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giovedì 26 gennaio 2012

CGIL: incremento aliquota addizionale regionale IRPEF


Addizionale regionale all’IRPEF: da gennaio buste paga più leggere.

Dal mese di gennaio 2012 si inizieranno e sentire gli effetti dell'incremento, peraltro retroattivo, dell'aliquota dell'addizionale regionale IRPEF.
Il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto “Salva Italia"), coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214, recante: «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici», ha aumentato, con decorrenza 2011, l'addizionale regionale all’IRPEF di base (applicabile in tutte le Regioni e province autonome).
L'art. 28, comma 1, del decreto, modifica l’art. 6 del D. Lgs. 68/2011 (federalismo regionale, regioni a statuto ordinario – addizionale regionale all’IRPEF) individuando a 1,23% (anziché nello 0,90%), con decorrenza dall’anno d’imposta 2011, l’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF fino alla sua rideterminazione a norma dell’art. 2 del medesimo decreto 68/2011.
Il comma 2 provvede invece a chiarire che la nuova aliquota base deve essere applicata anche dalle regioni a statuto speciale e dalle province autonome (Trento e Bolzano).
La relazione tecnica allegata al provvedimento si limita soltanto a specificare che l’aumento è destinato alla copertura del fabbisogno sanitario nazionale di parte corrente che determina un maggior gettito corrispondente alla riduzione di pari importo della compartecipazione IVA destinata al finanziamento del fabbisogno sanitario.
La misura in esame, come anticipato, dal 2012 si ripercuote anche sulla gestione del federalismo regionale (regioni a statuto ordinario). In particolare le Regioni:
  • possono, con propria legge regionale, aumentare o diminuire (onere a totale carico del bilancio della regione) l'aliquota dell’addizionale IRPEF base (1,23% oppure nuova aliquota rideterminata a norma dell’art. 2 del D. Lgs. 68/2011) nelle seguenti misure massime: 0,5% per gli anni 2012 e 2013; 1,1% per l’anno 2014; 2,1% a decorrere dal 2015;
  • possono (dal 2013) individuare aliquote differenziate per scaglioni di reddito ma questi ultimi non possono essere diversi da quelli dell’IRPEF nazionale;
  • inoltre, fatta eccezione per quelle impegnate nei piani di rientro del deficit sanitario, le Regioni possono (dal 2013) disporre (a carico del proprio bilancio) detrazioni in favore della famiglia maggiorando le detrazioni previste dall’art. 12 del TUIR.
  • possono altresì adottare, con propria legge, misure di erogazione di sostegno economico diretto, a favore dei soggetti IRPEF, il cui livello di reddito e la relativa imposta netta, calcolata anche su base familiare, non consente la fruizione delle detrazioni.
La trattenuta di conguaglio relativa alla nuova addizionale regionale non partirà per tutti nello stesso periodo. Per i dipendenti pubblici l’addizionale, relativa al 2011, sarà calcolata nel mese di Febbraio 2012. Le trattenute saranno effettuate successivamente nel periodo che va da Marzo a Novembre per un totale di nove rate. Per quanto riguarda i dipendenti del settore privato invece il conguaglio sarà effettuato tra dicembre e febbraio con successive trattenute effettuate dai primi mesi del 2012. Se il conguaglio è fatto in dicembre vi saranno 11 rate da pagare, con trattenute che partono da gennaio a novembre. Se invece il conguaglio è fatto a gennaio , le trattenute partiranno da febbraio e saranno fatte in dieci rate. Si partirà a giugno invece per quanto riguarda i lavoratori autonomi.
Con la prima busta paga dell’anno, più leggera a seconda della retribuzione e della regione di appartenenza, si inizieranno a vedere i primi effetti sull'IRPEF dell’ultima manovra.
La misura, di fatto, consiste in una maggiorazione dello 0,33% dell’aliquota che passa dallo 0,9% all’1,23%, un aumento, come abbiamo detto, che porta nelle casse dello Stato un po’ più di 2 miliardi di euro. Tuttavia, le aliquote preesistenti variano da regione a regione e possono, a discrezione delle stesse Regioni, aumentare fino a un massimo dello 0,50% (vedi tabella che segue). Nelle regioni con i conti “in rosso” (Campania, Molise, Calabria) dove cioè è stato sforato il budget sanitario, l’aliquota può essere aumentata fino allo 0,80%.

Regioni
Aliquote 2010 (%)
Aliquote maggiorate 2012 e retroattive per il 2011 (%)
Abruzzo
1,4
1,73
Basilicata
0,9
1,23
Calabria
1,7
2,03
Campania
1,7
2,03
Emilia Romagna
1,1 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Friuli Venezia Giulia*
0,9
1,23
Lazio
1,7
1,73
Liguria
0,9 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Lombardia
0,9 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Marche
0,9 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Molise
1,7
2,03
Piemonte
0,9 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Puglia
1,2 (min) – 1,4 (max)
1,23 – 1,73
Sardegna*
0,9
1,23
Sicilia*
1,4
1,73
Toscana
0,9
1,23
Trentino* (Trento e Bolzano)
0,9
1,23
Umbria
0,9 (min) – 1,1 (max)
1,23 – 1,43
Valle d'Aosta*
0,9
1,23
Veneto
0,9
1,23
* Regioni a Statuto Speciale



Prendendo in esame quattro profili differenti di contribuenti e tre regioni distinte per aliquota applicata (Lombardia, Lazio e Campania rispettivamente 1,23%, 1,73% e 2,03%) è possibile effettuare alcune simulazioni.
Nelle regioni che prima della manovra applicavano l'aliquota di base dello 0,9% sul reddito imponibile i contribuenti registreranno una perdita annua in busta paga di circa 50 euro se il loro reddito imponibile è pari a 15 mila euro, di 100 euro se il loro reddito imponibile è pari a 30 mila euro e di circa 165 euro se il loro reddito imponibile è pari a 50 mila euro.
Nelle Regioni in cui già veniva applicata un'aliquota addizionale IRPEF superiore allo 0,9% (ad esempio 1,7%) e non sono previsti ulteriori aumenti significativi (si arriverà a 1,73%) la perdita annua per i contribuenti sarà limitata.
Per le regioni in cui già si applicava un'aliquota maggiorata (1,7%) e sono previsti ulteriori aumenti fino al 2,3%, la perdita annua per il contribuente sarà pari a 50 euro con un reddito imponibile di 15 mila euro, a 100 euro con un reddito imponibile pari a 30 mila euro e pari a circa 165 euro con reddito imponibile pari a 50 mila euro.
Tuttavia ciò che va messo in evidenza non sono tanto gli incrementi, quanto piuttosto i valori che si dovranno pagare pur in presenza delle stesso reddito disponibile.
Nel primo degli esempi effettuati, infatti, con un reddito imponibile di 15 mila euro, l'addizionale regionale IRPEF complessiva (compreso l'incremento) costerà al contribuente circa 185 euro annui.
Nel secondo caso, a parità di reddito, pur in presenza di un aumento esiguo, l'addizionale regionale IRPEF costerà ad un contribuente circa 260 euro annui.
Nel terzo e ultimo caso, sempre a parità di reddito, l'addizionale regionale IRPEF costerà ad un contribuente circa 305 euro annui.
La situazione che ne deriva è la seguente: un contribuente con un reddito imponibile di 15 mila euro pagherà 185 euro di addizionale regionale IRPEF in Regioni, ad esempio, come la Toscana, La Basilicata o il Friuli Venezia Giulia; a parità di reddito, un contribuente residente nel Lazio pagherà circa 260 euro annui di addizionale regionale IRPEF; infine, sempre a parità di reddito, un contribuente residente in Calabria o in Campania pagherà circa 305 euro annui di addizionale regionale IRPEF.
Il risultato della manovra sul delicato meccanismo delle autonomie fiscali regionali ha creato una diversificazione piuttosto evidente. Risulta chiaro che il Sud Italia sia il più colpito dalla nuova IRPEF 2012. La regola che sembra emergere dal panorama nazionale delle addizionali regionali IRPEF è distorsiva e fa si che Regioni caratterizzate da redditi medi più bassi, figli di economie più in affanno con tassi di evasione mediamente più alti, siano schiacciati da una pressione fiscale locale più elevata.
Va precisato, inoltre, che l'incremento percentuale dell'aliquota dell'addizionale IRPEF assume un'incidenza diversa in relazione ai redditi di riferimento: rispetto alle aliquote medie applicate fino al giorno prima della manovra si tratta di un aumento intorno al 25-30%. Non solo: in molte Regioni, dalla Lombardia all'Emilia Romagna, dalle Marche alla Puglia, l'aliquota regionale è scaglionata e cresce insieme al reddito dichiarato, mentre la quota ulteriore imposta dal Salva-Italia, se applicata in modo indistinto, sarebbe uguale per tutti. Il risultato sarebbe un incremento più pesante sui redditi bassi poiché lo 0,33% aggiuntivo rappresenterebbe un aumento del 37% sull'aliquota dello 0,9% (applicata ai redditi più bassi) e del 23,6% sull'aliquota dell'1,4% (applicata ai redditi più alti).
A tutto ciò si deve aggiungere che entro il 31 marzo 2012 saranno i comuni a deliberare gli aumenti delle addizionali IRPEF che avranno come conseguenza un ulteriore appesantimento delle trattenute fiscali sulle retribuzioni principalmente di lavoratori dipendenti e pensionati.
Per le ragioni qui esposte l'intervento della CGIL nei processi di negoziazione sociale territoriali assume un ruolo determinante. Al fine di tutelare le fasce di reddito più deboli, è indispensabile intervenire in favore di una modulazione delle aliquote in funzione degli scaglioni di reddito IRPEF nazionali (così come avvenuto per l'aliquota addizionale comunale), innalzando il prelievo verso gli scaglioni più alti e attuando quanto previsto dal Dlgs 68/11 con aumento delle detrazioni e sostegno ai redditi più bassi.

lunedì 16 gennaio 2012

CGIL Piemonte: comunicato stampa su aumento IRPEF regionale


COMUNICATO STAMPA

LE TASCHE DEI PIEMONTESI NELLE MANI DI COTA. LA GIUNTA AUMENTA LE TASSE ALLE CLASSI SOCIALI PIÙ DEBOLI, AI LAVORATORI E AI PENSIONATI CON L'INCREMENTO DELL'IRPEF

La scelta di aumentare l'addizionale regionale IRPEF, operata dalla Giunta Cota il 29 dicembre, rappresenta un ulteriore aggravamento della pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni, in particolare le fasce più deboli.

Contrariamente a quanto dichiarato dalla Giunta e in particolare dal Presidente Cota, la Regione Piemonte opera una precisa scelta politica che si abbatte sui redditi più bassi che continuano ad essere gli unici a pagare il prezzo della crisi.

I lavoratori si troveranno, a valle di tutti i provvedimenti operati dalle misure anticrisi dei Governi Berlusconi e Monti, a pagare il prezzo più alto della crisi.

Riteniamo sbagliata la scelta di non operare sull'addizionale IRPEF una vera progressività del peso della tassazione, intervenendo su scaglioni di reddito più elevati.

Le nuove aliquote infatti rendono esplicita questa contraddizione: zero% fino a 15.000 euro lordi (mantenendo cioè la situazione attuale, ovvero una aliquota dello 0.90%), lo 0.3% sui redditi fino a 22.000 euro lordi (aumentando così l'imposta complessiva a 1.5%) e lo 0.5% per i redditi superiori a 22.000 euro lordi (portando l'aliquota a 1.9%) .

Una scelta di progressività e di equità avrebbe permesso di non appesantire ulteriormente i redditi da lavoro dipendente e le pensioni che, nell'attuale formulazione, sono pienamente coinvolti dagli aumenti delle tasse.

I tagli alla sanità, che la CGIL ha più volte denunciato, non possono essere finanziati con l'aumento della tassazione sul lavoro.

Da questo punto di vista ci preoccupa la decisione di prevedere una riduzione del carico IRAP sulle imprese compensandolo con l'aumento dell'addizionale IRPEF.

Questa scelta è politica: diminuisce la pressione fiscale sulle imprese mentre l'aumenta sul lavoro e sulle pensioni.

Giova sottolineare come una discussione compiuta con le parti sociali avrebbe garantito un percorso più trasparente e giusto.

Siamo alle solite, il confronto non è il pane quotidiano di questa Giunta, eppure soluzioni alternative erano e sono possibili.

Peraltro le organizzazioni sindacali hanno richiesto da tempo un tavolo per discutere l'attivazione anche in Piemonte del Patto Anti-evasione.

Dobbiamo pensare che la Regione Piemonte non abbia a cuore una seria lotta all'evasione fiscale?


Torino, 3 gennaio 2012 


UFFICIO STAMPA