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martedì 11 dicembre 2012

RSU Dianos: punti raccolta firme per referendum popolare


Domani mercoledì 12 dicembre 2012 saranno attivi i seguenti banchetti di raccolta firme  per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Fiat Mirafiori
dalle ore 13.00 
alla porta 2 - corso Tazzoli
(banchetti su 3 porte distinte)

General Motors
dalle ore 11.30 alle ore 14.30
Corso Castelfidardo
(dietro il Politecnico)

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

lunedì 10 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso CSC


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom CSC
martedì 11 dicembre 2012 
dalle ore 12.00 alle ore 14.00

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Strada Pianezza, 289) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos sarà presente al banchetto di raccolta firme.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

domenica 2 dicembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Sipal


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:
la RSU Fiom Sipal
mercoledì 5 dicembre 2012 
dalle ore 12.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Via Invorio, 24) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci nel caso desiderassero recarsi a firmare. La RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare gli eventuali firmatari durante la pausa pranzo del 5 dicembre presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Sipal.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

sabato 17 novembre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare presso Microtecnica


Dando seguito all'azione del 25 ottobre, giorno in cui abbiamo organizzato un banchetto di raccolta firme all'esterno della sede aziendale, informiamo che:

la RSU Fiom Microtecnica
mercoledì 21 novembre 2012 
dalle ore 11.30 alle ore 14.30

organizza un banchetto di raccolta firme di fronte alla sede aziendale (Torino - Piazza Arturo Graf, 147) per il referendum di iniziativa popolare per l'abrogazione dell'art.8 della Finanziaria 2011 e delle modifiche introdotte all'art.18 L.300/70 dalla riforma Fornero.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi Dianos e Scai che non abbiano ancora aderito alla raccolta firme a contattarci in quanto durante la pausa pranzo del 21 novembre la RSU Fiom Dianos si rende disponibile ad accompagnare eventuali firmatari presso il banchetto organizzato dalla RSU Fiom Microtecnica.

L'invito alla firma e al passaparola con amici e conoscenti per la riuscita dell'iniziativa è esteso, oltre che ai colleghi, anche a tutti i lettori del blog.

Saluti
La RSU Dianos.

martedì 23 ottobre 2012

RSU Dianos: raccolta firme per referendum popolare - Giovedì 25/10/2012


Come già anticipato in precedenti comunicazioni, per contrastare il duro attacco ai diritti dei lavoratori da parte di Governo e Confindustria la FIOM sta mettendo in campo diverse iniziative compreso il ricorso ad un referendum popolare abrogativo.

Gli obiettivi che si intende raggiungere con il referendum sono:

  • la cancellazione dell'art.8 della Finanziaria 2011, articolo di legge "ad aziendam" pro-Fiat, che di fatto ha aperto la strada alle deroghe ai CCNL permettendo agli accordi aziendali di ridimensionare i minimi sindacali garantiti dai contratti nazionali su materie importanti come inquadramento del personale, orario di lavoro, ecc.
  • l'eliminazione delle modifiche apportate all'art.18 dello Statuto dei Lavoratori da parte della "Riforma del Lavoro Fornero" per ristabilire il diritto al reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa.

In questi giorni tutte le strutture territoriali FIOM sono impegnate ad organizzare e agevolare la raccolta firme per l'approvazione dei quesiti referendari.

La RSU Dianos, in accordo con la FIOM territoriale, organizza un 

Banco di raccolta firme
giovedì 25 ottobre 2012
dalle 12.30 alle 14.30
in largo Turati, 49
(esterno sede SCAI-Dianos).


Pertanto invitiamo tutti i lavoratori Dianos, i colleghi di SCAI e i lettori del blog ad aderire alla raccolta firme negli orari sopra indicati avendo l'accortezza di presentarsi al banco con un documento di identità in corso di validità.


Invitiamo tutti ad informare amici e conoscenti dell'iniziativa di raccolta firme per permetterne la buona riuscita

Grazie
La RSU Dianos

Torino, 19 ottobre 2012


Per maggiori informazioni:

http://www.fiom.cgil.it/eventi/2012/12-referendum/default.htm
www.referendumlavoro.it


Referendum: si scrive 'lavoro', si legge 'democrazia'

L'attacco al contratto nazionale e all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori va inserito all'interno di un processo ormai trentennale volto alla completa destrutturazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Con le modifiche alla legislazione sul lavoro varate dai Governi Berlusconi-Monti, tra l'altro senza nessun accordo con le parti sociali, si sono andate a smontare le principali difese sia individuali che collettive per chi lavora, alterando irrimediabilmente i rapporti di forza all'interno dei luoghi di lavoro. Tale processo è stato definito, giustamente, una 'lotta di classe al contrario'. Tutto questo sta avvenendo a tappe forzate sotto la direzione e supervisione di tutto l'establishment economico e finanziario europeo. Chi guida tale restaurazione sociale usa politicamente la crisi con il solo obiettivo di salvaguardare i profitti agendo su diritti e salari dei lavoratori e ponendo quindi le basi per una nuova fase di accumulazione del capitale.

All'interno del nuovo ordine, ai rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori viene assegnato un ruolo marginale e subalterno. Le “non-trattative” sulla riforma del sistema contrattuale, sulla riforma delle pensioni e sul mercato del lavoro sono a testimoniarci la svolta verso una nuova pratica autoritaria nelle relazioni sociali.

[...]

Certamente il referendum non è lo strumento più consono ed efficace nella regolamentazione delle relazioni e dei rapporti sociali, ma oggi lo diventa in quanto il lavoro, oltre a non trovare alcuna rappresentanza politica, non è più considerato un soggetto portatore di interessi autonomi all'interno della mediazione sociale.

Siamo altresì consapevoli che la difesa del contratto nazionale e dell'articolo 18 non 'parlano' alla generalità del disperso mondo del lavoro, non parlano ai giovani disoccupati, ai precari, ma questi, essendo tra i più importanti capisaldi della civiltà del lavoro, rappresentano tuttavia la chiave di volta verso la riunificazione del mondo del lavoro, attraverso la conquista di nuovi diritti e per una più sostenibile organizzazione del lavoro.

venerdì 19 ottobre 2012

RSU Dianos: assemblea sindacale martedì 23/10/2012

La RSU informa che
martedì 23 ottobre 2012
dalle ore 14.00 alle ore 15.00
in sala blu - 2° piano

è stata indetta una

Assemblea Sindacale.

L'ordine del giorno sarà il seguente:

  • Aggiornamento Situazione Rinnovo CCNL
  • Presentazione Referendum abrogativo art. 8 della Legge 148/2011 
  • Presentazione Referendum abrogativo modifiche "riforma Fornero" all'art.18 Legge 300/70
  • Sciopero Generale dei Metalmeccanici FIOM venerdì 16 novembre 2011
  • Implicazioni delle vertenze nazionali sul futuro aziendale
  • varie ed eventuali
 
Sarà presente il funzionario territoriale FIOM-CGIL Bruno Ieraci.


Siete tutti invitati a partecipare!


Il comunicato ufficiale è affisso in bacheca.

Saluti

La RSU

giovedì 18 ottobre 2012

FIOM: presentazione referendum abrogativi art.8 e modifiche Fornero ad art.18



Lo scorso 11 settembre sono stati depositati in Corte di Cassazione i quesiti referendari attraverso i quali viene richiesta l'abrogazione dell'art. 8 della Legge 148/2011 (la «Finanziaria/bis» del governo Berlusconi con la quale si distrugge il contratto nazionale, ammettendone deroghe da parte della contrattazione di secondo livello) e delle modifiche apportate dalla «Riforma Fornero» all'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (negando al lavoratore ingiustamente licenziato per motivi «economici» il diritto al reintegro, e quindi cancellandolo nella sua essenza).
All'attacco durissimo portato al contratto nazionale e allo Statuto dei diritti dei lavoratori, la Fiom, come annunciato in piazza nella manifestazione del 9 marzo scorso, risponde con tutti i mezzi possibili a disposizione, compreso il ricorso al referendum abrogativo. Tutto ciò anche all'interno delle proposte avanzate lo scorso 9 giugno nel corso dell’iniziativa dal titolo «Il lavoro prende la parola. È ora di scegliere» organizzata per confrontarsi con i partiti, i movimenti, le associazioni e il mondo intellettuale e della cultura. Alla luce di tutto ciò, la Fiom, nel «Documento conclusivo» approvato dal Comitato centrale del 5-6 settembre scorsi ha deciso che «(...) in coerenza con le iniziative di lotta e di mobilitazione messe in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici in questi mesi, nel prendere atto che si è costituto un comitato promotore ampio e articolato per promuovere la raccolta delle firme per indire un referendum popolare per l’abrogazione dell’articolo 8 e le modifiche dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori, decide di impegnare tutte le proprie strutture nel lavoro di informazione e di raccolta delle necessarie firme (...)».
Dal 12 ottobre, e per tre mesi, quindi, raccoglieremo le firme necessarie per far sì che tali referendum siano validi e possano essere votati dalle cittadine e dai cittadini italiani. Tutti i materiali e le informazioni utili per la raccolta delle firme sono disponibili sul sito della Fiom (www.fiom.cgil.it) e su quello del Comitato promotore dei referendum (www.referendumlavoro.it).



Una raccolta costituzionale 
di Umberto Romagnoli
docente di diritto del lavoro

Quando si promuove un referendum abrogativo ci s’incammina lungo una strada in salita e piena di incognite di svariata natura. Stavolta, però, i promotori della consultazione referendaria sull’art. 8 della legge 2011/148 e sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori riscritto dalla legge 2012/92 un’incoraggiante certezza ce l’hanno in tasca. Il fatto è che l’avvio della campagna referendaria equivale ad un’energica sollecitazione a discutere l’impianto di base del discorso pubblico riguardante il (poco) lavoro che c’è e il (tanto) lavoro che si cerca e non si trova. Innumerevoli sono i miti da sfatare. Dicono che il surplus di rigidità delle tutele dei padri butta i figli in braccio alla «cattiva» flessibilità; che il diritto del lavoro uccide il diritto al lavoro; che il nuovo stenta ad affermarsi perché inciampa negli ostacoli disseminati dal vecchio che vuole sopravvivere a se stesso. Questa invece è soltanto l’infatuazione ideologica di vittime di un’evidenza più onirica che empirica.
La verità è che sotto la violenta pressione di un generalizzato ricatto occupazionale ha ceduto il compromesso politico sul quale si fonda la Repubblica. È il compromesso che, coniugando la dimensione privato-sociale del diritto del lavoro con la dimensione pubblico-statuale in un regime di democrazia costituzionale, gli ha consentito di raggiungere la maturità, perché ha vietato al capitalismo di stare nell’ordinamento giuridico solamente per servirsene.
Impregnato di liberismo, il discorso pubblico ha per oggetto la mercificazione del lavoro, ossia l’annullamento della sua soggettività che non dà spazio all’idea che il lavoratore abbia diritto ad avere diritti. Bisogna riconoscere che un obiettivo del genere, la cui enunciazione risale al Libro bianco del secondo governo Berlusconi, è stato realizzato con la lucidità di un Dottor Stranamore e la coerenza di un dogmatico. Infatti, da molti segni è dato ricavare che le norme nel mirino dei referendum rappresentano più lo sbocco finale di un programma di politica del diritto sindacale e del lavoro che una risposta alla crisi economica in atto.
Ininfluenti sul suo decorso, hanno però lo scopo di rompere il rapporto d’interazione tra economia e democrazia su cui si è costruita la storia dell’Occidente nella seconda metà del ‘900, ridisegnarne gli equilibri e stabilizzarli in una direzione nettamente sfavorevole
al lavoro che mette a rischio la coesione del tessuto sociale.
Che tutto questo ce lo imponesse per fronteggiare una situazione emergenziale la famosa lettera ferragostana della BCE è un’altra leggenda metropolitana. I suoi autori si limitavano a chiederci di valorizzare il decentramento della contrattazione collettiva a livello aziendale, come peraltro era stato previsto dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011; non pretendevano che dei soggetti privati d’incerta rappresentatività potessero negoziare in ambito locale deroghe peggiorative alla normativa contrattuale di livello superiore e alla stessa legislazione.
Viceversa, l’art. 8 della legge del 2011 ha le caratteristiche di un asso pigliatutto. Sovverte la nostra costituzione che fa del contratto nazionale il veicolo privilegiato dell’istanza egualitaria per cui a lavoro uguale devono corrispondere uguali diritti e distrugge il presidio dell’inderogabilità di gran parte delle regole legislative col pretesto che in questo mondo libero l’autonomia contrattuale di chi cerca od ha un lavoro è identica a quella di chi glielo può dare o glielo può togliere, emarginando così anche la tutela giurisdizionale dei diritti.
L’Europa di Draghi e Trichet ci chiedeva di rivedere le regole il tema di assunzioni e di licenziamenti (collettivi) in un’ottica che non poteva discostarsi da quella – che essa medesima aveva sponsorizzato
con insistenza – della flexisecurity, come i suoi esperti hanno chiamato l’insieme delle tutele contro la disoccupazione. Come dire che non raccomandava di smantellare l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Pertanto, la motivazione dell’accanimento con cui è stata frantumata la tutela contro il licenziamento illegittimo va ricercata altrove. 
Può darsi che decisivo sia stato il fatto che, senza il consenso del Pdl facente parte della più strana maggioranza parlamentare della storia (non solo) della nostra Repubblica, il governo Monti avrebbe dovuto dimettersi – e il Pdl voleva che fosse legalizzato il furto della normasimbolo di un avanzato provvedimento legislativo pro labour se non altro per vendicarsi dello smacco subito a opera dei tre milioni di cittadini che dieci anni fa avevano risposto alla grande manifestazione del Circo Massimo. Ma può anche darsi che il governo Monti non avrebbe comunque desistito. Anzi, è senz’altro vero. In effetti, la fondatezza della congettura misura soltanto la politicità delle scelte di un governo soi-disant tecnico.
Un buon motivo in più per firmare e far firmare la richiesta dei due referendum che vogliono impedire la devastazione dei diritti di chi lavora e riportarli all’interno di un quadro di regole compatibile col sistema dei valori desumibile dalla costituzione.

giovedì 4 ottobre 2012

Manifestazione 10 Ottobre 2012 a Savigliano



Dobbiamo reagire all'offensiva in atto contro la FIOM CGIL
le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici
Assemblea pubblica 10 Ottobre 2012 - ore 20,30 
presso
Salone Crusa Neira (Piazza Misericordia) Savigliano

Coordina, Barbara Tibaldi, Segretaria Provinciale Fiom Cgil, Cuneo.
Presenta, Luciano Pregnolato, Coordinamento Regionale “Amici e Amiche della Fiom”
Intervengono, Prof. Gustavo Zagrebelsky e il Segretario Generale della Fiom Cgil Maurizio Landini,

“ L’esclusione della Fiom-Cgil dagli stabilimenti Fiat è la negazione della democrazia, del pluralismo sindacale, della libertà che riguarda tutta la società, delle norme costituzionali del nostro paese. 

La negazione delle agibilità sindacali, del diritto di assemblea, delle Rsu fino al rifiuto delle trattenute sindacali per chi si iscrive alla Fiom, rappresentano un esplicito tentativo di annullare qualsiasi spazio democratico nei luoghi di lavoro e affermare un assetto antidemocratico del paese.

Quello che succede riguarda solo la Fiat? No! Con l’art. 8, del Governo Berlusconi permettendo ad ogni azienda la derogabilità al contratto collettivo nazionale di lavoro, cioè ogni azienda può farsi un contratto in proprio come la Fiat, il padronato tenta di estendere il modello Fiat in altre realtà aziendali e tipologie contrattuali. A questo va aggiunto lo svuotamento dell’articolo 18 attuato dal Governo Monti, permettendo il licenziamento per motivi economici (cosa avvenuta in settembre nella nostra regione per 6 lavoratori), rendendo quasi impossibile ottenere la possibilità di reintegro.

Va aperta una discussione per approfondire e confrontare su un tema centrale per le sorti dei lavoratori e delle i lavoratrici e della democrazia: c’è un futuro per il sindacato? Quale Futuro?

Occorre costruire, dalla realtà concreta, una consapevolezza, una coscienza politica nella opinione pubblica, nel paese e nelle istituzioni. In discussione ci sono i pilastri della democrazia nel nostro paese, quello che il lavoro ha significato per la conquista delle libertà democratiche”.

PER QUESTE RAGIONI INVITIAMO TUTTI ALL'ASSEMBLEA  PUBBLICA DEL 10 OTTOBRE 2012 A SAVIGLIANO



lunedì 10 settembre 2012

Rassegna stampa: La Repubblica


Sei licenziamenti in tronco 
effetto della legge Fornero 

di STEFANO PAROLA

La riforma Fornero è ormai una legge dello Stato, dunque perché non applicarla? Qualche imprenditore ci ha soltanto pensato, qualcun altro invece non ha perso tempo. E il licenziamento "per motivi economici" ha fatto il suo esordio in Piemonte. A farne le spese sono stati sei lavoratori in tutto, tre di Moncalieri e tre dell'Astigiano. Tutti iscritti, oggi o in passato, alla FiomCgil.

Venerdì alla Lagor di Cerro Tanaro, stabilimento con 100 dipendenti circa che producono trasformatori, i tre operai hanno ricevuto la lettera d'addio dell'azienda attorno alle 12: "Due per motivi oggettivi e uno perché inidoneo al turno notturno", racconta Giuseppe Morabito, segretario della Fiom astigiana. Che attacca: "In casi come questi solitamente si apriva una procedura per riduzione del personale che consentiva di ottenere due anni di mobilità. Invece queste persone, oltre a subire il danno causato dal non avere più un lavoro, riceveranno soltanto otto mesi di sussidio di disoccupazione. Insomma, oltre il danno, la beffa". Comunque, annuncia Morabito, "impugneremo i licenziamenti e dimostreremo davanti al giudice che i motivi non sussistono. Ma i lavoratori rischiano di vedersi riconosciuto soltanto l'indennizzo e non il reintegro in azienda".

Alla Model Master, azienda moncalierese di design con 150 addetti, è successa la stessa cosa: due tesserati Fiom e un ex iscritto sono stati mandati via per "motivi economici". "Pensiamo che sia un modo per colpire il nostro sindacato", dice Edi Lazzi, funzionario della sigla della Cgil. E racconta: "Prima delle vacanze ci avevano proposto di adottare il contratto Fiat, ma abbiamo rifiutato. E al rientro sono arrivate le lettere di licenziamento". Anche in questo caso sarà battaglia legale: "Pensiamo ci sia stata una discriminazione nei confronti di questi lavoratori. In più le aziende in questo modo fanno vedere che licenziare è più semplice, così scatta un effetto psicologico su chi il posto ce l'ha ancora", sottolinea Lazzi.

"Un altro caso analogo è avvenuto con un dipendente di una piccola azienda di Savonera", aggiunge il segretario della FiomCgil Torino, Federico Bellono. E poi commenta: "Si è tanto discusso della manomissione dell'articolo 18 come se si trattasse di una questione di principio. In realtà oggi le aziende hanno maggiori possibilità di licenziare e nella crisi vediamo i primi effetti pratici della riforma. I primi casi emersi sono tutte ragioni in più per non disdegnare alcuna iniziativa che punti a ripristinare nel suo assetto originario l'articolo 18 come strumento di tutela contro i licenziamenti illegittimi".
 
(09 settembre 2012)

venerdì 29 giugno 2012

Rassegna Stampa: Il Manifesto



L'ora della verità
Piergiovanni Alleva*

26.06.2012

In primo luogo. Con l'approvazione del disegno Fornero di riforma del mercato del lavoro, è giunto per tutti - partiti, sindacati, operatori giuridici, sociali e culturali e per lo stesso Governo - il momento della verità. Infatti, con il sostanziale svuotamento dell'art.18 dello Statuto,si chiude una parabola che ha abbracciato quattro decenni all'insegna della garanzia della dignità del lavoro.
Con l'art.18 prevedente, in caso di licenziamento arbitrario, la reintegra nel posto di lavoro, il lavoratore poteva esercitare con tranquillità - durante il rapporto - tutti i suoi diritti, legali e contrattuali, perchè la legge imponeva al datore di giustificare lui, a pena di annullamento, l'eventuale licenziamento che volesse intimargli, indipendentemente dalla possibilità del lavoratore di dare la difficilissima prova di una volontà di rappresaglia contro l'esercizio di quei diritti.
Ora l'art.18 come norma antiricatto è nella sostanza venuta meno e quindi si realizza il disegno di parte datoriale di poter contare su uno strumento sicuro di dominio, costituito dalla minaccia sempre incombente sul lavoratore di licenziamento,giustificato o meno.
Questo è il cuore del problema, che ormai conoscono tutti.
Di fatto il governo, dopo aver messo alla disperazione decine di migliaia di persone con la manomissione del sistema pensionistico, completa ora il lavoro sporco affidatogli «a tempo» dai ceti dominanti. Anche i grandi sindacati, che avrebbero potuto, come in altre occasioni, bloccare questa micidiale controriforma con una estesa e convinta mobilitazione e con un forte sciopero generale, questa volta - invece - non l'hanno promosso.
Anche il maggior partito progressista avrebbe potuto, specie dopo i risultati delle elezioni amministrative,semplicemente alzare un dito per bloccare questo sbilanciato provvedimento. Invece ha preferito diventare la nuova spalla su cui poggia l'arma della diseguaglianza e del ricatto occupazionale.
In secondo luogo. Da parte nostra, però, sarebbe ingiusto emettere così drastici e impietosi giudizi, senza darne una spiegazione scientifica e tecnica, corroborata da una esperienza operativa durata quaranta anni.
Per onorare questo obbligo, esponiamo di seguito uno schema di lettura della riforma Fornero, da cui risulta, anche oltre il suddetto «cuore del problema», una valutazione complessivamente negativa e penalizzante per il lavoro nelle varie forme dipendente.
  1. La riforma è idealmente divisibile in tre parti, di cui quella centrale riguarda appunto la «flessibilità in uscita», ossia la riforma della disciplina dei licenziamenti.
    Essa riduce la possibilità di reintegra nel posto di lavoro a ipotesi del tutto marginali e generalizza invece, quale sanzione per i licenziamenti ingiusti, una semplice indennità economica di importo compreso tra 12 e 24 mensilità.
    Che si tratti di un pauroso salto all'indietro, in definitiva l'ha riconosciuto anche il governo, che - proprio per questo - ha dichiarato di offrire «compensazioni» costituite dalle altre due parti della legge Fornero,dedicate rispettivamente alla riforma della «flessibilità in entrata», ossia alla limitazione e messa sotto controllo del precariato e alla riforma degli «ammortizzatori sociali», quali cassa integrazione, indennità di mobilità e di disoccupazione, che - si è detto - la nuova legge avrebbe migliorato, proprio in considerazione della maggior facilità di licenziamento accordata alle parti datoriali.
    Ebbene, noi affermiamo - sfidando chiunque a sostenere il contrario - che proprio questa della «compensazione» è la menzogna più odiosa; perchè, sia sul versante della «flessibilità in entrata», sia su quello degli «ammortizzatori sociali», la legge Fornero è drasticamente peggiorativa rispetto alla normativa attuale.
    Non temiamo di affermare, anzi,come non ci sia una sola norma che, al di là dell'apparenza, sia davvero «migliorativa». Ed è demoralizzante che la maggior forza politica progressista abbia avvallato l'ingannevole interpretazione della «compensazione».
    Vediamo come stanno veramente le cose.
    Nella «flessibilità in uscita» la riforma Fornero affronta quattro tipi di licenziamenti
    1. Nel licenziamento «discriminatorio» non cambia nulla, perché ben si sa che trattasi di figura solo teorica per l'eccessiva difficoltà della prova.
    2. Nel licenziamento «disciplinare» - vero cuore della tematica - la possibilità di reintegra viene limitata a casi di scuola e ridotta a una sorta di foglia di fico. In sostanza, per aversi reintegra, occorrerebbe o che il datore si fosse inventato tutto o che avesse letto male il contratto collettivo, applicando il licenziamento dove doveva applicarsi una sanzione più lieve.
    3. Nel licenziamento «per motivo oggettivo», la reintegra è limitata all'ipotesi di «manifesta insussistenza» del fatto addotto come motivo del licenziamento, applicandosi altrimenti la sola sanzione economica. Torna alla mente, anche qui, l'immagine ipocritamente pudica della foglia di fico.
    4. Nel licenziamento «per riduzione di personale» si sancisce il gravissimo arretramento che i vizi riguardanti la procedura sindacale di esubero non danno più luogo a reintegra, ma solo a una indennità economica.
  2. Nella «flessibilità in entrata», il vantato giro di vite normativo sull'abuso dei contratti a progetto e sulle false partite iva con monocommittenza si riduce a riprendere risapute interpretazioni già acquisite in via giurisprudenziale, ma con un grosso arretramento con riguardo ai rapporti di consulenza a partita iva, perchè la monocommittenza viene legata a indici empirici facilmente aggirabili. Ad esempio, l'aggiramento può essere realizzato con la previsione delle fatturazioni non a una sola società, ma a più società tra loro in qualche modo collegate.
    Ma è sul contratto a termine e sul contratto di lavoro somministrato che la riforma Fornero ha dato, contrariamente alle promesse, briglia sciolta al precariato, prevedendo che possa essere privo di causale il primo contratto a termine della durata di ben 12 mesi e così anche anche il primo contratto di somministrazione. Contratto che anche in altri casi è stato esentato dall'obbligo della causale.
    Basterà dunque assemblare tra loro in maniera accorta i vari tipi contrattuali previsti, per realizzare quel precariato permanente di persone ultra ricattabili,che è il vero risultato - a parer nostro voluto - della riforma Fornero.
  3. Nella parte relativa agli «ammortizzatori sociali» viene adottato un criterio di malthusianismo sociale. Infatti, al primo soffio di difficoltà le imprese potranno licenziare perchè non ci sarà più quella «cassa integrazione straordinaria» tradizionale che per la classe operaia italiana ha rappresentato sul piano collettivo una garanzia simile a quella dell'art.18 sul piano individuale.
    Fosse stata vigente in passato la legge Fornero, non sarebbero oggi ancora aperte fabbriche come Fiat, Breda, Ansaldo, Finmeccanica, che sono riuscite a ristrutturarsi anche grazie alla cigs.
    Per fortuna questa follia dovrebbe entrare in vigore solo nel 2016.
Infine. Ci permettiamo solo una considerazione finale, ricordando come l'art. 8 del dl 138/2011 fu un «colpo di coda» potenzialmente devastante che il governo Berlusconi riusci a fare passare, disponendo della maggioranza parlamentare.
Le forze di opposizione promisero correttamente l'abrogazione, alla prima occasione possibile, di quella folle previsione che consente di derogare ai contratti collettivi mediante contratti aziendali. Tuttavia la norma è ancora in vigore.
Che dire allora di questa riforma Fornero, tanto grave e pericolosa, che però tra qualche mese non avrà più genitori politici in attività?
Qualcuno adotterà allora come suo figlio il piccolo feroce mostro così rimasto orfano?
Sarebbe il caso già di pensare a una sua abrogazione anche referendaria - magari assieme all'altra mostruosità dell'art.8 - per iniziativa di lavoratori, cittadini, associazioni sociali e culturali ancora consapevoli dell'importanza per il nostro Paese di norme di salvaguardia della dignità del lavoro e di garanzia di civile convivenza.

*www.dirittisocialiecittadinanza.org


martedì 26 giugno 2012

Mobilitazione Nazionale 27 giugno 2012




Mercoledì alla Camera dei Deputati il Governo imporrà il voto di fiducia sulla legge di “riforma” del mercato del lavoro nonostante le lavoratrici e i lavoratori italiani, con la Fiom e la Cgil, giudichino questa legge sbagliata e controproducente perché:
  • NON COMBATTE DAVVERO LA PRECARIETÀ, specie dei giovani, perché mantiene tutte le tipologie precarie care alla politica liberista dei Governi Berlusconi;
  • NON ESTENDE A TUTTI LE TUTELE in caso di perdita del lavoro, anzi riduce la durata dei sussidi (chi andava in mobilità aveva fino a 36 mesi di sostegno, con la nuova legge ne avrà solo 18) e non li estende a chi oggi ne è escluso.
  • L'UNICO EFFETTO E' L'ATTACCO AI DIRITTI delle lavoratrici e di lavoratori, a cominciare dalla modifica dell'art.18, che mira a sostituire il reintegro del lavoratore ingiustamente lincienziato con un mancia economica

CON QUESTA LEGGE LA CRISI PROSEGUE E MINACCIA DI PROVOCARE ULTERIORI DRAMMI PER I GIOVANI, LE DONNE, I LAVORATORI ANZIANI E IL MEZZOGIORNO, A PARTIRE DAI LAVORATORI CHE RISCHIANO DI RIMANERE SENZA MOBILITA’ E SENZA PENSIONE A CAUSA DELLA INGIUSTA E FRETTOLOSA RIFORMA DELLE PENSIONI .

LA FIOM E LA CGIL CONTINUERANNO CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI LA LOTTA
  • PER UN VERO CONTRASTO ALLA PRECARIETÀ DEL LAVORO
  • PER ESTENDERE A TUTTE E TUTTI GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
  • PER UN'OCCUPAZIONE STABILE E TUTELATA
  • PER ESTENDERE LE TUTELE DELL’ART. 18 CONTRO I LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI
  • PER UN PIANO DI CRESCITA DEL PAESE CHE PROMUOVA BUONA OCCUPAZIONE.





sabato 9 giugno 2012

FIOM: Resoconto su decreto del tribunale di Torino "Art. 28 I-FAST - CCSL Fiat"



Il decreto emesso dal tribunale di Torino (dott.ssa Salvatori) accoglie le domande delle OOSS FILT e FIT in relazione all'illegittimità dell'applicazione del CCSL Fiat a tutti i lavoratori da parte della I-FAST , azienda del gruppo Fiat che, gestendo le "bisarche", era iscritta all'organizzazione datoriale ANITA ed applicava il CCNL del trasporto merci con scadenza al 31.12.2012.

Il decreto apre una breccia nel muro FIAT anche a Torino e, pur non riguardando direttamente la FIOM, potrà essere utile.

La I-FAST, come tutte le aziende del gruppo FIAT, aveva disdettato nel novembre 2011 tutti i contratti e gli accordi applicati compreso lo stesso CCNL, aveva sottoscritto con le sole OOSS fim uilm ecc il CCSL il 13.12.2011 e, senza neppure comunicare nulla alle OOSS dei trasporti, aveva dato unilaterale applicazione allo stesso a tutti i dipendenti a partire dal 1.1.2012. In più aveva accolto e riconosciuto la nomina delle RSA effettuata da FIM e UILM del tutto estranee alla rappresentanza dei lavoratori che erano iscritti prevalentemente alla FILT ed alla FIT ed aveva, su incredibile indicazione di FIM e ULIM, iniziato a versare le quote sindacali degli iscritti alla FIT-CISL ed alla UIL-trasporti in favore della FIM e della UILM, (senza alcuna indicazione in tale senso da parte dei lavoratori), per contro rifiutandosi di riconoscere le RSA nominate dalla FILT e dalla FIT.
Il decreto accoglie totalmente le domande delle OOSS FIT e FILT (il 28 era stato avviato unitariamente da tutte e tre le OOSS dei trasporti, ma, in corso di causa la UIL-trasporti aveva dovuto cedere alle pressioni della sua confederazione ed aveva rinunciato agli atti) ritenendo sufficiente a tal fine l'applicazione alla fattispecie delle regole che disciplinano i contratti di diritto comune, tra i quali anche i Contratti collettivi di lavoro, senza, quindi, affrontare le questioni relative all'applicabilità dell'art. 8 L. n. 148/11, che pure la controparte aveva sostenuto ed in ordine alle quali avevamo accanitamente discusso anche sollevando eccezioni di incostituzionalità. Le questioni sono solo rinviate: ce le troveremo certamente di fronte nei prossimi inevitabili gradi di giudizio.

Il giudice ha sancito che :
  • I contratti collettivi cui è apposto un termine di durata non possono essere unilateralmente disdettati prima della scadenza del loro termine;
  • gli stessi non sono, quindi, unilateralmente sostituibili con altro contratto stipulato, come nel nostro caso è il CCSL FIAT, da OOSS ( FIM UILM ecc) estranee al CCNL applicato ed a qualsiasi rappresentanza dei lavoratori ;
  • nessuna rilevanza può essere attribuita allo scioglimento del vincolo associativo della società datrice di lavoro dalla organizzazione datoriale (nel nostro caso l'ANITA) che aveva sottoscritto il CCNL in vigore (tale scioglimento non fa venir meno gli obblighi liberamente assunto dagli imprenditori associati all'epoca della sottoscrizione del contratto in forza del mandato conferito all'organizzazione datoriale stipulante)
  • la nomina delle RSA da parte delle OOSS stipulanti il CCSL FIAT (FIM, UILM ecc) non può avere alcun valore essendo stata effettuata in ragione dello stesso CCSL che non può considerarsi applicabile in sostituzione del CCNL vigente (quanto meno nei confronti degli iscritti alle OOSS firmatarie del CCNL vigente dei trasporti e dei non iscritti che non vi aderiscano) nè opponibile alle OOSS dei trasporti stipulanti il CCNL 
  • pertanto nessun valore può essere attribuito all'accordo aziendale sottoscritto dalle RSA nominate dalle OOSS firmatarie del CCSL FIAT (FIM, UILM ecc) con il quale si stabiliva l'applicazione a tutti i lavoratori della I-FAST del solo CCSL . 

In conclusione il Giudice ha dichiarato l'anti-sindacalità del comportamento aziendale ed ha ordinato alla I-FAST di applicare il CCNL dei trasporti agli iscritti alle OOSS FIT E FILT e a tutti i non iscritti che dichiarino di aderirvi, di riconoscere le RSA nominate dalla FILT e dalla FIT, di operare le trattenute relative alle quote sindacali sulle retribuzioni degli iscritti alla FILT ed alla FIT e di effettuare i relativi versamenti alle due OOSS, di affiggere il decreto per 30 giorni alle bacheche aziendali. 

giovedì 31 maggio 2012

Rassegna Stampa: "Fornero all'Alenia" da "Il Manifesto" del 24 aprile 2012



da Il Manifesto del 24 aprile 2012

Articolo 18  le tute blu torinesi alla responsabile del Welfare <<Non si crea la crescita togliendoci le tutele>> Ma lei insiste <<Necessario al Paese>>


Fornero all'Alenia non convince nessuno

La ministra accolta «con cortesia» dai metalmeccanici Fiom e Uilm. Ma il confronto non cambia lo scenario e nessuno le risparmia le critiche: «Sappiamo leggere. La riforma è da cambiare». 
I metalmeccanici dimostrano competenza, e contestano al ministro che il debito viene fatto pagare solo ai lavoratori "perché così è più facile". Altro che la melassa dell'"equità".
Civilissimamente incazzati. Così i lavoratori dell'Alenia hanno accolto il ministro del Welfare Elsa Fornero, la mente fina della riforma delle pensioni che soltanto qui a Caselle ha creato 300 «esodati» sui 1.500 di un'azienda a controllo statale che conta in tutta Italia 11 mila dipendenti. È stato un confronto teso, sul merito, in ogni istante delle due ore passate nell'hangar i cui hanno trovato posto un migliaio di ingegneri, tecnici, operai (150 arrivati in pullman dalla sede di Corso Marche) che lavorano in questo gioiellino hi tech; anzi, decisamente militare. Due ore con una ventina di interventi totalmente spontanei, a parte ovviamente un paio di puntualizzazioni dei padroni di casa, la Fiom. Due senza nemmeno un fischio, molti mugugni registrati dai sismografi, diverse interruzioni sui passaggi più controversi, battimani a mille decibel per le prese di parola dalla platea.
Alla fine l'applauso di cortesia, decisamente tiepido e abbastanza «piemontese» (se vi sovviene il proverbio), ma anche il riconoscimento alla tempra di un avversario duro che non è venuto a cercare consensi - il ministro, in rappresentanza del governo che sta cancellando 60 anni di conquiste - ma che ha ribadito punto per punto tutte le scelte fatte. Nessuno è rimasto convinto delle ragioni dell'altro, ma la «civile incazzatura» non ha mai travalicato i confini della cortesia dovuta a chi era stato invitato e ha avuto il coraggio di «venire a sentirsele dire».
La successione degli interventi è stata canonica. Venti minuti al ministro torinese, cinque a testa per Giorgio Airaudo, torinese, segretario nazionale della Fiom, altri cinque per il rappresentante della Uilm (l'unica sigla che ha avuto il fiuto di accodarsi all'iniziativa, invece di maledirla da lontano). Poi microfoni aperti per chi voleva parlare, prima del quarto d'ora concesso per la replica del ministro. E qui la sorpresa, per chi non conosce i metalmeccanici. Chiunque ha preso la parola ha mostrato una competenza sindacale e giuridica di grande spessore, contestando punto per punto tutto quel che Fornero aveva sciorinato nel suo solito stile professorale.
Quattro gli argomenti principali delle contestazioni. Gli «esodati», appunto, con 750 aggiunti a fine anno grazie a un accordo siglato dal ministro Passera mentre il collega Fornero segava le radici legislative dell'accordo, allungando l'età pensionabile. L'articolo 18, naturalmente. Con Pierpaolo Calcagno, delegato Fiom, a portare l'esempio di un'operaia bresciana del settore alimentare, licenziata 10 anni fa «per motivi economici» perché scartava troppi fegatini di pollo andati a male, salvando la salute dei consumatori ma «innervosendo» l'azienda. Con la «riforma» presentata dal governo non sarebbe stata mai riassunta, come invece è avvenuto dopo due anni di processi, indagini Asl e mobilitazioni.
Ma visto che Fornero aveva parlato soprattutto del «debito pubblico elevato», del «paese malato grave», ecc, per giustificare l'assoluta necessità di «riforme» a senso unico, proprio su questo punto - altra sorpresa - hanno insistito quasi tutti. Le risposte finali del ministro, ferme ma inevitabilmente vacue, hanno fatto capire a ognuno dei presenti che «fanno il culo a noi perché pensano che sia più facile che con altri». La disegualianza tirata all'estremo, insomma, invece della melassa dell'«equità» con cui - anche qui a Caselle - il governo ama condire ogni rasoiata ai diritti e ai redditi di chi lavora.
La soddisfazione della Fiom, alla fine è grande. «I lavoratori hanno dimostrato di poter discutere alla pari con il governo», dice Airaudo. «Non ci ha convinto», spiegano altri delegati all'uscita, «e anche lei sapeva di non poterci convincere». «In un clima di scontro e di straumentalizzazioni, è bene creare occasioni di reciproco ascolto. E anche ai ministri, ogni tanto può far bene un tuffo nella realtà», perché «gente che guadagna magari milioni di euro l'anno (il riferimento è soprattutto a Mario Monti, ndr) forse nemmeno capisce bene i problemi di chi tira avanti con 1.300 euro al mese».
Lucidi nel confronto, determinati negli obiettivi, questi metalmeccanici non si fanno abbindolare dalle frasi; nè in televisione, né dal vivo. Sanno leggere i testi e tradurre ogni norma in «condizioni di lavoro», livelli di salario, prospettive di vita. «Sappiamo come funziona l'articolo 18; non ci basta davvero che sia conservata la parola "reintegro", se la possibilità di averlo diventa un caso "estremo e improbabile", come dice Monti».
Questo confronto, dunque, non ha cambiato lo scenario. «Sappiamo di non averla convinta, ma questa è una sola delle tante iniziative che abbiamo deciso di prendere per far cambiare idea al governo. Queste norme - sull'articolo 18, sugli ammortizzatori sociali, sugli "esodati", sulla precarietà - vanno radicalmente cambiate. Il lavoro deve farsi sentire con forza e argomenti seri, come abbiamo fatto oggi. C'è bisogno di arrivare a un vero sciopero generale».
FRANCESCO PICCIONI



mercoledì 30 maggio 2012

PuntoFiom nr. 6/2012 del 17 maggio 2012




PuntoFiom 6/2012
17 maggio 2012

redazione: Claudio Scarcelli
grafica e impaginazione: Alessandro Geri
Corso Trieste, 36 - 00198 Roma

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inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it


Federazione Impiegati Operai Metallurgici



La Fiom il 20 maggio 2012 è a Firenze, per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. Viva lo Statuto dei lavoratori
Viva lo Statuto dei lavoratori

Il 14 aprile 2012, a Bologna, abbiamo tenuto un’assemblea nazionale delle giovani e dei giovani delegati della Fiom, aperta ai precari, agli studenti, alle categorie della Cgil, agli artisti, ai giornalisti, alle associazioni e ai movimenti, che nonostante sia stata organizzata in pochi giorni ha visto una partecipazione straordinaria.
Dall'assemblea è emerso che non basta essere contrari alla «riforma» del mercato del lavoro, alla cancellazione dell'articolo 18 e che non si può solo raccontare le condizioni individuali e collettive di precarietà derivanti dalle decine di contratti atipici.
È ormai troppo tempo che iniziative e manifestazioni di denuncia della condizione d'invisibilità non sortiscono altri effetti se non «una pacca sulla spalla». Abbiamo la consapevolezza che non sono bastate quelle iniziative e che alla precarietà strutturale del mercato del lavoro si sono andate sommando la crisi finanziaria ed economica e le politiche di austerity che stanno cancellando i diritti del lavoro, privatizzando il welfare e la formazione e, col «fiscal compact» (pareggio di bilancio), svuotando la democrazia in tutta Europa.
Le politiche europee sostenute dal nostro Governo mettono sempre più in contrapposizione e concorrenza «garantiti» e non, giovani e adulti, lavoratori autonomi e dipendenti, donne e uomini, comunitari ed extracomunitari, rendendo il lavoro una merce come le altre. Questa consapevolezza dell'assemblea ci ha spinti a promuovere un percorso di discussione e azione, in corso in questi giorni, per riconquistare la riunificazione dei diritti delle condizioni di lavoro attraverso il diritto alla coalizione per poter realizzare una vera e autonoma contrattazione collettiva. Tenere insieme i diritti del lavoro, quelli della cittadinanza, i beni comuni, la giustizia ambientale è l'unico modo per difendere la democrazia.
In Italia la democrazia e i diritti costituzionali sono entrati nei luoghi di lavoro, dopo anni di dure lotte, con la Legge 300 del 20 maggio del 1970. Oggi una parte importante delle lavoratrici e dei lavoratori non ha più alcun tipo di tutela e dove queste ci sono con l'articolo 8 sono messe in discussione.
È in discussione il diritto ad avere dei diritti per tutti. Per queste ragioni, a 42 anni dalla nascita dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, promuoviamo una

Assemblea/evento a Firenze il 20 maggio 2012, dalle ore 11 
Auditorium del Palazzo dei Congressi 

a cui invitiamo a partecipare tutte e tutti coloro che pensano 
e agiscono per estendere i diritti




Assemblea nazionale Fiom-Cgil 10-11 maggio 2012
Ordine del giorno presentato da Maurizio Landini


La riconquista di veri Ccnl unitari con tutte le controparti (da Federmeccanica a Unionmeccanica, alle Cooperative) e la ricostruzione del diritto alla contrattazione collettiva sulla base della piattaforma predisposta con il consenso della Cgil e approvata nella consultazione referendaria dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici è, e rimane, l’obiettivo prioritario di questa fase.
L’Assemblea impegna tutte le strutture territoriali, le delegate e i delegati della Fiom-Cgil ad affermare i contenuti della piattaforma anche attraverso una diffusa e capillare azione di contrattazione nei luoghi di lavoro e a livello territoriale. 
Le scelte compiute dalla Fiat mettono in discussione l’esistenza stessa del Ccnl, delle libertà sindacali e della stessa dimensione confederale e solidaristicadelle organizzazioni sindacali, a rischio il sistema industriale del nostro Paese. 
In ogni caso, tali scelte stanno condizionando i comportamenti di Federmeccanica e di Fim e Uilm verso l’affermazione di un modello aziendalistico e corporativo fondato sulla più ampia derogabilità delle norme contrattuali nazionali e delle leggi.
Ne è prova di tutto ciò il rifiuto fino ad ora opposto da Fim, Uilm e Federmeccanica a discutere e definire l’applicazione dell’Accordo del 28 giugno 2011 in materia di certificazione della rappresentanza, elezione delle Rsu in modo proporzionale e modalità di validazione democratica del Ccnl, così come da noi proposto. 
Si determina così il paradosso che nella più grande categoria industriale del nostro paese, Fim, Uilm e Federmeccanica stanno rendendo inapplicabile l’Accordo interconfederale unitario del 28 giugno 2011, fino al tentativo, illegittimo e antidemocratico, di escludere dall’1/3 delle Rsu la Fiom, cioè la federazione di categoria della Cgil che, fra l’altro, è il sindacato più rappresentativo tra i metalmeccanici. Tentativo che vìola le norme dell’ultrattività del Ccnl del 20 gennaio 2008 e dell’Accordo interconfederale del giugno 2011. 
L’Assemblea considera tale situazione inaccettabile e pone alla Cgil un problema di credibilità e di esigibilità degli accordi interconfederali proprio in materia di rappresentanza e democrazia nei luoghi di lavoro. Del resto, la definizione di regole democratiche per le elezioni delle Rsu, per la validazione degli accordi e per la gestione di eventuali dissensi è la condizione per superare la pratica degli accordi separati e realizzare un nuovo Ccnl unitario, restituendo alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto all’unità sindacale. Regole la cui cogenza sia garantita anche dal pieno coinvolgimento democratico delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’accordo con le controparti datoriali. 
In tale ambito è per noi, ad esempio, possibile sperimentare l’istituzione di un’Assemblea nazionale di delegate e delegati Fim, Fiom, Uilm, eletta da tutti i metalmeccanici su base proporzionale con il compito di gestire il negoziato per il rinnovo e la riconquista di un vero Ccnl. 
L’Assemblea, tenuto conto del progressivo peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali del nostro sistema industriale, riconferma quale condizione prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà e il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà. 
L’Assemblea, in coerenza con i punti già espressi dal Comitato centrale della Fiom, anche in materia di pensioni e cosiddetti “esodati”, e dalle mobilitazioni fin qui effettuate dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, giudica inaccettabile il Ddl sul mercato del lavoro attualmente in discussione in Parlamento e da respingere le gravi modifiche all’articolo 18. 
L’Assemblea ritiene necessario che la Segreteria nazionale della Cgil fissi la data dello sciopero generale nel rispetto della decisione già assunta dal comitato Direttivo, così come del resto è stata fissata per il 2 giugno a Roma la manifestazione nazionale unitaria. 
In ogni caso, l’Assemblea dà mandato alla Segreteria nazionale della Fiom-Cgil di proclamare le iniziative di mobilitazione necessarie a modificare la controriforma del Mercato del lavoro e delle pensioni in rapporto al percorso parlamentare e per la riconquista del Ccnl e della democrazia nei luoghi di lavoro.
La Fiom è impegnata per la riuscita dell’iniziativa del 20 maggio 2012 a Firenze per la difesa e l’estensione dello Statuto dei lavoratori, la riunificazione dei diritti nel lavoro e il superamento della precarietà. 
Infine l’Assemblea condivide la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di realizzare una iniziativa di confronto con le forze e i movimenti politici sulle questioni del lavoro, della democrazia, dei diritti e di un nuovo modello sociale e di sviluppo ambientalmente sostenibile. 

***

Al termine dei lavori dell’Assemblea nazionale sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione. 
Quello riportato in questa pagina, presentato da Maurizio Landini, è stato approvato con 382 voti a favore, quello presentato da Fabrizio Potetti ha raccolto 99 preferenze, 33 voti sono stati di astensione. 
Il documento respinto e gli ordini del giorno approvati dall’Assemblea possono essere consultati su www.fiom.cgil.it.


Documento respinto: Una Fiom per una Cgil 
Ordine del giorno:
- Contro ogni forma di terrorismo
- Messaggio di solidarietà alla lotta dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane





giovedì 19 aprile 2012

RSA SCAI: sciopero generale di Torino - giovedì 19 aprile 2012


Care Colleghe, Colleghi
Se la partita sul mercato del lavoro e sull'articolo 18 è ancora aperta è merito delle mobilitazioni dei lavoratori.
Avevamo dato notizia di scioperi nel torinese contro le ipotesi di modifica dell'art.18 (Alenia, Ikea,Decathlon,Altran ecc...,139 firme raccolte fra i colleghi della Scai contro le ipotesi di modifica).
Tutto ciò ha prodotto la reintroduzione del reintegro nella prima versione del dispositivo che prevedeva il solo indennizzo nel caso di licenziamenti per motivi economici.


ANALISI SULLA RIFORMA DELL'ART.18
La formula attualmente presente nel testo in discussione presso la "commissione lavoro" del Senato però, a detta anche di molti giuslavoristi ed economisti, è una palese eccezione scarsamente esigibile dai lavoratori.
Per bocca dello stesso Mario Monti, rivolgendosi ad una platea di imprenditori da rassicurare,"la possibilità del reintegro in caso di licenziamento dettato da motivi economici è riferita a fattispecie molto estreme e improbabili"...più chiaro di così.

A supporto di quanto affermato riportiamo in allegato un efficace confronto ed analisi tra ciò che prevede l'attuale normativa e quanto dispone il disegno di legge (vedi nota ddl allegata) che non può che confermare quanto la precarietà divenga ora strutturale nel nostro modello economico-sociale. Stante l'attuale riforma, il contratto sarà solo nominalmente a tempo indeterminato potendo essere interrotto in ogni momento.

Oltre il danno la beffa. Infatti, in aggiunta alla perdita di tutele occupazionali, si va verso una contrazione del sostegno al reddito per chi perde il posto di lavoro.
Queste sono le premesse ed il contesto in cui "vivere" e lavorare fino all'età massima, prevista dall'ultima riforma pensionistica, di 70 anni.


CALENDARIO SCIOPERI CGIL PIEMONTE
Dopo l'Esecutivo nazionale della CGIL dell'11 aprile,la CGIL piemontese e torinese hanno assunto l'orientamento di dare continuità alle iniziative di lotta e agli scioperi per rivendicare sostanziali cambiamenti all'attuale impianto sia sugli ammortizzatori sociali che sui contratti precari d'ingresso, ma, soprattutto sull'art.18 affinché ritorni alla sua funzione originaria di deterrenza con l'esigibilità della "reintegra" a fronte di tutti i licenziamenti illegittimi (per ora solo un opzione del giudice).Vedi Calendario in allegato.


PROPOSTE DI MODIFICA DELLA CGIL NAZIONALE
La CGIL Nazionale ha inoltre deciso di presentare molte modifiche del testo del disegno di legge che vanno proprio nella direzione di ripristinare l'esigibilità della "reintegra", di garantire le coperture e l'estensione a tutti degli ammortizzatori sociali e la riduzione della precarietà (vedi terzo allegato).

Diventa ora decisiva la riuscita degli scioperi e delle manifestazioni puntando a rendere visibile l'obiettivo dell'intangibilità dell'art.18.


SCIOPERO GIOVEDI' 19 APRILE 2012
Le Lavoratrici ed i Lavoratori della SCAI aderiscono allo sciopero di 4 ore (metà turno per i part-time) programmato per la città di Torino giovedì 19 Aprile 2012
Il ritrovo è presso i giardini di piazza Carlo Felice alle ore 9:00, dietro lo striscione dei lavoratori SCAI che sfileranno con le colleghe e colleghi del CSI e di tutto il coordinamento informatici della Filcams-CGIL.
Il corteo proseguirà alle 9:30 in direzione di Piazza Castello
Seguiranno comunicazioni
Saluti
Le RSA Scai

lunedì 16 aprile 2012

RSU Dianos: 19/12/2012 Sciopero Generale con manifestazione



A TUTTI I LAVORATORI DIANOS

giovedì 19 aprile 2012

SCIOPERO GENERALE
dei Metalmeccanici
di Torino


IN DIFESA DELL'ART.18
Perchè se un licenziamento è ingiusto e le motivazioni sono infondate il lavoratore licenziato deve essere reintegrato qualsiasi sia la motivazione addotta, in quanto insussistente!!!!
permettere che il licenziamento attuato per motivi economici infondati non preveda il reintegro sul posto di lavoro significa permettere facilità di licenziamento senza giusta causa portando solamente a disoccupazione non giustificata.

CONTRO LE MODIFICHE AGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI DEL GOVERNO MONTI
La riforma degli ammortizzatori sociali, contrariamente a quanto viene detto, non estenderà l'accesso ai sussidi a tutti perchè pone dei limiti ben precisi in termini di settimane lavorate annue. Ecco quindi che una buona fetta del mondo del precariato sarà tagliato fuori. Inoltre la durata del sussidio risulta inferiore rispetto alla durata attuale della mobilità.

PER LA DIFESA DELLA DEMOCRAZIA
Affinchè ogni lavoratore possa scegliere liberamente il sindacato da cui farsi rappresentare, fermando l'ondata antidemocratica che sta investendo il mondo del lavoro a partire dagli stabilimenti FIAT, per cui i lavoratori dovrebbero essere costretti a scegliere solamente tra i sindacati compiacenti all'azienda escludendo quindi i sindacati che non la pensano come il padronato ma hanno una visione diversa.


SCIOPERO DI 4 ORE

corteo da Porta Nuova alle ore 9.00

Vi aspettiamo numerosi per schierarci alle spalle dello striscione 
"Lavoratori e Lavoratrici Aziende Informatiche - FIOM-CGIL Torino".



SIETE TUTTI INVITATI a PARTECIPARE


Le RSU FIOM Dianos
Torino, 16 aprile 2012

domenica 15 aprile 2012

FIOM Torino: sciopero generale dei metalmeccanici di Torino - giovedì 19 aprile


IL LAVORO
NON E' UNA MERCE
DIFENDIAMO L’ART. 18 !





LA VERA PRIORITA’ E’ IL LAVORO: QUELLO CHE MANCA O SI RISCHIA DI PERDERE
La disoccupazione è in aumento, le donne e i giovani sono tenuti fuori dal mercato del lavoro o costretti a un lungo e umiliante precariato. Le crisi aziendali fanno perdere lavoro ai cinquantenni che difficilmente potranno ritrovarlo, mentre dopo gli interventi del Governo, la pensione è sempre più lontana e irraggiungibile. Ancora una volta si cerca di far pagare il costo della crisi ai giovani e ai lavoratori.
Il 2012, dopo 4 anni di crisi, rischia di essere un anno ancora più difficile di quelli che abbiamo alle spalle.
Il rischio di migliaia di licenziamenti senza una ipotesi di ripresa produttiva, si fa sempre più concreto.


  
MODIFICARE LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO

Nonostante le belle parole del Governo la proposta di riforma del mercato del lavoro non riduce la precarietà e le sue forme di lavoro ed non estende davvero a tutti gli ammortizzatori sociali.
Rimane infatti senza soluzione il tema precarietà per centinaia di migliaia di giovani, così come sono ancora senza risposta le decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori in mobilità che a causa della riforma della previdenza rischiano di non agganciare la pensione, rimanendo per lunghi periodi senza alcun reddito.
La tutela oggi garantita dalla cassa integrazione si riduce, si cancella la mobilità e, intanto, si introduce un assegno di disoccupazione ridotto nel valore e nella durata che esclude gran parte dei lavoratori precari.


GARANTIRE IL DIRITTO AL REINTEGRO
La modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che si vorrebbe attuare è inaccettabile.
Lo sbandierato recupero del “reintegro” per i licenziamenti economici non è che un miraggio mentre per noi deve restare un diritto: un licenziamento ingiusto non può essere risarcito.
Se il progetto di riforma venisse approvato così com’è dal Parlamento i tanti limiti posti all’azione del giudice faranno diventare il reintegro un fatto raro ed eccezionale, come conferma anche il Prof. Monti.
Se un licenziamento è ingiustificato il giudice deve reintegrare il lavoratore sul posto di lavoro!


LA FIOM CGIL PARTECIPA ALLE MOBILITAZIONI INDETTE DALLA CGIL

GIOVEDI’ 19 APRILE 2012

SCIOPERO GENERALE DI TORINO
SCIOPERO DI 4 ORE DEI METALMECCANICI
CON LA DURATA E LE MODALITA’ DEFINITE DALLE R.S.U.

CORTEO ORE 9 DA PORTA NUOVA
E MANIFESTAZIONE IN PIAZZA CASTELLO

venerdì 13 aprile 2012

Rassegna Stampa: Il Manifesto


FIOM - Il segretario generale lancia un appello in difesa del lavoro e dei diritti
Landini: «Non ci fermeremo»

Per Camusso la soluzione sull'articolo 18 è «un risultato». Ma Landini risponde: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, siamo liberi di dire no»

A chi in Cgil dice che grazie alle battaglie sindacali si è raggiunto un buon compromesso sull'art. 18 e dunque tutti dovrebbero essere contenti, c'è chi in Fiom risponde: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, ora vorremmo essere liberi di decidere se essere o non essere contenti». Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil non è contento, anzi è piuttosto incazzato. Il giudizio di Maurizio Landini è molto negativo, sia sull'art. 18 - «di fatto cancellato» - che sugli ammortizzatori sociali. Per non parlare della precarietà «che con questo disegno di legge rischia addirittura di aggravarsi. Siamo il paese più precario d'Europa». Insomma, un disastro dentro una crisi globale a cui il liberismo perdente ma imperante sta rispondendo con ricette che invece di guarire l'ammalato lo ammazzano. Basti pensare che il Fondo monetario internazionale è preoccupato che nel 2050 la vita degli umani possa allungarsi di tre anni, ipotesi valutata «troppo rischiosa». Questa intervista al segretario della Fiom uscirà in forma più ampia nell'e-book che Sbilanciamoci metterà in rete nei prossimi giorni.
Landini, quanta quota di pil e quanti punti di spread vale la sterilizzazione dell'art. 18?
L'unica riduzione garantita da questa non-riforma, qualora venisse varata dal Parlamento senza radicali modifiche, sarebbe la riduzione dei diritti e la totale svalorizzazione del lavoro, ridotto a pura merce. Non aumenterà i posti di lavoro ma li diminuirà, non ridurrà la precarietà ma l'accrescerà e riduce la tutela degli ammortizzatori sociali. Un modo disastroso di rispondere alla crisi, così come disastrosa è stata la riforma delle pensioni. Siamo di fronte a un intervento sul mercato del lavoro in cui i sacrifici di chi lavora vengono presentati come necessari per sostenere i più deboli, i precari. Invece, non una delle 46 forme contrattuali presistenti è stata mandata in soffitta. Aggiungi che i contratti a termine vengono ulteriormente liberalizzati, grazie all'introduzione da parte del governo Monti del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali.
Come valuti le modifiche degli ammortizzatori sociali?
Le giudico male, perché ancora una volta è negata la loro estensione universale. A fronte della cancellazione della mobilità si introduce l'Aspi, un sostegno ridotto nel valore e nella durata da cui sono esclusi i lavoratori intermittenti, tranne chi ha la fortuna di aver lavorato almeno 52 settimane in due anni. E si riduce la tutela oggi garantita dalla cassa integrazione, interamente cancellata nei casi di fallimento e chiusura.
Ma il problema dei problemi si chiama ancora art. 18.
La modifica che si vorrebbe attuare è grave e, per noi della Fiom, inaccettabile. Lo sbandierato recupero del «reintegro» non è che un miraggio, per noi deve restare un diritto: un licenziamento ingiusto non può essere semplicemente risarcito come avverrebbe nel 99% dei casi se il testo venisse varato così com'è dal parlamento. Si peggiorerebbe addirittura la condizione di chi lavora in aziende con meno di 15 dipendenti e la dichiarazione delle motivazioni economiche dei licenziamenti collettivi da parte dell'impresa non sarebbe più obbligatoria. Salterebbe persino l'indennità. Per tutte queste ragioni i metalmeccanici hanno scioperato e la Fiom è convinta che la lotta debba continuare. Serve un grande impegno per riunificare i soggetti colpiti dalla crisi: lavoratori dipendenti, precari, giovani, pensionati. Va in questa direzione l'appello che la Fiom ha lanciato ai delegati e alle delegate, ai giovani, ai precari, ai disoccupati e agli inoccupati per un'assemblea aperta che si terrà sabato prossimo a Bologna, a Palazzo Re Enzo in piazza Maggiore.
Peccato che la Cgil si muova su un'altra lunghezza d'onda.
Ne parleremo al direttivo confederale del 19, dove io ripeterò quel che sto dicendo a te. Sul mercato del lavoro e la precarietà i giudizi della Fiom e della Cgil collimano. Diversa è la posizione sull'art. 18. Ci batteremo per strappare modifiche sostanziali, come chiedono tutti i nostri operai che in questi giorni hanno scioperato in difesa dello Statuto dei lavoratori. Aggiungo che il sindacato deve aprirsi al mondo della precarietà e della disoccupazione e il modo più efficace è la conquista, in discussione anche in Europa, di un reddito di cittadinanza per tutelare chi non lavora o si trova in un limbo occupazionale che potrebbe rapidamente trasformarsi in un inferno. Il senso dell'assemblea di sabato è la riunificazione dei diritti contro le fasulle divisioni tra presunti garantiti e non garantiti. Bisogna creare investimenti finalizzati a una ripresa dell'occupazione nella direzione di un diverso modello di sviluppo e di mobilità che siano socialmente ed economicamente compatibili.
In Europa non si discute solo di reddito di cittadinanza ma anche di come imbrigliare il diritto di sciopero. Sulla base della relazione fatta da Monti per Barroso (nota come Monti-2), Strasburgo potrebbe far arretrare di mezzo secolo quel che resta del modello sociale europeo.
Servirebbe una risposta sindacale europea all'altezza dello scontro, che al momento non si vede. Da noi è chiaro a tutti che Monti obbedisce in tutto e per tutto alla lettera della Bce con il taglio alle pensioni, al welfare e ai diritti. Sbaglia chi definisce tecnico questo governo che vuole ridurre il lavoro a merce. Al contrario, si dovrebbero tassare le rendite, introdurre la patrimoniale, investire su uno sviluppo e una mobilità basate sul buon lavoro e il rispetto ambientale.
La Fiat chiude l'unica fabbrica italiana di autobus e vola all'estero. Marchionne investe ovunque, persino in Argentina, tranne che in Italia.
La Fiat è in fuga. Importa in Italia dagli Stati uniti un modello di relazioni sindacali e sociali corporativo ed esporta ricerche, investimenti, stabilimenti e lavoro. E il «tecnico» Monti che fa? applaude al diritto delle imprese a fare quel che vogliono e a produrre dove conviene loro di più. Questo processo va avanti in un vuoto di democrazia, con gli operai che non possono più scegliersi i delegati né votare gli accordi e i contratti che riguardano la loro vita e il loro lavoro, mentre Marchionne chiude le porte di Pomigliano a chi ha la tessera Fiom e quelle di Melfi ai tre lavoratori di cui il giudice ha ordinato il reintegro. Per questo la mobilitazione deve continuare. La Cgil ha indetto un pacchetto di ore di sciopero e una mobilitazione a cui la Fiom parteciperà con i suoi contenuti, quei contenuti che sono stati votati all'unanimità dal Comitato centrale.

12/04/2012