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venerdì 15 marzo 2013


Fiat fa pagare agli operai il
premio di Marchionne
 
Fim, Uilm, Fismic e Uglm firmano l'intesa che cancella il premio per i lavoratori in cassa 
 
Il testo firmato dalla Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Uglm peggiora ulteriormente le intese raggiunte precedentemente con la nascita del Contratto collettivo specifico di lavoro. La direzione aziendale della Fiat ha ottenuto la sostituzione del “premio di competitività” con “l'incentivo di produttività” che comincerà ad essere erogato da Aprile. 
 
Alle lavoratrici e ai lavoratori in cassa integrazione non sarà erogato un solo euro di premio. I 103,31 euro (lordi mensili) che erano erogati per 13 mensilità vengono quindi cancellati e sostituiti da 0,82 euro su paga oraria (per la quarta e quinta fascia) e collegati alla “effettiva prestazione lavorativa”. 
 
Infatti, mentre lo scorso anno i lavoratori posti in cassa integrazione, a prescindere dalle ore di lavoro svolte, hanno percepito 600 euro, quest'anno per tutto il tempo in cui saranno in cassa non riceveranno nulla. Riceveranno il premio le donne in maternità e gli uomini in paternità, solo perché lo scorso anno le delegate della Fiom-Cgil hanno aperto una vertenza nei confronti dell'azienda rivolgendosi alle pari opportunità, mentre per chi è in malattia (senza ricovero ospedaliero) o in permesso o in Cig il premio non matura.

Rispetto alla stesura del Ccsl ai fini del calcolo del premio sono escluse le ore in permesso sindacale e invece vengono tenute quelle per i rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza. 
 
In paga base, dopo l'assorbimento definitivo e automatico negli aumenti individuali, verranno erogati da febbraio 40 euro lordi mensili di aumento contrattuale.In un anno l'aumento rispetto al Ccnl di Federmeccanica è di soli 25 euro lordi (pari a meno di due euro lordi in più al mese).

La direzione aziendale della Fiat scarica completamente sui lavoratori la crisi produttiva di cui il management è l'unico responsabile, mentre le organizzazioni sindacali complici firmano senza un mandato, senza un'ora di assemblea e senza il voto dei lavoratori.

 




Roma, 8 marzo 2013
www.fiom.cgil.it



martedì 15 gennaio 2013

Rsu Fiom: Considerazioni sull'accordo separato




UN BUON ACCORDO?!?
Pochissimi soldi, peggiori condizioni di lavoro, monetizzazione e svendita dei diritti e nessuna democrazia.  Questi gli esiti dell’accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, firmato il 5 dicembre 2012 da FIM e UILM.


Sulla falsariga del pessimo Accordo sulla Produttività (sottoscritto il 21 novembre scorso tra Governo Monti e alcune parti sociali, ma non dalla CGIL) si è verificata così l’ennesima frattura ad opera di FIM e UILM, Federmeccanica e Assistal, con la firma di un accordo separato per il rinnovo triennale 2013-2015 del contratto nazionale (CCNL) dei metalmeccanici.
Purtroppo, come per l’accordo separato del 15 ottobre 2009 per il triennio 2010-2012, organizzazioni minoritarie quali FIM e UILM, si sono rese responsabili di infrangere un equilibrio democratico che era stato possibile con l’accordo unitario del CCNL metalmeccanici  del 28 gennaio 2008, l’ultimo firmato da tutte le sigle sindacali.
Sul piano retributivo, come spiegheremo meglio e in dettaglio  le esigue cifre previste dall’accordo separato:
  • contribuiscono ad allargare la forbice sociale a discapito dei lavoratori;

  • non compensano e non pongono rimedio alla perdita progressiva di potere d’acquisto dei salari, considerando che l’indice IPCA del 2011 era del 2.9% e che l’aumento percentuale previsto dal contratto per il 2013  è di poco superiore al 2%;

  • sono lontanissime dalle regole di minime garanzie economiche dei Protocolli tra Governo e parti sociali del luglio 1993, concepite per limitare i danni derivanti ai salari dalla cancellazione della scala mobile.

Abbiamo valutato l’impatto dei minimi contrattuali previsti.  Nella migliore delle ipotesi (un primo calcolo minimo e ottimistico), considerata l’attuale inflazione reale in aumento, certificata dall’ISTAT, l’insufficienza economica dell’accordo separato si potrebbe sintetizzare nella seguente tabella, dove i valori annuali sono stati calcolati considerando l’indice IPCA attuale (3%) per tutti e tre gli anni:


Carenza degli aumenti nel triennio:

differenza tra aumento del contratto separato e indice IPCA al 3%

LIVELLO
dall'1-1-2013
dall'1-1-2014
dall'1-1-2015
totale minimo mancante nel triennio
a coprire il delta dovuto all'inflazione attuale corrente
1°
-198,55
-131,79
-106,29
-965,52
2°
-198,94
-119,73
-88,71
-925,00
3°
-195,14
-100,71
-62,70
-849,54
4°
-197,31
-97,13
-56,64
-842,83
5° liv.
-200,16
-89,81
-45,06
-825,15
5°s
-197,60
-74,85
-24,62
-767,11
6°
-211,70
-79,82
-25,71
-820,46
7° e Q
-219,63
-73,57
-13,40
-819,43

Chi ha vissuto crisi aziendali quali quelle Aeritalia del 1992-96 sa quanto importante sia un contratto nazionale di categoria.  Per 12 anni, tra il 1988 e il 2000, i colleghi presenti in questa azienda non conobbero alcun aumento derivante da contrattazione integrativa aziendale e le uniche cifre di aumento furono garantite dal CCNL.  Chi sceglie di indebolire la contrattazione nazionale in periodi di crisi economica come questa si rende responsabile dell’impoverimento di migliaia di famiglie nel Paese.

Solo per fare un esempio della miseria dei contenuti dell’accordo, per i lavoratori dipendenti di imprese in cui non esista la contrattazione di secondo livello è previsto un aumento, per la voce detta perequativa, di 30 euro annui sotto forma di salario accessorio, da 455 a 485 euro lordi annuali.
Gli aumenti sono insufficienti al mantenimento del potere d’acquisto dei salari, in quanto collegati al meccanismo di indicizzazione previsto dall’accordo separato del gennaio 2009 tra Governo, CISL, UIL e Confindustria, non sottoscritto dalla CGIL, perché i calcoli vengono fatti sulla base dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA (calcolato trascurando gli aumenti sui beni energetici), che come è noto non tutela appieno il potere d’acquisto del salario.
Nel periodo 2010-2012, il tasso di inflazione IPCA per i beni e servizi di consumo è stato superiore al 7%, con media annuale superiore al 2%, dati provvisori Istat (http://www.istat.it/it/archivio/75904), per cui l’aumento delle retribuzioni di questo contratto copre a malapena l’inflazione misurata dall’indice IPCA per il triennio passato. Ma è di pochi giorni fa la notizia che l’ISTAT ha ricalcolato l’inflazione dell’ultimo anno e il valore è già salito al 3%.
Se così fosse, l’accordo equivale un po’ al gioco delle tre carte:
  • da un lato non prevede una crescita delle retribuzioni reali del lavoro se comparate all’inflazione passata
  • dall’altro non implica un reale aumento delle retribuzioni per un guadagno di produttività del settore metalmeccanico nel periodo in quanto implica uno spostamento della quota del salario da contratto nazionale al contratto aziendale o territoriale, come indicato nel recente Accordo di produttività del novembre 2012.  

Ma ci sono altre trappole.  Gli aumenti sono miseri e in buona parte non sono affatto certi.
Nell’ipotesi di accordo per i metalmeccanici del 5 dicembre 2012 viene dichiarato che, per favorire accordi per l’incremento di produttività ed eventualmente fruire dei benefici fiscali e contributivi che saranno definiti dal Governo in relazione all’Accordo del 21 novembre 2012, “potrà essere stabilita una diversa decorrenza della seconda e della terza tranche di aumenti minimi con spostamento in avanti fino a dodici mesi.”
Per  una scelta di combinazioni “perverse”, a seguito della firma separata dell’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012, una quota di salario regolata dal contratto nazionale passa al contratto decentrato, e tale quota da certa diventa incerta.

Indipendentemente dall’ipotesi dell’Accordo di Produttività di cui sopra emerge comunque che l’aumento retributivo che il nuovo CCNL prevede si limita all’ammontare indicato con la prima tranche, in quanto la seconda e la terza tranchepossono essere posticipate fino a 12 mesi non garantendo più i minimi contrattuali. Quindi si tratta di 35 euro per il 5° livello, pari a un incremento di circa il 2% rispetto ai minimi contrattuali precedenti. Questa quota è ben al di sotto del tasso di inflazione del triennio, o, in alternativa, non è evidente che copra lo scostamento tra inflazione programmata ed inflazione effettiva. Il resto è infatti di pertinenza del livello decentrato. Anche per questa ragione non ci pare errato affermare che il valore del contratto nazionale è di molto ridimensionato.

Accordo separato
5 dicembre 2012
incrementi mensili
(2ª e 3ª tranche
non garantite;
salario incerto)
LIVELLO
dall'1-1-2013
Incremento mensile
dall'1-1-2014
Incremento mensile
(non garantito)
dall'1-1-2015
Incremento mensile
(non garantito)
totale nel triennio
Incremento mensile
1°
21,88
28,13
31,24
81,25
2°
25,59
32,91
36,56
95,06
3°
30,19
38,81
43,13
112,13
4°
31,94
41,06
45,63
118,63
5° liv.
35,00
45,00
50,00
130,00
5°s
38,72
49,78
55,31
143,81
6°
41,56
53,44
59,39
154,39
7° e Q
45,94
59,06
65,63
170,63

Sul piano normativo l’ipotesi di accordo per il CCNL dei metalmeccanici prevede interventi che modificano alcune tutele per i dipendenti attribuendo alla trattativa di secondo livello maggiore autonomia delle parti su alcuni istituti, e soprattutto lasciandone alla parte datoriale la gestione, che prima era oggetto di contrattazione.
L’accordo separato si profila come un chiaro attacco al trattamento economico dei lavoratori in malattia. Pur migliorando gli eventi di malattia lunga, nel caso di malattie brevi ripetute (quelle di durata entro i 5 giorni) il trattamento economico per i primi 3 giorni di malattia sarà retribuito al 100% per i primi tre eventi morbosi in un anno, al 66% per il quarto periodo, ed al 50% per il quinto periodo ed oltre.  Viene introdotto in tal modo una penalizzazione decisamente più forte rispetto alla normativa precedente che  prevedeva dopo il settimo evento morboso nel triennio, un meccanismo di calcolo che raddoppiava i conteggi dei giorni relativi al comporto, tutelando maggiormente le malattie brevi.
Sarà bene perciò che le persone tengano presente che dal 1° gennaio 2013, dopo tre eventi morbosi nell’anno (anche di un solo giorno cadauno), dal 4° evento morboso in poi la retribuzione dei primi tre giorni di malattia subirà tagli quali quelli indicati nelle suddette percentuali.
Sugli orari di lavoro e le ore di straordinario si prevede che il datore di lavoro possa godere di maggiori flessibilità. Vengono aumentati di 16 ore annue i limiti previsti oggi tra l'orario plurisettimanale e lo straordinario obbligatorio (rispettivamente da 104 a 120 ore e da 112 a 128 per le imprese sotto i 200 dipendenti), consentendo alle aziende la possibilità di usufruire a discrezione di un mix tra questi due istituti contrattuali.  In questo modo la maggiorazione prevista per lo straordinario può essere di fatto annullata da questa intercambiabilità.
Tali flessibilità non saranno più oggetto di negoziazione tra le parti.
Altro passo indietro sulla riduzione di orario: ai neoassunti dal 2013 verranno sottratte 8 ore della riduzione d’orario (in imprese come la nostra è di 80 ore annue, per i giovani quindi si ridurrà a 72).  Inoltre si apre un pericoloso precedente: il lavoratore potrà vedersi monetizzare 3 giornate di riduzione d’orario.  Il che si spiega con il fatto che i soldi sono talmente pochi che si sta già passando alla monetizzazione dei diritti. 
Nell’Accordo interconfederale del giugno 2011 firmato da CGIL-CISL-UIL e Confindustria,si prevede che i sindacati che rappresentano almeno il 5% dei lavoratori abbiano diritto di negoziazione con le associazioni di rappresentanza delle imprese a livello nazionale e decentrato. La FIOM-CGIL ha 358.722 iscritti nel 2011 (fonte: www.cgil.it), pari al 22% del lavoratori metalmeccanici per i quali il contratto nazionale è stato rinnovato. È anche il sindacato più rappresentativo del settore, essendo i lavoratori iscritti a FIM-CISL e UILM-UIL inferiori in numero (dichiarati 200.000 per la FIM e 90.000 per la UILM). Nonostante ciò la FIOM-CGIL non ha partecipato alle trattative, non essendo stata chiamata al tavolo del negoziato da Federmeccanica e Assistal, con la complicità degli altri due sindacati.
La cosa grave è che per la prima volta la FIOM-CGIL non è stata neanche invitata al tavolo delle trattative.  La motivazione avanzata è che la FIOM non avendo sottoscritto il contratto precedente, non sarebbe titolata a partecipare al suo rinnovo. Un pretesto assurdo che non ha alcun appiglio giuridico, ma che anzi si propone come uno sfregio all’articolo 39 della Costituzione Italiana in tema di diritti e libertà sindacali.
Non è corretto affermare che il rinnovo sottoscritto il 5 dicembre 2012 non sia stato firmato dalla FIOM, che quindi si sarebbe “tirata fuori” per l’ennesima volta. È una palese bugia. Semmai è evidente che neppure è stato chiesto alla FIOM di leggere l’ipotesi di accordo che rinnova il CCNL prima che fosse chiusa la negoziazione, essendo stata esclusa dalle trattative.  
Così il primo rinnovo di un contratto nazionale dopo l’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012 segna la prima tappa di un percorso pericoloso che va contro la democrazia sindacale e quindi non potrà mai tutelare a dovere i lavoratori.  Si muove nell’ambito di un accordo di sistema di relazioni sottoscritto tra alcune parti sociali e vistato dal Governo, ma senza la firma della CGIL, il maggiore sindacato italiano.


Si sta profilando una china scivolosa, con un nuovo squilibrio tra contrattazione nazionale e contrattazione decentrata, che, simulando di favorire la seconda, va demolendo il sistema dei diritti ottenuti in molti anni di battaglie.  Meditino i lavoratori e gli iscritti a FIM e UILM se convenga loro, tramite un ennesimo accordo separato, ridurre lo spazio del CCNL, ridimensionandolo grandemente.
Ciò che veniva realizzato con le deroghe al contratto nazionale, e con quanto previsto dal famigerato articolo 8 inserito nella legge finanziaria (legge 148) nell’estate 2011, approvato dal Parlamento su iniziativa del Governo Berlusconi (all’epoca quasi dimissionario) e mai cancellato dal Governo Monti, ora rischia di essere sancito dal primo rinnovo del contratto nazionale di lavoro in epoca di delocalizzazione delle nostre industrie.
La battaglia per un contratto nazionale decente e condiviso da tutti non può che continuare.
Questo accordo non ha valore perché non è vero che verrà sottoposto al voto di tutti i lavoratori (FIM e UILM hanno più volte dichiarato nei loro testi che avrebbero votato soltanto gli iscritti).
Si pensi che la loro piattaforma non è stata sottoposta a un regolare percorso di approvazione dei lavoratori; a Torino l’avranno votata si è no in 10 aziende, su centinaia e, per fare un esempio, per loro stessa ammissione su comunicati, in Alenia c.so Marche e Strada del Lionetto, fu votata da 100 lavoratori, sui circa 1600 aventi diritto.
Che senso ha votare su un contratto che sin dall’inizio non ha conosciuto un percorso democratico?
Non c’è nessuna garanzia sulla regolarità delle votazioni e delle operazioni di spoglio, in quanto FIM e UILM hanno rifiutato sia assemblee unitarie sia di formare commissioni elettorali con tutte le organizzazioni sindacali, che prevedano  un corretto e trasparente svolgimento.

Torino, 10 gennaio  2013



RSU FIOM CGIL ALENIA AERMACCHI

domenica 9 dicembre 2012

FIOM Torino: CCSL Fiat - comunicato FIM-UILM in risposta a FISMIC-UGL-ACQF





Il comunicato di Fismic-­Ugl-­Ass.Capi e Quadri Fiat:
Un grave errore! mette a rischio il contratto CCSL Fiat!

Il comunicato sindacale del 30.11.2012 a firma FISMIC, UGL e ASSOCIAZIONE CAPI E QUADRI FIAT è un grave errore e mette a rischio lo stesso rinnovo del contratto FIAT.
Decidere di assumere pubblicamente una posizione sulla trattativa, senza nemmeno parlarne con FIM-CISL e UILM-UIL, è inaccettabile sul piano negoziale e incomprensibile sul piano della correttezza dei rapporti tra le organizzazioni.

Insieme abbiamo definito una piattaforma di rinnovo e insieme abbiamo condotto il negoziato: in tutti e 5 gli incontri non sono mai emerse posizioni diverse e si è sempre mantenuta una posizione unitaria nella conduzione della trattativa, anche quando ci siamo trovati su posizioni opposte a quelle di FIAT.

E’ veramente singolare decidere unilateralmente di assumere posizioni di merito nella trattativa, che nei fatti abbandonano pezzi importanti delle richieste concordate tra di noi senza averle nemmeno discusse con le altre organizzazioni.
Quale motivo ha spinto queste organizzazioni ad avere questi comportamenti?

FIM-CISL e UILM-UIL ritengono sia indispensabile, prima di proseguire il negoziato, un immediato chiarimento nella delegazione sindacale al fine di concludere positivamente, nell’interesse dei lavoratori, il rinnovo entro il mese di dicembre 2012. Vorremmo inoltre precisare che se ci sono stati alcuni rinvii nelle date degli incontri, sono avvenuti su richiesta e per impegni della FIAT.

Come scritto nelle nostre richieste e come affermato unitariamente al tavolo negoziale è necessario:
  • Procedere agli aumenti salariali nei minimi per il triennio 2013-2014-2015;
  • Definire gli elementi della contrattazione salariale decentrata e di secondo livello ( WCM, premio di competitività, contrattazione di stabilimento);
  • Prevedere il consolidamento nei minimi salariali delle € 103,00;
  • Migliorare aspetti normative e diritti (diritto studio, turnazione, orario, ecc.).
Su Pomigliano è chiara fin dall’inizio la posizione di FIM e UILM: siamo indisponibili a licenziamenti, riteniamo indispensabile il rispetto degli accordi sottoscritti che impegnano la FIAT ad assumere tutti i dipendenti di FGA, nel contempo, stiamo valutando iniziative per valutare azioni contro le discriminazioni che potrebbero determinarsi per i nostri iscritti e per altri lavoratori.

Roma, 4 dicembre 2012
Segreterie Nazionali di FIM-CISL E UILM-UIL

venerdì 7 dicembre 2012

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - La FIM Cisl va all'attacco delle altre sigle del sì


dall'archivio de "La Repubblica" del 2 novembre 2012

La Fim Cisl va all'attacco
delle altre sigle del sì

Chiarle: "La nostra diversità? Noi le piattaforme le scriviamo, loro se le fanno scrivere"

di PAOLO GRISERI
 
NON è facile fare sindacato nella Fiat di Marchionne. Non lo è per chi viene escluso, come la Fiom-Cgil, ma non lo è nemmeno per chi ha firmato gli accordi e ora si trova a gestire una situazione complicata avendo alle spalle una solida storia sindacale, come la Fim-Cisl. LUNEDÌ scorso, nel salone Mario Operti della chiesa del Redentore, a Mirafiori Nord, Claudio Chiarle, segretario della Fim torinese, ha letto una dura e franca relazione aprendo l'assemblea nazionale della Cisl sulla Fiat. Lo ha fatto alla presenza del leader nazionale Raffaele Bonanni. Più che una relazione, un grido d'allarme: senza la Fiom in fabbrica, la Fim rischia di finire nel mirino dell'azienda come il sindacato più estremista. A tutto vantaggio di Uilm e Fismic che crescono in modo sospetto.
Chiarle parte dall'esito del voto per i delegati negli stabilimenti Fiat. La Fim è il primo sindacato, perché la Fiom è stata esclusa, anche se, aggiunge subito, "il dato dell'astensione a Torino dice che la roccaforte della Fiom non è stata scalfita, solo graffiata. La Fiom, anche senza i delegati, mantiene intatto il suo livello di consenso". E qui arrivano le prime note dolenti:
"La Fim - dice - ha mantenuto i suoi voti con qualche crescita. La differenza con Fismic e Uilm è che i nostri sono voti 'veri', voti della Fim". Frase pesantissima. Perché i voti del Fismic (il sindacato più vicino alle posizioni della Fiat) e quelli della Uilm non sono 'veri'? Chi ha aiutato e come questi sindacati
ad aumentare i consensi tra le tute blu? Chiarle insiste: "Dobbiamo porre particolare attenzione alla crescita di Fismic e Uilm, negli stabilimenti in cui non c'erano, in particolare il Fismic. Il Fismic ha tutta questa capacità senza 'aiuti'? ". Sembrerebbe, naturalmente è un'interpretazione, che il leader della Cisl torinese sospetti che la Fiat aiuti con voti e iscritti i due sindacati concorrenti. Così si chiede: "Quale modello sindacale propongono Fismic e Uilm? Fismic è un sindacato accondiscendente più che aziendalista ". Il fatto è spiega Chiarle che il Lingotto non vuole "il modello del sindacato partecipativo proposto dalla Fim. La Fiat non è antisindacale ma asindacale. Vuole un sindacato che limiti i conflitti e sostenga il consenso aziendale senza farlo partecipare ai processi decisionali ". Secondo il leader della Cisl torinese la Fiat "non vuole un sindacato che emerga, anzi lavora per il livellamento", il classico dividi et impera.
Ma l'allarme non finisce qui. C'è un nuovo campanello che suona: il rischio di essere vissuti come i nuovi estremisti: "Senza la Fiom - dice con franchezza Chiarle - viene a mancare una parte importante del nostro ruolo, quello di elemento di mediazione tra un sindacato conflittuale e i sindacati moderati/ aziendalisti". E qui viene l'attacco più duro alle altre organizzazioni firmatarie degli accordi con Marchionne: "Fismic e Uilm non hanno più bisogno della Fim che faccia da tramezzo. E neanche la Fiat. Anzi, la nostra capacità di essere sindacato partecipativo comincia a essere vissuta con fastidio perché la diversità tra noi e gli altri sindacati sta nel fatto che noi le piattaforme le scriviamo e loro se le fanno scrivere ".
Chi è l'amanuense che redige le piattaforme di Fismic e Uilm? La tesi della Fim è che i metalmeccanici della Cisl sono finiti nel cono d'ombra, rischiano di precipitare sul lato della lavagna dove il Lingotto mette i cattivi, una sorta di nuova Fiom da chiudere nell'angolo. Il pericolo è che, proprio per questa ragione, "la Fim e la Cisl abbiano perso la leadership della coalizione". Claudio Chiarle si ferma qui. Ma è evidente che la coalizione dei sindacati oggi presenti in Fiat è nata dall'esclusione della Fiom e per questo rischia di perdere per strada gli altri sindacati confederali fino a consegnare la rappresentanza in fabbrica al solo sindacato aziendalista, il Fismic.

(02 novembre 2012)

FIOM Torino: dall'archivio de "La Repubblica" - UILM querela FIM


dall'archivio de "La Repubblica" del 24/11/2012

Sindacati contro Peverati (Uilm) querela Chiarle (Fim)

IL SEGRETARIO generale della Uilm di Torino Maurizio Peverati ha depositato un atto di denuncia e querela, al Tribunale Ordinario di Torino, verso il segretario generale della Fim Torino, Claudio Chiarle. La pratica è seguita dall' avvocato Massimo Pozza del foro di Torino. Il motivo della querela sono alcune dichiarazioni rilasciate da Chiarle durante l' assemblea nazionale della Fim Cisl di Torino sul caso Fiat del 29 ottobree riportate da «Repubblica» Torino sotto il titolo «La Fim all' attacco delle altre sigle del sì: filoaziendalisti". «Le frasi di Chiarle - spiega Peverati - oltre a danneggiare la nostra immagine e credibilità ingenerano sospetti sull' operato della mia organizzazione delegittimandola agli occhi dei cittadini e degli associati. La Uilm che rappresento non può accettare tutto questo. Ogni giorno centinaia di nostri delegati si impegnano per rappresentare i lavoratori su tutto il territorio piemontese, quelle frasi hanno sminuito e adombrato il loro impegno. Proprio in tempi così difficili dal punto di vista economico occorrerebbe un maggior senso di responsabilità invece di soffiare sul fuoco della tensione che già cova all' interno di alcune fabbriche».

24 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

FIOM: MetaSalute



DICONO DI VOLER TUTELARE 
LA SALUTE
poi non vogliono pagare i primi tre giorni di malattia,
propongono la sanità integrativa e non ne spiegano i rischi


In queste settimane, mentre Fim e Uilm si presentano in alcune aziende per propagandare Metasalute, molte aziende si fanno carico di distribuire a tutti i lavoratori, con la busta paga di ottobre, il foglio informativo e i moduli di iscrizione: si tratta di un Fondo sanitario integrativo su base nazionale a cui Fim, Uilm e Federmeccanica chiamano a concorrere sia le imprese aderenti che i singoli lavoratori. 

I propagandisti delle altre Organizzazioni sindacali, muniti di materiale illustrativo patinato, presentano Metasalute come una opportunità e nascondono le conseguenze e i pericoli che comporta aderire a un Fondo nazionale di categoria in assenza di una discussione trasparente e con quelle caratteristiche. 

Fim e Uilm non spiegano ai lavoratori che:
  • un fondo sanitario di dimensione nazionale rende difficile, se non impossibile, forme di controllo dirette dei lavoratori sulle finalità e sulle prestazioni; sarebbe invece necessario sostenere i fondi sanitari territoriali e aziendali già attivi o che si potrebbero istituire;
  • le imprese hanno la possibilità di aderire anche in presenza di accordi per la sanità integrativa già sottoscritti a livello aziendale, con la conseguenza che le imprese chiederanno a sindacato e lavoratori di rinunciare ai loro fondi aziendali, più trasparenti nella gestione della risorse e più soddisfacenti per la qualità delle prestazioni sanitarie integrative garantite, con il rischio concreto della loro cancellazione;
  • oggi non sono chiari né l'equilibrio fra contribuzione e prestazioni né, in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scaricheranno sui lavoratori che aderiscono;
  • Metasalute è un costo contrattuale che pagano i lavoratori perché Federmeccanica e le aziende hanno già decurtato dagli irrisori aumenti contrattuali del 2009 il costo dell'avvio del fondo e decurteranno i prossimi costi dagli aumenti contrattuali futuri. 
Fim e Uilm, incentivando la tendenza in atto a smantellare il sistema sanitario pubblico a favore della sanità privata, si propongono di sostituire le prestazioni sanitarie pubbliche con una prestazione privata tutta da verificare e nello stesso tempo sono disponibili a mettere in discussione un diritto contrattuale certo e in vigore come il pagamento dei primi tre giorni di malattia, oltre ad aumentare gli orari di lavoro e a non erogare a tutti i lavoratori i minimi salariali definiti dal Ccnl.

La Fiom non accetterà l’applicazione di un Contratto svuotato di ogni valore; invita le lavoratrici e i lavoratori a non aderire a Metasalute e a esigere, anche sul tema, chiarezza, trasparenza e confronto in assemblee unitarie sui luoghi di lavoro.

La Fiom ritiene necessario aprire vertenze per raggiungere intese aziendali e/o territoriali, sviluppando e generalizzando esperienze e accordi esistenti, dove risultino evidenti:

  • la difesa del sistema sanitario pubblico e la richiesta di prestazioni sanitarie integrative,
  • la definizione e l'integrazione delle prestazioni integrative con i sistemi sanitari regionali che sono tra loro diversi,
  • le forme di partecipazione e di controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.






Roma, 31 ottobre 2012 

venerdì 20 luglio 2012

Punto Fiom nr.8 - 18 luglio 2012





PuntoFiom 8/2012
18 luglio 2012

redazione: Claudio Scarcelli
grafica e impaginazione: Alessandro Geri
Corso Trieste, 36 - 00198 Roma

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inviare una e-mail puntofiom@fiom.cgil.it

Federazione Impiegati Operai Metallurgici


Il Contratto è dei lavoratori
Federmeccanica ha deciso di avviare una trattativa separata per il Ccnl. La Fiom si mobilita per il rispetto degli accordi.

La scelta di Federmeccanica di aprire lunedì 23 luglio un tavolo separato solo con Fim e Uilm per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro è illegittima e discriminatoria.

Esclude la Fiom, il sindacato di gran lunga più rappresentativo della categoria per numero di iscritti e voti nelle elezioni delle Rsu.
Alle lavoratrici e ai lavoratori è negato il diritto alla rappresentanza plurale e democratica.

Federmeccanica sceglie di violare palesemente l'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato dalla Cgil, rappresentata nei metalmeccanici dalla Fiom.

È una scelta sbagliata perché il Ccnl è lo strumento di tutela e garanzia generale, con regole democratiche e condivise mentre la decisione di Federmeccanica, continuando nella pratica distruttiva degli accordi separati, impedisce la ricostruzione di un contratto nazionale unitario.

In realtà Federmeccanica per estendere il modello Fiat sceglie di tener fuori i lavoratori dalla trattativa al fine di peggiorare le loro condizioni; infatti Federmeccanica ha presentato la sua piattaforma per il rinnovo del Ccnl e l'accordo si fa solo se:
  • persino i minimi salariali diventano non garantiti a tutti;
  • aumenta l'orario di lavoro fino a far diventare obbligatorie le 250 ore di straordinario;
  • si recepiscono tutte le norme di Legge dall'art.8 sulla derogabilità di Legge e contratti fino alle recenti norme sul mercato del lavoro;
  • si mette in discussione il pagamento dei primi tre giorni di malattia.
Insomma solo se è utile alle aziende.

Fim e Uilm hanno chiesto a Federmeccanica l'incontro separato secondo una logica opposta alla nostra.

La Fiom vuole un Ccnl per le lavoratrici e i lavoratori e non per legittimare le organizzazioni sindacali e nella contrattazione aziendale costruiamo piattaforme unitarie solo dove si garantisce il voto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Sono indispensabili regole democratiche per l'approvazione degli accordi a tutti i livelli e per la certificazione della rappresentanza.

In difesa della democrazia nei luoghi di lavoro
In difesa di un vero Ccnl
Contro il peggioramento delle condizioni e dei diritti

La Fiom indice per lunedì 23 luglio una giornata di mobilitazione dei metalmeccanici con fermate in sciopero per presidi davanti alle Unioni Industriali, davanti alle aziende e assemblee nei luoghi di lavoro.


La piattaforma Fiom. Il testo integrale
La piattaforma Fiom è stata varata dall’Assemblea di Cervia del 22-23 settembre 2011 e approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori metalemeccanici del referendum del 25, 26 e 27 ottobre 2011

PREMESSA DI CONTESTO

La gravissima crisi finanziaria economica e sociale che sta investendo il nostro paese, l'Europa e il sistema a livello globale, è utilizzata dal Governo, con il consenso della Confindustria, per un attacco senza precedenti ai diritti sociali e di cittadinanza, al lavoro e all'esistenza stessa della contrattazione collettiva e delle leggi a tutela del lavoro. Del resto, la pratica degli accordi separati, le scelte della Fiat e da ultimo l'articolo 8 inserito dal Governo nella manovra finanziaria, sono i concreti atti contro cui ci siamo mobilitati e dovremmo continuare a farlo con tutti gli strumenti, anche giuridici,e di mobilitazione democratica a disposizione, per poter conquistare un vero contratto nazionale non derogabile, affermare la democrazia nei luoghi di lavoro fino all'approvazione di una legge sulla rappresentanza, che sancisca il diritto di voto delle lavoratrici e dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi, ripristinare il diritto del lavoro e la piena attuazione dei princìpi della nostra Costituzione.

In questo quadro, stante la peculiare caratteristica duale dell'economia del Paese, il Mezzogiorno rischia di pagare un prezzo doppio: perché si stanno allargando velocemente i divari territoriali, anche in conseguenza delle scelte politiche compiute dal Governo in questi anni; e perché gli stessi divari, in assenza di politiche di sviluppo dedicate, rischiano di perpetuarsi anche in una fase di ripresa dell'economia.

In tale ambito, è prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà, il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro Paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà.

E' necessario un nuovo intervento pubblico nell'economia, anche per valorizzare i beni comuni, una redistribuzione della ricchezza verso il lavoro, un nuovo patto fiscale che riduca il peso fiscale sul lavoro, che tassi la rendita, le transazioni finanziarie e istituisca un'imposta sui patrimoni e la lotta all'evasione fiscale.

E' l'esatto contrario di quanto fatto dalla manovra inaccettabile e sbagliata del Governo contro cui il 6 settembre, in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil, la maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati ha riempito le piazze di tutta Italia.

Emergono tutti i limiti di una Europa costruita solo sulla moneta segnata da una politica liberista delle istituzioni Europee e della Banca centrale europea, volte ad eliminare attraverso i pacchetti di austerità il modello sociale europeo.

Serve un'azione politica e sindacale di sostegno alle lotte sociali in Europa in difesa dei diritti e del modello sociale europeo che include storicamente la contrattazione collettiva.

La riconquista del Contratto, per queste ragioni, assume il valore di difesa del lavoro e l'occupazione in contrasto con il disegno secondo cui per investire in Italia bisogna cancellare diritti, contratti e leggi di cui la Fiat è stata apripista. La riorganizzazione del nostro sistema industriale e manifatturiero deve avvenire affermando il valore del Contratto nazionale e rilanciando gli investimenti pubblici e privati, le azioni di ricerca e sviluppo, piani straordinari di formazione finalizzati a una conversione ecologica del prodotto e del sistema sociale.

Democrazia, rappresentanza, validità ed effettività del Ccnl e dei Contratti aziendali
A partire dalla reale situazione in essere nella nostra categoria, ad integrazione dell'attuale regolamentazione definita nel Ccnl in materia di elezione della Rsu e di titolarità contrattuale, al fine di superare la pratica degli accordi separati, tramite la definizione di regole condivise e vincolanti per tutte le parti si propone in via prioritaria di giungere ad una intesa tra Fim, Fiom, Uilm e parti datoriali allo scopo di:
  • confermare le Rsu quale soggetto titolare con le organizzazioni sindacali della contrattazione aziendale;
  • procedere, tramite una tornata elettorale generalizzata, alla rielezione nei luoghi di lavoro delle Rsu anche ai fini di misurare la reale rappresentanza di ogni singola organizzazione e di definire un sistema di certificazione degli iscritti;
  • prevedere che la validità e l'efficacia del Contratto nazionale sia sancita, oltreché dalla sottoscrizione di organizzazioni sindacali che rappresentino per numero di voti e iscritti la maggioranza della rappresentanza certificata nella categoria, dal pronunciamento vincolante - tramite voto referendario - della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori;
  • prevedere che tale diritto di espressione di voto, in caso di diverse valutazioni, sia realizzabile su richiesta di una delle organizzazioni sindacali e/o se richiesto con raccolta di firme certificate dal 5% delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti;
  • prevedere che tale procedura, per la l'intera durata del Ccnl, sia valida e vincolante anche per gli accordi aziendali;

PARTE NORMATIVA 
Si richiede che nel rispetto di un modello contrattuale fondato su due livelli venga sancito che le normative e i minimi salariali del Contratto collettivo nazionale di lavoro non sono derogabili né a livello aziendale né a livello territoriale.
Il secondo livello - aziendale, di sito produttivo, territoriale, di filiera - ha carattere integrativo anche su materie rinviate dal Contratto nazionale.

Come previsto nel Contratto nazionale del 2008, viene data la disponibilità a definire discipline specifiche per i settori dell’informatica e delle installazioni che rispondano alle particolari modalità della prestazione di lavoro anche attraverso una norma di rinvio alla contrattazione aziendale.

Procedure di informazione e confronto preventivo
Prevedere diritti di informazione e confronto preventivo, fin dalla fase di ideazione in materia di politiche industriali, investimenti, nei processi di modifica delle modalità lavorative, dei modelli organizzativi, di ristrutturazione e trasformazione dell’impresa. Su tali materie è previsto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e le rsu, che potranno esercitare il diritto di proposta, anche avvalendosi di competenze professionali esterne. Tale confronto potrà essere attivato sia da parte aziendale che sindacale.
A fronte dell’attivazione di un tale sistema di partecipazione negoziata a livello aziendale, potrà essere concordato, con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercate le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali.

Diritti di informazione
Prevedere informazioni su misure e progetti finalizzati a piani di risparmio, efficienza e uso razionale di tutte le risorse e fonti energetiche, per una maggiore sostenibilità ambientale nei cicli produttivi e nell’intero ciclo di vita dei prodotti.

Mercato del lavoro e precarietà
Oltre a confermare che “il rapporto di lavoro normale nell’industria metalmeccanica è il Contratto di lavoro a tempo indeterminato”, alle normative e ai rinvii negoziali previsti dal Ccnl 20 gennaio 2008 relative ai lavori atipici, vanno introdotte le seguenti integrazioni e modifiche:
  • i rapporti di lavoro atipici utilizzati nell’industria metalmeccanica sono il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione a tempo determinato, il contratto di lavoro part-time;
  • in ogni caso per tutti i rapporti di lavoro attivati deve essere erogata la medesima retribuzione oraria globale di fatto, a parità di mansione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale applicata;
  • a livello aziendale e/o di gruppo, per i lavoratori con rapporti di lavoro atipici, viene definito un bacino con regole certe finalizzate alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
  • in relazione alla stabilizzazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, come prevista dal Ccnl 2008, si richiede una riduzione a 24 mesi per i contratti a termine, per i contratti di somministrazione e anche nel caso di un utilizzo in tale periodo nella stessa azienda delle due tipologie contrattuali.
  • ai lavoratori atipici, al termine del rapporto di lavoro, va erogata una indennità pari al 25% del monte retributivo percepito dal lavoratore per il periodo di permanenza in azienda.
Appalto e subappalto
Si rivendica la responsabilizzazione diretta dell’azienda appaltante su tutta la filiera dell’appalto e del subappalto, per tutti gli aspetti normativi, di trattamento retributivo, di tutela della salute e della sicurezza.
Nel caso di cambio dell’azienda appaltatrice i lavoratori interessati avranno diritto all'assunzione nell’impresa appaltante senza periodo di prova, alle stesse condizioni economiche e normative.

Difesa dell’occupazione
Si richiede il blocco dei licenziamenti ed il conseguente ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a partire dall'estensione dei contratti di solidarietà finalizzati anche alla stabilizzazione di giovani precari/e.

Contrattazione degli orari di lavoro
Si richiede:
  • la riduzione dell’orario di lavoro a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e l’istituzione di squadre aggiuntive oltre i 15 turni o, nel caso di lavori più disagiati, attraverso l’aumento delle pause;
  • la cancellazione dei requisiti di anzianità aziendale e anagrafica per il riconoscimento del giorno aggiuntivo di ferie previsto dall’articolo 10 della sezione quarta titolo III del Ccnl 2008 e relativa norma transitoria;
  • ferme restando le quantità previste dal Ccnl 2008 sugli orari plurisettimanali e sulle quote esenti del lavoro straordinario, la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, ne potrà definire diverse modalità di utilizzo e distribuzione.

Inquadramento
In relazione a quanto previsto dalla “dichiarazione allegata al Ccnl 2008 sul sistema di inquadramento”, si prevede la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, potrà intervenire a implementare il sistema di inquadramento in rapporto alla formazione e alle professionalità.

Diritti
Va previsto l’impegno di tutte le aziende a definire un programma di formazione e aggiornamento professionale, universale e obbligatorio per tutti i dipendenti, che garantisca la non discriminazione nei percorsi di sviluppo professionale da realizzare con modalità da definire a livello aziendale.
In questo ambito vanno implementati i corsi di lingua italiana per stranieri, prevedendo anche che le parti si attivino presso il ministero della Pubblica Istruzione per l’utilizzo di strutture e fondi pubblici per la loro realizzazione e attraverso il pieno utilizzo di tutti gli strumenti contrattualmente previsti.
Prevedere che a livello aziendale, per eliminare iniziative e/o pratiche aziendali che determinano i differenziali e le discriminazioni indirette, possano essere negoziati piani per la parità salariale e professionale tra uomini e donne con obiettivi da verificare annualmente attraverso un bilancio di parità di genere.

Salute e sicurezza
L’apposita commissione prevista nel Ccnl 2008 deve operare la piena applicazione dell’articolo 36 del Testo Unico e specifici impegni di formazione e informazione nelle lingue meglio conosciute dai lavoratori.
Nella valutazione dei rischi e delle politiche di prevenzione va inserita l’analisi dei rischi per la salute riproduttiva con particolare attenzione alle sostanze, ai ritmi, alle posture e al lavoro notturno e l'analisi dei rischi per lo stress da lavoro correlato.
Va prevista un’ora aggiuntiva di assemblea retribuita sui temi della salute e della sicurezza.

Fondo nazionale per la sicurezza del lavoro e le tutele sociali.
Va istituito un fondo nazionale, anche a integrazione delle risorse pubbliche, per interventi e iniziative, da definire anche a livello aziendale e/o territoriale, a favore della qualità e sicurezza del lavoro e a sostegno delle cosiddette politiche del welfare (congedi parentali e assistenza dei non autosufficienti).

Salario
Nel riaffermare il ruolo del contratto nazionale per la difesa e l’incremento del valore reale dei salari va rivalutato il valore del punto previsto dal ccnl del 2008.
Si richiede per il rinnovo del Ccnl nel triennio 2012-2014 un aumento dei minimi tabellari contrattuali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro retribuzione di fatto, nella misura di 206 euro mensili, al 5° livello, parametrati come da tabella, a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto delle retribuzioni a decorrere da 1/1/2012.

Vanno definiti meccanismi annui certi di recupero nel corso della vigenza contrattuale.
Tale aumento va erogato anche nel caso in cui le lavoratrici e i lavoratori siano coinvolti dalla cassa integrazione.Va concordata la possibilità di detassazione per il lavoratore e per l’impresa richiedendo congiuntamente al Governo un apposito provvedimento.
Si richiede di elevare il valore dell’elemento perequativo a 600 euro annui. Tale elemento deve essere soggetto a completa detassazione e deve essere erogato anche nel caso di periodi di cassa integrazione.Si richiede l’incremento dell’indennità quadri del 10,4%.
Si richiede la rivalutazione del contributo a carico delle imprese in relazione alla previdenza integrativa da definire nel corso della durata del Ccnl.
Si richiede di prevedere una quota volontaria di contribuzione contrattuale per le lavoratrici e i lavoratori non iscritti ad alcun sindacato attraverso le modalità della delega positiva.

RICHIESTE SALARIALI PER I CCNL UNIONMECCANICA E COOPERATIVE




LINEE GUIDA PER IL RINNOVO DEL CCNL 15 OTTOBRE 2009
L’industria metalmeccanica sta attraversando la crisi più grave e prolungata della sua storia. La sopravvivenza stessa di una larga parte delle sue imprese è messa a repentaglio.

Dal 2007 al 2011 il valore aggiunto settoriale è diminuito di oltre 10miliardi di euro con un minor impiego di lavoro equivalente a circa 260mila occupati. Nel quadriennio le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 12,7% rispetto all’8,5% del costo-vita e al 3,9% dei prezzi alla produzione; la quota dei redditi da lavoro sul valore aggiunto è aumentata di oltre cinque punti percentuali e il costo del lavoro per unità di prodotto si è incrementato del 9,6% ampliando così il già pesante gap competitivo con i nostri principali concorrenti.
Dopo un breve periodo di ripresa, dalla metà dello scorso anno si è riavviata la spirale recessiva che non accenna a rallentare. Nel primo quadrimestre di quest’anno la produzione industriale del settore metalmeccanico è diminuita del 2,3% sul quadrimestre precedente, del 5,6% sullo stesso periodo del 2011 e del 27,6% sul primo quadrimestre del 2008; le ore di Cassa Integrazione autorizzate corrispondono a 186mila lavoratori a tempo pieno.
Le previsioni relative a produzione ed occupazione per l’anno in corso segnalano attese di ulteriori diminuzioni.
Pesano sulla crisi nuove emergenze (dal credit crunch al ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione) che si sommano agli handicap storici del Paese (fisco oppressivo su imprese e lavoro, burocrazia asfissiante e inefficiente, carenza di infrastrutture materiali e immateriali, etc.).
In questa situazione, già di per sé drammatica, si è ora aggiunto il gravissimo sisma che ha colpito un’area che rappresenta, per quantità e qualità, uno dei principali gangli vitali dell’industria metalmeccanica italiana.
Da questo inedito e drammatico contesto non può prescindere la imminente trattativa per il rinnovo del CCNL 15 ottobre 2009 al cui proposito la Giunta di Federmeccanica, nella sua riunione odierna, ha approvato il presente documento elaborato a partire dalle indicazioni emerse dall’Incontro Nazionale dei Direttivi Metalmeccanici del febbraio scorso. 

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Le relazioni industriali, il cui principale strumento è la contrattazione, rivestono un ruolo essenziale per il miglioramento dei livelli di produttività e competitività aziendale e di sistema.
Da qualche anno è in atto un processo di cambiamento nei sistemi contrattuali di tutti i paesi europei che rafforza il ruolo della contrattazione aziendale e modifica quello della contrattazione nazionale.
Anche l’Italia si è mossa in questa direzione sia in termini di regole contrattuali che di stabilizzazione dei rapporti tra organizzazioni di rappresentanza (Accordi Interconfederali del 15 aprile 2009 e del 28 giugno 2011).
Tuttavia si tratta di un processo in divenire che deve essere monitorato nei risultati che produce e, laddove necessario, completato.
Nel settore metalmeccanico, il CCNL 15 ottobre 2009 e le successive intese ad esso collegate hanno introdotto innovazioni importanti che consentono e favoriscono il desiderato accrescimento di ruolo del livello aziendale (Derogabilità del Ccnl, Linee Guida per il salario variabile nelle aziende di minori dimensioni, Norme specifiche per il comparto auto).
In un’ottica di Relazioni Industriali cooperative e non conflittuali sono stati valorizzati gli strumenti di welfare contrattuale rafforzando la previdenza complementare (Cometa) e avviando il fondo di categoria per l’assistenza sanitaria (MétaSalute).
Il CCNL 2009, tuttavia, non ha trovato la condivisione della Fiom che non lo ha firmato.
Ora siamo alla vigilia della scadenza del contratto che, alla luce della situazione precedentemente descritta, si colloca in un contesto di estrema difficoltà per le imprese e per l’occupazione.
Mai come in questo momento è valido il principio secondo cui la contrattazione collettiva, e nella fattispecie il contratto nazionale di lavoro, è utile se è funzionale all’accrescimento della produttività e della competitività delle imprese; per questo motivo il contratto non deve essere rinnovato a tutti i costi ma solo qualora in grado di dare risposte positive alle necessità delle imprese senza mai dimenticare che è dal successo delle imprese che dipende l’occupazione e il benessere dei lavoratori.
Per quanto concerne gli aspetti salariali del contratto si deve perseguire un obiettivo di coerenza tra oneri economici a carico delle imprese e le loro condizioni produttive e di mercato definendo criteri di flessibilità nell’applicazione delle regole vigenti e innovando rispetto a prassi consolidate ma non più attuali. Occorre anche perseguire il superamento di tutti i residui automatismi salariali, con particolare riferimento agli aumenti periodici di anzianità, ampliando così gli spazi per politiche di valorizzazione del merito individuale.
Per quanto concerne il regime degli orari l’obbiettivo è quello di aumentare e rendere più flessibili sia le ore di effettiva prestazione individuale che degli impianti. Si tratta, da un lato, di avvicinare, fino a far coincidere, le ore effettivamente lavorate con quelle contrattualmente dovute, anche sfrondando e razionalizzando tutto ciò che incide sulla prestazione effettiva, e, dall’altro, di rendere di semplice applicazione ed esigibilità la flessibilità dell’orario nell’ambito delle previsioni di legge. Il contratto nazionale deve anche favorire l’adozione a livello aziendale di schemi di orario che consentano il massimo utilizzo degli impianti permettendo, ferme restando le ore di lavoro dei singoli lavoratori, il funzionamento degli stessi fino a 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana.
La modalità principale per avvicinare le ore di prestazione effettiva a quelle contrattuali consiste nella drastica riduzione dell’assenteismo, in particolare quello determinato da assenze per malattia di breve durata, che comporta costi diretti a carico delle imprese per la parte della retribuzione non indennizzata dall’Inps e gravi diseconomie organizzative soprattutto nelle imprese di minori dimensioni. Mantenendo le tutele per le malattie gravi, occorre rivedere il trattamento relativo ai primi tre giorni di malattia (carenza) che, come noto, è oggi di esclusiva disciplina contrattuale e non di legge.
Anche le ore di straordinario attualmente previste dal contratto (200/250 annue) debbono essere rese effettivamente disponibili per le aziende, senza defatiganti trattative, anche nella giornata del sabato.
Le innovazioni in termini di prestazione individuale e di flessibilità gestionale degli orari dovranno affermare un principio di stretta corrispondenza tra prestazione di lavoro e relativo trattamento retributivo.
Con il prossimo contratto dovranno essere semplificate le già previste procedure di derogabilità tenendo anche conto delle innovazioni, introdotte successivamente al nostro accordo del 29 settembre 2010 sia dall’Accordo Interconfederale che dalla legge, che hanno riguardato sia le regole di definizione degli accordi aziendali che la loro efficacia soggettiva.
Più in generale, occorre definire soluzioni che rendano la contrattazione aziendale sempre meno subordinata a quella nazionale seppur con essa coordinata. Così come dovrà essere mantenuta al contratto nazionale la prerogativa di strumento esaustivo per il governo delle relazioni di lavoro in azienda in tutte quelle imprese che non hanno né contrattazione aziendale né rappresentanze sindacali e che quindi necessitano di norme contrattuali direttamente applicabili.
Il testo del prossimo contratto dovrà essere ulteriormente semplificato e adeguato alle innovazioni legislative in tema di lavoro, recenti (riforma delle pensioni) e di prossima emanazione (mercato del lavoro); a cominciare dal demando relativo alla definizione delle ulteriori ipotesi di ricorso ai contratti di somministrazione.
La competizione globale è fortissima e debbono essere usati tutti gli strumenti utili (tarati sugli standard europei) per non rimanerne schiacciati.
Produttività, flessibilità, qualità, controllo dei costi ed equità distributiva costituiscono i principi fondanti della prossima stagione contrattuale e Federmeccanica intende perseguirli insieme alle organizzazioni sindacali che questi ineludibili principi condividono.
Nelle condizioni date, o questi principi troveranno adeguata realizzazione oppure Federmeccanica non riterrà utile concludere alcun accordo di rinnovo del contratto nazionale.
Con Fim e Uilm in questi anni è stato compiuto un percorso comune che ha consentito innovazioni importanti per le imprese e per i lavoratori. La Fiom si è trincerata in una posizione di contestazione a tutto campo incapace di produrre il minimo frutto in termini di concreta pratica negoziale.
Tuttavia Federmeccanica non intende rinunciare a priori ad un Ccnl sottoscritto da tutti i sindacati più rappresentativi della categoria. Certamente, però, non potremo accettare di aprire il confronto su piattaforme che disconoscono il vigente Ccnl 15 ottobre 2009 che è quello che ci accingiamo a rinnovare.
Quale che sia il contenuto del contratto, resta aperto il “drammatico” problema della sua esigibilità; su tale questione, in assenza di una disciplina di legge relativa all’applicazione erga omnes del contratto nazionale, sarà compito delle parti definire una disciplina pattizia che individui principi, regole e sanzioni a carico della parte eventualmente inadempiente.
Bergamo, 22 giugno 2012




Il carteggio Fiom-Federmeccanica