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venerdì 15 marzo 2013


Fiat fa pagare agli operai il
premio di Marchionne
 
Fim, Uilm, Fismic e Uglm firmano l'intesa che cancella il premio per i lavoratori in cassa 
 
Il testo firmato dalla Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Uglm peggiora ulteriormente le intese raggiunte precedentemente con la nascita del Contratto collettivo specifico di lavoro. La direzione aziendale della Fiat ha ottenuto la sostituzione del “premio di competitività” con “l'incentivo di produttività” che comincerà ad essere erogato da Aprile. 
 
Alle lavoratrici e ai lavoratori in cassa integrazione non sarà erogato un solo euro di premio. I 103,31 euro (lordi mensili) che erano erogati per 13 mensilità vengono quindi cancellati e sostituiti da 0,82 euro su paga oraria (per la quarta e quinta fascia) e collegati alla “effettiva prestazione lavorativa”. 
 
Infatti, mentre lo scorso anno i lavoratori posti in cassa integrazione, a prescindere dalle ore di lavoro svolte, hanno percepito 600 euro, quest'anno per tutto il tempo in cui saranno in cassa non riceveranno nulla. Riceveranno il premio le donne in maternità e gli uomini in paternità, solo perché lo scorso anno le delegate della Fiom-Cgil hanno aperto una vertenza nei confronti dell'azienda rivolgendosi alle pari opportunità, mentre per chi è in malattia (senza ricovero ospedaliero) o in permesso o in Cig il premio non matura.

Rispetto alla stesura del Ccsl ai fini del calcolo del premio sono escluse le ore in permesso sindacale e invece vengono tenute quelle per i rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza. 
 
In paga base, dopo l'assorbimento definitivo e automatico negli aumenti individuali, verranno erogati da febbraio 40 euro lordi mensili di aumento contrattuale.In un anno l'aumento rispetto al Ccnl di Federmeccanica è di soli 25 euro lordi (pari a meno di due euro lordi in più al mese).

La direzione aziendale della Fiat scarica completamente sui lavoratori la crisi produttiva di cui il management è l'unico responsabile, mentre le organizzazioni sindacali complici firmano senza un mandato, senza un'ora di assemblea e senza il voto dei lavoratori.

 




Roma, 8 marzo 2013
www.fiom.cgil.it



martedì 15 gennaio 2013

Rsu Fiom: Considerazioni sull'accordo separato




UN BUON ACCORDO?!?
Pochissimi soldi, peggiori condizioni di lavoro, monetizzazione e svendita dei diritti e nessuna democrazia.  Questi gli esiti dell’accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, firmato il 5 dicembre 2012 da FIM e UILM.


Sulla falsariga del pessimo Accordo sulla Produttività (sottoscritto il 21 novembre scorso tra Governo Monti e alcune parti sociali, ma non dalla CGIL) si è verificata così l’ennesima frattura ad opera di FIM e UILM, Federmeccanica e Assistal, con la firma di un accordo separato per il rinnovo triennale 2013-2015 del contratto nazionale (CCNL) dei metalmeccanici.
Purtroppo, come per l’accordo separato del 15 ottobre 2009 per il triennio 2010-2012, organizzazioni minoritarie quali FIM e UILM, si sono rese responsabili di infrangere un equilibrio democratico che era stato possibile con l’accordo unitario del CCNL metalmeccanici  del 28 gennaio 2008, l’ultimo firmato da tutte le sigle sindacali.
Sul piano retributivo, come spiegheremo meglio e in dettaglio  le esigue cifre previste dall’accordo separato:
  • contribuiscono ad allargare la forbice sociale a discapito dei lavoratori;

  • non compensano e non pongono rimedio alla perdita progressiva di potere d’acquisto dei salari, considerando che l’indice IPCA del 2011 era del 2.9% e che l’aumento percentuale previsto dal contratto per il 2013  è di poco superiore al 2%;

  • sono lontanissime dalle regole di minime garanzie economiche dei Protocolli tra Governo e parti sociali del luglio 1993, concepite per limitare i danni derivanti ai salari dalla cancellazione della scala mobile.

Abbiamo valutato l’impatto dei minimi contrattuali previsti.  Nella migliore delle ipotesi (un primo calcolo minimo e ottimistico), considerata l’attuale inflazione reale in aumento, certificata dall’ISTAT, l’insufficienza economica dell’accordo separato si potrebbe sintetizzare nella seguente tabella, dove i valori annuali sono stati calcolati considerando l’indice IPCA attuale (3%) per tutti e tre gli anni:


Carenza degli aumenti nel triennio:

differenza tra aumento del contratto separato e indice IPCA al 3%

LIVELLO
dall'1-1-2013
dall'1-1-2014
dall'1-1-2015
totale minimo mancante nel triennio
a coprire il delta dovuto all'inflazione attuale corrente
1°
-198,55
-131,79
-106,29
-965,52
2°
-198,94
-119,73
-88,71
-925,00
3°
-195,14
-100,71
-62,70
-849,54
4°
-197,31
-97,13
-56,64
-842,83
5° liv.
-200,16
-89,81
-45,06
-825,15
5°s
-197,60
-74,85
-24,62
-767,11
6°
-211,70
-79,82
-25,71
-820,46
7° e Q
-219,63
-73,57
-13,40
-819,43

Chi ha vissuto crisi aziendali quali quelle Aeritalia del 1992-96 sa quanto importante sia un contratto nazionale di categoria.  Per 12 anni, tra il 1988 e il 2000, i colleghi presenti in questa azienda non conobbero alcun aumento derivante da contrattazione integrativa aziendale e le uniche cifre di aumento furono garantite dal CCNL.  Chi sceglie di indebolire la contrattazione nazionale in periodi di crisi economica come questa si rende responsabile dell’impoverimento di migliaia di famiglie nel Paese.

Solo per fare un esempio della miseria dei contenuti dell’accordo, per i lavoratori dipendenti di imprese in cui non esista la contrattazione di secondo livello è previsto un aumento, per la voce detta perequativa, di 30 euro annui sotto forma di salario accessorio, da 455 a 485 euro lordi annuali.
Gli aumenti sono insufficienti al mantenimento del potere d’acquisto dei salari, in quanto collegati al meccanismo di indicizzazione previsto dall’accordo separato del gennaio 2009 tra Governo, CISL, UIL e Confindustria, non sottoscritto dalla CGIL, perché i calcoli vengono fatti sulla base dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA (calcolato trascurando gli aumenti sui beni energetici), che come è noto non tutela appieno il potere d’acquisto del salario.
Nel periodo 2010-2012, il tasso di inflazione IPCA per i beni e servizi di consumo è stato superiore al 7%, con media annuale superiore al 2%, dati provvisori Istat (http://www.istat.it/it/archivio/75904), per cui l’aumento delle retribuzioni di questo contratto copre a malapena l’inflazione misurata dall’indice IPCA per il triennio passato. Ma è di pochi giorni fa la notizia che l’ISTAT ha ricalcolato l’inflazione dell’ultimo anno e il valore è già salito al 3%.
Se così fosse, l’accordo equivale un po’ al gioco delle tre carte:
  • da un lato non prevede una crescita delle retribuzioni reali del lavoro se comparate all’inflazione passata
  • dall’altro non implica un reale aumento delle retribuzioni per un guadagno di produttività del settore metalmeccanico nel periodo in quanto implica uno spostamento della quota del salario da contratto nazionale al contratto aziendale o territoriale, come indicato nel recente Accordo di produttività del novembre 2012.  

Ma ci sono altre trappole.  Gli aumenti sono miseri e in buona parte non sono affatto certi.
Nell’ipotesi di accordo per i metalmeccanici del 5 dicembre 2012 viene dichiarato che, per favorire accordi per l’incremento di produttività ed eventualmente fruire dei benefici fiscali e contributivi che saranno definiti dal Governo in relazione all’Accordo del 21 novembre 2012, “potrà essere stabilita una diversa decorrenza della seconda e della terza tranche di aumenti minimi con spostamento in avanti fino a dodici mesi.”
Per  una scelta di combinazioni “perverse”, a seguito della firma separata dell’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012, una quota di salario regolata dal contratto nazionale passa al contratto decentrato, e tale quota da certa diventa incerta.

Indipendentemente dall’ipotesi dell’Accordo di Produttività di cui sopra emerge comunque che l’aumento retributivo che il nuovo CCNL prevede si limita all’ammontare indicato con la prima tranche, in quanto la seconda e la terza tranchepossono essere posticipate fino a 12 mesi non garantendo più i minimi contrattuali. Quindi si tratta di 35 euro per il 5° livello, pari a un incremento di circa il 2% rispetto ai minimi contrattuali precedenti. Questa quota è ben al di sotto del tasso di inflazione del triennio, o, in alternativa, non è evidente che copra lo scostamento tra inflazione programmata ed inflazione effettiva. Il resto è infatti di pertinenza del livello decentrato. Anche per questa ragione non ci pare errato affermare che il valore del contratto nazionale è di molto ridimensionato.

Accordo separato
5 dicembre 2012
incrementi mensili
(2ª e 3ª tranche
non garantite;
salario incerto)
LIVELLO
dall'1-1-2013
Incremento mensile
dall'1-1-2014
Incremento mensile
(non garantito)
dall'1-1-2015
Incremento mensile
(non garantito)
totale nel triennio
Incremento mensile
1°
21,88
28,13
31,24
81,25
2°
25,59
32,91
36,56
95,06
3°
30,19
38,81
43,13
112,13
4°
31,94
41,06
45,63
118,63
5° liv.
35,00
45,00
50,00
130,00
5°s
38,72
49,78
55,31
143,81
6°
41,56
53,44
59,39
154,39
7° e Q
45,94
59,06
65,63
170,63

Sul piano normativo l’ipotesi di accordo per il CCNL dei metalmeccanici prevede interventi che modificano alcune tutele per i dipendenti attribuendo alla trattativa di secondo livello maggiore autonomia delle parti su alcuni istituti, e soprattutto lasciandone alla parte datoriale la gestione, che prima era oggetto di contrattazione.
L’accordo separato si profila come un chiaro attacco al trattamento economico dei lavoratori in malattia. Pur migliorando gli eventi di malattia lunga, nel caso di malattie brevi ripetute (quelle di durata entro i 5 giorni) il trattamento economico per i primi 3 giorni di malattia sarà retribuito al 100% per i primi tre eventi morbosi in un anno, al 66% per il quarto periodo, ed al 50% per il quinto periodo ed oltre.  Viene introdotto in tal modo una penalizzazione decisamente più forte rispetto alla normativa precedente che  prevedeva dopo il settimo evento morboso nel triennio, un meccanismo di calcolo che raddoppiava i conteggi dei giorni relativi al comporto, tutelando maggiormente le malattie brevi.
Sarà bene perciò che le persone tengano presente che dal 1° gennaio 2013, dopo tre eventi morbosi nell’anno (anche di un solo giorno cadauno), dal 4° evento morboso in poi la retribuzione dei primi tre giorni di malattia subirà tagli quali quelli indicati nelle suddette percentuali.
Sugli orari di lavoro e le ore di straordinario si prevede che il datore di lavoro possa godere di maggiori flessibilità. Vengono aumentati di 16 ore annue i limiti previsti oggi tra l'orario plurisettimanale e lo straordinario obbligatorio (rispettivamente da 104 a 120 ore e da 112 a 128 per le imprese sotto i 200 dipendenti), consentendo alle aziende la possibilità di usufruire a discrezione di un mix tra questi due istituti contrattuali.  In questo modo la maggiorazione prevista per lo straordinario può essere di fatto annullata da questa intercambiabilità.
Tali flessibilità non saranno più oggetto di negoziazione tra le parti.
Altro passo indietro sulla riduzione di orario: ai neoassunti dal 2013 verranno sottratte 8 ore della riduzione d’orario (in imprese come la nostra è di 80 ore annue, per i giovani quindi si ridurrà a 72).  Inoltre si apre un pericoloso precedente: il lavoratore potrà vedersi monetizzare 3 giornate di riduzione d’orario.  Il che si spiega con il fatto che i soldi sono talmente pochi che si sta già passando alla monetizzazione dei diritti. 
Nell’Accordo interconfederale del giugno 2011 firmato da CGIL-CISL-UIL e Confindustria,si prevede che i sindacati che rappresentano almeno il 5% dei lavoratori abbiano diritto di negoziazione con le associazioni di rappresentanza delle imprese a livello nazionale e decentrato. La FIOM-CGIL ha 358.722 iscritti nel 2011 (fonte: www.cgil.it), pari al 22% del lavoratori metalmeccanici per i quali il contratto nazionale è stato rinnovato. È anche il sindacato più rappresentativo del settore, essendo i lavoratori iscritti a FIM-CISL e UILM-UIL inferiori in numero (dichiarati 200.000 per la FIM e 90.000 per la UILM). Nonostante ciò la FIOM-CGIL non ha partecipato alle trattative, non essendo stata chiamata al tavolo del negoziato da Federmeccanica e Assistal, con la complicità degli altri due sindacati.
La cosa grave è che per la prima volta la FIOM-CGIL non è stata neanche invitata al tavolo delle trattative.  La motivazione avanzata è che la FIOM non avendo sottoscritto il contratto precedente, non sarebbe titolata a partecipare al suo rinnovo. Un pretesto assurdo che non ha alcun appiglio giuridico, ma che anzi si propone come uno sfregio all’articolo 39 della Costituzione Italiana in tema di diritti e libertà sindacali.
Non è corretto affermare che il rinnovo sottoscritto il 5 dicembre 2012 non sia stato firmato dalla FIOM, che quindi si sarebbe “tirata fuori” per l’ennesima volta. È una palese bugia. Semmai è evidente che neppure è stato chiesto alla FIOM di leggere l’ipotesi di accordo che rinnova il CCNL prima che fosse chiusa la negoziazione, essendo stata esclusa dalle trattative.  
Così il primo rinnovo di un contratto nazionale dopo l’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012 segna la prima tappa di un percorso pericoloso che va contro la democrazia sindacale e quindi non potrà mai tutelare a dovere i lavoratori.  Si muove nell’ambito di un accordo di sistema di relazioni sottoscritto tra alcune parti sociali e vistato dal Governo, ma senza la firma della CGIL, il maggiore sindacato italiano.


Si sta profilando una china scivolosa, con un nuovo squilibrio tra contrattazione nazionale e contrattazione decentrata, che, simulando di favorire la seconda, va demolendo il sistema dei diritti ottenuti in molti anni di battaglie.  Meditino i lavoratori e gli iscritti a FIM e UILM se convenga loro, tramite un ennesimo accordo separato, ridurre lo spazio del CCNL, ridimensionandolo grandemente.
Ciò che veniva realizzato con le deroghe al contratto nazionale, e con quanto previsto dal famigerato articolo 8 inserito nella legge finanziaria (legge 148) nell’estate 2011, approvato dal Parlamento su iniziativa del Governo Berlusconi (all’epoca quasi dimissionario) e mai cancellato dal Governo Monti, ora rischia di essere sancito dal primo rinnovo del contratto nazionale di lavoro in epoca di delocalizzazione delle nostre industrie.
La battaglia per un contratto nazionale decente e condiviso da tutti non può che continuare.
Questo accordo non ha valore perché non è vero che verrà sottoposto al voto di tutti i lavoratori (FIM e UILM hanno più volte dichiarato nei loro testi che avrebbero votato soltanto gli iscritti).
Si pensi che la loro piattaforma non è stata sottoposta a un regolare percorso di approvazione dei lavoratori; a Torino l’avranno votata si è no in 10 aziende, su centinaia e, per fare un esempio, per loro stessa ammissione su comunicati, in Alenia c.so Marche e Strada del Lionetto, fu votata da 100 lavoratori, sui circa 1600 aventi diritto.
Che senso ha votare su un contratto che sin dall’inizio non ha conosciuto un percorso democratico?
Non c’è nessuna garanzia sulla regolarità delle votazioni e delle operazioni di spoglio, in quanto FIM e UILM hanno rifiutato sia assemblee unitarie sia di formare commissioni elettorali con tutte le organizzazioni sindacali, che prevedano  un corretto e trasparente svolgimento.

Torino, 10 gennaio  2013



RSU FIOM CGIL ALENIA AERMACCHI

giovedì 13 dicembre 2012

Fiom Nazionale: Le bugie di FIM e UILM... sugli orari di lavoro



Le bugie di Fim e Uilm
Dal 1° gennaio 2013, con meno di 1 euro al giorno,
aumentano di 150 ore l’orario di lavoro annuo
e cancellano la contrattazione della Rsu


Con l'accordo separato del 5.12.2012 Fim e Uilm peggiorano le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori aumentando l'orario di lavoro e cancellando la contrattazione della RSU sugli orari in fabbrica. In tutte le imprese metalmeccaniche estendono il peggioramento degli orari di lavoro introdotto con l'accordo separato a Pomigliano e in tutti gli stabilimenti Fiat
Aumenta strutturalmente l'orario individuale di lavoro fino a 144 ore annue nelle aziende con oltre 200 dipendenti e fino a 152 ore nelle aziende con meno di 200 dipendenti introducendo come unico vincolo per le imprese il limite di 120 ore di utilizzo complessivo tra ore di flessibilità e ore di straordinario obbligatorio.

L'orario di lavoro non è più oggetto di contrattazione in azienda con la RSU, viene introdotta una procedura di "esame" della durata di 10 giorni trascorsi i quali l'azienda può procedere


Aumentano l'orario di lavoro attraverso l'aumento della flessibilità e dello straordinario obbligatorio, la monetizzazione dei Par, lo slittamento della mezz'ora di mensa
  • aumentano fino a 80 ore annue le attuali 40 ore di straordinario obbligatorio nelle aziende con più di 200 dipendenti e fino a 88 ore all'anno le 48 ore di straordinario obbligatorio previste nelle aziende fino a 200 dipendenti; aumentano fino a 80 ore annue le attuali 64 ore di flessibilità a disposizione delle aziende;
  • monetizzano tre PAR: sono 3 giorni di lavoro in più all’anno;
  • prevedono lo slittamento della mezz'ora di mensa a fine turno.
Cancellano dalla normativa contrattuale sull'orario ogni riferimento alle norme di legge e introducono ulteriori flessibilità che peggiorano il lavoro e la vita delle persone e delle loro famiglie
Introducono l'orario flessibile per "necessità improvvise", superano le causali che lo giustificano (stagionalità, picchi produttivi, attività di istallazione e montaggio) e cancellano i limiti massimi fino ad oggi previsti (8 ore sul primo turno del sabato, 6 ore su due turni al sabato, 32 ore di prestazione minima settimanale).

Cancellano i diritti dei lavoratori e introducono ulteriori flessibilità di orario a costo zero per le imprese
Concedono alle imprese, in alternativa alla Cigo, il recupero delle ore di produzione perse in caso di interruzione delle forniture e l'utilizzo delle ferie e del conto ore dei lavoratori.


Con la crisi, con le fabbriche senza lavoro, con la disoccupazione che cresce, hanno firmato un accordo che aumenta gli orari di lavoro e riduce salario e diritti



Senza il voto dei lavoratori questo non è un contratto


Il contratto nazionale, per essere valido,
deve essere sottoposto a referendumtra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori

Fiom Nazionale: Le bugie di FIM e UILM... sui salari



Le bugie di Fim e Uilm
Dal 1° gennaio 2013, con meno di 1 euro al giorno,
vogliono rubare il contratto nazionale
alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici


Con l'accordo separato del 5 dicembre 2012 Fim e Uilm hanno introdotto la flessibilità sui minimi contrattuali e hanno sancito che il salario del Contratto Nazionale è un salario diverso tra le fabbriche e tra i territori

Per la prima volta i minimi salari, a parità di mansione, non sono più uguali per tutti i lavoratori perché, con la contrattazione aziendale, gli aumenti potranno essere differiti di 12 mesi, e quindi diversi da fabbrica a fabbrica, sia in caso di crisi che di nuovi insediamenti produttivi o, anche, per usufruire di sgravi fiscali e contributivi.
Gli aumenti del triennio 2013-2015 sono definiti in tre trance a partire da gennaio 2013, ma le aziende possono erogare gli aumenti del 1 gennaio 2014 e del 1 gennaio 2015 dopo dodici mesi.

L'intesa separata del 5 dicembre 2012 non tutela il potere d'acquisto del salario

Gli importi economici definiti per incrementare i minimi contrattuali non tengono conto dei valori dell'inflazione e, se l'azienda sposta l'aumento di dodici mesi, non viene considerato il quarto anno di allungamento del contratto. Inoltre, gli incrementi definiti con l'accordo separato favoriscono le categorie più alte e penalizzano le categorie più basse.
Il potere d'acquisto del salario si tutela mantenendo la certezza degli aumenti, rivalutando i minimi contrattuali sulla base della l'inflazione e aggiornando il valore punto come previsto dal CCNL del 2008.
La piattaforma della Fiom, votata dalla maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, prevede un aumento di 206 euro uguale per tutti i lavoratori fino al 5° livello, a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto della retribuzione.

L'intesa separata assorbe le maggiorazioni contrattate in azienda

Gli incrementi delle maggiorazioni, previsti dall'intesa separata, per il lavoro notturno fino alle ore 22 e per le ulteriori 40 ore di straordinario obbligatorio assorbono i trattamenti di miglior favore già definiti in azienda.
Aumentano, quindi, le ore di straordinario e di flessibilità obbligatorie senza alcun aumento salariale.

L'intesa separata introduce ritorsioni salariali nei criteri di erogazione del PdR

A livello aziendale si potrà stabilire che i singoli lavoratori percepiranno il premio di risultato solo a fronte dell'effettivo svolgimento della flessibilità degli orari di lavoro, le 120 ore di flessibilità e straordinario o altro ancora, richiesta dalla azienda.
Per imporre la flessibilità degli orari si introduce così la “clausola di esigibilità” che hanno sottoscritto in Fiat.

Senza il voto dei lavoratori questo non è un contratto

Il contratto nazionale, per essere valido,
deve essere sottoposto a referendum
tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori

FIOM Nazionale: ricorso in giudizio della Fiom-Cgil contro Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm-Uil




(Estratto della Lettera della Segreteria Nazionale Fiom-CGIL alle proprie strutture)

[...] (Vi informiamo) del ricorso ex articolo 702/bis C.P.C. che la Fiom-Cgil ha depositato al Tribunale civile di Roma, il 4/12/2012, contro Federmeccanica, Fim-Cisl e Uilm-Uil, avente ad oggetto la violazione dell’Accordo interconfederale del 28 giugno 2011/21 settembre 2011, tesa ad ottenere il riconoscimento del diritto della Fiom-Cgil ad essere convocata ai tavoli di trattativa per il Ccnl, la nullità/inefficacia dell’Accordo separato sul Ccnl, nel frattempo intervenuto, un risarcimento del danno di immagine subito dalla Fiom-Cgil.

[...]

(entrando nel merito) del ricorso si evince che la decisione della Fiom-Cgil non è contro l’Accordo del 28 giugno bensì per ottenerne l’applicazione rimuovendone così la violazione di Federmeccanica, Fim e Uilm che ha prodotto la discriminazione verso la Fiom-Cgil e la realizzazione di un illegittimo accordo.
Non era mai successo che la Fiom-Cgil fosse deliberatamente oggetto di un tentativo sistematico di esclusione dal tavolo nazionale di trattativa per il Contratto.

E’ un dovere statutario, della Segreteria nazionale della Fiom-Cgil, quello di difendere il ruolo contrattuale generale di tutela dei propri iscritti e dei metalmeccanici che rappresentiamo.

Per la verità dei fatti, nell’incontro tra le due Segreterie Cgil e Fiom-Cgil del 16/11/2012, il Segretario generale della Fiom-Cgil, oltre che a cogliere l’invito di prendere tempo – visto che la trattativa confederale sulla produttività e competitività, in cui si discuteva anche della presenza della Fiom al tavolo della trattativa per il Ccnl, era ancora formalmente aperta – aveva con chiarezza ribadito che in assenza di tale risultato, per la Fiom-Cgil era necessario agire, anche sul piano giuridico, prima che si arrivasse alla firma dell’Accordo separato.

Su tutto ciò è stato coinvolto anche il Comitato Centrale della Fiom-Cgil nella stessa giornata del 16 novembre che ha discusso nel merito delle questioni aperte.

Cari saluti.
La Segreteria nazionale Fiom-Cgil

domenica 9 dicembre 2012

FIOM Torino: CCSL Fiat - comunicato FIM-UILM in risposta a FISMIC-UGL-ACQF





Il comunicato di Fismic-­Ugl-­Ass.Capi e Quadri Fiat:
Un grave errore! mette a rischio il contratto CCSL Fiat!

Il comunicato sindacale del 30.11.2012 a firma FISMIC, UGL e ASSOCIAZIONE CAPI E QUADRI FIAT è un grave errore e mette a rischio lo stesso rinnovo del contratto FIAT.
Decidere di assumere pubblicamente una posizione sulla trattativa, senza nemmeno parlarne con FIM-CISL e UILM-UIL, è inaccettabile sul piano negoziale e incomprensibile sul piano della correttezza dei rapporti tra le organizzazioni.

Insieme abbiamo definito una piattaforma di rinnovo e insieme abbiamo condotto il negoziato: in tutti e 5 gli incontri non sono mai emerse posizioni diverse e si è sempre mantenuta una posizione unitaria nella conduzione della trattativa, anche quando ci siamo trovati su posizioni opposte a quelle di FIAT.

E’ veramente singolare decidere unilateralmente di assumere posizioni di merito nella trattativa, che nei fatti abbandonano pezzi importanti delle richieste concordate tra di noi senza averle nemmeno discusse con le altre organizzazioni.
Quale motivo ha spinto queste organizzazioni ad avere questi comportamenti?

FIM-CISL e UILM-UIL ritengono sia indispensabile, prima di proseguire il negoziato, un immediato chiarimento nella delegazione sindacale al fine di concludere positivamente, nell’interesse dei lavoratori, il rinnovo entro il mese di dicembre 2012. Vorremmo inoltre precisare che se ci sono stati alcuni rinvii nelle date degli incontri, sono avvenuti su richiesta e per impegni della FIAT.

Come scritto nelle nostre richieste e come affermato unitariamente al tavolo negoziale è necessario:
  • Procedere agli aumenti salariali nei minimi per il triennio 2013-2014-2015;
  • Definire gli elementi della contrattazione salariale decentrata e di secondo livello ( WCM, premio di competitività, contrattazione di stabilimento);
  • Prevedere il consolidamento nei minimi salariali delle € 103,00;
  • Migliorare aspetti normative e diritti (diritto studio, turnazione, orario, ecc.).
Su Pomigliano è chiara fin dall’inizio la posizione di FIM e UILM: siamo indisponibili a licenziamenti, riteniamo indispensabile il rispetto degli accordi sottoscritti che impegnano la FIAT ad assumere tutti i dipendenti di FGA, nel contempo, stiamo valutando iniziative per valutare azioni contro le discriminazioni che potrebbero determinarsi per i nostri iscritti e per altri lavoratori.

Roma, 4 dicembre 2012
Segreterie Nazionali di FIM-CISL E UILM-UIL

venerdì 7 dicembre 2012

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - La FIM Cisl va all'attacco delle altre sigle del sì


dall'archivio de "La Repubblica" del 2 novembre 2012

La Fim Cisl va all'attacco
delle altre sigle del sì

Chiarle: "La nostra diversità? Noi le piattaforme le scriviamo, loro se le fanno scrivere"

di PAOLO GRISERI
 
NON è facile fare sindacato nella Fiat di Marchionne. Non lo è per chi viene escluso, come la Fiom-Cgil, ma non lo è nemmeno per chi ha firmato gli accordi e ora si trova a gestire una situazione complicata avendo alle spalle una solida storia sindacale, come la Fim-Cisl. LUNEDÌ scorso, nel salone Mario Operti della chiesa del Redentore, a Mirafiori Nord, Claudio Chiarle, segretario della Fim torinese, ha letto una dura e franca relazione aprendo l'assemblea nazionale della Cisl sulla Fiat. Lo ha fatto alla presenza del leader nazionale Raffaele Bonanni. Più che una relazione, un grido d'allarme: senza la Fiom in fabbrica, la Fim rischia di finire nel mirino dell'azienda come il sindacato più estremista. A tutto vantaggio di Uilm e Fismic che crescono in modo sospetto.
Chiarle parte dall'esito del voto per i delegati negli stabilimenti Fiat. La Fim è il primo sindacato, perché la Fiom è stata esclusa, anche se, aggiunge subito, "il dato dell'astensione a Torino dice che la roccaforte della Fiom non è stata scalfita, solo graffiata. La Fiom, anche senza i delegati, mantiene intatto il suo livello di consenso". E qui arrivano le prime note dolenti:
"La Fim - dice - ha mantenuto i suoi voti con qualche crescita. La differenza con Fismic e Uilm è che i nostri sono voti 'veri', voti della Fim". Frase pesantissima. Perché i voti del Fismic (il sindacato più vicino alle posizioni della Fiat) e quelli della Uilm non sono 'veri'? Chi ha aiutato e come questi sindacati
ad aumentare i consensi tra le tute blu? Chiarle insiste: "Dobbiamo porre particolare attenzione alla crescita di Fismic e Uilm, negli stabilimenti in cui non c'erano, in particolare il Fismic. Il Fismic ha tutta questa capacità senza 'aiuti'? ". Sembrerebbe, naturalmente è un'interpretazione, che il leader della Cisl torinese sospetti che la Fiat aiuti con voti e iscritti i due sindacati concorrenti. Così si chiede: "Quale modello sindacale propongono Fismic e Uilm? Fismic è un sindacato accondiscendente più che aziendalista ". Il fatto è spiega Chiarle che il Lingotto non vuole "il modello del sindacato partecipativo proposto dalla Fim. La Fiat non è antisindacale ma asindacale. Vuole un sindacato che limiti i conflitti e sostenga il consenso aziendale senza farlo partecipare ai processi decisionali ". Secondo il leader della Cisl torinese la Fiat "non vuole un sindacato che emerga, anzi lavora per il livellamento", il classico dividi et impera.
Ma l'allarme non finisce qui. C'è un nuovo campanello che suona: il rischio di essere vissuti come i nuovi estremisti: "Senza la Fiom - dice con franchezza Chiarle - viene a mancare una parte importante del nostro ruolo, quello di elemento di mediazione tra un sindacato conflittuale e i sindacati moderati/ aziendalisti". E qui viene l'attacco più duro alle altre organizzazioni firmatarie degli accordi con Marchionne: "Fismic e Uilm non hanno più bisogno della Fim che faccia da tramezzo. E neanche la Fiat. Anzi, la nostra capacità di essere sindacato partecipativo comincia a essere vissuta con fastidio perché la diversità tra noi e gli altri sindacati sta nel fatto che noi le piattaforme le scriviamo e loro se le fanno scrivere ".
Chi è l'amanuense che redige le piattaforme di Fismic e Uilm? La tesi della Fim è che i metalmeccanici della Cisl sono finiti nel cono d'ombra, rischiano di precipitare sul lato della lavagna dove il Lingotto mette i cattivi, una sorta di nuova Fiom da chiudere nell'angolo. Il pericolo è che, proprio per questa ragione, "la Fim e la Cisl abbiano perso la leadership della coalizione". Claudio Chiarle si ferma qui. Ma è evidente che la coalizione dei sindacati oggi presenti in Fiat è nata dall'esclusione della Fiom e per questo rischia di perdere per strada gli altri sindacati confederali fino a consegnare la rappresentanza in fabbrica al solo sindacato aziendalista, il Fismic.

(02 novembre 2012)

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - UILM querela FIM


dall'archivio de "La Repubblica" del 24/11/2012

Sindacati contro Peverati (Uilm) querela Chiarle (Fim)

IL SEGRETARIO generale della Uilm di Torino Maurizio Peverati ha depositato un atto di denuncia e querela, al Tribunale Ordinario di Torino, verso il segretario generale della Fim Torino, Claudio Chiarle. La pratica è seguita dall' avvocato Massimo Pozza del foro di Torino. Il motivo della querela sono alcune dichiarazioni rilasciate da Chiarle durante l' assemblea nazionale della Fim Cisl di Torino sul caso Fiat del 29 ottobree riportate da «Repubblica» Torino sotto il titolo «La Fim all' attacco delle altre sigle del sì: filoaziendalisti". «Le frasi di Chiarle - spiega Peverati - oltre a danneggiare la nostra immagine e credibilità ingenerano sospetti sull' operato della mia organizzazione delegittimandola agli occhi dei cittadini e degli associati. La Uilm che rappresento non può accettare tutto questo. Ogni giorno centinaia di nostri delegati si impegnano per rappresentare i lavoratori su tutto il territorio piemontese, quelle frasi hanno sminuito e adombrato il loro impegno. Proprio in tempi così difficili dal punto di vista economico occorrerebbe un maggior senso di responsabilità invece di soffiare sul fuoco della tensione che già cova all' interno di alcune fabbriche».

24 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

FIOM: MetaSalute



DICONO DI VOLER TUTELARE 
LA SALUTE
poi non vogliono pagare i primi tre giorni di malattia,
propongono la sanità integrativa e non ne spiegano i rischi


In queste settimane, mentre Fim e Uilm si presentano in alcune aziende per propagandare Metasalute, molte aziende si fanno carico di distribuire a tutti i lavoratori, con la busta paga di ottobre, il foglio informativo e i moduli di iscrizione: si tratta di un Fondo sanitario integrativo su base nazionale a cui Fim, Uilm e Federmeccanica chiamano a concorrere sia le imprese aderenti che i singoli lavoratori. 

I propagandisti delle altre Organizzazioni sindacali, muniti di materiale illustrativo patinato, presentano Metasalute come una opportunità e nascondono le conseguenze e i pericoli che comporta aderire a un Fondo nazionale di categoria in assenza di una discussione trasparente e con quelle caratteristiche. 

Fim e Uilm non spiegano ai lavoratori che:
  • un fondo sanitario di dimensione nazionale rende difficile, se non impossibile, forme di controllo dirette dei lavoratori sulle finalità e sulle prestazioni; sarebbe invece necessario sostenere i fondi sanitari territoriali e aziendali già attivi o che si potrebbero istituire;
  • le imprese hanno la possibilità di aderire anche in presenza di accordi per la sanità integrativa già sottoscritti a livello aziendale, con la conseguenza che le imprese chiederanno a sindacato e lavoratori di rinunciare ai loro fondi aziendali, più trasparenti nella gestione della risorse e più soddisfacenti per la qualità delle prestazioni sanitarie integrative garantite, con il rischio concreto della loro cancellazione;
  • oggi non sono chiari né l'equilibrio fra contribuzione e prestazioni né, in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scaricheranno sui lavoratori che aderiscono;
  • Metasalute è un costo contrattuale che pagano i lavoratori perché Federmeccanica e le aziende hanno già decurtato dagli irrisori aumenti contrattuali del 2009 il costo dell'avvio del fondo e decurteranno i prossimi costi dagli aumenti contrattuali futuri. 
Fim e Uilm, incentivando la tendenza in atto a smantellare il sistema sanitario pubblico a favore della sanità privata, si propongono di sostituire le prestazioni sanitarie pubbliche con una prestazione privata tutta da verificare e nello stesso tempo sono disponibili a mettere in discussione un diritto contrattuale certo e in vigore come il pagamento dei primi tre giorni di malattia, oltre ad aumentare gli orari di lavoro e a non erogare a tutti i lavoratori i minimi salariali definiti dal Ccnl.

La Fiom non accetterà l’applicazione di un Contratto svuotato di ogni valore; invita le lavoratrici e i lavoratori a non aderire a Metasalute e a esigere, anche sul tema, chiarezza, trasparenza e confronto in assemblee unitarie sui luoghi di lavoro.

La Fiom ritiene necessario aprire vertenze per raggiungere intese aziendali e/o territoriali, sviluppando e generalizzando esperienze e accordi esistenti, dove risultino evidenti:

  • la difesa del sistema sanitario pubblico e la richiesta di prestazioni sanitarie integrative,
  • la definizione e l'integrazione delle prestazioni integrative con i sistemi sanitari regionali che sono tra loro diversi,
  • le forme di partecipazione e di controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.






Roma, 31 ottobre 2012