domenica 9 dicembre 2012

CGIL: Volantino su Accordo Separato sulla Produttività


ACCORDO SEPARATO SULLA PRODUTTIVITA’

UNA OCCASIONE PERSA
UNA OCCASIONE DA RICOSTRUIRE

IL GIUDIZIO E LE PROPOSTE DELLA CGIL
 

Ancora una volta i lavoratori, le lavoratrici e il paese subiscono le conseguenze delle scelte sbagliate del Governo e delle Associazioni imprenditoriali. L'emergenza del Paese, data dal continuo crescere della disoccupazione soprattutto giovanile, dalle imprese in crisi che licenziano, dalla riduzione del potere d'acquisto di salari e pensioni, avrebbe dovuto determinare un intervento straordinario per sostenere l'occupazione, favorire i consumi, avviare una politica di crescita dell'economia.

E‘ quanto la CGIL ha chiesto e continua a chiedere: un piano straordinario per l'occupazione giovanile utilizzando gli sgravi fiscali per favorire le assunzioni stabili, la detassazione della 13.a mensilità, nuove misure a sostegno degli investimenti e l'innovazione, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori e le lavoratrici coinvolti dalla crisi.

Il Governo, non solo ha continuato nelle sue politiche recessive e restrittive, con effetti devastanti sull'economia reale, ma ha utilizzato una parte delle risorse per incoraggiare un ulteriore indebolimento degli strumenti di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire dai contratti nazionali di lavoro, determinando anche la divisione del fronte sindacale.

Da qui nasce l'accordo separato sulla produttività che la CGIL non ha condiviso:
  • per l'assenza di politiche di sviluppo, in grado di incidere effettivamente sull'aumento della produttività generale, preferendo percorrere la scorciaioia che scarica sul lavoro tutte le contraddizioni di un sistema produttivo incapace di crescere;
  • perchè destabilizza gli attuali assetti contrattuali, non garantendo nel contratto nazionale il pieno recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni, colpendo così in modo definitivo il salario ma anche deprimendo ulteriormente i consumi;
  • perché da la possibilità di introdurre norme, quali il de-mansionamenio, vale a dire retrocessioni professionali con conseguenti riduzioni salariali. Una risposta regressiva e che ancora una volta usa come unico strumento quello della riduzione del costo del lavoro anziché far leva sulle competenze acquisite, sulla formazione e la riqualificazione di lavoratori e lavoratrici;
  • perché non garantisce, a più di un anno dalla sua sottoscrizione, l'applicazione dell'accordo del 28 giugno in materia di rappresentanza e democrazia, oggi più che mai necessaria vista la stagione dei rinnovi contrattuali in corso.

Queste scelte indeboliscono il sistema contrattuale vigente, che pure era stato riaffermato con l'accordo del 28 giugno, laddove si erano definite funzioni e materie per i due livelli contrattuali, quello nazionale e quello aziendale. Con questa intesa, infatti, non si garantisce la tutela del potere d'acquisto con il contratto nazionale, laddove si prevede lo spostamento di un parte dell'incremento salariale al secondo livello e si amplia ulteriormente la divaricazione tra coloro che esercitano la contrattazione aziendale (meno del 30% di addetti coinvolti) e coloro che per varie ragioni, non da ultimo la crisi, non hanno alcuna possibilità di esercitare tale diritto e che, di conseguenza, non potranno beneficiare della detassazione al 10% del salario aziendale.

L'accordo del 28 Giugno 2011 ha scritto nuove regole di rappresentanza per il mondo del lavoro, a partire dalla elezione delle Rsu e nuove procedure democratiche per la validazione degli accordi. L'accordo separato ne rinvia, di qualche mese, l'applicazione con Confindustria e non prevede l'estensione alle altre Associazioni Imprenditoriali: questo significa non voler affrontare, seppure in via indiretta, la lesione democratica che si sta producendo al tavolo del rinnovo del contratto dei metalmeccanici, o che si potrebbe produrre su altri rinnovi contrattuali in cui sono presenti accordi separati. La CGIL é stata ed é impegnata ad attuare la certificazione degli iscritti e la misurazione della rappresentanza derivata dal voto dei lavoratori e delle lavoratrici per le RSU, ritenendo indispensabile, sia per via pattizia che per via legislativa l'affermazione di regole democratiche.

Il mondo del lavoro italiano é già diviso e frammentato: nei diritti, nelle retribuzioni, nelle opportunità di lavoro che penalizzano intere aree del paese, nella condizione di lavoro dove prevale marginalità e precarietà. Di tutto c'era bisogno tranne che acuire le divisioni. La coesione sociale é un bene per la democrazia stessa del Paese, indebolirla con ulteriori provvedimenti anche sul piano contrattuale, significa non aver colto, da parte di chi ha sottoscritto l'accordo, la profonda gravità della situazione.

La CGIL non rinuncerà in alcun modo a svolgere il proprio ruolo per andare oltre l'accordo separato, presentando piattaforme e sottoscrivendo i contratti nazionali, sviluppando un'azione di contrattazione adeguata ai bisogni di tutti i lavoratori e le lavoratrici.

Questa vicenda segna anche la necessità, ormai irreversibile, di mettere in campo un nuovo modello di contrattazione: è necessario rispondere ai cambiamenti in atto nei luoghi di lavoro, di sviluppare un'azione di contrattazione inclusiva, che parli all'insieme delle persone che vi lavorano, indipendentemente dalla loro tipologia contrattuale, che assegni all'impresa committente la "responsabilità sociale" per tutti coloro che lavorano in regime di appalto, che individui diritti uguali e retribuzioni di riferimento per tutti, che rilanci la contrattazione aziendale come luogo dove intervenire sugli orari, nell'organizzazione del lavoro, nelle professioni e che dia il giusto ruolo al contratto nazionale, quale cornice universale di diritti e salari.

La CGIL con questa consapevolezza aprirà nel prossimo mese di gennaio una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per discutere e approfondire con i lavoratori e le lavoratrici questi temi. Saranno assemblee di aseolto e di proposta, per costruire insieme il futuro della contrattazione e il ruolo che dovrà esercitare nel lavoro che cambia. Un confronto aperto per ridefinire la funzione della contrattazione che un sindacato confederale ha il dovere di sviluppare per riunificare il mondo del lavoro.


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