avezzano.  
Molise. A Isernia, manifestazione regionale sotto forma di presidio davanti alla sede della Associazione degli Industriali e poi corteo fino alla Prefettura.  
Campania. A Napoli imponente manifestazione regionale: un corteo infittito dalla presenza di molti studenti ha attraversato il centro cittadino dalla Stazione centrale fino alla sede della Regione, davanti alla quale si è svolto il comizio conclusivo. 
Puglia. Manifestazione regionale a Bari, dove è stato effettuato un presidio e un comizio a piazza della Prefettura. 
Basilicata. A Potenza manifestazione regionale dalla sede dell’Unione degli Industriali alla sede della Regione. Successivamente, assemblea all’aperto con gli studenti unitisi al corteo degli scioperanti. Molto buone le adesioni allo sciopero nella zona industriale di Potenza. Al 90% le due maggiori imprese siderurgiche, Marcegaglia e Pittini. Stessa percentuale alla Sud Elettra e 80% all’Italtractor. Infine il 50% in Telespazio. La Fiat di Melfi era in Cassa integrazione. 
Calabria. Un attivo regionale si è svolto a Catanzaro. L’iniziativa è stata tenuta al chiuso a causa del maltempo. 
Sicilia. Manifestazione regionale a Palermo. Qui un corteo, partito da piazza Marina, ha raggiunto la Presidenza della Regione. 
Sardegna. Manifestazione a Cagliari da piazza del Carmine a piazza Garibaldi, con un corteo di oltre 2.000 partecipanti. Nella zona industriale di Sarroch (Cagliari), le adesioni allo sciopero sono state intorno all’80% tra i dipendenti delle imprese metalmeccaniche di appalto attive presso la locale raffineria.

Su www.fiom.cgil.it comunicati, foto e dati di adesione allo sciopero dai territori

Milano, i metalmeccanici non si rassegnano 
di Lella Bellina
Questa piazza i metalmeccanici li conosce da tempo, da prima del dicembre 1960 che segnò la tappa fondamentale di una stagione di lotta e conquiste. Oggi i metalmeccanici sono ancora qui perché, per dirla con Landini, «c’eravamo prima di Marchionne e ci saremo anche dopo». Sono arrivati da tutta la Lombardia a Porta Venezia e hanno sfilato per le vie del centro dietro alla parola Lavoro a «misura d’uomo» e ai grandi cartelli bianchi con i nomi delle aziende simbolo della mobilitazione contro le chiusure e i licenziamenti. È il rosso delle bandiere e quello delle felpe della Fiom indossate sopra i giacconi il colore che segna il lungo corteo che poco prima del Duomo si apre per accogliere, tra gli applausi, gli studenti. Prima del segretario generale della Fiom, due donne si alternano al microfono: generazioni e storie diverse che qui si parlano, si comprendono, si «tengono». Teresa è quella che i diritti oggi messi in discussione li ha conquistati giorno dopo giorno, con determinazione e passione, nel luogo da cui non si può prescindere, l’azienda, e il suo messaggio è chiaro e netto: «non rassegniamoci!». Silvia studia e grida alla piazza «noi siamo il futuro», un futuro che è diritto al sapere e ad un lavoro dignitoso, usa parole antiche e nostre per rivendicarli.
«I lavoratori non devono essere costretti a scegliere se morire di fame o di cancro, come sta accadendo all’Ilva…» Landini finisce la frase, poi si interrompe un momento. È arrivata la notizia che era nell’aria: Fim e Uilm hanno sottoscritto la piattaforma dei padroni e lo hanno fatto proprio oggi. Se si aspettavano il disordine sono rimasti delusi: quella che arriva dalla piazza è una riposta di classe.
«Dai Enrico che abbiamo da fare, domani in fabbrica ci tocca spiegare a quello della Fim che gli hanno dato l’elemosina e neppure quella è certa, in cambio non può più ammalarsi. E se ci dice “è la globalizzazione” gli rispondiamo che a firmare quella vergogna è stato il suo segretario, mica la globalizzazione…». No, non si rassegnano questi metalmeccanici.



Il contratto cancellato, eccone le parti peggiori

“Il contratto non deve essere rinnovato a tutti i costi ma solo se in grado di dare risposte positive alle necessità delle imprese” (Linee guida di Federmeccanica)

Con l'accordo separato del 5 dicembre 2012 Fim e Uilm hanno introdotto la flessibilità sui minimi contrattuali e hanno sancito che il salario del Contratto Nazionale è un salario diverso tra le fabbriche e tra i territori.
Per la prima volta i minimi salari, a parità di mansione, non sono più uguali per tutti i lavoratori perché, con la contrattazione aziendale, gli aumenti potranno essere differiti di 12 mesi, e quindi diversi da fabbrica a fabbrica, sia in caso di crisi che di nuovi insediamenti produttivi o anche per usufruire di sgravi fiscali e contributivi. 
Se manca la rappresentanza sindacale in azienda, comunque le imprese potranno chiamare i sindacati provinciali e definire con loro lo spostamento degli aumenti previsti.
Gli aumenti del triennio 2013-2015 sono definiti in tre tranche a partire dal primo gennaio 2013 ma le aziende possono erogare gli aumenti del 1/1/2014 e del 1/1/2015 dodici mesi dopo: ad esempio la seconda al primo gennaio 2015 e la terza all’inizio del 2016 oppure rispettare la scadenza della seconda tranche e far slittare la terza all’1 gennaio 2016.
La conseguenza sui salari nei quattro anni è consistente: sul montante retributivo un lavoratore di 3° livello con lo spostamento della terza tranche percepisce 560 euro in meno, con lo spostamento della seconda tranche percepisce 1065 euro in meno. 
L'intesa separata del 5 dicembre 2012 non tutela il potere d'acquisto del salario: gli importi economici definiti per incrementare i minimi contrattuali non considerano i valori dell'inflazione e, in caso di differimento del salario a livello aziendale, non considera il quarto anno di allungamento del contratto.
Per tutelare il potere d'acquisto con gli attuali valori dell'inflazione, senza differimenti a livello aziendale e rispettando le scadenze previste per gli aumenti, i minimi contrattuali vanno rivalutati tenendo a riferimento l'inflazione e aggiornando il valore punto, fissato nel 2008, come previsto dal Contratto del 2008. Gli incrementi definiti sui minimi non solo non tutelano il potere d'acquisto delle retribuzioni ma gli incrementi definiti con l'accordo separato favoriscono le categorie più alte e penalizza le categorie più basse.
La piattaforma della Fiom, votata dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, chiede per gli anni 2012/2014 un aumento uguale per i 3-4-5- livelli di 206 euro a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto della retribuzione .
Gli incrementi delle maggiorazioni - per lavoro notturno e per le ulteriori 40 ore di straordinario obbligatorie aggiunte con l'intesa separata - assorbono i trattamenti di miglior favore già definiti in azienda.
Per molti lavoratori quindi aumentano le ore di straordinario e di flessibilità obbligatorie senza alcun aumento salariale per le ore lavorate in notturno e in straordinario. 
Nel Premio di Risultato Fim e Uilm con Federmeccanica mascherano la clausola di «esigibilità», che hanno sottoscritto in Fiat, per imporre ai lavoratori le flessibilità dell'orario di lavoro introdotte con l'accordo separato o con gli accordi in azienda.
A livello aziendale si potrà prevedere che i singoli lavoratori percepiranno il premio di Risultato solo a fronte dell'effettivo svolgimento della flessibiltà degli orari di lavoro richiesta dall'azienda, le 120 ore di flessibilità e straordinario o altro ancora definito a livello aziendale.

Su alcuni importanti capitoli che riguardano i diritti – quello allo studio e i passaggi automatici di livello prevvisti dall’inquadramento, ad esempio – si rinvia a una serie di commissioni con poteri negoziali, che integreranno l'accordo. Da questo punto di vista si tratta di un contratto in itinere, una sorta di cantiere aperto e dagli esiti incerti.  
Per quanto riguarda il preavviso di licenziamento e di dimissioni, l'accordo separato indebolisce le norme che contrastano la pratica delle dimissioni in bianco fatte firmare alle donne. La legge prevede – per il periodo di gravidanza e fino ai tre anni di vita del bambino – la sospensione delle dimissioni fino alla loro convalida ministeriale.
Già con l'accordo confederale del 3 agosto 2012 la convalida delle dimissioni poteva avvenire più «agevolmente» presso le sedi sindacali, ora con l'accordo separato basta l'Rsu per dare il via libera alle dimissioni. 
Rispetto al contratto del 2008 l’assenza per malattia o infortunio non sul lavoro non interrompe il periodo di preavviso. Quindi, incaso di malattia durante il periodo di preavviso lo stesso decorrerà fino alla risoluzione del rapporto di lavoro prevista. 
Naturalmente se si dimette il lavoratore l’azienda potrà far valere il principio che il periodo di preavviso siintende di “lavoro”; invece se il lavoratore è licenziato, l’azienda potrà considerare concluso il rapporto di lavoro al termine del periodo di preavviso, indipendentemente dalla malattia.
Il trattamento economico della malattia definito con l’accordo separato spetta «al lavoratore non in prova», di conseguenza al lavoratore in prova non spetterà nessuna integrazione in caso di malattia.
Al lavoratore non sarà più riconosciuta l'integrazione per i primi tre giorni dalla quarta volta che si assenta per malattia brevi (di durata non superiore a 5 giorni). In questo caso i primi tre giorni della quarta malattia, e delle successive, nonsaranno più retribuite al 100% ma nel seguente modo:
  • quarta assenza: 66% della intera retribuzione globale; 
  • quinta e successive: 50% della intera retribuzione globale.
Sono trasformati in giorni i periodi che l’azienda è tenuta ad integrare al 100%; il Ccnl del 2008 prevede che i periodi restanti, fino al raggiungimento del comporto previsto per il mantenimento del posto di lavoro, siano indennizzati al 50%, l’accordo separato prevede per gli stessi periodi restanti un’indennità dell’80%. (è necessario sapere che questo vale per gli impiegati perché per gli operai, l’Inps indennizza già il 66% dal 20° giorno e fino al 180° ogni anno solare). Il calcolo del 100% riparte ogni qual volta si lavori per almeno 61 giorni di calendario.



L'accordo separato del 5/12/2012 peggiora le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori aumentando l'orario di lavoro e cancellando la contrattazione della Rsu sugli orari in fabbrica.
Con l'intesa firmata:
  • l'orario di lavoro non è più oggetto di contrattazione in azienda con la Rsu ma alla contrattazione si sostituisce una procedura di «esame» di 10 giorni trascorsi i quali l'azienda può procedere;
  • aumenta strutturalmente l'orario individuale di lavoro fino a 144 ore annue nelle aziende con oltre 200 dipendenti e fino a 152 ore nelle aziende con meno di 200 dipendenti introducendo un unico vincolo alle imprese, il limite di 120 ore di utilizzo complessivo tra ore di flessibilità e ore straordinario obbligatorio.
    Fim Uilm e Federmeccanica estendono in tutte le imprese metalmeccaniche il peggioramento degli orari di lavoro introdotto con l'accordo separato a Pomigliano a Mirafiori e in tutti gli stabilimenti Fiat: aumentano l'orario di lavoro dei lavoratori attraverso l'aumento della flessibilità e dello straordinario obbligatorio, la monetizzazione dei Par, lo slittamento della mezz'ora di mensa. 
    Aumentano fino a 80 ore annue le attuali 40 ore di straordinario obbligatorio nelle aziende con più di 200 dipendenti, e fino a 88 ore all'anno le 48 ore di straordinario obbligatorio previste nelle aziende fino a 200 dipendenti;
    • Aumentano fino a 80 ore annue le attuali 64 ore di flessibilità a disposizione delle aziende;
    • Monetizzano tre Par con ulteriori 24 ore annue di lavoro a disposizione dell'azienda, spostando sul lavoratore l'onere di chiederne l'accantonamento in luogo della retribuzione;
    • Accettano di concordare in azienda lo slittamento della mezz'ora di mensa a fine turno,Eliminano 8 ore di riduzione di orario aggiuntiva nelle fonderie di seconda fusione che rimane solo per i lavoratori in forza al 31/12/2012.
    L'intesa separata inoltre stravolge il Ccnl del 2008 cancellando dalla normativa sull'orario ogni riferimento alle norme di legge e introducendo ulteriori flessibilità che peggiorano la vita e il lavoro delle persone e delle loro famiglie.  
    Per il ricorso all'orario flessibile:
    • Riconosce alle imprese le "necessitàimprovvise" riducendo i tempi di preavviso da 10 a 5 giorni; 
    • Supera tutte le causali che la giustificano (stagionalità, picchi produttivi, attività di istallazione e montaggio) e cancella i limiti massimi (8 ore sul primo turno del sabato, 6 ore su due turni al sabato, 32 ore di prestazione minima settimanale) fino a oggi previsti.
    L'accordo introduce anche ulteriori flessibilità di orario di lavoro, a scapito dei diritti dei lavoratori e a costo zero per le imprese che, senza contrattazione e in alternativa al ricorso alla Cig ordinaria, possono disporre:
    • Delle ferie e del conto ore dei lavoratori, in caso di contrazione temporanea dell'orario di lavoro e a compensazione dei recuperi programmati per le ore di flessibilità che il lavoratore non ha prestato.
    • Del recupero delle ore di produzione perse, senza maggiorazioni, in caso di interruzione delle forniture.


    L'intesa riscrive la premessa contrattuale proponendosi di armonizzare e integrare il contratto di categoria alla luce degli accordi interconfederali del giugno 2011 e all'accordo separato sulla «produttività» (non firmato dalla Cgil) del 21 novembre 2012.
    A proposito di esigibilità contrattuale si precisa che quanto previsto sulla flessibilità della prestazione – dall'orario plurisettimanale allo straordinario – impegna tutti i soggetti coinvolti (aziende, lavoratori, organizzazioni sindacali).
    Nel capitolo riguardante il sistema di relazioni sindacali, tra le altre cose, l'accordo separato elimina la presenza delle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali dalle commissioni aziendali per la formazione e le pari opportunità, aziendalizzando il confronto su questi temi.

    Sulle regole che governano il mercato del lavoro, l'intesa del 5 dicembre scorso aumenta la flessibilità. Oltre a recepire tutte le leggi e i contratti interconfederali in materia – anche quelli più controversi e meno condivisi, come gli accordi separati – lo spazio per la precarietà del lavoro diventa sempre più ampio.
    Ecco alcuni tra i passaggi più importanti:
    • I contratti a termine fino a 12 mesi saranno possibili senza bisogno di causali, vengono ridotti i termini degli intervalli previsti tra un contratto e quello successivo e si autorizzano le assunzioni a termine fino al 6% dell’organico.
    • Le regole che dovrebbero governare il lavoro negli appalti, vengono interamente demandate – anche in questo caso – a un'apposita commissione con poteri negoziali, che deve recepire le ultime modifiche di legge e modificare le regole contrattuali: anche qui, un cantiere aperto e incontrollato.
    • Per quanto riguarda il lavoro somministrato, cioè l'interinale, l'accordo separato ne allarga i confini: si potrà usare l'interinale senza specifiche motivazioni, oltre che nei casi previsti dalla legge, anche attraverso accordi aziendali firmati dalla Rsu d'intesa con le organizzazioni sindacali territoriali, per un numero di lavoratori uguale a quello degli interinali assunti a tempo indeterminato nei tre anni precedenti.
    • Il contratto di apprendistato viene integralmente modificato: 
    si elimina il vincolo alla stabilizzazione del 70% dei lavoratori in apprendistato per poterne assumere altri e si introduce la possibilità per le aziende di assumere un numero di apprendisti pari a quello dei lavoratori specializzati e qualificati. I periodi di apprendistato svolti precedentemente valgono solo se sono pari o superiori a 12 mesi; 
    scompare l’obbligo della formazione in aula. All’apprendista è garantita la qualifica finale ma non più la progressione della retribuzione e della qualifica durante il periodo di apprendistato.














    a cura di Giuseppe Bonanni

    Il 21 novembre si è svolto un incontro presso il ministero dello Sviluppo economico sul futuro della Ceit Impianti, azienda che opera per Telecom Italia nelle attività di manutenzione e sviluppo delle reti di telecomunicazione. La perdita degli appalti Telecom, a partire dal 2013, nei territori di Roma e di Campobasso comporterà per 90 lavoratori il rischio di perdere il proprio lavoro. L'azienda ha accettato momentaneamente una sospensione delle procedure di cassa integrazione in attesa di una definizione da parte del Ministero, di Telecom e delle organizzazioni sindacali di una ipotesi di riorganizzazione che possa garantire la manutenzione e che salvi l'occupazione.
    I lavoratori del gruppo Almaviva, azienda che opera nel settore information technology per enti, banche ed aziende, verranno consultati, si legge in un comunicato sindacale unitario del 26 novembre, dalle organizzazioni sindacali in vista dell'ormai prossimo confronto con l'azienda su un piano per la riduzione dei costi complessivi del gruppo, che preveda anche proposte per affrontare la crisi dell'area Agricoltura e della Divisione Transportation.
    I delegati Fiom delle imprese di installazioni telefoniche hanno discusso della difficile situazione che vive il settore: perdita di posti di lavoro, peggioramento delle condizioni di sicurezza nel lavoro, diminuzioni dei salari, calo degli investimenti pubblici e privati nello sviluppo e nella manutenzione della rete, subappalto. I lavoratori che rischiano di più in conseguenza dei mancati appalti Telecom sono quelli della Ceit di Roma e Campobasso e quelli della Ciet di Marche, Toscana e Liguria. La Fiom ha deciso di investire del problema il ministero dello Sviluppo economico e di elaborare, con il contributo di esperti, una proposta autonoma per definire una via d'uscita dalla grave crisi del settore.
    Molto gravi gli sviluppi della vicenda Schneider. Il gruppo elettrico francese ha infatti deciso di chiudere gli stabilimenti di Rieti e di Guardamiglio (Lodi).
    La Fiom, in un comunicato del 26 novembre, chiede al ministero il ministero dello Sviluppo economico e alla direzione aziendale di accettare un confronto per ricercare una soluzione che non disperda lavoro e professionalità e che per permetta di salvare i due importanti siti industriali.

     Roma
    In un comunicato sindacale del 27 novembre, Fim, Fiom e Uilm esprimono preoccupazione per l'evidente stallo del processo di reindustrializzazione del sito Indesit (elettrodomestici) di Brembate di Sopra (Bergamo). L'avvio dell'attività produttiva e il contestuale inserimento dei lavoratori dell'ex Indesit sono entrambi slittati. I sindacati chiedono entro la fine dell'anno una definizione certa dei tempi della ripresa dell'attività produttiva.
    Va avanti la vertenza Technosky (aerospazio). L'azienda, dopo aver disdetto gli accordi, non sembra disposta a confrontarsi con il sindacato per definire i contenuti di un nuovo contratto aziendale. Per questo la Fiom, in un comunicato del 30 novembre, annuncia nuove iniziative di mobilitazione.
    Netta affermazione della Fiom nelle elezioni Rsu (3 dicembre) della società informatica Ntt Data (ex Value Team) di Milano. La lista Fiom ha ottenuto 474 voti su 494 (10 delegati su 12). 
    Anche nelle elezioni per il rinnovo delle Rsu alla Fincantieri di Monfalcone (28-30 novembre) vittoria della Fiom che con 403 voti su 1.020 totali ottiene il 39,5%. Seguono la Fim con 216 voti (21,2%), la Uilm (185 voti, 18,1%), il Failms (148 voti, 14,5%) e l'Ugl (68 voti, 6,7%). Nella quota dei due terzi, dunque, la Rsu avrà la maggioranza relativa Fiom, con 5 delegati su 12 (3 vanno alla Fim, 2 alla Uilm e uno ciascuno a Ugl e Failms). La Fiom resta esclusa dalla quota dei rappresentanti nominati dalle segreterie sindacali (i 6 delegati nominati dalle segreterie di Fim, Uilm, Ugl), e quindi, pur avendo una maggioranza relativa netta tra i lavoratori, non avrà la maggioranza tra i delegati della Rsu. 
    Nelle elezioni Rsu tenute nell'azienda di ingegneria clinica Elettronica Bio Medicale relativamente all'area 2 che interessa Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino, la Fiom ottiene 4 delegati su 4. 
    La direzione della Fincantieri di Palermo vuole estromettere la Fiom, il sindacato maggiormente rappresentativo, dai cantieri navali. È stata infatti negata l'autorizzazione per lo svolgimento di un'assemblea informativa convocata dalla Fiom siciliana per il 4 dicembre. L'obiettivo della Fincantieri è quello di disconoscere i rappresentanti Fiom, nei cantieri di Palermo come in quelli di Monfalcone: un furto di democrazia, come è scritto nel comunicato Fiom del 4 dicembre.


    Il 3 dicembre, presso il ministero dello Sviluppo economico, si è tenuto un incontro tra organizzazioni sindacali e direzione della Alcatel Lucent Italia (telecomunicazioni). Decisamente negativo, si legge nel comunicato Fiom del 7 dicembre, il quadro presentato dalla multinazionale che ha illustrato i risultati negativi del gruppo sia a livello mondiale sia per gli insediamenti italiani: calo del fatturato, risultato operativo negativo, riduzione dell'occupazione. In applicazione dei precedenti accordi l'azienda intende utilizzare il livello massimo previsto di ricorso alla Cigs. Il processo di riorganizzazione del gruppo e di ricollocazione dei lavoratori procede con difficoltà e il sito di Battipaglia rischia lo svuotamento, mentre sugli investimenti previsti dalle intese non si è ancora andati oltre gli annunci. Proprio per dare concretezza agli impegni assunti, si terrà a breve un incontro tra le parti e il ministero dello Sviluppo economico.


    Piombino, aggrappati all’acciaio
    di Riccardo Chiari
    «Piombino non deve chiudere». Era questo lo striscione che apriva il corteo di migliaia di metalmeccanici arrivati a Firenze, per protestare contro l'ennesimo accordo separato sul contratto. Nello sciopero della Fiom in Toscana non c'era infatti solo la contestazione a Federmeccanica e alla sua politica che estende a macchia d'olio il «modello Fiat». C'era anche la denuncia di quanto sta accadendo al secondo polo siderurgico nazionale. Quello di Piombino, dove alla Magona di proprietà di Arcelor-Mittal si lavora con mezzo stabilimento fermo e con contratti di solidarietà o la cig per i 550 addetti, a causa di quelle che i vertici europei della multinazionale chiamano «difficili condizioni di mercato». Qui si aspetta con le dita incrociate il decreto energia del governo che dovrebbe abbassare i costi di produzione, per una pur piccola ripresa dell'attività. Assai più drammatica la realtà delle Acciaierie Lucchini, i cui duemila lavoratori (il doppio con l'indotto) si stanno battendo da mesi, con al fianco l'intera città, perché sia mantenuto il ciclo integrale con l'area a caldo.
    Il rischio di uno smantellamento c'è. Oggi le Acciaierie sono in mano a un pool di banche che stanno cercando un acquirente. Gli impianti lavorano la metà di quanto potrebbero (circa 2 milioni di tonnellate di acciaio l'anno), le perdite sono sui 10 milioni al mese, l'altoforno sarà spento «per manutenzione» dall'11 dicembre all'11 gennaio. All'advisor Rothschild è arrivata una sola offerta, quella del Fondo svizzero di investimenti Klesch (lo stesso del caso Alcoa), che vorrebbe chiudere l'area a caldo e conservare i soli treni di laminazione. Quanto alle necessarie bonifiche della gigantesca cittadella dell'acciaio, sarebbero attuate solo in cambio del via libera a un'imponente piano di edilizia residenziale.
    La risposta dei sindacati e degli enti locali, dal Comune di Piombino alla Regione Toscana: rinunciare al ciclo integrale significherebbe avviare lo stabilimento alla chiusura e cancellare migliaia di posti di lavoro. La proposta è invece quella di un intervento di politica industriale del governo, per realizzare sinergie fra le fabbriche di Piombino e anche con gli altri poli italiani dell'acciaio di Taranto, Genova e Trieste.
    Quanto alle banche, che vorrebbero giocare le loro carte con il fondo Klesch, è intervenuto perfino Pierluigi Bersani: «Il governo deve intervenire e commissariare la Lucchini. L'unico passo da fare è una gestione commissariale sulla base della legge Marzano». Per il commissariamento è obbligatoria la richiesta della proprietà. Di qui il tentativo del sottosegretario allo sviluppo economico De Vincenti di chiamare ad un unico tavolo il pool delle banche, per spingerle verso questa direzione. Un primo incontro al ministero è saltato, perché il fronte degli istituti di credito (Mps, Unicredit, Intesa San Paolo e altri ancora) non si sarebbe presentato compatto all'appuntamento. E’ stato fissato un nuovo summit, sempre al Mise, dove potrebbe essere data una risposta al fondo Klesch, che mette sul piatto solo 200 milioni e che non troverà alcuna sponda a Piombino, sia sulle strategie industriali che sullo scambio fra bonifiche e nuovi insediamenti residenziali. Invece l'annuncio dell'apertura in tempi brevi di un tavolo nazionale per la siderurgia, con in parallelo il commissariamento della Lucchini e un rinnovato impulso alla discussione sul destino del polo toscano, porterebbe un minimo di serenità alle cinquemila famiglie che, fra addetti diretti e dell'indotto, con l'acciaio ci vivono.

    Micron, futuro cercasi
    di Giuseppe Bonanni
    Serve un'attenzione e una mobilitazione nazionale per salvare la Micron Technology Italia, azienda strategica non solo per Avezzano e l’Abruzzo ma per tutta l'Italia manifatturiera. Nell'impianto marsicano della multinazionale americana Micron lavorano 1.623 persone. Sono lavoratori con elevate conoscenze e qualificazioni. Il loro lavoro copre solo la prima parte di un complesso processo produttivo di sensori d'immagine utilizzati nei cellulari, nei pc, nei tablet, nelle fotocamere digitali. Un lavoro che viene terminato in America. Quella di Avezzano è, quindi, una foundry, ovvero una fabbrica che dovrebbe produrre per conto terzi per un cliente progettista.
    A luglio, nell’ultimo incontro al ministero, la multinazionale americana ha comunicato la decisione di non investire più nelle tecnologie che qualificano la produzione dell'impianto di Avezzano. Ora la Micron propone per i prossimi due anni, attraverso Aptina, una produzione pari a 50% della capacità che scenderebbe al 30% nei due anni successivi, per facilitare la ricerca di acquirenti o partner, rimasta ancora sensa esito.
    Così l'azienda ha deciso di mettere in cassa integrazione ordinaria 700 dipendenti per sei settimane a partire dal 24 dicembre. Il timore della Fiom, condiviso anche dagli altri sindacati, è che il processo di ristrutturazione, ancora tutto da definire, si traduca presto nella Cig per tutti i dipendenti, con una lenta agonia che prepari la definitiva chiusura dell'impianto.
    Per questo è decisivo il ruolo della Regione, al contrario fino a oggi piuttosto assente, e del governo nazionale. Il 28 novembre il ministero dello Sviluppo economico ha richiesto l'elaborazione di un piano industriale credibile, con obiettivi concreti, che permetta l'eventuale attivazione di ammortizzatori sociali non ordinari. Proprio per questo, sostengono i sindacati, un piano per essere credibile deve prevedere una produzione diversificata di prodotti che consenta di emancipare il sito abruzzese dalla monocommittenza di Aptina. L'idea è quella di dare vita in breve tempo a un consorzio tra diversi soggetti industriali, un polo di innovazione sulle tecnologie dell’informazione e comunicazione che, a partire dalle conoscenze e dalle professionalità presenti, dovrebbe puntare allo sviluppo di strategie produttive innovative, puntando anche a un’autonoma capacità di vendita, a cercare clienti nuovi. Proprio per scuotere la Regione dal suo torpore i lavoratori manifestano oggi di fronte alla sede regionale in occasione dello svolgimento di un consiglio regionale straordinario dedicato alla crisi Micron.



    «Il cinema deve essere operaio»
    di Stefano Della Casa
    Oggi Ken Loach è diventato l’alfiere del lavoro precario. E il fatto che per parlare di lavoro precario in Italia debba essere necessario un regista inglese è abbastanza significativo di quanto i nostri giornali siano supini nei confronti del problema del lavoro e di quanto gli intellettuali italiani (cinematografici e non) siano poco disposti a mettere in gioco la propria notorietà per parlare di un problema che a loro non porta ingaggi né favore dei potenti. In ogni caso, Ken Loach è uno dei nomi più coerenti che siano oggi in attività. Ken ha militato negli anni Settanta in un piccolo gruppo di ispirazione trotzkista ma soprattutto ha iniziato a fare cinema alla fine degli anni Sessanta raccontando sempre storie della classe lavoratrice. Curiosamente, i suoi film apparivano disperati negli anni Settanta, quando in molti eravamo convinti che dietro l’angolo ci sarebbe stata la fine del capitalismo e il cambiamento dei rapporti tra gli uomini: il suo primo film, Poor Cow, era il racconto disperato di una ragazza che lavorava in modo precario vedendo come questa precarietà si traducesse in difficoltà di vivere la vita di tutti i giorni. In seguito, Ken ha raccontato vite di lavoratori (My Name Is Joe, Riff Raff), momenti di storia del movimento operaio (Il pane e le rose, sulle lotte in America; Terra e libertà, sulla guerra civile spagnola) con uno sguardo altrettanto severo e militante ma con un sorriso più marcato, con un ottimismo sul futuro che prima sembrava non appartenergli. Fino a giungere a una vera e propria commedia molto divertente, quando in Il mio amico Eric immagina che il discusso giocatore francese del Manchester United, Eric Cantona, sia una sorta di angelo custode per un tifoso di quella squadra che è anche un lavoratore con molti problemi e con molti avvoltoi che vorrebbero dargli fastidio sotto le specie dei peggiori sfruttatori che si affiancano a quelli ufficiali, e cioè gli usurai.
    In questi giorni le sale italiane ospitano l’attesa uscita del suo film più recente, La parte degli angeli. È una storia tutta scozzese, si parla di whisky, di modi di vivere, di solidarietà tra le persone della classe lavoratrice. Ken Loach doveva presentare il film al festival di Torino, ma non ci è andato quando ha saputo che il Museo Del Cinema torinese faceva ampio uso di subappalti e che alcuni dei lavoratori la cui prestazione era stata esternalizzata avevano avuto forti problemi di lavoro. Insomma, ha rinunciato a sostenere il suo film per schierarsi dalla parte di chi lavorava e riteneva di essere sfruttato. Un motivo in più per andare a vedere il film, che racconta e difende il bene più prezioso per coloro che lavorano: la solidarietà.



    Von Clausewitz alla Innse, in pellicola
    di Francesco Bravi

    Il primo successo dovrebbe essere il più discusso, eppure, nel caso della vittoriosa lotta dei lavoratori Innse di Milano nel 2009 non è stato così. Per tre lunghi anni. Finché il documentario Dell’arte della guerra di Luca Bellino e Silvia Luzi, presentato a novembre all’ultimo Festival del cinema di Roma non li ha fatti parlare. Ecco dunque i primi quattro operai a guadagnare una vetta – quella di un tetto, di una gru o, come nel loro caso, di un carroponte – quale modalità di resistenza all’aggressione padronale, spiegare quello che veramente hanno ottenuto. La scena su cui si muovono è una zona di guerra: la guerra della deindustrializzazione nella periferia del capoluogo lombardo, con i suoi paesaggi desolati, capannoni sventrati, architetture abbandonate, ferraglia buona ormai solo a reggere il cielo. Nelle interviste, la macchina da presa li segue mentre si addentrano sul campo di questa devastazione, mentre lo esplorano come i primi uomini sulla superficie della Luna. Ciascuno è da solo a parlare, e sulla scena non sono mai presenti, se non nelle immagini di repertorio inframezzate alle interviste, tutti e quattro. Questo perché altrimenti li si sarebbe dovuti chiamare per nome, per distinguerli, mentre qui quello che conta non è essere unici, ma, al contrario, essere come gli altri, essere tutti gli altri. Come soldati. 
    Il documentario procede come una dimostrazione geometrica, ogni sezione è un rullìo di tamburi: identificare il nemico, la difesa del territorio, organizzare l’esercito… Ci troviamo di fronte a un manuale, a una strategia generale. Primo, dicono gli operai del carroponte, un luogo di lavoro non è un campo neutro, ma il terreno di battaglia di due interessi inconciliabili: bisogna accettare una condizione di guerra permanente. 
    Sedersi a un tavolo per contrattare quanti fuori e quanti dentro, in quanto tempo, è già aver perso: così «anche il sindacato può essere un nemico», arrivano a dire i quattro.Anche se poi su quel carro ponte, per tutti quei giorni, si ritroveranno accanto il funzionario della Fiom; e anche se poi sarà proprio quel sindacato a trattare l’esito vincente, con i suoi massimi dirigenti locali e nazionali. 
    Secondo, conoscere ogni meandro, ogni anfratto del teatro di guerra: come avrebbe potuto, altrimenti, questo sparuto gruppo introdursi nel capannone circondato dalla polizia che proteggeva i lavori di smantellamento degli impianti, issarsi sul carroponte e obbligarli così a fermarsi? Terzo, ci vuole una netta divisione dei compiti. Dentro alla fabbrica, infatti, erano in cinque, ma il presidio fuori dai cancelli non era certo lì per caso. E i due tronconi dello stesso esercito hanno agito in maniera coordinata. L’azione culminante, il carroponte, l’unica che i media hanno saputo vedere (proprio perché non è nella loro natura saper vedere), era stata preparata in quindici mesi di braccio di ferro tra il proprietario della Innse, Silvano Genta, che voleva chiudere una fabbrica produttiva e sgomberare quel terreno per favorire una speculazione edilizia, e gli operai. I padroni non chiudono solo per necessità, ma anche perché l’economia è cambiata e si fa maggior profitto con altro che la produzione; allora bisogna essere quattro o cinque mosse avanti a loro, avere un esercito e una strategia stabiliti. Il film di Bellino e Luzi serve a trarre questa lezione.