“STOP CAPORALATO” diventi reato penale
Il caporalato è sinonimo di sfruttamento:lavoro nero, grigio sotto il controllo dei caporali.
Il lavoro nero: la persona non ha alcun diritto, non ha un contratto, non ha la certezza della retribuzione né di continuare ad avere un lavoro, non ha il pagamento dei contributi né assistenza, è obbligata a lavorare in condizioni massacranti e in caso d’infortunio spesso viene abbandonato a se stesso. Per i lavoratori e le lavoratrici migranti è una doppia prigione; spesso il caporale si appropria dei documenti (passaporto) delle persone,decide della possibilità di avere il permesso di soggiorno e lega l'opportunità di lavorare alla possibilità di permanenza nel nostro paese.
Il lavoro nero: la persona non ha alcun diritto, non ha un contratto, non ha la certezza della retribuzione né di continuare ad avere un lavoro, non ha il pagamento dei contributi né assistenza, è obbligata a lavorare in condizioni massacranti e in caso d’infortunio spesso viene abbandonato a se stesso. Per i lavoratori e le lavoratrici migranti è una doppia prigione; spesso il caporale si appropria dei documenti (passaporto) delle persone,decide della possibilità di avere il permesso di soggiorno e lega l'opportunità di lavorare alla possibilità di permanenza nel nostro paese.
E’ la condizione che nella nostra società assomiglia di più alla schiavitù.
Si stima che in Italia l’apporto del lavoro nero al PIL sia pari al 17%,contro una media europea del 4%.
L’economia italiana ha dunque nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali.
Lo scopo per cui si ricorre a questo mercato delle braccia, è quello di ridurre i costi, e ne sono vittime, prevalentemente, gli immigrati. La ricattabilità rende queste persone obiettivo della malavita organizzata, infiltrata pesantemente nel sistema gestendo il reclutamento e tutta una serie di attività di contorno, quali l’affitto di tuguri a carissimo prezzo ai clandestini, trasporto ai cantieri, smistamento, “mazzette” da parte degli imprenditori per la fornitura di manodopera a buon prezzo e di nessuna pretesa, per la quale questa massa di disperati costituisce un comodo serbatoio di reclutamento per altri reati. A questo fenomeno è legato quello del caporalato.
L’economia italiana ha dunque nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali.
Lo scopo per cui si ricorre a questo mercato delle braccia, è quello di ridurre i costi, e ne sono vittime, prevalentemente, gli immigrati. La ricattabilità rende queste persone obiettivo della malavita organizzata, infiltrata pesantemente nel sistema gestendo il reclutamento e tutta una serie di attività di contorno, quali l’affitto di tuguri a carissimo prezzo ai clandestini, trasporto ai cantieri, smistamento, “mazzette” da parte degli imprenditori per la fornitura di manodopera a buon prezzo e di nessuna pretesa, per la quale questa massa di disperati costituisce un comodo serbatoio di reclutamento per altri reati. A questo fenomeno è legato quello del caporalato.
Chi si avvantaggia è “l’impresa illegale”, è la malavita organizzata che s’insinua negli appalti pubblici delle grandi città. Chi rischia di perdere è “l’impresa sana”, schiacciata dalla concorrenza sleale basata sulla riduzione del costo del lavoro. In assenza di un ruolo forte dello stato nel regolare il mercato e nei controlli, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera, rappresentano una piaga nel Paese.
Lavoro e dignità, da qui che FILLEA e FLAI partono attraverso la campagna “STOP CAPORALATO”, per presentare un'importante proposta di legge, perché il caporalato è un fenomeno diffuso dal Sud al Nord del nostro Paese. Sono circa 800mila le lavoratrici e i lavoratori, italiani e stranieri, che nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia, si trovano a lavorare in condizioni di grave sfruttamento, spesso sotto il controllo dei caporali.
Il fenomeno, da stime Fillea e Flai, è drammatico: in edilizia il 53% e in agricoltura il 49% dei lavoratori sono in nero. Le ripercussioni di questo fenomeno trovano terreno fertile anche nella catena degli appalti e dei subappalti, con il problema del massimo ribasso che a sua volta determina un aumento degli infortuni e delle morti bianche.
La proposta di legge. Di fronte a questo fenomeno illecito di sfruttamento della manovalanza, FILLEA e FLAI, avanzano una proposta di legge che chiede di fare giustizia inserendo nel nostro ordinamento giudiziario il reato di caporalato, attualmente punito, in caso di flagranza, con una sanzione amministrativa di appena 50 euro. Con la proposta di legge si chiede di introdurre un articolato che preveda:
“Chiunque svolga un’attività organizzata al fine dell'intermediazione di forza lavoro, sfruttando la disponibilità altrui, causata dallo stato di bisogno o di necessità in cui costui versa, a compiere una prestazione lavorativa in assenza di piena e totale tutela della legge, è punito alla reclusione da cinque a otto anni”, inoltre, “chiunque utilizza o impiega le forze e le capacità lavorative e produttive altrui - fornitegli come precedentemente decritto – è punito con la reclusione da tre a sei anni”.
Torino, 7 febbraio 2011

