Fiat stoppa il car sharing elettrico offerto da Mercedes e Renault
Le due case automobilistiche hanno proposto un servizio chiavi in mano.
Il Lingotto si è opposto.
di DIEGO LONGHIN
"La Fiat dovrebbe essere fonte di opportunità, come avviene in tutte le aree dove hanno sede importanti aziende automobilistiche. A Torino invece il Lingotto rischia di trasformarsi in un tappo". L'assessore all'Ambiente della giunta Fassino, Enzo Lavolta, alla vigilia della settimana dedicata alla mobilità sostenibile ragiona sulle "resistenze" prodotte da Fiat nella città. Ultimo esempio? Il car sharing elettrico.
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Qui entrano in gioco le "resistenze" di Fiat che vorrebbe mantenere un controllo diretto e indiretto sulla città: di fronte alla possibilità di auto marchiate Renault o Mercedes storce il naso. Insomma, meglio di no per via Nizza. In cambio mette sul piatto le 500 elettriche, prodotte in Michigan, tecnologia su cui Fiat è indietro rispetto alle altre case e soprattutto non ha un sistema "chiavi in mano".
Il Comune, di fronte alle obiezioni del Lingotto, va con i piedi di piombo. E lascia in standby le opportunità presentate dalle altre marche. "Le città che ospitano le sedi delle principali case automobilistiche - sostiene Lavolta - trovano in queste un partner per lo studio e la realizzazione di sistemi di mobilità intelligente. Per tutti la mobilità sostenibile è un impegno e un fiore all'occhiello, che fa crescere anche il sistema dell'indotto. A Torino tra l'altro si concentrano grandi capacità competitive. Le auto che vengono utilizzate a Parigi sono prodotte dalla Cecomp di La Loggia. Volkswagen per cercare innovazione non è andata in America, India e Cina, ma è venuta ad incontrare 30 aziende piemontesi. La Fiat su questo particolare filone però non investe".
Non è la prima volta che il Lingotto frena su iniziative e collaborazioni. Il caso più eclatante riguarda la sponsorizzazione di Italia 150. Si era fatta avanti Volkswagen
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