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giovedì 24 gennaio 2013

Rassegna Stampa: Landini, una nuova strategia contrattuale


(da l'Unità 11 gennaio 2013)

Landini: una nuova strategia contrattuale
All'Assemblea nazionale il leader Fiom propone «una carta rivendicativa» per riconquistare il contratto nazionale La Cgil risponde: confrontiamoci, ma serve una proposta che includa . . . 
«I padroni hannocambiato nome, ma ci sono sempre e fanno i loro interessi»

MASSIMO FRANCHI Twitter @MassimoFranchi
Il contratto nazionale non esiste più. Per riconquistarlo la Fiom chiede alla Cgil «una nuova strategia sindacale». Da Cervia, dove i metallurgici tengono la loro Assemblea nazionale, Maurizio Landini chiude la sua lunga relazione toccando il tema interno più delicato: il rapporto con la confederazione. «Non la Fiom, ma tutta la Cgil ha bisogno di aprire una discussione e di fare i conti con la necessità di seguire una nuova strategia sindacale per far riconquistare a tutti i lavoratori, non solo ai metalmeccanici, un contratto nazionale degno di questo nome». Lo strumento individuato da Landini è quello di «una carta rivendicativa nazionale» che andrà scritta dalla segreteria e che dovrà essere fatta votare «da tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni fabbrica, e se il voto sarà favorevole, darà il mandato alla Fiom territoriale di aprire una vertenza. Si diceva che Pomigliano era un caso eccezionale ma non è stato così, c'è stata una sottovalutazione. Quel che sta succedendo ai metalmeccanici, la pratica degli accordi separati, può estendersi agli altri lavoratori. In vista del congresso della Cgil, abbiamo bisogno - rimarca Ladini - di una discussione vera che superi la forma del congresso precedente, ci servono forme nuove». 
LATTUADA: DIALOGO FRANCO 
Le risposte interne e della confederazione non tardano ad arrivare. Se la minoranza interna vicina alla segreteria Cgil con Fabrizio Potetti propone «un seminario per proporre ed elaborare insieme alla confederazione proposte», è il segretario confederale Elena Lattuada (che in Fiom è stata) a intervenire (per la prima volta) a fine giornata: «Dentro ad un quadro di regole non condivise come l'ultimo contratto e l'accordo sulla produttività, il problema è come la Cgil avanza una proposta che sappia dare al contratto nazionale la centralità necessaria e che includa e riunisca l'insieme delle figure, giovani, precari e garantiti, in special modo in una categoria che dal 2009 va avanti a contratti separati. Un segnale immediato - continua Lattuada - lo darà la categoria, ma noi sappiamo che il problema è come la Fiom starà dentro la discussione che si avvierà con la nuova fase politica. Una discussione - conclude - che necessiterà di un tempo lungo». 
«MANIFESTAZIONE A MARZO»
Per il resto la relazione di Landini ha affrontato tutti i temi della attualità. Partendo da un attacco a Monti: «Forse non si chiamano più padroni, ma esistono ancora e detengono il potere. Proprio le leggi fatte in questi ultimi anni dal governo Berlusconi prima e dal governo Monti poi, dalla modifica dello statuto dei lavoratori all'articolo 8, hanno messo in discussione il diritto al lavoro e aumentato le disuguaglianze». Poi la constatazione che solo Federmeccanica punta sul contratto separato: «Confapi e dalle cooperative ci hanno detto che le trattative per i contratti nazionali le portano avanti con tutte le organizzazioni sindacali, nessuno escluso». Passando alle elezioni e ai candidati della Fiom, il segretario generale ha detto: «Ai dirigenti (come Giorgio Airaudo con Sel, ndr), a quei compagni (Antonio Di Luca, operaio di Pomigliano con Ingroia, Giovanni Barozzino, licenziato a Melfi con Sel) a quelle compagne (Giovanna Marano, già candidata in Sicilia con Ingroia) cui è stato proposto di candidarsi e che hanno accettato faccio i miei auguri. Non è un fatto risolutivo, ma è importante. Rimane comunque la necessità di una nostra azione autonoma». Un'autonomia che si tradurrà in una nuova mobilitazione: «Una grande manifestazione nazionale a marzo, con il nuovo Parlamento insediato, per presentare le nostre richieste».



(da "Il Sole 24 Ore")
Metalmeccanici, FIOM contro l'intesa separata
<<Sul rinnovo voto in ogni fabbrica>>
<<Una carta rivendicativa a carattere nazionale con una base comune di diritti e non derogabile dal secondo livello>>. E' la proposta su cui sta lavorando la FIOM con <<l'obiettivo esplicito di rendere inapplicabile>> l'accordo separato del 5 Dicembre sul contratto dei metalmeccanici, da sottoporre al voto <<fabbrica per fabbrica>>. Lo ha annunciato Maurizio Landini all'assemblea delle tute blu della CGIL a Cervia.

domenica 15 aprile 2012

FIOM: Direfarecosolidale a Pinerolo




DIREFARECOSOLIDALE
Crisi, transizione, territorio: idee e pratiche


VIII edizione di Pensieri in Piazza in collaborazione con il G.A.S./Stranamore

Ciclo di incontri introduttivi alla manifestazione del 18 – 19 – 20 maggio


Mercoledì 18 Aprile
ore 21:00, Salone Baralis
via Marro, 8 – Pinerolo


Crisi e transizione


Maurizio Landini – sindacalista
Elvira Corona - giornalista


Maurizio Landini - Dopo aver cominciato a lavorare, quale apprendista saldatore, in un’azienda cooperativa attiva nel settore metalmeccanico, Landini è stato prima funzionario, e poi Segretario generale della Fiom di Reggio Emilia. Successivamente, è stato Segretario generale della Fiom dell’Emilia-Romagna e, quindi, di quella di Bologna. All’inizio del 2005 Landini è entrato a far parte dell’apparato politico della Fiom nazionale. Il 30 marzo dello stesso anno, è stato eletto nella Segreteria nazionale del sindacato dei metalmeccanici Cgil.
Come segretario nazionale, Landini è stato responsabile del settore degli elettrodomestici e di quello dei veicoli a due ruote, conducendo trattative con imprese quali Electrolux, Indesit Company e Piaggio. A questi incarichi, si è poi aggiunto quello di responsabile dell’Ufficio sindacale, che lo ha portato a seguire a stretto contatto con il Segretario generale, Gianni Rinaldini, le trattative per il rinnovo del Contratto dei metalmeccanici nel 2009.

Elvira Corona - è nata a Cagliari, dove si è laureata in Scienze politiche prima di conseguire il master in Economia non-profit e Cooperazione allo sviluppo a Ferrara. Giornalista freelance, scrive per testate online italiane e latinoamericane come Unimondo.org e Alainet.org. Ha pubblicato Lavorare senza padroni A dieci anni dalla grande crisi argentina, che ha avuto il suo apice nel dicembre del 2001, il libro indaga sulla grande diffusione del fenomeno delle “Imprese Recuperate” riportando le storie raccontate dagli stessi protagonisti che vissero le battaglie per mantenere i propri posti di lavoro.

venerdì 13 aprile 2012

Rassegna Stampa: Il Manifesto


FIOM - Il segretario generale lancia un appello in difesa del lavoro e dei diritti
Landini: «Non ci fermeremo»

Per Camusso la soluzione sull'articolo 18 è «un risultato». Ma Landini risponde: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, siamo liberi di dire no»

A chi in Cgil dice che grazie alle battaglie sindacali si è raggiunto un buon compromesso sull'art. 18 e dunque tutti dovrebbero essere contenti, c'è chi in Fiom risponde: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, ora vorremmo essere liberi di decidere se essere o non essere contenti». Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil non è contento, anzi è piuttosto incazzato. Il giudizio di Maurizio Landini è molto negativo, sia sull'art. 18 - «di fatto cancellato» - che sugli ammortizzatori sociali. Per non parlare della precarietà «che con questo disegno di legge rischia addirittura di aggravarsi. Siamo il paese più precario d'Europa». Insomma, un disastro dentro una crisi globale a cui il liberismo perdente ma imperante sta rispondendo con ricette che invece di guarire l'ammalato lo ammazzano. Basti pensare che il Fondo monetario internazionale è preoccupato che nel 2050 la vita degli umani possa allungarsi di tre anni, ipotesi valutata «troppo rischiosa». Questa intervista al segretario della Fiom uscirà in forma più ampia nell'e-book che Sbilanciamoci metterà in rete nei prossimi giorni.
Landini, quanta quota di pil e quanti punti di spread vale la sterilizzazione dell'art. 18?
L'unica riduzione garantita da questa non-riforma, qualora venisse varata dal Parlamento senza radicali modifiche, sarebbe la riduzione dei diritti e la totale svalorizzazione del lavoro, ridotto a pura merce. Non aumenterà i posti di lavoro ma li diminuirà, non ridurrà la precarietà ma l'accrescerà e riduce la tutela degli ammortizzatori sociali. Un modo disastroso di rispondere alla crisi, così come disastrosa è stata la riforma delle pensioni. Siamo di fronte a un intervento sul mercato del lavoro in cui i sacrifici di chi lavora vengono presentati come necessari per sostenere i più deboli, i precari. Invece, non una delle 46 forme contrattuali presistenti è stata mandata in soffitta. Aggiungi che i contratti a termine vengono ulteriormente liberalizzati, grazie all'introduzione da parte del governo Monti del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali.
Come valuti le modifiche degli ammortizzatori sociali?
Le giudico male, perché ancora una volta è negata la loro estensione universale. A fronte della cancellazione della mobilità si introduce l'Aspi, un sostegno ridotto nel valore e nella durata da cui sono esclusi i lavoratori intermittenti, tranne chi ha la fortuna di aver lavorato almeno 52 settimane in due anni. E si riduce la tutela oggi garantita dalla cassa integrazione, interamente cancellata nei casi di fallimento e chiusura.
Ma il problema dei problemi si chiama ancora art. 18.
La modifica che si vorrebbe attuare è grave e, per noi della Fiom, inaccettabile. Lo sbandierato recupero del «reintegro» non è che un miraggio, per noi deve restare un diritto: un licenziamento ingiusto non può essere semplicemente risarcito come avverrebbe nel 99% dei casi se il testo venisse varato così com'è dal parlamento. Si peggiorerebbe addirittura la condizione di chi lavora in aziende con meno di 15 dipendenti e la dichiarazione delle motivazioni economiche dei licenziamenti collettivi da parte dell'impresa non sarebbe più obbligatoria. Salterebbe persino l'indennità. Per tutte queste ragioni i metalmeccanici hanno scioperato e la Fiom è convinta che la lotta debba continuare. Serve un grande impegno per riunificare i soggetti colpiti dalla crisi: lavoratori dipendenti, precari, giovani, pensionati. Va in questa direzione l'appello che la Fiom ha lanciato ai delegati e alle delegate, ai giovani, ai precari, ai disoccupati e agli inoccupati per un'assemblea aperta che si terrà sabato prossimo a Bologna, a Palazzo Re Enzo in piazza Maggiore.
Peccato che la Cgil si muova su un'altra lunghezza d'onda.
Ne parleremo al direttivo confederale del 19, dove io ripeterò quel che sto dicendo a te. Sul mercato del lavoro e la precarietà i giudizi della Fiom e della Cgil collimano. Diversa è la posizione sull'art. 18. Ci batteremo per strappare modifiche sostanziali, come chiedono tutti i nostri operai che in questi giorni hanno scioperato in difesa dello Statuto dei lavoratori. Aggiungo che il sindacato deve aprirsi al mondo della precarietà e della disoccupazione e il modo più efficace è la conquista, in discussione anche in Europa, di un reddito di cittadinanza per tutelare chi non lavora o si trova in un limbo occupazionale che potrebbe rapidamente trasformarsi in un inferno. Il senso dell'assemblea di sabato è la riunificazione dei diritti contro le fasulle divisioni tra presunti garantiti e non garantiti. Bisogna creare investimenti finalizzati a una ripresa dell'occupazione nella direzione di un diverso modello di sviluppo e di mobilità che siano socialmente ed economicamente compatibili.
In Europa non si discute solo di reddito di cittadinanza ma anche di come imbrigliare il diritto di sciopero. Sulla base della relazione fatta da Monti per Barroso (nota come Monti-2), Strasburgo potrebbe far arretrare di mezzo secolo quel che resta del modello sociale europeo.
Servirebbe una risposta sindacale europea all'altezza dello scontro, che al momento non si vede. Da noi è chiaro a tutti che Monti obbedisce in tutto e per tutto alla lettera della Bce con il taglio alle pensioni, al welfare e ai diritti. Sbaglia chi definisce tecnico questo governo che vuole ridurre il lavoro a merce. Al contrario, si dovrebbero tassare le rendite, introdurre la patrimoniale, investire su uno sviluppo e una mobilità basate sul buon lavoro e il rispetto ambientale.
La Fiat chiude l'unica fabbrica italiana di autobus e vola all'estero. Marchionne investe ovunque, persino in Argentina, tranne che in Italia.
La Fiat è in fuga. Importa in Italia dagli Stati uniti un modello di relazioni sindacali e sociali corporativo ed esporta ricerche, investimenti, stabilimenti e lavoro. E il «tecnico» Monti che fa? applaude al diritto delle imprese a fare quel che vogliono e a produrre dove conviene loro di più. Questo processo va avanti in un vuoto di democrazia, con gli operai che non possono più scegliersi i delegati né votare gli accordi e i contratti che riguardano la loro vita e il loro lavoro, mentre Marchionne chiude le porte di Pomigliano a chi ha la tessera Fiom e quelle di Melfi ai tre lavoratori di cui il giudice ha ordinato il reintegro. Per questo la mobilitazione deve continuare. La Cgil ha indetto un pacchetto di ore di sciopero e una mobilitazione a cui la Fiom parteciperà con i suoi contenuti, quei contenuti che sono stati votati all'unanimità dal Comitato centrale.

12/04/2012


giovedì 12 aprile 2012

Rassegna stampa: Corriere: intervista a Landini


Il lavoro La riforma Il leader della Fiom «È bene che Fornero si confronti con le tute blu Alenia. Più tutele ai precari? Restano i 46 tipi di contratto di prima»

Landini: smantellato l' articolo 18, 

Camusso troppo soft

Questo governo sta attuando punto per punto la lettera di agosto della Bce

ROMA - Maurizio Landini boccia il governo. Ma anche la Cgil di Susanna Camusso, soddisfatta del ritorno della possibilità del reintegro sui licenziamenti economici. Il leader della Fiom conferma invece il giudizio negativo su tutta la riforma del mercato del lavoro e chiede alla Cgil di non far marcia indietro e di attuare gli scioperi previsti.
L' analisi di Landini lascia poco spazio al dialogo.
«Vedo la stessa logica nella riforma delle pensioni e in questa del mercato del lavoro. Ed è una logica sbagliata».
Secondo il governo tecnico si tratta di riforme necessarie. 
«Non siamo di fronte a un governo tecnico, ma a un governo politico che sta facendo scelte che rispondono alla lettera inviata ad agosto dalla Banca centrale europea, che continua a dire che per uscire da questa crisi bisogna tagliare lo Stato sociale, rendere più facili i licenziamenti e ridurre la contrattazione. Siamo quindi in presenza di un disegno preciso, lucido da parte del governo Monti, di riforme strutturali sbagliate».
Il governo parla di soluzioni equilibrate.
«Monti e Fornero dicono con molta schiettezza quello che pensano. Spesso non condivido, ma riconosco loro una chiarezza e una coerenza tra quello che dicono e quello che fanno».
Perché è così negativo sulla riforma del mercato del lavoro?
«Innanzitutto perché non riduce la precarietà. Non è vero che darà un lavoro stabile ai giovani. Restano i 46 tipi di contratti che c' erano prima. Anzi, il governo ha appena recepito una direttiva europea sul lavoro interinale che peggiora le condizioni perché supera causali e tetti e prevede la possibilità di sottopagare i lavoratori svantaggiati».
C'è una stretta su partite Iva, contratti a progetto, associazioni in partecipazione. Questo non riduce la precarietà?
«No. Bisognava cancellare i contratti che generano precari».
Il governo ha messo circa due miliardi all' anno sugli ammortizzatori sociali. Nemmeno questo va bene?
«Non c' è l' universalità degli ammortizzatori, perché non c' è la cassa integrazione nelle aziende con meno di 15 dipendenti e perché la nuova indennità di disoccupazione, l' Aspi, che tra l' altro sostituisce l' indennità di mobilità peggiorandola, mantiene una soglia di accesso alta, con 52 settimane di lavoro in due anni. Questo significa che molti precari che perdono il lavoro resteranno senza tutele».
Per loro c' è la mini Aspi. 
«Che appunto è mini. E anche qui, comunque, c' è una soglia di accesso mentre sarebbe stato necessario estendere a tutti i lavoratori l' indennità e prevedere un reddito di inserimento». 
Veniamo all' articolo 18. 
 «È stato svuotato il senso e il contenuto dell' articolo 18. Oggi il licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo dà diritto al reintegro nel posto di lavoro. Con la proposta del governo, che spacchetta i motivi del licenziamento, il risultato è che in molti casi non c' è più il reintegro ma un risarcimento economico.
Dopo il pressing dei sindacati e del Pd la possibilità del reintegro è stata introdotta anche sui licenziamenti economici illegittimi, che nella prima proposta del governo venivano solo indennizzati. 
«Si tratta di un miraggio. Basta leggere il disegno di legge e ascoltare quanto dice lo stesso presidente del Consiglio che ha appunto spiegato che il reintegro sui licenziamenti per motivi economici sarà l' eccezione - "in casi estremi ed improbabili", afferma - mentre la regola sarà l' indennizzo. Non lo dico io. Lo dice Monti e lo ha detto anche il ministro Fornero».
Nessun passo avanti allora? 
«In queste settimane i lavoratori si sono mobilitati e hanno scioperato perché l' articolo 18 non venisse modificato. Invece è stato smantellato. Per questo bisogna continuare la lotta, per cambiare la legge in Parlamento».
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, non ha fatto un buon lavoro? 
«Ha fatto la sua parte. Io da sindacalista dico che è stato tolto un diritto ai lavoratori, peggiorando la loro condizione e rendendo più facili i licenziamenti. Questo è un arretramento inaccettabile».
Il mondo cambia e anche noi dobbiamo cambiare, dice Fornero. Non crede che ci sia bisogno di un mercato del lavoro più dinamico ed efficiente? 
«Questi sono slogan vuoti. Non è vero che in Italia le imprese investono meno perché c' è l' articolo 18. Da questa riforma non verrà fuori un posto di lavoro che sia uno. Prima della crisi, quando l' occupazione aumentava, l' articolo 18 c' era. In ogni caso i posti di lavoro si creano con un piano di investimenti pubblici e privati e recuperando soldi sull' evasione fiscale, la corruzione e distribuendo meglio la ricchezza».
Come si spiega lei la nota della segreteria Cgil che invece dà un giudizio positivo sul ritorno del reintegro sui licenziamenti economici? 
«Non me la spiego. Io sto alle decisioni del direttivo Cgil che ha proclamato 16 ore di sciopero. Non ho cambiato idea, perché sull' articolo 18 il diritto resta leso. Il licenziamento ingiusto che non preveda il reintegro ma solo l' indennizzo non è mai stata la linea della Cgil».
È vero che la Fiom ha invitato il ministro Fornero a un incontro? Quando si farà visto che ieri il ministro ha detto che accetta? 
«Sono stati i lavoratori dell' Alenia di Torino a chiedere di poter discutere col ministro, che tra l' altro è torinese, perché vorrebbero raccontare il loro punto di vista. Dopo la disponibilità di Fornero immagino che nei prossimi giorni si organizzerà l' incontro».
Ci sarà anche lei? 
«No, hanno invitato il ministro. Io all' Alenia ci sono già stato e ci tornerò in un' altra occasione». 

Marro Enrico

Pagina 18
(6 aprile 2012) - Corriere della Sera

martedì 17 gennaio 2012

Rassegna Stampa: Intervista a Landini


Il leader dei metalmeccanici della Cgil: così dimostrerebbe di voler davvero tenere il Lingotto in Italia  

17/01/2012 | Repubblica | Lavoro

Appello di Landini a Marchionne 
"Riapra la fabbrica alla Fiom"

In America non ci sono sindacalisti come me? Ma in Germania li ha conosciuti e in Francia ne troverà: è l´Europa

Se Marchionne vuole dimostrare che intende rimanere in Italia, «accetti di far esprimere i lavoratori sul nuovo accordo che ha esteso a tutto il gruppo. Lo ha fatto alla Chrysler, lo faccia anche qui». Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini si rivolge direttamente all´ad del Lingotto: «In un referendum libero, se perdiamo siamo sempre stati disposti ad accettare il risultato».
Landini, perché un altro referendum?
«Come perché? Finora hanno votato in tre stabilimenti: 11 mila persone. Il nuovo accordo coinvolge oggi 86 mila dipendenti ai quali è stata cancellata la contrattazione degli ultimi 40 anni. Vogliamo chiedere agli altri 75 mila che cosa ne pensano?».
Lo avete fatto. Le rsu, i delegati di fabbrica, hanno approvato. Non vi basta?
«Il voto delle rsu non basta se quasi ventimila dipendenti chiedono il referendum abrogativo. Abbiamo raccolto 19.058 firme. Siamo ben oltre il 20 per cento. E´ la soglia stabilita dagli accordi tra Cgil, Cisl e Uil, quegli stessi accordi che due settimane fa sono stati usati per far votare i delegati».
Marchionne dice che voi volete votare fin quando non vincete. Che cosa gli risponde?
«Che noi vogliamo che votino tutti i lavoratori coinvolti. E´ un principio semplice. Si chiama democrazia».
La democrazia prevede che chi perde si adegua alle scelte della maggioranza. Se si fa il referendum e lo perdete, accetterete l´accordo?
«Certo. Come abbiamo sempre fatto. Quando abbiamo perso abbiamo sempre accettato le conseguenze».
Perché a Pomigliano no? Perché quel referendum era un ricatto e quello di oggi sarebbe un esercizio di democrazia?
«Perché se io faccio un referendum deve essere libero. Non posso dire: o voti sì o perdi il lavoro».
Oggi non sarebbe così?
«Oggi si potrebbe dire: se vince chi vuole abrogare il contratto, si riapre la trattativa. Questo sarebbe un referendum libero».
E se Marchionne fosse contrario?
«Allora dimostrerebbe che non gli importa nulla dell´Italia e che non è davvero intenzionato a rimanerci».
Perché?
«Perché un imprenditore che vuole investire non fa le crociate contro il sindacato più grande. Cerca il consenso, non la guerra. Noi abbiamo oggi il doppio delle firme rispetto al numero dei nostri iscritti».
Da tre settimane però siete fuori dalla fabbrica...
«Appunto. E´ chiaro che noi non accetteremo questa situazione. Sarebbe come escludere dal Parlamento tutti i partiti che non sono d´accordo con il governo. Infatti su questo la Fiat è stata condannata in tribunale per comportamento antisindacale. Non proprio una medaglia da imprenditori illuminati. A Pomigliano su mille assunti non c´è un iscritto della Fiom. Come la chiamiamo questa? Vogliamo continuare a scontrarci in tribunale?».
Anche l´articolo 19 dello Statuto dei lavoratori è antisindacale?
«Quell´articolo è monco. E´ stato modificato da un referendum e ha prodotto l´assurdo che un sindacato per avere dei delegati deve essere d´accordo con l´azienda. Chiediamo al governo di tornare alla formulazione originale. Insomma vogliamo che un dipendente possa scegliersi il suo sindacato e possa esprimersi sugli accordi che lo riguardano. Siamo estremisti?».
Marchionne dice che negli Usa non c´è un Landini...
«Ho letto. Ma credo che si debba rassegnare. Ho sentito che sta cercando alleanze in Francia. Credo che là troverebbe più Landini che in Italia. E anche in Germania di Landini ne ha trovati un bel po´. Sono i difetti dell´Europa..».

PAOLO GRISERI 

giovedì 29 settembre 2011

Rassegna Stampa: Maurizio Landini su Il Manifesto


MAURIZIO LANDINI - I rapporti con la Cgil e con i movimenti. Parla il leader dei metalmeccanici
«Diritti, riunifichiamo le lotte»
di Loris Campetti



La Fiom non cambia linea. Chi ha letto nella conclusione unitaria dell'assemblea nazionale dei delegati e nella buona accoglienza riservata a Susanna Camusso un cambiamento di rotta dei metalmeccanici Cgil, un rientro «nei ranghi», ha preso un abbaglio. Parola di Maurizio Landini. Il segretario generale della Fiom ci rilascia questa intervista a conclusione dell'assemblea degli «indignati», in preparazione della giornata europea del 15 ottobre. Segno anche questo che la linea non cambia, e non cambiano le alleanze: con gli studenti, i precari, l'ambientalismo, i movimenti nati sul territorio contro le politiche liberiste e antipopolari. L'obiettivo è «la riunificazione delle lotte che hanno al centro diritti, dignità, un modello di sviluppo alternativo a quello che cancella ogni vincolo sociale e ambientale».

A pochi giorni dalia ratifica della firma di Susanna Camusso con Cisl, Uil e Confindustria, in calce all'accordo del 28 giugno che voi contestate, improvvisamente la Fiom ritrova l'unità e si riapre positivamente il confronto con la Cgil? Chi è andato a Canossa, tu o la Camusso?
Nessuno dei due. Io sono un sindacalista e sto al merito delle questioni: sulle politiche contrattuali, sia l'opposizione agli accordi separati che la rottura con la Fiat di Marchionne non hanno visto forti divisioni tra Fiom e Cgil. Comune è il giudizio negativo sull'articolo 8 della manovra. Noi abbiamo costruito una proposta convincente e condivisa sulla piattaforma contrattuale con un lavoro determinato nel territorio nell'ultimo anno e mezzo segnato da difficoltà e conflitti. Un'esperienza che ha unito l'organizzazione e rafforzato il rapporto con i lavoratori, ma anche posto le condizioni per una ripresa di un confronto più sereno con la nostra confederazione, che ha assunto la piattaforma votata quasi all'unanimità. Ciò non toglie che sull'accordo del 28 giugno e sulla decisione di ratificare la firma della Cgil senza consultare i lavoratori restano due giudizi diversi, esplicitati nella mia relazione, nell'intervento di Camusso e nel dibattito. La dialettica è molto forte, ma è possibile uscirne positivamente.

Veniamo alia piattaforma contrattuale. Quali sono gli aspetti caratterizzanti?
Al primo punto metterei la definizione di un accordo con tutte le controparti sulle regole democratiche, per evitare nuovi accordi separati. Come? Innanzitutto garantendo sempre il voto dei lavoratori. Questa condizione non è garantita dall'accordo del 28 giugno, e tantomento dall'articolo 8 della manovra. Chiediamo a tutti, sindacati e organizzazioni imprenditoriali, un atto di responsabilità per chiudere una stagione orribile, segnata da idee e contratti diversi: c'è chi come noi riconosce quello del 2008 oggi in scandenza e chi invece si rifà a quello separato del 2009. La Fiom vuole riconquistare il contratto unitario, sottoscritto da tutti, questo è l'asse portante della nostra piattaforma assunta dalla Cgil.

Fa discutere la disponibilità delia Fiom a raffreddare il conflitto. Non sarà un modo sotterraneo per accettare la sospensione del diritto di sciopero?
Noi difendiamo il contratto nazionale, il suo primato all'interno del sistema contrattuale, la sua non derogabilità. In qualche caso, penso all'informatica o alle istallazioni telefoniche, è possibile che il contratto nazionale che resta uguale per tutti e ovunque, demandi al contratto aziendale la definizione di normative congrue con la specificità dei singoli settori, in materia di orari, trasferte e quant'altro. Vogliamo anche noi qualificare la contrattazione nelle aziende e il ruolo delle Rsu, e a questo scopo chiediamo alle controparti informazioni preventive sulle eventuali modifiche dell'organizzazione del lavoro, sulle ristrutturazioni, sui progetti, sui trasferimenti, per farla finita con l'unilateralità delle imprese. Se si accetta questo principio, se dentro la crisi si riconosce il ruolo del sindacato e si smette di attaccare i diritti dei lavoratori, allora anche noi siamo disponibili ad evitare azioni unilaterali. Oggi non abbiamo né informazioni né confronto sindacale ma solo aggressioni ai diritti sindacali e del lavoro. Senza un accordo chiaro, controfirmato e rispettato è impensabile qualsiasi raffreddamento del conflitto.

Che cosa ha prodotto in piattaforma il rapporto costruito con il mondo giovanile e il precariato?
Ci diciamo disponibili a un maggior utilizzo degli impianti previa contrattazione, ma se ci si chiede di andare oltre la situazione attuale, si pone il problema della riduzione degli orari e l'aumento dell'occupazione. E alle controparti chiediamo di sviluppare un'azione comune nei confronti del governo per favorire la stabilizzazione dei precari. Ribadiamo, a parità di prestazione parità di diritti e condizioni lavorative. Le forme di lavoro temporaneo devono costare di più, proprio per stabilizzare i lavoratori, infine, accettiamo la trimestralizzazione del contratto e per questo chiediamo un aumento salariale di 208 euro tra il 3° e il 5° livello. Questo aumento dovrebbe essere detassato.


Come pensate di continuare la battaglia contro l'articolo 8 della manovra?
Andremo avanti fino al ripristino del diritto del lavoro, la nostra piattaforma è alternativa all'articolo 8. Qui c'è un punto di unità con la Cgil e con il paese, come testimonia lo straordinario successo dello sciopero del 6 settembre che ha convinto tante persone anche esteme alla Cgil, magari iscritte ad altre organizzazioni. Condividiamo la scelta della confederazione di ricorrere alla Corte costituzionale, ma se ciò non bastasse dovremmo continuare con le lotte, fino a organizzare un referendum popolare abrogativo dell'articolo 8. Non sarà soltanto questa battaglia a caratterizzare l'iniziativa della Fiom. Abbiamo deciso 8 ore di sciopero per proseguire nel territorio la mobilitazione avviata con lo sciopero generale. Poi terremo un'assemblea generale dei delegati Fiat per decidere insieme iniziative, così come avverrà in altri gruppi come la Finmeccanica. L'obiettivo resta la riunificazione delle lotte, a cui non è estraneo l'impegno sociale per la caduta del governo Berlusconi.


La battaglia contro Berlusconi legittima l'alleanza con la Confìndustria che chiede più privatizzazioni e liberalizzazioni, mentre pratica l'attacco ai diritti?
Certo che no. Ho letto il manifesto di Confindustria, teso a peggiorare le politiche sociali ed economiche del governo. Noi ci battiamo contro la filosofia che ha prodotto la crisi e contro una risposta che si fonda sulla stessa filosofia e sulle stesse persone.

Hai faticato a spiegare agli indignati che la Fiom non cambia la sua linea in nome di esigenze superiori?
Nessuna fatica, e per altro nessun sospetto all'assemblea sul 15 ottobre. La Fiom è un sindacato, le sue posizioni e le sue battaglie sono note e se queste incontrano la condivisione della Cgil credo che ciò faccia bene alla Fiom, alla Cgil, ai lavoratori e ai movimenti.

venerdì 16 settembre 2011

COMUNICATO STAMPA - Sentenza di Condanna Fiat



“La sentenza del Tribunale di Torino 
cancella il tentativo dell'Azienda 
di escludere chi dissente dalle sue fabbriche. 
Confermiamo la nostra intenzione di procedere 
con le cause individuali”


Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, e il Segretario nazionale e responsabile del settore Auto, Giorgio Airaudo, hanno rilasciato oggi la seguente dichiarazione congiunta.

“La Fiat è stata condannata per attività antisindacale. Le motivazioni della sentenza depositate stamani al Tribunale di Torino confermano che il comportamento tenuto dalla Fiat a Pomigliano configura un abuso di diritto, anche in riferimento a normative europee, e produce un'attività antisindacale nei confronti della Fiom che va rimossa per rispetto da quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori.”

“L'obiettivo della Fiat di escludere la Fiom, i suoi delegati e i lavoratori che dissentono è fallito. In Italia non è possibile eliminare la libertà sindacale.”

“Manteniamo un diverso parere in riferimento alla violazione dell'art. 2112 sul trasferimento d'impresa e alla validità per tutti i lavoratori dell'accordo di Pomigliano quale sostitutivo del contratto nazionale. Su questo punto confermiamo l'intenzione di procedere con cause individuali e ci riserviamo, sentito il nostro collegio di legali, di impugnare questa parte della sentenza.”

“Mentre ancora non conosciamo l'intero piano industriale di Fabbrica Italia, la Fiat conferma la sua intenzione di chiudere stabilimenti nel nostro Paese, a partire da quello di Termini Imerese e dell'Irisbus di Grotta Minarda. L'Azienda mantiene la volontà di cancellare diritti e scarica le sue incertezze sulla cassa integrazione dei lavoratori. Inoltre, il mancato accordo con i sindacati statunitensi di queste ore, dimostra l'allergia dell'ad Sergio Marchionne a rapportarsi ai sindacati quando questi non sono disposti a dire solo di sì.”


Fiom-Cgil/Ufficio Stampa


Roma, 15 settembre 2011

mercoledì 3 agosto 2011

Rassegna Stampa: Manifesto - Intervista al segretario Maurizio Landini



"Al primo posto la democrazia" 

Due venti soffiano in direzione opposta e si scontrano provocando un mulinello. Da un lato una domanda di democrazia e partecipazione, dall'altro una resistenza autoritaria a ogni cambiamento che domina economia e politica, concentrando i poteri in mano a caste sempre più separate dalla società e a rappresentanze che si appropriano di ogni decisione. Nel mulinello c'è la Fiom, che con le sue lotte è un punto di riferimento di ogni mobilitazione sociale ma, al tempo stesso, è vissuta dalla politica, dal padronato e ormai dall'establishment sindacale come un corpo estraneo, un intralcio di cui liberarsi con ogni mezzo. L'accordo su contratti e rappresentanza sottoscritto dalla Cgil non aiuta la pratica Fiom. Di questo, della manovra e della Fiat parliamo con il segretario Maurizio Landini.
I dati della trimestrale diffusi da Marchionne, dietro numeri apparentemente positivi, nascondono il buco nero in Europa e la crisi della produzione in Italia. Marchionne minaccia voi e persino l'Italia, che pure stende tappeti di velluto per farlo camminare sul morbido.
Le dichiarazioni del Cda Fiat confermano l'arroganza del modello Marchionne: o si fa come voglio io o non ci sono le condizioni per produrre in Italia. Non sopporta che da noi ci siano leggi, e su tutte lo Statuto dei lavoratori, che non consentono comportamenti antisindacali, come ha ulteriormente confermato il giudice di Torino condannando la Fiat per antisindacalità, in relazione al contratto di Pomigliano. Mi colpisce il silenzio e l'accondiscendenza del governo, nonostante sia chiaro come la testa e le gambe della Fiat stiano volando fuori dall'Italia. Qui cresce solo la cassa integrazione. Dei 20 miliardi promessi, escluso l'investimento a Pomigliano, s'è persa ogni traccia. La Fiat in Italia produce più licenziamenti che auto: sono già saltate o rischiano di saltare tre fabbriche, la Cnh di Imola, la Irisbus di Avellino sotto minaccia e Termini Imerese che vorrebbero mandare in pensione il 31 dicembre. Stiamo parlando di 4.500 posti di lavoro. Sappia Marchionne che per la Fiom è inaccettabile la chiusura della fabbrica siciliana in assenza di un'alternativa industriale concreta, a tutt'oggi inesistente. Il ministro Sacconi si dice disponibile a tutto, meglio che ad asfaltare la strada antisindacale della Fiat siano le parti sociali, altrimenti non sarà lui a negare una legge ad hoc. Dal canto suo Confindustria è pronta a lanciare il contratto speciale dell'auto per tener dentro la Fiat servendole i desiderata su un piatto d'argento. Governo, Confindustria e Fiat hanno una strategia tesa a cancellare diritti e libera contrattazione.
L'accordo siglato dalla Cgil sarà votato solo dagli iscritti, ai lavoratori sarà presentata solo la posizione della segretaria Camusso che l'ha firmato e quei reprobi della Fiom che dicono no e intendono far votare anche i non iscritti sono interdetti dal diffondere i risultati della consultazione, tranne quelli dei tesserati. Si riapre lo scontro interno alla Cgil che sembra puntare a isolare e sconfiggere la Fiom. Avete tutti contro?
Abbiamo già avviato la consultazione nel rispetto della decisione del Direttivo confederale (il voto degli iscritti) e nel rispetto del Comitato centrale della Fiom che ha confermato quel che sta scritto nel nostro statuto: qualunque ipotesi d'accordo dev'essere sottoposta al giudizio determinante degli interessati. Nello statuto c'è anche scritto che l'unico caso in cui può essere impedito il referendum è quando vengono sottoposti al voto diritti inalienabili. Questa è la ragione per cui riteniamo illegittimo il referendum imposto dalla Fiat a Pomigliano, Mirafiori e alla Bertone. Noi siamo contrari a quell'ipotesi di accordo perché toglie ai lavoratori il diritto di voto, prevede deroghe e addirittura impedisce l'esercizio dello sciopero. La Cgil sapeva che queste sono le nostre posizioni, non aver cercato una approdo condiviso è una precisa responsabilità di chi ha diretto la trattativa. È sbagliato pensare che per uscire dalla crisi si debba ridurre il ruolo del contratto nazionale e il diritto di negoziazione. Chi lavora ha due possibilità per far pesare il suo punto di vista: 1) la pratica della democrazia, costruendo le piattaforme e votando gli accordi; 2) scioperare, agendo collettivamente il conflitto per far valere le proprie ragioni. Se vengono meno queste possibilità passa un'idea autoritaria nella gestione delle imprese e dei processi sociali e politici.
In fabbrica non siete soli, ma non c'è solo la fabbrica...
È una rappresentazione sbagliata, politicista quella che ci vorrebbe in un angolo. Abbiamo avviato la consultazione sull'accordo in diverse regioni e la nostra opposizione è condivisa dalla maggioranza dei lavoratori. Inoltre, la democrazia ha un valore generale che riguarda tanto i luoghi di lavoro quanto le scelte di politica economica per uscire dalla crisi. Noi ci battiamo per un diverso modello di sviluppo che deve affrontare il nodo, oltre che del come, del cosa produrre e della sua compatibilità ambientale. Non possono essere poche multinazionali a decidere per tutti, deve tornare in campo un'autonoma politica economica. C'è una forte domanda di democrazia e partecipazione che i partiti non sono in grado di cogliere e dunque non hanno risposte. Non vedo un isolamento della Fiom che invece incrocia questa domanda di giustizia sociale.
La manovra del governo passata quasi in silenzio produrrà danni sociali. Che ne pensa la Fiom?
Una manovra varata in tre giorni dal Parlamento. Sarà devastante per i lavoratori, i pensionati e soprattutto per i giovani, perciò sarebbe necessario che tutto il movimento sindacale reagisse. Invece, a oggi Cgil, Cisl e Uil non hanno detto una parola unitaria contro la manovra. Il limite dell'accordo unitario sui contratti è che non è sostenuto da una strategia unitaria e non risolve nulla sul fronte degli accordi separati, con il risultato che quando le idee sono diverse a decidere sono le imprese. È un accordo che limita i diritti e prevede la possibilità che i delegati non siano eletti dai lavoratori ma nominati dalle organizzazioni. Ora, se non vuol perdere il rapporto con chi rappresenta la Cgil dovrà pur fare i conti con la manovra mettendo in campo una grande mobilitazione, fino allo sciopero generale.
Poi c'è il rinnovo del contratto nazionale dei meccanici, quello disdetto da Fim e Uilm con un contratto separato.
Il 22 e 23 settembre riuniremo l'assemblea nazionale dei delegati per preparare la piattaforma che sottoporremo al voto di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Vedo 4 o 5 aspetti prioritari: a) la democrazia, con la validazione garantita dal referendum; b) il superamento della precarietà, con il principio che a parità di prestazione debba corrispondere una parità di retribuzione e diritti; c) un nuovo rapporto tra orari, articolazione, flessibilità e occupazione; d) la reale difesa e l'incremento del valore reale dei salari; e) la non derogabilità del contratto. Vogliamo porre le basi per un diverso modo di produrre, con il diritto preventivo di conoscere progetti industriali e investimenti. Insomma, il contratto come occasione per costruire forme nuove e condivise di democrazia economica. 

Loris Campetti 

28/07/2011











lunedì 10 gennaio 2011

FIOM: L'Accordo della Vergogna



MIRAFIORI:
L'ACCORDO DELLA VERGOGNA




L'accordo per Mirafiori del 23 dicembre ha visto molti politici e rappresentanti delle istituzioni locali schierarsi a favore, in modo troppo frettoloso, come se l'investimento giustificasse qualsiasi scambio e peggioramento delle condizioni di lavoro con conseguenze negative su tutto il sistema industriale.

La FIOM-CGIL non ha firmato l’intesa in quanto sono previste:

  • la cancellazione del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici;
  • l'intensificazione della prestazione lavorativa e il peggioramento delle condizioni di lavoro e della salute con il taglio delle pause per il riposo;
  • la possibilità di inserire turni da 10 ore di lavoro;
  • la penalizzazione economica sulla retribuzione dovuta in caso di malattia;
  • non è vero che il salario aumenta se non in presenza di turni più gravosi e maggiori straordinari;
  • la cancellazione dei rappresentanti sindacali eletti dai lavoratori (R.S.U.) sostituiti da rappresentanti nominati dalle organizzazioni firmatarie;
  • la possibilità di sanzionare individualmente il lavoratore e le organizzazioni sindacali in caso di non rispetto delle clausole previste (che prefigurano una limitazione del diritto di sciopero).

È importante che la Fiat investa per il futuro di Mirafiori, e quindi di Torino, ma senza alcun bisogno di mettere in discussione diritti e condizioni di lavoro: per questa ragione riteniamo sbagliato l'accordo.

La Fiat deve confermare l’investimento, senza però pretendere ulteriori contropartite da lavoratori, già penalizzati da lunghi periodi di cassa integrazione, e che in questi anni hanno continuato a credere nell’azienda quando molti invece la consideravano ormai destinata ad un declino irreversibile.

Lavoro e libertà devono procedere insieme:
la democrazia e i diritti non possono fermarsi ai cancelli delle fabbriche.


MERCOLEDI’ 12 GENNAIO 2011
ORE 17,30 PIAZZA STATUTO ANGOLO VIA GARIBALDI

FIACCOLATA

PER LA LIBERTA’ DEL LAVORO
PER NON LASCIARE SOLI I LAVORATORI

PARTECIPANO

Maurizio LANDINI Segretario generale della FIOM CGIL
Paolo FLORES D’ARCAIS Direttore di MICROMEGA


FIOM CGIL TORINO

mercoledì 5 gennaio 2011

FIOM: Landini - "La partita è ancora aperta"

Fiat, Landini (Fiom): "La partita è ancora aperta"

Sabato 01.01.2011 15:43

"La Fiom non e' isolata. Un sindacato e' isolato quando non rappresenta piu' i lavoratori. Ma noi stiamo aumentando gli iscritti e i delegati che abbiamo nelle fabbriche". Maurizio Landini, segretario generale delle tute blu della Cgil, lo dice in un'intervista all'Agi. A proposito delle critiche espresse da una parte del Pd sulla decisione di non firmare l'intesa con la Fiat per Pomigliano, Landini risponde: "Sarebbe utile che le forze politiche valutassero fino in fondo la portata di quello che e' avvenuto. Nella storia della nostra Repubblica non e' mai successo che si facciano degli accordi con i quali si cancella il contratto nazionale e la presenza dei sindacati rappresentativi. La Fiom - conclude -, nel settore metalmeccanico e anche alla Fiat, e' il sindacato maggiormente rappresentativo come iscritti e come voti. Che si arrivi a un accordo in cui le persone che lavorano non hanno nemmeno piu' il diritto di eleggere i propri delegati, credo che sia di una gravita' senza precedenti".

VOGLIONO CANCELLARE LA FIOM - "Siamo di fronte a un tentativo di cancellare un sindacato con un accordo separato". Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, lo dice in una intervista all'Agi. A chi teme un innalzamento della tensione nelle fabbriche il sindacalista risponde: "L'unico modo per ricostruire un percorso unitario e' mettere nelle condizioni le persone che lavorano - iscritte o non iscritte - di poter decidere sulla loro condizione. La democrazia e' oggi lo strumento che serve. Dovrebbe preoccupare il governo e chi fa politica il fatto che la maggioranza dei cittadini o non va a votare o pensa che siano tutti uguali. Questo dovrebbe essere un punto di riflessione: forse non e' la gente che non ha capito, ma c'e' qualcosa che non funziona". Secondo Landini "l'elemento della democrazia sui luoghi di lavoro e fuori sarebbe davvero la vera scommessa su cui lavorare per recuperare una coesione sociale. Il conflitto si evita se si accetta che la contrattazione tra le parti e' una mediazione di interessi".

FIM E UILM CAMBIANO NATURA E CEDONO AI RICATTI - Fim e Uilm "stanno cambiando la loro natura". Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, lo dice in un'intervista all'Agi, respingendo le critiche di chi accusa il suo sindacato di fare politica e non accordi per i lavoratori. "E' propaganda che si fa per coprire le scelte gravissime della Fiat. Trovo che sindacati confederali con la storia che hanno, e che assieme a noi in questo Paese negli anni passati hanno contribuito a conquistare il contratto e dei diritti, hanno ceduto a un ricatto e stanno cambiando la loro natura. Questo e' un elemento sbagliato e preoccupante". Per Landini "dicendo sempre di si' alla Fiat non solo non si fa il bene dei lavoratori, ma nemmeno il bene del Paese e dell'azienda. Noi - aggiunge - non firmeremo mai degli accordi che cancellano altri sindacati, perche' queste divisioni servono solo alle imprese". "Noi siamo un sindacato - ribadisce -, quello che firma piu' accordi di tutti. Fare sindacato non vuol dire semplicemente dire di si'. Abbiamo un'idea alta del sindacato e della sua autonomia dalle imprese, dai partiti e dai governi. Il sindacato deve costruire un suo punto di vista insieme ai lavoratori e confrontarsi alla pari con tutti. La politica mi sembra che la stia facendo qualcun'altro".

AVANTI SENZA DI NOI? NON E' SCONTATO - La partita con la Fiat e' ancora aperta. Ne e' certo Maurizio Landini, segretario generale della Fiom che in una intervista all'Agi aggiunge: "Che la Fiat possa andare avanti" nel suo progetto anche senza la Fiom "non e' certo". "Vediamo dove va e fin dove arriva. Io ho l'impressione che voglia andare negli Stati Uniti e dovrebbero essere preoccupati tutti quelli che pensano che con questi accordi si e' mantenuta la Fiat in Italia e che si sono fatti grandi passi in avanti". Sui programmi di politica industriale in questi mesi non si e' discusso affatto, sottolinea: "Si sbandierano 20 miliardi di investimenti, ma per adesso conosciamo solo quello che vogliono fare con 1,7 miliardi dal 2012 e nel frattempo la cassa integrazione aumentera', i nuovi modelli sono in ritardo e i concorrenti sono piu' avanti proprio su questo terreno". Lo sciopero del 28 gennaio "non credo che sara' sufficiente, ma - spiega ancora Landini - non e' rivolto solo alla Fiat. E' rivolto anche al resto delle imprese metalmeccaniche italiane che deve decidere cosa vuol fare: se vuole seguire la linea della Fiat, che e' un atto di rottura con la storia della nostra Costituzione e contro le regole democratiche, oppure no".

giovedì 16 dicembre 2010

FIOM: FIAT - Dichiarazione Stampa Landini



Federazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale


COMUNICATO STAMPA

Fiat. Landini (Fiom): “Si conferma il tentativo di usare l’accordo per superare il Contratto nazionale. Ora è necessario dare la parola ai lavoratori convocando le assemblee”


Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neocorporativo.”

“Il Contratto nazionale senza deroghe, quello del 2008, è l’unico che può permettere di affrontare le nuove esigenze produttive, senza peggiorare le condizioni di chi lavora.”

“A questo punto è necessario coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e farli decidere sulle loro condizioni. Per questo proponiamo che, a partire da lunedì, siano convocate le assemblee.”


Fiom-Cgil/Ufficio Stampa





Roma, 3 dicembre 2010


venerdì 1 ottobre 2010

FIOM: comunicato stampa - Landini su contratto metalmeccanici



COMUNICATO STAMPA





Contratto metalmeccanici. Landini (Fiom): “Si tratta di un accordo scellerato e un attacco a tutto il mondo del lavoro”




“Con l'intesa separata sulle deroghe, Fim, Uilm e Federmeccanica cancellano nei fatti il contratto di lavoro.”

“Si tratta di uno strappo gravissimo sia sul piano democratico, sia per il sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. Ancora una volta, alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici è negato il diritto di decidere e votare sugli accordi che li riguardano.”

“L'intesa separata sulle deroghe, che introduce il principio dell'esigibilità e delle sanzioni, nei fatti cancella il diritto alla contrattazione collettiva e svilisce il ruolo delle Rsu. Inoltre, se si possono applicare le deroghe sia in caso di crisi che di investimenti, vuol dire che sono previste sempre.”

“E' una scelta scellerata, sia sul piano del peggioramento dei diritti di chi lavora, sia perché sposta la competizione dalla qualità del lavoro e dei prodotti, alla riduzione del costo del lavoro e al peggioramento della condizione dei lavoratori.”

“Per la Fiom è un'intesa illegittima poiché il vero contratto approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici rimane quello stipulato nel 2008 e rivendicheremo la sua applicazione in ogni luogo di lavoro. Per difendere quel contratto, un accordo senza deroghe, saremo in piazza a Roma il 16 ottobre.”

“L'intesa separata, che recepisce l'accordo sul modello contrattuale non firmato dalla Cgil, è un attacco non solo ai metalmeccanici, ma a tutto il mondo del lavoro.”


Fiom-Cgil/Ufficio Stampa


Roma, 30 settembre 2010

sabato 10 luglio 2010

FIOM: comunicato stampa - Landini su FIAT / 2

COMUNICATO STAMPA


Fiat/2. Landini (Fiom): “Dopo il voto di Pomigliano, cosa sta succedendo nel Gruppo?”


Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, ha diffuso oggi la seguente dichiarazione.

“C’è qualcosa che non torna nei comportamenti della Fiat di questi giorni. Su Termini Imerese per ora incombe soltanto la chiusura il 31 dicembre 2011, senza alcun reale impegno della Fiat a favorire soluzioni industriali capaci di garantire l’occupazione.”
“Contemporaneamente, nel giro di pochi giorni, a Pomigliano, Melfi e Mirafiori siamo in presenza di lettere di contestazione e sospensione rivolte a delegati sindacali e iscritti alla Fiom - che rischiano di preludere a licenziamenti e su cui sono già state avanzate unitariamente richieste di ritiro - che mettono in discussione i diritti e le agibilità sindacali e che hanno portato unitariamente le lavoratrici e i lavoratori ad azioni di mobilitazione estesa e partecipata come quella in atto a Melfi.”
“Inoltre, sul salario dei lavoratori del Gruppo, già fortemente ridotto dal ricorso alla cassa integrazione, bisogna evitare che l’Azienda non eroghi alcun conguaglio del Premio di risultato, previsto per luglio, dopo che già nel 2009 era stato ridotto da 1.200 a 600 euro.”
“Si conferma sempre più un futuro in cui la Fiat fa prevalere una logica autoritaria e unilaterale che, nei fatti, azzera le relazioni industriali, chiudendo ogni spazio negoziale e mettendo in discussione diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dall’esistenza del Contratto nazionale e dal valore degli accordi.”
“Non ci sembra questo il modo utile per affrontare i problemi che la grave crisi in corso ci pone. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori che si sta esprimendo in questi giorni in tutti gli stabilimenti del gruppo Fiat richieda risposte, un terreno di confronto reale ed il rispetto della loro dignità.”
“Sarebbe saggio e responsabile tenerne conto. E, in ogni caso, sono obiettivi a cui la Fiom non ha intenzione di rinunciare.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa
Roma, 9 luglio 2010

FIOM: comunicato stampa - Landini su FIAT / 1

COMUNICATO STAMPA

Fiat/1. Landini (Fiom): “Grave e sbagliato proseguire sulla strada degli accordi separati. L’investimento serva a rafforzare l’occupazione e i diritti”


Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, ha diffuso oggi la seguente dichiarazione.

“La Fiat ha scelto di procedere con le altre Organizzazioni Sindacali sulla base dell’accordo separato che contiene deroghe al Contratto nazionale, alle leggi e violazioni costituzionali, che può aprire la strada alla demolizione del Ccnl ed un peggioramento delle condizioni di lavoro.”
“Ciò può contribuire al progetto del Governo di smantellamento dello Statuto dei Lavoratori.”
“La Fiom considera un atto grave e sbagliato non aver voluto ricercare soluzioni contrattuali condivise dall’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori e da tutte le Organizzazioni Sindacali.”
“La Fiom considera utile la conferma dell’investimento a Pomigliano che, nei fatti, dimostra l’uso strumentale e ricattatorio del referendum del 22 giugno, che era semplicemente finalizzato alla ricerca di un plebiscito che non c’è stato.”
“Per la Fiom rimane centrale l’impegno affinché l’investimento permetta di rafforzare l’occupazione, anche nell’indotto, e di superare la precarietà. Confermiamo, inoltre, il nostro impegno al rispetto del Contratto nazionale, dei diritti e la dignità di chi lavora, da Pomigliano a tutto il resto del gruppo Fiat, come dimostrano le mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici in corso in questi giorni.”

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 9 luglio 2010