UN BUON ACCORDO?!?
Pochissimi soldi, peggiori condizioni di lavoro, monetizzazione e svendita dei diritti e nessuna democrazia. Questi gli esiti dell’accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, firmato il 5 dicembre 2012 da FIM e UILM.
Sulla falsariga del pessimo Accordo sulla Produttività (sottoscritto il 21 novembre scorso tra Governo Monti e alcune parti sociali, ma non dalla CGIL) si è verificata così l’ennesima frattura ad opera di FIM e UILM, Federmeccanica e Assistal, con la firma di un accordo separato per il rinnovo triennale 2013-2015 del contratto nazionale (CCNL) dei metalmeccanici.
Purtroppo, come per l’accordo separato del 15 ottobre 2009 per il triennio 2010-2012, organizzazioni minoritarie quali FIM e UILM, si sono rese responsabili di infrangere un equilibrio democratico che era stato possibile con l’accordo unitario del CCNL metalmeccanici del 28 gennaio 2008, l’ultimo firmato da tutte le sigle sindacali.
Sul piano retributivo, come spiegheremo meglio e in dettaglio le esigue cifre previste dall’accordo separato:
- contribuiscono ad allargare la forbice sociale a discapito dei lavoratori;
- non compensano e non pongono rimedio alla perdita progressiva di potere d’acquisto dei salari, considerando che l’indice IPCA del 2011 era del 2.9% e che l’aumento percentuale previsto dal contratto per il 2013 è di poco superiore al 2%;
- sono lontanissime dalle regole di minime garanzie economiche dei Protocolli tra Governo e parti sociali del luglio 1993, concepite per limitare i danni derivanti ai salari dalla cancellazione della scala mobile.
Abbiamo valutato l’impatto dei minimi contrattuali previsti. Nella migliore delle ipotesi (un primo calcolo minimo e ottimistico), considerata l’attuale inflazione reale in aumento, certificata dall’ISTAT, l’insufficienza economica dell’accordo separato si potrebbe sintetizzare nella seguente tabella, dove i valori annuali sono stati calcolati considerando l’indice IPCA attuale (3%) per tutti e tre gli anni:
Carenza degli aumenti nel triennio:
differenza tra aumento del contratto separato e indice IPCA al 3%
| LIVELLO | dall'1-1-2013 | dall'1-1-2014 | dall'1-1-2015 | totale minimo mancante nel triennio a coprire il delta dovuto all'inflazione attuale corrente |
1° | -198,55 | -131,79 | -106,29 | -965,52 |
2° | -198,94 | -119,73 | -88,71 | -925,00 |
3° | -195,14 | -100,71 | -62,70 | -849,54 |
4° | -197,31 | -97,13 | -56,64 | -842,83 |
5° liv. | -200,16 | -89,81 | -45,06 | -825,15 |
5°s | -197,60 | -74,85 | -24,62 | -767,11 |
6° | -211,70 | -79,82 | -25,71 | -820,46 |
7° e Q | -219,63 | -73,57 | -13,40 | -819,43 |
Chi ha vissuto crisi aziendali quali quelle Aeritalia del 1992-96 sa quanto importante sia un contratto nazionale di categoria. Per 12 anni, tra il 1988 e il 2000, i colleghi presenti in questa azienda non conobbero alcun aumento derivante da contrattazione integrativa aziendale e le uniche cifre di aumento furono garantite dal CCNL. Chi sceglie di indebolire la contrattazione nazionale in periodi di crisi economica come questa si rende responsabile dell’impoverimento di migliaia di famiglie nel Paese.
Solo per fare un esempio della miseria dei contenuti dell’accordo, per i lavoratori dipendenti di imprese in cui non esista la contrattazione di secondo livello è previsto un aumento, per la voce detta perequativa, di 30 euro annui sotto forma di salario accessorio, da 455 a 485 euro lordi annuali.
Gli aumenti sono insufficienti al mantenimento del potere d’acquisto dei salari, in quanto collegati al meccanismo di indicizzazione previsto dall’accordo separato del gennaio 2009 tra Governo, CISL, UIL e Confindustria, non sottoscritto dalla CGIL, perché i calcoli vengono fatti sulla base dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA (calcolato trascurando gli aumenti sui beni energetici), che come è noto non tutela appieno il potere d’acquisto del salario.
Nel periodo 2010-2012, il tasso di inflazione IPCA per i beni e servizi di consumo è stato superiore al 7%, con media annuale superiore al 2%, dati provvisori Istat (http://www.istat.it/it/archivio/75904), per cui l’aumento delle retribuzioni di questo contratto copre a malapena l’inflazione misurata dall’indice IPCA per il triennio passato. Ma è di pochi giorni fa la notizia che l’ISTAT ha ricalcolato l’inflazione dell’ultimo anno e il valore è già salito al 3%.
Se così fosse, l’accordo equivale un po’ al gioco delle tre carte:
- da un lato non prevede una crescita delle retribuzioni reali del lavoro se comparate all’inflazione passata
- dall’altro non implica un reale aumento delle retribuzioni per un guadagno di produttività del settore metalmeccanico nel periodo in quanto implica uno spostamento della quota del salario da contratto nazionale al contratto aziendale o territoriale, come indicato nel recente Accordo di produttività del novembre 2012.
Ma ci sono altre trappole. Gli aumenti sono miseri e in buona parte non sono affatto certi.
Nell’ipotesi di accordo per i metalmeccanici del 5 dicembre 2012 viene dichiarato che, per favorire accordi per l’incremento di produttività ed eventualmente fruire dei benefici fiscali e contributivi che saranno definiti dal Governo in relazione all’Accordo del 21 novembre 2012, “potrà essere stabilita una diversa decorrenza della seconda e della terza tranche di aumenti minimi con spostamento in avanti fino a dodici mesi.”
Per una scelta di combinazioni “perverse”, a seguito della firma separata dell’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012, una quota di salario regolata dal contratto nazionale passa al contratto decentrato, e tale quota da certa diventa incerta.
Indipendentemente dall’ipotesi dell’Accordo di Produttività di cui sopra emerge comunque che l’aumento retributivo che il nuovo CCNL prevede si limita all’ammontare indicato con la prima tranche, in quanto la seconda e la terza tranchepossono essere posticipate fino a 12 mesi non garantendo più i minimi contrattuali. Quindi si tratta di 35 euro per il 5° livello, pari a un incremento di circa il 2% rispetto ai minimi contrattuali precedenti. Questa quota è ben al di sotto del tasso di inflazione del triennio, o, in alternativa, non è evidente che copra lo scostamento tra inflazione programmata ed inflazione effettiva. Il resto è infatti di pertinenza del livello decentrato. Anche per questa ragione non ci pare errato affermare che il valore del contratto nazionale è di molto ridimensionato.
Accordo separato 5 dicembre 2012 incrementi mensili (2ª e 3ª tranche non garantite; salario incerto) | LIVELLO | dall'1-1-2013 Incremento mensile | dall'1-1-2014 Incremento mensile (non garantito) | dall'1-1-2015 Incremento mensile (non garantito) | totale nel triennio Incremento mensile |
1° | 21,88 | 28,13 | 31,24 | 81,25 |
2° | 25,59 | 32,91 | 36,56 | 95,06 |
3° | 30,19 | 38,81 | 43,13 | 112,13 |
4° | 31,94 | 41,06 | 45,63 | 118,63 |
5° liv. | 35,00 | 45,00 | 50,00 | 130,00 |
5°s | 38,72 | 49,78 | 55,31 | 143,81 |
6° | 41,56 | 53,44 | 59,39 | 154,39 |
7° e Q | 45,94 | 59,06 | 65,63 | 170,63 |
Sul piano normativo l’ipotesi di accordo per il CCNL dei metalmeccanici prevede interventi che modificano alcune tutele per i dipendenti attribuendo alla trattativa di secondo livello maggiore autonomia delle parti su alcuni istituti, e soprattutto lasciandone alla parte datoriale la gestione, che prima era oggetto di contrattazione.
L’accordo separato si profila come un chiaro attacco al trattamento economico dei lavoratori in malattia. Pur migliorando gli eventi di malattia lunga, nel caso di malattie brevi ripetute (quelle di durata entro i 5 giorni) il trattamento economico per i primi 3 giorni di malattia sarà retribuito al 100% per i primi tre eventi morbosi in un anno, al 66% per il quarto periodo, ed al 50% per il quinto periodo ed oltre. Viene introdotto in tal modo una penalizzazione decisamente più forte rispetto alla normativa precedente che prevedeva dopo il settimo evento morboso nel triennio, un meccanismo di calcolo che raddoppiava i conteggi dei giorni relativi al comporto, tutelando maggiormente le malattie brevi.
Sarà bene perciò che le persone tengano presente che dal 1° gennaio 2013, dopo tre eventi morbosi nell’anno (anche di un solo giorno cadauno), dal 4° evento morboso in poi la retribuzione dei primi tre giorni di malattia subirà tagli quali quelli indicati nelle suddette percentuali.
Sugli orari di lavoro e le ore di straordinario si prevede che il datore di lavoro possa godere di maggiori flessibilità. Vengono aumentati di 16 ore annue i limiti previsti oggi tra l'orario plurisettimanale e lo straordinario obbligatorio (rispettivamente da 104 a 120 ore e da 112 a 128 per le imprese sotto i 200 dipendenti), consentendo alle aziende la possibilità di usufruire a discrezione di un mix tra questi due istituti contrattuali. In questo modo la maggiorazione prevista per lo straordinario può essere di fatto annullata da questa intercambiabilità.
Tali flessibilità non saranno più oggetto di negoziazione tra le parti.
Altro passo indietro sulla riduzione di orario: ai neoassunti dal 2013 verranno sottratte 8 ore della riduzione d’orario (in imprese come la nostra è di 80 ore annue, per i giovani quindi si ridurrà a 72). Inoltre si apre un pericoloso precedente: il lavoratore potrà vedersi monetizzare 3 giornate di riduzione d’orario. Il che si spiega con il fatto che i soldi sono talmente pochi che si sta già passando alla monetizzazione dei diritti.
Nell’Accordo interconfederale del giugno 2011 firmato da CGIL-CISL-UIL e Confindustria,si prevede che i sindacati che rappresentano almeno il 5% dei lavoratori abbiano diritto di negoziazione con le associazioni di rappresentanza delle imprese a livello nazionale e decentrato. La FIOM-CGIL ha 358.722 iscritti nel 2011 (fonte: www.cgil.it), pari al 22% del lavoratori metalmeccanici per i quali il contratto nazionale è stato rinnovato. È anche il sindacato più rappresentativo del settore, essendo i lavoratori iscritti a FIM-CISL e UILM-UIL inferiori in numero (dichiarati 200.000 per la FIM e 90.000 per la UILM). Nonostante ciò la FIOM-CGIL non ha partecipato alle trattative, non essendo stata chiamata al tavolo del negoziato da Federmeccanica e Assistal, con la complicità degli altri due sindacati.
La cosa grave è che per la prima volta la FIOM-CGIL non è stata neanche invitata al tavolo delle trattative. La motivazione avanzata è che la FIOM non avendo sottoscritto il contratto precedente, non sarebbe titolata a partecipare al suo rinnovo. Un pretesto assurdo che non ha alcun appiglio giuridico, ma che anzi si propone come uno sfregio all’articolo 39 della Costituzione Italiana in tema di diritti e libertà sindacali.
Non è corretto affermare che il rinnovo sottoscritto il 5 dicembre 2012 non sia stato firmato dalla FIOM, che quindi si sarebbe “tirata fuori” per l’ennesima volta. È una palese bugia. Semmai è evidente che neppure è stato chiesto alla FIOM di leggere l’ipotesi di accordo che rinnova il CCNL prima che fosse chiusa la negoziazione, essendo stata esclusa dalle trattative.
Così il primo rinnovo di un contratto nazionale dopo l’Accordo di Produttività del 21 novembre 2012 segna la prima tappa di un percorso pericoloso che va contro la democrazia sindacale e quindi non potrà mai tutelare a dovere i lavoratori. Si muove nell’ambito di un accordo di sistema di relazioni sottoscritto tra alcune parti sociali e vistato dal Governo, ma senza la firma della CGIL, il maggiore sindacato italiano.
Si sta profilando una china scivolosa, con un nuovo squilibrio tra contrattazione nazionale e contrattazione decentrata, che, simulando di favorire la seconda, va demolendo il sistema dei diritti ottenuti in molti anni di battaglie. Meditino i lavoratori e gli iscritti a FIM e UILM se convenga loro, tramite un ennesimo accordo separato, ridurre lo spazio del CCNL, ridimensionandolo grandemente.
Ciò che veniva realizzato con le deroghe al contratto nazionale, e con quanto previsto dal famigerato articolo 8 inserito nella legge finanziaria (legge 148) nell’estate 2011, approvato dal Parlamento su iniziativa del Governo Berlusconi (all’epoca quasi dimissionario) e mai cancellato dal Governo Monti, ora rischia di essere sancito dal primo rinnovo del contratto nazionale di lavoro in epoca di delocalizzazione delle nostre industrie.
La battaglia per un contratto nazionale decente e condiviso da tutti non può che continuare.
Questo accordo non ha valore perché non è vero che verrà sottoposto al voto di tutti i lavoratori (FIM e UILM hanno più volte dichiarato nei loro testi che avrebbero votato soltanto gli iscritti).
Si pensi che la loro piattaforma non è stata sottoposta a un regolare percorso di approvazione dei lavoratori; a Torino l’avranno votata si è no in 10 aziende, su centinaia e, per fare un esempio, per loro stessa ammissione su comunicati, in Alenia c.so Marche e Strada del Lionetto, fu votata da 100 lavoratori, sui circa 1600 aventi diritto.
Che senso ha votare su un contratto che sin dall’inizio non ha conosciuto un percorso democratico?
Non c’è nessuna garanzia sulla regolarità delle votazioni e delle operazioni di spoglio, in quanto FIM e UILM hanno rifiutato sia assemblee unitarie sia di formare commissioni elettorali con tutte le organizzazioni sindacali, che prevedano un corretto e trasparente svolgimento.
Torino, 10 gennaio 2013
RSU FIOM CGIL ALENIA AERMACCHI