martedì 23 agosto 2011

CGIL Torino: Manovra di Governo e Previdenza

 
 CHI PAGA?
 I SOLITI... NOTI

QUESTO GOVERNO AVEVA ASSICURATO CHE NON AVREBBE MESSO LE MANI SULLA PREVIDENZA.
INVECE LE HA MESSE, ECCOME LE HA MESSE!!!!






SPOSTANO ANCORA LA DECORRENZA DELLA PENSIONE DI ANZIANITA’ PER COLORO CHE MATURANO I 40 ANNI DI CONTRIBUZIONE
Della possibilità di introdurre questa norma il Governo non ne aveva mai parlato. La legge 122 del 2010 ha introdotto la finestra mobile di un anno per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi, con la conseguenza che coloro che maturano la pensione di anzianità con 40 anni di contribuzione, di dover continuare a lavorare senza alcun beneficio ai fini pensionistici; ora con la nuova norma i lavoratori in questione dovranno posticipare ulteriormente la finestra: 1 mese nel 2012, due mesi nel 2013 e tre mesi nel 2014.
Questa norma è vergognosa, il Governo si accanisce contro coloro che hanno cominciato a lavorare giovanissimi, che hanno passato una vita nel luogo di lavoro e che hanno contribuito per 40 anni al nostro sistema previdenziale.

ANTICIPO AL 2013 DELL’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE LEGATO ALL’ASPETTATIVA DI VITA
L’aumento dell’età pensionabile si applica a tutti: lavoratrici, lavoratori e cittadini ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, di anzianità e all’assegno sociale. Viene anticipato al 2013 il primo aumento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita: 3 mesi. Il secondo aumento viene previsto nel 2016: 4 mesi fino al 2030 e dal 2031 al 2050 l’aumento sarà pari a 3 mesi.

GIA’ DAL 2013, DOPO AVER CONSEGUITO IL DIRITTO ALLA PENSIONE, SI LAVORERANNO 15 MESI IN PIU’.

AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE DIPENDENTI DEL SETTORE PRIVATO E DELLE LAVORATRICI AUTONOME
L’aumento dell’età pensionabile delle donne del settore privato e delle lavoratrici autonome decorrerà dal 2020. Non è vero, come affermano molti rappresentanti del Governo, che il raggiungimento dei 65 anni di età ci sarà solo nel 2032, le tabelle allegate dimostrano che le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 4 mesi nel 2027, mentre nel 2032 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi.
La parità non comincia dalle pensioni, ma dalla piena occupazione, dal disporre dei servizi adeguati che consentano alle donne di non essere impegnate a tempo pieno nel lavoro di cura e dal percepire, a parità di mansione, un salario pari a quello degli uomini.
L’aumento dell’età pensionabile delle donne è una misura che serve solo a fare cassa e in realtà aumenta le disparità.

MANCATA INDICIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI
La normativa attuale prevede un meccanismo di rivalutazione delle pensioni che la CGIL ha da sempre giudicato insufficiente, l’attuale meccanismo impoverisce le pensioni, fino a farle scendere per molti sotto la soglia di povertà.
Nonostante ciò, la nuova norma prevede una ulteriore riduzione del sistema di rivalutazione, applicandolo:
  • al 100% per coloro che hanno una pensione con importo inferiore a tre volte il trattamento minimo (1.402€ lordi mensili);
  • al 70% per coloro che hanno una pensione con importo superiore a tre volte il trattamento minimo e fino a 5 volte il trattamento minimo (2.337€ lordi mensili);
  • niente per tutti gli altri.
Nello stesso tempo, si richiede un contributo di solidarietà per i titolari di pensione il cui importo sia superiore ai 90.000€ lordi annui: i parlamentari sono esclusi dall’applicazione di questa norma.

BISOGNA CAMBIARE LA MANOVRA
Serve un piano straordinario contro l'evasione fiscale
Bisogna aumentare la tassazione delle rendite finanziarie
Serve un'imposta sulle grandi ricchezze e sui grandi patrimoni
Bisogna ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti e i pensionati



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