Repubblicani e democratici raggiungono l’intesa tre ore prima dell’ora X, quella del “baratro fiscale”. I tagli alla spesa pubblica rinviati di due mesi. Aumento delle imposte per i redditi più alti. Il Senato approva a larga maggioranza: 89 sì e 8 no. Obama: ancora molto lavoro da fare, ora la Camera approvi in fretta il pacchetto
WASHINGTON - Allo scoccare della mezzanotte, Washington non ha brindato solo al nuovo anno. La buona notizia per gli americani è stata soprattutto quella dell’accordo raggiunto tra Casa Bianca e repubblicani per scongiurare il temutissimo “fiscal cliff”, quel baratro fiscale che avrebbe provocato da oggi l’aumento delle tasse per il 98% degli americani e tagli indiscriminati. Un colpo che sarebbe stato fatale per le speranze di ripresa dell’economia americana. Il patto è stato sottoscritto da una maggioranza schiacciante in Senato: 89 sì e 8 no. Il presidente Obama ha accolto con favore l’intesa avvertendo che c’è ancora molto lavoro da fare per ridurre il deficit del Paese e facendo appello alla Camera dei rappresentanti perché ora approvi immediatamente lo stesso pacchetto. Il patto, raggiunto dal vicepresidente Joe Biden e dal leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, prevede l’aumento delle tasse a chi guadagna oltre 450 mila dollari l’anno e rinvia di due mesi i tagli alla spesa pubblica: è stato preparato per essere sottoposto sul fil di lana al voto del Senato durante la notte, e nel corso della giornata dovrebbe poi approdare anche alla Camera dei Rappresentanti, dove rischia però di incontrare ancora ostacoli. L’accordo approvato prevede: una estensione dei tagli alle tasse sul reddito per i singoli che guadagnano meno di 400mila dollari all’anno, e le coppie che ne guadagnano meno di 450mila. Per chi ha redditi maggiori l’aliquota fiscale passa dall’attuale 35% al 39,6%. Un aumento della tassa sulla successione dal 35% al 40%. Un aumento della tassa sulle plusvalenze e i dividendi, per i redditi superiori a 400mila dollari (450mila per le famiglie), dal 15% al 20%. Il mantenimento delle aliquote della minimum tax, il che permette a quasi 30 milioni di cittadini appartenenti alla classe media e alta un risparmio sulle tasse per una media di 3.000 dollari. L’estensione per cinque anni dei crediti di imposta per l’infanzia. L’estensione di un anno per gli investimenti commerciali in nuove proprietà e attrezzature, per il credito di imposta su ricerca e sviluppo, e sulle risorse rinnovabili come l’energia eolica. Estende i benefici legati all’indennità di disoccupazione per chi è senza lavoro da almeno un anno. Prevede il blocco per un anno del possibile taglio del 27% dei rimborsi per i medici, previsti dal Medicare. Il decadimento di un taglio del 2% sulla payroll tax, che così torna al 6,2%. Un rinvio di due mesi dei tagli alle spesa pubblica L’accordo però lascia aperte diverse questioni, come ha ammesso il presidente Barack Obama precisando che “il problema del fiscal cliff sarà risolto gradualmente”. “Se i repubblicani pensano che il lavoro per ridurre il deficit sia solo quello di tagliare la spesa dovranno cambiare idea”, ha affermato. Parole che hanno irritato diversi parlamentari repubblicani. Toni minacciosi dal presidente della Camera, il repubblicano John Boehner: “Decisioni sull’opportunità di apporre emendamenti o approvarlo non saranno prese fino a quando i membri della Camera non saranno stati in grado di visionare” il testo, ha affermato in un comunicato.
L’accelerazione nelle trattative si è avuta sin da due giorni fa, quando è sceso in campo Biden al posto del leader della maggioranza democratica al Senato Harry Reid, i cui colloqui con il collega repubblicano Mitch McConnell avevano raggiunto un punto morto. In una intervista televisiva, Obama aveva ammonito ancora una volta che “senza un’intesa ci sarà una reazione negativa dei mercati”. Ma poi, ieri, subito dopo il suo annuncio sull’accordo ormai “in vista”, Wall Street ha registrato un’accelerazione, chiudendo poi la seduta in netto rialzo.
(01 gennaio 2013)
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