INDUSTRIA AERONAUTICA TORINESE, QUALE FUTURO?
L’industria aeronautica della provincia di Torino rappresenta un’eccellenza per il territorio e Alenia Aeronautica ne è la realtà più significativa, con i suoi due stabilimenti di Torino e Caselle.
Lo stabilimento di Torino corso Marche esiste fin dal 1916, ha significato un secolo di sinergie industriali di alto livello, con punte occupazionali di oltre 5000 dipendenti sommando i due siti.
Il settore aeronautico ha attraversato, negli ultimi decenni alcuni periodi di crisi.
Uno di questi fra il 1992 e il 1995 mise a rischio la sopravvivenza del sito di Torino; la lotta dei lavoratori e l’interessamento delle istituzioni locali ne scongiurarono la chiusura.
Il piano industriale che scaturì da quella vertenza definì le missioni produttive dei vari stabilimenti di Alenia Aeronautica.
Torino e Caselle furono destinate alla progettazione e produzione dei velivoli da difesa e trasporto militare.
L’attuale crisi economica inevitabilmente si sta riflettendo anche sul settore aeronautico:
- • sul civile, per il calo degli ordini (riduzione dei passeggeri, drastico ridimensionamento delle previsioni di crescita delle compagnie aeree, con conseguente drastica riduzione degli ordini di nuovi velivoli);
• sul militare, per riduzioni di commesse dovute a minor disponibilità economica dei governi.
Alenia Aeronautica si trova a dover affrontare la crisi su entrambi i versanti, con le prime avvisaglie nel settore civile già nella seconda metà del 2009.
Non a caso il 2010 è stato un anno di accordi sindacali mirati a gestire le fasi di vuoto lavoro mediante il ricorso agli ammortizzatori sociali e a forme di riduzione dell’orario di lavoro annuale (smonetizzazione festività).
Il 2010 si è chiuso con un accordo (22 novembre) sulla mobilità verso la pensione per 787 lavoratori dei quali 162 a Torino e Caselle.
È ormai chiara da alcuni anni la decisione di Alenia Aeronautica di chiudere definitivamente il sito di Torino che attualmente occupa circa 1500 persone.
Mentre alcuni anni or sono il trasferimento a Caselle di attività e maestranze si preavvisava in una situazione di tranquillità produttiva e di mercato, la situazione che si sta profilando ora è ben diversa.
Il 18 novembre 2009, in sede di Osservatorio regionale Alenia Piemonte, l’Azienda affermava che il sito della “Grande Caselle”, nelle intenzioni di Finmeccanica, sarebbe divenuto il più grande centro di progettazione e assemblaggio di velivoli militari in Europa.
Nel successivo Osservatorio regionale del 21 gennaio 2010, l’Azienda affermava che la “Grande Caselle” sarebbe divenuta anche il centro di eccellenza nazionale per la progettazione e fabbricazione dei velivoli senza pilota.
Nel frattempo Alenia e Finmeccanica si davano un gran da fare per ottenere dal Comune di Torino le autorizzazioni per le demolizioni dei fabbricati di corso Marche e per la variazione della destinazione d’uso da industriale a residenziale e commerciale dei terreni dismessi.
La deliberazione (44/2010) del Comune di Torino avveniva in data 12 aprile 2010.
A questa delibera sono state mosse osservazioni scritte al Sindaco di Torino dalle associazioni ambientaliste (Pro Natura, Lega Ambiente e Italia Nostra) in data 28 luglio 2010, nelle quali si contesta il fatto che il problema è stato affrontato dall’Amministrazione torinese come un problema meramente comunale ed edilizio, mentre sono state ampiamente trascurate le ricadute ambientali, occupazionali in senso quantitativo e qualitativo, con risvolti provinciali e regionali, ribadendo in tal senso le preoccupazioni che la FIOM territoriale e le RSU FIOM Alenia avevano già fatto proprie in sede di confronto con le Commissioni Urbanistica e Lavoro del Consiglio comunale di Torino in data 3 dicembre 2009.
Stante questa situazione, il piano di accorpamento dei siti è stato prima rivisto, senza tuttavia rendere pubbliche le variazioni e in seguito, almeno nei fatti, cancellato.
Nel frattempo, l’adesione dell’Italia al programma JSF, ha introdotto una nuova variabile.
Per volontà del governo degli Stati Uniti, l’assemblaggio finale dei velivoli deve avvenire in una zona militare presidiata, che è stata individuata nella base di Cameri, in provincia di Novara.
L’unificazione dei siti torinesi era finalizzata a un miglioramento nell’organizzazione del lavoro e delle produzioni e a una riduzione dei costi.
Con gli investimenti su Cameri, gli stabilimenti tornano a essere due.
Considerando che nelle intenzioni dell’Azienda anche l’assemblaggio delle semiali, della Fusoliera (Wing Carry Through), e dei Sottogruppi del velivolo JSF, inizialmente previsto a Caselle, dovrà essere effettuato a Cameri, non è irragionevole pensare che, nel volgere di una decina di anni, Cameri possa diventare l’unico stabilimento di Alenia Aeronautica nel Piemonte.
Questa possibilità è rafforzata dal fatto che è anche in corso l’integrazione fra Alenia Aeronautica e Aermacchi, il cui stabilimento principale si trova a Venegono, in provincia di Varese.
Se poi si considera che per ragioni storiche, legate alla loro origine di industrie a partecipazione statale, Finmeccanica e Alenia Aeronautica subiscono pesantemente l’influenza della politica, sia locale sia nazionale, le ombre sul destino del polo torinese sono sempre più sinistre.
Quello che i governi locali, in principal modo il Comune di Torino e quelli della prima cintura dovrebbero considerare, è che lo spostamento delle attività produttive e progettuali dal territorio, non è solamente un problema di disagio dei lavoratori.
Se fosse questo l’unico effetto, sarebbe relativamente semplice risolverlo.
Il vero problema è che la perdita di questi insediamenti, che difficilmente potrebbe essere compensata da attività economiche di pari livello produttivo e tecnologico, comporta il rischio, anzi la certezza, di un impoverimento generale del territorio, con devastanti impatti sull’economia e il commercio, già pesantemente colpiti dalla crisi economica.
Bisogna infatti tenere presente che il peso sull’economia locale degli stabilimenti torinesi di Alenia Aeronautica e dell’indotto è paragonabile, se non addirittura superiore, a quello della FIAT, in particolare se consideriamo il livello tecnologico che viene richiesto per la progettazione e costruzione aeronautica.
Il finanziamento della ricerca ex Legge 24 dicembre 1985, n. 808 (“Interventi per lo sviluppo e l'accrescimento di competitivita' delle industrie operanti nel settore aeronautico”) è stato a lungo mortificato dal Governo nazionale.
I Decreti del 14 settembre 2010, n. 173 e 174, entrati in vigore il 10 novembre 2010, sembrano modellati appositamente per favorire l’area novarese a discapito di quella torinese, la piccola industria a discapito della grande industria aeronautica, secondo logiche clientelari, ma non certo di sviluppo economico e di prospettiva internazionale.
L’eventuale chiusura del polo aeronautico torinese coinciderebbe con la perdita della capacità di progetto in campo aeronautico del sistema paese.
Le attività che si svolgeranno per il programma JSF sono meramente manifatturiere e le relative sinergie indotte, coinvolgerebbero le scuole e l’università solo per gli aspetti tecnico-logistici di industrializzazione.
Verrebbero a mancare le collaborazioni nel campo dello sviluppo e della ricerca aeronautica, tra università e Alenia Aeronautica, che negli ultimi anni hanno visto addirittura nascere una sede distaccata del Politecnico presso l’Azienda.
Per i futuri ingegneri aeronautici le uniche opportunità di lavoro sarebbero da ricercare all’estero.
L’ipotesi che Cameri sia il sito destinato a divenire il polo aeronautico del Nord Italia, è supportata dalla volontà della Regione di investire nel novarese anche nel campo dell’istruzione, con il potenziamento degli Istituti Tecnici ad indirizzo aeronautico, dal quale, in futuro, attingere nuovi tecnici.
Attualmente Alenia Aeronautica non sta investendo in politiche industriali di rafforzamento delle proprie capacità di progetto e produttive, funzionali al consolidamento e al potenziamento del nuovo polo casellese.
La dichiarata mancanza di liquidità e l’opportunità offerta dai finanziamenti pubblici stanziati per il nuovo progetto del caccia americano JSF spingono Alenia a concentrare tutti i suoi sforzi per soddisfare al meglio i requisiti di qualità e sicurezza, imposti da Lockheed Martin per l’avvio del programma.
I primi effetti negativi di questa decisione cominciano a essere evidenti soprattutto a Caselle attraverso il depauperamento delle aree impiegatizie e produttive che, private della forza lavoro esperta, risentono di un grave indebolimento delle capacità professionali e produttive.
In riferimento all’assemblaggio presso lo stabilimento di Caselle del C27J (programma interamente progettato e costruito da Alenia), l’azienda, anziché renderlo maggiormente competitivo attraverso una seria industrializzazione del progetto e una più funzionale organizzazione tecnico-logistica della linea produttiva, sembra piuttosto orientata all’abbandono.
Tutto questo lascia pensare che il programma rischi di essere dirottato altrove, se non addirittura dismesso per mancanza di ordini.
Per quanto concerne il sito di Torino, sede principale della progettazione, il JSF ha già cancellato di fatto la tranche 3B dell'EFA e si può soltanto sperare che possano partire il progetto per l'EFA versione export e quello a decollo breve per portaerei.
Pensare di mantenere 800 persone di Progettazione in organico a Torino e Caselle solo con gli altri programmi è illusorio.
Nonostante questo l’azienda sostiene si voler dare il via, nei prossimi mesi, al trasferimento da c.so Marche a Caselle, senza che vi siano prospettive e investimenti sui programmi produttivi atti a sostenere l’attuale forza lavoro.
Oggi, ci troviamo di fronte ad un piano industriale già definito e fortemente condizionato dalla politica, che sarà presentato prossimamente e nel quale è scritto il destino del polo aeronautico torinese; destino che potrebbe segnare una lenta agonia o, secondo insistenti indiscrezioni, vedere Caselle ridotta a un centro di manutenzione velivoli, abbandonando le attività produttive.
Nei prossimi mesi cambieranno i vertici Finmeccanica; parallelamente ci sarà il rinnovo del Consiglio comunale di Torino e, data la situazione di stallo del governo nazionale, non è detto che non si arrivi presto alle elezioni politiche anticipate.
È quindi il momento opportuno per avviare un confronto con le istituzioni e le altre forze economiche e sociali presenti sul territorio, per cercare di invertire l’attuale tendenza alla dismissione delle attività di eccellenza industriale di Torino e provincia.
In questo contesto le RSU FIOM di Torino e Caselle sono fermamente impegnate a contrastare il decadimento produttivo e tecnologico del territorio torinese, che altrimenti sarebbe inevitabile, richiedendo non soltanto il mantenimento delle attività già presenti negli stabilimenti torinesi di Alenia Aeronautica, ma soprattutto nuovi investimenti che possano dar vigore alle produzioni al momento in fase calante e fornire prospettive future per le aree di progettazione.
Su queste tematiche le RSU FIOM di Torino e Caselle proporranno alle RSU FIM e UILM l’avvio di un percorso unitario.
Le RSU FIOM di Torino e Caselle, inoltre, considerato l’impatto che la situazione descritta ha e potrà avere sul futuro dell’industria e sull’economia del comprensorio, considerano irrinunciabile che qualunque trattativa venga avviata sul futuro polo aeronautico torinese, questa dovrà avere sede a Torino.
Torino e Caselle, marzo 2011
RSU FIOM TORINO E CASELLE
FIOM PROVINCIALE
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