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venerdì 30 settembre 2011

CGIL: Camusso, una patrimoniale per salvare il paese

In una lettera inviata al Direttore del quotidiano 'la Repubblica', il Segretario Generale della CGIL, sottolinea come “le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno”
29/09/2011   
Caro Direttore, l'Europa si affaccia al tema della crescita e pone domande all'Italia dove il Governo ha prodotto manovra su manovra politiche recessive; e anche se adesso lancia annunci, bisogna constatare che piani decennali e decreti sono fuori tempo massimo e privi di risposte efficaci. Il Governo rappresenta gran parte del problema: la sua uscita di scena è condizione per recuperare credibilità sui mercati.
Nel frattempo bisogna dare una prospettiva al Paese e noi pensiamo che le risorse per il risanamento e la crescita si debbano reperire da una seria tassazione delle grandi ricchezze, dei grandi immobili e da un contributo di solidarietà sui redditi alti ed una rigorosa lotta all'evasione fiscale che non guardi in faccia a nessuno. La straordinaria partecipazione allo sciopero dello scorso 6 settembre testimonia, l'ampia condivisione di una politica di giustizia fiscale.
Confindustria non può pensare che la crescita della nostra economia possa derivare dall'allungamento dell'età pensionabile. Infatti il fondo lavoratori dipendenti è in equilibrio e non può essere intaccato per fare cassa. Soprattutto, se crescita significa occupazione, non si può allungare l'attesa dei giovani per l'ingresso al lavoro: il teorico risparmio dell'età pensionabile è in realtà un gigantesco costo che produce disoccupazione femminile e giovanile e dispersione all'estero delle intelligenze.
Parlare di crescita non significa parlare solo di Pil, ma di lavoro, di occupazione, di qualità dei servizi, di sostenibilità ambientale. È indispensabile un piano per l'occupazione giovanile e la stabilizzazione del precariato. Lo si può aiutare con la riduzione del carico fiscale sulle aziende e con incentivi all'assunzione e alla stabilizzazione. Lo si può finanziare con il ripristino di una tassa di successione che non escluda i patrimoni societari.
L'obiettivo della crescita e della coesione sociale passa per un riconoscimento alle Regioni ed alle Autonomie Locali della loro funzione: welfare è sviluppo e gli investimenti li produce il territorio.
Per questo con loro occorre ragionare di qualificazione e stabilizzazione del lavoro pubblico e di qualificazione dei servizi pubblici locali. Non in una logica di privatizzazione e smantellamento, come sembra indicare Confindustria, ma di riorganizzazione e concentrazione.
Il potenziamento e la qualificazione del trasporto pubblico locale può rappresentare una filiera con cui modernizzare intere aree, sfruttare le capacità tecnologiche e industriali nazionali, produrre, difendere e favorire l'occupazione e la mobilità dei cittadini. Per fare ciò sono necessarie risorse adeguate, politiche mirate e coinvolgimento delle istituzioni locali, di tutti gli operatori locali e nazionali. In materia di Tpl proponiamo alle Regioni che svolgano una funzione di indirizzo e pianificazione costituendo un'unica società integrata per ogni Regione.
La crescita è possibile solo in una logica unitaria che assuma l'emergenza meridionale come priorità assoluta. La crisi minaccia interi settori produttivi e può produrre la deindustrializzazione di intere Regioni (a partire dalla Campania, dalla Sardegna e dalla Sicilia). La latitanza del Governo su questo tema è stata scandalosa e ha concorso al declino e al degrado del Paese. La responsabilità di una classe dirigente impone che le grandi imprese nazionali si facciano promotrici di un disegno che produca la difesa degli insediamenti e nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Finmeccanica ed Eni sono chiamate a "fare la loro parte" di grandi gruppi a controllo pubblico con responsabilità sociali oltre che interessi aziendali cui rispondere, senza cedere a nessun richiamo di secessione nel Paese.
Quest'idea di Crescita presuppone occupazione stabile e qualificata, nonché un sistema di diritti e regole certe; facendo la nostra parte abbiamo definito l'accordo interconfederale del 28 giugno. Per lo stesso motivo siamo impegnati a cancellare l'articolo 8 della manovra, emblematico della negazione dello sviluppo da parte del Governo che pensa si possa cancellare il Diritto del Lavoro.

Segretario Generale CGIL

venerdì 13 maggio 2011

CGIL: iniziativa CGIL Piemonte su Referendum Acqua Pubblica

 
Il prossimo 12-13 giugno si voterà per i Referendum di iniziativa popolare su temi di grande importanza come l'acqua, il nucleare, il legittimo impedimento. E' evidente come questi referendum non siano la priorità per il Governo, che sta tentando con ogni mezzo di fermarli con provvedimenti ad hoc o regolamenti approvati con grande ritardo.

L'impegno della CGIL è rivolto innanzitutto a sensibilizzare cittadini e lavoratori sull'importanza della partecipazione al voto: in un momento in cui la tenuta democratica nel nostro Paese è a rischio il voto al Referendum è un atto di resistenza civile.

Sul tema dell'acqua pubblica la CGIL, con il contributo importante di categorie come FP-CGIL, si è spesa da subito per la raccolta delle firme utili alla presentazione del Referendum ed oggi per la campagna per il SI.

Per tale ragione la CGIL Piemonte intende promuovere un'iniziativa aperta alla discussione sul tema per il MERCOLEDI 25 MAGGIO 2011 alle ore 15:30 presso la “Fabbrica delle E” di Corso Trapani 95 a Torino dal titolo

“Acqua diritto umano inalienabile. Per la gestione Pubblica dei beni comuni
La CGIL verso il Referendum”

alla quale parteciperanno Marco Bersani del Forum Nazionale Movimenti per l'Acqua, Don Ciotti di Libera e la nostra Segretaria Generale della CGIL Susanna Camusso.
 
 

FIOM: Susanna Camusso al Salone del Libro di Torino


Vi informiamo che VENERDI 13 MAGGIO ALLE ORE 17 presso il Salone del Libro di Torino - sala gialla - è prevista la presentazione del libro "Sempre più blu. Operai nell'Italia della grande crisi" con la partecipazione della Segretaria Generale CGIL Susanna Camusso.

(Per maggiori info fare riferimento al sito ufficiale del Salone del Libro di Torino)

(le RSU Dianos si scusano per la tardiva pubblicazione del post)

lunedì 18 aprile 2011

Repubblica: Sentenza Thyssen - Intervisa a Susanna Camusso

L'INTERVISTA

"Il lavoro non è solo profitto
in fabbrica niente sarà più come prima"

Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: "Per la prima volta un dirigente è condannato per omicidio volontario, quella della Thyssen è un setenza storica per la sicurezza"

ROMA - "Questa sentenza dice una cosa precisa: la vita di un lavoratore non si può trasformare in profitto. Non so se sia una decisione storica, so che è la prima volta che un amministratore delegato viene condannato per omicidio volontario. Non era mai successo". Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, misura le parole di fronte alla sentenza della Corte d'Assise di Torino. Riflette su come la tragedia alla Thyssen abbia inciso sulla coscienza di tutta la società italiana, sulle resistenze che ancora ci sono di fronte al tema della sicurezza sui posti di lavoro, su come la tendenza ad abbassare il valore del lavoro possa condurre anche a consumare drammi come quello di due anni fa nello stabilimento siderurgico torinese.

Cosa ha provato quando ha saputo della condanna?
"La prima sensazione è stata positiva, per quanto si possa dire davanti a quella che è stata una vera strage. Ma, d'altra parte, la disattenzione alla sicurezza dei lavoratori in un impianto siderurgico non può che essere colpevole. Ricordo che subito dopo la tragedia, molti lavoratori denunciarono i tanti segnali di pericolo che c'erano stati dentro la fabbrica. E come l'azienda, avendo deciso di chiudere l'impianto, continuasse a produrre senza i necessari interventi sulla sicurezza. Ricordo, addirittura, il tentativo di fare ricadere le responsabilità sui lavoratori".

Cosa significa condannare un capo azienda per omicidio volontario?
"Sia chiaro,
non ho nulla di personale, ma credo che sia una decisione giusta. Viene respinta l'idea che per conseguire il profitto si possano sacrificare le condizioni di sicurezza dei lavoratori".

Pensa che questa sia un'idea diffusa in Italia?
"C'è una tendenza secondo la quale bisogna togliere i controlli, ridurre le procedure burocratiche, deregolare. La verità che afferma la sentenza è che la responsabilità della sicurezza dei lavoratori è dell'impresa".

Definirebbe storica questa sentenza?
"Non lo so. Dico che è una sentenza molto importante: non si può scherzare con la vita di chi lavora".

Quasi un riscatto del lavoro, per quanto attraverso una vicenda drammatica?
"Sì. Un riscatto molto doloroso. Ma può essere d'aiuto per ribadire che non può esserci un profitto a prescindere".

Sta dicendo che nel nostro sistema imprenditoriale ci sia questa cultura?
"Io ho visto un governo molto impegnato ad alleggerire la legislazione sulla sicurezza sul lavoro. Quasi un "liberi tutti". Una deriva culturale che porta a sostenere che possa esserci un lavoro senza diritti. Questo c'è. Poi, non c'è dubbio, la crisi economica ha aumentato la pressione sui lavoratori. Non a caso sono aumentate le malattie professionali".

La crisi sta mettendo più a rischio la vita dei lavoratori nelle fabbriche?
"C'è chi ha usato la crisi per sostenere che prima di tutto viene il lavoro e sul resto (diritti, sicurezza, tutele) si può anche sorvolare".

Perché si continua a morire sul lavoro? Solo qualche giorno fa hanno perso la vita due lavoratori alla Saras dei Moratti in un incidente molto simile a quello della Thyssen.
"Perché non si fa tesoro dell'esperienza. C'è una cultura, ripeto, che gioca sulla povertà. Piuttosto penso che manchi un senso di mobilitazione civile per dire che è proprio ingiusto morire sul lavoro. Servirebbe una mobilitazione corale per dire che queste morti sono contro qualunque idea etica della società".

Eppure gli ultimi dati dell'Inail indicano un calo delle morti nell'ultimo anno.
"Ci andrei cauta perché vorrei capire quanto hanno inciso le ore di cassa integrazione, cioè di non lavoro".

In questo contesto culturale che lei descrive, c'è una responsabilità anche del governo?
"In quello che è accaduto non c'è una responsabilità diretta del governo. Ma certo questo governo è corresponsabile nell'aver creato un clima, un atteggiamento culturale, in cui si ritiene che i diritti non siano connaturati al lavoro".

Cosa è cambiato in Italia dopo la tragedia alla Thyssen?
"Purtroppo questo è diventato un paese che consuma qualsiasi notizia molto in fretta".
(16 aprile 2011)