
COMUNICATO STAMPA
Decreto sul caso Capozzi: condotta anti-sindacale e reintegro
La Fiom-Cgil rende noto che oggi, giovedì 14 ottobre, è stato pubblicato il decreto con cui il Tribunale di Torino, ieri, aveva deciso il reintegro di Pino Capozzi, il lavoratore licenziato a luglio dalla Fiat per aver diffuso, tramite la posta elettronica aziendale, un volantino sindacale.
Nel decreto si dichiara «antisindacale la condotta tenuta dalla società convenuta e consistita nel licenziamento» intimato a Pino Capozzi il 13 luglio di quest'anno; e si ordina all'azienda di «dar corso alla reintegrazione di detto lavoratore nel suo posto di lavoro».
Nel decreto si legge altresì, rispetto all'utilizzo della posta elettronica, che «tale profilo è residuale rispetto ai fini della decisione avendo l'azienda applicato la sanzione espulsiva in ragione del contenuto dell'email inviata dal dipendente e non tanto per l'uso abusivo della posta elettronica». Rispetto poi ai contenuti del testo il tribunale afferma che «la terminologia utilizzata nell'email in esame non risulta di per sé lesiva della reputazione» aziendale ma rappresenta «una forte critica sindacale».
Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «Ci aspettiamo che Fiat reintegri Pino Capozzi e già nella giornata di oggi abbiamo provveduto, attraverso i nostri legali, a chiedere formalmente all'azienda di dar corso a quanto deciso dal tribunale, reintegrando il lavoratore al suo effettivo posto di lavoro. Auspichiamo che avendo la sentenza disinnescato un altro dei fronti aperti con Fiat, sanando un'ingiustizia e riaffermando la libertà di opinione e i diritti dei lavoratori, ci siano le condizioni perché il confronto con l'azienda ritorni su binari normali, e si possa tornare a discutere delle prospettive industriali del gruppo in Italia e a Torino in particolare».
Silvia Ingegneri e Elena Poli, avvocati della Fiom-Cgil, dichiarano: «Il provvedimento emesso dal Giudice di Torino ribadisce, in ossequio alle disposizioni normative, il diritto dei lavoratori di esprimere liberamente il loro pensiero anche in modo fortemente critico rispetto alle posizioni aziendali e lo fa chiarendo che questa manifestazione di pensiero costituisce esercizio della libertà sindacale. Del resto il diritto di critica è costituzionalmente garantito e trova il suo limite nella lesione di altri diritti di pari livello, quali il decoro e la reputazione dell'azienda che nel caso di specie non sono stati ritenuti violati, oltre a costituire uno dei fondamenti stessi dell'attività sindacale anch'essa garantita dalla Costituzione».
Torino, 14 ottobre 2010 Ufficio stampa Fiom
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