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mercoledì 16 febbraio 2011

CGIL: proposta di legge su DEMOCRAZIA e RAPPRESENTANZA

La Proposta della CGIL su 
DEMOCRAZIA e RAPPRESENTANZA

Questo il testo del documento approvato sabato 15 gennaio dal Comitato direttivo della CGIL con 112 voti a favore e 14 astenuti. Il documento è stato trasmesso alla CISL e alla UIL e per conoscenza alle associazioni imprenditoriali, con una lettera di accompagnamento del segretario generale della CGIL Susanna Camusso.

A - IL PERCORSO

  1. Definire una griglia di principi e proposte che portano a sintesi una lunga elaborazione interna alla CGIL;
  2. non un documento compiuto in sé, quanto una base per la ripresa del dialogo con CISL e UIL;
  3. una griglia su cui sia parimenti possibile aprire un confronto con Confindustria e tutte le altre associazioni;
  4. l’accordo endosindacale è la prima tappa per giungere a una iniziativa legislativa sulla rappresentanza e
    sull’attuazione dell’erga omnes della quale riconfermiamo la necessità.

B - LE RAGIONI

  1. è indispensabile consolidare le regole della democrazia e della rappresentanza a partire dal Protocollo del 1993, contro i rischi di disgregazione del sistema contrattuale e delle relazioni sindacali;
  2. è necessario e urgente riprendere un “dialogo costruttivo” tra le Organizzazioni Sindacali e tra le parti sociali;
  3. la competizione fisiologica tra le grandi Organizzazioni Sindacali deve produrre più convergenza di intenti; se si trasforma in una rottura stabile e discriminante riduce il grado di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori;
  4. la balcanizzazione delle relazioni sindacali per via politica non è utile alla crescita e alla competitività del paese;
  5. la libertà sindacale appartiene ai singoli lavoratori, non può divenire una variabile dipendente del processo negoziale e degli accordi contrattuali di nessuna azienda;
  6. le parti sociali (sindacali e datoriali) hanno il diritto dovere di trovare un accordo endosindacale sulle regole della democrazia e della rappresentanza che sia generale, omogeneo ed esigibile;
  7. gli orientamenti della CGIL su democrazia e rappresentanza derivano dalle esperienze negoziali, costruttive, unitarie e largamente diffuse nel paese.

C - GLI OBIETTIVI

  1. certificare il grado di rappresentatività delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni di impresa;
  2. definire percorsi certi di consultazione dei lavoratori anche in caso di rilevanti dissensi fra le Organizzazioni Sindacali in fase negoziale finale;
  3. estendere e diffondere le Rsu a tutti i settori nelle aziende sopra i 15 addetti, eleggere Rsu interaziendali e/o territoriali per le imprese minori; 
  4. confermare che i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (Rls) sono parte integrante delle rispettive Rsu, al fine di rendere più efficace e coordinata la loro azione;
  5. rendere fattivamente esigibile (sia da parte dei lavoratori che di ciascuna delle Organizzazioni Sindacali) la elezione delle Rsu in tutti i luoghi di lavoro (come da punto 3 precedente);
  6. definire un meccanismo elettorale democratico che garantisca la libera competizione tra le liste elettorali nella costituzione delle Rsu; 
  7. sancire il suffragio universale dei lavoratori con elettorato attivo e passivo da parte di ciascun dipendente dell’impresa nell’elezione delle Rsu, sancire il diritto di voto anche per i lavoratori temporanei;
  8. esplicitare diritti, doveri e responsabilità delle Rsu come soggetto e luogo in cui i rappresentanti sindacali svolgono le loro funzioni; 
  9. formalizzare il sistema negoziale e di rappresentanza nei grandi Gruppi con più di una realtà produttiva (e più di una Rsu);
  10. rafforzare, secondo le esperienze delle categorie, il percorso del mandato a negoziare prima della firma, e di verifica mediante voto certificato o referendario dopo la firma;
  11. il percorso del mandato a negoziare e di verifica dopo la firma, come da punto precedente, riguarda gli accordi interconfederali, quelli contrattuali e quelli territoriali;
  12. prevedere la possibilità del ricorso al referendum da parte dei lavoratori per abrogare un accordo firmato;
  13. definire le materie indisponibili alla contrattazione e al voto dei lavoratori (come da punto 10), per accordo tra le Organizzazioni Sindacali titolari del negoziato;
  14. rafforzare le garanzie di cogenza degli obblighi contrattuali reciproci nelle aziende;
  15. sperimentare forme di partecipazione e consultazione nelle aziende (a partire dai grandi Gruppi);
  16. confermare la legislazione vigente in materia nei settori della Pubblica Amministrazione e della Conoscenza; provvedere al rinnovo delle Rsu e alla verifica del peso associativo delle Organizzazioni Sindacali negli stessi settori.

D - MISURAZIONE DELLA RAPPRESENTATIVITA'

  1. si considerano rappresentative a livello nazionale, territoriale e aziendale le Organizzazioni Sindacali che abbiano una rappresentatività non inferiore al 5%, la quale determina l’accesso ai tavoli di trattativa;
  2. la misura della rappresentatività è effettuata tramite una media del peso associativo (numero iscritti certificati dall’Inps) e del peso elettorale (voti nelle elezioni delle Rsu certificati da validazione dei verbali elettorali); il quorum del 51% per sottoscrivere gli accordi è definito sulla base dei voti e degli iscritti nella loro globalità;
  3. il Cnel è depositario dei dati che certificano la misura della rappresentatività delle Organizzazioni Sindacali e datoriali;
  4. va definita una transizione per il tempo di messa a regime del sistema;

E - VERIFICA DEL MANDATO IN CASO DI DISSENSO

  1. se in fase negoziale sussistono rilevanti dissensi fra le Organizzazioni Sindacali e i favorevoli alla firma non raggiungono un quorum da definire, comunque superiore alla maggioranza semplice della rappresentatività, si avvia un percorso di verifica del mandato mediante il voto dei lavoratori;
  2. il voto certificato o referendario dei lavoratori, espresso a maggioranza semplice (secondo le modalità decise dalle categorie), è vincolante per tutte le Organizzazioni Sindacali che hanno condotto le trattative e hanno avviato il percorso di verifica del mandato;
  3. in questo caso, il referendum abrogativo dell’accordo firmato può essere attivato solo da chi non agisce la consultazione di mandato.

F - LA RAPPRESENTANZA SINDACALE UNITARIA

  1. La Rsu è composta dai rappresentanti sindacali (o delegati) dei lavoratori iscritti e non iscritti alle Organizzazioni Sindacali;
  2. la Rsu è il soggetto aziendale che esercita i diritti collettivi di contrattazione;
  3. la Rsu rimane in carica per la durata di 3 anni;
  4. la Rsu esercita (in relazione con le Organizzazioni Sindacali) le funzioni contrattuali nei modi previsti dal regolamento sulle Rsu (ovvero dai contratti o altro);
  5. la Rsu è un soggetto unico e unitario che delibera attraverso una sua formale convocazione;
  6. la Rsu delibera, a seconda delle materie, a maggioranza semplice o qualificata secondo il regolamento;
  7. la Rsu, prima di deliberare sulle piattaforme e sull’ipotesi di accordo consulta, lavoratrici, lavoratori e iscritti nella forma di volta in volta prescelta, a partire dal referendum.

G - LA RSU DI GRUPPO

  1. la Rsu di Gruppo è costituita dall’insieme delle Rsu di stabilimento o da un Coordinamento delle Rsu (Co.Rsu) eletto; Rsu di gruppo o Co.Rsu partecipano alle trattative assieme alle Organizzazioni Sindacali;
  2. il Co.Rsu, fatte le necessarie verifiche interne nelle Rsu e, ove necessario, tra le lavoratrici i lavoratori e gli iscritti, vara con il proprio voto (a maggioranza semplice) la piattaforma e l’ipotesi di accordo. Un regolamento convenuto tra le Organizzazioni Sindacali decide le materie su cui è necessario il voto di tutte le Rsu;
  3. la piattaforma e l’accordo aziendale di Gruppo sono sottoposti a consultazione anche referendaria delle lavoratrici e dei lavoratori;
  4. contro l’accordo realizzato può essere indetto un referendum abrogativo su richiesta di un numero di lavoratrici e lavoratori non inferiori a una percentuale da definire dei dipendenti del Gruppo, entro 30 giorni dalla firma;
  5. Co.Rsu e Organizzazioni Sindacali competenti eleggono propri rappresentanti negli organismi di informazione, partecipazione e consultazione sindacale adottati dal Gruppo.

H - RAPPRESENTANZA AZIENDALE E CCNL

  1. le Rsu e i Co.Rsu partecipano in misura della loro rappresentatività (secondo modalità definite dalle Organizzazioni Sindacali) alla Delegazione trattante per il rinnovo del Ccnl;
  2. la Delegazione trattante esprime con un voto il proprio mandato alle Organizzazioni Sindacali a firmare l’ipotesi di nuovo Ccnl;
  3. le piattaforme e l’accordo di rinnovo del Ccnl sono sottoposti al voto anche referendario, certificato e vincolante di lavoratrici e di lavoratori nelle modalità stabilite dalle Organizzazioni Sindacali competenti con un regolamento che potrà prevedere anche l’assemblea nazionale dei delegati.

I - MODALITA' ELETTORALI DELLE RSU D'AZIENDA

  1. hanno diritto a presentare la propria lista per le elezioni delle Rsu, ciascuna delle Organizzazioni Sindacali firmatarie di Contratti nazionali e/o aziendali e/o territoriali applicati in azienda;
  2. hanno inoltre diritto a presentare liste alle elezioni delle Rsu coloro che abbiano raccolto almeno il 5 % di firme tra lavoratrici e lavoratori dell’azienda in cui sono in corso le elezioni della Rsu;
  3. definito il numero di componenti della Rsu e il relativo quorum, risulteranno eletti in misura proporzionale i candidati di ciascuna delle liste presentate che abbiano superato il quorum;
  4. le modalità di convalida delle liste e le operazioni di voto sono definite dalle Organizzazioni Sindacali di categoria interessate;
  5. sarà cura delle Organizzazioni Sindacali di categoria garantire, attraverso l’opportuna definizione dei collegi elettorali la rappresentanza delle diverse articolazioni organizzative aziendali, nonché la rappresentanza di genere e dei livelli professionali.


FILLEA - FLAI: "STOP CAPORALATO" - proposta di legge

 
 
 
 
 
 
 
“STOP CAPORALATO” diventi reato penale

Il caporalato è sinonimo di sfruttamento:lavoro nero, grigio sotto il controllo dei caporali.
Il lavoro nero: la persona non ha alcun diritto, non ha un contratto, non ha la certezza della retribuzione né di continuare ad avere un lavoro, non ha il pagamento dei contributi né assistenza, è obbligata a lavorare in condizioni massacranti e in caso d’infortunio spesso viene abbandonato a se stesso. Per i lavoratori e le lavoratrici migranti è una doppia prigione;  spesso il caporale  si appropria dei documenti (passaporto) delle persone,decide della possibilità di avere il permesso di soggiorno e lega l'opportunità di lavorare alla possibilità di permanenza nel nostro paese.

E’ la condizione che nella nostra società assomiglia di più alla schiavitù.

Si stima che in Italia l’apporto del lavoro nero al PIL sia pari al 17%,contro una media europea del 4%.
L’economia italiana ha dunque nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali.

Lo scopo per cui si ricorre a questo mercato delle braccia, è quello di ridurre i costi, e ne sono vittime, prevalentemente, gli immigrati. La ricattabilità rende queste persone obiettivo della malavita organizzata, infiltrata pesantemente nel sistema gestendo il reclutamento e tutta una serie di attività di contorno, quali l’affitto di tuguri a carissimo prezzo ai clandestini, trasporto ai cantieri, smistamento, “mazzette” da parte degli imprenditori per la fornitura di manodopera a buon prezzo e di nessuna pretesa, per la quale questa massa di disperati costituisce un comodo serbatoio di reclutamento per altri reati. A questo fenomeno è legato quello del caporalato.

Chi si avvantaggia è “l’impresa illegale”, è la malavita organizzata che s’insinua negli appalti pubblici delle grandi città. Chi rischia di perdere è “l’impresa sana”, schiacciata dalla concorrenza sleale basata sulla riduzione del costo del lavoro. In assenza di un ruolo forte dello stato nel regolare il mercato e nei controlli, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera, rappresentano una piaga nel Paese.

Lavoro e dignità, da qui che FILLEA e FLAI partono attraverso la campagna “STOP CAPORALATO”, per presentare un'importante proposta di legge, perché il caporalato è un fenomeno diffuso dal Sud al Nord del nostro Paese. Sono circa 800mila le lavoratrici e i lavoratori, italiani e stranieri, che nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia, si trovano a lavorare in condizioni di grave sfruttamento, spesso sotto il controllo dei caporali.

Il fenomeno, da stime Fillea e Flai, è drammatico: in edilizia il 53% e in agricoltura il 49% dei lavoratori sono in nero. Le ripercussioni di questo fenomeno trovano terreno fertile anche nella catena degli appalti e dei subappalti, con il problema del massimo ribasso che a sua volta determina un aumento degli infortuni e delle morti bianche.

La proposta di legge. Di fronte a questo fenomeno illecito di sfruttamento della manovalanza, FILLEA e FLAI, avanzano una proposta di legge che chiede di fare giustizia inserendo nel nostro ordinamento giudiziario il reato di caporalato, attualmente punito, in caso di flagranza, con una sanzione amministrativa di appena 50 euro. Con la proposta di legge si chiede di introdurre un articolato che preveda:

“Chiunque svolga un’attività organizzata al fine dell'intermediazione di forza lavoro, sfruttando la disponibilità altrui, causata dallo stato di bisogno o di necessità in cui costui versa, a compiere una prestazione lavorativa in assenza di piena e totale tutela della legge, è punito alla reclusione da cinque a otto anni”, inoltre, “chiunque utilizza o impiega le forze e le capacità lavorative e produttive altrui - fornitegli come precedentemente decritto – è punito con la reclusione da tre a sei anni”.


Torino, 7 febbraio 2011

lunedì 27 settembre 2010

FIOM: Punto Fiom 7/2010


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Federazione Impiegati Operai Metallurgici




Verso la manifestazione del 16 ottobre. «Sì ai diritti,
no ai ricatti. Il lavoro è un bene comune»

Manifestiamo per la ...

L’assurdo dell’attuale situazione è che tutti parlano dei problemi delle lavoratrici e dei lavoratori e gli unici che non hanno la possibilità di discutere, di decidere e di votare sugli accordi che li riguardano sono proprio le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici.
Come Fiom abbiamo presentato in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare che, tra le altre cose, chiede che diventi un diritto il fatto che tutti gli accordi, a qualsiasi livello – aziendale, nazionale o interconfederale – per essere validi devono essere approvati dalla maggioranza delle persone coinvolte.
Anche quello che sta succedendo in questi giorni, a partire dalla vicenda Fiat indica che questo è il tema decisivo per poter ricostruire un’azione unitaria; senza democrazia, e cioè senza la possibilità per le lavoratrici e i lavoratori di poter decidere anche quando ci sono punti di vista diversi tra i sindacati, non solo si mantiene una divisione ma in questo modo sono le imprese che di volta in volta decidono con chi fare gli accordi, sulla base delle proprie convenienze.
Noi abbiamo avanzato due proposte. La prima, a Fim e Uilm, a partire dalla necessità di avere mandato a fare trattative.
Fim e Uilm, ad esempio, hanno accettato il confronto con Confindustria e Federmeccanica per derogare al contratto nazionale senza alcun mandato. Noi siamo pronti a fare una grande consultazione fra tutte le lavoratrici e i lavoratori chiedendo di scegliere tra due opzioni: tra chi, come Fim e Uilm, chiede che si possa derogare al contratto e chi, ed è la nostra posizione, considera sbagliata questa scelta.
Purtroppo non abbiamo avuto risposte e questo significa che si vuole proseguire con la pratica degli accordi separati e quindi decidere sulla testa delle persone.
La seconda proposta l’abbiamo avanzata a Federmeccanica: gli abbiamo detto che non saremmo pronti a far diventare accordo fra le parti un sistema di regole democratiche che riconosca che gli accordi sono validi quando la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori li ha approvati. Non abbiamo avuto alcuna risposta, anzi, quello che si è avviato in questi giorni è un confronto che sotto il ricatto della Fiat porterà alla cancellazione del contratto nazionale di lavoro, perché introdurre le deroghe al Ccnl, vuol dire semplicemente che il contratto nazionale non esiste più e far diventare norma nazionale i contenuti dell’accordo di Pomigliano per tutto il settore dell’auto e della componentistica vuol dire arrivare alla messa in discussione del diritto di sciopero.
Quindi, senza democrazia e con l’attacco al contratto non si sta mettendo in discussione semplicemente l’esistenza della Fiom e della Cgil, ma il diritto stesso delle lavoratrici e dei lavoratori di poter contrattare collettivamente le proprie condizioni di lavoro. Si mette cioè in discussione il diritto di poter essere una organizzazione sindacale autonoma e il diritto delle persone di potersi collettivamente organizzare per tutelare meglio la dignità del proprio lavoro.
Per questo oggi la difesa della democrazia nei luoghi di lavoro, attraverso una legge dello Stato oltre che un accordo con le controparti, è l’unica strada affinché la Costituzione nel nostro paese sia difesa e che vi sia una pari dignità tra lavoro e impresa.

* Ripubblichiamo, in occasione di questo numero di PuntoFiom sulla democrazia, la vignetta che Altan, Ellekappa e Staino regalarono a tutte le metalmeccaniche e i metalmeccanici per la manifestazione contro l’accordo separato del 2001.
** http://gomorraproduzioni.blogspot.com


Una manifestazione sostenibile
Quella del 16 ottobre sarà una manifestazione ecosostenibile. No ai camion e ai veicoli a motore all’interno del corteo. Voci, canti, slogan, suoni e rumori saranno di chi partecipa. Plastica e carta il minimo possibile. Palco e amplificazione alimentati con energia pulita. Ma di tutto questo ne parleremo nel prossimo PuntoFiom…

La proposta di legge d’iniziativa popolare è in Commissione Lavoro
Lo scorso 5 luglio la Fiom ha consegnato alla Camera dei deputati oltre 100.000 firme – raccolte a partire dal 23 marzo – a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare «Regole democratiche sulle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e il referendum per l’efficacia dei contratti collettivi di lavoro». Dopo qualche settimana di conteggi e verifiche, l’Ufficio per i testi normativi della Camera ha sancito la correttezza della raccolta firme, assegnando alla Commissione Lavoro della Camera il nostro progetto di legge (Atto Camera n.3604) e dando il via all’iter per la discussione in Parlamento.
L’evoluzione del percorso della proposta di legge può essere seguito sul sito della Camera dei deputati (www.camera.it).

I lavoratori e le lavoratrici d’Europa manifestano a Bruxelles il 29 settembre
La Fim e la Uilm, nella stessa giornata, concluderanno probabilmente il negoziato per le deroghe al contratto nazionale

Il 29 settembre la Confederazione europea dei sindacati (Ces), a cui aderiscono peraltro tutte e 3 le confederazioni sindacali italiane, ha indetto una manifestazione europea contro le misure adottate dai governi e per chiedere più investimenti, più occupazione, più Europa sociale e per difendere la contrattazione.
La crisi finanziaria ha sprofondato l’Europa nella crisi più grave dal 1930. 23 milioni di disoccupati in Europa, milioni di cittadini, lavoratori e lavoratrici precarizzati e impoveriti dalle speculazioni della finanza europea, dai vincoli imposti sul debito pubblico, dalle misure governative, dal più grave attacco ai diritti e alle condizioni di lavoro dal dopoguerra in poi.
Già nell’ultimo anno i conflitti e le lotte si sono sviluppati in molti paesi a partire da Grecia, Portogallo, Spagna, Francia, Danimarca, Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria ecc.
I sindacati europei hanno infine deciso di dire basta a questa situazione e di rivendicare il rilancio dell’occupazione, degli investimenti, il diritto a contrattare e migliori condizioni di lavoro qualificato. Per questo hanno indetto la manifestazione europea.
In tutti i paesi europei le lotte sono state indette unitariamente da tutti i sindacati tranne che in Italia. La Cisl e la Uil, infatti, non solo non parteciperanno alla manifestazione ma le loro organizzazioni di categoria il 29 di settembre concluderanno probabilmente il negoziato con Federmeccanica per sancire le deroghe al Contratto nazionale di lavoro.
Tutto questo nel disprezzo di ogni minima regola democratica nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori e mentre non solo la Fiom ma tutti i lavoratori e lavoratrici europei saranno a Bruxelles per difendere i propri diritti e le proprie condizioni di lavoro e di vita.
Sarà interessante vedere quanti quotidiani italiani parleranno di isolamento della Fim e della Uilm.
Il 29 di settembre la Fiom sarà a Bruxelles anche per dire No alle deroghe, per difendere il diritto a contrattare, il Contratto nazionale di lavoro, e la democrazia.
Ufficio Europa - Fiom nazionale

altre info:
www.notizieinternazionali.net
www.etuc.org








(la versione stampabile di PuntoFiom 7/2010 la puoi scaricare cliccando qui)

sabato 10 luglio 2010

FIOM: Punto FIOM - 7 luglio 2010











Consegnate alla Camera dei deputati 100.000 firme a sostegno della proposta di legge della Fiom


La proposta è ufficiale
Con la consegna alla Camera dei deputati, il 5 luglio scorso, di oltre 100.000 firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare della Fiom per affermare diritti e regole democratiche in materia di rappresentanza, certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e di efficacia e validità dei contratti collettivi, abbiamo concluso gli adempimenti relativi a questo istituto di «democrazia diretta».
Siamo partiti il 23 marzo scorso, con iniziative davanti a molte fabbriche in tutto il territorio
nazionale, e in molto meno tempo di quanto ne consente la legge abbiamo messo insieme un numero enorme di firme di lavoratrici, lavoratori, cittadine e cittadini. Altre continuano ancora a giungere al Centro di raccolta nazionale, e fra qualche giorno pubblicheremo dei dati più precisi sul nostro sito.
La consegna delle firme alla Camera, lunedì scorso, è avvenuta al termine di una iniziativa in piazza Montecitorio dove, durante una seduta «pubblica» del Comitato centrale della Fiom, hanno preso la parola, parlando di democrazia, esponenti politici e sindacali, costituzionalisti, giuristi ecc.
Nel pomeriggio dello stesso giorno una delegazione del sindacato dei metalmeccanici Cgil, guidata dal segretario generale Maurizio Landini, è stata ricevuta dal portavoce del Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, al quale è stata illustrata la Legge e lo spirito che la anima, sottolineando la necessità di accelerare il più possibile l’iter della legge.

Le firme delle lavoratrici e dei lavoratori migranti.
Circa 4.500 firme di lavoratrici e lavoratori migranti, per i quali la legge italiana non prevede il diritto di voto e, di conseguenza, la possibilità di sottoscrivere proposte di legge di iniziativa popolare o referendum, sono giunte al centro di raccolta nazionale. Tali firme, chiaramente, non sono valide ai fini della presentazione della proposta, ma rappresentano sicuramente un valore aggiunto in termini di democrazia alla nostra iniziativa.

Su www.fiom.cgil.it/eventi/2010/proposta_legge trovi tutti i materiali e le iniziative che hanno accompagnato la campagna di raccolta firme a supporto della proposta di legge della Fiom.


Pomigliano non si è piegata al ricatto Fiat
A Pomigliano, il 1° luglio, l’Assemblea delle delegate e dei delegati Fiom della Fiat, dei grandi gruppi e del Mezzogiorno
Riportiamo il documento finale dell’Assemblea, approvato all’unanimità dalle delegate e dai delegati.
«L'Assemblea delle delegate e dei delegati della Fiom-Cgil del Gruppo Fiat, dei Grandi gruppi industriali e delle aziende metalmeccaniche del Mezzogiorno ringrazia le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano per non essersi piegati al ricatto della Fiat. Un atto di coraggio e di dignità che mette al centro un'idea di sviluppo e di società fondata sul lavoro, sui diritti della persona e sulla
democrazia quali elementi tra di loro inscindibili.
L'Assemblea condivide e sostiene la scelta operata della Fiom-Cgil di non sottoscrivere il testo imposto dalla Fiat e diventato accordo separato, perché esso contiene inaccettabili deroghe al Contratto nazionale, alle leggi vigenti in materia di tutela e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, violazione del diritto di sciopero sancito dalla nostra Costituzione e la volontà di mettere in crisi
i fondamenti della rappresentanza e della contrattazione collettiva.
Le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano hanno con chiarezza indicato che vogliono continuare a produrre auto e chiedono alla Fiat di confermare gli investimenti per produrre la nuova Panda, coniugando un più elevato livello di utilizzo degli impianti, di produttività e di qualità del prodotto con una rigorosa applicazione del Contratto nazionale senza mettere in discussione i diritti, la dignità delle persone e la nostra Costituzione.
Se la Fiat vuole davvero ricercare il consenso delle lavoratrici e dei lavoratori di Pomigliano e di tutte le organizzazioni sindacali, riapra su tali basi un vero tavolo negoziale che fino ad ora non c'è stato.
La Fiom, a partire dal Piano industriale presentato dalla Fiat lo scorso 21 aprile 2010, è convinta che vadano messe in campo tutte le iniziative, anche con il coinvolgimento delle istituzioni, ad ogni livello, utili a realizzare la difesa, l'innovazione e lo sviluppo delle produzioni automobilistiche
comprensive della componentistica in Italia e dell'occupazione senza chiusure traumatiche di stabilimenti, come Imola e Termini Imerese.
Termini Imerese non può chiudere e deve continuare a produrre auto utilizzando al meglio le competenze acquisite in questi anni.
A tal fine il Gruppo Fiat, anche in un ottica di responsabilità sociale, deve favorire da subito soluzioni industriali, anche di altri produttori di auto, capaci di garantire la continuità produttiva e la difesa dei livelli occupazionali, diretti e dell'indotto.
La Fiom è impegnata a sviluppare una iniziativa di livello europeo, in stretto coordinamento
con la FEM, per evitare che i processi di riorganizzazione in atto da parte delle grandi imprese multinazionali siano costruiti sulla base della contrapposizione tra stabilimenti e lavoratori dei diversi paesi europei.
L ' A ssemblea considera decisivo contrastare e respingere il tentativo della Confindustria e
del Governo di utilizzare la gravissima crisi economica e finanziaria in atto per mettere in discussione l'esistenza stessa del Contratto nazionale, per cancellare il diritto del lavoro e lo stesso Statuto dei diritti dei lavoratori, estendendo così il processo di precarizzazione nei luoghi di
lavoro e nella società.
L'inaccettabile manovra del Governo che taglia ulteriormente lo Stato sociale e non combatte in alcun modo l'evasione fiscale e le rendite finanziarie, la totale assenza di un progetto di politica industriale delineano un quadro economico recessivo che scarica tutti i costi della crisi sulle lavoratrici e i lavoratori dipendenti ed i pensionati, senza indicare alcuna prospettiva alle
giovani generazioni.
Il divario industriale del Mezzogiorno con il resto del paese e dell'Europa in questi anni
è aumentato, è cresciuto il lavoro nero e irregolare fino a giungere a forme di vero e proprio schiavismo, si sono estesi i fenomeni di illegalità e di controllo malavitoso del territorio fino ad assumere dimensioni sempre più preoccupanti per la stessa tenuta democratica.
Il tentativo di offrire Pomigliano quale modello generale, con cui sancire che investimenti e lavoro si possono realizzare solo abbassando salari e diritti, derogando dai contratti nazionali e dalle leggi fino alla violazione della carta Costituzionale, va assolutamente respinto con l'impegno e la mobilitazione di tutta la Cgil, continuando ed estendendo la mobilitazione avviata con lo sciopero generale dello scorso 25 giugno e del prossimo 2 luglio.
Occorre collettivamente costruire e mettere in campo un nuovo piano per il lavoro e lo sviluppo sostenibile e la legalità che riunifichi il mondo del lavoro.
L'Assemblea condivide la proposta di dar vita fin dai prossimi giorni ad una iniziativa itinerante di mobilitazione e discussione, che nel mese di luglio a partire da Termini Imerese coinvolga ogni regione fino a giungere al presidio del Parlamento e della Presidenza del Consiglio.
Sull'insieme di tali questioni la discussione svolta in questa Assemblea assegna al Comitato Centrale della Fiom il compito di definire un piano di azione a partire dalla convocazione di una Conferenza per il Mezzogiorno, nel mese di settembre, fino alla necessaria iniziativa di mobilitazione in difesa del lavoro, dei diritti, della democrazia e per la riconquista di un vero Contratto nazionale di lavoro.»
www.fiom.cgil.it/eventi/2010/10_07_01-assemblea_nazionale

giovedì 1 aprile 2010

FIOM: raccolta firme per prooposta di legge di iniziativa popolare

FERMA GLI ACCORDI
SEPARATI

FIRMA LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA
POPOLARE SULLA DEMOCRAZIA E LA
RAPPRESENTANZA SINDACALE

LA FIOM CGIL PROMUOVE LA RACCOLTA DELLE FIRME DELLE LAVORATRICI, DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI A SOSTEGNO DELLA PROPOSTA DI LEGGE DI INZIATIVA POPOLARE PER OTTENERE
  • REGOLE DEMOCRATICHE SULLE RAPPRESENTANZE SINDACALI NEI LUOGHI DI LAVORO
  • REGOLE PER DEFINIRE LA REALE RAPPRESENTATIVITA' DI OGNI ORGANIZZAZIONE SINDACALE
  • REGOLE PER GARANTIRE AI LAVORATORI IL DIRITTO DI VOTARE CON IL REFERENDUM PER APPROVARE LE PIATTAFORME E GLI ACCORDI SINDACALI
Il diritto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori di votare sugli accordi sindacali che li riguardano è un’esigenza di democrazia.
Non vogliamo più accettare accordi che riguardano le condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori ma che vengono firmati da sindacati di minoranza senza il voto democratico dei lavoratori interessati.

martedì 23 marzo 2010

FIOM: Parte la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge della Fiom



FERMIAMO GLI ACCORDI SEPARATI:
UNA LEGGE PER LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO
Parte la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge della Fiom
Gli accordi separati esistono perché alle lavoratrici e ai lavoratori viene negato il diritto democratico di poter decidere e validare con il loro voto le intese che determinano le loro condizioni di lavoro e di vita.

Gli accordi separati servono solo alle imprese
. Così impongono le condizioni a loro più favorevoli senza tener conto della reale rappresentatività e rappresentanza delle organizzazioni sindacali che firmano e aderiscono alle intese separate.

Questa pratica, imposta dal Governo e dalla Confindustria a gennaio 2009 con l’accordo separato
sul modello contrattuale non firmato dalla Cgil, e continuata sui Contratti nazionali dei metalmeccanici (prima Federmeccanica e poi le Associazioni cooperative), va fermata perché danneggia i diritti e le condizioni salariali e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori.

Per queste ragioni la Fiom‐Cgil ha predisposto una proposta di legge d’iniziativa popolare da far
discutere al Parlamento per sancire il diritto democratico delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere sul loro Contratto sempre, anche quando si è in presenza di diverse posizioni tra le organizzazioni sindacali.

LA PROPOSTA DI LEGGE È FONDATA SU 3 PRINCÌPI:
  1. diritto delle lavoratrici e dei lavoratori in ogni impresa a eleggere con un sistema proporzionale puro una propria Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) con diritto alla contrattazione collettiva nel luogo di lavoro;
  2. definire un sistema di certificazione della reale rappresentanza delle organizzazioni sindacali in base agli iscritti e ai voti ricevuti nelle elezioni delle Rsu;
  3. stabilire che gli accordi collettivi a ogni livello, aziendale, nazionale, interconfederale, sono validi solo se approvati tramite referendum dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.

LA TUA FIRMA PER LA DEMOCRAZIA SERVE PER CONQUISTARE:

L’unità del mondo del lavoro, un vero Contratto nazionale, una vera contrattazione collettiva per aumentare i salari e superare la precarietà.

INVITIAMO LE LAVORATRICI, I LAVORATORI E TUTTI I CITTADINI A FIRMARE PER UNA VERA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO E A DIFESA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

22 marzo 2010