martedì 12 giugno 2012

Rassegna stampa: Sole24Ore


Stiglitz e i mercati asimmetrici 

Sin dai tempi della sua collaborazione come consulente economico, iniziata nel 1992, con il Presidente americano Bill Clinton, Joseph Stiglitz critica l'idea secondo cui la finanza internazionale può e deve intervenire per sanare le economie dei paesi più poveri o "in via di sviluppo" imponendo loro una serie di ferree regole: tra di esse vi sono la totale liberalizzazione dei mercati e la completa apertura ai mercati stranieri, in particolare a quelli dei paesi ricchi che detengono una grossa fetta di potere all'interno delle istituzioni finanziarie internazionali come il Fondo Monetario Internazionale. Consigliare e imporre la repentina quanto totale apertura verso il mondo del mercato internazionale a un paese che vive una crisi di bancarotta, secondo Stiglitz, è un delitto
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Secondo Stiglitz bisogna iniziare a ridare fiducia agli Stati, che sono gli unici capaci di controllare e gestire i difetti del mercato proprio perché conoscono le realtà particolari dei paesi, e bisogna invece rigettare il luogo comune che il mercato sia un'Entità Razionale che induce all'economia virtuosa, perché la realtà che abbiamo sotto gli occhi ci mostra, al contrario, quanto sia irrazionale questo sistema. «Nessuna grande economia è uscita mai da una crisi come questa – quella che stiamo vivendo dall'inizio del XXI secolo – con l'austerità».
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Stiglitz consiglia al premier italiano Monti di non badare solo al debito, nel suo intervento di risanamento, di non limitare la sua visione della economia italiana ai calcoli finanziari. C'è di più: c'è bisogno di ricostruire la fiducia, anche e soprattutto «migliorando l'accesso al credito per le piccole imprese e aumentando il sostegno a scuola e università». A cosa serve riportare in pari i conti dell'economia del paese se poi, nel particolare, la vita delle persone diviene poverissima di prospettive future?
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Per Stiglitz è molto chiaro come devono andare le cose: «È l'economia a dover essere al servizio della gente e non viceversa».

10/06/2012

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