Riduce i salari.
Fa pagare i lavoratori che rivendicano i diritti.
Oltre ai gravissimi interventi fiscali e previdenziali, il Governo non affronta la crisi, la disoccupazione giovanile, la precarietà del lavoro; riteniamo assolutamente prioritario dare risposta alle centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici colpiti dalla crisi con misure di sostegno all'economia e una vera riforma degli ammortizzatori sociali che aumenti le prestazioni, estenda i diritti a tutte le tipologie di lavoro ed a tutti i settori.
Non è pensabile continuare con gli ammortizzatori in deroga all’infinito, in quanto non strutturali e con risorse sempre incerte, come confermato dalle recenti richieste della Regione di introdurre forti limitazioni temporali al ricorso alla cassa in deroga.
E’ inaccettabile inoltre non dare risposta a 30mila lavoratori in mobilità che rischiano, a causa dell’allungamento delle finestre, di rimanere per un anno senza pensione o sostegno economico.
La manovra, oltre non dare risposta a questi problemi, colpisce i lavoratori pubblici e riduce i diritti.
Lavoro pubblico e scuola
Per il Governo, il risanamento dei conti pubblici passa attraverso il peggioramento delle condizioni di lavoro e di reddito di 3,5 milioni di lavoratori pubblici e della scuola in particolare con:
- blocco della contrattazione e dei salari fino al 2014 con una perdita secca che varia dai 237 ai 315 euro mensili;
- limitazione del turn-over (20% del numero dei cessati) fino al 2014. Si determina in tal modo il licenziamento o la non stabilizzazione di migliaia di precari e si mettono a rischio i livelli essenziali dei servizi pubblici. Vengono inoltre bloccate le assunzioni dei disabili anche per quelle amministrazioni che sono inadempienti nell'applicazione della legge 68/99;
- scuola: taglio di ulteriori 10.000 posti in organico nella scuola, conseguenza delle manovre precedenti non modificate.
Il costo medio per tali cause sarà di circa 233 euro e saranno esentati coloro che sono titolari, nell'anno precedente, di un reddito di 31.884 euro lordi.
Liberalizzazione del collocamento
Liberalizzazione orari apertura negozi
Nonostante la soddisfazione dei comuni, la norma produrrà effetti devastanti abbinata alle norme contenute nel Contratto collettivo nazionale di lavoro del commercio che la FILCAMS CGIL non ha firmato, perché le lavoratrici e i lavoratori saranno obbligati, senza il compenso di maggiorazioni, a turni domenicali e orari serali oggi non previsti.
Non servirà al rilancio dell'economia, servirà solo ad accontentare i datori di lavoro che non saranno più legati a leggi regionali non allineate con la liberalizzazione degli orari.

Serve un piano straordinario contro l'evasione fiscale
Bisogna aumentare la tassazione delle rendite finanziarie
Serve un'imposta sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni
Bisogna ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati
